venerdì 19 dicembre 2008

Appalti, ora tocca alla Regione

LA REPUBBLICA
di GIUSEPPE D'AVANZO


NAPOLI - L'inchiesta sul "sistema Romeo" punta diritto verso gli appalti e le politiche della Regione Campania, governata negli ultimi otto anni da Antonio Bassolino. È scritto nero su bianco nella richiesta dei pubblici ministeri al giudice per le indagini preliminari. Senza spreco di tante parole, con micragnosa economia, quasi con discrezione. Come a nascondere quel che accadrà ora.

Il secondo tempo dell'inchiesta dovrà pazientemente lavorare, al contrario del primo, nei documenti degli assessorati, nelle delibere della giunta, tra le decisioni amministrative del consiglio regionale. Impensabile che primi attori, attori, figuranti, coro, con i tempi che corrono, cedano alla tentazione di ciarlare al telefono delle "cose loro", che poi sono essenzialmente le "cose" di Alfredo Romeo, l'imprenditore tessitore di un "sistema" che, nella ricostruzione del giudice, disponeva della politica e dell'amministrazione come di una "cosa sua". Che cosa i pubblici ministeri disporranno di cercare è già scritto nelle carte liberate, ieri, dal segreto istruttorio.

Fin dalla prime pagine si contestano ai due assessori dimissionari della giunta Iervolino - Enrico Cardillo (bilancio) e Giuseppe Gambale (trasparenza, legalità pubblica, istruzione, edilizia scolastica) - gli abusi, i trucchi, i passi storti per "influenzare, nell'esclusivo interesse del gruppo Romeo, le linee programmatiche" non solo del comune e della provincia di Napoli, ma anche "della Regione Campania indirizzando le scelte di queste pubbliche amministrazioni nei settori dell'edilizia scolastica e del patrimonio immobiliare per agevolare o consentire l'aggiudicazione dei servizi pubblici in regime di monopolio al gruppo Romeo e ad altre imprese riconducibili a Romeo".

Che cosa cercano i pubblici ministeri? Una lettura attenta delle carte offre qualche approssimata risposta. Alfredo Romeo pretende che anche alla Regione, come al comune di Napoli, siano le gare, le prassi, i procedimenti, i singoli atti amministrativi a essere modellati "a misura" delle caratteristiche tecniche delle sue imprese e non le sue imprese ad adeguarsi agli schemi delle gare di appalto.

Il 19 marzo del 2007 Romeo è a colloquio con Enrico Cardillo. Briga per condizionare una riunione ("Bisogna assolutamente prevenirla"). Cardillo lo blandisce: "C'è tanta ignoranza in giro?".

Romeo dell'ignoranza degli altri non sa che farsene. I suoi interlocutori devono sapere che cosa fare e quando farlo, se si vogliono concludere affari.
Romeo. "No, io stamattina vado anche a Santa Lucia (dov'è la sede della giunta regionale) per dire: se cambiate le carte in tavola, io rischio di non esserci?".
Cardillo. "Esatto, esatto...".
Romeo. "Questa cosa la stanno sottovalutando tutti?".

Qualche mese dopo, credono gli inquirenti, "la cosa" che non prevede l'assenza di Romeo sembra chiarirsi grazie alle mosse di Giuseppe Gambale. L'"assessore alla legalità e alla trasparenza", si sa ormai, vuole meritarsi l'attenzione di Romeo - e un posticino di riguardo nella sua rete di relazioni politiche e d'affari - offrendo al potere del "sultano" altri politici che possano mostrarsi utili, disponibili. Come un boccone ghiotto, Gambale si trascina dietro negli uffici di Romeo il consigliere regionale Pasquale Sommese.

Chiede Romeo: "Che incarico ha questo qui?".
Gambale. "Tranquillo, va bene? E' il consigliere regionale più votato e in questo momento (marzo 2007) ha in mano il partito provinciale a Napoli, è persona a me molto vicina, sostiene Ciriaco (De Mita)?".

Per la new entry è già pronta la prima missione per conto del "sistema". Sommese, scrivono i pubblici ministeri, dovrà occuparsi di un affare "quando transiterà in Regione". L'affare è indicato al paragrafo sette della richiesta dei pubblici ministeri. E' "il protocollo di intesa relativo alle "politiche edilizie" del comune di Napoli e della Regione Campania, il cosiddetto "Piano casa"".

Una prima telefonata (14 maggio 2007) dimostra che il contatto tra Romeo e Sommese è stato favorevole. Il "sultano" era diffidente, in prima battuta. Voleva essere rassicurato e non solo da quel Gambale. Di quell'uomo davvero si poteva avere fiducia? Se era un fedele di Ciriaco De Mita, doveva essere "il grande vecchio" a offrire le garanzie. Nei documenti non c'è traccia della "garanzia" di De Mita. Nei documenti c'è la prova che Romeo comincia a frequentare Sommesse, a confidargli le sue ambizioni, a segnalargli il suo interesse per qualche affaruccio deciso dalla Regione Campania.

