martedì 31 maggio 2011

Cambiare è possibile

di EZIO MAURO

DA MILANO e Napoli, con percentuali che soltanto un mese fa sembravano impossibili, l'Italia dei Comuni manda un chiaro segnale a Silvio Berlusconi: è finito il grande incantamento, il Paese vuole cambiare pagina. La svolta nasce nelle città che scelgono i sindaci di centrosinistra e bocciano la destra, ma il segnale è nazionale ed è un segnale politico che parla ormai chiaro. Dopo il primo turno i ballottaggi confermano che Berlusconi è sconfitto al Nord come al Sud, è sconfitto in prima persona e attraverso i candidati che ha scelto e sostenuto, è sconfitto nel bilancio negativo che gli italiani hanno fatto non soltanto del suo governo, ma ormai della sua intera avventura politica.

Nell'Italia pasticciata di questi anni, il voto fa chiarezza, perché è univoco. Dopo Torino e Bologna, riconfermati già al primo turno, passano ora al centrosinistra con Milano anche Trieste, Novara, Pordenone e Cagliari, mentre De Magistris addirittura sfonda a Napoli, quasi doppiando il suo avversario. Il tentativo di rimpicciolire il risultato, d'incantesimo, a una dimensione locale (dando tutta la colpa della sconfitta ai soli candidati-sindaco) è patetico, da parte di chi lo ha trasformato in un test nazionale per un mese intero, mettendo a ferro e fuoco la campagna elettorale.

Quando a Milano il sindaco uscente è stato fermato sotto il 45 per cento da Pisapia, salito al 55,1, è chiaro che la capitale spirituale e materiale del berlusconismo si è ribellata a questo ruolo, riprendendo la sua autonomia e chiudendo un ventennio. Quando a Napoli De Magistris ha stravinto con il 65,4, lasciando Lettieri al 34, 6, vuol dire che le promesse di Berlusconi sui rifiuti e gli abusi edilizi non sono state credute, e l'alternativa al malgoverno della città è stata cercata non a destra ma a sinistra, dov'era presente una forte discontinuità. Berlusconi non convince quando governa coi suoi sindaci, non vince quando si propone coi suoi uomini come alternativa. Ma perde anche nelle roccheforti della Lega, come nel novarese o a Gallarate, portando la sua crisi personale e politica come una bomba nel corpo inquieto del grande alleato: che dopo aver lucrato elettoralmente (e in termini di potere) nella corsa al traino del Pdl oggi scopre la negatività di quel legame così stretto da soffocare ogni identità autonoma dentro gli scandali del premier, nell'incapacità di governare, nell'annuncio continuo di una pseudoriforma della giustizia che è in realtà un puro privilegio personale del sovrano, alla ricerca ossessiva di un volgare salvacondotto.

È a tutto questo che si è ribellato il Paese. E soprattutto alla falsa rappresentazione di sé, con una propaganda forsennata e suicida che ha presentato Milano come la capitale del male, in balia di tutto ciò che secondo Berlusconi può spaventare una borghesia immaginaria e da strapazzo, zingari, islamici, gay e terroristi: una città che può essere salvata e redenta soltanto dalla mano del Grande Protettore. Con questa predicazione di sventura (ripetuta dopo la sconfitta: "Vi pentirete"), l'ex "uomo col sole in tasca" non si è accorto di proiettare un'idea spaventosa e malaugurante dell'Italia, che i cittadini hanno giudicato pretestuosa, negativa e menzognera.
La prima lezione è che non si può guidare un Paese, dopo aver ottenuto il consenso popolare, e contemporaneamente parlare come se si fosse all'opposizione di tutto, lo Stato, le sue istituzioni, i suoi legittimi poteri, persino il buonsenso. Questo estremismo ideologico sta perdendo Berlusconi, e ha rotto l'incantamento, insieme con le promesse mancate, la compravendita ostentata, gli scandali, la legislazione ad personam.

La cifra complessiva che unisce tutto ciò è la dismisura, la disuguaglianza, l'abuso di potere e il privilegio. Ma questo abuso trasformato in legge, la dismisura che si fa politica, la disuguaglianza che diventa norma, il privilegio che deforma l'equilibrio tra i poteri, sono ormai la "natura" di questa destra, risucchiata per intero - dopo l'espulsione della corrente finiana, l'unica capace di autonomia - dentro il vortice berlusconiano che nella disperazione travolge ogni cosa pur di aprirsi un varco di sopravvivenza. Per questo sono ridicoli i distinguo degli araldi berlusconiani che solo nelle ultime ore hanno incominciato ad imputare al Capo i suoi errori, dopo averlo eccitato ad ogni eccesso nei mesi della fortuna, quando vincere non bastava, bisognava comandare, e governare non era sufficiente, si doveva dominare.

È questa gente che ha aiutato Berlusconi a disperdere il tesoro di consenso conquistato due anni fa, e oggi non sa suggerirgli altro che qualche capriola pirotecnica, qualche giochetto da predellino, qualche invenzione nelle sigle e nella toponomastica politica, come se il problema del Premier e della destra fosse di pura tattica e non di sostanza - di "natura", appunto - e tutto si risolvesse nella propaganda, amplificata dai telegiornali. Invece quando si esce dall'incantamento bisogna fare i conti con la politica. Il Paese non è governato, e il voto lo conferma. La compravendita a blocchi dei parlamentari dà un'illusione di forza numerica, ma non dà vita ad una coalizione politica coerente e coesa. L'attacco forsennato alla magistratura, alla Consulta, al Quirinale, ai cittadini che la pensano diversamente sfibra il Paese e lo calunnia nelle sue istituzioni, cioè nel suo fondamento costituzionale e repubblicano, che andrebbe preservato dalla battaglia politica.

Berlusconi trasmette sempre più - fino alla drammatica immagine del colloquio con Obama - l'idea di un leader alieno nelle istituzioni che dovrebbe non solo guidare, ma rappresentare. È un uomo che sfida lo Stato e non vi si riconosce appieno, e che oggi ha perduto anche il contatto con quel "popolo" che ha sempre contrapposto alla Repubblica e persino al cittadino. Un uomo di Stato, dopo una simile sconfitta, con la posta fissata così in alto, dovrebbe dimettersi. Ma conoscendo il Premier non è il caso di pensarlo: per ora. Assisteremo a proclami roboanti e promesse mirabolanti, e non sarà difficile riconoscere dietro le parole l'ansia di un leader che perde terreno, deve alzare ogni giorno l'asticella, avverte il distacco dell'alleato e la diffidenza del suo stesso partito. Per questo il Premier dopo un breve travestimento da moderato tornerà irresponsabile, dando fuoco a tutte le sue polveri, infiammando di bagliori anti-istituzionali un'agonia che - come diciamo da anni - sarà terribile.

Così facendo, sarà lui a suscitare un arco di forze davvero responsabili, repubblicane, che si troveranno fatalmente insieme a difendere ciò che deve essere difeso, dalla Costituzione al Quirinale, alle istituzioni di controllo e di garanzia. In questo quadro, il Pd sta dimostrando di essere una struttura servente della democrazia repubblicana, perno dell'opposizione e di ogni alternativa, e il suo leader prende forza ad ogni passaggio. Il Terzo Polo ha dato prova di essere irriducibilmente autonomo dal potere di questa destra, e portatore di una cultura delle istituzioni, che dà un senso al moderatismo, sopravvissuto alla maledizione berlusconiana. L'area di Vendola e Di Pietro sa proporre a tutta la sinistra (e persino al centro) uomini e soluzioni nuove, per vincere.

La novità infatti è il vero segno di De Magistris e Pisapia, insieme con la diversità dal modello berlusconiano. E la prima diversità è la serenità, la sicurezza, l'ironia. Anche per questo il cupo arrocco berlusconiano, che tenterà di chiudere a pugno le forze residue intorno ad un governo già condannato, è una risposta vecchia e disperata alla crisi che da oggi è aperta. L'Italia non può essere imprigionata nel pantano perdente di Berlusconi, dopo che con il voto ha scelto di cambiare. Un'altra politica è possibile, un altro Paese la pretende.

(31 maggio 2011)

Il Cavaliere come il papà di Playboy All’estero tutti d’accordo: “Mr. B alla fine”

Il settimanale The New Yorker prende atto della fine del premier: "Gli italiani ne hanno abbastanza di Silvio Berlusconi e del suo edonismo?", si chiede Ariel Levy. Il presidente del Consiglio è paragonato a Hugh Hefner, 85enne inventore delle celebri "conigliette". E anche nel resto della stampa estera viene messo in relazione il rapporto malato tra sesso e potere

NEW YORK – “Basta Bunga Bunga”. Con questo titolo, il prestigioso settimanale The New Yorker prende atto (o forse auspica) la fine del Cavaliere. Il sommario si chiede: “Gli italiani ne hanno abbastanza di Silvio Berlusconi e del suo edonismo?”. Autrice dell’articolo, pubblicato ieri e disponibile online è Ariel Levy, una redattrice del New Yorker che ha passato anni a studiare “cultura dell’apparenza” e “oggettivazione del corpo femminile”, negli Stati Uniti ed altrove.

Sei anni fa la Levy ha pubblicato un libro intitolato “Female Chauvinist Pigs” (Maiali, femmine, scioviniste), che si concentra su “Le donne e l’ascesa della cultura volgare”. Proprio per l’esperienza in questo settore, le è stato chiesto di scrivere la “Lettera dall’Italia” già passata sotto gli occhi di migliaia di americani, che forse trovano azzeccato il paragone con “un Hugh Hefner in declino”: il riferimento è al fondatore della rivista Playboy, che ora ha 85 anni.

