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mercoledì 12 ottobre 2011

Ecco come la prescrizione breve farà morire il processo Mills



di PIERO COLAPRICO

IL PROCESSO MILLS, per fare un esempio sportivo, non è una maratona, è come una gara dei cento metri: è, era e sarebbe un processo semplice. Invece, per quello che è successo e sta accadendo anche in queste ore, può diventare un caso da manuale di giurisprudenza. Un caso, da studiare nelle università come una metafora del potere che non vuole affrontare a viso aperto i processi.

Oggi, infatti, comincia una discussione importante e anche sorprendente nella sede della Commissione giustizia del Senato. Bisogna accelerare, mettersi ventre a terra, correre: è l'ordine. Tutto il dibattito riguardava le intercettazioni telefoniche e nessuno a Palazzo Madama se l'aspettava, ma questa nuova fretta viene accettata perché serve soprattutto a uno. A
Silvio Berlusconi. La cosiddetta "prescrizione breve" è necessaria per salvare il nostro premier dal rischio di una condanna. "Brutta" sul piano dell'immagine. Gravissima nei fatti: se avviene, lo considera come uno che ha corrotto un testimone di giustizia.

Di questa affannosa "prescrizione breve" in discussione oggi non esistevano più tracce sull'orizzonte politico. Perché è stata riesumata così rapidamente? Per comprendere la paura (un po' folle) di Berlusconi e dei suoi legali basta più che "conoscere", "riconoscere" la valenza di alcune date.
La prima è fondamentale. Oggi in Italia la prescrizione si è già abbassata grazie alla cosiddetta Cirielli, che servì - ricordiamo - ad aiutare Cesare Previti, braccio destro di Berlusconi, ex senatore, condannato per corruzione in atti giudiziari.

Conti alla mano,
la prescrizione per il processo Mills scatta nel febbraio 2012. Vale a dire questo: se non si arriva all'emissione della sentenza entro questa data, il processo si dissolve (prescrive) esattamente come la Carrozza di Cenerentola a mezzanotte. Per molto tempo, le difese del premier erano riuscite ad allungare il brodo dei testimoni, portando gente che non ricordava, non sapeva, ma parlava e parlava. Finché il 19 settembre scorso, il tribunale milanese dice no al tandem Ghedini-Longo e decide di sforbiciare la lista testi.

Fissa per il
24 ottobre l'interrogatorio dell'avvocatone inglese un po' in disgrazia David Mills. E per il 28 c'è l'interrogatorio dell'imputato Berlusconi. Non è finita. Ecco già stabilite - attenzione - sei udienze a novembre. Si può dunque arrivare alla sentenza, e ben prima del fatidico secondo mese dell'anno prossimo: non ci sono dubbi.
Occorre adesso - per leggere la filigrana di questa storia, che ci racconta parecchio dell'Italia di centrodestra e di come ha governato - un'altra manciata di "date-Mills". Tutto è, in realtà, sotto gli occhi di tutti.

La richiesta di rinvio a giudizio viene firmata dal sostituto procuratore Fabio De Pasquale nel lontano
10 marzo del 2006. Riguarda due imputati: il legale inglese Mills, che si era occupato del comparto estero di Mediaset e dei conti off shore della famiglia Berlusconi, e lo stesso Berlusconi. Il 30 ottobre dello stesso anno, il giudice Fabio Paparella li rinvia a giudizio: prima udienza il 13 marzo 2007 e primo blocco nell'estate dell'anno dopo, quando (23 luglio 2008) il Parlamento approva il "lodo Alfano".

Il cosiddetto lodo rende reale e concreta l'idea peregrina che i cittadini non siano uguali di fronte alla legge (come vuole la nostra Costituzione), ma che alcune cariche vengano come "angelicate": non possono contaminarsi con gli obblighi delle leggi penali. I giudici del tribunale sollevano, com'è ovvio, il conflitto (27 settembre 2008) e mentre David Mills s'incammina solitario lungo la via del processo, Berlusconi saluta e sparisce dall'aula.

L'inglese, senza lo scudo parlamentare, ottiene la condanna in primo grado. Segue condanna in appello a
quattro anni e mezzo. Anche per i giudici della Cassazione "il reato si è consumato". Mills però non paga con il carcere: per lui è scattata la prescrizione italiana. Nel frattempo, quello che era il suo coimputato prosegue nei dribbling alla magistratura: se il 7 ottobre 2009 il cosiddetto lodo Alfano viene (come merita) cestinato, se il 29 novembre dello stesso anno Berlusconi torna imputato, gli avvocati chiedono e ottengono di aspettare le motivazioni della sentenza Mills. Per i giudici va bene, nel frattempo viene confezionata l'altra "arma letale": il 7 aprile 2010 il centrodestra approva il "legittimo impedimento". Chi ha da fare per il bene della cosa pubblica (lasciamo perdere ogni commento su come il premier abbia trascorso una non trascurabile parte del suo poco tempo) manda un "certificato" e può saltare il processo come uno studente salta la scuola.

Può essere? Il tribunale (
16 aprile) solleva daccapo la questione, daccapo la Corte costituzionale (come qualunque padre di famiglia) dà torto ai berlusconiani: il processo Mills riprende.

Siamo a un lustro dalla fine dell'indagine preliminare: siamo all'11 marzo di quest'anno e viene riesumata la storia dei 600 mila dollari che dalla holding del premier vanno nelle tasche (estero su estero) dell'avvocato inglese Mills. Contrariamente al passato, adesso Berlusconi, imputato unico, vuole "esserci". Riesce a far passare l'idea che
"di lunedì" può sedere alla sbarra. Il calendario preparato da Livia Pomodoro, prima donna in Italia ad essere presidente di Tribunale, sgrana un rosario di lunedì.

Il processo cammina con passo di lumaca, investiga sulla questione basilare: se Berlusconi sapesse o non sapesse che la sua azienda ha pagato Mills non certo per meriti legali, ma perché non rivelasse quanto sapeva di "losco". Lo stesso Mills, incalzato dal rigoroso fisco inglese, in un'ormai famosa lettera a un importante collega, scriveva: "Mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. (...) Sapevano bene che il modo in cui avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito, ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo lieve) avesse tenuto mr B fuori da un mare di guai, nei quali l'avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo".
La questione non è da "cento metri"? Dal 19 settembre scorso, da quando i tempi processuali sono tornati "normali", la soluzione sembrava avvicinarsi. Ma con Berlusconi c'è spesso un "ma".

Ed eccoci così alla nascente legge sulla prescrizione breve. Che cosa vuole? Senza entrare in dettagli complessi, possiamo sintetizzare così il calcolo, sapendo che il massimo della pena prevista per
corruzione in atti giudiziari è oggi di otto anni.

La legislazione attuale, dopo la Cirielli-Previti, stabilisce che la condanna sparisce nel nulla quando è trascorso un periodo di tempo preciso. Dev'essere pari alla condanna massima prevista, più un quarto: otto anni (la pena) più due (un quarto di pena) fa dieci anni (quelli che scadono il prossimo febbraio).

Ora che il processo Berlusconi-Mills è alle battute finali, l'ipotesi del centrodestra - proprio da oggi in discussione al Senato, con 150 emendamenti dell'opposizione - regala
uno sconto ulteriore a chi è incensurato: alla pena massima prevista bisogna aggiungere un sesto. Nove anni e quattro mesi invece di dieci. Poco? Tanto?
È quel "pizzichino" che basta per il processo Berlusconi-Mills e per rivitalizzare il premier. Se il testo passa al Senato, a fine ottobre il parlamento può votarlo: se accade, farà "abortire" di fatto la sentenza, qualsiasi essa sia. È davvero un caso da manuale, un inedito legislativo assoluto. E una logica politica esiste: dopo l'avvio del processo Berlusconi-Ruby, dopo la lettura delle telefonate del premier sull'"Italia paese di merda", una condanna, se ci sarà, può diventare la goccia che fa traboccare il vaso delle diplomazie.

Il nostro presidente del consiglio non può permetterselo, è chiaro. Ma forse nemmeno noi come Paese possiamo permetterci una leggina che ammazza così tanti processi per ucciderne uno: possiamo domandare perché Berlusconi non si difende mai nel merito delle accuse?

A margine, due circostanze.
Una è "interna": a denunciare un'"amnistia permanente" è stato Giuseppe Cascini, segretario dell'associazione nazionale magistrati. Teme "almeno un milione all'anno" di processi dissolti. Basta un giro nei tribunali per appurare che le condanne si sfarineranno, che le vittime non saranno risarcite. Vogliamo questo?

La seconda è internazionale: l'Onu chiede maggiore severità agli Stati in materia di corruzione e lo stesso sostiene la Commissione Europea, soprattutto in questo periodo di "colletti bianchi" che mettono in ginocchio i risparmiatori. Noi, in Italia, perché andiamo nella direzione opposta?

(12 ottobre 2011)

domenica 26 giugno 2011

Le due testimoni saranno parte civile

di PIERO COLAPRICO

C'è voluto quasi un anno, da estate a estate. Ma la decisione è stata presa. Le due miss piemontesi Ambra Battilana e Chiara Danese si costituiscono parte civile: entrano nei processi sul caso Ruby.

