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lunedì 2 gennaio 2012

«Lavoro, rischio crescente di tensioni sociali» Il premier Monti:«Tempi stretti per l'intesa»




C'è un «rischio reale» di tensioni sociali, la priorità è la difesa del lavoro. Lo sostengono all'unisono i leader sindacali rivolgendo un appello all'indirizzo al governo. Parole che hanno spinto il premier Monti ad intervenire. Nella serata di domenica ha chiamato i quattro leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl esprimendo la volontà di ricercare «la massima intesa» sui temi del lavoro e dell'occupazione, pur sottolineando «l'esigenza di operare con la sollecitudine imposta dalla situazione». Il presidente del Consiglio ha fatto gli auguri ai leader del sindacato, assicurando di «operare con la sollecitudine imposta dalla situazione».
LA POSIZIONE DELLA CGIL - Per il segretario della Cgil Susanna Camusso «Nei prossimi mesi la recessione avrà un impatto duro sull'occupazione e sui redditi. Il rischio che cresca il conflitto sociale man mano che cresce la disuguaglianza è reale». «Anche per questo - afferma il leader della Cgil - è meglio che il governo abbia più coraggio di quanto ne ha avuto finora e apra un confronto esplicito e costruttivo con le parti sociali sui temi della crescita e dell'occupazione. Noi vogliamo confrontarci sulla crescita del Paese, e per noi crescita vuol dire creare nuove occasioni di lavoro per giovani e donne e lavori meno instabili e precari per tutti». «Per questo - aggiunge la Camusso - proponiamo un nuovo "Piano del lavoro". Crediamo sia indispensabile ridurre il numero e la tipologia dei contratti instabili e atipici, moltiplicata in maniera irresponsabile dal governo Berlusconi».
AMMORTIZZATORI SOCIALI - «Bisognerà anche - spiega la Camusso - riformare gli ammortizzatori sociali per tutelare maggiormente chi perde il lavoro, senza rinunciare agli interventi urgenti che si proporranno nei prossimi mesi. Fare queste due operazioni a parità di spesa 2011 ci sembra molto difficile». «Senza dimenticare - aggiunge il segretario generale della Cgil - che per noi il capitolo sulle pensioni non è chiuso: ci sono delle ingiustizie e delle discriminazioni che gridano vendetta e vanno risolte. Penso soprattutto a coloro che hanno perso e perderanno il lavoro e a chi stava maturando il diritto di andare in pensione che si vede di colpo allungato il lavoro di 5 anni. Questo non è giusto - conclude - e non è accettabile».
BONANNI - L'inasprirsi del conflitto sociale nei prossimi mesi di recessione dipenderà soltanto dal governo, sottolinea invece il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sottolineando che «dipenderà solo dal comportamento del governo. La Cisl chiede una concertazione vera su tutti i temi economici e sociali. La necessaria rapidità delle decisioni non può divenire un alibi per evitare il confronto con il sindacato. Non accetteremo - aggiunge - pacchetti prefeconfezionati o ispirati da altri». Il premier Mario Monti confida che non ci saranno «grosse» tensioni sociali. Tuttavia, sostiene il leader della Cisl «finora il governo ha voluto fare da solo e infatti la reazione del sindacato è stata la diretta conseguenza di questa scelta. Verificheremo nei prossimi giorni se ci sarà un cambiamento nella linea del governo e se alle parole del presidente Monti corrisponderanno i fatti».
L'ALLARME DI ANGELETTI- Anche il segretario della Uil concorda sui pericoli derivanti dalla crisi: «C'è il rischio di andare verso una fase di recessione e, quindi, di riduzione dei posti di lavoro. L'aumento della disoccupazione non è certo un antidoto alla pace sociale, anzi è benzina sul fuoco». Secondo il leader della Uil «per fare una politica che crei posti di lavoro bisogna ridurre le tasse sul lavoro, ridurre l'evasione fiscale ed i costi della politica e liberalizzare. Bisogna fare cose razionali e ragionevoli e non avere atteggiamenti puramente ideologici», aggiunge Angeletti che sulla riforma del mercato del lavoro torna a sostenere che va discussa «insieme agli attori, con le imprese». Quanto ai licenziamenti «una cosa è parlare di licenziamenti per motivi economici, altra cosa di articolo 18».
CEI - Sulla vicenda è intervenuto anche l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, rispondendo ai cronisti sull'allarme lanciato dai sindacati per il rischio di tensioni sociali. Per Bagnasco per «evitare il pericolo di tensioni sociali» è necessario «essere più positivi» e «creare coesione».
Redazione Online1 gennaio 2012

sabato 31 dicembre 2011

«Subito una legge contro la corruzione Mediazione per gli incidenti stradali»




Il piano Cresci Italia avrà una ripercussione immediata sulla giustizia. La fase due per il Guardasigilli Paola Severino è già scattata. Prevede «misure coordinate per segnare la fine di un sistema che scoraggia gli investitori premiando i corrotti e chi non paga e penalizzando le persone per bene».

Ministro Severino, ma nel concreto cosa significa? 
«Da un lato dare una forte accelerazione e una specializzazione al processo civile per materie di forte impatto economico, con adeguate norme deflattive che facciano defluire l'enorme mole di procedimenti. Ma dall'altra, certamente, incidere sulla corruzione che è un cancro che divora la leale concorrenza tra le imprese».
Un ddl anticorruzione giace in Senato. Tutti si chiedono se ripartirà da quello o ne presenterà uno diverso.
«Sto già lavorando su questo tema. La prima fase è lo studio. La seconda sarà la condivisione con le forze parlamentari e con gli altri ministri. Confronterò le idee. E penso che, se condivise, si arriverà a una proposta del governo».
Un maxi emendamento, quindi. In tempi brevi? 
«Siamo un governo che non ha tempi lunghi. Salvo rispettare quelli parlamentari».
La bozza la vuole concordare, ma un'idea di contenuto da avvocato e giurista lei ce l'avrà. Come pensa si possa articolare un ddl che non sia un'arma spuntata? 
«Dovrebbe contenere una parte relativa alla prevenzione in modo che si riducano le occasioni di corruzione».
Come? 
«Fissando delle procedure trasparenti, un percorso cadenzato con tempi certi e poi monitorando se le regole vengono rispettate. Se in un appalto, ad esempio, vengono fissati la procedura e i tempi di rilascio delle licenze, delle autorizzazioni e dei permessi, si può ridurre l'area grigia di discrezionalità dove la corruzione si annida».
Alcune procedure nelle gare pubbliche sono già fissate ma non fermano la corruzione. 
«È vero. Ma per questo serve una parte relativa alle sanzioni che vanno riequilibrate e calibrate a seconda dell'interesse generale».
A cosa pensa, ad esempio? 
«Ancora non ho il quadro completo, ma penso che vadano riviste le pene in materia di abuso di ufficio».
Inasprendole? 
«Certo».
Pensa che le forze politiche vogliano davvero uno strumento di lotta alla corruzione? 
«La corruzione è presente in quella parte dell'amministrazione pubblica che esercita poteri discrezionali, potendo dare o negare qualcosa al cittadino. E il fatto che ci sia un ddl così importante dimostra che il Parlamento non è disinteressato a un provvedimento che tuteli le fasce più indifese».
Lei ha annunciato norme anti corruzione anche per le aziende private. A cosa pensa? 
«All'introduzione di una fattispecie di reato presente in molti altri ordinamenti europei, con la quale si punisce il comportamento del dirigente d'impresa che si fa dare o promettere somme di denaro per favorire fornitori o contraenti della stessa impresa. Anche in questo caso si viola il principio di libera e leale concorrenza».
Vedremo a breve anche interventi specifici sulla giustizia civile?
«Mi muovo in un solco già tracciato da alcune leggi delega che aiuteranno a velocizzare il processo civile. Come quella sulla mediazione civile».
La mediazione civile è già, in parte, in vigore. Quali effetti ha avuto? 
«Dal 21 marzo al 30 settembre 2011 sono stati 33.800 i procedimenti aperti, più di 19.000 quelli definiti, per un valore medio della controversia pari a 93 mila euro, il 75% riguarda la mediazione obbligatoria, il 23% quella volontaria, l'1% delegata e l'1% obbligatoria per clausola di contratto. Per ora sono numeri inferiori alle attese. Ma mi aspetto molto dall'estensione, entro marzo, della mediazione obbligatoria ai contenziosi più corposi».
Quali? 
«Le liti condominiali e gli incidenti stradali».
Ci sono state forti resistenze degli avvocati. Come si supereranno? 
«Nell'80% dei procedimenti c'è stata l'assistenza di avvocati alle parti in causa».
Resistenze ne troverà anche sulla riforma delle professioni. Lì che tempi prevede? 
«Entro agosto, come stabilito dalla legge delega. Ma non ci sarà l'abolizione degli ordini. Piuttosto nuove regole sulla formazione, sulle tariffe, sulla disciplina».
Sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie che lei ha annunciato di voler fare è già quasi rivolta delle amministrazioni locali. Andrà avanti? 
«Una razionalizzazione è necessaria e urgente. Ci sono 3mila edifici attualmente in uso, con la revisione giudiziaria si risparmierebbero tra i 60 e gli 80 milioni l'anno. Si punta all'efficienza anche recuperando personale amministrativo e magistrati da impiegare. L'obiettivo è arrivare alle specializzazioni per settore. Ma, come prevede la delega, entro la fine del 2012 la razionalizzazione ci sarà. E andrà di pari passo con gli interventi sul problema delle carceri a cui tengo molto».
Non teme di avere troppi obiettivi ambiziosi? 
«No, non ho voluto mettere il mio nome sotto una riforma del codice penale o civile. Sto mettendo a punto norme dettate dalla necessità e dall'urgenza. Niente di più».