Il lunghissimo articolo – il New Yorker ospita ogni settimana pochi pezzi, che occupano parecchie pagine e sono di ottima fattura – ricorda che Nadia Macrì, una delle ragazze che avrebbe avuto una relazione sessuale con Berlusconi, è ora una star di un film pornografico “Bunga Bunga 3d“. La Levy si concentra dapprima sulle donne protagoniste della vicenda: Paola Boccardi, avvocato di Ruby, Ilda Boccassini, pubblico ministero. Poi il racconto si allarga con riflessioni sull’Italia, la sua storia, la sua società.

La giornalista americana ha parlato direttamente con diversi protagonisti: Giuliano Ferrara, la stessa avvocatessa Boccardi, Emma Bonino, Fedele Confalonieri. Quest’ultimo racconta che, se una volta Berlusconi era un donnaiolo, adesso appare “un pò in rovina, come un edificio”. La metafora è accompagnata da una risata. C’è anche il racconto sull’attrice Veronica Lario, sui suoi seni e su come il giovane Cavaliere se ne innamorò. Confalonieri è tra gli intervistati che parla di più alla Levy: paragona la Boccassini a Kenneth Starr, il procuratore americano che indagò Bill Clinton per la relazione con Monica Lewinsky.

Se il New Yorker dedica una lunga riflessione a Mr.B, le altre testate americane si limitano alla cronaca delle elezioni e alle previsioni per il futuro. L’Associated Press, la maggiore agenzia di stampa americana, coalizzata con la tedesca Deutsche Presse-Agentur e ripresa da quotidiani locali a stelle e strisce (qui da un giornale californiano), inizia l’articolo sostenendo che “la sconfitta di lunedì mette in dubbio l’abilità del governo italiano di arrivare alla fine del mandato che termina nel 2013″.

In Gran Bretagna, i sudditi di sua maestà hanno letto che “Silvio Berlusconi fronteggia un’umiliazione perché i milanesi appoggiano un sindaco di sinistra”. Così titolava il sito del progressista Guardian, secondo cui “alcuni avversari politici, questi risultati segnano l’inizio della fine” per il Cavaliere. Sul nuovo primo cittadino di Milano, il giornale ricorda che “la sua vittoria è ancora più notevole perché non era la scelta della corrente principale del partito democratico”, e che il passato dell’avvocato “si tinge nel radicalismo: una volta Pisapia ha difeso il partito separatisto curdo”. Il giornale britannico The Telegraph, più conservatore, dedica a Berlusconi un articolo e diversi video con Ruby come protagonista.

Il settimanale Der Spiegel, nel suo sito internet in inglese, ospita una riflessione su “sesso e potere”. Corredano l’articolo foto di Dominique Strauss-Kahn, Bill Clinton e del nostro premier, con statue classiche, seminude, sullo sfondo. Gli uomini in posizioni di comando, è la tesi dello scienziato olandese intervistato, hanno una libido che difficilmente si può frenare. L’esperto, Johan van der Dennen, ricorda Henry Kissinger – “il potere è un grande afrodisiaco” – e anche il senso comune: “Alla fin fine – sostiene – il potere comuque corrompe, se mi perdonate il cliché”.

Grillo a testa bassa contro Pisapia: «Vince il sistema, l'Italia di Pisapippa»

Beppe Grillo non festeggia. La vittoria di Giuliano Pisapia e la fuoriuscita di Letizia Moratti non sono, per il comico genovese, un risultato per cui esultare. Lo dice chiaramente dal suo blog, con un intervento intitolato «L'Italia di Pisapippa». Per Grillo, che irride l'esponente di Sinistra e Libertà paragonandolo con un fotomontaggio al protagonista del film «The Truman Show»- che viveva inconsapevolmente una finta vita in un mega set cinematografico tra attori, registi e comparse - chi ha vinto veramente è in realtà «il Sistema».

«VINCE SEMPRE IL SISTEMA» - Il Sistema, scrive Grillo, è «quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui. Che trasforma gli elettori in tifosi contenti che finalmente ha vinto la sinistra o alternativamente, ha vinto la destra. Qualcuno ha detto al Pdmenoelle che "È facile vincere con i candidati degli altri". Già, ma chi sono gli altri?». «Pisapia - attacca Grillo - avvocato di De Benedetti, tessera pdmenoelle numero UNO (che ha per l'ingegnere svizzero gli stessi effetti taumaturgici della mitica monetina di Zio Paperone), Fassino deputato a Roma e sindaco a Torino che vuole la militarizzazione della val di Susa, Vendola che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell'acqua? Il Sistema ha liquidato Berlusconi e deve presentare nuove facce per non essere travolto. Se sono vecchie, le fa passare per nuove. Se sono nuove le fagocita con la tessera di partito e ruoli di rappresentanza».

«PRONTO A RICREDERMI» - Grillo, sostanzialmente, mette alla prova il neosindaco di Milano: «Se Pisapia fermerà almeno la costruzione mostruosa dell'Expo 2015 insieme a quella di City Life, chiuderà gli inceneritori, taglierà del 75% gli stipendi dei consiglieri comunali, mi ricrederò. Pensate che lo farà? A leggere i giornali sembra che il Movimento 5 Stelle sia stato cancellato dalla politica, spazzato via dal nuovo che avanza. Ha vinto il Pdmenoelle, lo stesso che ha garantito per 18 anni a Berlusconi "una vita che non è mai tardi", che ha permesso lo Scudo Fiscale, votato l'indulto, che non ha reso possibile l'accorpamento tra elezioni amministrative e referendum (bastava un solo voto, ma erano assenti 10 pdmenoellini, tra cui Fassino, e 2 Idv, pensate che sia un caso?), che ha regalato tre frequenze nazionali pubbliche a Berlusconi chiedendo in cambio solo l'uno per cento del fatturato, che non ha fatto la legge sul conflitto di interessi quando era al governo e neppure ha modificato la legge porcata di Calderoli».

LETTORI DIVISI - La sparata di Grillo, tuttavia, non è stata accolta con favore da una parte dei suoi lettori e sono molti, tra le diverse centinaia inviati, i commenti di critica. Molti accusano Grillo e i grillini di qualunquismo, altri li invitano a rilassarsi e a non essere contro a prescindere. «Caro Grillo, criticare è giusto e sacrosanto, ma qualche volta bisogna anche confrontarsi con la realtà - sottolinea Paolo Cincilla - e proporre alternative percorribili, mettersi in gioco e rischiare la propria verginità». Raffaele Cirillo fa invece notre che «Ha vinto colui che è stato scelto e votato dal maggior numero di cittadini milanesi. Il sistema, che lei Beppe Grillo lo voglia scrivere con la maiuscola o la minuscola, è questo: i cittadini votano ed eleggono il proprio sindaco». E Piergiorgio Giarratana: «Ho la netta sensazione che l'unico obiettivo che ti poni è quello di assicurare lunga vita ai tuoi avversari altrimenti non avresti più ragione di esistere neanche tu. sinceramente mi hai stancato. non è possibile che chi vince le elezioni diventa automaticamente un tuo nemico». Tanti però anche i commenti a sostegno del comico, dai suoi supporter storici e dagli attivisti del suo movimento. Uno tra i tanti: «Hai visto Beppe che abbiamo sempre ragione con il M5S - scrive il napoletano Gennaro Giugliano -? Ma se non avevamo ragione potevano mai i quotidiani riprendere la notizia ed aspettare che le tifoserie pd-l e pdl e affini transitassero sul ns spazio? Lunga vita al Movimento 5 Stelle e tenetevi pronti ad allacciare le cinture di sicurezza per le imminenti politiche nazionali»

Redazione Online
31 maggio 2011

La Lega in trincea: “Una sberla, con il Pdl si perde”

la scheda letale

I BIG AL GUADO, MA “RADIO PADANIA” VA ALL’ASSALTO DI BERLUSCONI. CROLLANO LE ROCCAFORTI VERDI

di Ferruccio Sansa

“La sconfitta si deve al signor Bossi”, fa l’ascoltatore. E il conduttore di Radio Padania taglia corto: “Signora si sbaglia, buonasera”. Dieci secondi netti, ma dicono molto dell’aria che si respirava ieri in via Bellerio. In questo palazzone alle porte di Milano che era la roccaforte dell’invincibile armata e adesso è un fortino sotto assedio. Qui si sono chiusi Bossi e i suoi fedelissimi in attesa dei risultati. Da qui, via etere, andava in onda il disagio di centinaia di militanti che si sfogavano per una sconfitta che inverte il moto della Lega: “Da vincenti siamo diventati perdenti”. Ma lontano dai microfoni i pezzi grossi della Lega, intanto, se ne stanno riuniti per decidere la strategia da adottare. Consapevoli di una cosa: dalle prossime dichiarazioni dipenderà la sorte del governo. Ma anche quella del Carroccio. Perché tutti ricordano quello che ha detto Bossi due settimane fa: “Non affonderemo con il Pdl”. Ma allora che cosa farà adesso la Lega, ammesso che sia ancora in tempo per scendere dalla barca? Roberto Maroni sembra legare i destini del Carroccio a quelli del Cavaliere: “Non credo che il risultato dipenda dall’azione di governo. È stata una sberla, serve una riflessione”. Però aggiunge: “O si dà un colpo d'ala, anzi di frusta, o si rischia di non dare una risposta al voto”.

