venerdì 3 aprile 2009

E la regina rimprovera Silvio. «Perché deve urlare così?»


LONDRA - Buckingham Palace: alla vigilia del G20, la regina Elisabetta posa per una foto di gruppo con i capi di Stato e di governo presenti a Londra. A foto già scattata, Sua Maestà è pronta a congedare i suoi ospiti, ma qualcosa attira la sua attenzione. Un po' contrariata, richiama il premier italiano Silvio Berlusconi. E il tutto è rigorosamente documentato in un video, girato dalle telecamere ufficiali e che ha già fatto il giro della Rete. Il motivo del disappunto di Elisabetta II? Il tono di voce, forse un po' troppo alto, usato dal presidente del Consiglio.

LA GAG E IL RICHIAMO - Ed ecco la gag costata mercoledì un rimprovero reale al Cavaliere: Berlusconi è in posa dietro il presidente degli Stati Uniti e, terminati gli scatti di rito, prova ad attirare l'attenzione dell'inquilino della Casa Bianca e degli altri leader chiamando, a voce piuttosto alta, Obama: «Mister Obamaaaa...». Il presidente americano si volta e il Cavaliere porgendogli la mano fa come se dovesse presentarsi: «Mister Berlusconi...». Gli altri leader ridono. La regina Elisabetta no: anzi, attirata dal tono di voce piuttosto alto del premier italiano, si gira verso i due leader. Poi un po' contrariata, visto che alza la mano sinistra (nell'altra ha la borsetta) quasi come ad allargare le braccia e poi la sbatte sui fianchi, si rivolge a Berlusconi. I microfoni, disturbati da rumori di sottofondo, registrano una frase che suona più o meno con un «Ma chi è? Suvvia...» o «Ma perché deve urlare così?». Le parole di Elisabetta II, in ogni caso, scatenano altre risate da parte dei presenti.

«FA CONFUSIONE» - «Berlusconi fa confusione e la regina lo ha rimproverato ma le affermazioni di Berlusconi», secondo Massimo D'Alema, «hanno un'incidenza minima». «Con Silvio Berlusconi, tocca dire "Viva la Regina"», ha dichiarato in una nota Gianni Vattimo, candidato alle europee con l'Italia dei Valori.

SECONDA FOTO DI GRUPPO, IL PREMIER ASSENTE - Quella con la regina non è stata l'unica foto di gruppo dei leader del G20. Giovedì i capi di Stato e di governo presenti a Londra si sono riuniti altre due volte per farsi immortalare tutti assieme. Nella prima foto, il presidente del Consiglio Berlusconi ha invitato i presidenti di Stati Uniti e Russia, Barack Obama e Dmitri Medvedev, a posare per uno scatto con lui. Poi, terminata la sessione plenaria mattutina, i leader del G20 si sono riuniti nuovamente per una seconda foto di gruppo, prima del pranzo che chiude il vertice. Questa volta Berlusconi era assente. Fonti diplomatiche hanno precisato che il premier italiano ha saltato la foto di gruppo perché «era al telefono nella sala della delegazione italiana», senza fornire maggiori informazioni. Altre fonti spiegano che la foto è stata ripetuta, perché la prima volta mancava all’appello il premier canadese Stephen Harper: era alla toilette.

02 aprile 2009

Se i giudici hanno paura


3/4/2009
BRUNO TINTI

Per l’ennesima volta c’è il sospetto che qualche politico importante sia stato preso con le mani nel vasetto della marmellata. La procura di Bari ha da tempo chiuso le sue indagini che riguardavano il ministro Raffaele Fitto per i reati di associazione a delinquere, concussione, falso ideologico, corruzione, peculato, concorso in interesse privato in una procedura di amministrazione straordinaria e turbativa d’asta. Come prevede il codice di procedura, i procedimenti sono stati sottoposti al Giudice per le indagini preliminari; uno dei due è ancora in fase di udienza preliminare; per l’altro, Fitto è stato rinviato a giudizio.

Adesso il suo collega Alfano ha inviato i suoi ispettori presso la Procura di Bari. La supposizione che si tratti della solita ispezione intimidatoria e, se gli riesce, punitiva è seducente; tanto più che, dicono le agenzie, Alfano si è mosso su sollecitazione dello stesso Fitto. Niente di nuovo sotto il sole comunque: hanno fatto così dai tempi delle ispezioni alla Procura di Milano che indagava su Berlusconi. E tutto questo suggerisce qualche (inquieta) riflessione.

È evidente che gran parte della classe dirigente del Paese non riesce a comprendere che l’amministrazione della giustizia si deve svolgere in maniera indipendente e autonoma rispetto ai desideri, alle opinioni, ai voleri della politica. È straordinario come Alfano e gli altri come lui non arrivino a rendersi conto che un’ispezione disposta in coincidenza con un processo nei confronti di un uomo politico e dietro sollecitazione di questi costituisce un’obiettiva interferenza, tale da intimidire i giudici che lo debbono giudicare.

Può essere interessante ricordare che, il 23 febbraio, il ministro della Giustizia spagnolo, Mariano Bermejo, si è dimesso. Aveva passato (come faceva per abitudine, essendone amico) un weekend andando a caccia con il giudice Garzón che stava investigando su Francisco Correa, importante esponente del Partito popolare che, come è noto, è all’opposizione. È stato criticato perché si poteva sospettare (sospettare, non è mai emerso alcunché di concreto) che egli potesse approfittare delle circostanze per raccomandare al giudice un’inchiesta severa (nei sospetti: parziale, ingiusta, prevenuta) da cui il suo partito avrebbe tratto vantaggio. È stato anche criticato perché era andato a caccia senza possedere la licenza... Si è dimesso. Per un sospetto (un sospetto) di parzialità. Nel nostro Paese il ministro della Giustizia invia ispezioni presso i giudici che indagano sui suoi compagni di partito; addirittura l’ex ministro Mastella le inviò presso il magistrato che indagava su di lui.

Ma c’è un’altra cosa che lascia perplessi
. L’Associazione nazionale magistrati, il sindacato dei giudici, è composta da persone che, come tutti i giudici, conoscono a menadito gli articoli 101 della Costituzione (quello che dice che i giudici sono soggetti soltanto alla legge); 104, quello che dice che la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere; e 112, quello che dice che il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (sicché, se pensa che Fitto sia un associato a delinquere, un concussore, un corruttore, un peculatore e tante altre cose poco commendevoli, non può che spedirlo davanti a un giudice perché queste accuse siano accertate). È successo che l’Anm, quando ha appreso dell’ispezione ordinata da Alfano, ha emesso un severo (magari severo è un po’ troppo, che dire, critico, forse ispirato a vigile attesa) comunicato in cui dice di esprimere «piena solidarietà ai colleghi della Procura di Bari» e di condividere «l’auspicio che l’inchiesta amministrativa affidata agli ispettori ministeriali possa svolgersi senza pregiudizio né interferenze sull’attività giurisdizionale». Non proprio un altolà ma un flebile richiamo, questo sì.

Solo che, quando era De Magistris a essere «ispezionato», mentre indagava su Mastella e coindagati (per tre volte di fila perché, come dichiarò il suo sottosegretario Luigi Scotti, anche lui magistrato, nelle prime due non si era trovato niente ma il ministro era tanto scrupoloso e voleva essere tranquillo), in quel caso l’Anm non ebbe nulla da dire; nemmeno un flebile «auspicio» che le ispezioni si svolgessero senza pregiudizio delle indagini.

Il punto è che questo atteggiamento timido sulle iniziative aggressive della politica rischia di aggravare lo stato di sconcerto, di solitudine e di paura (sì, di paura) di molti magistrati. Ieri i titolari dei fascicoli su Fitto hanno scritto una lettera al Csm, chiedendo di sapere entro quale limite devono esercitare «il dovere istituzionale di salvaguardare la funzione giudiziaria da interferenze indebite o improprie».

Tutti i magistrati conoscono benissimo questo limite; come lo conoscevano i magistrati della Procura di Milano che non consegnarono mai agli ispettori i fascicoli concernenti gli imputati Berlusconi, Previti e altri, coperti dal segreto investigativo che vale (ma lo sanno tutti) anche per il ministro. Chiedere al Csm che ha condannato De Magistris una direttiva in tal senso è certamente ispirato a ovvie ragioni di autotutela; ma è anche segno di profonda sfiducia.