Virginia Piccolillo
twitter@vpiccolillo
30 dicembre 2011


martedì 27 dicembre 2011

Monti lavora alla «fase due» E i partiti vanno in fibrillazione




Tutti contro Monti. A incalzare il professore non sono solo i suoi sostenitori in Parlamento, ma anche gli oppositori del governo. Così alla vigilia del consiglio dei ministri convocato per impostare la «fase 2» si vede sullo sfondo Berlusconi che proclama ai suoi di essere ancora in pista e subito si levano le voci dei «pidiellini critici» con il governo Monti. Il deputato del Pdl Guido Crosetto è quello che ci va giù duro. Obiettivo: i tecnici del governo Monti. «Il danno che possono fare al Paese intellettuali, burocrati, tecnici vari e professori, che non conoscono minimamente la realtà sociale ed economica del Paese, che non hanno mai visto un'impresa artigiana o una cascina che non fosse trasformata in agriturismo a cinque quelle, che non sanno cos'è una ricevuta bancaria, un insoluto, che non hanno mai discusso con un fornitore, un cliente, un direttore di banca o non hanno mai incrociato un funzionario Asl, Arpa, Inps, dell'ispettorato del lavoro, di Equitalia è incalcolabile e inimmaginabile». Poi aggiunge: «Chi pensa che l'Italia possa trasformarsi in un mese nella Germania attraverso ricette standard e teoriche consigliate da svedesi, finlandesi o funzionari Bce, rischia lo stesso risultato di un intervento chirurgico giusto e perfetto su un paziente debilitato».

CICCHITTO - Sulla stessa lunghezza d'onda Fabrizio Cicchitto. Il capogruppo Pdl alla Camera, di fronte al gran parlare di futuri scenari che vedano come protagonisti i ministri dell'esecutivo tecnico (un nome per tutti, Corrado Passera), mette le mani avanti: «Nessun ministro usi il governo per montare o smontare operazioni e schieramenti politici». E pone tre condizioni: «Che dopo una durissima manovra che ha forti elementi restrittivi seguano consistenti operazioni funzionali alla crescita, che i processi di liberalizzazione e di privatizzazioni non si risolvano in piccole operazioni punitive ma riguardino una serie di grandi e impegnative questioni (trasporti ferroviari, energia, autostrade, poste, acqua, aziende e servizi pubblici locali, la vendita di partecipazioni mobiliari non strategiche e di larga parte del patrimonio immobiliare)».

GASPARRI - Anche Maurizio Gasparri vuole essere chiaro: «Sosteniamo il governo Monti per un'opera di risanamento economico sempre più complessa, vista la crisi internazionale. Ma riteniamo che i temi della politica, della riforma elettorale, della riforma costituzionale, debbano essere competenza dei partiti politici». Orizzonti limitati, dunque: «Sarebbe ben strano se un governo tecnico si intromettesse, anche attraverso suoi esponenti, in queste vicende. E l'iperattivismo di alcuni potrebbe causare tensioni con conseguenze dannose e sconsigliabili. Il governo si limiti ai compiti per il quale è nato e per i quali ha ottenuto la fiducia. Alcuni protagonismi possono causare solo danni. E non ci riferiamo, ovviamente, al presidente Monti».

CASINI - A difendere Monti è rimasto Pier Ferdinando Casini e il Terzo polo: «È surreale come la politica si comporti nei confronti del Governo Monti», posta su Facebook il leader Udc. «Leggendo i giornali – scrive Casini - sembra che molti, scampato il pericolo, siano pronti a riprendere le vecchie abitudini. Ma il pericolo è più che mai davanti a noi e, se non cancelliamo le vecchie abitudini, potrebbe travolgerci». Come sia sia, non aveva visto male Monti quando - nel giorno della approvazione della manovra al Senato - aveva bacchettato i partiti, che nei colloqui privati mostrano grande appoggio e incoraggiamento al governo e in pubblico piantavano paletti e ponevano veti. Il partito centrista muove anche sulla scacchiera siciliana: l'Udc siciliano ritira il suo assessore dalla giunta Lombardo e chiude la collaborazione con il Presidente della regione.

GLI ALTRI - «La fase 2 annunciata dal governo deve partire proprio dalla lotta alla corruzione, che brucia decine di miliardi ogni anno», ha detto il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi. Critico Nichi Vendola: «Il governo Monti ha straordinarie personalità. Io stimo il ministro Riccardi, antitesi al razzismo di Stato che è durato per 15 anni. Apprezzo Profumo. È un governo costruito reclutando eccellenze, differente dalla realtà delle olgettine. Io non scorgo però in Monti l'elemento di discontinuità da Tremonti perché penso che si metta sempre il carico fondamentale sui ceti medio bassi», ha detto il leader di Sel.

CALDEROLI «Caro Silvio collabora con la giustizia del popolo, pentendoti e staccando la spina al governo, solo così ti verranno applicate le attenuanti generiche e potrai essere "indultato" ma solo se le prossime elezioni politiche si terranno nel 2012».- Le voci battagliere del Pdl continuano a non bastare alla Lega che punta il dito su Berlusconi: «Monti vada in vacanza e rinunci ad ogni ulteriore Consiglio dei Ministri, visto che dopo ogni seduta del cdm il Paese sprofonda sempre di più verso il disastro», tuona il coordinatore delle segreterie del Carroccio, Roberto Calderoli, che invoca anche «un tribunale del popolo» per giudicare «questo Governo che ha ridotto in miseria i cittadini». Ma - dando per scontati i toni da opposizione utilizzati contro l'esecutivo - l'affondo più duro è per il Cavaliere: «Berlusconi predica bene, considerato il suo giudizio critico sulla manovra, ma razzola male, perché questa manovra killer l'ha votata lui e quindi è un complice di Bersani, Casini e Monti».

