domenica 18 ottobre 2009

WIND, IL SILENZIO È D’ORO


di Marco Lillo


Per due giorni il nostro giornale ha raccontato una vicenda inquietante: il capo della sicurezza di Wind, Salvatore Cirafici, è indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio. Per il pm di Crotone, Pierpaolo Bruni, avrebbe detto a un indagato che il suo telefonino era intercettato. Non solo: avrebbe saputo in tempo reale che i carabinieri volevano mettere sotto anche il suo telefono e si sarebbe mosso per capirne di più. Stiamo parlando del responsabile dei dati Wind. L’uomo al quale 28,5 milioni di clienti affidano la loro privacy. Le accuse devono essere dimostrate ma sorprende il silenzio di Wind che non ha ancora detto come intende rassicurare i suoi clienti. Il silenzio in verità è generale: i grandi giornali non hanno scritto una riga sul tema. Wind è uno dei maggiori investitori pubblicitari ed è molto permaloso. Quando Report si occupò del suo padrone, l’egiziano Sawiris, gli spot sparirono da Rai3. Lo stesso trattamento toccò a “L’espresso”. Il silenzio è più imbarazzante se confrontato alla grancassa riservata a Telecom quando fu indagato il suo capo della sicurezza, Giuliano Tavaroli, accusato di fatti gravi ma non di avere rivelato a un indagato di essere intercettato.

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