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domenica 7 agosto 2011

Gli scongiuri del premier: "Quello che accadrà ora non dipende da noi"


AMEDEO LA MATTINA

Basterà l’annuncio fatto venerdì da Berlusconi e Tremonti di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio? Nella maggioranza non c’è traccia di ottimismo. Il governo rimane con il fiato sospeso durante il fine settimana in attesa dell’apertura delle borse. A complicare tutto è arrivato ieri il downgrade del debito sovrano americano. «Quello che accade e accadrà non dipende da quello che facciamo noi», ha spiegato ieri Berlusconi che prende tempo. Infatti non è stata ancora fissato il Consiglio dei ministri che dovrà rendere operativa la mossa annunciata insieme al ministro dell’Economia. Ci sarà prima l’incontro con le parti sociali, l’audizione di Tremonti in Parlamento e poi «bisognerà rifare i calcoli», dice il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, che smentisce una riunione del governo tra mercoledì e giovedì.

Non è questo il problema, osservano a Palazzo Chigi.

Il problema principale è verificare se la Bce comincerà ad acquistare i titoli di Stato italiani. Questo darebbe all’Italia una vera boccata d’ossigeno. La Germania sembra ancora contraria, ma la pressione che viene da Washington e da Parigi potrebbe sbloccare il veto della Merkel. Bossi lo ha detto chiaro e tondo: se non riusciremo a far comprare i titoli di Stato alla Bce, diventa «un casino; tutti hanno paura che diventino carta straccia». Il leader leghista tuttavia è convinto che la svolta ci sarà e ciò grazie alla decisione di anticipare di un anno il pareggio di bilancio. La stessa certezza Berlusconi non ce l’ha perchè quanto accadrà negli Stati Uniti dopo il downgrade ha effetti imprevedibili. Si teme il peggio. E non è per nulla consolatorio il giudizio di un ministro che parla di nemesi per Washington: «Per anni l’Italia è stata criticata e attaccata per il suo debito pubblico, ora anche gli Usa subiscono il giudizio negativo di un’importante agenzia di rating».

Una magra consolazione per il Berlusconi che vola nella sua villa in Sardegna ma deve mostrarsi totalmente concentrato sulla crisi internazionale («la nostra attività continua senza interruzione»). Deve dimostrare di essere saldamente in sella. Smentisce ipotesi di elezioni anticipate, avalla i contatti con l’Udc di Casini attraverso il segretario del Pdl Alfano per allargare il sostegno al suo governo. «In questo momento - sostiene il premier - la cosa più deleteria per il nostro Paese è mostrare segnali di sbandamento politico. Ad essere allo sbando è l’opposizione che divisa su come fare il bene dell’Italia».

Che invece lo sappia il presidente del Consiglio non è un dato certo. In pochi giorni ha cambiato posizione: ha anticipato al 2013 il pareggio di bilancio dopo avere escluso questa ipotesi solo 48 ore prima. Adesso da più parti ci vengono chieste altre misure per rafforzare il rigore. Dalla Bce e da Bruxelles arrivano indiscrezioni secondo cui quelle varate finora sono insufficienti. Tremonti sostiene che invece la manovra va bene così com’è. I prossimi giorni ci daranno se è vero o se il governo dovrà fare un altro dietrofront. Intanto non c’è la convocazione del Cdm. Il destino del centrodestra è senza dubbio legato alla crisi. E Berlusconi prende tempo e non può permettersi di andare a elezioni anticipate. «Sarebbe un suicidio in queste condizioni», ha detto ieri a Francesco Storace, leader della Destra, che gli consigliava di introdurre misure contro i costi della politica. Sarebbe un suicidio tranne se Alfano riuscisse ad agganciare Casini nella prospettiva di una nuova alleanza politica. Un centrodestra allargato ancora una volta all’Udc avrebbe maggiori possibilità di vincere le elezioni politiche. Almeno così ragiona una parte del Pdl. Quella parte che si illude nella ciambella di salvataggio, ora che il Terzo Polo, a parole, è disposto ad evitare che l’Italia (più che Berlusconi) anneghi come la Grecia.