Redazione Online27 dicembre 2011

lunedì 26 dicembre 2011

Torna Berlusconi: «Io resto sempre in pista, anche per il futuro»




«Davvero abbiamo bisogno di un grande cambiamento, una grande riforma dell'architettura istituzionale per potere rendere governabile il nostro Paese»: lo ha detto Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente lunedì pomeriggio alla comunità Incontro di Pierino Gelmini, l'ex sacerdote fondatore della Comunità Incontro. «Se riusciremo a farlo in questo tempo che ci divide dalla fine della legislatura - ha aggiunto - potremo veramente dire che abbiamo fatto qualcosa di grande e di importante».

IL FUTURO - Silvio Berlusconi assicura i suoi sostenitori che non abbandonerà la scena politica, anzi: «Sono sempre impegnato per la nostra forza di libertà, resto sempre in pista anche per il futuro», dice l'ex premier in un collegamento telefonico con la comunità di Gelmini. Ha parlato di un Pdl in ottima forma l'ex presidente del Consiglio. Presenti, fra gli altri, Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi. «Voglio ricordare a noi stessi - ha detto Berlusconi - che siamo sempre il partito di maggioranza in parlamento e che i sondaggi ci danno in forte anzi fortissima ricrescita perché gli italiani sono preoccupati».

LA MANOVRA - Berlusconi attacca poi duramente la manovra varata dal governo Monti e votata anche dal Pdl in Parlamento: rischia di portare in recessione l'economia, dice l'ex premier. «Fino all'estate scorsa - rivendica Berlusconi - abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l'economia». Una situazione che fa sì che gli «italiani siano sempre più preoccupati». Berlusconi poi tiene a «ricordare prima di tutto a noi stessi che siamo sempre il partito di maggioranza in Parlamento e anzi i sondaggi ci danno in fortissima ripresa» proprio perché «gli italiani sono sempre più preoccupati». Detto questo, il leader del Pdl assicura che «restiamo vigili per fare il bene del nostro Paese» anche se la soluzione alla crisi «deve venire dall'Europa perchè è l'Europa che deve cambiare».

Redazione Online26 dicembre 2011

lunedì 19 dicembre 2011

Scatta la rivolta contro l'Imu «Non la faremo pagare»




Definendo la nuova tassa sulla casa «un balzello assurdo» il sindaco di Vittorio Veneto, il leghista Gianantonio Da Re, lancia l'obiezione anti-Imu. Da Re lo ha annunciato al termine di un incontro con l'ex ministro Roberto Maroni. «Se il governo-sanguisuga - spiega - vuole tassare ulteriormente la casa frutto di sacrifici faccia da solo». Ma non solo: il sindaco vittoriese, come indica la Tribuna di Treviso, invita gli altri primi cittadini a seguirlo in questa campagna. «Questo anche perchè - dice ancora Da Re - non un euro di quello che raccoglieremmo resterebbe nelle casse comunali. Si arrangi dunque Roma. In ogni caso - aggiunge - la mia obiezione si limita alla non raccolta del balzello: non ho personale da dedicare a questo nuovo impegno. Non ho un messo per gli accertamenti. Me lo paga Monti?. Questa è una misura che va contro il federalismo fiscale».
Anche il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo si allinea con le intenzioni del suo collega di Vittorio veneto. «Siamo tutti d'accordo sulle cose che non si devono fare - spiega Gobbo in una nota -Vedremo quindi come agire tecnicamente ma stiamo già studiando come non fare pagare l'Imu. Certo mi rendo conto - conclude il sindaco di Treviso - che è una disobbedienza nei confronti dello Stato ma dobbiamo pensare a tutelare i nostri cittadini padani». (Ansa)

19 dicembre 2011

sabato 17 dicembre 2011

Camusso: «La manovra? Non è equa» Bonanni: «Sembra fatta da mio zio»





All'indomani della votazione alla Camera della manovra economica del Governo Monti arrivano le voci di dissenso ma anche qualche segnale d'approvazione, come quello del presidente della Repubblica Napolitano che, da Assisi, ha definito l'approvazione da parte della Camera «certamente» un passo importante: «Grande prova del parlamento».
BONANNI - Giudizio negativo sulla manovra invece da parte del leader della Cisl, Raffaele Bonanni: «Sembra fatta da mio zio che non capisce nulla di economia» ed è fatta solo «per fare soldi subito». Intervenendo al presidio dei sindacati davanti a Montecitorio, Bonanni ha giurato che «non darà tregua» all'esecutivo, aggiungendo: «Non ci rassegniamo, andiamo avanti e chiediamo di cambiare questa manovra iniqua che è contro lavoratori e pensionati». Il numero uno della Cisl ha assicurato che la protesta dei sindacati continuerà. «Proseguiremo fino a Natale e continueremo anche dopo». Secondo Bonanni «non c'è equità», ma la battaglia «non è persa» perché la manovra «può passare nel potere ufficiale, e poi è da vedere, ma non passa del sociale italiano. Incalzeremo il Governo. Sì. È stato cambiato qualcosa, ma la natura sbagliata della manovra non ci convince». Sul mercato del lavoro «non tollereremo che il Governo non ricorra alla concertazione - ha concluso - se pensano che sui licenziamenti fanno da soli stanno freschi».
CAMUSSO - Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che da Padova, ribadisce il giudizio non positivo sul provvedimento economico. «Il nostro giudizio - ha detto la Camusso - continua ad essere quello di una manovra che non ha i tratti di equità che avrebbe dovuto avere e che comunque bisogna provare ad ottenere. Continua ad essere una manovra profondamente squilibrata sulla tassazione del lavoro dipendente, delle pensioni e delle famiglie. Questo è un tratto che va corretto anche per gli effetti recessivi che avrà sul Paese in termini di potere d'acquisto, anche in termini di contratto alla progressiva riduzione dell'apparato produttivo». La Camusso mostra preoccupazione per le prospettive economiche del mondo del lavoro: «I dati sulla produzione industriale - ha osservato - sono in totale calo, le previsioni sull'occupazione sono pessime, gli effetti antirecessivi della manovra economica che erano necessari, non ci sono». Infine, il segretario della Cgil esprime diffidenza sulla possibilità di una cosiddetta seconda fase della manovra: «siamo sempre diffidenti che ci sia una fase prima e una fase seconda, perché la sensazione è che la seconda non arrivi mai. È evidente che adesso tutti gli sforzi vanno fatti per correggere le cose più inique della manovra e per avviare una fase di crescita».
LA LEGA - Chi ha l'impressione che i sindacati e la Lega Nord siano accomunati per le critiche sulla manovra del governo Monti, si sbaglia. Il segretario generale prende le distanze dalle proteste leghiste e commenta la sortita in Parlamento dell'operaia leghista. «L'effetto finale - ha affermato - può apparire così, nel senso che noi continuiamo a sostenere che il sistema che avevamo sulle pensioni fosse un sistema che rispondeva di più ai problemi. Ma bisogna ricordare che se l'attuale governo può fare questi interventi è anche grazie a tutti quelli che hanno fatto i governi precedenti, quindi la Lega porta una responsabilità precisa di avere introdotto il criterio che portava progressivamente ad allungare gli anni di lavoro». «Va sottolineato invece che la riforma fatta sulle pensioni viene vissuta in modo molto penalizzante, c'è un'idea di un modello figlio delle assicurazioni e non più della previdenza come strumento di Welfare e di garanzia per le persone». La Camusso avverte anche Confindustria che ha mostrato un atteggiamento molto favorevole alla manovra: «Credo - ha osservato - che ci sia da parte loro una grande sottovalutazione degli effetti che avrà la manovra sui consumi e sulle prospettive».
Redazione Online17 dicembre 2011

