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giovedì 7 luglio 2011

Il Pd berlusconiano

DON PAOLO FARINELLA

Ora lo sappiamo. Con atto ufficiale firmato dalla Camera dei deputati. Agli atti parlamentari del 5 luglio 2011. Di fronte alla proposta dell’IdV di eliminare le province per cominciare a tagliare i costi della politica da camorra, il Pd si è «astenuto». Non ha detto sì come aveva promesso e come avevano promesso tutti e su cui hanno giocato in alcune tornate elettorali. Non ha detto no formalmente, ma ha detto no all’eliminazione delle province per garantire il sottobosco, i riciclati, figli, nipoti e affiliati.

Speravamo che sull’onda del referendum il Pd avesse un sussulto di coscienza e insieme con gli altri, anche Casini, poteva avere la maggioranza in parlamento e battere ancora una volta il governo.

Il Pd non vuole che Berlusconi cada, grida di volerlo mandare a casa, ma poi all’atto pratico vota sempre per salvarlo. Non potendo sfacciatamente votare con la maggioranza che sarebbe stato peggio della legge salva Fininvest, cosa fa il caro ex Partito democratico? Si astiene. Sta fermo e si astiene. Sta immobile, gioca a bocce ferme e si astiene. Come un lampione che illumina la notte, ma sta fermo e aspetta. Si astiene perché le province «si occupano dei permessi per l’urbanistica» (Bersani).

Conseguenze: Berlusconi regge, la maggioranza non cade, il Vaticano gode e gli Italiani sono fritti e ripassati. Non è più il Pd, ma il Pdiscilipoti.
Poi dicono che uno si butta a sinistra!

mercoledì 29 giugno 2011

Scola a Milano compensa l’elezione di Pisapia

don Paolo Farinella, sacerdote

Don Paolo Farinella

Habemus Scolam. Come volevasi dimostrare. Il cardinale Martini, malato, è andato a Roma a perorare Milano e il cardinale Tettamanzi è andato a supplicare il papa perché non interrompesse una linea pastorale che da Montini a Colombo, da Martini a Tettamanzi ha mantenuto di fatto la rotta sull’indicazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, facendo di Milano in un certo senso il “contraltare” della Curia Romana, il segno, seppur debole, di una ecclesiologia plurale. Eppure il papa scegli l’antico, e guarda al passato.

Amico personale del papa, garante delle idee di
Joseph Ratinger, ipergarante di Comunione e Liberazione che ora ingrassa anche all’ombra della “Madunnina”, l’ex patriarca Angelo Scolaprende possesso della Chiesa che fu di Ambrogio con grande cipiglio e anche un pizzico di vendetta. Quando era in seminario a Milano fu mandato via per le sue impurità nei confronti di Cl e ora ritorna a consacrare Cl come “modello di ecclesialità” rampante che sguazza bene anche nel malaffare attraverso la Compagnia delle Opere, vero sigillo di satana.

Il papa non ha tenuto conto delle consultazioni, degli appelli dei credenti milanesi e non, dell’identikit che gruppi ecclesiali hanno prospettato, ma ha scelto motu proprio non secondo gli interessi della Chiesa milanese e universale, ma secondo gli esclusivi interessi suoi personali e dei gruppi che egli protegge. E’ indubbio che l’elezione di Scola a Milano è un regno di transizione, quanto basta per rompere la “tradizione ambrosiana” aperta al futuro. Il passaggio infatti di Scola da patriarca ad arcivescovo (il cardinalato è a sé anche perché resta una carnevalata), formalmente è una retrocessione perché per il protocollo il patriarca di Venezia è titolo onorifico che precede il cardinale e l’arcivescovo.

Se addirittura c’è una retrocessione protocollare, significa che la posta è alta e gli interessi sono cogenti: Scola deve garantire la rottura, anzi la discontinuità tra i suoi predecessori e il suo successore. Milano deve rientrare nell’orbita della Curia Romana e non deve permettersi di assumere posizioni differenziate nei confronti della società civile (non credenti, divorziati, matrimonio, politica e politica governativa) e tutto deve essere riportato all’obbedienza “pronta e cieca” di memoria fascista.

Scola vuol dire: sguardo, cuore, reni, fegato e frattaglie rivolte a Trento, anzi più indietro, verso il tempo avanti Cristo, quando si stava sicuri anche dei sospiri perché chi dissentiva veniva fatto fuori, come poi imparò bene la chiesa medievale. La nomina di Scola è una lettura del pontificato ratzingheriano sul quale ormai è morta non solo la speranza, ma anche l’ipotesi di speranza. Un papato chiuso in se stesso, diffidente di se stesso, un papato che ha come segretario di Stato un Bertone qualunque (perché un qualunquista come Bertone è difficile trovarlo anche con la lanterna di Diogene) non può che volere uno Scola a Milano.