Foggia, bus solo per immigrati. L'ira di Vendola: "Aboliteli subito"


di PIERO RUSSO

FOGGIA - Un autobus per i bianchi, uno per i neri. Non è un revival anni '50, ambientato in Alabama, né la storia di Rosa Parks, la donna di colore che si rifiutò di far sedere dei bianchi al suo posto; non è neanche una storia di Apartheid in Sudafrica. È quello che accadrà da lunedì a Foggia, nel 2009. L'azienda municipalizzata dei trasporti, infatti, ha istituito una linea differenziata della vecchia "24", che collega la città alla borgata di Mezzanone, che ospita il Cara, centro di accoglienza richiedenti asilo, e che sarà utilizzata esclusivamente dagli extracomunitari.
Un'iniziativa che il governatore regionale pugliese Nichi Vendola ha subito bocciato: "Credo che l'amministrazione di Foggia debba al contrario, se c'è richiesta, moltiplicare i servizi ordinari per tutti. E che la linea per gli extracomunitari di Foggia, che ha il sapore della separazione, debba essere abolita al più presto".

Le due 24 non avranno la stessa fermata: per gli immigrati sarà possibile salire al centro di accoglienza e giungere al capolinea della stazione ferroviaria di Foggia, mentre i residenti di Borgo Mezzanone saliranno nel centro abitato e scenderanno in via Galliani, a circa trecento metri e nei pressi della villa comunale. L'iniziativa segue quella istituita il 19 marzo per i collegamenti del Cara di Bari, che serviva ad evitare agli immigrati un tragitto di quasi tre chilometri per raggiungere la prima fermata utile. A Borgo Mezzanone la situazione è differente: il centro di accoglienza, che dovrebbe ospitare 550 persone, ne accoglie circa 800 e più volte si sono verificati episodi d'intolleranza da parte degli abitanti della borgata, stanchi di furti e molestie da parte degli immigrati. Più volte, gli autisti degli autobus sono stati aggrediti e hanno fatto richiesta di automezzi della polizia a scorta dei pullman di linea.

Le linee diverse sono state istituite per motivi di ordine pubblico. Polemica l'Acsi, l'associazione delle comunità straniere in Italia, a Foggia presieduta dal tunisino Habib Ben Sghaier: "L'integrazione non si fa così. Non posso credere che la prefettura abbia avallato una decisione simile. Questo è razzismo. Forse l'istituzione della nuova linea giunge perché gli abitanti di Mezzanone sono elettori e a giugno ci sono le amministrative". Borgo Mezzanone, però, è una frazione di Manfredonia, seppur più vicina a Foggia, dunque l'elezione del sindaco di Foggia c'entra poco. E proprio il primo cittadino Orazio Ciliberti chiarisce: "Non parliamo di razzismo, ma di opportunità di creare un servizio migliore. Nessuno impedisce agli immigrati del centro di accoglienza di percorrere due chilometri in più, arrivare nella frazione di Borgo Mezzanone e prendere il bus che parte di lì e arriva in centro. Alla base della decisione - continua Ciliberti - ci sono gli attriti tra immigrati e residenti a Mezzanone".

(3 aprile 2009)

Pd, candidata Debora Serracchiani



Il suo discorso impazza sul web
L'annuncio di Franceschini: "Il suo nome è venuto dal basso"

ROMA - Debora Serracchiani sarà candidata per il Pd alle elezioni europee. Dario Franceschini, incontrando i giornalisti, annuncia la candidatura della giovane segretaria del Pd di Udine balzata agli onori della cronaca per l'intervento tenuto all'assemblea dei circoli di due settimane fa. "Debora Serracchiani - spiega Franceschini - ha dimostrato grande energia, qualità, competenza. E' stata diretta anche nei miei confronti e ha fatto bene, questo rende vitale il partito". Il segretario tiene a sottolineare che "la sua candidatura non arriva dall'alto, ma sta emergendo dai circoli e dal territorio".

Il video con l'intervento della Serracchiani, decisamente molto diretto e pieno di buon senso, impazza da settimane sul web. La militante friulana si era rivolta a Franceschini attaccandolo garbatamente ma in maniera ferma sui ritardi del partito e del gruppo dirigente. In poche settimane, Debora è diventata una sorta di "icona" della speranza dei democratici. La sua candidatura, dunque, era abbastanza attesa.

Per quanto riguarda gli altri nomi che comporranno le liste del partito alle europee Franceschini non fa anticipazioni: "Il 21 aprile ci sarà la direzione per chiudere le liste, quindi c'è ancora tempo. Ci stiamo lavorando, è presto per fare i nomi".

(3 aprile 2009)

GRAZIE

DAL BLOG VERSOINFAME

GRAZIE per il falso in bilancio,
per la sanatoria ai capitali fuggiti,
per la bancarotta e le rogatorie all'italiana,
per aver abolito la tassa di successione.
GRAZIE per la legge obiettivo,
per la riforma dell'ordinamento giudiziario,
per i generosissimi fondi alla giustizia.
GRAZIE per il legittimo sospetto.
GRAZIE per la legge Cirami,
perla legge Pittelli,
per la legge Cirielli,
per il lodo Schifani.
GRAZIE per la legge Gasparri,
per la legge elettorale,
per il condono fiscale,
per l'esenzione ICI alla Chiesa.
GRAZIE per il lodo Alfano,
per la revisione delle sentenze giudicate,
per l'immunità parlamentare.
GRAZIE per aver risolto il problema.
GRAZIE per la sicurezza,
per il lager di Lampedusa,
per i coprifuochi romani,
per le pittoresche ronde "organizzate".
GRAZIE per la riforma di questa scuola malata di comunismo,
per aver negato il diritto di scioperare,
per i continui e ripetuti attacchi ai sindacati.
GRAZIE per il TG1, il TG2, il TG4, il TG5 e per Studio Aperto.
E per le reti locali.
GRAZIE del rispetto alle istituzioni,
per il rispetto della costituzione,
per il rispetto al capo dello stato,
per il rispetto della volontà popolare espressa con il referendum dell'87.
GRAZIE per la libertà di scegliere della nostra vita, della nostra morte,
per la nostra libera scelta sentimentale.
GRAZIE per la manifestazione neonazista del 5 Aprile a Milano.
GRAZIE per la social card,
per i ponti che collegheranno il nulla al nulla,
per le scorie future,
per l'energia non rinnovabile.
GRAZIE per l'ottimismo,
che è il sapore della vita,
che è il sapore della fica della velina,
che è il sapore della cocaina.
GRAZIE per la Tav,
per il Dal Molin,
per Genova, la Diaz e Bolzaneto,
per Carlo Giuliani e gli sgomberi del Cox18.
GRAZIE per le bugie,
GRAZIE per gli insulti,
GRAZIE per la P2,
GRAZIE per le perle di saggezza.
GRAZIE al cazzo.



Di te mi ricordo di rado

dal blog maremè


Di te mi ricordo di rado,
non sono curiosa del tuo destino,
ma il segno lieve che hai tracciato
non si cancella dal rifugio dell'anima.
Di proposito evito la tua casa rossa,
la tua casa rossa sopra il fiume torbido
e so che agito crudelmente la tua quiete
come un raggio nell'oscura siepe.
Vorrei che mai ti fossi adagiato
sulle mie labbra per chiedere amore,
vorrei che tu non avessi immortalato
con versi dorati le mie pene:
io ammalio segretamente il futuro
(se la sera è completamente turchina)
e sento in anticipo l'appuntamento
inevitabile e vicino.

(1913)

Anna Achmatova

Un paese che ancora non c'è: The Guardian: “E’ un giorno di vergogna per l’Italia”#links#links#links#links#links#links#links#links#links#links#links#links#links#links#links

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GATTINO SUL TETTO


Gattino vezzoso
Ti ammiro
Sul tetto
In una notte di luna.
Si muove flessuoso
Il tuo breve corpo sensuale.
Ti guardo
Stupita
Sei gatto
O creatura di sogno?
Sei lì, sempre lì
A far le fusa
Alle stelle
Al cielo
Al mondo.
E una luce
Una pallida luce di luna
Getta via
La tua ombra lontano.