Ambra e Chiara - questa la ricostruzione cronologica - avevano partecipato ad una festa a luci rosse ad Arcore il 22 agosto 2010, restando "sbigottite". Erano state invitate da Emilio Fede a Villa San Martino e, felici e speranzose, tutto immaginavano meno di trovarsi in una situazione così hard. All'uscita avevano taciuto - giovani, di famiglia umile, con il sogno di entrare nel mondo dello spettacolo - e s'erano confidate con poche persone sino all'aprile 2011. Finché erano emerse le ricostruzioni dei rapporti poco cristallini tra la minorenne Ruby Rubacuori e il premier Silvio Berlusconi e Ambra e Chiara s'erano ritrovate "oggetto di ammiccamenti, di battute pesanti, di insulti che creano enorme vergogna". Per tutelarsi avevano presentato alla procura di Milano una memoria, di dieci pagine fitte fitte.

Erano state chiamate subito per l'interrogatorio. I loro ricordi - con le invitate alle "cene eleganti" che si spogliano, ballano e cantano "Meno male che Silvio c'è" mentre la statua del Priapo "gira" tra le disinibite commensali - sono di quelli che restano. E così si arriva a oggi, quando
Battilana e Danese, entrambe nate nel 1992, lo stesso anno di Karima El Mahroug detta Ruby, diventano le prime ragazze a voler entrare direttamente nei processi con il ruolo di vittime. Lo conferma l'avvocato Stefano Castrale, che con la collega Patrizia Bugnano assiste le due piemontesi: "Non so se avverrà già questo lunedì, quando dalla procura viene chiesto il processo per Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, ma l'intenzione - dice il legale - è questa. Stiamo facendo i primi passi formali". Che sia l'inizio di una crepa?

Ruby ha cambiato quattro avvocati e sembra sempre incerta sul da farsi. Le altre papi-girl sinora conosciute - da
Nicole Minetti e Barbara Faggioli a Iris Berardi, che racconta però di aver indossato la maschera del presidente Usa Barack Obama a una festa per il premier - mantengono per ora la trincea del "Era tutto regolare". Ma, intorno a queste ragazze, che si sognavano meteorine, vallette, letterine, conduttrici o comunque benestanti, i segnali non sono positivi. Tutt'altro. Uno dei loro sostenitori, l'agente Lele Mora, nel pomeriggio del 20 giugno è entrato, per bancarotta fraudolenta aggravata, nel carcere di Opera. Le intercettazioni telefoniche - sia quella clamorosa tra Daniela Santanché e Flavio Briatore, sia alcune emerse a Napoli nei giorni scorsi - mostrano un Berlusconi che viene definito dal suo entourage "malato", uno in crisi di credibilità. E dopodomani, davanti al gup Maria Grazia Domanico, si apre l'udienza preliminare per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile (Ruby, per ora).

Stando alle indagini dei pubblici ministeri Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano, i ruoli sono ben definiti. L'agente finito in crac avrebbe avuto il compito, assieme al direttore del Tg 4, di selezionare e reclutare le ragazze. E Nicole Minetti, premiata con l'incarico di consigliere regionale, si occupava della logistica: case gratis, compensi, favori. Nessuno dei tre, almeno così sostengono i legali, sarà presente, a cominciare dal detenuto Mora. Il quale - spiega l'avvocato Luca Giuliante - "non si vuole sottrarre ai suoi doveri", ma evitare fotografi e operatori. Nel frattempo, il
cliente Silvio Berlusconi ha già un processo tutto per sé, che vede nel 18 luglio la prossima tappa. Il premier deve questa corsia diversa non tanto all'accusa di "prostituzione minorile", quanto a quella di concussione: gli è stata contestata, come si sa, per aver telefonato nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 alla questura di Milano, rafforzando la sua richiesta di rilasciare la "minore" (spacciata per nipote del presidente egiziano) con l'immediato invio del "consigliere ministeriale" Minetti. Una situazione che i pm hanno definito di "assedio militare". Nessuno, in quel processo, s'era costituito parte civile. Adesso, con Chiara Danese e Ambra Battilana, qualche cosa potrebbe cambiare.

(26 giugno 2011)

venerdì 15 aprile 2011

Le ragazze smentiscono il premier "Sì, il bunga bunga è un gioco erotico"


PIERO COLAPRICO e EMILIO RANDACIO

È tornato al centro della scena, dopo gli ultimi, e devastanti, interrogatori di Ambra Battilana e Chiara Danese, con la statuetta del Priapo e gli incitamenti a spogliare chi non ci sta, il famoso bunga bunga. Ma come nasce questa stramba espressione? Vale la pena di farne una breve storia, esclusivamente giudiziaria.

In principio fu Noemi Letizia. Alla festa dei suoi diciott'anni, a Casoria, si materializza, tra lo stupore di alcuni e lo sconcerto di molti, Silvio Berlusconi. È il maggio 2009 e porta alla neo-maggiorenne una bella e costosa collana in regalo. Lei, il giorno dopo, è in un biondo visibilio: "Io - dice ai giornalisti increduli - lo chiamo papi, papi-Silvio. Qualche volta, quando è triste, vado a trovarlo e gli tengo compagnia. Mi racconta tante barzellette, come quella del bunga bunga". Eccolo qua, il mondo "bunghesco" che fa capolino con i suoi effetti nefasti per Berlusconi. Veronica Lario legge i giornali ed "esplode": mentre il marito annuncia che è stata "male informata dalle gazzette della sinistra", lei chiede il divorzio.

L'espressione, pur sembrando dimenticata, circola in segreto, finché viene disseppellita, all'improvviso, da Ruby-Karima, la ragazza dello scandalo. È l'estate scorsa e Ruby, esfiltrata da uno spaventato premier dalla questura di via Fatebenefratelli, è arrivata, carica di gioielli e abiti griffati, di stole di volpe e scarpette tacco dodici, in una comunità a Genova. Deve stare lontano - è minorenne - dalle grinfie del suo "amico" Lele Mora. Incontra invece due magistrati, Pietro Forno e Antonio Sangermano. Ai quali racconta di essere stata invitata, lei scappata di casa e poverissima, nella villa dell'uomo più ricco d'Italia. Il quale non voleva esattamente darle un contributo, come pure ha detto, per un laser depilatorio: "La sera del 14 febbraio 2010 Berlusconi mi spiegò che il bunga bunga consisteva in un harem che aveva copiato dal suo amico Gheddafi, nel quale le ragazze si spogliano e devono fargli provare "piaceri corporei". È stata in quella circostanza che io ho opposto un netto rifiuto... Nel bunga bunga tutte le ragazze erano completamente nude".

Se i pubblici ministeri non prendono Ruby per oro colato, ne seguono le piste. Indagano, Mettono anche sotto intercettazione una dozzina di telefoni. E quando Repubblica, il 28 ottobre, rende noti gli essenziali verbali di Ruby, i detective ritrovano un "filo". Il neo arrestato ex prefetto Carlo Ferrigno legge l'articolo e sghignazza con un amico dicendogli: "Ma questo bunga bunga è proprio come mi ha raccontato Maria". Maria viene dunque identificata: è Maria Makdoum, origini marocchine, danzatrice del ventre. Viene convocata il 15 gennaio scorso e, interrogata da Ilda Boccassini, dice, tra l'altro: "Eravamo più o meno una ventina di ragazze, quando la cena finisce, il presidente più o meno testualmente dice: "E ora facciamo bunga bunga"... Le due gemelle De Vivo, che erano in pratica in mutande e reggiseno, cominciano a ballare in maniera hard, avvicinandosi al presidente, che le tocca e le ragazze toccava il presidente nelle parti intime". Serataccia, per Maria: si dichiara "inorridita".

E stessa serataccia per un'amica di Nicole Minetti, consigliere regionale e animatrice delle notti calienti di Arcore. Melania Tumini è una laureata ambiziosa e, nonostante sia stata "briffata" (da briefing), nonostante sapesse di ritrovarsi anche in compagnia di "zoccole, di disperate delle favelas" (parole dell'amica Nicole), è in totale imbarazzo. Non ha nulla a che spartire con quello sciame di ragazze che, indossando "abiti succinti", dà via al "puttanaio". A gennaio il bunga bunga dovrebbe essere cosa nota, ma c'è sempre qualcuna che cade dalle nuvole. Come Natascia, ventenne, ex-compagna di scuola di Aris Espinoza (una delle ragazze della Dimora Olgettina). Ha partecipato il 6 gennaio all'ultimo bunga bunga noto di Arcore, undici giorni dopo incontra i magistrati, racconta che era stata presa in giro dalle altre: "Ma come, non sai niente?". Per Natascia era "un termine sconosciuto". Ma il senso della frase è immediatamente comprensibile: "Il presidente toccava il seno o le parti intime o il sedere..." alle papi-girl, "Io non ho avuto il coraggio... Vedendo il presidente di persona, nonostante il denaro che avrei potuto ricevere, sinceramente non me la sono sentita".

É così che, dopo le testimonianze di quattro ragazze che non si conoscevano, spunta anche la statuetta del Priapo, usata dalle ragazze tra le risate di papi-Silvio, e descritta lunedì ai magistrati dalle diciottenni Ambra e Chiara. Ma anche prima di loro il bunga bunga non era quel sinonimo di "cene eleganti" che il premier, giurando persino sui nipoti, va raccontando in giro.