venerdì 22 luglio 2011

Le garanzie di Maroni non bastano al premier

AMEDEO LA MATTINA

Mai cataratta fu più provvidenziale. Il piccolo intervento ambulatoriale al quale si è sottoposto Bossi avrebbe fatto saltare l’incontro chiarificatore con Berlusconi. Incontro che doveva svolgersi oggi, a margine del Consiglio dei ministri, dopo il catastrofico voto che ha portato in carcere il deputato del Pdl Alfonso Papa. Il forfait del Senatur è una scusa visto il suo fitto calendario di appuntamenti per il fine settimana, a cominciare da stasera alla festa della Lega di Grignasco. Il vecchio leader leghista non è nelle condizioni di dare una risposta al premier che vuole verificare se «Umberto esiste ancora politicamente». «Voglio capire se devo parlare con lui o con Maroni, se è ancora lui il capo, se riesce ancora a controllare il suo partito». In effetti ieri, Berlusconi ha provato a mettersi in contatto con Bossi. «Ho provato a chiamarlo per fargli gli auguri ma non l’ho trovato. Il suo numero era indisponibile». Ha parlato invece con «gli uffici» di Maroni, a caldo l’altra sera subito dopo l’autogol alla Camera «Non credo sia un momento delicato, il governo non rischia». Ma a chi gli chiede se con la Lega è tutto risolto, il premier glissa: «Un’altra domanda, prego».

Non si illude più di tanto Berlusconi. Non crede più nella possibilità di recuperare quel magico rapporto che ha consentito di costruire un centrodestra forte e vincente insieme all’amico-alleato che ha aiutato nel momento più doloroso della malattia. Maroni al telefono gli ha spiegato che il sì all’arresto di Papa non era un voto contro il governo. E’ lo stesso concetto ripetuto dal segretario del Pdl Alfano quando dice che «non c’è alcun nesso tra il voto su Papa e la tenuta del governo. Quello della Lega era un voto annunciato». Insomma si cerca di minimizzare l’accaduto, di sminare il terreno. Ad esempio il Pdl farà di tutto per rinviare a settembre il voto della Giunta sul caso Milanese. Sarebbe il secondo incidente in pochi giorni, ma è solo un rinvio: prima o poi il nodo arriverà al pettine, come quello sul ministro Romano. Sempre a settembre. Un altro rinvio si prospetta anche per la riforma costituzionale annunciata da Calderoli: non c’è un accordo al 100 per cento tra Pdl e Lega, soprattutto sul Senato federale, mentre c’è l’ok sulla drastica riduzione del numero dei parlamentari. L’escamotage sarà quella di approvare la riforma in Cdm «salvo intesa». Come dire, siamo d’accordo ma è meglio parlarne dopo l’estate.

Il Cavaliere ha spiegato di non poter fare altro che guardare come andrà a finire la resa dei conti dentro la Lega. E che ora si trova, per dirla con un autorevole esponente del Pdl, diviso in due tronconi: «il circo magico» (così è stato ribattezzato ironicamente il cosiddetto «cerchio magico» di Reguzzoni e Bricolo che sta attorno a Bossi); e «l’uomo delle manette», ovvero Maroni. «Dobbiamo aspettare che finisca il congresso del Carroccio, questa guerra sanguinosa senza esclusione di colpi», ripetono i dirigenti Pdl. E’ chiaro tuttavia che Maroni è un bel pezzo avanti nella conquista del suo partito. Avanti nella successione di fatto, in quello che il capogruppo del Pdl al Senato
Maurizio Gasparri chiama «l’evoluzione generazionale avviata già con la nomina di Alfano alla segreteria». Per Maroni invece le cose non stanno così, anzi lui considera già compiuto il cambio di leadership leghista. «Mentre ora tocca ad Angelino dimostrare di avere quel coraggio e quell’autonomia che sono necessarie per costruire il centrodestra del futuro».

