
Lei preferisce rimaner lontano, aspetta la telefonata dell’avvocato negli States. Alle due del pomeriggio, più o meno, quando il tribunale deciderà su questa vicenda che più trasversale non si può. E non solo milanese. Lei, Chiara Pozzi Giacosa, 65 anni, famiglia di librai antiquari in Brera, il marito che costruisce porti in giro per i mari, entra nella clinica Madonnina per un intervento di chirurgia estetica agli occhi e una settimana dopo perde la vista. Cieca. Per un’infezione. Lui, Camillo Pignata, 55 anni, napoletano, il chirurgo plastico che affitta sale operatorie, va anche in tv, scrive su «Visto» e «Novella2000», ha una buona fama.
Finisce oggi con la sentenza, e dopo quasi cinque anni, il primo processo. Colpevole il chirurgo, il suo staff, e magari anche la clinica che l’ha ospitato? Una «colpa omissiva e nesso di casualità con alto grado di probabilità», come stabilito dalle sentenze della Corte di Cassazione, oppure, e potrebbe anche accadere, un’assoluzione con omissioni a carico della paziente, insomma danno e beffa? Tiziana Siciliano, il pubblico ministero, ha chiesto un anno di condanna per il chirurgo e sei mesi per il direttore sanitario della clinica. Giuseppe Pezzotta, avvocato difensore di Chiara Pozzi Giacosa, ha aggiunto una richiesta d’indennizzo pari ad almeno un milione e mezzo di euro.
Comunque vada la signora Chiara ha già detto quel che vuole e pensa. «Che qualcuno paghi per quello che mi è accaduto, e che le donne che spesso si fanno operare con faciloneria stiano più attente». A lei è andata proprio così, tra faciloneria e disattenzione. «Una concatenazione di sciatteria ha cagionato un danno di gravità incalcolabile - ha sostenuto il pm Siciliano -. Era una donna bellissima, e queste conseguenze erano prevedibili e prevenibili con comportamenti adeguati». Insomma, l’intervento di blefaroplastica, l’alleggerimento delle palpebre, non è una fesseria, una mezz’ora in ambulatorio e via. «Non è routine, sono interventi a rischio come tutti», dice l’avvocato Pezzotta. Chiara Pozzi Giacosa si era lasciata convincere da un’amica. «Non mi ero mai rivolta ad un chirurgo estetico - ricorda lei -. Mio marito era contrario, ma io gli ho detto che era una stupidata, che molte mie amiche l’avevano già fatto e che sarei andata nella clinica migliore di Milano. Eppure, nonostante questo eccesso di prudenza, sono diventata cieca».
Tre giorni, ed è stata come «l’esplosione di una bomba». Il dolore all’occhio sinistro, il chirurgo Pignata che non si trova, nessuno che le abbia dato antibiotici, l’assistente che è una gastroenterologa e prescrive cortisone, l’infezione da «streptococco piogeno» che avanza, lei che torna alla Madonnina, due giorni e non ci vede proprio più. Ovvio che il dottor Pignata e la Madonnina la raccontano in modo diverso. Per la clinica tutto a posto, si sarebbero limitati a mettere a disposizione l’ambulatorio. Per Pignata la rivendicazione di vent’anni di bisturi «senza mai aver avuto contenziosi con le assicurazioni per risarcimenti danni da me cagionati».
E poi, ed è la sua tesi, «mi è stato riferito che la signora nei giorni tra l’intervento e la comparsa dei sintomi di infezione è uscita tutte le sere, guidava la macchina ed è andata a giocare a carte. Cinque giorni dopo in presenza della caposala mi ha telefonato dicendomi che andava tutto bene. Voleva essere rassicurata sulla sua prossima partenza per Santo Domingo...». Dalla Madonnina, dove ha perso la vista, l’avevano portata al San Raffaele, dove almeno le hanno salvato la pelle. Una pessima avventura cominciata con le amiche che dicevano «tanto è una stupidaggine». E’ costato 1500 euro l’intervento del dottor Pignata. Forse al chirurgo estetico costerà anche una condanna. Di certo alla Madonnina non l’hanno più voluto. Ma a Chiara Pozzi Giacosa non potrà mai bastare. «Tanto a me la vista non la ridarà più nessuno...».