MM


Si chiude l’inchiesta sulla “gestione della politica” dell’Udeur in Campania

ROBERTO ORMANNI
LA GENTE D'ITALIA
27 Febbraio 1009

Si chiude l’inchiesta sulla “gestione della politica” dell’Udeur in Campania. L’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e altre 23 persone tra le quali la moglie dell’ex Guardasigilli, Sandro Lonardo, si “avvicinano” alla richiesta di rinvio a giudizio. Il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore ha infatti firmato gli “avvisi di chiusura indagine” nell’inchiesta che all’inizio del 2008 rappresentò il “colpo di grazia” per il governo Prodi. Nei confronti dei coniugi Mastella (Sandra Lonardo in qualità di ex presidente del consiglio regionale della Campania) vengono ipotizzati i reati di concorso in concussione e abuso d’ufficio. Sono invece cadute le accuse di concorso esterno in associazione per delinquere contestate quando l’indagine era ancora affidata al procuratore di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei (andato in pensione pochi giorni dopo “l’esplosione” dell’inchiesta).
Gli indagati, come prevede la legge, hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie o rendere dichiarazioni al pm. Poi, nei 30 giorni successivi, la procura può presentare la richieste di rinvio a giudizio oppure – se dagli interrogatori dovessero emergere fatti nuovi – di archiviazione. Il 15 gennaio 2008 il gip di Santa Maria Capuia Vetere Francesco Chiaromonte firmò 19 ordinanze di custodia agli arresti domiciliari che “colpirono”, tra gli altri, la moglie di Mastella, Sandra Lonardo, due assessori e il capogruppo dell’Udeur e il sindaco di Benevento.
In carcere finirono il consuocero di Mastella, l’ingegnere Carlo Camilleri, il difensore civico della Campania, Vincenzo Lucariello, e due professori universitari. Interdetti dalla professione altre tre persone tra cui il prefetto di Benevento, Giuseppe Urbano, e un magistrato del Tar, Ugo De Maio. Poi gli atti, il 25 gennaio successivo, vennero trasferiti a Napoli per competenza territoriale. Il nodo centrale dell’inchiesta è rappresentato dalle pressioni che l’Udeur avrebbe esercitato in Campania per ottnere nomine in aziende sanitarie e enti locali e, perfino, per “costringere” Bassolino a cedere alle richieste dell’Udeur.
Questa la ricostruzione dell’attività del partito in Campania secondo i pm di Santa Maria Capua Vetere negli atti notificati all’epoca: “Un tessuto fatto di trame fitte, di connivenze e di complicità così forti tanto che molti enti pubblici regionali e molti enti locali campani hanno conformato le loro scelte non già improntando ogni valutazione al perseguimento di interessi pubblici, bensì asservendo il bene della cosa pubblica agli interessi di un gruppo ristretto di persone coordinate dall’ingegnere Carlo Camilleri (consuocero di Mastella, segretario generale dell’Autorità di bacino del fiume Sele e finito in carcere, nd.r.) che facendosi forte del potere politico amministrato dal partito Udeur orienta di fatto ogni scelta e ogni decisione di enti locali in cui sia presente uno schieramento politico di tale partito”.
“I primari ospedalieri – scrive sempre la procura casertana – non venivano nominati dai direttori generali della Asl sulla base delle loro capacità professionali, bensì sulla base delle indicazioni fornite loro da esponenti politici di rilievo”. Ma l’influenza degli amministratori della “holding” Mastella, secondo l’accusa, non si fermava alle nomine nella Sanità: “le gare di appalto per il conferimento di incarichi di progettazione – proseguono i pubblici ministeri – non venivano affidate ai professionisti che garantissero economicità, qualità ed efficienza nelle loro prestazioni verso l'ente pubblico, ma sulla base del fatto che il partito politico si sarebbe attivato, con i suoi esponenti regionali per far pervenire all'ente locale che li ha illecitamente nominati, finanziamenti pubblici erogati per realizzare le opere per le quali gli incarichi sono stati conferiti, che altrimenti le amministrazioni non avrebbero potuto mai ottenere”.
Un blocco di potere che, disse la procura sammaritana, avrebbe avuto nel ministro della Giustizia un elemento di riferimento e, allo stesso tempo, di copertura politica. E i pm di Santa Maria, sempre incompetenti per territorio, nel corso delle indagini hanno interrogato pure Bassolino, che però ha nega di aver preso decisioni a causa delle pressioni dell’Udeur. Pressioni che, secondo l’accusa, hanno invece portato, ad esempio, alla nomina di Gino Abbate alla guida del consorzio Asi (Aree di sviluppo industriale) di Benevento. E alla nomina di un assessore al comune di Cerreto Sannita ottenuta facendo capire al sindaco (che però è finito anche lui agli arresti domiciliari) che in caso contrario sarebbero stati congelati i finanziamenti regionali. Per finire con la tentata concussione contestata a Sandra Lonardo, la signora Mastella, che si è infuriata – con l’appoggio (la complicità, dicono i pm) dell’assessore all’Ambiente e del capogruppo Udeur in consiglio regionale – quando il dirigente della Asl di Caserta ha nominato alcuni primari senza tener conto dei desideri dei mastelliani. Quando da Santa Maria Capua Vetere gli atti passarono a Napoli, i pm napoletani chiesero a loro volta la conferma di gran parte delle ordinanze agli arresti domiciliari, tra le quali anche quella riguadrante Sandra Lonardo. Nel corso delle indagini successive tutti gli indagati sono tornati liberi.
Tra le frecce all'arco dell'accusa ce n'è una d'eccezione: il nipote di Mariano Maffei, ex procuratore di Santa Maria Capua Vetere. La ricostruzione del sistema di potere e di controllo è stata offerta infatti ai magistrati anche dall’ex presidente della provincia di Caserta, Sandro De Franciscis, nipote del procuratore che ha condotto l'indagine, fino al 2006 in quota Udeur, poi passato alla Margherita. Le dichiarazioni di De Franciscis sono riportate tra le fonti di prova nelle ordinanze di custodia. A queste si affiancano le intercettazioni sul telefonino del difensore civico regionale, Lucariello, e gli elementi raccolti spulciando tra gli atti di appalti e servizi pubblici della provincia di Caserta.
E’ proprio da Caserta che parte, oltre un anno fa, l’indagine che ha decimato l’Udeur e il partito di Mastella nel suo paese natale (anche il prefetto Urbano è accusato in qualità di ex viceprefetto di Caserta) e che prima di approdare sulle mastelliane sponde nel giugno del 2007 portò all’arresto dell'ex direttore generale della Provincia di Caserta Antony Acconcia e di due consiglieri provinciali, Giacomo Caterino e Domenico Bove, con le accuse di associazione per delinquere, corruzione, concussione, turbativa d'asta e falso in atti pubblici.
“Un tessuto illecito stabilmente radicato nell'area politica, amministrativa e giudiziaria della Campania”, scrive l’accusa, “espressione dell'esistenza di un sistema che travalica le conoscenze individuali e le competenze specifiche e che si pone come strumento di controllo e di potere della vita pubblica campana e non solo”. Il sistema, dicono gli inquirenti, sarebbe stato “ben fortificato” anche presso le autorità giudiziarie amministrative, in particolare il Tar Campania, che avevano il compito di esaminare i ricorsi presentati da “amici” per ottenere nomine nonostante il diverso orientamento degli enti locali, oppure di respingere le opposizioni avanzate da chi era stato escluso.
Sandra Lonardi Mastella, in particolare, risponde di tentata concussione per aver cercato di convincere il direttore generale dell’ospedale di Caserta, Luigi Annunziata, “colpevole” di aver nominato un primario che non era “gradito” al gruppo politico. Una vicenda sulla quale l’avvocato del presidente del consiglio regionale ha affermato che non si sarebbe trattato di un tentativo di imporre una nomina, ma di una “sfuriata” per un “contrasto politico” sul nome del prescelto.
Oltre al consuocero di Mastella, Carlo Camilleri, e all’avvocato Lucariello difensore civico regionale, le altre due ordinanze di custodia in carcere emesse sempre lo scorso anno riguardavano un collaboratore di Camilleri, l'ingegnere Antonello Scocca e il professore universitario di ingegneria idraulica e ambientale Domenico Pianese.
Nel gennaio 2008 agli arresti domiciliari, oltre Sandra Lonardi Mastella, sono finiti, con alcuni imprenditori, il sindaco di Benevento Fausto Pepe, gli assessori regionali all’Ambiente Luigi Nocera e al Personale Andrea Abbamonte (noto avvocato amministrativista e figlio dell'ex presidente del tribunale di Benevento), il capogruppo dell’Udeur al consiglio regionale Ferdinando Errico, il presidente della commissione regionale di vigilanza sulla trasparenza, Nicola Ferraro, i consiglieri Carlo Banco, Erminia Florenzano, Francesco Cardone, Vincenzo Liguori, il presidente della comunità montana del Titerno, in provincia di Benevento, Nino Lombardi, il sindaco di Cerreto Sannita, Antonio Barbieri e l’ingegnere Letizio Napoletano.
Ora si avvicina il processo ma Clemente Mastella si dice fiducioso che “la magistratura ancora una volta dimostrerà che si tratta di accuse tutte infondate”.