(15 aprile 2011)

giovedì 14 aprile 2011

"Questi bignè domani a Arcore e Silvio dimenticherà la Bonasia"


di PIERO COLAPRICO ed EMILIO RANDACIO

Esiste, sostengono i pubblici ministeri, uno "schema" collaudato: seleziona le ragazze e le porta alle feste a luci rosse organizzate a beneficio del premier Silvio Berlusconi, l'"utilizzatore finale" di show girl e prostitute. Le clamorose testimonianze di Ambra Battilana e Chiara Danese, pubblicate ieri da Repubblica, lo confermano.

Questi i fatti. La sera del 22 agosto scorso ad Arcore, insieme con Berlusconi, c'erano sedici ospiti. Oltre al direttore del Tg4,
Emilio Fede, e al consigliere regionale del Pdl, Giorgio Puricelli, ci sono ben quattordici ragazze. Gli investigatori, scrupolosamente, annotano come "sembrerebbe che alcune persone abbiano trascorso la notte all'interno della villa. Si tratta di nove ragazze. Lisa Barizonte, Iris Berardi, Roberta Bonasia, le gemelle Imma ed Eleonora De Vivo, Marystell Polanco, Nicole Minetti, Ioana Visan e l'ultima che identificano come "tale "Marisiel"". Ci sono però tre telefonini che si allontano da Arcore alle 3.31. A chi appartengono? A Fede, Ambra e Chiara. Quindi, è evidente che le due diciottenni "non ci stanno" (come avevano detto) e vanno via: accompagnate da chi le ha portate ad Arcore.

Ma "come" le ha portate Fede? E perché? È sufficiente scorrere i faldoni raccolti dalla procura per rendersi conto - a dispetto della controffensiva berlusconiana - come funziona il meccanismo. C'è un "dietro le quinte" per abbindolare le due ragazze, che sognavano di entrare nel mondo dello spettacolo, ma si sono ritrovate, come dicono, "in fatti più grandi di noi". Si mette in moto, questo congegno, il 21 agosto, quando l'agente dei divi
Lele Mora, considerato l'arruolatore, e il giornalista Mediaset, nel ruolo di selezionatore, scambiano qualche opinione su Daniele Salemi, manager delle due ragazze. E Fede dice: "È arrivato con queste due splendide, Chiara e Ambra, mamma mia ragazzi, che belle!". Dunque, non c'è alternativa: "Bisogna portare ad Arcore quel bignè domani sera".

E il giorno dopo, giorno di bunga bunga, alle 17 e 29 il direttore del Tg4 richiama Mora e lo allerta: "Ho parlato con lui (Berlusconi) oggi pomeriggio alle tre e mezza... È stanco e incazzato per 'sta storia di Bossi e Casini, poi ha detto che andava alla partita", la finale a San Siro del trofeo Luigi Berlusconi. "Silvio aveva capito che conoscevo delle ragazze, dice: "Portale". Sono quelle due belle che mi hanno presentato ieri sera", queste Ambra e Chiara che Fede ha già ricevuto a Milano 2. Si è offerto di dare loro ripetizioni di televisione a casa sua, le ha "provinate" nel giardino di un costoso ristorante-albergo. E perché ci tiene, a Chiara e Ambra?

Per controbilanciare la "fidanzatina" del premier,
Roberta Bonasia: "Ha preso già troppo possesso, pretende tutto". Mora concorda: "Ho capito, cambiamo, eh?". Impresa difficile, lo stesso Fede ne è conscio: quella ragazza che si traveste da porno-infermiera, che è miss Torino 2010, "non gliela togli, perché lui (Berlusconi) è preso". Alle 17,56 Mora contatta il manager Salemi, mentre le due partecipano alle selezioni di miss Piemonte, e poco dopo è lo stesso Fede a farsi sotto, chiama il manager, si fa passare Ambra e rilancia: "Tanto stasera forse ceniamo insieme, no?". Fa il simpatico: "Beh, ieri ci siamo divertiti, poi, alla fine". E a Chiara, la più impacciata delle due, domanda: "Allora, abbiamo imparato a parlare?".

Le ragazze finiscono la gara, sono stremate, alle 22.12 Fede viene informato dalla stessa Ambra di aver vinto il titolo di miss Piemonte. "Eh, non avevo dubbi - si congratula - e stasera festeggiamo". I festeggiamenti ad Arcore diventano "un incubo": barzellette zozze, gira la statuetta del Priapo, si succedono spogliarelli, toccamenti, tutto è talmente "sconcio" che Ambra e Chiara decidono di fuggir via. Eppure, a qualche cosa sono servite. Il 23 agosto Fede ragguaglia Mora sullo svolgimento della serata: "Abbiamo fatto un po' tardino... abbiamo spazzato via come era prevedibile spero quella Roberta (Bonasia), che è una stronza di merda... quando ha visto queste due (Ambra e Chiara) è impallidita... Bene, è arrivato lui, non l'ha più cagata per tutta la serata, perché guardava queste, capito?".

Ragazze come pasticcini, come numeri, come "cose". Ragazze semplici. Ambra, che vive a Torino in una casa popolare all'ex villaggio olimpico, ancora a settembre, spinta dal manager, cerca al telefono Emilio Fede. Vuole comunque ringraziarlo.

Sul Tg4 è stato messo in onda un servizio su Miss Italia: "È un onore sapere che mi sostiene", dice Ambra. E perché Fede la sostiene? "Sappiamo - le invia un sms il manager Salemi - che uno dei venti uomini più potenti del mondo ti muore dietro e ti ha pensato tutta la sera. Come ti senti...". Chissà, davvero, come ci si sente.

(14 aprile 2011)

martedì 5 aprile 2011

"Tredici ragazze ad Arcore con Ruby" E spuntano 520mila euro dati alla Trevaini


Per capire: se paragoniamo l'"udienza-Ruby" di domani a una partita di calcio, quello che succede non equivale all'ingresso in campo delle squadre, né tantomeno al fischio d'inizio. Sarà un po' come osservare dagli spalti i giardinieri che sistemano il terreno di gioco. Nonostante ciò, almeno 115 giornalisti hanno chiesto di "esserci", e già subito, con penne, taccuini e computer. Fuori del rettangolo dei marmi della grande aula, al primo piano, restano macchine fotografiche e telecamere: lo scopo, viene detto, è evitare la "spettacolarizzazione". In procura si cita, come esempio da non ripetere, "la bava alla bocca di Arnaldo Forlani", segretario della fu Dc inquadrato balbettante, in primo piano, durante il processo a Sergio Cusani. In queste ore viene tentata un'ultima mediazione: telecamere sino all'ingresso del tribunale, telecamere quando il tribunale è uscito dall'aula. Vedremo la mattina del 6 aprile quale sarà la decisione, Silvio Berlusconi comunque ha fatto sapere che quella mattina non ci sarà.

Tredici ragazze per Ruby
I pubblici ministeri hanno chiesto il 16 marzo scorso alla direzione centrale anticrimine della polizia di accertare se i telefonini di trentatré giovani donne, tra show girl e papi-girl, fossero ad Arcore in alcuni giorni. E cioè, in alcune delle date in cui a Villa San Martino era ospite di rango anche la ragazza-perno dell'inchiesta, Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori. La risposta, per ben tredici di loro, è: "Sì c'erano". In teoria, tredici testimoni su quanto Ruby, allora "favorita" del premier, ha detto e fatto con loro.

"È emersa la presenza, in quell'area e nei periodi indicati" di - l'elenco è in ordine alfabetico - Ioana Claudia Amarghioale, 21 anni; Lisney Barizonte, 26 anni; Maria Letizia Cioffi, di 33; Cuneta Gemma, 34; Marianna e Manuela Ferrera, 27; Marincea Florina, 28; Miriam Loddo, 28; Cinzia Molena, 32; Roberta Nigro, 34; Camila Sousa, 27; Alessandra Sorcinelli, 27; e Silvia Trevaini, 28. C'è chi è stata in un week end, chi un altro, molte si sono fermate nel ponte del XXV Aprile, quando un Silvio Berlusconi s'era detto "radioso" e aveva incontrato al teatro alla Scala il presidente Giorgio Napolitano e in Brianza il leader russo Wladimir Putin.

Contatti telefonici
Salvo errori di stampa da parte dei poliziotti, l'ex cubista e consigliere regionale Nicole Minetti, aveva il telefonino rovente. Ci sono contatti tra lei e alcune delle presenti. Record (572 contatti) con Alessandra Sorcinelli, poi 364 con Loddo, 360 con Barizonte, 112 con Cioffi, 90 con Nigro, 48 con Cinzia Molena, meno di venti con Trevaini e Amarghioale. Questi numeri, incrociati con le relativamente poche telefonate registrate (per le intercettazioni sono stati spesi in tutto 26mila euro), possono evidenziare meglio la via da seguire nei cruciali interrogatori in aula.

I versamenti alla Trevaini
Una delle più assidue delle feste secondo questi ultimi controlli sembra Lisney Barizonte. Di Silvia Travaini c'è solo una data, la notte tra il 27 e il 28 febbraio. Ma alla giornalista di Studio Aperto è dedicato un corposo supplemento d'indagine eseguito dalla finanza. Ha ottenuto una casa, costosa, in pieno centro a Milano. E prima di questo importante acquisto, ha venduto un suo immobile a Segrate a chi? Proprio a una società collegata a Berlusconi, e a caro prezzo. Quando nel marzo del 2009 acquista la casa milanese, chi la paga? "Dall'analisi dei conti correnti" intestati alla Monte Paschi Siena a Silvio Berlusconi e al ragionier Giuseppe "nell'anno 2009 emergono numero quattro operazioni per un totale di euro 440 mila a favore" della giovane giornalista. Inoltre, sempre a suo favore, e sempre nel 2009, ci sono tre generosi bonifici, "con causale "prestito in fruttifero"", per 80 mila euro.