MA LEGA e Cavaliere ormai sono uniti nella buona e nella cattiva sorte: “Non si reagisce alla sberla con la crisi o con alleanze strane, ma continuando con questa alleanza e con questo governo”. La barca, però, forse fa già acqua: qualcuno ricorda le dichiarazioni del prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, che ha ipotizzato un governo guidato da “Maroni o da Tremonti”. La parola d’ordine in via Bellerio è ammettere la sconfitta, non attaccare Berlusconi. Molti, però, si tolgono i sassolini dalle scarpe. Come Matteo Salvini, voce della Lega più popolare che era stato indicato come vicesindaco in caso di vittoria della Moratti. Salvo essere “trombato” prima del voto in favore di Roberto Castelli: “Abbiamo perso, ma alle ultime comunali milanesi il Pdl aveva preso 250 mila voti e oggi è passato a 170 mila, mentre la Lega è salita da 22 mila a 57 mila. Qualcuno ha perso quasi 80 mila, non noi”. Se il messaggio non fosse abbastanza chiaro, Salvini rincara la dose: “Dovevamo parlare di cose concrete”, ad allontanare i milanesi dalle urne sono state “le polemiche del passato sui furti d'auto e le Br” e l’aver definito i giudici “un cancro da estirpare”. Ammissioni di colpa? Quasi nessuna. Da Radio Padania preferiscono lanciare accuse: a cominciare dal “Corriere della Sera che pare il Manifesto”.

Non bastano gli scherzi dei conduttori per sdrammatizzare. Prima viene trasmessa Bandiera Rossa. Poi il conduttore prova a fare dell’ironia: “Benvenuti su Radio Padania Liberata, chi vi parla è stato autorizzato dal Soviet”. Ma c’è poco da ridere: vero, rispetto alle comunali di cinque anni fa, c’è stato un salto in avanti. L’anno scorso, però, alle regionali la Lega era andata meglio. E poi c’è la lunga lista dei comuni persi. Non solo Milano, c’è tutto l’hinterland meneghino che è adesso nelle mani del centrosinistra: Cassano d’Adda, Pioltello, Rho e San Giuliano Milanese hanno tutti voltato le spalle alla Lega. Allargando la prospettiva il risultato non cambia. Come ricorda Rosy Bindi: “Il centrodestra ha vinto di misura a Varese (con un risicato 53,9% al ballottaggio, mentre la candidata di centrosinistra ha recuperato 16 punti dopo il primo turno), Rovigo e Vercelli, ma ha perso in città come Trieste, Pordenone, Mantova, Pavia, Novara”. Già, il feudo del governatore leghista Roberto Cota, la città simbolo della Padania ricca dove Andrea Ballaré del centrosinistra ha raccolto il 52,9% dei consensi. Ma il centro-destra ha perso in altri comuni importanti e simbolici, come Desio, Arcore, e Gallarate (dove il candidato della Lega, che ha corso senza Pdl, neanche è arrivato al ballottaggio).

Insomma, troppo facile prendersela con la Moratti. In Lombardia , dove ha tentato la carta di presentarsi da sola, la Lega ha sempre perso. I militanti sembrano confusi. Divisi.

IL BERSAGLIO numero uno è sempre lui: Berlusconi. Spesso con i toni forti della Lega: “Era impossibile vincere con la Moratti, una che non la vota nemmeno sua cognata (Milly Moratti, candidata con Pisapia, ndr). E dire che noi stavamo rimontando, ma poi Berlusconi va al G8, attacca a parlare dei giudici con Obama, e ti cadono i coglioni”. Più d’uno degli ascoltatori se la prende con i toni usati nella campagna elettorale, punta il dito contro le accuse ai magistrati: “Una persona come Borghezio non fa bene al centrodestra”. Indici puntati anche contro il sexy gate di Arcore: “È un discorso privato”, ma alla gente padana, che ha un’identità più agricola che metropolitana, proprio non è andato giù.

Ecco un leghista che chiama dalla Sicilia: “Paghiamo l’appiattimento su Berlusconi. Non c’è nessuno più centralista del Pdl. Con un leghista avremmo vinto a mani basse”. Ma Attilio Fontana, appena eletto sindaco di Varese, non sembra così ottimista: “È cambiato il vento. Sono l’ultimo dei Mohicani”.

BELLO CIAO

Da Milano a Napoli passando per Trieste e Cagliari: il Caimano bastonato L’opposizione: è una sfiducia, si dimetta

di Eduardo Di Blasi

Il muro viene giù in una manciata di minuti, quando a metà pomeriggio si concretizzano i risultati di Milano, Napoli, Cagliari e Trieste. Quattro città lontane geograficamente, per tradizione e per orientamento politico: quattro sconfitte ugualmente nette per la maggioranza che sostiene il governo.

Pdl e Lega non riescono a tenere in piedi neanche la roccaforte di Novara, feudo del Carroccio. Non è un dato isolato. Più a sud, a Crotone, l’esperimento Dorina Bianchi, passata dal Pd all’Udc fino all’abbraccio mortale con Silvio Berlusconi, finisce con un 40,58 contro 59,41: un’altra disfatta.

E POI, VIA VIA, i mattoni del centrodestra si sbriciolano nelle province di Mantova, Macerata, Pavia, ancora Trieste.

Trema anche Rovigo: il Pdl vince il Comune per lo scarto di uno 0,1% e 512 voti di distacco dopo che al primo turno contava un vantaggio di ben 16 punti percentuali. Anche la Provincia di Vercelli rimane al centrodestra, ma sempre per un pugno di voti: c’erano 19 punti di distacco dopo il primo turno, ridotti allo 0,1% dopo il ballottaggio. Non è una questione di vento che soffia da una parte o dall’altra: è una tempesta che si abbatte violentissima sul governo del Paese.

Se dopo il voto amministrativo di due settimane fa qualcuno poteva anche parlare di “pareggio”, giustificando le sconfitte al primo turno di Torino e Bologna, eccependo sul risultato di Milano, e rimandando comunque al ballottaggio la partita politica vera, adesso che una dopo l’altra sono davanti agli occhi i crolli nelle grandi città e nei bastioni simbolici di Gallarate (Lega) e Arcore (residenza brianzola di Berlusconi), è evidente la rotta.

Limpida fin nei numeri: a Milano undici punti separano il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia da quello del centrodestra Letizia Moratti. A Napoli Nicola Lettieri, uomo di Gianni Letta e vicino al coordinatore del Pdl Nicola Cosentino, finisce per essere quasi doppiato da Luigi De Magistris: 65,4% a 34,6%. A Cagliari Massimo Zedda distanzia di sedici punti lo sfidante di centrodestra Massimo Fantola. A Trieste sono quindici le lunghezze che Roberto Cosolini mette tra sé e Roberto Antonione (Pdl). Due settimane fa la forbice era assai minore. Due settimane di campagna elettorale su rom, comunisti, estremisti, omosessuali e trasferimenti di ministeri nel nord del Paese, non ha raccolto nessun consenso in nessuna città d’Italia. Nè a Nord, nè a Sud.

LA CONTA è impietosa. Dei 13 comuni maggiori ancora da contendere, il centrodestra ne ottiene appena quattro: Cosenza (presa al centrosinistra), Iglesias, Varese e Rovigo. Cui aggiunge Ragusa, dove ieri, seguendo il calendario elettorale siciliano, si teneva il primo turno delle comunali ed ha trionfato il sindaco Pdl uscente.

Delle sei Province in ballottaggio, invece, il centrosinistra ne prende quattro: Macerata (dove il Pd vara un’alleanza con l’Udc), Mantova, Pavia e Trieste. Il centrodestra si tiene Vercelli e avanza a Reggio Calabria. Troppo poco per parlare di pareggio. Sufficiente invece per usare la parola “batosta”, come fa il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Rispetto al 2006, conta il segretario dei democratici Pier Luigi Bersani, il centrosinistra ha guadagnato undici Comuni: erano 55 allora. Sono 66 oggi, e dentro ci sono i pezzi pregiati di Milano, Trieste, Cagliari, dove la sinistra sembrava destinata a un destino di opposizione. Dopo aver personalizzato lo scontro elettorale al primo turno, e averlo polarizzato soprattutto sul terreno di casa, vale a dire Milano, da due settimane Silvio Berlusconi recita il mantra contrario, sul voto che non dipende dal governo e non ne sposta gli equilibri. È una tesi politica, quella ripetuta ancora ieri, che, con questi dati, non sta in piedi.

Così le opposizioni, dal Pd all’Idv, passando per Sel, i Verdi e l’Udc, chiedono le dimissioni del presidente del Consiglio, bocciato dall’elettorato delle città italiane. “Il voto è una chiara richiesta di dimissioni del governo Berlusconi” , dice Massimo D’Alema. “Berlusconi deve lasciare il governo perché ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno”, afferma Antonio Di Pietro guardando al prossimo appuntamento elettorale, quello che potrebbe rendere irreversibile la crisi politica di questa maggioranza che non ha più il consenso degli italiani.

Il virus delle gioie corte e il bullo

Carcere di Opera, Milano, 28 maggio 2011, convegno con detenuti, psicologi e cittadini

Miriam Ballerini

Tra i presenti, sabato scorso c’ero anche io, Miriam Ballerini, scrittrice di tematiche sociali.

Un’importante occasione per condividere una giornata con i detenuti di Opera.

Le mie precedenti esperienze mi hanno permesso di entrare nella casa circondariale Il Bassone di Como, dove, superato il primo blocco, si è già in carcere.

Opera ha un aspetto diverso, con ampi spazi verdi e sentieri che conducono ai diversi stabili.