L’elezione di Scola a Milano è anche un controbilanciamento all’elezione “laicista” di Pisapia a palazzo Marino, eletto da buona parte di cattolici. Ora le distanze torneranno di sicurezza, di sorveglianza, e tutto quello che varerà la giunta in materia di diritti civili ecc. sarà spiato, soppesato, contraddetto, distanziato.

Che pena vedere le foto di Scola che brilla nei suoi polsini dorati, nel suo orologio d’oro, nella sua croce d’oro, nella sua gualdrappa rosso porpora, nel suo cappello a tre punte, rigorosamente rosso. Mi chiedo se uno vestito così poteva entrare nel cenacolo o se non stava meglio alla corte di Nabucodonosor tra i satrapi e gli eunuchi di corte. Ora è l’ora della Chiesa intesa come popolo di Dio: o rialza la coscienza e la schiena, magari piegando le ginocchia, o si sotterra e perde il diritto di lamento perché il “mugugno” solo a Genova è gratis.

E’ il tempo dei laici che non possono più lasciarsi trattare da chierichetti cresciuti e rincitrulliti. Ora è il tempo delle sorprese. Le sorprese del popolo di Dio che può essere capace di convertire i vescovi come i poveri fecero con monsignor Oscar Romero, con monsignor Hélder Cámara e tanti altri. Entri Scola ed esca il popolo di Dio.

lunedì 26 aprile 2010

Comunione ai divorziati: due pesi e due misure?


Lettera aperta al Card. Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e Presidente Cei, e al Card.Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano.

di Paolo Farinella, prete

Molti cristiani, tra cui alcuni divorziati mi informano che nei funerali di Raimondo Vianello celebrati il giorno 17 aprile 2010 a Milano e officiati da uno degli ausiliari di Milano, Silvio Berlusconi, attuale presidente del consiglio, non solo ha trasformato l’austerità della morte in uno show personale di bassa lega con tv attaccata alle sue calcagna, ma ha addirittura fatto la Comunione durante la Messa.

E’ notorio che egli sia pluridivorziato, e quindi in uno stato non compatibile con la dottrina della Chiesa cattolica, quotidianamente affermata dai vescovi e dal papa. E’ già la seconda volta che si fa vedere in pubblico a fare la Comunione, falsamente compunto e oscenamente mostrato dalle sue tv, programmate allo scopo.

Poiché è un uomo pubblico, malato di protagonismo eccentrico, egocentrico ed esclusivamente dedito al culto della sua persona, prefigurando lo scandalo che ne sarebbe emerso, i celebranti avevano l’obbligo di non dargli la Comunione, rimandandolo al suo posto e invitandolo a non trasformare la serietà della morte in uno spettacolo da circo.

Lo scandalo c’è stato e la nostra gente pensa che la regola severa della esclusione dai sacramenti che la gerarchia cattolica impone ai divorziati non valga per il potente Berlusconi, notorio frequentatore di prostitute e di minorenni e uomo senza scrupoli morali, corrotto e corruttore. Sembra che facendo la Comunione mentre si offre fintamente compunto alle sue tv, voglia essere un messaggio alle gerarchie cattoliche, quasi a dire: Io sono superiore a qualsiasi legge. Nessuno potrà mia giudicarmi perché “Io sono la legge”: sono anche superiore alle leggi della Chiesa che io posso disattendere quando voglio.

Poiché lo scandalo si è compiuto in modo pubblico per scelta dell’interessato, che si è fatto seguire dalle sue tv, è urgente che il presidente della Cei e il segretario di Stato dicano chiaramente e apertamente, con nome e cognome che il sig. Berlusconi Silvio ha commesso un sacrilegio, accostandosi alla Comunione in quanto divorziato e in procinto di divorziare una seconda volta.

E’ intollerabile che la sua sicumera e protervia arrivino a tanto, quasi facendo credere a tutti che egli è sciolto da ogni legge ecclesiastica così come provvede da solo a sciogliersi da ogni legge umana, facendosele approvare su misura. Il «bonum fidelium» esige una sconfessione pubblica e quest’uomo capace di ogni bassezza per suo tornaconto deve essere diffidato dal proseguire su questa strada pena la scomunica definitiva per disprezzo pubblico e ostentato della legge canonica.