Monti: l'Italia si salverà e io non sono disperato




Il rischio che l'Italia non ce la facesse «è stato massimo», anzi «lo è ancora». E l'omaggio alla Camera che gli ha votato in mattinata la fiducia e che sta per approvare la manovra è sincero: «Grazie per il vostro senso di responsabilità. Se tutti operano per il bene del Paese, con i conti in ordine l'Italia si salverà».
Ma tanto è ossequioso nei confronti del Parlamento, con il quale ha dovuto trattare fino all'ultimo emendamento il suo decreto («Non dirò più "noi" e "voi" - assicura rispondendo al capogruppo del Pd Franceschini che glielo aveva rimproverato -, siamo tutti accomunati dalla stessa intrapresa»), quanto è duro, quasi sarcastico il premier con il suo predecessore, che due giorni fa lo aveva definito «disperato» per la difficoltà a trattare con i partiti. Ferendolo, e mettendo in luce una divisione sancita ieri anche nel voto sulla manovra (82 tra assenti e astenuti nel Pdl), voto che pure secondo Monti lo lascia «soddisfatto».
È a
Silvio Berlusconi dunque che il premier dedica gli ultimi minuti del suo intervento in Aula. A lui al quale subito dopo, grazie al faticoso lavoro dei pontieri dell'una e dell'altra parte, scriverà un bigliettino conciliante ricevendo una risposta altrettanto conciliante, a lui che saluta a distanza in Aula mostrando sorridendo il pugno di chi davvero non vuol dare l'immagine dello sconfitto, a lui risponde assicurando di non essere «affatto disperato».«Stamattina - dice Monti - ho letto sui giornali un titolo: "Monti è disperato". Ho fatto un rapido esame di coscienza, e per un attimo mi sono sentito colpevole, perché non mi sento affatto disperato. Poi, una volta svegliatomi meglio, ho riflettuto di più e anche il senso di colpevolezza è sparito: non c'è nessuna disperazione, non c'è per me ma quel che è più importante è che non c'è per le istituzioni di questo Paese. Con il dialogo con voi e rimettendoci a decisioni che non possono che essere vostre, abbiamo fatto tutti uno sforzo, perché tutti ci hanno aiutato a riflettere meglio. Così continuerà ad essere, anche senza espresse ragioni di visibile consenso». Infine la conclusione, che porta all'applauso convinto di Terzo polo e Pd e al freddo atteggiamento del Pdl: «Per questo il sottoscritto è pieno di speranza, ed è speranza e fiducia che vi invito a condividere».
Ne servirà, perché Monti non nasconde che sarà dura: «Mi permetto di ricordare a tutti noi la posta in gioco. Non si tratta di continuare a vivere come prima al netto o al lordo di certi sacrifici. No, senza questo intervento sono a rischio i risparmi degli italiani, soprattutto quelli piccoli. È a rischio il benessere accumulato da generazioni, il veder evaporare gran parte dei redditi degli italiani soprattutto quelli modesti».
E allo Stato non si può dire se questa sarà l'ultima manovra: «Lo spero, ma dipenderà dai comportamenti di tutti», i cittadini, gli imprenditori, i risparmiatori. Come dipenderà dalla capacità di fare quelle «riforme strutturali» che in parte sono già contenute nel decreto, e che dovranno essere implementate se si vuole che anche i tassi di interesse scendano, visto che gli investitori guardano a come sarà «il Paese tra dieci-venti anni».
Non finisce insomma qui il compito del governo: «Nelle prossime settimane arriveranno interventi più meditati. Ora affronteremo provvedimenti per rendere meno ingessata l'economia». Fra questi, sicuramente quelle liberalizzazioni che, frenate nella discussione parlamentare sulla manovra, hanno lasciato l'amaro in bocca a tanti: «Bloccare le liberalizzazioni sarebbe una responsabilità grave. È un'illusione che si possano proteggere singoli settori, perché si creano danni irreparabili a chi lavora esposto alla concorrenza».
Paola Di Caro17 dicembre 2011

mercoledì 14 dicembre 2011

Pensioni, Ici, liberalizzazioni subito e conti correnti : tutte le novità nella manovra



Aumento dall'1,5 al 2% del prelievo sui patrimoni «scudati», contributo di solidarietà del 15% sulle pensioni d'oro (superiori ai 200mila euro annuali), sconto sull'Ici per le famiglie, avvio immediato delle liberalizzazioni e un «giallo» a proposito del bollo sui conti correnti. Sono molte le novità in arrivo con gli emendamenti del governo alla manovra. I nuovi «balzelli» (case e attività all'estero, capitali scudati) servono a raggiungere il saldo finale «invariato» compensando quello che si concede sul lato «sociale», in particolare alzando a 1400 euro (per un solo anno, però) la soglia delle pensioni che beneficeranno della rivalutazione e ampliando il «bonus» sull'Imu (ex Ici) per le famiglie con figli sotto i 26 anni. Le modifiche dovrebbero valere, complessivamente, introiti per 2 miliardi di euro. La manovra mercoledì mattina dovrebbe approdare alla Camera. Il condizionale è d'obbligo perché i lavori nelle commissioni procedono a rilento, tanto da rendere con tutta probabilità necessaria una maratona notturna. Ma il presidente della Camera, Fini, ha escluso ritardi: «Non ho alcuna intenzione di differire. La manovra domani mattina sarà in Aula». Il Consiglio dei Ministri ha autorizzato il ministro competente a porre la fiducia sulla manovra economica, ove necessario.

LE PRINCIPALI NOVITÀ IN DISCUSSIONE

Imposta conti correnti: esenzioni e aumenti-L'affannosa ricerca delle novità in «tempo reale» ha prodotto un equivoco. Sembrava fosse in arrivo un «nuovo» bollo da 34,20 euro sui conti correnti (in realtà tecnicamente applicato sull'estratto conto cartaceo obbligatorio) . In realtà, quell'imposta, per le persone fisiche c'è già ed è in vigore da anni. «La novità - spiega in serata sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani- è che viene eliminato questo bollo sui conti correnti e sui libretti fino a 5 mila euro». Il sottosegretario spiega il perchè di questa misura: «Se facciamo la lotta al contante e chiediamo alle banche di non far pagare ai piccoli correntisti certe spese, allora dobbiamo togliere anche questo bollo. È uno sgravio a favore delle persone che verrà compensato dall'aumento del bollo fino a 100 euro per i conti correnti delle imprese e delle persone giuridiche».

Capitali scudati: prelievo più alto e imposta - Aumento dall'1,5% (che dava un gettito di due miliardi) al 2% del prelievo sui capitali scudati. In più è prevista una imposta di bollo annuale (che resterà sempre, fino a eventuale abolizione) al 4 per mille per il 2011, che avrà un'eccezione (in peggio) nel 2012 con una aliquota che salirà al 10 per mille e nel 2013 con un'imposta al 13,5 per mille, tornando poi al 4 per mille nel 2014. Si tratta, secondo il governo, di un «prelievo sull'anonimato» per i contribuenti che hanno aderito agli «scudi». Le novità sui capitali scudati garantiranno un maggior gettito di 366 milioni nel 2012 e 2013 e di 559 milioni a regime dal 2014.

Prelievo su pensioni d'oro - Contributo di solidarietà sulle «pensioni d'oro» del 15%. Il contributo sarà applicato per l'importo eccedente i 200 mila euro.

