MARCO TRAVAGLIOZorro
l'Unità
6 febbraio 2009
Quando qualche politico molto intelligente scelse gli Angelucci come editori dell’Unità, redazione e direzione si ribellarono. Anche il sottoscritto si permise di ricordare che la famiglia era «nota alle cronache sanitarie e giudiziarie per le sue cliniche convenzionate e per i processi per corruzione». Nonché per essere già editrice di Libero e del Riformista. Risultato: l’intera famiglia Angelucci chiese 2,9 milioni di danni all’Unità e al sottoscritto. Citazione firmata dai maggiorenni: Antonio (classe 1944), Andrea e Alessandro (1970); e pure dai minori: Matteo (1995), Luca (1996), Simone (2001), Andreas (2003), Silvana e Vittoria (2004). Sostenevano, i seniores e gli juniores dall’asilo nido, di essere stati sanguinosamente offesi dall’Unità che li aveva accomunati a Giampaolo, arrestato nel 2005 per presunte tangenti a Raffaele Fitto (ora ministro, appena rinviato a giudizio per un altro scandalo): «Stando a tali ingiustificate affermazioni, padre, fratelli o nipoti dovrebbero sopportare l’onta di un procedimento giudiziario». Ora purtroppo i giudici di Velletri han di nuovo arrestato Giampaolo (che prudentemente non s’era associato alla causa) e chiesto la cattura del vecchio Antonio, che però con agile balzo ha avuto l’accortezza di rifugiarsi alla Camera col Pdl e dunque è intoccabile. C’è da sperare che, come sempre fa, Montecitorio respinga la richiesta di arrestarlo: non sia mai che debba disertare l’udienza dell’8 aprile per un fastidioso impedimento ai polsi, lasciando soli a rappresentare la famiglia quei poveri ragazzini col biberon, sul passeggino.

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