Se la gerarchia cattolica non interviene subito, sarà giudicata dal popolo di Dio come connivente e complice di un immondo comportamento che si regge e si nutre dell’appoggio implicito ed esplicito di larga parte della gerarchia e dei cattolici organizzati che troppi interessi materiali hanno in combutta con un uomo che più di ogni altro ha degradato l’Italia e i «principi non negoziabili» ad un livello di bassezza inaudita.

Se l’etica non è un’opinione, vogliamo sentire i vescovi dissentire, altrimenti, come insegna la morale compresa dal nostro popolo «è tanto ladro chi ruba, quanto chi para il sacco».

In attesa di un riscontro, porgo distinti saluti.

Paolo Farinella, prete

Parrocchia di San Torpete – Genova

(20 aprile 2010)

giovedì 21 gennaio 2010

«NUOVE METE DI PELLEGRINAGGIO, CON INDULGENZE»


di Paolo Farinella, prete


Le agenzie turistiche e quelle cattoliche hanno modificato, in questo anno di grazia 2010, i loro palinsesti con offerte e programmi di viaggi in tutto il mondo. Una nuova tappa, un nuovo pellegrinaggio è stato inserito a pieno titolo nelle offerte «All inclusive». Tra Gerusalemme e Santiago di Compostela, tra Oropa e Sharm El Sheikh , è d’uopo, anzi obbligatorio, sostare in fervida preghiera e mento compunto al santuario di Hammamet, sulla tomba del latitante ladro e corruttore Bettino Craxi, già ladro di Stato e socialista, padrino e picciotto del suo degno erede e maestro, Berlusconi Silvio. Ad Hammamet si faranno esperienze esclusive «All inclusive»: nella sosta infatti è compreso il brivido del borseggio semplice e del borseggio con destrezza: al vincitore verrà dato il discorso che il ladro e tangentaro fece alla Camera dei deputati, in cui sviluppò la straordinaria tesi: siamo tutti ladri e delinquenti, per cui nessuno è delinquente e ladro. Per omnia saecula saeculorum. Amen.

Quando nel 1992, davanti al Raphael, il popolo gettava le monetine contro Craxi Benedetto, vulgo Bettino, mia mamma nella lungimiranza della saggezza mi diceva due cose: a) basterebbe mettere dentro le carceri gli onesti e lasciare fuori i disonesti per risolvere il problema del sovra-affollamento; b) non passeranno 10 anni che gli faranno un monumento. Mia mamma è morta nel 2005 e vide realizzata la sua profezia perché alla vista di Berlusconi sentenzio che era il peggio del pessimo, ricordandomi l’apologo di Dionigi di Siracusa:

Il Tiranno domina con mano di ferro e corruttela la città e tutto il popolo prega gli dèi giorno e notte, offrendo sacrifici e doni perché lo liberi dal sopruso di Dionigi. Solo una vecchietta prega perché viva e viva a lungo. Il tiranno incuriosito manda a chiamare la vecchia e le chiede ragione del suo comportamento. La donna rispose: prego perché tu resti in vita perché ho conosciuto tuo nonno che era un tiranno crudele, poi ho conosciuto tuo padre che fu più crudele di tuo nonno, ora conosco te che sei peggio di tuo nonno e di tuo padre sommati insieme. Non vorrei che tuo figlio fosse peggio di te perché al peggio non c’è mai fine
.

Siamo nella stessa condizione, con la differenza che non possiamo pregare perché resti il peggio del pessimo, Berlusconi, perché non vediamo nemmeno il suo successore: non c’è nella destra stessa che è tutta supina e prona, ubriaca del potere senza nemmeno una larva di razionalità pensante. Non c’è nella sinistra o in quello che eufemisticamente ci ostiniamo a chiamare sinistra, più per proiezione di desiderio che di sperimentata realtà: Bersani è una larva indecisa che naviga sottocosta; Di Pietro che va per conto suo senza mèta e senza carte nautiche. Possiamo solo sperare che si realizzi in fretta il timore di Abraracurcix il gallo: «che il cielo ci caschi sulla testa», ma forse lassù hanno finito anche la scorta dei cieli.