Quel 14 maggio 2007 il "dottor Trombetta", un collaboratore di Romeo, segnala al "sultano" di avergli inviato "un appunto".
Romeo. "... Adesso me lo guardo, perché su quello Laura Faiani (un'altra collaboratrice di Romeo) si doveva sentire con Pasquale (Sommese) ché lui sta coordinando il piano casa della Regione Campania".
Trombetta. "Me lo ha detto che stava preparando questa cosa (...) la Faiani mi chiedeva di dare dei numeri a livello nazionale sull'emergenza e cosa e quindi abbiamo fatto un po' il lavoro prendendo soprattutto spunti da una indagine quindi abbiamo articolato questo documento".
Romeo. "Va bene, ci sentiamo domani".

I fatti sembrano filare con qualche coerenza. Pasquale Sommese gode ora della fiducia di Romeo e per conto e nell'interesse di Romeo segue "il protocollo delle politiche edilizie" nell'istituzione dov'è "il consigliere più votato" e anche, con il suo pacchetto di tessere, ago della bilancia per il governo del Pd napoletano (è il vice di Luigi Nicolais, già ministro dell'innovazione tecnologica nel governo Prodi e oggi segretario provinciale del Pd a Napoli).

Non bisogna attendere molto la conferma che Sommese è al lavoro per il "sultano". Soltanto ventiquattro ore. E' il 15 maggio, ora.
Sommese. "Sono Sommese...".
Romeo. "Come stai?... Ti avrei chiamato perché siccome sto a Roma da una settimana per altro, ho fatto anche quella chiacchierata? Era esattamente come ipotizzavamo io e te: mi doveva parlare di quell'argomento...".
Sommese. "Benissimo...".
Romeo. "? Si è prodigato, si è dichiarato disponibile a dare una mano... però ti voglio parlare...".
Sommese. "Ottimo... perché così ti informo delle cose...".
Romeo. "Com'è andata quella cosa? Perché c'è stato un altro passaggio sul Piano Casa..."
Sommese. "Sì, sì, sì, vai avanti?".
Dunque, si va avanti nella catena. Gambale tira dentro Sommesse, mentre prepara trappole per la Iervolino e, per il giudice, manipola il piano di refezione scolastica.

A Sommese deve piacere il gioco. A Romeo interessa il "piano casa" della Regione e "il più votato" fa quel che gli viene chiesto di fare. Gli investigatori ritengono di averne una conferma dalla necessità di tenere lontano con qualche maneggio il fuoco dell'inchiesta dalla Regione. Si sa che nel gennaio di quest'anno una fuga di notizie (un colonnello della guardia di finanza infedele) svela agli indagati il pasticcio in cui sono finiti. Si attiva un "vero e proprio depistaggio", scrivono i pubblici ministeri: "un'attività di depistaggio che ha avuto una duplice obiettivo: quello di tentare di offrire all'autorità inquirente una chiave di lettura assolutamente distorta delle inequivoche conversazioni già intercettate, e quello di attenuare comunque il gravissimo quadro cautelare che si andava profilando.

E così si assiste a telefonate "riparatrici" di altre precedenti, nel tentativo di "ammorbidirne" il compromettente contenuto. Romeo si dipinge e viene dipinto come una vittima di un conventio ad excludendum orchestrata ai suoi danni (non si sa bene da chi) per quanto riguarda l'aggiudicazione di appalti pubblici nella Regione Campania".

Una telefonata con Paolo Cirino Pomicino, per il giudice, smaschera con più chiarezza la manovra.
Romeo. "... E poi ci sopravvalutano perché poi in realtà, se ti devo dire, a Napoli l'azienda fa solamente il tre, quattro per cento su Napoli perché noi teniamo solo il patrimonio. .... il patrimonio immobiliare da quindici anni e noi abbiamo nessun altro incarico né con la Provincia, né con la Regione, né con le ASL. .... non abbiamo alcun altro incarico di nessun genere".

Pomicino. "Ma tu che cosa fai a Napoli esattamente, perché poi io non mi ricordo...".
Romeo. "Io a Napoli?".

Pomicino. "Una volta gestivi il patrimonio del comune di Napoli?". (Scrivono i pm: "Se ne ricorda bene il Pomicino, anche perché fu uno dei destinatari della maxi tangente che Romeo versò per l'aggiudicazione di quell'appalto, come attesta, con la definitività proprio del giudicato, la sentenza emessa dal Tribunale di Napoli, in data 17.7.1996").

Romeo. "A Napoli gestisco solamente il patrimonio immobiliare del comune di Napoli da diciassette anni".
Pomicino ... ride...

Romeo. "Non ho altri incarichi... Non ho nessun incarico con la Regione... Io gestisco tutte le sedi della Corte dei Conti. Gestisco tutte le sedi del Consiglio di Stato, della Cassazione. Gestisco tutte le sedi della Corte Costituzionale. Gestisco la sede, tutte le sedi della Presidenza della Repubblica. Tutte le sedi della Presidenza del Consiglio".

Soltanto alla Regione non batte chiodo, lascia capire (e intercettare) Romeo. Nonostante i diktat imposti per farsi preparare le regole secondo convenienza.
Nonostante, come è provato, dica a Gambale e a Sommesse (che non risulta indagato) di darsi da fare per il "piano casa". Una fonte vicino all'inchiesta ammette che le scarse risorse della polizia giudiziaria hanno finora impedito di aggredire "il secondo lato" del "sistema Romeo", ma fin dalle prossime ore l'inchiesta si muoverà verso quel Palazzo di Santa Lucia dove "il sultano" andava a dire che se non si fosse cambiate le regole, "lui non ci sarebbe stato".

(19 dicembre 2008)