Imu (Ici): sconto famiglie - Sconto sull'Imu per le famiglie con figli. Si parte dalla detrazione, che rimane, di 200 euro per tutti, che «è maggiorata di euro 50 per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni, purché dimorante abitualmente e residente anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale. L'importo complessivo della maggiorazione, al netto della detrazione di base, non può superare un massimo di 400 euro». In sostanza, lo sconto massimo che il Fisco concede sull'abitazione principale sarà pari a 600 euro: 200 euro della detrazione di base e 400 per il numero dei figli a carico.

Imposta su case all'estero - Tassa dello 0,76% per gli immobili detenuti all'estero «a qualsiasi uso destinati, delle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato». L'imposta «è dovuta proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell'anno nei quali si è protratto il possesso». La tassa dello 0,76% sul valore degli immobili «è costituito dal costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è computato l'immobile». L'imposta dovrebbe portare 98,4 milioni l'anno dal 2012.

Imposta su attività finanziarie all'estero - E' istituita un'imposta sulle attività finanziarie detenute all'estero da persone fisiche residenti in Italia. L'imposta è dello 0,1 per cento annuo del valore delle attività finanziarie per il biennio 2011-2012 e dello 0,15% a partire dal 2013. Dall'imposta si deduce, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d'imposta pari all'ammontare dell'eventuale imposta patrimoniale versato nello Stato in cui sono detenuti i prodotti e gli strumenti finanziari. L'imposta dovrebbe garantire un gettito di 8,9 milioni nel 2012 e 2013 e 13,4 milioni dal 2014.

Pensioni: rivalutate fino a 1400 euro - La rivalutazione automatica delle pensioni è riconosciuta «per l'anno 2012 esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a 3 volte il trattamento minimo» (ovvero finao a circa 1400 euro). Per il 2013 invece la soglia saràa più bassa; rivalutazione solo per le pensioni oltre 2 volte il minimo (quindi fino a circa 900 euro).

Età di pensionamento: eccezioni - «In via eccezionale» sarà possibile per «i lavoratori che abbiano maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012» andare in «pensione anticipata al compimento di un'età anagrafica non inferiore a 64 anni». Sempre nelle modifiche è previsto che chi avrà maturato anzianità contributive entro il 2012 e andrà in pensione prima dei 62 anni, avrà una riduzione delle quote di trattamento pari a 1 % e non più 2% come previsto in precedenza.

Tetto stipendi manager - Arriva il tetto massimo per gli stipendi dei dipendenti pubblici e quindi dei manager. Il valore è pari al trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione, circa 300mila euro lordi all'anno.

Contributi: aumento autonomi fino a 24% - Aumentano i contributi pensionistici per gli autonomi fino ad arrivare nel 2018 al 24%. L'aumento è dell'1,3% dal 2012 e dopo di 0,45 punti ogni anno fino appunto a raggiungere il 24% a regime. Il testo iniziale prevedeva un'aliquota del 22% a regime.

Liberalizzazioni subito: protesta delle farmacie - Le liberalizzazioni delle attività economiche scatteranno dal primo gennaio del 2012, come inizialmente previsto dalla manovra. Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno infatti corretto l'emendamento dei relatori che prorogava il termine dell'avvio delle liberalizzazioni al 31 dicembre 2012. Si ritorna quindi al testo originario che prevede l'avvio del pacchetto subito per tutte le attività economiche. Dalle liberalizzazioni resta confermata l'esclusione per i taxi. Nessun dietrofront, invece, per le farmacie che hanno mal digerito la decisione del governo di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C distribuiti con ricetta medica anche nelle parafarmacie e nei supermercati. Forse già lunedì potrebbe scattare la serrata dei punti vendita tradizionali. Mentre dai parafarmicisti stanno arrivando in queste ore migliaia di fax a Palazzo Chigi con la richiesta a Monti di «non cedere alla pressione delle lobby».

Dilazioni per i pagamenti a Equitalia - Tra le altre novità in campo delle liberalizzazioni dovrebbe esserci lo slittamento dal 2012 al 2013 di tutte le norme relative, con l'eccezione appunto di quella delle farmacie. Vale a dire l'imposizione di distanze minime per l'apertura di esercizi e il divieto di aprirli in più sedi; la limitazione dell'esercizio di una attività economica ad alcune categorie o il divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di alcuni prodotti. Un aiuto arriva però per le aziende in crisi: via libera ad un emendamento che allunga di 72 mesi la possibilità di pagare le rate a Equitalia.

EDITORIA - Buone notizie per l'editoria. I relatori Baretta e Leo hanno presentato nelle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera un emendamento che aggiunge la voce 'Interventi di sostegno all'editoria e al pluralismo dell'informazione nell'elenco dei beneficiari del fondo di cui all'articolo 33 comma 1 (elenco 3) della legge di stabilità 2012. La legge di stabilità 2012 ha incrementato di 1,14 miliardi la dotazione di quel fondo.

Province, scadenza naturale - Cambia, infine, la norma sulle province: Con un sub-emendamento approvato dalle Commissione Bilancio della Camera si stabilisce che, in vista della riforma delle Province, gli organi in carica decadranno a scadenza naturale e non più entro il 31 marzo 2013 come prevedeva una proposta dell'esecutivo. Non ci sarà quindi nessun anticipo della scadenza.

Redazione Online
13 dicembre 2011

domenica 11 dicembre 2011

È meglio se Milone rimane fuori


Da qualunque punto di vista si guardi la cosa, non è normale. Non è normale che un ministro dia udienza al suo sottosegretario e al termine dell'incontro il ministero emetta un comunicato. E di che tenore, poi. Ansa , primo dicembre: «Il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha ricevuto oggi il sottosegretario Filippo Milone. Durante il "cordiale colloquio" il sottosegretario ha voluto tra l'altro ringraziare il ministro "per le manifestazioni di considerazione e di fiducia che sono - riferisce il sottosegretario Milone - indispensabili per la proficua collaborazione"». Riletto in controluce, quel comunicato che getta acqua sul fuoco fa capire intanto una cosa. Che il fuoco c'è. Non era del resto difficile accorgersene.

Era opportuno nominare sottosegretario alla Difesa l'ex consigliere dell'ex ministro Ignazio La Russa sei giorni dopo che già era stata resa nota quella intercettazione telefonica fra i manager di Finmeccanica Lorenzo Borgogni e Marco Forlani (costui incidentalmente figlio dell'ex segretario Dc Arnaldo Forlani)? Eccone un frammento. Marco: «Senti mi ha chiamato Filippo eh, che dice su, su quel discorso che facciamo ogni anno della loro offerta di partito a Milano eccetera...». Borgogni: «Di partito? Del ministero!». Marco: «...Credo sia una cosa del Pdl, no? Dice che te ne ha parlato a te pure». Il giorno seguente al giuramento dei sottosegretari Fiorenza Sarzanini riferisce sul Corriere che «durante l'interrogatorio di sabato scorso di fronte al pm Paolo Ielo a Borgogni è stato chiesto di chiarire a che titolo avrebbe versato soldi a Filippo Milone, ex capo della segreteria di La Russa». E per ora fermiamoci qui, in attesa dei risultati di quel chiarimento.

