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venerdì 25 novembre 2011

Le dure leggi della luna di miele


LIDIA RAVERA

Da quando una coltre di rispetto misto a sollievo è calata sul sanguinoso disordine del campo di battaglia, i più furbi tacciono, si allineano e cercano di omologarsi a Mario Monti, al suo stile anglo-alto-borghese: cambiano sarto, studiano le lingue, provano ad andare a Messa con la moglie invece che a letto con l’Ucraina, comprano qualche libro, perdono qualche chilo, smettono di tingersi i capelli. È uno spettacolo consueto eppure sorprendente: il conformismo è sempre stato praticato con passione dalle nostre parti, eppure tanta solenne sobrietà dopo un quarto di secolo di chiacchiere e grida è sconvolgente, come una nevicata ai Caraibi.

Nei talk show ci si urta con delicatezza. In Parlamento, soltanto più il settore cravatte verdi si concede qualche pernacchia. Al ristorante, si prova a non ordinare sempre tartufo, caviale e aragosta, per farsi vedere sensibili alla miseria degli altri. Chi esprime qualche dubbio sulla cura proposta dai luminari chiamati al capezzale dell’Italia, viene emarginato, degradato, licenziato. Sono le dure leggi della luna di miele. Il problema è quando finirà e incomincerà il tran tran del matrimonio. Saranno compatibili, governissimo e partitastri?

Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2011

venerdì 8 luglio 2011

Scapagnini, il dottor Stranamore di B.

LIDIA RAVERA

Settant’anni, più volte inquisito, folti capelli grigi, occhi furbetti da notabile di provincia su un obliquo sorriso navigato, Umberto Scapagnini, come tutti i professionisti utili alla sopravvivenza del premier (commercialisti, avvocati, notai, igieniste, magnaccia&mign…) è un grande collezionista di cariche politiche in Italia e in Europa. Ma la sua vera missione, l’incarico celeste per cui è stato prescelto fra tanti, è quello di mantenere in vita il mitico apparato sessuale riproduttivo di Silvio Berlusconi.

Finora il paziente è stato messo in grado di “accoppiarsi sei volte alla settimana”, nonostante l’età, i postumi di un tumore alla prostata, l’aumento del costo della f… e una professione che dovrebbe essere impegnativa. “È un uomo fisicamente e intellettualmente superiore”, spiega ilfucking doctor, spartendo i meriti con la natura e con la cultura. Prossimo obiettivo: arrivare a 120 anni nel pieno esercizio della propria potenza coeundi (sul generandi si può soprassedere). E dopo, eventualmente, arrangiarsi con il rigor mortis.

Il Fatto Quotidiano, 8 luglio 2011

sabato 2 luglio 2011

Responsabile delusione

LIDIA RAVERA

Ieri ho provato una delusione cocente. Umana, più che politica. Il micropartito che un pugno di coraggiosi, altruisti istituzionali intitolò alla propria principale virtù, ha fatto sega. Dovevano votare, e non c’erano. Dice: chi se ne frega della legge comunitaria. Ma vi sembra il momento di mandare sotto il governo? È come prendere a cazzotti un malato terminale.

Proprio voi, la
“Scilipoti Yes Band”, nati e cresciuti per stare a disposizione, voi, i pronti a tutto per una mezza poltrona o uno sgabello! Dove eravate, mentre il dispensatore di posti a sedere, peraltro assente, veniva umiliato dagli stessi numeri di cui mena vanto? A fare pipì? A nanna? Al mare? Imboscati con qualche yes-signorina? Certo che no. Se eravate compattamente lontano dal campo di battaglia, è per calcolo. Volevate, vedi mai, fare una cortesia al centrosinistra, caso mai dovessero, nel prossimo futuro, essere loro a distribuire sottosegretariati e ministeri.

