Avevamo un cagnolino, al quale era stato dato il nome Perù, da mia figlia, Daniela, era il suo cagnolino.
Aveva quindici anni, ce l’avevamo dal 1993, quando io ero in servizio a Pavia, ha assistito un po’ a tutte le vicissitudini familiari, la mia sospensione dal servizio, la mia riassunzione, la nuova sospensione dal servizio, il trasferimento a Lodi.
Lui era sempre lì, scodinzolava, era attaccatissimo a Daniela, che ha un animo molto sensibile e gli voleva bene, ricambiata.
Questo cagnolino apparteneva alla nobile razza dei bastardini, come ebbe a definirla Roberto Ormanni in un nostro scambio di moderno epistolario.
Quando fui trasferito a Lodi, nel 1997, il cane dovette venire con noi, per esigenze logistiche familiari (Daniela era rimasta a Pavia, frequentava l’università, la facoltà di giurisprudenza).
Non era un cagnolino dal carattere docile, non era facile per niente. Anzi, era aggressivo, coi propri simili, immemore o inconsapevole che alcuni di essi pesavano cinque volte il suo peso (12 chili circa).
A Pavia, presso l’alloggio di servizio non era difficile portarlo fuori, nel giardino annesso, a Lodi era un altro discorso.
Fin quando son rimasto in servizio, due volte al giorno, mattina e sera, lo portavo intorno al carcere e spiazzi limitrofi. Una volta in pensione, fu il turno del viale IV novembre, malandato, dove tutti della zona portavano i loro cani, quelli proprietari di cani di grossa taglia con la propensione a liberarli una volta dentro i giardini, noncuranti del pericolo che rappresentavano per persone e altri cani.
Poi i giardini sono stati rifatti e tutto diventò più difficile, ma me la cavavo.
Quando ero in ferie stava con Daniela, quando poteva, altrimenti in pensione.
Non era un cagnolino facile perché aveva problemi digestivi, certi alimenti non li tollerava a lungo e allora iniziavano le tribolazioni anche per noi, quando non facevo in tempo a portarlo fuori.
Fu giocoforza approdare ad una alimentazione quasi esclusivamente secca, con una modesta variante di cibi umidi mescolati ai secchi. Ma non durava a lungo.
Aveva anche un soffio al cuore, congenito, veniva predetto che non sarebbe vissuto a lungo.
È sopravvissuto, invece, ad abbaiate e sfuriate con e da altri cani, a rimproveri da parte mia, quando sfuggiva al mio controllo con uno strattone fulmineo che mi faceva perdere la presa ed è accaduto più di una volta.
Non sempre i suoi ‘competitori’ (Berlusconi docet) erano di piccola taglia, spesso ero cagnoni grossi e talvolta anche ringhiosi, quando mi sembrava in questi frangenti che sarebbe stato sbranato miracolosamente io e il padrone (a volte anche lui infuriato) dell’altro cane, a guinzaglio, riprendevamo il controllo dei rispettivi animali.
Solo una volta, l’unica, permisi che si avvicinasse da un cane della sua taglia, si azzuffarono subito, ebbe la peggio (un morso lieve ad un orecchio) e per un po’ se ne stette buono senza più attaccare briga.
Come si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio: Perù non faceva eccezione.
Le litigate che ho fatto con quei padroni irresponsabili, che liberavano i loro cani. Tutto inutile, facevano i loro comodi, per cui fui costretto, prima di portarlo fuori, a spiare dal balcone e regolarmi di conseguenza, facendo lo slalom fra le macchine per evitare quegli incontri.
Daniela veniva a trovarci quasi tutte le domeniche e ogni volta Perù era come impazzito dalla contentezza e lo dimostrava alla maniera canina, lo faceva anche con gli altri figli, ma Daniela era speciale.
Il soffio al cuore, congenito, ovviamente non regrediva, anzi, gli anni passavano e il cagnolino restava sorprendentemente vivace e vitale.
Alla fine di questa estate (siamo rimasti fuori quattro mesi, rientrando a fine settembre) Daniela mi riportava il suo Perù, che nel frattempo era stato a pensione, dicendomi che accusava una brutta tosse, ed era vero, e mi ordinava di portarlo dal veterinario di Lodi dov’era conosciuto.
L’ho fatto, aveva un iniziale edema a un polmone, veniva prescritta una terapia farmacologica, seguita da me puntigliosamente.
Non è servita. Lunedì 8 dicembre il cagnolino ha un collasso, cade a terra di colpo, poi rinviene, lo porto nuovamente dal veterinario, che aggiunge un altro farmaco, ma tre e due giorni fa, due altri collassi, meno gravi del primo, ma decido di portarlo di nuovo dal veterinario, in ascensore ha un altro collasso con ematuria involontaria, pulisco, poi lo porto a braccio, lo ricoverano in osservazione per una notte, ma era evidente il pessimismo.