Roberto Ormanni

L’Università “Magna Grecia” di Catanzaro

ROBERTO ORMANNI
LA GENTE D'ITALIA
2 Aprile 2009

L’Università “Magna Grecia” di Catanzaro è da due anni al centro di inchieste della magistratura. Dalle false lauree, ai test “pilotati” per l’ammissione a Medicina fino agli esami superati in cambio di prestazioni sessuali. La procura della Repubblica di Catanzaro ha diverse indagini aperte e in uno dei “filoni” è indagato anche il rettore, Francesco Saverio Costanzo.
Cominciamo dall’inchiesta sulle lauree a Giurisprudenza.
Sono 48 gli avvocati e i praticanti laureati alla "Magna Grecia" di Catanzaro che, da alcune settimane, sono tornati diplomati semplici. La procura ha chiuso la prima parte l’inchiesta sugli esami comprati che ha "bruciato" una settantina di lauree. Dal 2007 a oggi sono state coinvolte nelle indagini 72 persone quattro delle quali hanno già patteggiato la condanna. I reati contestati vanno dalla corruzione al falso ideologico, falso materiale, falso per indurre in errore l’Università, soppressione e distruzione di atti per finire con l’esercizio abusivo della professione. L’inchiesta ha messo in allarme anche l’Ordine degli avvocati che sta esaminando la posizione degli iscritti ai quali i pm della procura di Catanzaro hanno sequestrato la laurea. Il presidente dell’Ordine, Giuseppe Iannello, ha chiesto alla magistratura di sapere, “quando l’attività inquirente lo consentirà”, se i casi che riguardano i professionisti si riferiscono a singoli esami non validi o all’intero corso di laurea. In base a tale informazioni, l’Ordine ha fatto sapere che intenderà chiedere all’Università se, nell’ipotesi in cui vi siano singoli esami da rifare, ciò sia possibile anche dal punto di vista amministrativo. Resta comunque il problema dell’esame di abilitazione all’esercizio della professiona forense: mancando il requisito della laurea, dovrà essere nuovamente sostenuto anche quello. Le 48 lauree in giurisprudenza finite nell’inchiesta si riferiscono a dieci avvocati, alcuni dei quali iscritti in Ordini del Nord, 25 praticanti e 13 professionisti che però non svolgono attività forense.
L’inchiesta ha travolto prima la facoltà di Scienze economiche aziendali e poi quella di Giurisprudenza. Il denominatore comune delle due Facoltà era la segreteria, e in particolare il responsabile dell’ufficio, Francesco Marcello. È lui il “perno” dell’indagine che ha già patteggiato una condanna a tre anni di reclusione per corruzione nell’ambito di una prima indagine che a settembre 2007 già ha portato al sequestro, e poi alla definitiva confisca, di 15 lauree “viziate” dalla compravendita di alcuni esami. Denaro in cambio della falsificazione dei libretti e degli “statini” d’esame. A incassare era Marcello, il funzionario della segreteria dell’ateneo “Magna Grecia”. Poi però Francesco Marcello è finito anche nella “tranche” successiva dell’inchiesta. I pm della procura di Catanzaro, Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, stanno notificando gli avvisi di chiusura delle indagini preliminari ai 68 indagati (esclusi naturalmente i quattro che hanno patteggiato) che tra agosto 2008 e i giorni scorsi, hanno ricevuto avvisi di garanzia. I carabinieri intanto stanno avviando controlli su altri 107 laureati alla “Magna Grecia”: potrebbe aprirsi un terzo filone d’inchiesta. E delle lauree potrebbero restare soltanto le feste e le fotografie.
Intanto sempre i pm Curcio e Petrolo sono al lavoro sui test di ammissione a Medicina per l’anno accademico 2007/2008. E’ questo il capitolo dell’inchiesta che vede indagato il rettore, Francesco Saverio Costanzo e per la quale i pm hanno chiesto nelle scorse settimane una proroga dei termini d’indagine che è stata concessa dal gip Tiziana Macrì. Ma nel registro della procura figurano anche alcuni docenti. L’indagine ruota attorno ad un’ipotesi di manomissione dei plichi contenenti i test per l'ammissione all'anno accademico 2007/2008 ai corsi a numero chiuso di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria. Venti i nomi che compaiono nell'avviso di proroga delle indagini firmato dai pm Salvatore Curcio e Paolo Petrolo. Gli inquirenti ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione, furto aggravato, abuso d'ufficio, peculato e falso. Secondo gli investigatori i plichi che contenevano i quiz sarebbero stati sottratti da ignoti e aperti e le domande comunicate prima delle prove a candidati da agevolare. Già a settembre 2007 il gip di Catanzaro Abigail Mellace firmò un ordine di custodia per un addetto alla manutenzione delle aule, Valter Mancuso, e un assistente tecnico di Medicina, Antonio Cuteri. E proprio in occasione delle prove di ammissione a Medicina i due vennero arrestati e una guardia finì sotto accusa per aver favorito l’ingresso dei “ladri” negli uffici dove erano custoditi i plichi con i quiz. Le prove incriminate si svolsero il 4, 5 e 6 settembre 2007. Furono proprio il rettore dell'Università, oggi indagato, ed il preside di Medicina, Giovanbattista De Sarro, ad accorgersi della manomissione dei plichi, e denunciarono l'accaduto alla Procura, cosa che portò all'annullamento delle prove scritte eseguite ed alla loro ripetizione. Le buste furono sequestrate e gli investigatori del Ris di Messina individuarono impronte digitali che portarono a Mancuso. I pm hanno quindi stralciato dal resto dell’inchiesta le posizioni di Valter Mancuso e Antonio Cuteri chiedendo per loro il giudizio immediato con l’accusa di furto aggravato. La prima udienza del processo è fissata per il 22 aprile.
Infine, il nuovo “fronte” dell’inchiesta sull’ateneo Magna Grecia riguarda un presunto giro di prestazioni sessuali in cambio di esami. Un’ipotesi emersa nel corso dell'interrogatorio di alcuni studenti interrogati nell’ambito del filone relativo agli esami comprati alla facoltà di Giurisprudenza. Al momento gli accertamenti degli investigatori sono ancora agli inizi e non ci sono conferme ufficiali ma sono previsti altri interrogatori nei prossimi giorni.

Roberto Ormanni

Un medico sul pianeta galera


3/4/2009
IGOR MAN

Quarantanove anni fa prendemmo la casa dove tuttora vive il Vecchio Cronista perché il sensale ci disse che bastava attraversare Ponte Sisto per tuffarsi nel verde, «unico», del Giardino botanico. Davvero «unico» il Giardino, ma a strapiombo del verde insisteva la lugubre mole di Regina Coeli, il carcere di Roma. La sua sorte ci ha accompagnato fin qui e non c’è una volta che passando con la fedele Croma davanti alla vecchia galera non ci si strizzi «er core». Ed è facile ricordare come, immancabilmente, a ogni cambiamento di governo si sia:
a) denunciato «lo stato fatiscente» della galera;
b) annunciato l’imminente adeguamento delle strutture (il cesso al posto del bugliolo).
Non c’è governo che non abbia affermato che Regina Coeli ha i giorni contati. Ha fatto eccezione l’attuale guardasigilli, Angelino Alfano. Ha detto chiaro che la situazione è «esplosiva». E ciò per «carenze amministrative e di personale». A Favignana le celle si trovano 7 metri sotto il livello del mare e non hanno finestre. A Catania in pochi metri quadri si stipano tredici detenuti, alcuni costretti a dormire in terra per la mancanza di letti. A Torino nella Casa circondariale Lorusso-Cutugno i reclusi sono 1600 mentre la capienza sarebbe di 923. Ancora: oltre 38 mila dei 60 mila carcerati sono «in attesa di giudizio». Di più: nelle 206 galere si scontano una serie di pene accessorie NON previste dal Codice, «lesive della dignità umana e della Costituzione», denuncia Alfano. Che, fuori da ogni buonismo, ha varato un piano-carceri interessante. Contempla lo sdoppiamento dei «circuiti carcerari» il che significa che ci saranno carceri pesanti per detenuti pericolosi «che han commesso crimini con violenza», e carceri «leggere» per quanti siano considerati «a bassa pericolosità». Per questi «si apriranno spazi di socialità, facendo sì che la cella diventi solo spazio di riposo».

