martedì 31 agosto 2010

L’ORAZERO DI MASI


Oggi il direttore generale della Rai incontra Santoro Dandini in onda, ma con “caratteristiche diverse”

di Carlo Tecce

Oggi è il giorno. Mauro Masi incontra Michele Santoro, il conduttore dovrà ascoltare le richieste del direttore generale, a tre settimane dal ritorno di Annozero ancora definito spazio Santoro. Perché Masi in pantaloni rossi, intervistato da Giovanni Minoli (in pensione, ora consulente), a Cortinaincontra infiamma partite già perse e simula un'esultanza. Un gioco dei pacchi, in perfetto stile Raiuno: “Mi aspettano battaglie. La sentenza dice che Santoro deve fare un programma, non specifica quale”. E cade male sui giudici: il reintegro per rimediare all'editto bulgaro prevedeva, proprio per riparare a un danno, l'assunzione di Santoro per riprendere il lavoro interrotto. Tradotto: approfondimento giornalistico in prima serata.

L'EX SEGRETARIO di Palazzo Chigi ha davanti a sé il mese della verità, la televisione che rialza la saracinesca – abbassata per ferie da giugno – e mostra poche differenze e (di)mostra il fallimento del normalizzatore (o censore) Masi. Un direttore generale che valuta 'accettabile' il palinsesto e che, mai applaudito dal pubblico di Cortina, finge serenità per mascherare la tensione.

Cerca di aggredire l'argomento Santoro, poi – guardando negli occhi la gente smarrita – improvvisa un ricamo: “La stima della persona e del professionista è fuori discussione. Ma è un caso specifico e peculiare, il suo rapporto con l'azienda è determinato da una sentenza”. Il dg cita la Bbc e proverbi inglesi, ma ignora che Annozero, arrivato con abbrivio al quinto anno, ormai è un marchio di successo.

E ANZICHÉ aiutare la redazione, sempre con la tecnica dell'ostruzionismo, l'azienda ha annullato le riunioni già in calendario per i contratti, la produzione e la scenografia. Minoli non risparmia domande insidiose che trovano in Masi risposte monosillabiche né camuffa un conflitto d'interesse. Quando sterzano in coppia su Parla con me di Serena Dandini, confermato per quattro puntate a settimana, spingono per le celebrazioni dell'Unità d'Italia che, per pura casualità, vengono coordinate da Minoli medesimo.

Il dg ha diviso la Rai in buoni e cattivi, illustra le categorie con leggerezza. Stavolta è sincero: elogia Minzolini, critica la Dandini. “Ero molto perplesso su Parla con me. Lei mi ha convinto che farà un programma con caratteristiche diverse”. La Dandini farà il suo Parla con me con novità artistiche tipiche di una trasmissione sperimentale, ma sempre con gli stessi ingredienti: ospiti sul divano, satira, musica. Parla con me debutta il 28 settembre e durerà almeno sino ad aprile, eppure Masi, che recita una parte ben precisa, incalzato da Minoli ovvero dall'Unità d'Italia in persona, ammette che la Dandini è al sicuro per il primo periodo di garanzia (in primavera, appunto). Per il Tg1 scatta la sinfonia: “Minzolini era un giornalista di punta della sua generazione. Il suo telegiornale è innovativo e non di parte”. Per scongelare un Masi rigido, osservato con distacco dal pubblico, Minoli pesca nella vita privata del direttore generale, fresco innamorato, servitore delle istituzioni: “Ho tre difetti: sono impaziente, arrogante e presuntuoso”. E anche testardo nel corteggiare Bruno Vespa per il Festival di Sanremo. E poi rivoluzionario con i sergenti di un tempo: per un pensatoio Rai ha convocato Maurizio Costanzo e Michele Guardì (e chissà, Minoli). La portata ricca spunta per ultima: “Non è normale che una società per azioni non possa avvicendare un direttore che sta lì da otto anni. I cambiamenti a Raitre risalgono a Guglielmi e Minoli”, e ammicca all'intervistatore, Masi. Il “direttore che sta lì” è Paolo Ruffini, rimosso a novembre e reintegrato da una sentenza.

FINITO il siparietto, le battute e le smorfie, i due sono affiatati nell'annunciare con ironia la trasmissione di Maria Luisa Busi su Raitre: “Ha visto? – dice Minoli – Lasci il Tg1 e ti ritrovi con una prima serata...”. A Minoli che lamenta zero euro per il canale di Storia, Masi replica con i 350 milioni in sette anni rifiutati da Sky per trasmettere sul satellite: “Ho rinunciato a svendere la Rai”. Peccato che, armato di chiavetta usb, l'abbonato di Sky può guardare il servizio pubblico: “Sono scettico. E poi ci siamo mossi per vie legali”, e sghignazza Masi. L'oretta di Cortinaincontra passa in fretta, forse per il protocollo stringente e il freddo pungente, Minoli ha smarrito il taccuino con la domanda sull'inchiesta di Trani e le telefonate di Silvio Berlusconi. Sarà per la prossima volta. Magari a Unomattina.

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