Ma è appena il caso di sottolineare come la Finmeccanica sia il principale fornitore della Difesa. E come lo stesso Milone fosse consigliere di una società di quel gruppo, la Ansaldo Sts: settore trasporti. Incarico dal quale ha rassegnato le dimissioni una volta nominato al governo. Ma non l'unico che il sottosegretario, per la serie conflitti d'interessi, ha avuto nelle aziende pubbliche. Qualche anno fa, per esempio, è transitato nel consiglio di amministrazione delle Poste. Mentre non abbiamo ancora notizia ufficiale delle sue eventuali dimissioni dal collegio sindacale di una società che si chiama Quadrifoglio Real Estate srl. Collegio presieduto curiosamente dal presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua. La società in questione appartiene a Fintecna Immobiliare, cioè al Tesoro che è il proprietario del gruppo Fintecna. Holding statale che secondo gli esperti del settore potrebbe avere un ruolo importante nell'operazione di dismissione del patrimonio pubblico. Comprese magari le caserme della Difesa.

Ma Milone occupa anche una seconda poltrona del giro Fintecna immobiliare. Si tratta di un posto nel consiglio di amministrazione di Alfiere spa. È la società che Fintecna ha al 50% assieme ad alcuni privati riuniti nella Progetto Alfiere spa. Sono la Lamaro appalti della famiglia Toti, la Astrim di Alfio Marchini, il fondo immobiliare Fimit guidato da Massimo Caputi, la Tecnimont, la Immobiliare Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti e la Eurospazio, i cui azionisti sono custoditi in due fiduciarie. Alfiere è l'impresa che dovrebbe realizzare un massiccio investimento immobiliare a Roma, con la trasformazione di tre torri alte 62 metri e di altri edifici al quartiere Eur, dove un tempo c'era il ministero delle Finanze, su progetto di Renzo Piano. Un'operazione fondiaria appetitosa, che prevede fra l'altro la realizzazione di locali commerciali e ben 350 appartamenti.

Che cosa c'entra Milone? C'entra evidentemente per Ligresti, costruttore e finanziere siciliano. Come siciliane sono le radici del sottosegretario, comunque milanese di nascita, e di La Russa. E la terra è un legame formidabile, a giudicare dai fatti. Il figlio di La Russa, Antonino Geronimo, è consigliere di amministrazione della holding di Ligresti Premafin. E Milone è presidente di Quintogest, impresa controllata da Fondiaria Sai. Nonché consigliere della Sviluppo Centro est, società fra Ligresti, Toti e i costruttori Santarelli. Ma in passato è stato molto di più. Negli anni ruggenti del tramonto della Prima Repubblica gestisce la Grassetto, poi finita come tutte le grandi imprese di costruzione nel vortice delle inchieste di Tangentopoli. E lui s'immola. A partire dal tintinnìo delle manette fino ai processi per corruzione subisce tutte le traversie di quella stagione. Da Messina a Napoli, ad Asti, a Padova.

Sperimentando, a seconda dei casi, praticamente ogni brivido che la ruota della giustizia sa offrire: la prescrizione, l'assoluzione in secondo grado, la condanna definitiva con lo zuccherino della «riabilitazione». Per non farsi mancare proprio nulla, nel 1995 Milone arriva a mettere su con il futuro capo di una nuova Dc, Giuseppe Pizza, poi ritrovato nel 2008 al governo Berlusconi come sottosegretario all'Istruzione, una ditta di impianti elettrici. Che però dopo qualche anno va per aria. Niente paura: il Nostro è iper vaccinato. Si narra che la sua carriera nelle costruzioni sia cominciata nell'impresa di Gaetano Graci. Proprio lui, uno dei Cavalieri di Catania, costruttori siciliani per decenni sulla cresta dell'onda quando negli anni Novanta vengono investiti dalle tempeste giudiziarie. A un certo punto Milone si trova addirittura in mano una piccola quota del 5%, chissà perché, in un'azienda di commercio all'ingrosso di carni di Placido Filippo Aiello, il genero di Graci. Finché nel 1993 la Ge.c.al. (così si chiama quella) va in liquidazione.

Per completezza d'informazione va detto che due anni dopo Aiello e il suocero si beccano una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. L'accusa dice che Cosa nostra aveva investito dei soldi nelle attività imprenditoriali di famiglia. Aiello patteggia 24 mesi. Passano dieci anni e la Guardia di Finanza lo accusa di aver trasferito in Svizzera 700 mila euro in barba alle regole del Fisco. Ma questa è un'altra storia. Composto l'intero quadro non può tuttavia che restare il dubbio: era proprio opportuna la nomina di Milone?

Sergio Rizzo
3 dicembre 2011

Un mandato da 14 mila euro al mese


Quanto guadagnano i parlamentari italiani? Dopo le piccole riduzioni applicate a fine settembre scorso, per quanto riguarda i deputati lo stipendio base, che viene indicato come indennità, ammonta a 5.246,97 euro netti al mese, che scendono a 5.007,36 per chi svolge un'altra attività lavorativa. Se poi il deputato versa la quota aggiuntiva per la reversibilità dell'assegno vitalizio (cioè per far percepire il trattamento al proprio coniuge in caso di morte), allora l'indennità netta scende rispettivamente a 4.995,34 e a 4.755,73 euro. Questi importi non conteggiano le tasse locali, che mediamente incidono per circa 250 euro al mese. È prevista poi una riduzione del 10% per la parte del reddito che supera i 90 mila euro lordi all'anno e del 20% sopra i 150 mila euro.

E questa è solo l'indennità. Perché poi ci sono altre voci che fanno lievitare la busta paga. Ogni deputato infatti percepisce una diaria mensile pari a 3.501,11 euro netti, anche se tale somma viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza nelle sedute di assemblea con votazione elettronica. Per scongiurare però la decurtazione, è sufficiente partecipare al 30% delle votazioni effettuate nell'arco della giornata.
Non finisce qui. Come recita il sito della Camera, «a titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto fra eletti ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile erogata tramite il gruppo parlamentare». E cioè altri 3.690 euro netti al mese.

In compenso, «ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990». Già. Ma l'elenco dei rimborsi resta comunque sostanzioso: non solo i deputati usufruiscono di tessere per autostrade, ferrovie, traghetti e voli nazionali, ma incassano 1.107,9 euro al mese per i trasferimenti da casa o dal Parlamento agli aeroporti, cifra che sale 1.331,60 euro se la residenza dista a più di 100 chilometri da un aeroporto. Ancora, ci sono 258,22 euro al mese di spese di telefono. E poi assistenza sanitaria estendibile ai familiari. E per chiudere in bellezza la legislatura, la ricca liquidazione: un assegno di circa 9.600 euro per ogni anno (o frazione di anno non inferiore ai sei mesi) di mandato effettivo, seguito dal vitalizio. Tirando le somme, in busta paga l'importo base per un deputato sfiora i 14 mila euro al mese, più i benefit. A queste voci si aggiungono altre indennità e vantaggi per una nutrita pattuglia di onorevoli. Il presidente della Camera, i suoi quattro vice, i tre questori e i 14 presidenti delle Commissioni permanenti, hanno diritto non solo alla macchina con autista, ma anche a indennità aggiuntive che oscillano fra gli 800 e i 5 mila euro netti al mese. Per le cariche più alte c'è anche l'appartamento di servizio. Per i presidenti delle numerose altre commissioni e per i 28 vicepresidenti di quelle permanenti, invece, niente auto blu, ma «solo» l'indennità supplementare.
Il trattamento riservato ai senatori è addirittura migliore. La somma complessiva delle varie voci, fra indennità e rimborsi, può superare i 14 mila euro. E in più le facilitazioni (cioè tessere gratuite) per autostrade, treni, traghetti e voli nazionali, continuano a valere per i dieci anni successivi alla fine del mandato.