Codesto piano-carceri è l’estrema Thule del pianeta-galera. «Tutto lascia prevedere che entro questa settimana saremo a quota 61 mila reclusi quando la capienza «regolare» dovrebbe essere di 43.169 carcerati con un limite tollerabile di 63.623». Lo dice Leo Beneduci, segretario del Sindacato di polizia penitenziaria (cfr. Avvenire, Paolini-Scavo). Nell’estate 2006 si ricorse all’indulto che portò alla liberazione di circa 26 mila dei 60 mila reclusi di allora, ma già nei primi giorni «l’effetto dello sconto generalizzato di pena era svanito». L’attuale governo ha nominato un commissario straordinario (il neodirettore del Dap Franco Ionta) che «entro maggio» dovrà indicare «dove e come costruire» 17 mila nuovi «posti letto». Il piano-carceri di Alfano è civile, innovativo, ma il punto, forse, è un altro. Lo indica Enrico Sbriglia, direttore del carcere di Trieste. Dice: «Possiamo dare ai detenuti quante più attività culturali si vuole, ma quello che i prigionieri chiedono è di poter lavorare» o addirittura di imparare un mestiere. Il lavoro educa, rafforza il legame del carcerato coi suoi cari, gli permette di giovarsi d’un buon avvocato.

Là dove è stata possibile la terapia-lavoro ha visto non pochi detenuti salvarsi dalle tentazioni della criminalità organizzata. Servono nuove carceri, certo, ma il «maestro di vita» rimane il lavoro, cioè il carcere-bottega secondo il modulo rinascimentale. «Drento Regina Coeli / ce sta ’na campana / possino ammazzallo / chi la sona».

giovedì 2 aprile 2009

Alla ricerca dell'Obama perduto: Berlusconi alla conquista del presidente


Allontanarsi di soppiatto non gli è servito. Nei saloni deputati ad ospitare il G20, Berlusconi ha avuto vita facile. La seduzione è partita, nel mirino dell'ex chansonnier il presidente degli Usa Barack Obama. La vita è tutta una crociera. Scherzi, battute, gentilezze eccessive. Protocolli stropicciati. La preda è a portata di mano. Blandita, omaggiata, tampinata. Di prima mattina, quando Barack Obama aveva iniziato la seconda tappa londinese con un sobrio incontro col presidente della Corea del Sud Lee Myung-bak all'Excel Center, non poteva immaginare il proseguio. Quel che sarebbe rimasto del giorno, non somigliava a un romanzo inglese.

Berlusconi che all'arrivo aveva scherzato con Gordon Brown in italiano, si è poi lanciato verso la vera stella del firmamento. La più luminosa tra i venti, la più "abbronzata", secondo un'infelice, celebre definizione. Una volta intercettata, è piovuto materiale non definibile. Cartelle e memorie per siti che già impazzano su Facebook. Collettori di gaffes, aggregatori di frasi e facezie che hanno fatto il giro del pianeta. Abama. Acronimo di alto, bello, molto abbronzato è nato dopo l'uscita infelice del nostro Premier. Da stasera, avrà di che occuparsi.

Nonostante la sincera indignazione della Regina Elisabetta, nient'affatto intimidito, Berlusconi ha proseguito. Dopo i colbacchi indossati con Putin, le vacanze sarde con annesse bandane di remote vacanze sarde con Cherie e Tony Blair, le freddure su Sarkozy, la moglie e il fascino italiano, Silvio ha deciso di conquistare Barack. Facendo ricorso a un repertorio composito, figlio di esperienze non assimilabili. "Obama ha lo sguardo acchiapponico", citazione liberamente tratta da Gigi Proietti, poi rivolto ai giornalisti: "Ho detto ad Obama che si deve tirare su le maniche per far uscire il mondo dalla crisi visto che la crisi arriva proprio dall'America.

Lui mi ha risposto che ho ragione e che l'importante è restare tutti insieme per risolvere i problemi"
, preceduta dall'assenza alla seconda foto di gruppo. Non tutto si può fare, serve tempo, anche per vivere.

02 aprile 2009

Ecco quanto Obama considera Berlusconi... zero!

Barack Obama ignora e disprezza Berlusconi e il suo discorso al Congresso degli Stati Uniti, Washington, 1° marzo 2006.Obama non applaude, non si alza in piedi, sbadiglia, si guarda in giro perplesso, evidentemente "entusiasta" del soporifero discorso di Berlusconi e del suo improbabile e maccheronico inglese.Meglio gli andò con Veltroni nel 2005, quando lo ospitò nel suo studio al Senato di Washington...

Fare acquisti su Internet senza rischi


2/4/2009

Lo shopping online sta aumentando ormai in maniera esponenziale come evidenziato dalle ultime ricerche condotte dall’agenzia olandese Locatus.

La notizia non sorprende più di tanto se pensiamo a quanto gli acquisti online siano più convenienti. Facendo una media potremmo osservare come i prezzi dei prodotti acquistabili online, spedizione compresa, siano normalmente più convenienti del 15% rispetto a quelli degli stessi prodotti acquistati nelle normali catene di negozi.

Senza dimenticare poi anche la possibilità di risparmiare sulle spese di automobile e parcheggio stando comodamente seduti di fronte al nostro Pc. Sfortunatamente anche questa modalità di fare shopping ha i suoi pericoli. I cyber criminali sono soliti distribuire software maligni e virus in grado di intercettare dati sensibili come pagamenti e dati delle carte di credito.

Per questo motivo è opportuno adottare qualche semplice ed utile accorgimento:

1. Acquistare solo su negozi online che godono di buona/ottima reputazione. Se è la prima volta che si utilizza uno shop online bisogna prima accertarsi che lo shop sia affidabile. Internet in questo caso aiuta molto: basta fare una semplice ricerca e vedere se online sono disponibile delle recensioni o dei giudizi da parte di altri utenti.

2. Se ci viene richiesto di inserire i propri dati personali (come ad esempio i nostri dati bancari) bisogna sempre controllare che nella barra indirizzi del nostro browser l’Url inizi sempre con https://

3. Trasferire denaro su account bancari stranieri solo ed esclusivamente solo se si conosce personalmente il destinatario.

4. Utilizzare sistemi di pagamento con possibilità di annullare la transazione. Se si paga con carta di credito è possibile chiedere alla compagnia di riferimento di bloccare il pagamento a determinati destinatari. Di solito è possibile riavere indietro sul proprio conto corrente i soldi accreditati in circa 30 giorni.

5. Controllare il proprio estratto conto con regolarità.

6. Utilizzare il buon senso: se ci viene offerta una nuova versione del prodotto che non è ancora disponibile, o se certi prodotti sono troppo convenienti o disponibili troppo velocemente, è meglio non fidarsi

7. Essere sicuri di aver istallato un software per la sicurezza aggiornato e che lo scanner http sia sempre attivo.

8. Per i netbook e i Pc privi di un lettore Dvd/Cd è possibile utilizzare penne Usb con il software antivirus, come quella di G Data caricata con Notebook Security.

Danni più comuni
I cyber criminali possono intercettare i nostri dati personali istallando nei nostri pc degli spyware, come pure dei keylogger per registrare e trasmettere quanto noi digitiamo sulla tastiera. Sistemi di pagamento molto conosciuti come PayPal o siti di aste come eBay sono un obbiettivo sensibile per i cyber criminali. Essi cercano anche di riciclare denaro attraverso Internet, per esempio comprando prodotti con carte di credito di cui hanno rubato i dati personali al proprietario. Il denaro viene spesso riciclato attraverso eBay rivendendo poi qui gli oggetti precedentemente acquistati.

UNA VOLTA


Una volta
Giocai con la vita.
Ridendo
Trattenevo il mondo
In una mano.
Era mio.
Non ricordo più.

Sono spariti i sogni.
La realtà
Non mi appartiene.
Gioco ancora
A far finta.
Una volta ancora
Sarà domani.

29.03.08
M.M.


Sarkozy: cosa chiedo al vertice



2/4/2009
NICOLAS SARKOZY

Oggi a Londra, e per la seconda volta in soli cinque mesi, i dirigenti delle prime venti economie del mondo si riuniscono per tentare di dare, insieme, una risposta alla crisi economica senza precedenti che stiamo attraversando. Dall’inizio di questa crisi, ho sostenuto l’idea che, di fronte a una sfida di tale entità, la cooperazione non fosse una scelta, ma una necessità. Fin dal settembre 2008, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ho chiesto che il mondo si riunisse per dare una risposta coordinata e concertata alla crisi.

Portata avanti da tutti gli Europei, tale iniziativa è sfociata nella prima riunione dei capi di Stato e di governo del G20 in novembre a Washington. La riunione che ha posto le basi per un’ambiziosa riforma del sistema finanziario internazionale. Il vertice di Londra deve ora consentirci di andare oltre e dare concretamente applicazione ai principi stabiliti a Washington. Il mondo attende da noi l’accelerazione della riforma del sistema finanziario internazionale. Il mondo attende da noi che ricostruiamo, insieme, un capitalismo rinnovato, meglio regolamentato, più morale e più solidale. È la condizione per un rilancio e una crescita sostenibile.

