lunedì 30 maggio 2011
domenica 29 maggio 2011
Il “finimondo bipartisan” di Pdl e Bassolino

di Enrico Fierro
Alla fine, visti i risultati, il clima plumbeo, i fischi e l’aria di debacle che si respirava venerdì sera a Piazza del Plebiscito, che neppure le canzoni di Gigi D’Alessio hanno messo un po’ di allegria, forse aveva ragione lui. Nel senso di Luigi Cesaro, avvocato e presidente della Provincia, esperto fornitore di mozzarelle di bufala del Cavaliere, appassionato divoratore di polpette alla napoletana, che per la chiusura della campagna elettorale a Napoli si augurava una cosa sola: “Speriamo che Berlusconi non viene, che stavolta ci fa perdere”. E bastava essere all’Hotel Vesuvio, dimora partenopea del Cavaliere da sempre, per osservare i volti scuri dei dignitari che sull’asse Caserta-Napoli hanno in mano le chiavi del Pdl. Mario Landolfi, che infila la porta girevole dell’ingresso dribblando i fotografi, Stefano Caldoro che si aggira spaesato e triste nella hall, e poi presidenti di provincia, assessori di comuni, sindaci dell’hinterland. Tutti a scambiarsi in silenzio commenti e previsioni elettorali. Abiti e volti scurissimi, clima torrido e traffico scorrevole su via Caracciolo. “Un anno fa quando Berlusconi veniva al Vesuvio era il finimondo – commenta uno dei presenti – qui si fermava tutto, c’erano le folle in attesa. Le donne, volevano toccarlo, aspettavano un sorriso da lui, una foto, un autografo… Ora ci sono solo poliziotti e carabinieri e sono pure incazzati”.
CLIMA da otto Settembre, il terrore che per la quarta volta dal 1993, una eternità, a Napoli si collezioni un sconfitta durissima. Che questa volta farà suonare le trombe del tutti a casa. Due anni fa qui iniziò la riscossa del berlusconismo. La crisi della monnezza, la rivincita su Prodi, la conquista della Provincia, l’assalto alla Regione. E qui può iniziare la fine di tutto.
De Magistris ha “scassato”, nel senso di rotto, sparigliato, messo in discussione poteri certi e consolidati. Se lunedì sarà lui il vincitore a Napoli, in Campania e in Italia ricomincerà un’altra storia.
La campagna contro il vecchio sistema di potere bassoliniano e il nuovo regime degli uomini di Nicola Cosentino avrà colto nel segno. A destra e a sinistra. Qui il voto ha già ridisegnato la geografia interna al Pd, uscito umiliato al primo turno. “Adesso puntiamo a far vincere de Magistris al ballottaggio, del partito ci occuperemo subito dopo”, promette Enzo Amendola, il segretario regionale. Dopo il voto si regoleranno conti troppo a lungo lasciati in sospeso. Per il momento, chi può, corre già sul carro del vincitore. “Più l’ex pm disprezza , accusa, umilia, offende, più loro corrono a firmare appelli e occupare le prime file”.
Marco De Marco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, nel suo blog “Vedi Napoli” sferza i “bassoliniani” in rotta, e ne fa un elenco impietoso.
Il segretario regionale della Cgil, Michele Gravano, Edoardo Cicelyn (un rapido passaggio a L’Unità, da anni direttore del Madre), Antonio Borriello (supervotato consigliere comunale) “che da Bassolino andava come un devoto a Lourdes”.
Loro non rispondono alle critiche, ma il silenzio che colpisce di più a poche ore dal voto è proprio quello di Antonio Bassolino. La sua voce non si sente dal 25 aprile. Un post sul blog per difendere la “sua” esperienza di governo. “Governiamo la città dal lontano dicembre 1993. Una storia che dura tuttora mentre più brevi sono state le esperienze, di sinistra e di centrosinistra, di altre città. Già la lunga durata di questa storia testimonia l’esistenza, malgrado tutto, di una connessione sentimentale, di un rapporto profondo con tante parti della città. Un rapporto che ha resistito a tante prove dure ed anche drammatiche”.
POI SILENZIO, nessun endorsement per de Magistris. E allora circolano veleni. Bassolino non si schiera, i bassoliniani ancora fedeli stanno invitando al non voto. “Cattiverie – dice chi lo conosce bene – Antonio è un uomo di sinistra e non smentirà la sua storia. Ma chi parla di sistema di potere bassoliniano e lo paragona a quello della destra e di Cosentino avvelena solo i pozzi”. Chi gli è vicino racconta di un Bassolino furioso per gli attacchi di questi giorni. La querela a Roberto Saviano per quel riferimento alla politica campana gestita in “coabitazione” tra Cosentino e Bassolino, e all’unico “colore che conta in politica, quello dei soldi”, sono il segno di una amarezza profonda.