Questa mattina ho dovuto prendere una decisione, difficile, anche se sapevo che poteva durare un giorno ancora, una settimana, un mese, ma in condizioni di totale mancanza di autosufficienza.
È stata una decisione difficile, per me.
Poi ci ho pensato, a lungo: è stata la più difficile in assoluto, fino ad oggi.
L’immagine, scattata per mero caso, mostra un cagnolino già allo stremo, stava così, passava da una cuccia al cuscino posto vicono a me, a dove io sto al computer.
Aveva quindici anni, ce l’avevamo dal 1993, quando io ero in servizio a Pavia, ha assistito un po’ a tutte le vicissitudini familiari, la mia sospensione dal servizio, la mia riassunzione, la nuova sospensione dal servizio, il trasferimento a Lodi.
Lui era sempre lì, scodinzolava, era attaccatissimo a Daniela, che ha un animo molto sensibile e gli voleva bene, ricambiata.
Questo cagnolino apparteneva alla nobile razza dei bastardini, come ebbe a definirla Roberto Ormanni in un nostro scambio di moderno epistolario.
Quando fui trasferito a Lodi, nel 1997, il cane dovette venire con noi, per esigenze logistiche familiari (Daniela era rimasta a Pavia, frequentava l’università, la facoltà di giurisprudenza).
Non era un cagnolino dal carattere docile, non era facile per niente. Anzi, era aggressivo, coi propri simili, immemore o inconsapevole che alcuni di essi pesavano cinque volte il suo peso (12 chili circa).
A Pavia, presso l’alloggio di servizio non era difficile portarlo fuori, nel giardino annesso, a Lodi era un altro discorso.
Fin quando son rimasto in servizio, due volte al giorno, mattina e sera, lo portavo intorno al carcere e spiazzi limitrofi. Una volta in pensione, fu il turno del viale IV novembre, malandato, dove tutti della zona portavano i loro cani, quelli proprietari di cani di grossa taglia con la propensione a liberarli una volta dentro i giardini, noncuranti del pericolo che rappresentavano per persone e altri cani.
Poi i giardini sono stati rifatti e tutto diventò più difficile, ma me la cavavo.
Quando ero in ferie stava con Daniela, quando poteva, altrimenti in pensione.
Non era un cagnolino facile perché aveva problemi digestivi, certi alimenti non li tollerava a lungo e allora iniziavano le tribolazioni anche per noi, quando non facevo in tempo a portarlo fuori.
Fu giocoforza approdare ad una alimentazione quasi esclusivamente secca, con una modesta variante di cibi umidi mescolati ai secchi. Ma non durava a lungo.
Aveva anche un soffio al cuore, congenito, veniva predetto che non sarebbe vissuto a lungo.
È sopravvissuto, invece, ad abbaiate e sfuriate con e da altri cani, a rimproveri da parte mia, quando sfuggiva al mio controllo con uno strattone fulmineo che mi faceva perdere la presa ed è accaduto più di una volta.
Non sempre i suoi ‘competitori’ (Berlusconi docet) erano di piccola taglia, spesso ero cagnoni grossi e talvolta anche ringhiosi, quando mi sembrava in questi frangenti che sarebbe stato sbranato miracolosamente io e il padrone (a volte anche lui infuriato) dell’altro cane, a guinzaglio, riprendevamo il controllo dei rispettivi animali.
Solo una volta, l’unica, permisi che si avvicinasse da un cane della sua taglia, si azzuffarono subito, ebbe la peggio (un morso lieve ad un orecchio) e per un po’ se ne stette buono senza più attaccare briga.
Come si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio: Perù non faceva eccezione.
Le litigate che ho fatto con quei padroni irresponsabili, che liberavano i loro cani. Tutto inutile, facevano i loro comodi, per cui fui costretto, prima di portarlo fuori, a spiare dal balcone e regolarmi di conseguenza, facendo lo slalom fra le macchine per evitare quegli incontri.
Daniela veniva a trovarci quasi tutte le domeniche e ogni volta Perù era come impazzito dalla contentezza e lo dimostrava alla maniera canina, lo faceva anche con gli altri figli, ma Daniela era speciale.
Il soffio al cuore, congenito, ovviamente non regrediva, anzi, gli anni passavano e il cagnolino restava sorprendentemente vivace e vitale.
Alla fine di questa estate (siamo rimasti fuori quattro mesi, rientrando a fine settembre) Daniela mi riportava il suo Perù, che nel frattempo era stato a pensione, dicendomi che accusava una brutta tosse, ed era vero, e mi ordinava di portarlo dal veterinario di Lodi dov’era conosciuto.
L’ho fatto, aveva un iniziale edema a un polmone, veniva prescritta una terapia farmacologica, seguita da me puntigliosamente.