Ricordiamo che all’interno sono detenute persone che necessitano di massima sicurezza, per citarne un paio: Salvatore Riina e Gianfranco Stevanin, mafioso il primo, serial killer il secondo.

Siamo in molti che aspettano per entrare e partecipare al congresso. Dopo la consegna del documento di identità in cambio di un tesserino, ci accomodiamo in biblioteca, una sala ampia e ariosa, dove si nota che appartiene a un istituto di pena solo per l’aria imbrigliata dalle sbarre alle finestre.

Dopo alcuni istanti veniamo portati, tutti noi che giungiamo da fuori, nel teatro.

I detenuti della sezione maschile sono già stati fatti entrare in precedenza e sono seduti alle nostre spalle. Noi, i possessori di cartellino, veniamo fatti accomodare davanti a loro.

Intorno uno schieramento di guardie, anche qui è solo quel quadrato umano che non ci fa mai scordare di essere in un carcere.

Tra i presenti il presidente della Provincia di Milano Guido Potestà e l’associazione trasgressori.net,

nonché altre figure di spicco della magistratura e il direttore del carcere Siciliano.

I detenuti che fanno parte del programma della trasgressione vengono fatti salire sul palco. Questo progetto curato dal dr. Angelo Aparo, psicologo, include ben tre carceri: Opera, Bollate e San Vittore, e ha avuto inizio nel 2002.

Cosa sono le gioie corte? I reclusi lo definiscono un virus, pertanto una “malattia” che può colpire

chiunque di noi; una spinta che porta l’uomo a commettere reati, per svariati motivi: dalla situazione famigliare, a quella ambientale. Dal desiderio di avere di più, di meglio, di provare quell’adrenalina insana. Insana, perché alla fine dei conti gli ha fatto guadagnare solo un posto in cella, per la maggior parte di loro l’ergastolo.

E’ un virus perché ogni essere umano, in base alle sue convinzioni, alle necessità, alla sua esperienza personale, alla semplice equazione che ci compone: ad azione uguale reazione, può arrivare a commettere un reato, dal più lieve al più grave e irreparabile.

Il convegno è un momento utilissimo per la loro riabilitazione, ma anche un attimo prezioso per noi, seduti ad ascoltare quanto hanno da dirci, da raccontarci. Dalle loro parole che spesso li mettono a nudo, noi ne usciamo sicuramente arricchiti, perché non c’è come la comprensione e la conoscenza dell’altro che riempiono le tasche delle monete necessarie per crescere dentro.

Tutti i loro interventi hanno colpito il segno e stimolato la riflessione; per parlare di vita non occorre una laurea, ben più preziosa è l’esperienza personale. Il loro bagaglio lo mettono a disposizione degli altri, delle scuole, perché c’è sempre tempo per apprendere che si può fare un passo indietro e impedirsi di sbagliare, di rovinare la propria vita e quella degli altri.

In particolare c’è stato un intervento che si è imposto su quel palcoscenico: un ragazzo, ex tossicodipendente che ha spiegato che quando si faceva e rapinava le sue, erano gioie corte, perché

duravano giusto l’attimo della dose, ma che dentro gli lasciavano il vuoto. Le vere gioie le sta provando ora che partecipa a quel progetto, che lo sta condividendo con gli altri. Quando uscirà, ha

ribadito con forza, anche quelle gioie saranno destinate a scemare di intensità, ma non scompariranno, perché dentro di lui hanno attecchito.

Lezioni di vita, da ergastolani, da persone che hanno ucciso, alla fin fine: da persone. Solo questo conta.

Auspico che la società e le istituzioni si rendano disponibili sempre più a progetti di questo tipo. Per costruire un muro occorrono mattoni messi gli uni sugli altri; per abbattere i muri delle distanze, occorrono uomini che abbiano il coraggio di esporsi e raccontare la propria storia; ma altrettanti che abbiano in loro l’ardire di ascoltare senza pregiudizio.

lunedì 30 maggio 2011

Milano e Napoli, volano De Magistris e Pisapia Pdl e Lega verso la resa dei conti

Festa nel centrosinistra dopo lo spoglio delle schede. Pisapia vince con il 55% mentre De Magistris si prende una vittoria bulgara con il 65% dei voti. Sconfitta senza mezze misure per il centrodestra, che perde Cagliari, dove Zedda veleggia verso il 60%, Milano, viene sconfitto a Napoli, perde la provincia di Mantova, perde anche Arcore, e nei centri che contano strappa alla fine solo Varese (di poco) e Rovigo, di pochissimo.

Gli atteggiamenti (e le parole) degli esponenti del centrodestra sono la cartina tornasole della crisi che si abbatterà da domani sul Palazzo. Il Pdl negli ultimi giorni ha mostrato le crepe del crollo, sulle quali oggi arrivano le picconate dell’alleato leghista. Umberto Bossi, del resto, lo aveva detto: “Se Moratti perderà a perdere sarà Berlusconi, se vincerà sarà solo merito nostro”. E oggi, lasciando il seggio, ha ribadito: “La Lega ha fatto il suo dovere”. E al coordinatore del Pdl Ignazio La Russa dice: “Siamo stati gli unici ad andare in strada, La Russa è da solo e quindi anche se va in strada non lo vede nessuno”. E ammette di aver già deciso la riorganizzazione del Carroccio. Il senatùr guarda già oltre le urne. Nel dopo-voto senz’altro non ci sarà Sandro Bondi. Già dimissionario dal ministero dei Beni culturali, Bondi ha immediatamente rassegnato le dimissioni anche da coordinatore del Pdl. Da sinistra al terzo polo, intanto, si moltiplicano le voci di chi chiede a gran voce che dopo il disastro delle amministrative, Berlusconi lasci il governo. Mentre il premier – in visita ufficiale a Bucarest – ancora tace, l’alleato leghista fa sentire tutta la sua insoddisfazione con Matteo Salvini che ha ribadito: “La lega ha preso voti, è il Pdl che li ha persi”

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La giornata elettorale, minuto per minuto:

19.31 – Prodi al Pantheon, accolto tra gli applausi

Romano Prodi, a Roma per un convegno sulla Cina, ha raggiunto la festa del Pd al Pantheon, accolto da un’ovazione e dalla folla che scandisce il suo nome. Salito sul palco, dopo un abbraccio con Pier Luigi Bersani, il segretario Pd sorride all’ex premier e dice: “Siamo a casa tua”.

18:59 – Camusso: “Coalizione di governo non c’è più”

“Non c’è più una coalizione di governo”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, arrivata da poco in piazza Duomo a Milano per la festa di Giuliano Pisapia. Susanna Camusso ha rivelato che solo negli ultimi giorni si era convinta della possibilità che Pisapia ce la potesse fare, ricordando che, solo pochi giorni prima del primo turno, l’augurio più ottimistico era quello di riuscire ad arrivare al ballottaggio. “Mi aspetto che con Pisapia – ha aggiunto la sindacalista – Milano torni ad essere la città che era per il Paese: una città accogliente, che non si lascia governare dalla paura, che mette al centro il lavoro e l’assistenza degli anziani”.

18:53 – Frattini: “Ora primarie nel Pdl”

Frattini lancia “l’idea di creare un organismo intermedio (‘In movimento per il partito) rappresentativo con membri scelti dal presidente Berlusconi” che “dovrebbe raccogliere le esperienze culturali e politiche di membri di governo, parlamentari e quadri di partito” e “valorizzare la classe dirigente che si è formata in questi 17 anni a partire dal ’94”.

“La stessa idea delle primarie, idea che sembra farsi strada nel nostro dibattito interno – conclude il ministro – rappresenta, ancor prima che il Congresso, il vero meccanismo trasparente e regolato per evitare la balcanizzazione del Pdl. Ben venga anche l’idea degli Stati Generali, soprattutto se saranno preparati dall’attività preparatoria di questo nuovo organismo”.

18:45 – Prodi: “Ora gioire, poi subito al lavoro”

“Mezz’ora per gioire, poi bisogna cominciare a lavorare sui programmi perché il Paese va cambiato con un’operazione di grande respiro che non si può improvvisare”. Lo ha detto Romano Prodi commentando l’esito delle amministrative

18:32 – Maroni: “E’ stata una sberla, ma governo non è a rischio”

“Anche Berlusconi concorda sul fatto che serve una forte ripresa dell’azione di governo”. Così il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, rientrando in albergo dopo il vertice intergovernativo italo-romeno risponde ai giornalisti che gli chiedono se durante il summit lui e il presidente del Consiglio abbiamo commentato i risultati dei ballottaggi con la sconfitta del centrodestra. Per Maroni, infatti, “ora la situazione può essere ribaltata solo se ci sarà una forte ripresa dell’azione di governo”. E su questo “concorda anche Berlusconi”.

18:31 – Vendola: “Avviso di sfratto a Berlusconi”

“Una vittoria imponente, travolgente, un avviso di sfratto per chi occupa Palazzo Chigi”. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, arrivato in Piazza Duomo per la festa di Giuliano Pisapia sindaco: “Oggi vince il centrosinistra che si affida al metodo delle primarie e che si allontana dalle logiche oligarchiche, consegnandosi alla volonta’ di cambiamento di un popolo largo”.

18:20 – Fini: “Berlusconi se la prenda con se stesso, lo misi in guardia, ripagato con espulsione”

“Berlusconi ha raccolto quel che ha seminato. Anche se il governo non cade il berlusconismo è archiviato”. E’ quanto sostiene il leader dl Fli Gianfranco Fini in un intervento che sarà pubblicato sui siti di Futuro e Libertà, Libertiamo e il Futurista.