Il Fatto Quotidiano, 1 luglio 2011

martedì 17 maggio 2011

Il bidet e il numero 2 del mondo


di Lidia Ravera

Pare che gli uomini pensino al sesso ogni 54 secondi (o ogni 7, o 18 volte al giorno, diversi studi danno diversi responsi). Non è rassicurante ma, per fortuna, non sempre al pensiero corrisponde l’atto. Il che consente alle ragazze di non essere sdraiate e penetrate per strada, in coda alla posta, in ufficio. Questo, naturalmente, per quanto riguarda gli uomini normali. Per gli uomini speciali, fra il pensare e il fare, si frappone ben poco. Non un imbarazzo, non una richiesta, non una parola. Esci arrapato dal bagno, passa di lì una femmina della specie e ti servi del suo corpo. Come se fosse roba tua. Se sei il numero uno del Fondo Monetario Internazionale, e quindi il numero due del mondo, hai la matematica certezza che scaricherai quella ostinata eccedenza di libido, rapidamente e senza costi aggiuntivi. Se, poi, tu sei il numero due del mondo e lei è una cameriera, la distanza tra voi è tale che una reazione di rifiuto, una qualsiasi forma di resistenza è inimmaginabile. Tu sei un uomo e lei è una funzione. Un orinale, un vibratore, un bidet. Oggetti utili sul momento, ma non certo dotati di vita propria.

COME È POSSIBILE che un orinale si ribelli, si sarà chiesto Dominique Strauss-Kahn, prima di darsi alla fuga. Se fosse stato in Italia, quasi certamente l’avrebbe fatta franca. Da noi la parola di una cameriera, per giunta di colore, pesa come una piuma, se sull’altro piatto della bilancia, c’è un uomo di potere. L’aggressività sessuale del maschio alfa è sempre stata trattata con riguardo, spesso con implicita ammirazione. L’abbiamo visto con il nostro sciupa-femmine nazionale: non riesce a prender sonno se non si è paccato le sue venti ragazzine, quelli della sua età si fanno una camomilla, lui, a quanto pare, una minorenne, sapete com’è… è discolo, è vivace, è virile! E chi non è d’accordo è moralista. Sì, probabilmente è così. Io lo sono, per esempio, moralista. Infatti penso ogni bene della polizia degli Stati Uniti, bacchettona e puritana, che ha tirato il signor “numero due” giù dal piedestallo del suo privilegio, per l’occasione la prima classe del primo volo per Parigi (sul quale ha diritto di salire anche senza prenotazione, anche con la fretta del fuggitivo), e l’ha rinchiuso in attesa di un processo rapidissimo e, presumibilmente, implacabile. Senza legittimi impedimenti. Senza trattamenti particolari. Perché la violenza sessuale è un reato grave, anche se il violentatore è prossimo a diventare presidente di una Repubblica e la violentata si guadagna da vivere pulendo dove lui ha sporcato. Non è il primo, Dominique, a perdersi, per assenza di freni inibitori, un presente sontuoso e uno splendido futuro. Come lui, anche se meno bestiali nella consumazione dell’atto, Katsav, ottavo presidente d’Israele e John Edwards, candidato alle primarie Usa. Spitzer, governatore dello Stato di New York e Clinton, presidente in carica ricattato da una stagista. Il potere logora chi non ce l’ha, come diceva l’irreprensibile Andreotti ma, evidentemente, e sempre più spesso, trasforma chi ce l’ha in uno sciocco. E, magico effetto collaterale della caduta delle ideologie, senza distinzioni fra destra e sinistra, fra Democratici e Repubblicani.

L’INCAUTO Dominique, per esempio, era socialista. Dormiva in una “stanza” da 3.000 euro per notte, ha trattato una lavoratrice come una schiava, ma era socialista. Verrebbe da rimpiangerle, le belle distinzioni d’una volta. Sarai frugale, sarai solidale, timorato e probo, perché bisogna guadagnarselo anche un po’ in terra, il sol dell’avvenir. Magari sacrificando la soddisfazione immediata di qualche capriccio fallico. No, no, la smetto subito. Non cederò alla nostalgia. Neppure per quel minimo di decenza femminista che suggerirebbe, alla moglie di uno stupratore, di mettersi, per un attimo, dalla parte della stuprata, e non soltanto da quello del coniuge. O, quantomeno, di prendere in considerazione l’ipotesi, di non negare l’evidenza, come ha fatto la signora Sinclair, maritata Strauss-Kahn. “Non presto fede un solo secondo”, ha sommessamente esternato, “non dubito…”. Invece avrebbe dovuto. Prestare fede. E dubitare. Evidentemente, se sei al top della carriera, ti tocca anche questo fringe-benefit non indifferente, l’impunità coniugale.