Si dice che ogni bambino che nasce in Italia, nasce con una ipoteca di 30.000,00 euro, eredità craxiana & C. degli anni della «Milano da bere». I debiti allungano la vita e forse per questo gli si vuole intestare strade e vialetti. Sarebbe meglio il suggerimento di Travaglio: «Tangenziale Craxi». Onore ai ladri, ai corruttori, ai corrotti, ai tangentisti, ai De Michelis che ieri erano ladri con Craxi e oggi sono consulenti di Brunetta. Scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera [fonte insospettabile di equidistanza]: «Gianni De Mi­chelis era il ministro e Renato Brunet­ta il consigliere. Ora la situazione si è rovesciata. Brunetta, dopo aver defi­nito il maestro “la migliore intelligen­za politica degli ultimi cinquant’an­ni”, l’ha assunto come consulente. A prezzo adeguato? “Macché. Quarantamila euro lordi l’anno: praticamente volontariato - sorride De Michelis, capello corto e pancia ridimensionata -. Però sono felice di dare un contributo di idee”» (23-09-2009). «Praticamente volontariato»! Questi rubavano allo Stato, ai cittadini, alla metropolitana, ai poveri del Pio Trivulzio, alle imprese di pulizie, alle cooperative, agli imprenditori che erano felici di farsi rubare anzi andavano con le mazzette in bocca, e bisogna anche ringraziarli perché «facevano volontariato».

Ho sbagliato tutto nella mia vita perché non ho capito nulla di volontariato e di servizio disinteressato per il bene comune. Vedere il Presidente della repubblica che fa l’equilibrista per non scontentare alcuno e dare un colpo a Bettino-Silvio e un altro alla legalità, beh! è uno spettacolo orripilante che mi fa orrore. Sentire Bersani che cerca il dialogo con Bondi, è stomachevole; ascoltare la Finocchiaro che è pronta a farsi infinocchiare purché «si discuta della giustizia nel suo complesso», fa venire il latte alle ginocchia. Sfido io che il Pd crolli nei sondaggi (Ipr Marketing per Repubblica del 20.01.2010) perché il popolo che ancora lo guarda con orrore e terrore, è stanco dei suoi giochini al suicidio al centro e in periferia. Non una proposta, non una linea, non una opposizione, ma solo guerre dei cent’anni interne: ogni caporale che conta come il due di briscola, si crede l’asso pigliatutto e tutti pensano per sé: «après moi, le déluge». Vendola, Loiero, Boccia, Boccino, Boccetta, Mezzo Litro e Un Quarto … echissenefrega di ideali, di popolo, di legalità, di Stato e democrazia e Costituzione: l’importante è che io sia eletto. Basterebbe una sola legge, piccola piccola per fare piazza pulita di tutti: «Ogni amministratore eletto, a qualsiasi livello, risponde col patrimonio personale e della sua famiglia per la durata della carica. In caso di responsabilità dovrà restituire dieci volte di più».

L’Italia è affondata, il popolo è in mano a briganti, i lupi rapaci hanno assalito l’ovile e i pastori che avrebbero dovuto vigilare nella notte e durante il giorno, sono fuggiti lontano. Tacciono i vescovi come corporazione, qualcuno parla in sottofondo, ma la sua eco è flebile e non supera la soglia di casa. Chi ieri andava ad inaugurare mostre col mostro, condannato caldo dalla Suprema Corte, ora tace. La Cei, paga di contare relazioni «istituzionali», tace e si defila. Nulla da dire sul degrado istituzionale, sul paganesimo dei cattolici militanti nel caravanserraglio del Pdl che vanno in massa al santuario di Hammamet a sfornare giaculatorie blasfeme. Quell’uomo, accusato di legami con la mafia e che oggi presiede il Senato, osa dire che Craxi fu «agnello sacrificale», paragonandolo quasi a Cristo, ma egli vi è abituato dal suo nuovo capobastone che si paragona ora al Messia, al Padre eterno, ora a tutti e due assieme. La legalità fugge i sepolcri, la corruttela domina lo Stato, la mafia governa il Paese, la gerarchia cattolica tace e non si occupa di politica, tranne quando si tratta di fare affari con mafiosi, ladri, corrotti, infingardi e magnaccia. O vedremo anche pulmann di preti che, di ritorno dal monte Sinai, sosteranno all’oasi di Hammamet per un sorso di furto per il bene comune e imparare l’arte della truffa e come farla franca? Ormai non mi scandalizzo più di nulla: nemmeno se vedo il papa incinto.

Intanto e nel frattempo, aspettiamo un comunicato con cui la Cei comunichi il suo rifiuto dei soldi dello scudo fiscale alle scuole private: sono soldi del demonio, soldi di morte, di furti, di riciclaggio, di spaccio, di corruzione. La Cei non può, pena l’auto-scomunica, accettare questo denaro che grida vendetta al cospetto di Dio.