18:17 – Martino: “Pdl non può vivere su carisma Berlusconi”

“Il Pdl non può basarsi solo sul carisma personale di Berlusconi”. E’ quanto sottolinea all’Adnkronos, Antonio Martino, ex ministro della difesa e tessera n. 2 di Forza Italia.

18:07 – Cesa: “Governo finito, Berlusconi se ne vada”

“Silvio Berlusconi ha voluto trasformare queste amministrative in un referendum su se stesso e sul suo governo. Ne esce clamorosamente battuto. Ci auguriamo che prenda atto di questa situazione e rassegni le dimissioni”. Lo ha detto il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa commentando nella sede nazionale dell’Udc i risultati nazionali dei ballottaggi. “Siamo soddisfatti – ha aggiunto Cesa – per l’esito del voto. Per l’Udc e per il Terzo Polo sono stati eletti molti nostri sindaci e consiglieri comunali. In tutta Italia – ha concluso – siamo stati determinanti”.

18:06 – Di Pietro: “Berlusconi si dimetta”

”Berlusconi deve lasciare il Governo perché ha perso la fiducia dei cittadini e la perderà definitivamente con il referendum del 12 e 13 giugno”. Lo ha detto in conferenza stampa, a Napoli, il leader dell’idv, Antonio Di Pietro.

“Il venditore dei tappeti deve andare via”, ha aggiunto. “A Napoli come in altre città – ha concluso – dobbiamo ripartire dalle macerie per governare i comuni che dobbiamo amministrare”.

18:03 – Risultati definitivi Milano, Pisapia sindaco con il 55,1%

Con 365.657 voti al ballottaggio, pari al 55,1%, Giuliano Pisapia è stato eletto sindaco di Milano. E’ il Viminale ad ufficializzare il dato relativo all’affermazione del candidato del centrosinistra. La candidata del centrodestra Letizia Moratti ha ottenuto 297.874 voti, pari al 44,89%.

18:02 – Berlusconi a Bucarest: “Non so niente”

“Non so niente io ancora,vediamo… Adesso vado su e poi farò una dichiarazione”. Con queste parole Silvio Berlusconi, prendendo l’ascensore per salire nella suite che lo ospita in un albergo di Bucarest, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano dei risultati elettorali delle amministrative andate male per il centrodestra.

18:00 – Bersani a Berlusconi: “Apra nuova fase, non è stata una vittoria, ma una vera e propria valanga”

‘Lancio un appello estremo a Berlusconi ed al centrodestra: riflettano e non impediscano una nuova fase politica”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani si rivolge in conferenza stampa al premier aggiungendo che “da queste elezioni emerge che il centrodestra non ha più la maggioranza nel Paese”. Parlando del risultato del centrosinistra, Bersani ha detto: “Ora dobbiamo essere all’altezza delle aspettative degli elettori”.

17:59 – Milano, Vendola in Piazza del Duomo

Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’ Nichi Vendola sta raggiungendo Milano, dove tra poco saluterà il nuovo sindaco del capoluogo lombardo Pisapia in piazza del Duomo. Lo rende noto l’ufficio stampa nazionale SeL.

17:53 – Moratti: “Moltiplicherò mio impegno per Milano”

“E’ un risultato che mi spinge a moltiplicare il mio impegno per Milano e per l’Italia con tutte le forze moderate e riformiste”. E’ quanto ha detto il sindaco uscente di Milano Letizia Moratti commentando l’esito del ballottaggio.

La Moratti ha rimandato ai prossimi giorni “le valutazioni rispetto agli impegni istituzionali” come per esempio la carica di commissario straordinario per l’Expo: “Ci penseremo nei prossimi giorni insieme agli alleati della coalizione e nelle sedi opportune”.

17:42 – Pisapia: “Abbiamo liberato la città”

17:25 – Salvini (Lega): Pdl perde, Lega cresce

“C’è qualcuno che in questi anni di amministrazione ha perso 75 mila voti, mentre la Lega ne ha guadagnati”. Cosi’ Matteo Salvini ha commentato il risultato del ballottaggio per l’elezione del sindaco di Milano. Parlando nella sede federale del partito, in via Bellerio, l’ex capogruppo del Carroccio in consiglio comunale ha comunque premesso che “quando si perde, e’ colpa di tutti”. Ma, ha precisato subito dopo, Letizia “Moratti vinse nel 2006 con 245 mila voti del Pdl e 22 mila della Lega”. “Oggi la Moratti perde – e’ il calcolo di Salvini – con 170 mila voti del Pdl e 57 mila della Lega”. “Una sconfitta è una sconfitta”, ha commentato, “non facciamo i processi del lunedì”.

17:23 – Trieste, centrosinistra vince

Il centrosinistra strappa al centrodestra il sindaco di Trieste. Il candidato del centrosinistra ottiene al ballottaggio il 57,51% dei voti.

17:18 – De Magistris: “Napoli è stata liberata”

“Napoli è stata liberata. Sarò il sindaco di tutti anche di tutti coloro che hanno votato Gianni Lettieri. Mi auguro che i consiglieri eletti nell’opposizione lavorino per la rinascita della città”. Lo dice Luigi De Magistris.

17:17 – Veltroni: “Sconfitta clamorosa del centrodestra”

Berlusconi “ha perso clamorosamente” e adesso “si deve aprire una fase nuova per il Paese”, nella quale “grande sarà il ruolo del Pd’’. Lo scrive Walter Veltroni sulla sua pagina Facebook. Veltroni festeggia la vittoria del centrosinistra ai ballottaggi con un messaggio della sua bacheca: “Berlusconi ha voluto un referendum sul suo governo. Lo ha perso clamorosamente, in tutta Italia. Ha perso a Milano, a Napoli, a Torino, a Bologna, a Cagliari, a Novara, a Trieste e persino ad Arcore”. “Il Paese ha premiato i candidati del centrosinistra, scelti quasi sempre con le primarie – sottolinea Veltroni – Ora si deve aprire una fase nuova per il Paese. E grande sarà il ruolo del Pd. La nottata sta finendo, un nuovo tempo avanza”.

17:14 – Centrosinistra espugna Arcore

Il centrosinistra espugnala ‘tana del lupo’ e vince a casa del premier Silvio Berlusconi, ad Arcore, in Brianza. Rosalba Colombo si aggiudica il ballottaggio, raccogliendo il 56,65% dei voti. Il centrodestra uscente, unito dietro al leghista Enrico Perego, non va oltre il 43,34%. Anche qui come altrove l’affluenza è calata rispetto a due settimane fa e ai seggi si è registrato un calo di 5 punti (64,38% contro il 69,97% del primo turno).

17:11 – Tensioni a Napoli tra sostenitori De Magistris e Lettieri

Scaramucce tra sostenitori di Luigi De Magistris e quelli del candidato del Pdl, Gianni Lettieri. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, alcune decine di simpatizzanti del neo sindaco di Napoli, che stavano festeggiando nei paraggi del comitato di Lettieri, sono entrati in contatto con i sostenitori del candidato del Pdl che sostavano dinanzi alla sede del comitato. Sono volati spintoni, nella ressa è volato qualche casco da motociclista. Ne è scaturito un inseguimento nelle strade adiacenti via Palepoli, che non dista molto dal comitato di De Magistris.

17:10 – De Magistris: “Sono commosso”

“Sono particolarmente commosso al commentare il risultato che mi ha profondamente colpito ed ha contributo a scrivere una pagina senza precedenti nel modo di fare politica”. Sono le prime dichiarazioni del neo sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

17:03 – Bondi si dimette da coordinatore Pdl

Sandro Bondi, richiamandosi esplicitamente al risultato dei ballottaggi, formalizza le sue dimissioni da coordinatore Pdl e assegna al suo annuncio il valore di stimolo a Silvio Berlusconi per una svolta nella gestione del partito. “Valutati i risultati elettorali – dice infatti Bondi in una nota – intendo rimettere il mio mandato di coordinatore nelle mani del presidente Berlusconi. Ritengo che da questo momento il presidente Berlusconi debba ricevere non solo la piu’ ampia fiducia e solidarietà ma soprattutto – sottolinea – la assoluta e incondizionata libertà di decisione e di iniziativa per quanto riguarda il futuro del partito”.

16:59 – Mantova, centrosinistra in vantaggio

Con 181 sezioni della provincia di Mantova scrutinate su 375 (48%) e’ in testa al ballottaggio il candidato del centrosinistra con il 54,72% dei voti.

16:51 – Di Pietro da De Magistris

Nella sede del comitato elettorale di Luigi De Magistris, spostato per il ballottaggio in un albergo del lungomare, non distante da quella in via Palepoli del suo avversario Gianni Lettieri, e’ arrivato il leader di Idv Antonio Di Pietro. L’ex pm invece non e’ ancora giunto ed e’ atteso anche Paolo Ferrero.

16:47 – Lettieri fa gli auguri a De Magistris

”C’e’ stato un risultato inequivocabile, un voto popolare in favore di De Magistris che ha preso il volo. Gli faccio ‘in bocca al lupo’, Napoli ha tanti di quei problemi che merita il mio buon lavoro”. Questo il primo commento a caldo del candidato del Pdl a Napoli, Gianni Lettieri dopo le prime proiezioni che delineano un successo schiacciante per Luigi De Magistris. “Ringrazio – ha proseguito Lettieri che è stato salutato dall’applauso e dai cori di incoraggiamento dei suoi sostenitori – tutti i napoletani che mi hanno votato, sia al primo che al secondo turno. Avevo a cuore gli interessi della città e dei giovani”.