Parte civile
Questo supplemento di indagine per la lista testi mette meglio in evidenza due strategie. La difesa punta a soluzioni politiche e tecniche "fuori" dall'aula. Dentro crede di avere qualche chance circondando Ruby-Karima di persone, anche famose, che la contraddicono, la smentiscono e la screditano. L'accusa, invece, sostiene di aver superato le fondamentali, ma anche ingenue e contraddittorie dichiarazioni della minorenne, grazie alle indagini sul territorio milanese. Ruby, nel frattempo - anche questo dicono le ultime carte depositate - non sta ferma ad aspettare. Ha "fatto pace" con Katia Pasquino, la ballerina con cui divideva la casa nella zona di corso Buenos Aires, la querela di furto è stata rimessa "il giorno 24 marzo 2011, alle ore 17.40".

La neo-maggiorenne al centro dello scandalo sta "chiudendo" ogni pendenza e sembra decisa a costituirsi parte civile. Questo fatto, però, non significa schierarsi dalla parte della Procura. Solo "esserci" quando Berlusconi sarà accusato della concussione e dei rapporti a pagamento con una minorenne: lei, la Ruby Rubacuori, che appena arrivata da Letojanni sbarca nella Milano by night, si avvolge ben presto in un'allucinante stola di volpe, vanta i gioielli comprati dal premier e sventola ridendo tante banconote da 500 euro. Che notti, quelle notti.

(05 aprile 2011)

sabato 12 marzo 2011

Ruby, nelle carte della Procura spuntano le foto dei festini ad Arcore


PIERO COLAPRICO

Lo stillicidio sull'imputato unico prosegue. Quattro nuovi "cd" sono stati consegnati ieri dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini agli avvocati di Silvio Berlusconi. Sono un "supplemento" d'indagine. In totale, i cd dell'inchiesta salgono a quota ventiquattro. E bisogna tenere gli occhi fissi sulle due accuse, concussione e prostituzione minorile.

Serve a capire quello che sta accadendo in vista del processo del 6 aprile, senza farsi frastornare da pezzi d'intercettazioni e lacerti d'interrogatorio.
In queste nuove carte ci sono - tra l'altro - quattro argomenti.
Uno, alcune fotografie delle ragazze e qualcuna di queste è decisamente volgare. Poi, il progetto di uno studio dentistico super-vip che voleva acquistare Nicole Minetti. Un'analisi del conto corrente "privato" di Silvio Berlusconi e il ruolo di un finanziere che sta al valico tra Italia e Svizzera. A che cosa servono questi "fatti nuovi"? E perché darli così urgentemente ai difensori?

Cominciamo con "il senso" delle fotografie. Come si ricorderà, Berlusconi, nelle sue difese via video ai fan politici, ha raccontato che a casa sua "entrano solo persone perbene" e che "il bunga bunga è una barzelletta", anzi venite che vi divertirete, "è tutto lecito". Purtroppo per lui, in queste immagini, secondo indiscrezioni, vengono inquadrate proprio alcune di queste "ragazze perbene" che, in primo piano, sia ad Arcore, sia altrove, mostrano varie parti del corpo (di solito coperte) e mimano quello che succede al "tranquillo" bunga bunga al quale aveva invitato i giovani cattolici: autoerotismo e baci saffici, insomma siamo alla smentita secca al Berlusconi indignato, quello che rivendica di non pagare le donne.

Queste immagini, a quanto si dice, avranno ulteriori riscontri nei file audio: quelli che si scambiavano le ragazze attraverso i telefonini BlackBerry, e che saranno allegati (martedì prossimo) all'inchiesta bis, sulla prostituzione. Con l'ottantenne direttore del Tg4 Emilio Fede, l'agente in bancarotta Lele Mora e la consigliere regionale
Nicole Minetti indagati principali.

Veniamo, appunto, a Nicole Minetti. Ha 25 anni e sa quello che rischia, anche per essere stata mandata ("Ti presenti bene, sei incensurata", le aveva detto Silvio Berlusconi) in questura, con "l'incarico ministeriale" di prelevare la minorenne Ruby-Karima. In alcune sue telefonate, lei parla d'investimenti immobiliari. In una di ottobre, con Barbara Faggioli, sempre più triste, sempre più lontana dalle feste di Arcore, che le domanda: "Va bene, gli chiedo anche quanto vendono al metro?", la risposta di Nicole è netta: "Ma chi se ne frega, se è 10 o 12, dov'è che vai tu lunedì?! Ecco! chi se ne frega! Eh scusa, non ho capito (...) chiama e senti se oggi pomeriggio riusciamo ad andare".

La procura ha rintracciato un architetto: i tempi coincidono e l'idea di Nicole era creare uno studio dentistico di alto livello. Affare andato a monte, perché molto, quando si è saputo delle confessioni di Ruby, è andato a monte nel giro delle habitué delle porno-feste di Arcore.
Infine, sui rapporti reali tra Fede e Mora, e tra Berlusconi e Mora, e tra tutti loro con Ruby, c'è davvero da perdere la testa. Ma un fatto è certo. Berlusconi ha "foraggiato" Mora. E parecchio. Il concetto antimafia di Giovanni Falcone, Follow the money, segui i soldi, è stato sviluppato non poco in questa inchiesta. E così gli accertamenti sui movimenti bancari di Silvio Berlusconi continuano e le indagini integrative ritirate ieri in procura dai difensori lo confermano. A parte i bonifici alle ragazze del bunga bunga, a show girl e a escort varie, ci sono sei assegni, cambiati in contanti dal fido ragionier Spinelli nel dicembre 2010 per un totale di 1 milione e 550.000 euro. In più, un finanziere, che lavora al valico Italia-Svizzera, e che era in contatto con Lele Mora, ha parlato con i pubblici ministeri.

(12 marzo 2011)

sabato 5 marzo 2011

"Alle cene lui è il protagonista e unico uomo"


PIERO COLAPRICO

Più passano i giorni, più gli avvocati si rendono conto della qualità del "materiale" che è stato depositato dalla procura milanese. Più passano i giorni, più si chiedono quale altra tegola giudiziaria possa precipitare sulla testa del premier grazie alle indagini, non ancora finite, nell'inchiesta parallela. Quella su Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti, indagati, con altri tre personaggi minori, per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Il cosiddetto "avviso di fine indagine", in programma due settimane fa, ritarda. Ritarda sempre. Slitta alla prossima settimana. Come mai? C'è sotto qualche cosa d'importante?

Per comprendere la situazione - che sembra realmente in movimento - esiste qualche minima traccia. Vanno tenuti in considerazione
tre fattori. Innanzitutto un'intercettazione. A parlare è Imma, e cioè una delle due gemelle De Vivo, napoletane: "Il mio portafortuna", scherzava Berlusconi. È il 25 settembre e Imma cerca di convincere un'amica a partecipare a una seratina ad Arcore. La ragazza tergiversa: "Allora ti dico una cosa, parla con me che comunque sono competente, nel senso che non ti dico una cazzata. Non ci sono altri uomini - assicura Imma - al di fuori di (Berlusconi), quindi non puoi trovare il papà della tua amica. Impossibilissimo! Quando io vado a queste cene, e sono molto rare, c'è solo lui come uomo. È unico e solo protagonista esclusivo. Non c'è un altro maschio al di fuori di (Berlusconi). Quindi il papà delle tua amica non lo trovi mai e poi mai. Perché quando ci sono altri uomini, ci sono solo lui e gli uomini. Non ci sono le ragazze".

Forse una solidale solitudine lega Papi-Silvio alle sue giovani e giovanissime invitate? Ma non è la reiterazione di questo schema fisso di feste da "disperaticion più totale" (copyright Nicole Minetti) che importa alla procura: importa che su questo scenario compaia Ruby-Karima. È marocchina, scappata da casa in Sicilia, e ha diciassette anni e mezzo: e il premier, sostiene sempre l'accusa, lo sa.

Il secondo indizio incrocia il destino di Barbara Faggioli. È da un po' che il premier ha cambiato gusti, tanto che lei, davvero una delle più fedeli papi-girl, se ne lamenta con Emilio Fede: "So che stasera fa cena, non mi ha chiamato, ormai preferisce invitare le cubane, le venezuelane, sai, va Maristhell, Iris...". E, in effetti, in un sms delle 22.36, mandato da una delle habitué De Vivo proprio all'italo-brasiliana Iris Berardi, si legge che intorno al premier ci sono "2 di Roma, 2 gemelle di Brescia Miriam Annina, Raffa l'infermiera e altre che non conosco". Quindi, è una Barby Faggioli sempre più in crisi quella che, lo scorso gennaio, dice a un'altra papi-gilr, Airis Espinoza: "É il primo anno dopo sei anni che non passo un capodanno con lui, e me ne vado a fare una vacanza mia. Dopo sei estati, sei capodanni, sei compleanni, uno ci sta".