Ma c’è un dato più intimo. In questi giorni l’ex sindaco del Rinascimento napoletano rivede nella popolarità che circonda de Magistris, il clima del 1993, quello che lo portò, contro tutto e tutti, alla conquista di Palazzo San Giacomo. Poi vennero gli errori e le mediazioni infinite con i partiti, i potentati, le emergenze e i commissariati straordinari. La mutazione di un sogno in sistema di potere. Ma questo è il passato. Il futuro comincia domani.
Infondate un par di palle


di Marco Travaglio
Ha ragione B: il mondo deve conoscere le accuse infondate che ha subìto. Cioè nessuna. Ma anche quelle fondate. Cioè quasi tutte.
Breve memorandum sui procedimenti penali già conclusi (restano aperti i casi Mills, Mediaset, Mediatrade, Agcom-Annozero e Ruby) per i leader del prossimo G8, nel caso malaugurato che l’Italia sia ancora rappresentata da lui.
1. Falsa testimonianza P2. Accusa fondata:
2. Corruzione Guardia di Finanza. Accusa fondata: Fininvest pagò tre tangenti di £ 100 milioni ciascuna per addomesticare verifiche fiscali. Il corruttore Sciascia e i finanzieri corrotti sono condannati, B. è assolto per “insufficienza probatoria” grazie alla falsa testimonianza di Mills.
3. Fondi neri sui terreni di Macherio. Accusa parzialmente fondata (£ 4,4 miliardi pagati in nero all’ex proprietario): B. assolto da appropriazione indebita, frode fiscale e un falso in bilancio; salvo per amnistia da un altro falso in bilancio.
4. Fondi neri sull’acquisto di Medusa. Accusa fondata: il manager Fininvest Bernasconi dirottò £ 10,2 miliardi in nero su 5 libretti al portatore di B., che però è assolto dal falso in bilancio per insufficienza di prove: è troppo ricco per potersi essere accorto dell’introito. Lo incassò a sua insaputa.
5. All Iberian-1. Accusa fondata: condannato in primo grado a 28 mesi per £ 23 miliardi di finanziamenti illeciti a Craxi, B. si salva in appello per prescrizione grazie alle attenuanti generiche.
6. All Iberian-2. Accusa fondata: B. assolto dai falsi in bilancio per £ 1200 miliardi di fondi neri esteri “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato” (depenalizzato dallo stesso B.).
7. Caso Lentini. Accusa fondata: per i 10 miliardi versati in nero dal Milan al Torino in cambio del calciatore, il falso in bilancio è prescritto grazie alle attenuanti generiche e al taglio della prescrizione previsto dalla riforma del governo B.
8. Bilanci Fininvest 1988-‘92. Accusa fondata: prescrizione del falso in bilancio e dell’appropriazione indebita nell’acquisto di diritti tv, per attenuanti generiche e prescrizione abbreviata da B.
9. Consolidato Fininvest. Accusa fondata: ancora prescrizione grazie alle generiche e ai nuovi termini della legge B. anche per i falsi in bilancio da £ 1500 miliardi di fondi neri su 64 società offshore del “comparto B” della Fininvest.
10. Sme-Ariosto/1. Accusa infondata: non c’è prova che i sicuri pagamenti di Previti ai giudici Squillante e Verde con soldi Fininvest fossero legati all’affare Sme e ordinati da B. (assolto).
11. Sme-Ariosto/2. Accusa fondata: B. assolto dai falsi in bilancio relativi ai pagamenti ai giudici “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato” (l’ha depenalizzato lui).
12. Mondadori. Accusa fondata: gli avvocati Fininvest Previti, Pacifico e Acampora corruppero il giudice Metta con £ 420 milioni (soldi di B.) per annullare il lodo Mondadori, ma B. si salva grazie alla prescrizione abbreviata dalle solite generiche.
13. Corruzione Saccà. Accusa parzialmente fondata: è provato da intercettazioni che B. chiese a Saccà di sistemare a Raifiction alcune sue protette e gli promise aiuti per la sua attività privata di imprenditore,ma è assolto perché Saccà (dirigente del servizio pubblico) non sarebbe un incaricato di pubblico servizio.