16:45 – Berlusconi indagato per interviste a Tg1 e Tg2

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro tempore del Tg2 Mario De Scalzi per l’accusa di abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso. Il filmato delle interviste era stato oggetto di una denuncia dei Radicali presentata nei giorni scorsi in Procura e firmata da Emma Bonino e Marco Cappato. Nella denuncia si sottolineava come “gli interventi di Berlusconi nei Tg siano per temi trattati e scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari”.

16:40 – Cagliari, candidato del centrodestra chiama Zedda

Massimo Fantola, candidato del centrodestra, ha appena chiamato al telefono Massimo Zedda, candidato del centrosinistra, per congratularsi della vittoria al ballottaggio per il comune di Cagliari. Grande festa nella sede elettorale del candidato del centrosinistra, silenzio in via Sonnino, quella di Fantola, che alle 17 terrà una conferenza stampa. Zedda è al 57% in 38 sezioni scrutinate su 175, mentre Fantola al 42,90 %.

16:40 – Bersani scherza sui risultati

“Abbiamo pareggiato 4-0″. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani si fa beffa del centrodestra scherzando così con collaboratori e dirigenti del partito, alludendo al fatto che il Pdl aveva definito un pareggio l’esito del primo turno alle amministrative.

16:31 – La Loggia: “Riorganizzare il Pdl”

”E’ di tutta evidenza la necessità di una profonda riorganizzazione del Pdl e del rilancio della sua azione programmatica per coinvolgere e convincere gli elettori sul nostro progetto di cambiamento”. Lo afferma Enrico La Loggia, presidente della commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, commentando i primi dati elettorali sui ballottaggi. “Non è solo il Governo – prosegue – quanto proprio il partito che merita un’attenzione particolare del presidente Berlusconi già a partire dai prossimi giorni”.

16:30 – Provinciali, affluenza definitiva

E’ del 45,23% il dato definitivo dell’affluenza delle province chiamate al turno di ballottaggio elettorale. Al primo turno, rileva il Viminale, l’affluenza era stata del 61,26%.

16,27 – Pisapia è il nuovo sindaco di Milano

16,17 – Piazza Duomo in festa

Il popolo arancione che sostiene Giuliano Pisapia e si è riunito dal primo pomeriggio in Piazza Duomo è esploso in un fragoroso applauso quando, dal maxischermo hanno conosciuto che a metà dei seggi scrutinati, l’avvocato è in vantaggio di 10 punti percentuali sul sindaco uscente Letizia Moratti. L’esultanza degli oltre 200 supporter di Pisapia ha coperto ogni altro rumore nel luogo simbolo della città, in un tripudio di braccia alzate in segno di vittoria. La piazza sarà a breve teatro della festa per l’elezione di Pisapia a sindaco di Milano.

16,16 – Milano: due terzi di sezioni scrutiante Pisapia vola

A scrutinio ormai completato Giuliano Pisapia segna il 55%, mentre Letizia Moratti si ferma al 44%

16:10 – Cagliari, Zedda oltre il 55%

A Cagliari si conferma in vantaggio Massimo Zedda del centrosinistra con il 56,7% dei voti, contro i 43,2% dell’avversario del centrodestra Massimo Fantola, quando sono stati scrutinati i voti di 29 sezioni su 175.

16:10 – Quagliariello, “abbiamo perso”

“Secondo questi risultati c’è una sconfitta del centrodestra su cui da domani deve riflettere e dare risposte”. Lo sottolinea il vicecapogruppo del Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello ai microfoni del tgLa7.

16:08 – Milano, Pisapia ha 35mila voti di vantaggio

A metà spoglio Giuliano Pisapia conferma il suo vantaggio di 10 punti percentuali su Letizia Moratti, un vantaggio di oltre 35mila voti, che lo porta ad un passo dalla conquista di Palazzo Marino. Sarebbe la prima volta che un candidato del centrosinistra vince a Milano da quando, nel 1993, è stata istituita l’elezione diretta del sindaco.

16:10 – Napoli – De Magistris al 64%, 100 sezioni su 886

Secondo i dati del Viminale, quando sono state scrutinate 100 sezioni su 886, il candidato sindaco di Idv e Rifondazione Luigi De Magistris è al 63,97% dei voti contro il 36,02% del candidato sindaco del centrodestra Gianni Lettieri.

16:06 – Milano – Pisapia al 55%

Quando sono state scrutinate circa un terzo delle sezioni elettorali di Milano (il 32.3%), il candidato sindaco del centrosinistra Giuliano Pisapia ha un vantaggio sul candidato del centrodestra Letizia Moratti di circa 10 punti percentuali. Pisapia ha un consenso del 55.05%, il sindaco uscente del 44.95%. I dati sono forniti dall’ufficiio elettorale del Comune di Milano.

16:05 – Cagliari, sinistra in vantaggio

A Cagliari è in vantaggio Massimo Zedda del centrosinistra con il 55,7% dei voti, contro i 44,3% dell’avversario del centrodestra Massimo Fantola, quando sono stati scrutinati i voti di 9 sezioni su 175.

16:00 – Un quarto delle schede scrutinate, Pisapia in vantaggio di 20mila voti

Dopo lo spoglio di 352 sezioni su 1251, pari al 28,93% Giuliano Pisapia ottiene il 55,19%. Lo scarto ormai supera i 20mila voti.

15:55 – Milano, terza proiezione Ipr, Pisapia al 54%

Giuliano Pisapia è in testa nel ballottaggio per l’elezione del sindaco di Milano con il 54 per cento dei voti. E’ il dato che emerge dalla terza proiezione realizzata da Ipr Marketing per la Rai su un campione del 25 per cento. Secondo le rilevazioni, il candidato del centrosinistra si e’ imposto sul sindaco uscente e candidato del centrodestra, Letizia Moratti, che avrebbe il 46 per cento.

15:52 – Milano, al 20% dello spoglio, Pisapia ha 10mila voti di vantaggio

Dopo lo spoglio di 209 sezioni, il vantaggio di Giuliano Pisapia si consolida. Il candidato di centrosinistra ottiene il 55,6% dei consensi, contro il 44,4% del sindaco Letizia Moratti, con un distacco in voti reali che supera già quota 10mila.

15:51 – Napoli, seconda proiezione Ipr, De Magistris al 61%

Secondo la I proiezione Ipr Marketing per Rai con una copertura del campione del 22%, al Comune di Napoli il candidato sindaco di Idv, Lista civica Napoli è tua, Rifondazione Comunista- Comunisti italiani e Partito del Sud Luigi De Magistris è al 61% e il candidato sindaco di centrodestra Gianni Lettieri è al 39%.

15:50 – Milano, seconda proiezione Ipr, Pisapia al 53,5%

Secondo la seconda proiezione IPR Marketing per Rai, riguardante il voto per il Sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è al 53,5% mentre Letizia Moratti del centrodestra al 46,5%.

15:47 – Milano, 10% dello spoglio, Pisapia in testa

Il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è in vantaggio sul sindaco uscente Letizia Moratti, in base ai risultati pervenuti dalle prime 126 sezioni, che rappresentano il 10% del totale. Per Pisapia i consensi sono del 55,94%, contro il 44,06 di Letizia Moratti.

15:46 – La7, terza proiezione su Milano, Pisapia sale oltre il 53%

15:45 – Seconda proiezione Emg-La7: Pisapia al 52,3%

15:43 – Varese, candidato leghista in testa al 58%

Dopo lo scrutinio di 10 sezioni su 83, Attilio Fontana conduce con largo scarto sul candidato del centrosinistra

15:41 – Proiezioni La7: Pisapia al 50,8%

Secondo la prima proiezione di Emg per Tg La7 si profila un testa a testa tra i due candidati a sindaco di Milano: Giuliano Pisapia è indicato al 50,8% mentre Letizia Moratti al 49,2%.

15:38 – Pisanu: “Nel Paese maggioranza diversa che nelle Camere”

”Che cosa succedera’ con i ballottaggi? Niente perché quello che doveva succedere è già successo con il primo turno delle amministrative: nel Paese si sono modificati i rapporti di forza tra i due schieramenti, si è sancito un mezzo fallimento del bipolarismo e in Parlamento però si mantiene una maggioranza uscita dalle elezioni politiche che è diversa dalla maggioranza nel Paese certificata in questi giorni dalle amministrative”. Lo ha affermato il presidente della Commissione antimafia Beppe Pisanu, intervenendo al convegno “Cattolici e cattolici a confronto” a Palazzo san Macuto.

15:35 – Proiezione Ipr Napoli: De Magistris al 59%

Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai sul voto per il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris è al 59,0% mentre Gianni Lettieri è al 41%.

15:35 – Proiezione Ipr Milano: Pisapia al 52%

Secondo la prima proiezione IPR Marketing per Rai, riguardante il voto per il Sindaco di Milano, il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è in vantaggio con il 52% mentre Letizia Moratti del centrodestra al 48%.

15:31 – Affluenza comunali in forte calo

Intorno alla metà delle rilevazioni pervenute al Viminale (39 comuni su 84), la percentuale di affluenza alle urne rilevata alla chiusura definitiva dei seggi per le comunali va attestandosi intorno al 61,31%, in calo di oltre 11 punti percentuali rispetto al primo turno, quando i votanti erano stati il 72,44%.