LE SIGNORE che sentono avvicinarsi la pregiata poltrona di first lady, se il marito non si comporta da signore, chiudono un occhio.

Ad eccezione di Veronica, che ha scaricato il suo lord-puttaniere, descrivendolo per quello che è, un malato, incurante di eventuali esiti nefasti su un ipotetico insediamento della coppia al Quirinale. L’ha fatto perché non ne poteva più, povera donna. Ma, conoscendo la maggioranza degli italiani, non è detto che, sputtanandolo, gli abbia fatto perdere il posto. Qui non ce n’è abbastanza di puritani. Purtroppo.

lunedì 16 maggio 2011

Donna Letizia, così legnosa e fragile


PETER GOMEZ

Benché mondana per estrazione, matrimonio e doveri d’ufficio, Letizia Moratti, ha conservato, intatta, una goffaggine celestiale. Si muove nei suoi tailleur, legnosa e fragile, come una fascina secca. Tutto in lei, nonostante la carriera e la destrezza, grida una taciuta timidezza: la parola inceppata, l’umorismo assente, la battuta lenta, il timbro querulo (le sindache hanno spesso quella voce troppo bianca, fra la cavatina del castrato e il cigolio dell’infisso arrugginito).

Quando il mister le ha ordinato di bruciare sul tempo l’avversario dandogli del ladro una frazione di secondo prima del gong, si è sentita a disagio come un tranquillo golfista cui chiedano di sfidare Bolt sui cento piani. Dal green ha provato a protestare: per dire, promettere e baciare, vado bene, uccidere non mi viene. Non fare la donnetta, ha detto il Mister, e la sventurata ha colpito. Ma non ha affondato.

Il Fatto Quotidiano, 15 maggio 2011

sabato 14 maggio 2011

Santanchè, la dama scatenata ma composta



LIDIA RAVERA

Levigata fino alla soglia della cancellazione espressiva, Daniela Santanchè è costretta, per non perdere la naturale irruenza, ad armarsi i connotati: zigomi contundenti, bocca smodata, in grado di ingoiare l’interlocutore o parti di esso. Voce stentorea. Collo proteso a frustare l’aria con le lunghe onde immobili di una capigliatura da dama scatenata ma composta, grazie alla solerzia di un manipolo di coiffeur, assunti come guardie “al corpo”. Il bel viso, ahimè, sempre più spesso, si deforma nell’esercizio del disprezzo, con grave rischio per i materiali di cui è stato ricoperto.

Che attacchi Berlusconi con “la Destra”, o lo idolatri contro la sinistra, quello che conta, per questa Erinni corretta al botox, è poter odiare. Appena trova una parola pesante, la sguaina, la punta e la spara contro il nemico (meglio se donna). Se qualcuno non ha capito c’è sempre il dito, a chiarire il messaggio.

Il Fatto Quotidiano, 13 maggio 2011

lunedì 9 maggio 2011

Scilipoti, mezze calze per tutte le stagioni


Il viso pieno tondo, saturo di soddisfazione per se stesso è la caratteristica dominante dell’onorevole Scilipoti, l’uomo che, più di chiunque altro, rappresenta lo zeitgeist del Secondo millennio. La passione con cui grida mentre altri parlano. La determinazione autistica con cui non li ascolta. La scarsa padronanza della lingua italiana che lo costringe ad arrangiarsi facendo volare le mani. La sua bassa statura, sia letterale che metaforica. La modestia dei suoi talenti e la perspicacia con cui li investe, ora nell’Italia dei Valori, ora in quella della libertà, moltiplicandone i vantaggi personali, in termini di danaro, potere ed esposizione mediatica.

Il suo esempio invita ad adeguarsi allo spirito del tempo, farsene pervadere, non opporre resistenza: non ha più senso essere di destra o di sinistra, imporsi coerenze, nutrire convinzioni: trionfano le mezze calze, nelle mezze stagioni.

Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2011

domenica 1 maggio 2011

Donne e maltrattamenti: non sono fatti vostri


LIDIA RAVERA

Un deputato, prima di accanirsi contro la Costituzione, si è sfogato con la moglie e l’ha spedita all’ospedale. Un capo di governo ha pagato le prestazioni sessuali di una minorenne e l’ha sottratta alla tutela cui aveva diritto. Un direttore di telegiornale, forse, ha procacciato quarti di carne fresca femminile per una clientela di anziani sessualmente incontinenti. Qualcuno ha qualcosa da dire? No, no, per carità… Se hai qualcosa da dire sei bigotto, bacchettone & liberticida.

La frase degli spiriti illuminati, che tutto comprendono e digeriscono, è questa: “Un uomo in casa sua (o in casa del suo indiretto superiore) può fare quello che vuole”. Variazione spericolata:“Basta che faccia bene il suo lavoro”, che magari è governare. E mettiamo pure che sia bravissimo a governare (sarebbe già un sollievo), siamo sicuri che possa fare quello che gli pare a casa sua? Che cos’è una casa? Uno spazio extraterritoriale, una zona franca, un paradiso morale in cui ogni regola è sospesa, ogni obbligo decade e nessuno paga per quello che fa (o non fa)? Una volta ci regnavano le donne, sul focolare (almeno lì, almeno a parole). Adesso la donna, nel chiuso delle sue stanze, torna a essere umile ancella. Dietro quella metafisica porta chiusa, quella che separa il privato dal pubblico, l’uomo è padrone. Può coprirti di ridicolo o di schiaffi, ma se tutto avviene lì, in tinello o nella tavernetta, magari nel corso dell’orgiastico riposino del guerriero, nessuno lo “può giudicare nemmeno tu”, come cantava Caterina Caselli, in un’altra era geologica.

È una conquista recente del nostro Paese, questa sanatoria del peggio, estesa a chiunque abbia abbastanza potere per scansare almeno un paio di comandamenti. Dio, evidentemente, è dalla loro parte. Noi laici, costretti a comportarci bene per mancanza di protezioni altolocate, continuiamo a fare i conti con la nostra coscienza. Come ai tempi in cui si gridava contro chi era “a sinistra in piazza, a destra nel letto”. E giù feroci lezioni di perfezione relazionale! Avessimo quattro soldi da parte varrebbe la pena di lanciare un’Opa sulla Famiglia per conquistare il primo fra i suoi “valori”: l’impunità domestica.

Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2011

martedì 27 gennaio 2009

IL PREMIER CHE RIDE

L'UNITA'
LIDIA RAVERA
26 GENNAIO 2009

Pare che, alla maggioranza degli italiani, Berlusconi risulti simpatico soprattutto per la sua verve veteromaschilista: mentre calpesta, con metodo, la dignità delle donne, libera, con l’esempio, da qualsiasi senso di colpa o inadeguatezza, da qualsiasi censura o vergogna, ogni maschietto di bassa statura (morale e culturale, ma, già che c’è, anche fisica) in vena di pacche sul culo e commenti sporcaccioni sulle femmine (con particolare accanimento verso quelle che non li prendono in considerazione).

Non c’è signora che non abbia subito i suoi commenti, o perché bella e giovane o perché non abbastanza bella e non più giovane.

Ci siamo sforzati di buttarla a ridere, ma adesso non ne abbiamo più voglia: gli agguati a scopo di violenza sono in crescita, incominciamo ad avere davvero paura e Berlusconi, nel commentare la proposta, demagogica, di usare l’esercito per scoraggiare le aggressioni, ha detto: «Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle donne in Italia». Difficile buttarla a ridere, anche se a chiedercelo è il Presidente del Consiglio. Anzi, proprio perché è Lui a chiedercelo: una battutaccia detta da un Presidente è più pericolosa della stessa battutaccia detta da un pirla qualsiasi. Fine della ricreazione, quindi, che Berlusconi taccia e si scusi.

Credeva, il simpaticone, di fare un complimento alle vittime? Voleva invitarle a considerare lo stupro come un omaggio estremo alla loro avvenenza (un militare per ogni bella, le brutte chi se le stupra)? O, magari, giustificare gli aggressori, sistemandoli nella grande famiglia dei maschietti a cui le belle ragazze danno un po’ alla testa: un’allegra banda di sociopatici di cui, almeno a parole, sembra far parte anche lui. Il Capo del Governo di questo Paese.