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lunedì 8 dicembre 2008

TAGLI ISTRUZIONE PUBBLICA

Manifesto: E ora torneranno anche i fondi tagliati all'istruzione pubblica? 06-12-2008 Giuseppe Caliceti


Il governo aveva parlato di tagli alle scuole cattoliche. È bastata la minaccia di una loro mobilitazione per fargli cambiare idea nel giro di qualche ora. Niente sit-in. Niente occupazioni. Niente lezioni all'aperto. Niente striscioni. Niente scioperi. Niente coordinamenti docenti-genitori. È bastato che la Chiesa si mostrasse risentita e il governo si è rimangiato le parole dette ed è tornato prontamente sui suoi passi: i fondi per le scuole paritarie sono stati immediatamente «ripristinati».
Allora ti fai delle domande. E i soldi già tagliati dalla Gelmini per le scuole pubbliche italiane, quelli saranno ripristinati? E quelli che il governo è in procinto di tagliare ancora all'Università, saranno ripristinati? Sì, insomma, quei soldi lì. Quelli per la scuola pubblica italiana. Quelli per cui sono scesi in piazza in questi mesi migliaia di studenti, genitori, docenti, gente comune - cattolica e non cattolica. Anche i soldi tolti ai figli di questa gente saranno ripristinati? Sì? No? E perché? Forse perché l'Onda anomala non è abbastanza cattolica? O non è abbastanza italiana? O non è ancora abbastanza privata?
Certo, le critiche al governo da parte della Conferenza episcopale italiana sono state severe. Ma pare proprio che qui si spossa parlare dei famosi due pesi e delle famose due misure. Quasi che in Italia, oggi, ci fossero non solo due pesi, ma proprio due Paesi. Due tipi diversi di alunni e di studenti. Monsignor Stenco aveva detto: «Qui si vuole la scuola statale e la scuola commerciale, lo stato e il mercato, ma non il privato sociale che rappresentiamo noi e che fa la scuola non per interesse privato, ma per interessi pubblici».
Colpiva che Stenco parlasse di un «privato sociale» e di una scuola pubblica italiana che avrebbe un «interesse privato» e non «pubblico»; come se il vero «interesse pubblico» fosse esclusiva e prerogativa unica delle scuole cattoliche. A ogni modo, proseguendo, Stenco aveva aggiunto parole che potrebbero essere anche condivisibili: «Non è il taglio da 130 milioni di euro di adesso che fa scoppiare la scuola cattolica. Il punto è che sono dieci anni che il finanziamento si è inceppato. Può una scuola parrocchiale, ad esempio, permettersi ogni anno una passività di 20,25 mila euro? Il contributo dello Stato serve a malapena a pagare gli stipendi».
Sante parole, viene da dire. Il mestiere di Stenco è difendere le scuole parrocchiali e lo fa egregiamente. Quello che colpisce è questo: il suo grido per difendere le scuole private cattoliche è lo stesso dei tanti genitori e docenti che in questi mesi difendono la scuola pubblica. Motivazioni comprese. I fondi che ora lo Stato impiega nella scuola pubblica non servono infatti solo a pagare a malapena gli stipendi dei docenti? Ma in questo caso il governo non torna ancora sui suoi passi. Anzi, la Gelmini si lamenta proprio di questo: per raschiare il fondo del barile parla del taglio di 250.000 docenti in tre anni. Motivazione? Rappresentano il 97% dei fondi a sua disposizione. E non lo fa chiedendo più fondi. Nonostante l'edilizia scolastica in questo Paese sia messa non proprio bene. Non solo. Niente fondi destinati alla formazione, all'aggiornamento dei docenti, alla ricerca. Questa è la situazione degli ultimi dieci anni della scuola pubblica italiana, caro Stenco. Ma allora, il criterio del taglio indiscriminato sulla pelle dei più piccoli, dei più giovani, del futuro del nostro Paese, secondo lei, non è ammissibile per la scuola privata cattolica ma magari lo è per la scuola pubblica italiana? Per i figli di chi frequenta la scuola pubblica italiana? Ci sono due pesi e due misure? Ci sono due Paesi? Non credo.
«Gli aiuti per l'educazione religiosa dei figli», ha detto Benedetto XVI, «sono un diritto inalienabile». Giusto. Chiediamo allora a lui e a questo governo: e quelli per il resto dell'educazione? Cioè per tutto quello che non è educazione religiosa? E l'aiuto per il resto dei figli? Quelli che magari non si dichiarano cattolici? O che si dichiarano cattolici ma comunque non frequentano una scuola privata cattolica ma semplicemente la scuola pubblica italiana? Aiutare anche questi figli è un diritto alienabile? Di fronte ai figli - i figli di tutti - esistono forse diritti inalienabili e diritti alienabili?

SCIOPERO SCUOLA - DATI ASTENSIONE NON COMUNICATI

Scuola/ Flc-Cgil: Gelmini ha tenuto nascoste adesioni sciopero 06-12-2008 Roma, 5 dic. (Apcom) -

La Flc-Cgil si scaglia ancora una volta contro il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini: il motivo è la mancata pubblicizzazione dell'alto numero di adesioni, due lavoratori su tre, allo sciopero generale della scuola svolto lo scorso 30 ottobre.

Al sindacato guidato da Mimmo Pantaleo non è andato giù il fatto che il Miur abbia 'dimenticato' di rendere noti i dati definitivi di scioperanti: "in un Paese normale - scrive la Flc-Cgil - un ministro non direbbe che il mondo della scuola è con lei se contro i suoi provvedimenti scioperano quasi 670.000 lavoratori della scuola".

"In un paese normale - continua il sindacato - il ministero avrebbe comunicato i dati definitivi dello sciopero, anziché fermarsi ai dati provvisori che riguardavano meno della metà del personale. In un Paese normale, quando scioperano i 2/3 dei docenti un ministro potrebbe anche dimettersi".

Nella nota si sottolinea come sul sito ministeriale, da circa un mese, "c'è un resoconto dettagliato e ossequioso degli incontri della ministra Gelmini con docenti, associazioni e studenti. Ricorrono con insistenza due parole che suonano beffarde, "confronto" e "incontro": purtroppo non troviamo quelle che contano, che testimoniano il dissenso del mondo della scuola sul merito e sul metodo dei provvedimenti adottati: 'adesione' e 'sciopero'".

Per i lavoratori della conoscenza della Cgil il 30 ottobre ha rappresentato "una giornata storica", con "la pacifica invasione della capitale con il corollario delle tante manifestazioni che hanno percorso l'Italia" e la "più alta adesione ad uno sciopero della scuola che il paese ricordi": tutto questo avrebbe "dovuto consigliare al ministro ed al governo tutto un ripensamento. Invece niente ".

"Il ministro - continua il sindacato di via Leopoldo Serra - dichiara e ripete di raccogliere consensi ovunque vada. Ci viene un sospetto, nel suo girovagare deve esserle sfuggito di incontrare uno dei 670.000 lavoratori che hanno scioperato, una delle tante mamme che si sono autorganizzate per difendere il futuro dei propri figli, o un gruppo di quegli studenti che gridano con rabbia 'noi la crisi non la paghiamo'".

Per la Flc-Cgil, invece, "la crisi la pagheranno soprattutto loro", gli studenti, "la prima generazione di figli che difficilmente potrà migliorare la propria condizione rispetto a quella dei propri genitori. Il rettore di Harvard ha detto: 'Se credi che l'educazione dei figli sia costosa, prova con l'ignoranza'. Questo governo - conclude il sindacato - l'ha preso in parola".