15:30 – Radio Padania apre con “Bandiera rossa”

Radio Padania Libera ha aperto una trasmissione per il commento ai ballottaggi con ‘Bandiera Rossà. “Non siamo su Radio Popolare o Radio Leoncavallo – ha affermato scherzando il conduttore – ma su Radio Padania. Aggiorniamo la scelta musicale in base al sentimento popolare”.

15:25 – Sondaggio La7: Pdl al 28%, Pd al 26%

Il Pdl al 28,1%, il Pd al 26,2% e la Lega Nord al 10,8%, mentre l’Idv si attesta al 5%, Fli al 3,1% e l’Udc al 6,2%. Sono questi i risultati del sondaggio di Emg per il TgLa7 sulle intenzioni di voto alla Camera diffuso oggi nello ‘Speciale Elezionì condotto da Enrico Mentana. Secondo i dati gli astenuti sarebbero il 26,2% del totale, gli indecisi il 14,8% e le schede bianche il 2,4%. La Destra si attesterebbe all’1,5% dei consensi a destra, Sel all’8,2% tra i partiti della sinistra. L’Api si ferma all’1,1% e l’Mpa allo 0,6%.

15:23 – Provinciali, affluenza crolla del 14%

A meta’ circa delle rilevazioni (236 comuni su 500) pervenute al Viminale, la percentuale di affluenza alle urne rilevata alla chiusura definitiva dei seggi per le provinciali va attestandosi intorno al 45,47%, in forte calo, pari a quasi 14 punti percentuali, rispetto al primo turno di votazione che si èsvolto due settimane fa, quando a votare furono il 59,57% degli aventi diritto.

15:22 – Affluenza Milano al 67,3%, uguale a primo turno

Sull’83% delle sezioni scrutinate, l’affluenza a Milano è pari al 67,3%, molto simile al 67,59% del primo turno. Si tratta di un dato in controtendenza rispetto alla usuale diminuzione dei votanti che in genere si registra tra il primo e il secondo turno delle amministrative.

15:18 – Padania: il vero sconfitto è Berlusconi

“Per quanto riguarda la Lega è un momento di riflessione, ma anche di attesa per vedere cosa decide il grande sconfitto di questo voto che è il premier”. Lo dice il direttore de La Padania, Leonardo Boriani, ospite dello speciale elezioni di SkyTg24. “Bisogna fare una grande riflessione -insiste- e vedere cosa occorre fare per rilanciare il programma e la coalizione”.

15:15 – Ansa: Pisapia al 53,5%

i primi ‘Intention poll’ indicherebbero uno scarto di circa 7 punti percentuali tra i due candidati alla carica di sindaco a Milano: Giuliano Pisapia (al 53,5%) e Letizia Moratti (46,5%).

15:14 – Ansa: De Magistris al 54,5% a Napoli

Secondo quanto si è appreso i primi’Intention poll’ sul ballottaggio a Napoli indicherebbero uno scarto di circa 9 punti percentuali tra Luigi De Magistris (54,5%) e Gianni Lettieri (45,5%)

15:13 – Bocchino: “Se questi sono i risultati è fine del berlusconismo”

“Se il trend indicato dalle intention poll si confermasse, saremmo di fronte “alla fine del berlusconismo e all’ipotesi concreta di un governo di ampie intese”. Lo dice, ospite dello speciale elezioni di Mentana, il vicepresidente del Fli, Italo Bocchino.

15:08 – Bersani: “Ottimista? Come potrei non esserlo”

Pier Luigi Bersani entra nella sede del Partito Democratico, dove attenderà i risultati dei ballottaggi. Ottimista?, gli chiedono i cronisti. “Come si fa a non essere ottimisti…”, ha risposto il segretario del Pd.

15:06 – Intention poll Milano, Tecnè: Pisapia in vantaggio

A Milano Giuliano Pisapia (Centrosinistra) è al 50-53% e Letizia Moratti (Centrodestra) al 47-50%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l’elezione a sindaco. Il margine d’errore è del 3%

15:05 – Intention poll Cagliari, Tecnè: testa a testa, centrosinistra in vantaggio

A Cagliari Massimo Zedda (Centrosinistra) è al 49-52% e Massimo Fantola (Centrodestra) al 48-51%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l’elezione a sindaco. Il margine d’errore è del 3%.

15:04 – Intention poll Rimini, Tecnè: Centrosinistra in vantaggio

A Rimini Andrea Gnassi (centrosinistra) è al 52-55% e Gioenzo Renzi (centrodestra) al 45-48%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l’elezione a sindaco. Il margine di errore è del 3%.

15:02 – Intention poll Tecnè: De Magistris avanti a Napoli

A Napoli Luigi De Magistris (centrosinistra) è al 49-52% e Gianni Lettieri (Pdl-Adc) al 48-51%, secondo il sondaggio Tecnè sul ballottaggio per l’elezione a sindaco. Il margine di errore è del 3%.

15:00 – Intention poll Sky-Digis: Vittoria del centrosinistra a Napoli e Milano
Intention Poll Sy Digis: Pisapia vincitore a Milano, De Magistris a Napoli

Usa-Cina la fatica del potere

BILL EMMOTT

Desideriamo tutti la semplicità, o almeno spiegazioni facili. Mentre Barack Obama compiva il suo tour trionfale, da celebrità politica numero uno in Europa, in tanti hanno voluto credere che l’America resta la potenza mondiale dominante, egemonica, nonostante tutte le profezie di un suo declino. Pochi giorni dopo, alla notizia che la Cina si sarebbe presto dotata di una base navale in Pakistan, in tanti l’hanno interpretata come una defezione di Islamabad nel campo cinese, a conferma che il potere andava a Oriente. Quale delle due affermazioni è corretta? Nessuna.

La realtà è molto più complessa. La natura e la distribuzione del potere nel mondo sono cambiate. E’ una mutazione avvenuta gradualmente nel corso degli ultimi decenni, ma ogni tanto un improvviso spiraglio di luce svela il grado di cambiamento.

Il raggio di luce che ha rivelato la vicenda del porto di Gwasar in Pakistan ha mostrato, in effetti, una di queste svolte. La Cina è stata alleata del Pakistan per più di tre decenni, essenzialmente a causa del desiderio cinese di accerchiare il suo grande rivale asiatico, l’India, con problemi e pressioni. I cinesi hanno fornito i piani tecnologici per il programma delle armi atomiche pachistane, e hanno dato a Islamabad aiuti militari negli Anni 1980-90.

Nel frattempo la Cina ha costruito con cura anche altre alleanze lungo le coste dell’Oceano Indiano, con la Birmania, lo Sri Lanka e il Bangladesh. Ma è stata anche attenta a non apparire troppo conflittuale. L’umiliazione subita dal Pakistan con il blitz americano per uccidere Osama bin Laden ha cambiato questa situazione, non dal punto di vista dei cinesi, ma dal punto di vista dei pachistani. Che all’improvviso hanno avuto un buon motivo per far vedere che non sono marionette americane, che hanno alternative. E così hanno rivelato quello che gli indiani sospettavano da anni: che l’aiuto cinese nell’espansione del porto di Gwadar comprende la concessione di strutture navali alla Cina: le prime che Pechino possiederà fuori dal proprio territorio.

Questo, a sua volta, rivela due circostanze nascoste e in parte contraddittorie. La prima è che, man mano che la Cina cresce economicamente, espandendo i suoi interessi in Africa, nel Golfo e in America Latina, è naturale che per proteggerli voglia proiettare il suo potere militare oltre le proprie coste. Dopo la fine della Guerra Fredda gli Stati Uniti sono rimasti praticamente l’unica potenza militare in grado di proiettare la sua influenza in tutto il mondo. Ora la base di Gwadar conferma che la Cina sta per entrare nel club, un fatto che senz’altro troverà conferma nel prossimo decennio, quando la Cina costruirà la sua flotta di portaerei.

La seconda circostanza svelata dall’annuncio del Pakistan ci fa capire che la Cina non è più in grado di controllare né di occultare la sua espansione globale. Era già successo qualcosa di simile nel febbraio scorso, quando la Cina doveva decidere se aderire alla risoluzione dell’Onu sulla Libia, Paese in cui lavoravano più di 30 mila cinesi. La tradizionale politica cinese sarebbe stata quella di astenersi. Ma per mostrarsi come una potenza globale emergente e collaborativa, invece che problematica, la Cina votò a favore, nonostante il fatto che la risoluzione contenesse la richiesta di portare il governo libico davanti al Tribunale penale internazionale per aver represso gli oppositori civili nello stesso identico modo in cui Pechino aveva fatto nel massacro di piazza Tiananmen nel 1989.

Dunque, la Cina ora ha più potere, grazie alla sua crescita economica, ma anche più problemi. Questo riguarda anche il suo potere economico, che ha reso la Cina sempre più importante per diversi Paesi, come partner commerciale, fonte di investimenti stranieri e donatore di aiuti (soprattutto in Africa e America Latina). Come il Giappone negli Anni 80, questo peso economico porta a Pechino un’influenza reale, accompagnata però da tensioni e scelte via via più difficili.

Nelle ultime settimane il Brasile, uno dei membri del cosiddetto Bric, ha cominciato a minacciare ritorsioni commerciali contro la Cina, se Pechino non apre il suo mercato ai prodotti agricoli e industriali brasiliani, e se non rivaluta la propria moneta, o addirittura lascia lo yuan libero di cercare il proprio valore autentico sui mercati internazionali. Chiunque avesse creduto che i Bric (Brasile, Russia, India e Cina, l’acronimo lanciato dalla Goldman Sachs per definire i giganti emergenti del futuro) avrebbero formato un’alleanza contro l’Occidente, dovrebbe forse ripensarci. Un raggio di luce ha messo in evidenza lo scontento brasiliano e mostrato che i Bric tendono a combattersi esattamente come fronteggiano l’Occidente.