Questa crisi, infatti, non è la crisi del capitalismo. Anzi, è la crisi di un sistema che si è allontanato dai valori più fondamentali del capitalismo. È la crisi di un sistema che ha spinto gli operatori finanziari a prendere rischi sempre più sconsiderati, che ha lasciato le banche speculare piuttosto che fare il loro mestiere, che è quello di finanziare lo sviluppo dell’economia; un sistema, infine, che ha tollerato che tanti operatori e tante piazze finanziarie sfuggissero a qualsiasi controllo.

Al vertice di Washington, nel novembre scorso, ci siamo messi d’accordo sui quattro principi che dovevano guidare la nostra azione di fronte alla crisi: la necessità di un rilancio coordinato e concertato, il rifiuto del protezionismo, una migliore regolamentazione dei mercati finanziari e una nuova governance mondiale.

A che punto siamo oggi? Sui primi due punti abbiamo fatto molti progressi. Abbiamo saputo resistere ai demoni del protezionismo, che, la storia ci ha insegnato, aggrava sempre le difficoltà. Tutti i Paesi hanno parimenti sostenuto massicciamente le loro economie adottando ambiziosi piani di rilancio a cui si aggiunge, per i Paesi come la Francia, che offrono ai loro cittadini un alto livello di protezione sociale, il notevole aumento delle spese sociali legate alla crisi. In totale, se si tiene conto dell’insieme di queste misure di sostegno, le principali economie del mondo hanno fornito sforzi giganteschi per fare fronte alla crisi. Queste misure iniziano solo ora ad applicarsi e a produrre i loro effetti, ma dovremo tenerci pronti a fare di più se le circostanze lo richiederanno. Sarà questo principio di fare di tutto per la crescita mondiale che sosterrò a Londra.

Ma questa settimana dovremo, con la stessa priorità e con la stessa urgenza, avanzare sulla questione della regolamentazione dei mercati finanziari. Infatti, la crescita mondiale sarà tanto più forte se sarà sostenuta da un sistema finanziario stabile ed efficace, da un ritorno della fiducia nei mercati che consentirà un migliore stanziamento delle risorse, un riavvio del credito e la ripresa dei flussi di capitali privati dai Paesi industrializzati verso i Paesi in via di sviluppo.

Il vertice di Washington aveva consentito di definire vari principi essenziali in materia di regolamentazione che devono essere ora applicati concretamente. Abbiamo pertanto deciso che ormai nessun operatore, nessuna istituzione, nessun prodotto finanziario sfuggirà più al controllo di un’autorità di vigilanza. Questa regola deve applicarsi alle agenzie di rating, ma anche ai fondi speculativi e naturalmente ai paradisi fiscali.

Su quest’ultimo punto auspico che ci spingiamo ben oltre e che adottiamo un documento che individui con precisione questi paradisi fiscali, i cambiamenti che da essi attendiamo e le conseguenze che il loro rifiuto di attenervisi comporterebbe. Mi rallegro peraltro nel constatare che il dibattito sui paradisi fiscali, avviato al vertice di Washington, inizi già a portare i propri frutti, soprattutto in Europa, in cui vari Paesi hanno recentemente annunciato che intendono adattare le loro legislazioni per rispondere alle aspettative della comunità internazionale.

Auspico anche che progredisca la nostra riflessione collettiva sulla necessaria riforma delle norme contabili e delle regole prudenziali a cui sono sottoposti gli istituti finanziari. Le norme attuali non hanno consentito di evitare le derive, ma hanno addirittura aggravato la crisi. Porterò avanti questo dibattito che purtroppo non mi sembra maturo in molti Paesi.

Sulla riforma della governance economica mondiale è mia convinzione da molto tempo che dobbiamo dare un posto molto più rilevante ai Paesi emergenti, più conforme al loro peso e alle responsabilità che desidero vederli assumere. Questo vale per tutte le assise internazionali e, in particolare, per le istituzioni finanziarie internazionali. Mi rallegro dell’ampliamento realizzato dal Forum per la stabilità finanziaria. Occorrerà fare di più. Al di là del vertice di Londra, considero che rimarrà da effettuare un grande lavoro di rinnovamento di tutto il sistema multilaterale. Avanzerò alcune proposte in merito nel corso dei prossimi mesi.

Infine, dobbiamo fornire risposte a favore di coloro che hanno subìto appieno l’impatto della crisi. Ecco perché dobbiamo aumentare i mezzi messi a disposizione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), affinché possa sostenere i Paesi più in difficoltà. Ho portato avanti a livello europeo la questione del nostro contributo ai bisogni del Fmi: gli Stati membri hanno risposto all’appello. Ho portato avanti a livello europeo la questione del nostro contributo ai rischi che hanno corso alcuni Paesi dell’Europa centrale ed orientale: gli Stati membri hanno risposto all’appello.

Ma vorrei anche sottolineare la necessità, l’imperativo assoluto che il nostro sostegno ai Paesi più poveri rappresenta. Hanno subìto questa crisi e alcuni di essi, se non diamo prova della nostra solidarietà, rischiano di vedere semplicemente annullati i considerevoli sforzi realizzati nel corso degli ultimi anni per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio. Ero in Africa qualche giorno fa. Ho espresso la mia convinzione che i destini dell’Europa e del continente africano siano indissolubilmente legati. Risponderemo all’appello a fianco dell’Africa e dell’insieme dei Paesi in via di sviluppo che versano in difficoltà su tutti i continenti. Sono convinto che il mondo potrà uscire rafforzato, più unito e più solidale da questo periodo difficile, a patto di averne la volontà. Sono conscio del fatto che non si può cambiare tutto in un giorno, che non siamo alla fine del tunnel e che forse occorreranno altri incontri dopo quello di Londra per portare a termine le riforme avviate. Ma di una cosa sono certo: dobbiamo ottenere risultati concreti fin da oggi, a Londra. Non ci è consentito fallire, il mondo non lo capirebbe, la Storia non ce lo perdonerebbe.

Ritorno al futuro


2/4/2009
MICHELE AINIS

La giustizia risponde in tempi biblici. Tanto più rispetto al ritmo nevrotico e febbrile che segue la politica, e perciò l’agenda parlamentare.

Ma può succedere che questi due tempi si ricongiungano, s’incrocino entrambi nel presente. Può succedere che nel 2009 una sentenza costituzionale bocci una legge del 2004, varata da un altro governo Berlusconi, due legislature fa. E può succedere che questa medesima sentenza sbatta come un pugno sul tavolo nelle decisioni che il Parlamento s’appresta a formulare. Perché ieri sera la Consulta ha azzoppato la legge sulla fecondazione assistita, ma in qualche modo pure la legge sul testamento biologico fin qui approvata dal Senato. E perché, sempre ieri, i giudici costituzionali hanno restituito qualche grammo di libertà alle donne, ma in prospettiva a tutti gli italiani. Per coniugare queste due vicende, c’è bisogno innanzitutto di descrivere la doppia censura d’incostituzionalità sulla quale si è abbattuta la mannaia della Consulta.
In primo luogo, cade la norma che impediva di creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario «ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre». Una norma crudele, perché il divieto d’impiantare più di tre ovociti per ciclo, e insieme l’obbligo di trasferire tutti gli embrioni ottenuti con l’inseminazione, costringevano ogni donna a ripetere ad oltranza la stimolazione ormonale, esponendosi al rischio di contrarre malattie incurabili; e la costringevano inoltre ad accettare che l’embrione malato attecchisse nel suo corpo, semmai decidendo successivamente di abortire, e sottoponendosi pertanto a una doppia sofferenza. Come scrisse a suo tempo Michela Manetti, c’è in questa legge, in questo specifico passaggio normativo, una visione punitiva nei confronti della donna. E la punizione disposta dalla legge non si attaglia tanto all’illecito, quanto piuttosto al sacrilegio; non alla violazione di norme giuridiche, ma alla disobbedienza verso le leggi di natura.
Ma c’è (c’era) anche un oltraggio nei confronti della scienza medica, dell’autonomia che spetta al medico. Questo perché il limite di tre embrioni da impiantare risulta in alcune circostanze troppo alto (determinando il pericolo di gravidanze plurigemellari), in altre troppo scarso. E perché inoltre il divieto di crioconservazione degli embrioni aumenta la necessità di ripetere la stimolazione ormonale, che tuttavia non si può ripetere vita natural durante senza mettere in pericolo la salute della donna. Insomma con quella norma l’eventualità che la terapia si concludesse con successo era un azzardo, una puntata ai dadi; non a caso vi si è subito innescato il fenomeno del turismo procreativo.