Ma questa ragazza, per la quale sembrava disegnarsi anche un futuro in politica, è nata il
5 giugno 1986 a Cagliari. E allora: quando ha cominciato ad essere così assidua del premier? A che età? "Sii furba e basta, prenditi quello che ti devi prendere e poi levati dai c...", le consiglia Elenoire Casalegno, ma è chiaro che un interrogatorio sarà irrinunciabile. Perché più si leggono le tante, persino troppe carte, più si rende evidente la vulnerabilità di Silvio Berlusconi nelle sue serate di bunga bunga e dintorni. Non si sa mai bene chi sia in casa sua: amiche di amiche. E se di una di queste è "tutto preso", le altre non concordano: "Hai presente una zingara? Ma infatti, più è disperata meglio è...".

È, secondo indiscrezioni, questa rivalità tra ragazze, miscelata alla delusione nei riguardi del premier che tanto ha promesso e poco ha mantenuto (pure nelle feste), a diventare esplosiva. Mentre un altro pericolo per il premier si annida, secondo gli avvocati, in quello che ha detto Nicole Minetti durante l'interrogatorio assistito da Daria Pesce. Perché, chiedono i magistrati al consigliere regionale, andò proprio lei a recuperare la minorenne Ruby-Karima in questura? Risposta: "Berlusconi mi disse "Vai tu perché sei una persona per bene,
sei incensurata, ti presenti bene"" eccetera.

Ecco, quest'"incensurata" sembra pericolosissimo: se quella di Nicole fosse stata una missione diplomatica per liberare la nipote di Mubarak, ci sarebbe stato bisogno di tanta preoccupazione? Di tanta "apparenza"? Insomma, se la terra sotto i piedi di Berlusconi già trema, altre scosse sembrano in arrivo.

(05 marzo 2011)

venerdì 4 marzo 2011

Il padre: mai truccata l'età di Ruby La procura respinge i dubbi di Berlusconi


di PIERO COLAPRICO e MASSIMO LORELLO

Spallucce. Sorrisi e no comment. Classico gesto del tipo "Ma quando mai?". Negli uffici della Procura milanese l'ipotesi lanciata da Silvio Berlusconi in persona, di una Ruby più "vecchia" di due anni, e dunque "non minorenne" non crea sussulti. Anzi, un investigatore osa una considerazione: "Se puntano su questo, vuol dire che cominciano a rendersi conto di essere messi proprio male".

Come sappiamo, alla magistratura milanese risulta questo:
Karima El Marough, detta Ruby Rubacuori, scappata da casa adolescente, una giovinezza da girovaga tra comunità e concorsi di bellezza, discoteche e corsi di recupero scolastico, frequentazioni molto pericolose, è nata l'1 novembre 1992 a F. B. Salh, Marocco. Quando il 14 febbraio 2010, giorno di San Valentino, entra ad Arcore, e incontra l'"utilizzatore finale" Berlusconi (che di lei s'incapriccia) ha diciassette anni e mezzo. E l'avvocato Venera Scrima, che segue le vicende della famiglia El Marough da molto tempo, lo sa.

Anzi, il padre di Ruby, che ieri sera si rifiutava di parlare, le ha detto: "Ma scusi, se mia figlia fosse stata due anni più grande, avremmo passato tutto 'sto tempo a correrle dietro perché era minorenne? La questione sarebbe stata già chiusa, con dolore, ma io sarei uscito prima da tutti i guai". Sulla registrazione del certificato di nascita in ritardo all'anagrafe marocchina è ancora più tranchant: "Sono cose che in Marocco accadevano cinquant’anni fa quando si partoriva in casa, figuriamoci se nel 1992 può accadere un fatto simile...".

Il premier Berlusconi, che pure ha baciato l'anello a uno come
Muhammar Gheddafi, deve pensare che l'Africa Mediterranea sia rimasta indietro, quasi al tempo del Fascio: "Abbiamo le prove che non era minorenne, è stata registrata all'anagrafe due anni dopo essere nata", si ostina a dire. Le prove? Silvio Berlusconi non le mostra. Anzi, da quando si conosce la storia di Ruby e la sua "balla" in questura sulla nipote di Mubarak, il premier ha affastellato una serie di "prove" molto di comodo tanto sul bunga bunga (come festa dove ci si diverte "lecitamente") quanto sull'aiuto che fornisce "a tante persone bisognose" (e che siano in larghissima maggioranza giovani, carine e "easy" sarà una semplice coincidenza).

Quello che Berlusconi sembra non voler fare è informarsi almeno un minimo. C'è una lettera pubblica del padre di Karima-Ruby. È stata diffusa dalla stessa avvocatessa, insieme con Irene Visigoti, del Movimento per la Vita: "Il signor El Mahroug non ha mai cacciato di casa la figlia. Quando, ancora quattordicenne, Ruby fuggì di casa, iniziò a cercarla, assieme alla madre, nel tentativo di sottrarla alle disavventure che inevitabilmente la ragazza ha dovuto affrontare (...) Il signor El Mahroug non ha mai lanciato l'acqua bollente sulla figlia. La cicatrice risale ad un incidente in cui la piccola aveva un anno e si trovava in Marocco, mentre il padre era in Italia. L'età di una cicatrice si può periziare facilmente (...)".

Berlusconi è ricchissimo, il padre di Ruby fa fatica a coniugare il pranzo con la cena, e "per essere aiutato ad accogliere e sostentare l'ultimo nato, quattro anni fa", il papà di Ruby ha cercato l'aiuto di chi sostiene la famiglia. E più volte si è sfogato, queste testimoni attendibili hanno raccolto "la sofferenza e la disperazione del signor El Mahroug, che ha sempre trepidato per la sorte della propria figlia". Una figlia minorenne che, abbandonata a se stessa e senza un tetto, è entrata a Villa San Martino ad Arcore per dieci volte, ricevendo, dall'agghiacciante generosità del premier, denaro a pioggia e gioielli. In cambio di che cosa? Lo stabilirà il processo milanese del 6 aprile, che il premier fugge come la peste.

(04 marzo 2011)

giovedì 3 marzo 2011

"Ruby lavorò in Mediaset a 17 anni" La testimonianza dell'assistente sociale


di PIERO COLAPRICO e EMILIO RANDACIO

Esiste un rapporto tra un programma Mediaset, il Chiambretti night, e Ruby-Karima. Al format del Biscione, la marocchina sarebbe stata ospite, più volte, e anche pagata. Ma c'è un problema che dimostra come alla ragazza scappata dalle comunità e dalla famiglia, sembra essere stato garantita una corsia preferenziale dalle emittenti di proprietà del presidente del Consiglio. Quando si entra negli studi televisivi, infatti, si lascia un documento. O, comunque, si viene identificati. E che cosa racconta Ruby, oltre quello che già sappiamo?

L'assistente sociale P. G. ricorda che il 7 giugno la diciassettenne le chiede di essere "inserita in una comunità di Milano, perché lavora in città". P. G. aggiunge che "la ragazza mi chiese di essere collocata della città perché lavorava in un bar e inoltre per il "Chiambretti night" tre volte alla settimana". Ad E. G. altra assistente sociale, dice: "Ci parlò in particolare delle sue frequentazioni a Villa San Martino di Arcore, della sua conoscenza con Lele Mora ed Emilio Fede, dei suoi contatti con Mediaset". E ai pm racconta: "Quando ho ripreso i contatti con Mora, questi mi ha fatto lavorare sia al Chiambretti night, sia in sfilate di moda". Ruby, dunque, entra in un programma Mediaset. E a differenza di quanto dice, non è che ci lavora davvero, ma viene fatta accomodare tra il pubblico. Sembra che nelle settimane scorse, alcuni dirigenti televisivi abbiano controllato: Ruby c’era eccome. Almeno quattro.
È stata pagata? L'ha portata Mora, l'ha aiutata Emilio Fede ad entrare?

Ruby spiega che a spingerla a Milano è stato proprio il direttore del Tg4: "Ci disse che abitava in Sicilia - prosegue nel ricordo l'assistente sociale - che aveva partecipato a un concorso di bellezza dove aveva raccontato la sua storia... Emilio Fede rimase così colpito da dirle :"Se vuoi far televisione io ti posso aiutare"". I detective troveranno il filmato della manifestazione (era il 3 settembre 2009), con Fede che sottolinea la storia della minorenne Karima, nata nel novembre 1992.

Il direttore è spesso al centro dell'inchiesta. Come si sa è lui che viene accusato di aver portato Ruby la prima volta ad Arcore e, qualche settimana fa, in diretta, se la prese con il suo ex caposcorta, Luigi Sorrentino, minacciandolo di querela perché aveva parlato di ragazze in babydoll rosso durante la festa di San Valentino del 2010 ad Arcore. Ma c'è di più. Che cosa ha detto Sorrentino nel verbale? "Io sino all'aprile 2010 ero inserito nell'apparato fisso di sicurezza del direttore", dice. Per circa tre anni. Con lui c'erano i colleghi P. e B., i quali non parlano. Strana storia, la loro. Scortavano Fede a Milano Marittima, è scoppiato l'airbag della macchina ed entrambi sono "in cura da uno psicologo" e ora non ricordano nulla delle serate ad Arcore.

