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sabato 25 giugno 2011

Intercettazioni, la verità liberatoria

PINO CORRIAS

La menzogna politica che alimenta i piccoli e i grandi regimi, è una radiazione che prima o poi ammala chi la maneggia. E quando l’implosione comincia, i leader carismatici – come il Cavaliere nel nostro miserabile caso – sono i primi a pagarne le conseguenze e gli ultimi a salvarsene. Gli impazienti che oggi si chiedono quale rilevanza penale ci sia in quelle telefonate, dovrebbero anche esultare per la limpidezza di quel fango che passa davanti ai nostri occhi di opinione pubblica per una volta non umiliata. È la verità che (finalmente) si vendica al telefono. È il risarcimento involontario che ci offrono quegli stessi padroncini o servi o trafficanti che intasano la corte del potere e che conoscono talmente bene il fango del quale si nutrono da inventarsi milioni di parole quotidiane per tenercelo nascosto.

L’insostenibile bugia dei 315 deputati che giurano in pubblico su Ruby nipote di Mubarak, ha il suo corrispettivo nella liberatoria verità telefonica del Silvio matto, solo e malato. L’inadeguatezza di certi ministri – una Brambilla o un Frattini che sia – per una volta risplende sulla scena politica e smette di friggere in quel segreto tra complici che li tiene in salvo.

Il Fatto Quotidiano, 25 giugno 2011


mercoledì 18 maggio 2011

E il premier si scoprì cameriera…

PINO CORRIAS

Diciamo che da oggi Milano sta a Berlusconi come la suite del Sofitel sta a Strauss-Kahn, ma con una graziosa variante. Che è toccato a lui vestire i panni della cameriera.

Sono stati cattivi, anzi molesti gli elettori della libertà. Lo hanno attirato nella trappola delle luci basse con moquette e divani, gli hanno detto facci vedere quello che sai fare, voltati, gira su te stesso, sorridi, non stare lì impalato, mettiti più trucco, guadagnati i voti, facci dimenticare quel vaso di fiori sfioriti di Letizia Moratti, eccitaci, gioca con Priapo, fai entrare le infermiere e i poliziotti in giarrettiere. Non ti dimenticare dei magistrati brigatisti. Proietta sui nostri cuori i video delle tue ville. Facci rabbrividire con i tuoi cactus. Dondolaci con le tue piscine. Facci sentire ancora quanto sei giovane e ricco, il migliore narratore di barzellette sporche, cacca, culo, pipì, c’era un russo, un tedesco, un negro e Rosy Bindi. Evviva.

Poi ecco, si è accesa la luce. Hanno fatto irruzione le schede elettorali vere. Gli è cascato il mascara. Il volo per New York è già partito. Niente più cauzione quando dovrà togliersi i tacchi da statista per danzare da solo nel numero del Tribunale.

Il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2011

domenica 6 febbraio 2011

Il fantasma di Arcore


Dopo tutti gli spettri evocati dall’inchiesta – il povero Silvio da solo sul divanetto che soffia, le poliziotte “con il seno di fuori”, Lele Mora che sogna altri muscoli, le infermiere in autoreggenti “con niente sotto”, Emilio Fede che conteggia il contante, Ruby che danza il suo mantra “Noemi è la pupilla, io sono il culo”, Carlo Rossella che prova a dimenticarsi con un po’ di vodka, Nicole Minetti che ripulisce gengive, Barbara Faggioli che si guarda intorno e dice: “Minchia, mi viene da vomitare, non ce la faccio” – dopo gli spettri, dicevo, nella tragica penombra di Arcore non poteva mancare il fantasma.

Quello insanguinato del marchese Camillo Casati Stampa, primo proprietario del villone, cacciatore di cinghiali e femmine, padrone di una moglie bellissima che a comando si esibiva con giovanotti estemporanei, ma sventuratamente si innamorò, e per questo venne uccisa dal marito con l’amante, un colpo di fucile a testa, più un terzo per fulminare il proprio disonore. Quel cupo destino – dicono esorcisti or ora interpellati – aleggia nottetempo tra i saloni di Arcore. Sparge smanie sessuali, ma non sangue, e fa correre tutta questa compagnia da Bagaglino, verso un ridicolo naufragio.

Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2011

domenica 2 gennaio 2011

“Nessuno ci dà più retta”


“L’ITALIA, purtroppo,all’estero gode del massimo discredito internazionale, nessuno prende mai sul serio quest’armata brancaleone al governo. Se invece che italiano Battisti fosse stato tedesco o inglese, la diplomazia avrebbe sicuramente pesato diversamente”. Secondo Pino Corrias, giornalista e scrittore, la mancata estradizione dell’ex killer dei Proletari armati per il comunismo può essere annoverata tra gli insuccessi - o le figuracce - del governo Berlusconi, per quanto le possibilità che il Brasile accogliesse le richieste del nostro Paese fossero remote: “Si sapeva - dichiara Corrias - nessuno, in Brasile, avrebbe pronosticato un esito diverso. Non dimentichiamoci che stiamo parlando dello stesso Paese che per anni - fino alla morte nel 2006 - ha ospitato l’ex dittatore paraguayano Alfredo Snoesser, condannato nel 1997 per crimini contro l’umanità. Ma lo scarso peso internazionale del nostro premier, per usare un eufemismo, non ha certo giovato alla causa”.

E Frattini? “Frattini ha dimostrato ancora una volta che non esiste - è il commento di Corrias - sono d’accordo con chi sostiene che il caso Battisti sia la migliore dimostrazione di come la politica delle pacche sulle spalle tanto amata dal nostro presidente del Consiglio, quella rete di relazioni personali che consentirebbe di ottenere risultati altrimenti preclusi alle vecchie burocrazie diplomatiche, è un bluff totale. Ma più in generale è tutta la nostra politica estera ad essere incomprensibile. Siamo contemporaneamente il Paese più filoisraeliano e filopalestinese del mondo e i rapporti ambigui tra Berlusconi, Putin e Gheddafi, più una serie indefinita di satrapi delle repubbliche ex sovietiche, godono del più totale discredito nelle ambasciate di mezzo mondo, a partire da Stai Uniti e Israele. Ecco perché dico che se Battisti fosse stato inglese o tedesco le cose, forse, sarebbero andate diversamente. Sicuramente non ci sarebbe stato di mezzo il ministro La Russa”.