E rispetto ai colleghi europei? Il confronto è solo indicativo, perché indennità e rimborsi vengono erogati secondo criteri differenti. In ogni caso, facendo il raffronto delle retribuzioni legate alle voci fisse, i parlamentari italiani percepiscono in media 11.700 euro netti al mese, mentre la media dell'area euro è di 5.339 euro. I parlamentari austriaci incassano 8.882 euro al mese, gli olandesi 7.177, i tedeschi 7.009, i francesi 6.892, gli irlandesi 6.839 e via via a scendere gli altri, con una differenza: in molti Paesi ci sono da aggiungere a queste voci i rimborsi, ma solo per le spese realmente effettuate. In Italia i rimborsi invece sono diventati parte dello stipendio con un regime forfettario che in molti casi non richiede giustificativi delle spese sostenute.


Paolo Foschi
pfoschi@rcs.it
11 dicembre 2011

venerdì 25 novembre 2011

Lorenzo Spaggiari, il superchirurgo anticancro ingiustamente «condannato» dalla Rete


È un superchirurgo in cima alla classifica italiana per gli interventi contro il cancro al polmone, il suo curriculum è portato in palmo di mano anche negli Usa: «Eppure quando clicco il mio nome su Google compare ancora "medico indagato". Con Internet quello che succede un giorno segna per la vita, anche se tutto è un grande equivoco». Lorenzo Spaggiari, 50 anni, primario dello Ieo, è appena stato prosciolto dall'accusa di interventi inutili su due pazienti: «Entrambi i procedimenti sono stati archiviati sia dai pm sia dai gip. Le perizie hanno confermato una corretta condotta clinica (linee guida) e deontologica, non lasciando adito ad alcun dubbio - racconta Spaggiari -. Quelle denunce, però, restano uno sfregio, un'onta che, pur essendo uscito dalla vicenda a testa alta, sono costretto a subire quotidianamente».

Quella di Spaggiari è una brutta storia. Il problema principale è che a rimetterci non è solo lui, ma anche chi già è costretto a lottare contro il cancro: «Posso dire che abbiamo salvato pazienti dal loro male incurabile - dice il chirurgo, 250 pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali -. Il marchio che mi è restato cucito addosso di "medico indagato" influenzerà le scelte di molti malati che decideranno di non farsi curare da noi. Come sempre, alla fine, chi ci rimette sono loro». Due denunce che lo colpiscono come per una assurda legge del contrappasso.

Medico alle prese da una vita con la chirurgia di frontiera - quella che offre l'ultima chance a pazienti considerati incurabili -, Spaggiari è finito nel registro degli indagati la scorsa primavera per due semplici biopsie. Una donna di 60 anni, operata nel gennaio 2008 e guarita, l'accusò di averle asportato inutilmente un nodulo al polmone sinistro che invece, secondo il risultato della biopsia, andava tolto, anche se il tumore alla fine s'è rivelato benigno. L'altro esposto fu di un paziente napoletano di 70 anni che presentò anche lui la denuncia dopo avere scoperto che il tumore asportato era benigno («Il problema era che senza intervenire - ricorda Spaggiari - non si poteva avere la diagnosi»).

Dopo che i due casi sono diventati pubblici, il chirurgo dalle 1.100 operazioni l'anno, si è ritrovato a fare i conti con l'ambulatorio vuoto per tutto il mese di aprile. «Eppure nella divisione di chirurgia toracica che dirigo da dieci anni vengono operati pazienti affetti da cancro del polmone provenienti da tutte le regioni italiane (70% degli interventi sono extra Lombardia, ndr ) - sottolinea Spaggiari -. Il nostro lavoro è già difficile per il confronto quotidiano con la morte, dover anche lavorare con la paura di essere messo alla gogna crea la cosidetta medicina difensiva che tanto male fa soprattutto ai pazienti».

Nel 2003 fu proprio lui che operò Eugenio Molteni, un pensionato comasco, a cui erano stati dati sei mesi di sopravvivenza e che invece è ancora vivo. L'operazione pionieristica sulla cosiddetta vena cava fu definita un miracolo laico. «Ma adesso sono bollato per la vita», insiste. Ascoltando la vicenda vien da pensare. Lorenzo Spaggiari non ha bisogno di essere in alcun modo riaccreditato perché il suo curriculum parla per lui. Ma la storia di un grande chirurgo alle prese con denunce che rischiano di infangarne il nome è solo la punta dell'iceberg di problemi più ampi: quello dei medici che, anche se meno noti, si trovano quotidianamente nella sua stessa situazione; quello dei pazienti che hanno sempre più difficoltà a distinguere i veri casi di malasanità dagli altri. «Tutti possono inciampare in un ostacolo - dice Spaggiari -. Ricostruirsi la vita dopo è difficile soprattutto per chi è meno conosciuto di me. Il rischio più grande, comunque, lo corrono i pazienti: i medici spesso per paura di essere denunciati ormai si trincerano dietro la medicina difensiva».

Simona Ravizza
24 novembre 2011

giovedì 24 novembre 2011

Se per l'onorevole l'italiano è un optional


«A scuola, allora, si cominciava con le aste, centinaia di aste su quaderni a quadretti con la matita, non ancora col pennino e l'inchiostro. Poi, si passava alle vocali; poi, alle consonanti; poi, all'assemblaggio di una consonante e di una vocale; quindi, si congiungevano le sillabe per formare parole. E si copiavano parole dal sillabario e si facevano schede d'esercizi. Esercizi che duravano dei mesi...».

Ecco, l'onorevole ripetente Michaela Biancofiore dovrebbe ricominciare da quell'ultima intervista data da Leonardo Sciascia a Le Monde prima di morire. Riparta dalle aste. O almeno dalle vocali: a-i-u-o-l-e. Perché una cosa deve mettersela in testa: deve piantarla di difendere l'italianità dell'Alto Adige commettendo strafalcioni mostruosi non solo per un deputato ma per un somaro della seconda elementare. Si è schiantata sugli accenti («dò», «stà», «pò»), ha detto che gli avversari la vogliono «distrutta, annientata, denigrata, scanzonata» (voce dello sconosciuto verbo michaeliano «scanzonare»), ha inventato «l'amantide religiosa». Creatura che, con l'apostrofo lì, è ignota in natura. Insomma: un disastro.

Prendiamo la sua ultima battaglia, contro la rimozione, dalla parete del Palazzo degli Uffici finanziari di Bolzano di un altorilievo che raffigura il Duce a cavallo. Ricordate? Berlusconi fece con Durnwalder nell'autunno 2010 un accordo scellerato: la Svp s'impegnava a non votare, in quel momento delicato, la sfiducia a Bondi e in cambio Roma dava ciò che nessun esecutivo, di destra o sinistra, aveva mai concesso: lo stop ai restauri del monumento alla Vittoria, la rimozione dell'altorilievo e lo spostamento del monumento all'Alpino di Brunico. Tre simboli dell'italianità vissuti dalla Svp come ferite. Bene: mentre scoppiava la rivolta, la ripetente «pasionaria» pidiellina se ne restò muta: «Invito tutti alla calma. Il governo ha già abbastanza problemi».

Entrata tardi in battaglia per amore berlusconiano, la Biancofiore ha però ragione: non c'è senso a rimuovere l'altorilievo. Come ricorda nel libro Non siamo l'ombelico del mondo Toni Visentini, che certo non è un italianista fanatico, «la piazza non è mai stata vissuta (ed è opportuno che non si cominci ora) come "fascista"» anche perché «il bassorilievo - splendido - è opera di un grande scultore bolzanino di lingua tedesca, Hans Piffrader». Cosa resterebbe se i posteri avessero distrutto tutti i ritratti di Giulio Cesare e Luigi XIV, papa Borgia o Ezzelino da Romano? Ormai è lì, ci mettano una targa che spieghi la scelta di non distruggere l'arte nonostante le infamie del Duce e fine.