E come mai Sorrentino non è stato più la scorta di Fede? "La mia rimozione dal servizio si è verificata a seguito di una discussione avuta una sera dopo averlo accompagnato in un ristorante. Poiché pioveva e faceva anche freddo, io e i miei colleghi ci siamo tutti e tre messi in macchina. A un certo punto, Fede è uscito, io immediatamente mi sono portato presso di lui, però ho subito capito che si era contrariato del fatto che noi non eravamo rimasti fuori in piedi ad aspettare che uscisse. Lo abbiamo accompagnato poi a casa sino all'ascensore, in quel frangente il signor Fede era in compagnia di due sue amiche e mentre eravamo in attesa dell'ascensore lui fece la battuta: "Vedi come mi scortano bene queste persone". Lui aggiunse che avrebbe immediatamente chiamato il generale per comunicare che l'apparato di sicurezza non aveva funzionato. Il giorno dopo venni rimosso".

Un altro pilastro accertato dall'inchiesta è che le parentele di Ruby con Hosni Mubarak (a differenza di quanto dichiara ancora oggi il presidente del Consiglio), erano false. E la questura se ne è accorta subito. La verità emerge da un verbale sinora in parte segreto, quello di Ivo Morelli, e cioè il superiore della poliziotta (Giorgia Iafrate) che affidò la minorenne marocchina a Nicole Minetti. "La minore - ricorda Morelli - sin dai primi accertamenti non risultava imparentata a Mubarak, ma si trattava di una cittadina marocchina scappata da una comunità di Messina".

Ieri sera, intanto, è scattata una bonifica nella sede Fli di Milano per vedere se, come prospettava il padre della starlette Barbara Guerra in una telefonata intercettata, vi erano state collocate microspie.

(03 marzo 2011)

sabato 26 febbraio 2011

Ruby, ecco i bonifici del premier alle ragazze del bunga bunga


È una lettura molto preziosa, quella delle 782 pagine della richiesta del giudizio immediato per Silvio Berlusconi. Fanno impressione i bonifici del premier a tredici nomi di donne. Ci sono, in questo corposo fascicolo processuale, anche gli assegni che Lele Mora, agente in bancarotta, fa ad Emilio Fede, direttore del Tg 4, il quale li incassa. E c'è molto altro, ma queste pagine, scritte dai pm e accettate dal gip Cristina Di Censo, regalano, alla primissima impronta, una precisa chiave di lettura: la procura ha «investito» sulle informazioni di Ruby. Non ha preso per oro colato i suoi verbali «da vittima», pubblicati in esclusiva da Repubblica e più che sufficienti a comprendere il «contesto» di una minorenne, scappata di casa, che si ritrova a Villa San Martino, ricoperta di gioielli e denari, e circondata dai complimenti e dalle voglie di un uomo di 74 anni, ricchissimo. I pubblici ministeri hanno in parte tralasciato alcune parole, si sono concentrati su quelle che portano ai reati. E, pagina dopo pagina, rendono chiaro come e perché intendono procedere per i due reati dell'accusa al premier: e cioè la sua concussione (l'aver fatto uscire Ruby-Karima dalla questura, la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010) in modo da occultare la «vergogna» (che costa carcere da sei mesi a tre anni) di essere utilizzatore finale di una ragazzina immigrata, libera finché si vuole, ma non maggiorenne.
IL CATALOGO DEI BONIFICI
Follow the money, diceva Giovanni Falcone, e follow the money hanno fatto a Milano. In un anno, dal primo gennaio 2010 al 14 gennaio 2011, data delle perquisizioni alle ragazze della Dimora Olgettina, quanti bonifici ha fatto Berlusconi? «L'elenco operazioni di bonifico con destinatari noti estratti dal conto Monte dei Paschi di Siena intestato a Berlusconi Silvio» ammonta a
483mila euro, per ventinove volte. Tutte sono sotto la voce «prestiti infruttiferi» (questa la causale) e quindi in questo computo non vanno i soldi in contanti, consegnati bunga bunga dopo bunga bunga. Per la show girl Alessandra Sorcinelli, 26 anni, «meteorina» di Rete 4 e poi madrina di «Affari tuoi», va quasi un terzo dei bonifici, 115 mila euro, ed è curiosamente la prima in classifica. Anche perché, due anni prima, il 16 aprile 2008 aveva avuto come regalo una Land Rover modello Range Rover Sport 3600 cc, di quasi 74 mila euro (con optional vetri scuri, inserti in radica e viva voce), saldato alla concessionaria Monzacar da un conto della Banca popolare di Milano con «ordinante» Giuseppe Spinelli.

Seguono
Adelina Escalona Maria Alonso - con ben 50 mila in un'unica tranche, a luglio - e Valentina Costanzo (sarà la stessa mora e prosperosa concorrente del «Grande Fratello»?), 40 mila, anche lei in una sola volta, nel maggio del 2010. Con 36 mila euro, il 18 maggio, si rimpingua il conto di Mariagrazia Veroni. Per Anna Restivo un solo bonifico da 32 mila e a Konstanze Girth poco meno, 31mila euro, ma in tre sospirate rate. A pari merito, Albertina Carraro ed Erminia Salmieri, con 30 mila. Scendiamo con Anna Palumbo, la madre di Noemi Letizia, e cioè della minorenne di Portici che è stata forse l'elemento scatenante della richiesta di divorzio di Veronica Lario.

Si conosceva l'importo di
20 mila euro, sono stati spediti da papi-Silvio il 10 marzo. A quota 19mila euro, in più tranche Beatrice Concas, e 17 mila vanno a Eleonora Gaggioli: sarà l'attrice romana, di 33 anni, iscritta al Pdl e candidata alle Europee per il partito del premier prima dell'azzeramento del «ciarpame», come disse l'ex moglie Veronica? Infine, maglia nera a Monica Cheorleu, 6 mila, e Sabrina Valentina Frascaroli, 5 mila. La generosità di Berlusconi è, dunque, indiscutibile. Più discutibile appare il concetto: «Non ho mai pagato per fare sesso, lo considererei contro la mia dignità». In aula queste ragazze dovrebbero avere, come inquirente, Ilda Boccassini. Tra loro, ecco anche la foto della camera da letto, un po' disordinata, di Silvio Berlusconi: non un gran figura per la security privata e per la pletora degli 007 che tutelano il presidente del Consiglio.

UN ASSEGNO PER UNO

Emilio Fede e Lele Mora più d'una volta, seguendo nell'inchiesta le intercettazioni, o il filo di alcune interviste autoassolutorie, sembravano il gatto e la volpe. E corre voce che Silvio Berlusconi, letto anche lui il fascicolo, sia rimasto malissimo. La matematica, come si sa, non è un'opinione. Lo scorso settembre, per «ordine e conto Silvio Berlusconi» si spostano tre bonifici da 100 mila euro dal conto del premier per Giuseppe Spinelli, ragioniere di casa, ma anche ufficiale pagatore delle ragazze del bunga bunga (che lo chiamano tra loro Spin, Spino, Spinaus). Il ragiunatt, a sua volta, emette degli assegni circolari. Come scrivono i detective della Procura, «l'esame congiunto della documentazione bancaria e delle intercettazioni ha permesso di individuare tre periodi in cui sono avvenuti i passaggi di denaro», e cioè dalla fine di agosto 2010 al 25 ottobre. Viene ripetuta la stessa frase: «Consegna di Spinelli di assegni circolari a Mora Dario, che poi consegna una somma di denaro a Fede Emilio».

Accanto alla vasta documentazione bancaria, passaggio dopo passaggio, ci sono gli assegni fotocopiati, con la firma di Emilio Fede beneficiario, tutti e tre partiti dal conto di Lele Mora, in tutto 150 mila euro. E, oltre alle varie telefonate caramellose tra i due, c'è un simpatico scambio di sms: «C'è posta per lei. Mario Sacco sta arrivando», scrive Lele al direttore del Tg 4». Saranno i giudici a stabilire se questi pagamenti sono leciti e illeciti, ma il denaro tra i due è corso.

L'INNAMORATA SENZA MEMORIA

Come si sa, gli habitué del bunga bunga andarono in fibrillazione alla scoperta che Ruby aveva parlato con i pubblici ministeri milanesi. Comincia così una serie di azioni della difesa Berlusconi. In estrema sintesi, le ragazze rispondono con un coro di
«assolutamente no» sul sesso come comune denominatore di quelle «cene tra persone per bene». La versione fa acqua, ci sono troppe frasi captate nelle intercettazioni telefoniche e vari testimoni, e c'è Nicole Minetti. La consigliere regionale appare inguaiata: come «addestratrice» delle papi-girl, passa un sacco di tempo ad occuparsi dei loro affitti e persino dell'idraulico. E, travolta dallo scandalo, da due interviste che, davanti ai pm, rettifica. Ma non abbastanza. E per capire quanto può essere difficile reggere un interrogatorio, basterebbe questo scambio: Procura: «Lei ha detto che ha avuto una relazione sentimentale con il Presidente, vuole specificare da quando a quando è durata la relazione sentimentale? Minetti: «Non glielo saprei dire».

Come? O Berlusconi è stato del tutto trascurabile nella vita di questa giovane donna, oppure qualche cosa non torna. Proprio come con l'ormai famosa questione della telefonata in questura, in cui Berlusconi accredita Ruby, marocchina e accusata di furto, come la «nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak». E chiama spesso Nicole Minetti. Perché Berlusconi era così insistente? «Il Presidente – spiega l'indagata - telefonava e mi chiedeva "Come sta andando?", voleva essere messo al corrente dello sviluppo della vicenda. lo penso che le ragioni del suo interessamento potessero essere due: primo, che era anche preoccupato del fatto che io mi trovassi lì e che a quell'ora di notte tardi mi aveva mandato in Questura, e poi della Ruby, che era una ragazza problematica. E quindi voleva sapere come stava Rubi, come stavo io e cose del genere».