Non è servita. Lunedì 8 dicembre il cagnolino ha un collasso, cade a terra di colpo, poi rinviene, lo porto nuovamente dal veterinario, che aggiunge un altro farmaco, ma tre e due giorni fa, due altri collassi, meno gravi del primo, ma decido di portarlo di nuovo dal veterinario, in ascensore ha un altro collasso con ematuria involontaria, pulisco, poi lo porto a braccio, lo ricoverano in osservazione per una notte, ma era evidente il pessimismo.
Questa mattina ho dovuto prendere una decisione, difficile, anche se sapevo che poteva durare un giorno ancora, una settimana, un mese, ma in condizioni di totale mancanza di autosufficienza.
È stata una decisione difficile, per me.
Poi ci ho pensato, a lungo: è stata la più difficile in assoluto, fino ad oggi.
L’immagine, scattata per mero caso, mostra un cagnolino già allo stremo, stava così, passava da una cuccia al cuscino posto vicono a me, a dove io sto al computer.


8 commenti:
Perù ha avuto 15 anni di affetto.
Perù ha dato 15 anni di affetto.
Io l'ho conosciuto solo in foto e tramite webcam.
Dispiace molto anche a me.
Decisione difficile la tua, Luigi.
Ma bisognava prenderla, proprio per l'affetto che Perù ha saputo darvi e che voi, Daniela in primis seguita subito dopo dal suo papà,
avete nutrito per lui.
Un bacio a Daniela e al suo papà.
Maddalena
Caro Luigi,
onore al tuo nobile bastardino Perù.
Non disperiamo, arriverà anche il tempo per i cafoni grandi bastardi!
Un caro Saluto e ricambio gli Auguri di Buone Feste ed un nobile 2009.
b
Era uno degli esseri più cari che avevo al mondo, non era difficile, aveva solo il suo carattere, ma sapeva essere amabile e devoto.
Gli animali danno più di quello che ricevono e ora che non c'è più so che mi amava di un amore esclusivo.Per questo non mi h lasciata sola, lasciando il posto ad una nuova vita che sta arrivando.Mi mancherà.Tanto.
Grazie Maddalena, anche a nome di Daniela se non lo dovesse fare autonomamente.
Grazie anche a Bartolo, al quale voglio dire che avrebbe fatto bene, in questa circostanza, a lasciare fuori la politica, ma il suo è stato ugualmente un pensiero gentile (almeno tu l'hai fatto, caro Bartolo).
Daniela se ne darà pace, anche perchè è in dolce attesa, di un maschietto, così come me ne darò pace io, che sto per diventare nonno due volte (anche mio figlio Salvatore aspetta un figlio, anch'esso maschio, da sua moglie).
Buon Natale a tutti.
Per la mia dolcissima nipotina Daniela
Ciao, Daniela,
hai ragione x il carattere di Perù .
In ogni caso, si vuol bene,
e si viene voluti bene,
"a prescindere"...
Senza dimenticare mai Perù e quello che ha rappresentato per te,
ora il tuo cuore si prepara ad accogliere la nuova vita del tuo piccolino, di tuo figlio.
Che l'attesa ti sia dolce! :-)
zia Maddalena
Chi non ha avuto ed amato un cane, non può capire il senso di vuoto ed il dispiacere che si provano al momento della sua morte. Io, una sola volta ho avuto un cane. In verità, ne fui "adottata", nel senso che fu lui ad avvicinarsi a me e a non lasciarmi più. Morì giovanissimo,avvelenato, credo, da un contadino ignorante. Ancora, quando penso a quell'essere dolcissimo, mi salgono le lacrime agli occhi. Non ho voluto un altro cane: troppo diversa la durata della vita canina in confronto a quella umana.
Ti capisco, vi capisco.
Rossana
Grazie zia, credevo di essere preparata, data l'età e la salute del cagnolino, ma il dispiacere è molto più forte del previsto...Un abbraccio.
Con il mio Pepo ci sono molte circostanze simili a quelle vostre con Perù, sia per la salute che per il carattere, oltre alle vicissitudini sociali: tutto va guadagnato a fatica nelle uscite quotidiane. Noi, per fortuna abitiamo da quasi trent'anni nello stesso stabile che ha un bello spiazzo di verde comunale appena attraversata la strada. Pepo era un bastardino randagio e probabilmente avrà avuto intorno ai cinque anni quando l'abbiamo preso con noi. Sembrava non dovesse farcela a vivere a lungo perché era in condizioni pietose. Però è sopravissuto e ha passato alcuni anni veramente buoni. In tutto è rimasto con noi per dieci anni. E stato molto bello averlo avuto e la sua mancanza la sentirò sempre.
Perù era un bellissimo bastardino.
Ciao Nounourse
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