Invito tutti gli immigrati a dimostrare la loro importante presenza nel nostro Paese con uno sciopero grandioso, a cui nessuno dovrebbe sottrarsi: sia quelli in regola che quelli non in regola, dal momento che lo stesso governo e il parlamento italiani sono affollati da uomini e donne non in regola con la legge, anzi decisamente schierati contro la legge. Un giorno di sciopero per dimostrare che gli immigrati sono essenziali alla stabilità sociale ed economica dell’Italia. Sarebbe bello che i sindacati, che sono mantenuti da oltre un milione di immigrati si facessero portavoce e offrissero la loro organizzazione per sostenere la protesta in nome del diritto e della legalità. Ho l’impressione che i sindacati cincischiano, dimostrando così di essere deboli e al guinzaglio della feccia che domina il nostro Paese.

(20 gennaio 2010)

mercoledì 8 luglio 2009

L’appello di un prete ai cattolici: “Impediamo l’incontro tra Ratzinger e Berlusconi”


Lettera aperta di don Paolo Farinella a papa Benedetto XVI perché non riceva Berlusconi in udienza né pubblica né privata dopo il G8 dell’Aquila.


"Con sgomento apprendiamo dalla stampa l’eventualità che lei possa concedere udienza privata all’attuale presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi. Egli per parare il diluvio di indignazione e disprezzo che gli si è scatenato contro a livello mondiale per i suoi comportamenti indecenti che sono anche la negazione della morale cattolica che tanto sbandiera nei suoi deliranti proclami, ha fatto capire che dopo il G8 cercherà di strappare alla Santa Sede un incontro con il Pontefice a conclusione del summit dell’Aquila. L’unico modo, a suo giudizio, per «troncare le polemiche».
Mons. Mariano Crociata, segretario della Cei, senza fare riferimenti personali, ha detto parole gravi che avremmo voluto ascoltare già da tempo, ma non è mai troppo tardi. Il segretario della Cei afferma che stiamo assistendo «ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile». Non si deve quindi pensare che «non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori» (Omelia in memoria di Santa Maria Goretti, a Latina 5 luglio 2009).
Sì, perché tra le varie sconcezze del presidente del consiglio (compagnia con donne a pagamento), vi sono riferimenti precisi di rapporti con minorenni (testimonianza della moglie) e di cui il presidente ha dato diverse differenti letture, nonostante abbia spergiurato sulla testa dei figli.
Le parole del segretario della Cei hanno toccato nel segno la depravazione in cui è caduta la presidenza del consiglio italiana, disperatamente alla ricerca di un salvagente per salvare la faccia e offendere il mondo civile e cattolico con lo show dell’udienza. A Silvio Berlusconi nulla importa del papa e della Chiesa cattolica e della sua morale come della dottrina sociale, a lui interessa di farsi vedere «urbi et orbi» insieme al papa e così cercare di parare le richieste pressanti che da tutto il mondo arrivano perché esca di scena dignitosamente, se ne capace.
La supplichiamo, per amore della sua e nostra Chiesa, che è ancora inorridita e scossa, non lo riceva pubblicamente né privatamente perché lei darebbe un colpo mortale alla credibilità della gerarchia della Chiesa che ha preso posizione solo dopo la mobilitazione del mondo cattolico e del mondo civile che in internet ha raggiunto livelli di esasperazione molto elevati.
Se lo riceve, la visita sarà usata strumentalmente per dire che il papa è con Berlusconi e quindi tutte le sue ignominie, depravazioni e corruttele troverebbero facile copertura morale. La morale che lei dovrebbe rappresentare diventerebbe una farsa di copertura dell’immoralità di un uomo presuntuoso e malato che ancora non si è degnato di rispondere pubblicamente del suo operato come ha chiesto la libera stampa, mentre è andato in tv dove senza contraddittorio, ha esaltato le sue gesta di corrotto corruttore, aggiungendo sprezzante a sua giustificazione che «la gente mi vuole così».
Inevitabilmente lei diventerebbe complice agli occhi dei fedeli semplici e dei non credenti ancora attenti alla Chiesa. In nome di Dio e della dignità del nostro popolo e della serietà dell’etica non lo riceva, perché se lo riceve, lei perderà moltissimi fedeli che già sono sulla soglia".
In fede
Paolo Farinella, prete

mercoledì 24 giugno 2009

"Perché trattate così bene Berlusconi?"


di don PAOLO FARINELLA


Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

(24 giugno 2009)