Cosa dovrebbe fare l’Occidente? Forse sorridere, riconoscendo un’esperienza già avuta. Il potere ha molteplici dimensioni. Il potere apre opportunità ma porta anche scelte difficili. E soprattutto il potere è sempre più diffuso e diviso nel mondo, e non è un gioco a somma zero.

Che il potere sia multidimensionale non dovrebbe sorprendere nessuno.

Esiste il potere economico, l’uso del denaro e delle opportunità monetarie.

Esiste il potere ideologico, il modo in cui idee e valori possono influenzare gli altri, rivelando qualcosa sui comportamenti futuri e alleanze future.

Esiste il potere militare, l’uso diretto della forza bellica, o la minaccia di tale uso. E, in aggiunta a tutte queste varietà di potere in mano alle nazioni o alle associazioni sovrannazionali, esistono i poteri utilizzati da altre entità: grandi società, lobby, organizzazioni terroristiche, chiese.

Se guardiamo alle molteplici dimensioni del potere - economico, ideologico, militare, non governativo - diventa chiaro che la maggiore concentrazione di potere in diverse categorie continua a risiedere negli Stati Uniti. Ogni tanto la loro economia può apparire indebolita, i loro valori erosi, i suoi militari non invincibili, le sue società o le sue lobby declassate. Ma nessun altro Paese riesce a combinare tutte e quattro le dimensioni.

La Cina non possiede potere ideologico, né ha alcuna influenza attraverso organizzazioni non governative, in quanto non ne permette lo sviluppo. L’Europa è più forte nell’ideologia e nell’influenza non governativa, ma attualmente la sua forza economica è ostaggio della crisi dei debiti sovrani e dell’inflessibilità di molte delle sue economie, mentre i limiti del suo potere militare si possono osservare ogni giorno in Libia. Gli europei non riescono nemmeno a tener fede alle loro promesse di aiuti internazionali, come dimostra il caso penoso dell’Italia, Il Presidente Obama ha girato per l’Europa come celebrità politica numero uno, nonostante le sue debolezze, perché è il simbolo dei più grandi valori ideologici americani, la mobilità sociale e le opportunità. Ma anche perché il suo Paese viene tuttora visto come il più potente nel mondo, in tutte le sue dimensioni. La crisi finanziaria globale del 2008-10 ha eroso l’immagine economica dell’America, ma non l’ha distrutta. Il Paese si rivela sorprendentemente forte dopo la peggiore recessione dopo gli Anni 30, e resta un leader tecnologico ed economico.

Come ha detto il Presidente Obama nel suo discorso al Parlamento britannico la settimana scorsa, la leadership transatlantica continua a essere sia meritata che richiesta. Non esiste una sostituzione per essa, e la maggior parte del mondo continua a chiederla. Le rivolte popolari in Nord Africa e nel Medio Oriente hanno confermato l’importanza dell’idea occidentale di libertà e responsabilità dei governi. Ma la leadership transatlantica deve venire praticata in modalità che tengano conto di quanto il mondo sia cambiato.

Si tratta di un cambiamento estremamente positivo e benvenuto: grazie alla globalizzazione, lo sviluppo economico si è diffuso a un numero sempre maggiore di Paesi, facendo uscire centinaia di milioni di esseri umani dalla povertà. Questo significa che il potere è ora diffuso più che mai. Non è più concentrato in poche mani, ma si espande, in tutte le sue dimensioni.

Che si tratti di agire in Libia e nel resto del Nord Africa, o decidere la prossima guida del Fondo monetario internazionale, bisognerà prendere atto di questa diffusione del potere. Il mondo non gira intorno all’Occidente. Confrontarsi con la Cina sulla sua espansione nei mari non significa «contenerla», ma semmai trasformarla in un avversario. Se l’Afghanistan potrà mai essere stabilizzato, ciò richiederà la cooperazione tra tutti i vicini di quel martoriato Paese, inclusi India, Cina, Pakistan e perfino l’Iran.

Questo processo, questa diffusione di potere, richiede ancora una leadership. E questa leadership può venire solo dall’America, perché l’America resta l’unico leader che il mondo accetterà. Ma anche il leader oggi deve faticare di più per farsi accettare, e guadagnarsi la collaborazione degli altri.

MATTEO - IL NONNO E IL PC.

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domenica 29 maggio 2011

Il “finimondo bipartisan” di Pdl e Bassolino

di Enrico Fierro

Alla fine, visti i risultati, il clima plumbeo, i fischi e l’aria di debacle che si respirava venerdì sera a Piazza del Plebiscito, che neppure le canzoni di Gigi D’Alessio hanno messo un po’ di allegria, forse aveva ragione lui. Nel senso di Luigi Cesaro, avvocato e presidente della Provincia, esperto fornitore di mozzarelle di bufala del Cavaliere, appassionato divoratore di polpette alla napoletana, che per la chiusura della campagna elettorale a Napoli si augurava una cosa sola: “Speriamo che Berlusconi non viene, che stavolta ci fa perdere”. E bastava essere all’Hotel Vesuvio, dimora partenopea del Cavaliere da sempre, per osservare i volti scuri dei dignitari che sull’asse Caserta-Napoli hanno in mano le chiavi del Pdl. Mario Landolfi, che infila la porta girevole dell’ingresso dribblando i fotografi, Stefano Caldoro che si aggira spaesato e triste nella hall, e poi presidenti di provincia, assessori di comuni, sindaci dell’hinterland. Tutti a scambiarsi in silenzio commenti e previsioni elettorali. Abiti e volti scurissimi, clima torrido e traffico scorrevole su via Caracciolo. “Un anno fa quando Berlusconi veniva al Vesuvio era il finimondo – commenta uno dei presenti – qui si fermava tutto, c’erano le folle in attesa. Le donne, volevano toccarlo, aspettavano un sorriso da lui, una foto, un autografo… Ora ci sono solo poliziotti e carabinieri e sono pure incazzati”.

CLIMA da otto Settembre, il terrore che per la quarta volta dal 1993, una eternità, a Napoli si collezioni un sconfitta durissima. Che questa volta farà suonare le trombe del tutti a casa. Due anni fa qui iniziò la riscossa del berlusconismo. La crisi della monnezza, la rivincita su Prodi, la conquista della Provincia, l’assalto alla Regione. E qui può iniziare la fine di tutto.

De Magistris ha “scassato”, nel senso di rotto, sparigliato, messo in discussione poteri certi e consolidati. Se lunedì sarà lui il vincitore a Napoli, in Campania e in Italia ricomincerà un’altra storia.

La campagna contro il vecchio sistema di potere bassoliniano e il nuovo regime degli uomini di Nicola Cosentino avrà colto nel segno. A destra e a sinistra. Qui il voto ha già ridisegnato la geografia interna al Pd, uscito umiliato al primo turno. “Adesso puntiamo a far vincere de Magistris al ballottaggio, del partito ci occuperemo subito dopo”, promette Enzo Amendola, il segretario regionale. Dopo il voto si regoleranno conti troppo a lungo lasciati in sospeso. Per il momento, chi può, corre già sul carro del vincitore. “Più l’ex pm disprezza , accusa, umilia, offende, più loro corrono a firmare appelli e occupare le prime file”.

Marco De Marco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, nel suo blog “Vedi Napoli” sferza i “bassoliniani” in rotta, e ne fa un elenco impietoso.

Il segretario regionale della Cgil, Michele Gravano, Edoardo Cicelyn (un rapido passaggio a L’Unità, da anni direttore del Madre), Antonio Borriello (supervotato consigliere comunale) “che da Bassolino andava come un devoto a Lourdes”.

Loro non rispondono alle critiche, ma il silenzio che colpisce di più a poche ore dal voto è proprio quello di Antonio Bassolino. La sua voce non si sente dal 25 aprile. Un post sul blog per difendere la “sua” esperienza di governo. “Governiamo la città dal lontano dicembre 1993. Una storia che dura tuttora mentre più brevi sono state le esperienze, di sinistra e di centrosinistra, di altre città. Già la lunga durata di questa storia testimonia l’esistenza, malgrado tutto, di una connessione sentimentale, di un rapporto profondo con tante parti della città. Un rapporto che ha resistito a tante prove dure ed anche drammatiche”.

POI SILENZIO, nessun endorsement per de Magistris. E allora circolano veleni. Bassolino non si schiera, i bassoliniani ancora fedeli stanno invitando al non voto. “Cattiverie – dice chi lo conosce bene – Antonio è un uomo di sinistra e non smentirà la sua storia. Ma chi parla di sistema di potere bassoliniano e lo paragona a quello della destra e di Cosentino avvelena solo i pozzi”. Chi gli è vicino racconta di un Bassolino furioso per gli attacchi di questi giorni. La querela a Roberto Saviano per quel riferimento alla politica campana gestita in “coabitazione” tra Cosentino e Bassolino, e all’unico “colore che conta in politica, quello dei soldi”, sono il segno di una amarezza profonda.

Ma c’è un dato più intimo. In questi giorni l’ex sindaco del Rinascimento napoletano rivede nella popolarità che circonda de Magistris, il clima del 1993, quello che lo portò, contro tutto e tutti, alla conquista di Palazzo San Giacomo. Poi vennero gli errori e le mediazioni infinite con i partiti, i potentati, le emergenze e i commissariati straordinari. La mutazione di un sogno in sistema di potere. Ma questo è il passato. Il futuro comincia domani.