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sabato 27 marzo 2010

L'affondo di Masi contro Santoro


Goffredo De Marchis

"Alla luce delle ultime evenienze", scrive Mauro Masi riferendosi alla serata di "Rai per una notte". Il direttore generale ha mandato ieri mattina una lettera formale al presidente del Cda Paolo Garimberti e ai consiglieri per chiedere una riunione ad hoc e straordinaria sulla situazione complessiva "legata al signor Michele Santoro". Viale Mazzini dovrebbe cioè valutare se i comportamenti del conduttore danneggiano o meno "la credibilità dell'azienda" e se il suo contratto "al di là di ogni giudizio di merito, travalica i limiti della gestione ordinaria e dei poteri del direttore generale". In parole povere, significa che è partito l'attacco finale a Santoro. Obiettivo: la risoluzione del contratto. Ovvero, la cacciata dalla Rai.

È la posizione muscolare caldeggiata da Silvio Berlusconi e condivisa, non a caso, dal viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani. È anche il modo per mostrare al premier che la Rai non sta con le mani in mano e si muove contro Santoro. Le intercettazioni di Trani del resto parlano chiaro. Sappiamo quanto il Cavaliere si arrabbi se non vede un'adeguata reazione ad Annozero. Da ieri sono al lavoro gli avvocati dell'ufficio legale Rai per vagliare la minima violazione degli obblighi contrattuali eventualmente consumata a Bologna dall'anchorman. Si verifica il rispetto dell'esclusiva, si spulciano ospiti e maestranze per capire se qualcuno ha partecipato allo show pagato in quella giornata dalla Rai. Se la squadra santoriana ha usato telefonini aziendali. Si dà persino la caccia all'autista che ha accompagnato Santoro al Paladozza (risulta che il giornalista abbia noleggiato la macchina a sue spese). È una strada in salita, ma forse senza sbocchi. Lo sanno al settimo piano di Viale Mazzini, come nelle stanze del governo.

Garimberti ha già risposto alla lettera di Masi sul cda straordinario, con un interlocutorio "vedremo" che sa tanto di "lascia perdere". "E il carattere d'urgenza lo decido io", ha fatto sapere al dg. Persino nel Pdl si affacciano dubbi sulla strategia "faccia feroce". Il consigliere Antonio Verro, vicinissimo al premier, sembra nettamente contrario alla risoluzione del contratto. Non è diventato improvvisamente santoriano, è convinto tuttavia che non si debbano più fare autogol politici a Viale Mazzini. La via più semplice semmai è quella dei paletti: rispetto delle regole aziendali e responsabilità economica di Santoro di fronte alle multe dell'Agcom. La risoluzione del contratto per giusta causa (violazione dell'esclusiva), l'ipotesi su cui lavora Masi, ieri è stata evocata anche da Bruno Vespa. Romani però parlando con alcuni suoi collaboratori si chiede: "Santoro avrà fatto qualche errore giovedì notte? Temo di no".

Se Masi vuole andare fino in fondo ha gli strumenti per farlo. Non serve un consiglio straordinario (la lettera di ieri serve soprattutto a far lievitare il dossier contro Annozero). Già mercoledì il direttore generale può prendere di petto l'argomento nella sua consueta relazione al cda. Sempre lui può proporre la risoluzione del contratto e chiedere ai consiglieri un voto. Con quali elementi e quali possibilità di successo? I consiglieri del Pd difendono Santoro. "Con lui i muscoli non servono - dice Nino Rizzo Nervo -. Se lo cacciano un giudice lo rimanda in onda dopo 20 giorni". Secondo Giorgio Van Straten non si fa a braccio di ferro "con una risorsa della Rai". Masi comunque ha imboccato la strada dello scontro e difficilmente tornerà indietro. La considera una battaglia sulle regole. Ma avrebbe bisogno di una maggioranza compatta. Invece si rincorrono le voci che parlano di una sua sostituzione con Lorenza Lei o con lo stesso Verro. Altri che dicono che a pagare per conto di Santoro potrebbe essere il direttore di Raidue Massimo Liofredi, in veste di capro espiatorio. Mentre in Parlamento il finiano Benedetto Della Vedova si prepara a presentare un ddl per la privatizzazione di Viale Mazzini.

(27 marzo 2010)

martedì 2 marzo 2010

"Così uccidono la tv pubblica-Berlusconi comanda su tutto"


"La par condicio è un pretesto, la questione è più grande, c'è un attacco senza precedenti ai poteri di controllo

La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno.

Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato"

di GOFFREDO DE MARCHIS

"Berlusconi lo ha capito da tempo: ormai c'è un rapporto diretto tra opinione pubblica e leader. Ma i cittadini cambiano idea, danno il consenso e lo tolgono. Per questo ha bisogno di mettere alla telecamera una calza senza smagliature, di costruire un racconto della realtà che non intacchi l'immagine del capo. Non sono ammesse trasmissioni che pongono interrogativi, sollevano dubbi, spiegano che l'inceneritore di Napoli non funziona o che all'Aquila c'è qualche problema". Stavolta la battaglia di Michele Santoro non è solitaria. Il conduttore di Annozero ha deciso di combatterla con gli altri: con la Fnsi, il sindacato, Floris, Gianluigi Paragone, persino con Vespa che pure gli dà la colpa di aver creato il clima che oggi porta alla cancellazione di quattro programmi Rai.

Che differenze ci sono, Santoro, tra questo momento e l'editto di Sofia?

"Che la Rai oggi, come soggetto editoriale, è più debole di prima. Che è un'azienda che sta morendo. E non l'ho detto io, l'ha detto il presidente Garimberti. Che gli spazi di autonomia di tutta la televisione sono ancora più stretti perché ai partiti non è rimasto niente dell'eredità della Prima repubblica: ideologia e cultura. Sono gruppi di potere e basta".

Ma è l'azienda ad aver deciso la chiusura dei vostri programmi. Il regolamento della Vigilanza non era così drastico.

"Certo, l'azienda, il direttore generale... Mentre eravamo tutti agitati per il regolamento uscito dalla commissione, lui stava in vacanza. È chiaro: non aveva bisogno di essere qui. La decisione era già stata presa e non a Viale Mazzini".

Lei dice che i partiti vogliono far valere la legge del più forte. È solo questo il punto?

"La par condicio è un pretesto, come le elezioni regionali. La questione è più grande. Da un po' assistiamo a un attacco senza precedenti ai poteri di controllo: la magistratura, l'informazione, la burocrazia, come nel caso della Protezione civile. Cercano una militarizzazione della società. Di questo disegno Berlusconi è il principale architetto. Ma non agisce da solo".

In che senso?

"I partiti della sinistra si oppongono alla cancellazione dei programmi perché si devono opporre, per inerzia. Ma sono ancora in attesa di assistere alla loro svolta liberale. La verità è che c'è ancora molto comunismo in quella parte politica. Anche loro vogliono governare le cose dall'alto. Tentano di assomigliare a Berlusconi, quello è il modello, mentre il vero modello dovrebbe essere la democrazia. Capisco che ai partiti piaccia l'ordine, ma cultura e informazione, per loro natura, sono disordinate".

Andrete in onda lo stesso?

"Condurrò la battaglia insieme con i colleghi e con la Fnsi. Poi faremo una puntata di Annozero il 25 marzo, alla vigilia delle elezioni. Non so dove, né come. In piazza, su Internet, ma la faremo".

Cosa teme Berlusconi dai vostri programmi?

"È più facile togliere il consenso a un leader che a un partito. Dunque l'immagine che Berlusconi si è costruito non va in alcun modo intaccata".

Meglio il filtro dei telegiornali. Del Tg1.

"Il percorso narrativo dei tg è molto prevedibile. Non ci sono grandi differenze tra di loro. La forza del telegiornale non sta in come racconta una notizia, ma nel dettare l'agenda della realtà a una grande massa di persone".

Oggi con Vespa siete sulla stessa barca. Ma il conduttore di Porta a porta la accusa in sostanza di aver indotto la politica a questo black out.

"Annozero esprime un pezzo di opinione pubblica che Berlusconi non vorrebbe che fosse rappresentato. A noi però ci guardano a sinistra e a destra. Basta leggere i giornali di quella parte che dedicano 20 pagine ogni settimana a me e alla trasmissione. Certo, se tutti fossero simili a Vespa forse il problema della cancellazione non si sarebbe posto. Ma la differenza tra me e lui è che io farei le barricate per difendere il suo diritto di esprimersi, lui non restituirebbe il favore. È la cosa più sgradevole. Poi, va aggiunto uno sprazzo di verità. La trasmissione di Vespa è vecchia e in affanno. Nessuno lo dice perché è la terza camera dello Stato. Ma i dati d'ascolto parlano chiaro. Penso ci sia un collegamento tra le sue accuse ad Annozero e i numeri dell'Auditel".

(02 marzo 2010)