Finisce oggi con la sentenza, e dopo quasi cinque anni, il primo processo. Colpevole il chirurgo, il suo staff, e magari anche la clinica che l’ha ospitato? Una «colpa omissiva e nesso di casualità con alto grado di probabilità», come stabilito dalle sentenze della Corte di Cassazione, oppure, e potrebbe anche accadere, un’assoluzione con omissioni a carico della paziente, insomma danno e beffa? Tiziana Siciliano, il pubblico ministero, ha chiesto un anno di condanna per il chirurgo e sei mesi per il direttore sanitario della clinica. Giuseppe Pezzotta, avvocato difensore di Chiara Pozzi Giacosa, ha aggiunto una richiesta d’indennizzo pari ad almeno un milione e mezzo di euro.
Comunque vada la signora Chiara ha già detto quel che vuole e pensa. «Che qualcuno paghi per quello che mi è accaduto, e che le donne che spesso si fanno operare con faciloneria stiano più attente». A lei è andata proprio così, tra faciloneria e disattenzione. «Una concatenazione di sciatteria ha cagionato un danno di gravità incalcolabile - ha sostenuto il pm Siciliano -. Era una donna bellissima, e queste conseguenze erano prevedibili e prevenibili con comportamenti adeguati». Insomma, l’intervento di blefaroplastica, l’alleggerimento delle palpebre, non è una fesseria, una mezz’ora in ambulatorio e via. «Non è routine, sono interventi a rischio come tutti», dice l’avvocato Pezzotta. Chiara Pozzi Giacosa si era lasciata convincere da un’amica. «Non mi ero mai rivolta ad un chirurgo estetico - ricorda lei -. Mio marito era contrario, ma io gli ho detto che era una stupidata, che molte mie amiche l’avevano già fatto e che sarei andata nella clinica migliore di Milano. Eppure, nonostante questo eccesso di prudenza, sono diventata cieca».
Tre giorni, ed è stata come «l’esplosione di una bomba». Il dolore all’occhio sinistro, il chirurgo Pignata che non si trova, nessuno che le abbia dato antibiotici, l’assistente che è una gastroenterologa e prescrive cortisone, l’infezione da «streptococco piogeno» che avanza, lei che torna alla Madonnina, due giorni e non ci vede proprio più. Ovvio che il dottor Pignata e la Madonnina la raccontano in modo diverso. Per la clinica tutto a posto, si sarebbero limitati a mettere a disposizione l’ambulatorio. Per Pignata la rivendicazione di vent’anni di bisturi «senza mai aver avuto contenziosi con le assicurazioni per risarcimenti danni da me cagionati».
E poi, ed è la sua tesi, «mi è stato riferito che la signora nei giorni tra l’intervento e la comparsa dei sintomi di infezione è uscita tutte le sere, guidava la macchina ed è andata a giocare a carte. Cinque giorni dopo in presenza della caposala mi ha telefonato dicendomi che andava tutto bene. Voleva essere rassicurata sulla sua prossima partenza per Santo Domingo...». Dalla Madonnina, dove ha perso la vista, l’avevano portata al San Raffaele, dove almeno le hanno salvato la pelle. Una pessima avventura cominciata con le amiche che dicevano «tanto è una stupidaggine». E’ costato 1500 euro l’intervento del dottor Pignata. Forse al chirurgo estetico costerà anche una condanna. Di certo alla Madonnina non l’hanno più voluto. Ma a Chiara Pozzi Giacosa non potrà mai bastare. «Tanto a me la vista non la ridarà più nessuno...».

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