14. Compravendita senatori. Accusa parzialmente fondata: B. e suoi uomini offrirono posti di sottogoverno e sostegno elettorale al sen. Randazzo (Unione) per votare contro Prodi. Ma B. è prosciolto: non è istigazione alla corruzione, solo “malcostume”.
15. Caso Sanjust. Accusa parzialmente fondata: l’ex marito di Virginia Sanjust, amante di B.,fu degradato e trasferito dal Sisde per ordine di Palazzo Chigi. Ma B. è assolto dall’abuso d’ufficio e dal mobbing: il trasferimento potrebbero averlo deciso Letta e il gen. Mori. Come sempre, a sua insaputa.
sabato 28 maggio 2011
Tutti i processi di Berlusconi


1)P2, Falsa testimonianza
L'accusa: falsa testimonianza
La sentenza: condannato per aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2. L'amnistia del 1989 però copriva il reato, che è estinto.
2)Tangenti alla Guardia di Finanza
L'accusa: tangenti a ufficiali della Guardia di finanza per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società.
La sentenza: in primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per le quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello,
3)All Iberian 1
L'accusa: finanziamento illecito estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi.
La sentenza: la condanna arriva in primo grado e corrisponde a 2 anni e 4 mesi. In appello, scatta la prescrizione.
4)All Iberian 2
L'accusa: falso in bilancio.
La sentenza: l'inchiesta giudiziaria si chiude il 26 settembre 2005 con l'assoluzione di Silvio Berlusconi. La sentenza recita: "Assolto perché il fatto non costituisce più reato". Il secondo Governo Berlusconi infatti approva la la riforma del diritto societario che depenalizza il reato di falso in bilancio.
5)Medusa cinematografica
L'accusa: falso in bilancio e frode fiscale per le operazioni legate all'acquisto della casa cinematografica Medusa dalla società Finivest (Reteitalia).
La sentenza: in primo grado viene condannato a un anno e quattro mesi. In appello viene assolto con formula dubitativa del comma 2 dell'art. 530 del Codice di procedura penale che comprende la vecchia insufficienza di prove.
6)Terreni di Macherio
L'accusa: apporpriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio, sostenendo che attraverso l'operazione di acquisto dei terreni di Macherio, le società del gruppo Fininvest avrebbero accantonato quasi cinque miliardi da utilizzare per pagamenti non proprio cristallini, tanto da non poter apparire nei bilanci ufficiali delle società del gruppo.
La sentenza: in primo grado è stato assolto dai reati di appropriazione indebita e di frode fiscale, mentre per le due imputazioni di falso in bilancio contestate è scattata la prescrizione. Nell'ottobre del '99 viene confermata l'assoluzione per il reato di frode fiscale e per uno dei due falsi in bilancio. Il secondo in invece è coperto dall'amnistia.
7)Processo Lentini
L'accusa: falso in bilancio. Secondo l'accusa, l'acquisto del giocatore del Torino, Gianluigi Lentini, avvenne in parte alla luce del sole e per il resto con un pagamento fuori bilancio di 10 miliardi delle vecchie lire.
La sentenza: il processo si conclude definitivamente con il proscioglimento di Berlusconi per intervenuta prescrizione del reato.
8)Bilanci Fininvest 1988-92
L'accusa: falso in bilancio e appropriazione indebita
La sentenza: archiviazione per prescrizione dei reati di falso in bilancio e appropriazione indebita nell’acquisto di diritti televisivi da parte di alcune società off-shore del gruppo Fininvest, a causa delle attenuanti generiche.
9)Consolidato Fininvest
L'accusa: fondi neri. Il gruppo Fininvest si sarebbe servito tra il 1989 e il 1996 di una "tesoreria occulta", in grado di movimentare i 750 milioni di euro (1500 miliardi di vecchie lire) attraverso 60 conti bancari e decine società estere.
La sentenza: i fatti entrano in prescrizione, il governo aveva dimezzato i tempi di prescrizione con una legge ad hoc.
10)Lodo Mondadori
L'accusa: corruzione in atti giudiziari. L'avvocato di Silvio Berlusconi, Cesare Previti, viene accusato di aver comprato il giudice Metta in modo da ottenere una decisione a suo favore nel giudizio di impugnazione per nullità del Lodo Mondadori, dal cui esito dipendeva la proprietà della casa editrice.