Ma in nome dell'Italia, dell'italianità e della lingua italiana la Biancofiore la smetta di scrivere, come ha fatto su carta intestata spingendo Emiliano Fittipaldi a riderne su l' Espresso , che si trattò di un accordo preso «senza sentire n'è i dirigenti del Pdl n'è verificare la sensibilità dei nostri elettori...». Ma chi l'ha promossa in terza elementare? Pensa di avere, come deputata, l'immunità ortografica?

Gian Antonio Stella
23 novembre 2011

martedì 22 novembre 2011

Minzolini: il mio telegiornale è obiettivo Chi dice che devo lasciare il posto?


Direttore, senti: come sarà il tuo Tg1 ora che Mario Monti è a Palazzo Chigi?
«Scusa, ma che domanda è? No, me lo devi spiegare... che domanda è?».
È una buona domanda, credo.
«Tu dici?».
Dico. In fondo conoscere la linea che tu,
Augusto Minzolini, darai adesso al tuo telegiornale è...
«Ascoltami bene: io farò il tigì che faccio sempre».
Quindi, secondo quanto sostengono alcuni osservatori, un po' sbilanciato...
«Ma no! Ma che dici? Macché! Io faccio un tigì oggettivo!».
Oggettivo?
«Sì, certo, oggettivo».
Imparziale?
«Proprio così. E adesso seguiremo Monti esattamente come si deve seguire un presidente del Consiglio. Io ho sempre raccontato i fatti, ho dato sempre tutte le notizie...».
Hai anche fatto un bel po' di editoriali in difesa di Silvio Berlusconi, però.
«Embé?».
Ad un certo punto è dovuto intervenire, e per iscritto, persino il presidente della Rai,
Paolo Garimberti, ravvisando un superamento dei «limiti» del servizio pubblico.
«No, scusa: secondo te io non dovrei intervenire se linciano Berlusconi in piazza? Se credi che sia ingiusto intervenire in difesa di uno linciato, scrivilo tu».
Berlusconi non è stato linciato, è stato contestato. Una contestazione che anche il Corriere ha trovato fuori luogo.
«Un corno! Invece è stato proprio linciato! Gli hanno tirato monetine e le urla, le cose che gli hanno urlato contro erano molto, molto violente...».
Comunque anche altre volte sei prontamente sceso in difesa dell'ex premier.
«Ogni volta che ho ritenuto fosse giusto, sì, e allora?».
Allora a te, giornalisticamente, non cambia nulla se adesso, a Palazzo Chigi, invece di Berlusconi siede Monti: è così?
«Bravo, esatto, è così. Io ho la coscienza a posto e... Però, senti: adesso io ho una persona davanti e... no, davvero, guarda, dobbiamo risentirci tra un po'...».

(Quaranta minuti dopo. Il tempo di ascoltare, in Transatlantico, a Montecitorio, un po' di serissime chiacchiere proprio sul conto di Minzolini: imminente cambio alla guida del Tg1, Minzolini tratta la sua uscita, toto-successione ).

Hai saputo, direttore?

«Cosa dovrei sapere?».

Gira voce che stia per finire la tua esperienza al Tg1.

«Ah sì?».

Già.
«Non ne so niente. Giuro».

Dai...
«No, niente, non so niente. Ma chi le dice, dove le dicono queste cose?».

In Transatlantico. Dicono che un po' il calo degli ascolti, un po' la vicenda giudiziaria legata all'uso della carta di credito, un po'...
«Quante cose sai... E che altro sai, eh? Dammele tu le notizie...».

Beh, c'è anche una buona notizia.
«Tipo?».

Dicono pure che ti è stata promessa la direzione del settimanale Panorama , di proprietà della famiglia Berlusconi.

«Panorama ... Senti, la sai una cosa? Io lo faccio da prima di te questo mestiere, perciò...».

Mi spiace, direttore, ma sono voci: e tu ovviamente puoi smentirle...
«Guarda che l'ho inventato io questo metodo, capitooo?».

Posso farti un'altra domanda?
«Uhhh... Sto facendo una riunione, ho davanti due caporedattori... Ti do un bacio, va bene? Dai, ciao, baci baci...».

(Minzolini, 53 anni, romano, due celebri comparsate in altrettanti film di Nanni Moretti - «Io sono un autarchico» e «Ecce Bombo» - dopo la maturità classica comincia subito la professione: Asca, Panorama, poi editorialista a La Stampa. Soprannome emblematico: lo squalo. Uno dei pochi giornalisti ad aver dato il nome a uno stile, il «minzolinismo». Wikipedia: «Neologismo inteso come forma di giornalismo che si basa su dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte». Giudizio severo. Minzolini se lo andavano, ce lo andavamo a leggere tutti ).

Fabrizio Roncone19 novembre 2011

Napolitano: «È una follia che i figli di immigrati nati in Italia non siano cittadini»


Dal confronto politico all'immigrazione. Giorgio Napolitano al Quirinale torna a parlare della situazione italiana. Ma allarga anche alle altre problematiche. Per il Capo dello Stato ora c'è «la possibilità di fare in Parlamento quello che non si è potuto fare negli anni passati». Certo, il mare è ancora «un po' mosso ma credo ci siano maggiori possibilità di dialogo e confronto fra gli schieramenti». Certo che «avremo le condizioni per una maggiore obiettività e costruttività»

L'IMMIGRAZIONE- Ed è proprio sulla scia del dialogo che Napolitano coglie l'occasione di parlare anche di diritti degli immigrati durante l'incontro con la federazione delle chiese evangeliche in Italia. Riprende il discorso fatto solo una settimana fa quando al Colle ha ricevuto una rappresentanza dei "nuovi cittadini italiani". «Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un'autentica follia, un'assurdità. I bambini hanno questa aspirazione». Napolitano ha auspicato che tale iniziativa dovrebbe rientrare nella consapevolezza della necessità di «acquisire anche nuove energie in una società per molti versi invecchiata se non sclerotizzata». E la nomina di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio, a ministro della Cooperazione internazionale e dell'integrazione sociale segnala «la possibilità di riprendere le politiche di integrazione che hanno uno sviluppo ormai lontano».

LE REAZIONI- La Lega si schiera compatta per il no. E si dice «pronta a fare le barricate in Parlamento e nelle piazze». Lo ha fatto sapere l'ex ministro Roberto Calderoli. che richiamando le parole del capo dello Stato ha detto: «La vera follia sarebbe quella di concedere la cittadinanza basandosi sullo ius soli e non sullo ius sanguinis, come prevede invece oggi la legge». Insomma la paura del Carroccio è che si «punti ad arrivare a dare il voto agli immigrati prima del tempo previsto dalla legge...». Ma quella del partito di Umberto Bossi è una posizione isolata. Pierferdinando Casini, leader dell'Udc, condivide «pienamente» l'appello del Capo dello Stato. Così come Felice Bellisario, Idv, che esorta il governo ad assecondare la proposta perché «è una questione prioritaria». Per Ignazio Marino, Pd, «esiste una discriminazione incomprensibile ai danni dei figli degli immigrati. Con il disegno di legge che ho presentato, si afferma un principio semplice: un bambino che nasce in Italia è italiano, punto. Lo hanno firmato 113 senatori, quindi un terzo dell'aula del Senato e spero che avrà un esame e una approvazione rapida». Dario Franeschini, presidente dei deputati del Pd, auspica che quello degli immigrati «non diventasse un tema di scontro politico ma invece un elemento unificante». E aggiunge che una legge «potrebbe essere approvata in aula alla Camera prima di Natale».

Redazione Online
22 novembre 2011