Ma adesso la Consulta ripristina la dignità dei medici, e insieme quella delle donne. È questo, dopotutto, anche il filo conduttore della seconda dichiarazione d’incostituzionalità (tecnicamente un’«additiva»), dove entra in gioco la norma che imponeva l’immediato trasferimento degli embrioni non impiantati al momento della fecondazione per causa di forza maggiore. No, ha detto ieri la Consulta: pure in quest’ipotesi il trasferimento va effettuato senza pregiudicare la salute della donna. E chi, se non il medico, ha in tasca gli strumenti per assumere tale decisione?

Poi, certo, leggeremo le motivazioni, quando la Corte le avrà depositate. Però intanto la doppia incostituzionalità della Legge 40 ci impartisce fin da adesso una doppia lezione, e soprattutto la impartisce ai nostri legislatori.
In primo luogo, nessuna legge può trasformare i medici in altrettanti megafoni di un’ideologia politica, né tanto meno religiosa.
In secondo luogo, nessun valore può farsi tiranno sugli altri valori che attraversano la nostra esistenza pubblica e privata. I valori vanno piuttosto compensati, bilanciati. È il caso della tutela dell’embrione rispetto alla salute della donna. Ma è anche il caso della libertà di decidere la morte, rispetto alla tutela della vita. Se il Parlamento se ne rammenterà, prima di licenziare quest'altra legge sul testamento biologico, potrà quantomeno risparmiare alla Consulta la prossima fatica.

michele.ainis@uniroma3.it

Ennesima figuraccia italiana: Berlusconi chiama ad alta voce Obama e fa adirare la regina Elisabetta

Londra, 2/04/2009 - Al G20 di Londra Berlusconi, credendo di stare ad una fraschetta dei Castelli, chiama ad alta voce il Presidente Obama ("Mr. Obamaaaa"), al termine della rituale fotografia, scatenando la disapprovazione piccata della Regina Elisabetta.

Lezioni Di Tango


“Di Sally Potter. (GB/Argentina/Giappone/Olanda,1997-102’)
Con: Sally Potter, Pablo Veron,

“Volevo che questo film avesse la purezza muscolare di una narrativa distillata… e tuttavia l’immediatezza del rischio vissuto.
Volevo che mostrasse la sensazione della danza piuttosto che come essa appare…
Volevo fare molte domande sull’amore e sul lavoro e sulla creazione.
Su come l’inventare sembri realmente essere un trovare. E come fare film (e scrivere) sia in sostanza vedere (e ascoltare)”.

Sally Potter, una regista che vive a Londra, sta scrivendo una nuova sceneggiatura. Ma le immagini sembrano sfuggirle di mano: violenza e morte macchiano la storia senza che Sally possa intervenire. A Parigi Sally incontra il tango: Pablo Veron, un danzatore argentino, inizia a darle lezioni. Ben presto le lezioni crescono in complessità ed intensità. Si moltiplicano i maestri e i luoghi. Il tango esce dalla cornice dello studio e inizia ad infettarsi della vita. Forse il tango è sempre stato espressione della vita. Una storia d’amore. Sally si innamora di Pablo. Dal tango emergono le difficoltà che nutrono e intossicano l’amore: la lotta, la gelosia, la ricerca, la vulnerabilità. Dai passi ordinati delle prime lezioni si arriva al caos e al confronto tra due identità. E all’incomprensione. E’ una lotta danza tra sé e l’altro, la negoziazione dello spazio condiviso. E’ la dimensione più spirituale e più estrema del tango.

Giacobbe era solo nella valle, e lì incontrò uno straniero. Lottarono durante una lunga, lunga notte. Ma al sorgere dell’alba Giacobbe realizzava che non avrebbe mai potuto sconfiggere lo straniero. Perché lo straniero era Dio. O un angelo. O forse fin dall’inizio egli aveva lottato con sé stesso.

La rottura di due ordini dà origine a una nuova fluidità.
Viene stretto un patto: se Pablo farà di Sally una vera danzatrice di tango, Sally farà di Pablo una star del cinema.
Pablo guida Sally fino a quando essa è in grado di danzare in uno spettacolo. E’ tempo che Sally guidi Pablo. Cosa significa “seguire” quando la propria natura è condurre? E cosa significa “guidare” per lo schermo cinematografico? Sally cerca la reciprocità. Si espone, accetta la vulnerabilità di chi attraversa il territorio di altri, si plasma per seguire il tango di Pablo, fluida e recettiva. Pablo ha invece paura di scoprire i limiti del proprio. Ma nello spazio dell’incontro si può superare la parzialità di ciascuno.
In questa danza di scambio di ruoli si rigiocano anche i destini sessuati dei due protagonisti, una donna e un uomo. Questa volta è Sally, una donna, a dover dirigere un uomo, a doverlo inquadrare dentro uno schermo, a doverlo rendere, in qualche modo, “oggetto di desiderio”.

Sally: Ti ho seguito nel tango, Pablo. Ora è tempo che tu segua me. Sei pronto?
Pablo: Ma cosa vuoi che faccia? Non sono un attore.
Sally: Tu non devi fare niente. Credimi. Solo sii te stesso.
Pablo : E’ facile dirmi di essere me stesso. Ma io chi sono?

Creazione e relazione sono due parole chiave per comprendere il film: quanto possiamo toccare l’altro e quanto l’altro può realmente toccare noi? Non a caso la stanza privata – guscio, in cui Sally lavora e crea, inizierà mano a mano a deteriorarsi e la regista dovrà uscire nello spazio condiviso se vorrà accedere alla vera creazione artistica, che è prima di tutto avvicinamento, contatto, relazione con l’altro da sé. L’abbraccio, così come lo sguardo, lo specchio, l’obiettivo, è percezione dell’altro, riconoscimento della differenza, domanda sull’identità, esplorazione del limite proprio e altrui, dello spazio intermedio. La lezione del tango è elaborare il limite, riconoscere lo spazio che separa le entità all’interno della coppia, del gruppo. Quello di Sally è un messaggio rasserenante: esiste un luogo dove puoi essere e sarai contenuto.

Nella complessità dei piani che si intrecciano nel film, si intuisce la volontà di trovare nuovi modelli di relazione tra il creatore ed il suo “materiale”, una ricerca di integrazione profonda, non gerarchizzata, che tenga conto, integri e dia valore alle differenze.
Sally Potter autrice, regista, attrice, è anche compositrice della musica di questo film, musica che suggerisce ciò che non si può dire, lasciando intuire somiglianze e continuità, parentele. Un film quindi sul desiderio femminile, sulla sua espressione, sull’importanza del rapporto relazionale con l’altro, un film sulla creatività di una donna, e sulla sua ricerca di nuovi modi di vivere, di lavorare e di amare, di essere sé stessa senza tradire la propria identità profonda.”
Fin qui la presentazione del film, ma più interessante mi sembra l’articolo che segue.

“Colori sgargianti, ricchi scenari, parrucche d'altri tempi, uno stilista senza gambe e le sue modelle che, una dopo l'altra, muoiono assassinate finché non ne resta una sola, la sua preferita: un soggetto che stenta a divenire sceneggiatura, una sceneggiatura che non riesce a trasformarsi in film, un film che non verrà mai girato. Questo è Rage, film nel film, tocco di glamour estremo immerso nel riposante bianco e nero di Lezioni di Tango, ultimo lavoro di Sally Potter, già regista di Orlando, presentato fra i film di Mezzanotte della 54^ Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.

E' a Rage, infatti, che Sally, la stessa Potter qui anche attrice, sta lavorando nel suo studio londinese quando, insoddisfatta e confusa, si reca a Parigi dove, quasi spinta da un'inconsapevole attrazione, entra in un teatro per assistere allo spettacolo che cambierà la sua vita: una coppia di ballerini sul palco, le note struggenti del tango argentino, un mondo del tutto nuovo che comincia così a dischiudersi davanti ai suoi occhi. Il ballerino è Pablo Veron, giovane, affascinante e bravissimo, lei è la partner di turno, una donna che sul palco deve unicamente seguire il suo compagno senza bloccare la sua libertà di movimento. Rapita dalla magia di quella musica, Sally, quella stessa sera, si presenta a Pablo e gli chiede una prima lezione di tango, un primo incontro rigido ed impacciato con i passi di un ballo sconosciuto. A quella lezione ne seguiranno altre a Buenos Aires: nuovi maestri, le prime scarpe con i tacchi alti, le prime sale da ballo, i primi complimenti, e poi di nuovo Parigi, da Pablo. E' una folgorazione, i due ballano senza tregua, fanno progetti, si amano, si confidano i propri segreti: lei avrebbe sempre voluto fare la ballerina, lui recitare in un film. E così, nuovamente film nel film, li seguiamo nei loro preparativi, nei loro sogni, nella realizzazione degli stessi e nelle difficoltà insite nello scontro/incontro fra due personalità siffatte, due figure abituate a dirigere, a guidare, che malvolentieri si adattano al nuovo ruolo che viene loro imposto, quello di seguire, solo seguire, così la ballerina il suo compagno, così l'attore la sua regista.