Maroni ha assicurato a tutti i suoi interlocutori che non è disponibile a sostenere governi tecnici o istituzionali. Ma spinge con forza per costruire il centrodestra del futuro, superando l’asse Berlusconi-Bossi. Il ministro dell’Interno spera che Alfano abbia questo coraggio. Ma Alfano considera pericoloso questo percorso accelerato perchè rischia di portare dritti all’archiviazione del governo Berlusconi. Il Cavaliere di mettersi da parte non ci pensa affatto. E Alfano il parricidio non vuole farlo.

martedì 5 luglio 2011

Mollare Papa, la tentazione di Alfano

AMEDEO LA MATTINA

Il «partito degli onesti» di Angelino Alfano un segnale vuole cominciare a darlo e potrebbe arrivare proprio sulla richiesta di arresto che pende su Alfonso Papa per l’inchiesta P4. Nella testa del nuovo segretario si fa strada infatti l’ipotesi di lasciare libertà di coscienza al momento del voto in aula. Ma è per il momento una strada in salita perché una robusta falange di deputati vuole rigettare la richiesta della magistratura ravvisando il fumus persecutionis nei confronti del loro collega. «Nessuno può dare una linea», sostiene Francesco Paolo Sisto, relatore Pdl in Giunta per le autorizzazioni che si riunirà domani. «I deputati verranno dettagliatamente informati sulla vicenda, senza informazioni deviate sulla stampa in questi giorni. Cercheremo di dare informazioni chiarimenti e motivazioni corrette in modo che poi ciascuno possa decidere in modo autonomo».

Anche gli altri componente Pdl della Giunta la pensano come Sisto.
Enrico Costa per esempio è convinto che la richiesta della misura cautelare sia scattata perché si tratta di un parlamentare di cui si teme il pericolo di fuga: «Noi non siamo chiamati ad esprimere una valutazione etica e morale sui comportamenti di Papa, ma se c’è il fumus persecutionis e in questo caso non ho dubbi che ci sia». Il discorso di Alfano sul «partito degli onesti» trova in questa vicenda il suo primo vero banco di prova. Tuttavia una buona parte del Pdl ritiene che quel discorso vale per il futuro, non per i casi contingenti e di attualità. E che la libertà di coscienza ha senso solo quando si tratta di votare su temi etici. Per il nuovo leader è una bella grana che si va ad aggiungere alle molte altre che stanno mettendo sotto stress la maggioranza.

La Lega accusa il capo dello Stato di «concorrenza sleale» sulla questione rifiuti e chiede il ritiro dei nostri militari dall’Afghanistan. Poi ci sono i tagli agli enti locali previsti dalla manovra economica, che prevede inoltre la sospensione del mega risarcimento di 750 milioni a carico della Fininvest a favore della Cir di Carlo De Benedetti. Di tutto questo si parlerà stasera alla riunione dei deputati Pdl, alla presenza del premier e del segretario. Bisognerà soprattutto prendere una decisione sul “caso Papa” visto che domani si riunisce la Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio. Oggi quindi Alfano dovrà cominciare a sondare l’umore del gruppo sulla sua idea di lasciare libertà di coscienza, sapendo che già Umberto Bossi si è pronunciato a favore del sì alla richiesta della magistratura napoletana. E non sono pochi nel Pdl coloro che sono tentati di mollare Papa al suo destino.

«Del resto - dicono - non ha mai fatto parte del nostro partito e la sua candidatura a parlamentare è stata suggerita da Bisignani». Insomma, dentro il partito di Berlusconi è in corso una discussione animata. Il problema potrebbe essere risolto se fosse Papa a togliere il disturbo e a dimettersi. Sono stati fatti dei tentativi per convincerlo, ma lui è irremovibile. «Io andrò in Giunta e spiegherò che è tutta una montatura mediatica e giudiziaria nei miei confronti. Sono innocente e non ho intenzioni di dimettermi». La libertà di coscienza potrebbe risolvere il problema. Lo stesso
Ignazio La Russa la scorsa settimana aveva detto che «non c’è un vincolo di maggioranza».

Ma per Berlusconi è difficile mollare Papa senza passare per un novello e poco credibile giustizialista, dopo avere detto tutto il male possibile sui magistrati, le intercettazioni e la macchina del fango. Il premier però potrebbe trovarsi il gruppo di Montecitorio spaccato al momento del voto in aula: se si dovesse votare a scrutinio segreto il rischio diventerebbe molto alto. Anche in Giunta gli equilibri non lo lasciano tranquillo. E’ vero che Pdl più Lega, Responsabili e uno del Misto portano la maggioranza quota 11 contro 10. Ma la Lega, se dovesse seguire le indicazioni di Bossi, non dovrebbe essere calcolata.