Insomma, l'idea che Minetti vuole rendere di sé è quella di una ragazza che, soggiogata dall'amore fisico per il premier, si spinge un po' più in là di quanto dovrebbe: «Io – aveva spiegato (il 29 gennaio scorso) davanti ai magistrati Boccassini e Sangermano - ho avuto una relazione col Presidente del Consiglio e quindi ho avuto anche rapporti sessuali». Come abbiamo visto, resta parecchio sul vago, su tempi e modi, così come vaghissimi, nebbiosi, sembrano i rapporti con il perno di questa inchiesta, l'allora minorenne Ruby: «Lei sapeva che Ruby ha dormito ad Arcore?»

Macchè, Minetti non si accorgeva: «Sicuramente mi sono fermata a dormire ad Arcore, non sono in grado di dirvi in quale di queste giornate, però è successo. Per quanto riguarda Rubi, non lo posso escludere, non ricordo se in una occasione anche la Rubi si è fermata a dormire ad Arcore». Ruby scotta come un ferro rovente, Nicole mantiene come può le distanze. Resta senza parole quando i pubblici ministeri scoprono qualcuna delle loro carte: «Dallo sviluppo del tabulato della Karima ci sono stati tra di voi, tra febbraio e giugno, 122 contatti. Come lo spiega?».

La risposta è: «Non posso che ribadire che non l'ho mai frequentata, non escludo che tra di noi ci siano state telefonate o sms, ma niente di più».
Tre volte Nicole Minetti dirà: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere» e c'è una domanda speciale. È quella che tanti si fanno, compresi i pm: ma perché «più ragazze che si fermavano tutte insieme di notte, nella residenza del presidente del Consiglio».
L'unico appiglio è in stile simil-andreottiano: «Posso parlare per me, mi è capitato di fermarmi a dormire avendo col Presidente un rapporto di intimità, se si faceva tardi oppure il giorno dopo era festa io rimanevo ospite ad Arcore. So che altre ragazze si fermavano ad Arcore, ma - dice Minetti - sinceramente non so perché ciò avvenisse». Sinceramente è un bell'avverbio.

(26 febbraio 2011)

venerdì 18 febbraio 2011

"Tutte nude al bunga bunga e quand'ero in questura Silvio aveva paura"


di PIERO COLAPRICO, GIUSEPPE D'AVANZO, EMILIO RANDACIO

Dice Ruby: "Non ho mai frequentato la dimora romana del presidente Berlusconi, ma nella prima serata a Villa San Martino ebbi modo di conoscere Noemi Letizia che era conosciuta come la "cocca di papi"".
È il 3 agosto 2010, sul far della sera, quarto incontro con i pubblici ministeri di Milano. Il primo verbale quel giorno si è chiuso alle 15.55. Nel pomeriggio Ruby risponde, nella comunità che la ospita a Genova, alle domande di Antonio Sangermano e, per la prima e unica volta, indica Noemi, la ragazza della "festa di Casoria", la diciottenne che ha acceso, nell'aprile del 2009, la collera di Veronica Lario, determinato la decisione del divorzio, precipitato il premier nel fondo senza luce degli scandali sessuali che ne scrollano l'affidabilità e l'onore di premier. Ruby ricorda: "Noemi mi chiese quanti anni avevo e le risposi di averne 24. Allora lei, scherzando, mi disse che tanto la preferita di Silvio, riferendosi al premier, era lei. Da altre ragazze che partecipavano alle feste del presidente ho saputo che tra Noemi e Berlusconi c'era stata una relazione intima di natura sessuale. Non posso riferire con esattezza chi me l'ha detto perché era una voce che circolava con grande insistenza tra tutte le ragazze". Ha buoni ricordi, Ruby? O si confonde e quella giovanissima donna rassomigliava a Noemi, ma non era Noemi e fingeva di esserlo? O addirittura Ruby s'è inventato l'incontro di sana pianta?

Più interessante forse è che Noemi fosse per tutte le falene del Sultano la "cocca di papi" e, tra loro, fosse un convincimento diffuso che avesse avuto una "relazione sessuale" con il presidente del Consiglio.

Ecco allora i verbali di
Karima El Mahroug, Ruby. Sono cinque, del 2, 6, 22 luglio, 3 agosto. Quel giorno, il 3 agosto, i verbali siglati dalla minorenne sono due (il primo raccolto tra le 9,40 e le 15,55; il secondo a partire dalle 17,25). Nel primo interrogatorio del 3 agosto, Ruby racconta la prima visita ad Arcore, il primo incontro con Silvio Berlusconi e finalmente si apprende dalle parole di una testimone - e nonostante gli omissis - che cos'è il "bunga bunga" Nel secondo verbale ricorda che cosa è accaduto, nella questura di Milano, la notte del 27 maggio.

Il primo incontro
Dice Ruby: "Il primo incontro con Berlusconi c'è stato il 14 febbraio. Sono stata chiamata da Emilio Fede che mi ha invitata a prepararmi per andare a una cena. È venuta in via Settala, dove vivevo, una limousine (ricordo che aveva due corna) con autista e scorta di carabinieri in divisa che seguiva su un'auto. Sono stata portata ad Arcore presso una lussuosa villa denominata Villa San Martino, sita nell'omonima via, e ho in quel momento appreso che il proprietario ne era il presidente Berlusconi. Davanti alla villa ho visto altre scorte dei carabinieri mentre noi siamo entrati da un accesso secondario. La serata è iniziata con una cena tricolore cioè con cibi bianchi, rossi e verdi rallegrata dalla musica di Apicella in persona che poi mi ha regalato due cd. Dopo la cena Berlusconi mi ha proposto di scendere presso il Bunga Bunga, dicendomi che il termine l'ha preso in prestito dal suo amico Gheddafi e sta a designare una sorta di harem femminile che si esibisce al piano inferiore della villa. Fino a quel momento io avevo detto a Berlusconi che avevo 24 anni; il presidente mi condusse nel suo ufficio lasciandomi intendere che la mia vita sarebbe cambiata completamente se io avessi accettato di partecipare al bunga bunga insieme alle altre ragazze. Anche se non ha mai esplicitamente parlato di rapporti sessuali non era per me difficile intuire che mi proponeva di fare sesso con lui: io ho detto di no che volevo tornare a casa. Lui mi ha risposto che comunque era già pronto un regalo per me contenuto in un pacchettino contenente una dicitura "Per Ruby", all'interno del quale, c'era la somma in contanti di 46 mila euro in banconote da 500. Quella sera stessa mi ha regalato l'orologio Lockman con la dicitura "Meno male che Silvio c'è", con il logo del Milan".

Il bunga bunga
Sostiene Ruby: "La sera del 14 febbraio tra le persone che c'erano alla cena ricordo (omissis) e inoltre
Nicole Minetti, Barbara Faggioli. La Minetti già la conoscevo perché faceva con me la cubista. La Faggioli già la conoscevo perché anche lei lavora per Lele Mora nel campo dello spettacolo".
Il vivido racconto di Ruby interpella i pubblici ministeri su quanto ci possa essere di vero e di falso, di mezzo vero e mezzo falso nella testimonianza della minorenne. Cominciano il loro accertamento dalla formula che colpisce loro come chiunque abbia seguito da ottobre le cronache che oggi portano Silvio Berlusconi al giudizio immediato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile.
"Bunga bunga", che cos'è?
Ascoltiamo Ruby: "Quella sera Berlusconi mi raccontò che il bunga bunga consisteva in un harem che aveva copiato dal suo amico Gheddafi nel quale le ragazze si spogliano e devono fargli provare "piaceri corporei". È stata in quella circostanza che io ho opposto un netto rifiuto. Sono stata riaccompagnata a casa verso le 2 e 30 dal suo autista che si chiama Angelo ed è napoletano. A suo dire le ragazze sarebbero rimaste a casa di Silvio Berlusconi per tutto il fine settimana e cioè fino al lunedì mattina per esaudire i suoi desideri".

È la prima volta che Ruby si imbatte nelle "notti del Drago". C'è una cena, c'è il dopocena con il bunga bunga e poi ci sono le nottate e i week end per quelle che vengono prescelte. È un mondo femminile a metà strada tra prostituzione e spettacolo.

Ruby lo racconta così, quel mondo: "Le ragazze che ho visto a cena, per quanto ho potuto comprendere, erano tutte maggiorenni. La più giovane aveva, così mi ha detto, 19 anni, è brasiliana e si chiama Ally. Ricordo i nomi di altre ragazze...". I pubblici ministeri, nei verbali allegati all'inchiesta, omettono di citare tutte queste donne, ma si limitano a un numero: "In tutto c'erano circa 30 ragazze", dice Ruby, e puntualizza: "Gli uomini erano Berlusconi e Fede. Quella sera Berlusconi mi invitò a chiamarlo "papi", ma io lo chiamai Silvio".

