venerdì 20 febbraio 2009

La deriva di Sacconi

L'ESPRESSO
EUGENIO SCALFARI

Parla sul 'Corriere della Sera' dell'8 febbraio Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e del Welfare, già socialista nel periodo craxiano, figura centrale del governo Berlusconi specialmente in alcune recenti vicende, da quella dell'Alitalia a quella Englaro tuttora in corso.
Trascrivo alcune sue risposte alle domande di Aldo Cazzullo, il giornalista che l'ha intervistato sul drammatico contrasto esploso venerdì 6 febbraio tra il governo e il presidente della Repubblica.
"Tutte le scelte del governo, dalla mia circolare alle strutture sanitarie al decreto legge, sono state ispirate dalla ragione laica. Una laicità intesa in una dimensione più alta del passato, che non può non includere principi fondamentali cristiani come la centralità della persona. La dicotomia credenti-non credenti che ha segnato la Prima Repubblica è stata superata".

Domanda l'intervistatore: "Lei è credente?" Risposta: "Oggi sì. Ma la mia storia politica è socialista e laica. Laica è la logica in cui ci siamo mossi e che ha unito gli interventi del laicissimo Brunetta e del cattolico Rotondi".
Facciamo su questi pensieri di Sacconi una prima riflessione. Sono pensieri, come dire, alti, così alti da provocare (in lui) una sorta di stato confusionale. Sacconi è credente, lo dice lui e quindi dobbiamo credergli. Ma prima era laico non credente. C'è stata una conversione, ma non ci dice quando. In questi giorni? Nel momento in cui fu nominato ministro? All'inizio della campagna elettorale e della formazione della lista che includeva il suo nome? E come si convertì? Un colpo di fulmine come quello di Paolo sulla via di Damasco? Vide anche lui l'angelo? Oppure arrivò alla fede con ragionamento? Sarebbe importante conoscere queste modalità che possono avere influenzato, anzi hanno certamente influenzato il suo modo di pensare attuale e quindi i provvedimenti da lui adottati nella vicenda Englaro.

Tra i pensieri alti di Sacconi troviamo qui anche quello sulla laicità ai tempi d'oggi, che dice lui non è quello della Prima Repubblica. Oggi, secondo il Nostro, il contrasto tra laici e cattolici, tra credenti e non credenti, è stato superato tanto che "lo stesso spirito lo troviamo nel laicissimo Brunetta e nel cattolico Rotondi".
Francamente non c'eravamo accorti che il ministro Brunetta fosse laicissimo, di lui avevamo apprezzato altre qualità come quelle di perseguitare gli statali fannulloni e di sinistra. Della cattolicità di Rotondi, che guida un partito invisibile soprannominato Democrazia cristiana, siamo invece da tempo consapevoli e ce ne rallegriamo.

Torniamo a Sacconi. Durante la Prima Repubblica il potere fu detenuto dalla Dc (quella vera e non quella di Rotondi). I laici sopravvivevano negli angolini del potere ma esercitavano tuttavia una non disprezzabile funzione culturale. La Dc d'altra parte, quella di De Gasperi e poi di Aldo Moro, non era un docile bastone nelle mani della Chiesa, aveva un suo concetto dell'autonomia politica dei cattolici. Accettò infatti il diritto al divorzio e all'aborto, sostenuto dai laici e condiviso dalla maggioranza degli italiani che si espressero nei referendum.
Dice Sacconi che oggi questi contrasti sono stati superati. Purtroppo non sembra. Non era mai accaduto che la gerarchia cattolica formulasse gravi censure nei confronti del presidente della Repubblica. Un governo animato da spirito laico, quale che fosse il suo diverso parere sulla sorte di Eluana Englaro, avrebbe dovuto elevare una formale protesta nei confronti del Vaticano per le censure rivolte al capo dello Stato. Ci ha pensato, onorevole Sacconi? Perché non l'ha proposto in Consiglio dei ministri? La verità è che voi non siete laici ma atei devoti. Per il Vaticano va bene così.
Torno a citarla, onorevole ministro, da lei c'è sempre da imparare. Domanda l'intervistatore: "Venerdì è stato un giorno di scontro istituzionale senza precedenti, non è vero?". Risposta: "Noi non l'abbiamo visto così e non credo che lo sia stato".

Le ipotesi sono tre: Sacconi mente. Oppure era distratto. Oppure non c'era. Questa terza ipotesi è smentita dal fatto che era al fianco di Berlusconi durante la conferenza stampa ed anzi ha preso la parola dopo di lui e l'ha tenuta lungamente parlando appunto della vicenda Englaro. Ha ascoltato le parole di Berlusconi sulla lettera del presidente della Repubblica. Rimane perciò la nostra prima ipotesi: negando l'esistenza di uno scontro senza precedenti il ministro Sacconi ha mentito. Del resto non è la prima volta. Accadde ai tempi del caso Alitalia, quando emerse con tutta evidenza il suo pregiudizio contro la Cgil e si è ripetuto pochi giorni fa nel negoziato sulle linee guida della concertazione con i sindacati.
Sacconi mente. Molto spesso. Questo suo difetto pregiudica l'alta stima culturale che dovremmo avere sui suoi pensieri. Tra i quali tuttavia (e torno per la terza volta a citarlo) ce n'è uno che ci ha lasciato perplessi: la sua concezione del nichilismo.
"In Italia in questi quarant'anni abbiamo visto una deriva nichilista cominciata all'inizio degli anni '70, quando il '68 altrove finiva e da noi cominciava. Ma ora la vocazione al nichilismo va diminuendo e si recupera il senso della vita".

Mi permetto di correggerla quanto alle date, onorevole ministro. Il nichilismo fece la sua apparizione in Europa ed anche nella cultura italiana negli anni '70 del secolo XIX, quindi un secolo prima di quanto lei pensi. Lei usa nei confronti del nichilismo parole che ricordano - sarà certo un caso - quelle dette da Mussolini in molte occasioni. Mussolini opponeva la forza al nichilismo. Era su una strada sbagliata, purtroppo per lui e per noi. Anche lei parla di forza, di vitalismo e indica Berlusconi come vera e unica alternativa al pensiero nichilista. Ci stupisce onorevole ministro. Mussolini era ateo e pagano, più o meno come Berlusconi. Ma lei è invece un credente di fresca data. Dovrebbe mettere un po' d'ordine nella sua testa.

(13 febbraio 2009)

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