Interessante l'idea di fondo, meravigliose le musiche, che racchiudono alcuni fra i più grandi classici argentini, suggestive le atmosfere, ma, a meno che non si scelga deliberatamente di lasciarsi rapire dal fascino del tango, come melodia e come danza, risulta evidente come siano la realizzazione stessa di Lezioni di Tango e le scelte della regista a lasciare perplessi. Dietro ad un'apparente modestia ed alla delicatezza delle immagini, emerge, infatti, chiaro e prepotente, un narcisismo dai contorni ben definiti che riempie di sè l'intera vicenda. Toni fortemente autobiografici ed immagini oniriche si fondono insieme in un film che sembra essere più dichiarazione d'amore, ad un uomo piuttosto che alla musica, che creazione artistica. Non è lo spettatore ad interessare, essendo proprio loro, Sally e Pablo, personaggi ed esseri reali al tempo stesso, ad essere gli unici e soli destinatari di un qualsiasi messaggio. Ponendosi al centro della scena dal primo minuto all'ultimo, Sally Potter riesce quindi a soddisfare un puro desiderio di autocompiacimento che la porta a disinteressarsi del risultato finale e, in ultima analisi, a mettere in ombra lo stesso Pablo Veron, ma, si sa, in amore tutto è concesso, sbagli, eccessi, false valutazioni; Lezioni di Tango è tutto ciò, e come tale va interpretato, compreso e, in fondo, perdonato.” (1997 Carlo Cimmino).

Adesso voglio dire la mia.
Avevo già visto questo film, su Sky, ma in modo parziale, a film già iniziato, e non l’ho capito.
Dire recente ho avuto modo di rivederlo e ne sono rimasto affascinato.
Estremamente suggestivo il confronto fra il colore eccezionalmente forte della parte relativa al film pensato e mai scritto e il bianco e nero della restante parte.
Se si presta molta attenzione l ballo, alla danza, cioè al tango, si riesce a percepire appieno il fascino di questo ritmo, lo spettatore viene accompagnato, di lezione in lezione, nel pieno della danza e ne è sempre più avvinto.
La comprensione e la partecipazione al ballo è sempre più coinvolgente, fino al momento magico, che per è il ballo a quattro (Sally, Pablo e altri due ballerini argentini), in cui il tempo resta per un attimo interminabile sospeso e prepara con grande sapienza l’exploit di un ritmo in una sala senza scenografia, solo spazio, solo suono ritmato dai piedi, senza musica.
Sì, potrà sembrare cerebrale, ma molto meglio, l’assenza di musica esalta il ritmo travolgente in una architettura di suoni, che sono rumori, rumori dei passi di danza sul tavolato di un sala, dalla quale poi si esce per entrare in una scenografia ancora più essenziale, in cui predominano colonne e spazio.
Pensavo che il film finisse lì, e invece no.
No perché c’è anche la storia d’amore, una relazione fra Sally e Pablo, in cui i due si scambiano i ruoli, di chi dirige e di chi viene diretto, più volte.
Il finale è davvero singolare, finisce con i due che ballano lungo il fiume Tamigi, allontanandosi ballando dalla macchina da presa, fino quasi a scomparire in una quasi dissolvenza, che non c’è.
Un simbolismo delle vicende della vita, in cui le storie nascono, crescono e poi finiscono. Il rapporto amoroso fra i due è bello perché solo accennato.
Sally Potter è nata a Londra nel 1949.

Conferenza stampa di "TheTango Lesson"
Presenti la regista Sally Potter, l'attore principale nonché coreografo Pablo Veron e il produttore Christopher Sheppard.

Sig.ra Potter quando ha conosciuto questo ballo e se ne è innamorata?

Potter:
dopo aver frequentato diverse scuole di danza di impostazione classica mi sono ritrovata ad assistere ad una performance proprio da parte di Veron e non ho più potuto dimenticare quel memorabile momento. Ho preso proprio lezioni da lui e solo successivamente mi è venuta in mente l'idea per un film su questo.
Curiosa la sua frecciatina ai produttori hollywoodiani.
Beh in realtà tutto questo deriva dal fatto che, dopo "Orlando", mi sono trovata a proporre una sceneggiatura di un film che avrebbe dovuto intitolarsi "Rage", un poliziesco, ed è stato bellamente rifiutato almeno come l'avevo proposto. Le modifiche alla storia stravolgevano completamente la mia opera e io ho rifiutato.

C'è dell'autobiografia nel suo film?
Tutto quanto ho usato nella mia pellicola fà sicuramente parte della mia vita e sono tutte balle (risata). In realtà c'è molto di personale anche se raccontato attraverso della pura fiction. Il Tango per me è il ballo più sexy che l'uomo abbia mai creato e non esiste altra forma sinuosa e irruente di comunicazione".

Nel complimentarmi con la sua splendida pellicola desideravo sapere perché la scelta del bianco e nero frammentato dai colori, quando è nata questa idea? La sequenza in cui Pablo danza all'interno della cucina mi è sembrata la più complessa e ardita, sig. Veron è davvero stata così dura realizzarla?
Potter:
Rispondendo alla prima parte della sua domanda ho scelto di descrivere la vita in bianco e nero perché è così piena di colori (!). Il bianco e nero in realtà definisce e circoscrive troppo e quindi l'ho utilizzato solamente per le fantasie di Sally quando scriveva. Il bianco e nero è una scelta capace a mio avviso di dare una tridimensionalità al tutto senza per questo nulla togliere alla realtà. D'altra parte il colore mi è sembrata la soluzione più ovvia.
Veron: La sequenza di cui lei parla è stata decisamente complessa ma decisamente non la più difficile. Se non ricordo male mi ci sono voluti qualcosa come due giorni... no aspetti in realtà sono stati due pomeriggi. Anche se non è stata la più difficile una cosa certamente è vera: è stata quella che ho dovuto girare di più. La conclusione della stessa è stato possibile realizzarla solo due mesi e mezzo dopo, a causa di un mio problema ad una caviglia.

Signor Veron ha avuto difficoltà a recitare?
Non ho avuto vita facile. La regista è stata particolarmente esigente e a causa del gioco di chiaroscuri che il mio personaggio doveva dare ho avuto grossi problemi proprio nelle sequenze di ballo nel caffè. Sally allora mi disse che doveva dare un'impressione "obliqua" del mio personaggio.

Come avete scelto le musiche?
Potter:
E' stata una mia scelta personale e ho desiderato in questo non farmi influenzarmi da alcuno. L'ispirazione è giunta sicuramente grazie al grande Piazzolla in uno dei suoi ultimi concerti a cui ho potuto assistere a Londra. E' stato come un vaso di Pandora per me !

Al produttore Sheppard volevo chiedere quali problemi ha incontrato nel produrre il film.
I problemi sono stati molti, pensi che i soldi sono giunti in totale da otto differenti finanziatori e non ho certamente mancato di trovarmi in discrete difficoltà che alla fine sono state superate. Il mio "vizio" per cui anche Sally mi ama particolarmente è che quando tratto dei finanziamenti non sono mai disposto a scendere a patti che mi costringano dopo a delle rinunce. Preferisco lasciar perdere subito il possibile finanziamento.

Dove troviamo nel film il vero spirito del tango?
Veron:
Lo spirito del tango lo si trova per tutta la durata del film anche se certamente i momenti più entusiasmanti e in grado di trasmettere forti scariche di passione sono sicuramente quelli in cui Sally danza con Pablo al cafè e la coreografia che abbiamo inventato di sana pianta dove Sally, Veron e gli altri due amici danzano tutti assieme. E' stato davvero difficile. Quasi impossibile.
Potter: io poi ho sofferto non pochi problemi. Vi basti sapere che i calli che mi erano venuti alle dita dei piedi non mi consentivano di ricalzare le scarpe, dopo averle tolte, se non dopo due ore buone di pausa.

Quanti tipi di tanghi esistono al mondo?
Veron & Potter
: Ne esistono principalmente due: quello sociale e quello di scena. Il tango, che è nato a Buenos Aires, non è sicuramente un ballo gentile e nel film abbiamo deciso che musica e coreografie non sarebbero rimaste influenzate da varianti come il jazz, ecc...

Allora è questo il momento per il ritorno del tango?
Potter: Wells disse che il 1913 fu il grande anno del tango. Speriamo che il 1997 sia il secondo! (Claudio Pofi)