Il secondo incontro
Il secondo incontro è avvenuto "sempre ad Arcore, nel mese di marzo 2010", aggiunge Ruby. Si confonde: le tracce telefoniche sistemano la sua presenza ad Arcore ancora in febbraio e poi in aprile. Forse si sbaglia, forse comincia a omettere quel che sa e ha visto. Ragionevolmente comincia a truccare i suoi ricordi e non racconta alcuni passaggi della sua vita ad Arcore. Perché i pubblici ministeri sanno che a febbraio, dopo il 14, la marocchina ritorna a villa San Martino. Restiamo al verbale, però.

Ruby va ad Arcore "grazie a una telefonata di Lele Mora, il quale, a detta dello stesso Berlusconi, si era raccomandato di trattarmi bene in quanto mi vuole bene come una figlia. Nel periodo precedente, Berlusconi continuava a mandarmi i soldi attraverso il suo autista Angelo. La somma complessiva ricevuta tra febbraio e maggio 2010 è stata di circa 187 mila euro oltre ai regali. Questa seconda volta che mi recai a Milano 2 (zona La Pianta), fu con il taxi 8585 chiamato dal mio cellulare intorno alle 22. Ad aspettarmi trovai l'autista di Fede che mi accompagnò ad Arcore con un'Audi di colore scuro, l'auto di Emilio Fede, che riconobbi perché l'avevo già vista in precedenza. Arrivata ad Arcore, venni accolta da Berlusconi. Presso la sua abitazione erano presenti numerose ragazze alcune intente a fumare in giardino, altre sparse per la casa. Ricordo che erano presenti (omissis) Nicole Minetti, Barbara Faggioli (omissis, ... omissis... omissis) Marystel, ragazza di colore che ha partecipato alla Pupa e il Secchione".

Sostiene Ruby: "Mi risulta che Marystel, Barbara Faggioli e Nicole Minetti dispongano di appartamenti a Milano 2 in cui il presidente paga in dono 5 anni d'affitto. Tale proposta viene fatta a me da Berlusconi che, in quell'occasione, scoprì che ero minorenne e senza documenti. In quella circostanza, poiché gli avevo detto falsamente che ero egiziana, Berlusconi mi propose di farmi passare per nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak e di fornirmi documenti comprovanti la mia nuova identità di cui lui si sarebbe occupato. Mi propose inoltre di mettermi nella disponibilità di un centro estetico in via della Spiga. Il fatto che fossi parente del presidente egiziano avrebbe giustificato questa disponibilità economica. Mi risulta che Berlusconi si sia interessato per l'acquisto di un convento di suore che sta proprio in via della Spiga e vale due milioni di euro".
Ci sono trenta ragazze, alcune sono famose, sono comparse su una rivista, hanno piccoli spazi su programmi televisivi. Fumano, bevono, girano per la tenuta del presidente.

Ecco cosa succede, secondo Ruby, in quella seconda visita ad Arcore. "Quella sera, dopo la cena consumata con Berlusconi e con tutte le ragazze che stavano là, il presidente mi propose di dormire a casa sua dicendomi che non mi avrebbe chiesto nulla in cambio. Dopo cena ci siamo recati tutti nella sala al piano inferiore dove si è tenuto il bunga bunga. Io ero tranquilla in quanto Lele Mora aveva garantito la mia estraneità a qualsiasi attenzione sessuale.
Nel bunga bunga tutte le ragazze erano nude ed ebbi la sensazione che vi fosse un effetto emulativo tra di loro per farsi notare da Berlusconi con atti sessuali sempre più spinti".

Le pagine del verbale sono in larga parte sbianchettati dagli omissis dei pubblici ministeri. Il racconto ruota intorno a quello che ormai è diventato l'imputato Silvio Berlusconi. Nel rito dell'harem "io - mette a verbale Ruby - non mi sono spogliata e non ho fatto esibizioni sessuali. L'unica ragazza vestita ero io, guardavo e giusto per darmi un atteggiamento, ogni tanto servivo il presidente e gli ho portato del Sanbitter. Molte ragazze mi interrogavano su questo atteggiamento e io rispondevo che ero una "novizia" e che non intendevo assecondare subito tali prassi".

"Novizia" e "subito", sono due parole che lasciano intravedere la sofferenza o l'accortezza di questa ragazza nel raccontare e nel non raccontare quello che ha visto, quello che è successo, quello che le è successo. Le altre, le "scafate", sono sorprese, e lei cerca di darsi un contegno: "Dopo il bunga bunga che durò circa tre ore ci fu un bagno collettivo in una piscina coperta. Tutte le ragazze si sono buttate nude nell'acqua mentre io, dopo aver indossato dei pantaloncini e un top bianco fornitomi dal presidente, ho fatto l'idromassaggio sola nella vasca. Quella sera, su invito di Berlusconi, rimasi a dormire ad Arcore".

Appare inverosimile, il "bunga bunga" citato da Ruby in quel verbale del 3 agosto del 2010, ma altre testimoni, intercettazioni telefoniche, interrogatori hanno confermato che quella cerimonia che imbarazza e umilia il capo del governo tutto è tranne - è l'ultima versione di Berlusconi e degli amici Mora e Fede - "una barzelletta". In quel che una delle testimoni dirette ha definito un "puttanaio", non è difficile arrivare e uscire senza controlli, portarsi dentro qualsiasi tipo di marchingegno, in grado di filmare, fotografare, o perfino colpire la persona del presidente del Consiglio. Ruby ha visto qualcosa che sente il dovere di riferire ai magistrati milanesi: "Si, le ragazze avevano i telefoni cellulari, tanto che qualcuna di loro ha fotografato la casa del presidente. A questo proposito Barbara Guerra e "omissis", tutte e due presenti alle serate del presidente, conversando con me vicino la casa di una di loro, commentarono di essere invidiose dei vantaggi e degli agi che il presidente dà alla Nicole Minetti. E dicevano che se Berlusconi fosse mai caduto in disgrazia avrebbero divulgato i fatti a loro conoscenza esibendo le foto da loro scattate ad Arcore a riprova e della veridicità dei loro assunti e che sicuramente ne avrebbero avuto un tornaconto".

La notte in questura
Il 27 maggio 2010, dopo 14 giorni e notti ospite ad Arcore, Ruby finisce, come sappiamo, in questura. Non ha documenti. È accusata di furto. Nella notte torna libera. Lei sa cosa è successo. Lo ricorda così al pubblico ministero: "Michelle Coicencao informò Silvio Berlusconi che mi trovavo in questura, e quest'ultimo le dette il numero della Nicole Minetti dicendole che si sarebbe occupata lei della mia delicata questione. Per come ho saputo in seguito, Silvio Berlusconi era molto preoccupato che potessero emergere i rapporti con lei e le serate trascorse presso la sua abitazione. La stessa Michelle mi disse in seguito "non pensare che abbia fatto questo solo per i soldi che mi ha dato Berlusconi, l'ho fatto più per te". E da questa frase ho compreso che il presidente la remunerò per quanto fatto da lei e per l'ospitalità che mi dette non appena dimessa dalla questura. Lo stesso Berlusconi telefonò a Nicole Minetti mentre ancora eravamo in questura dicendole di chiamarlo non appena la questione fosse stata risolta. La Minetti, una volta fuori, chiamò il presidente rassicurandolo sull'esito positivo della vicenda e a quel punto me lo passò e Berlusconi, scherzando mi disse che nonostante gli avessi detto che ero egiziana e maggiorenne lui mi voleva bene lo stesso. Dopo questa occasione ho solo risentito telefonicamente Berlusconi ma non l'ho più visto. Il presidente mi disse che mi avrebbe potuto rivedere solo una volta che avessi compiuto la maggiore età e che disponessi di documenti di identità essendo lo stesso sovraesposto ad attacchi mediatici".

Ci sono tre dettagli che, su richiesta dei magistrati, Ruby aggiunge. Il primo riguarda Nicole Minetti - definita dal premier "consigliere ministeriale" - e la fondamentale questione dell'età di Ruby.

Dice Ruby: "Nicole Minetti sapeva che ero minorenne già prima del 27 maggio 2010, ovvero era consapevole della mia età sin dal mio primo ingresso presso la villa Berlusconi". Il secondo riguarda i due coimputati di Nicole Minetti: "A domanda della procura, né Lele Mora né Emilio Fede mi hanno mai chiesto di prostituirmi" Infine, c'è un barlume di spiegazione (anche se incongruente) sull'origine della "balla" della parentela con il rais egiziano: "Durante la terza serata a casa del premier, lo stesso - racconta Ruby - mi preavvertì ricevendomi che con i suoi ospiti avrei dovuto dire di essere la nipote del presidente egiziano Mubarak".

Questa è la versione di Ruby, che pure afflitta da confusioni e reticenze, "tiene" sino in fondo perché nonostante le contraddizioni consente ai pubblici ministeri di squarciare il velo su un mondo attraversato dalla prostituzione e il ricatto con un solo protagonista, Silvio Berlusconi. La versione di Ruby è soltanto l'input per avviare l'inchiesta sui due reati attribuiti oggi al premier: concussione e prostituzione minorile. Ruby, a suo tempo, non ne voleva proprio parlare. È una ragazzina e lei stessa sottolinea ai pm: "I fatti, di cui finora ho parlato, li ho riferiti a una mia amica e a mia madre la quale mi pregò di non frequentare più quegli ambienti dicendo che a lei non interessavano i soldi".

(18 febbraio 2011)