La sentenza: in primo grado viene condannato Cesare Previti. Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato è stato dichiarato prescritto dalla Corte d'Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione
11)Processo Sme/Ariosto 1
L'accusa: corruzione dei giudici di Roma nell'intricata vicenda della vendita del comparto agro-alimentare dell'Iri alla Cir, la finanziaria di Carlo De Benedetti. La vicenda giudiziaria risale al 1985, quando una cordata di industriali formata tra gli altri da Silvio Berlusconi, Michele Ferrero e Pietro Barilla, scese in campo su sollecitazione dell'allora premier Bettino Craxi per contrastare la vendita della Sme (il colosso pubblico del settore alimentare), già firmata dal presidente dell'Iri Romano Prodi, a favore della Cir di Carlo De Benedetti.
La sentenza: assoluzione con formula piena
12)Processo Sme/Ariosto 2
L'accusa: falso in bilancio nell'ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme. Gli episodi contestati all'ex premier risalivano alla fine degli anni Ottanta.
La sentenza: viene assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. Il secondo Governo Berlusconi infatti approva la la riforma del diritto societario che depenalizza il reato di falso in bilancio.
13)Mediaset (processo aperto)
L'accusa: falso in bilancio e frode fiscale.
La situazione: l'indagine, partita agli inizi del
14)Caso Mills (processo aperto)
L'accusa: corruzione in atti giudiziari per aver compensato l'avvocato inglese David Mills con 600 mila dollari. La falsa testimonianza del legale inglese per essere favorito nel processo All Iberian e in quello sulle presunte tangenti alla Guardia di Finanza.
La situazione: il processo in cui è imputato Berlusconi è uno stralcio di quello principale, ed è tutt'ora in corso. Ma ha subito numerosi stop per il legittimo impedimento, la prescrizione scatta nel 2012. David Mills invece è stato condannato a 4 anni e 6 mesi. La condanna però viene annullata: il reato pur essendo stato commesso è prescritto.
15)Mediatrade (processo aperto)
L'accusa: appropriazione indebita e frode fiscale.
La situazione: il procedimento è in corso davanti al gup Maria Vicidomini. Serviranno diversi mesi prima di sapere se il premier verrà rinviato a giudizio o prosciolto, dopo lo stop della Consulta sul "legittimo impedimento".
16)Ruby (processo aperto)
Le accuse: concussione e prostituzione minorile.
La situazione: Berlusconi viene rinviato a giudizio dal gup Cristina Di Censo. La prima udienza di smistamento c'è stata il 6 aprile. La prossima sarà il 31 maggio.
(27 maggio 2011)
La menzogna del potere


di MASSIMO GIANNINI
Il potere mente. Per abitudine alla manipolazione e per istinto di conservazione. Non c'è bisogno di aver letto la prima Hannah Arendt, o l'ultimo Don De Lillo, per sapere che "lo Stato deve mentire", o che il governo tecnicamente totalitario "fabbrica la verità attraverso la menzogna sistematica". Ma nessun potente mente con la frequenza e l'impudenza di Silvio Berlusconi. Non pago di aver danneggiato il Paese che governa, in un drammatico e surreale "colloquio" elemosinato a Obama a margine di un vertice tra gli Otto Grandi del pianeta, il presidente del Consiglio torna sul luogo del delitto. E, dopo aver inopinatamente e irresponsabilmente denunciato al presidente americano la "dittatura dei giudici di sinistra", lo "perfeziona", raccontando la stessa delirante bugia agli altri leader del G8.
Abbiamo già detto quale enorme discredito rappresentino, in termini di immagine internazionale, le parole scagliate contro l'Italia dall'uomo che dovrebbe rappresentarla al meglio nel mondo. Abbiamo già detto quali enormi "costi" imponga allo Stato, in termini di credibilità istituzionale, questo vilipendio della democrazia e dei suoi organismi. Ma è necessario, ancora una volta, squarciare la cortina fumogena con la quale il premier manomette i fatti, e denunciare l'ennesima menzogna sulla quale costruisce il teorema della "persecuzione giudiziaria". A Deauville, in una conferenza stampa costruita come una disperata requisitoria contro tutto e contro tutti, Berlusconi compie l'ultima metamorfosi: da comune inquisito si trasforma in Grande Inquisitore. Accusa le "toghe rosse", insulta "Repubblica" e i giornalisti, "colpevoli" di non indignarsi di fronte allo "scandalo delle 24 accuse che mi riguardano, tutte cadute nel nulla". "Vergognatevi", tuona furente il presidente del Consiglio, calato nella tragica maschera dostoevskiana dei Fratelli Karamazov. Dovrebbe vergognarsi lui, per aver violentato ancora una volta la verità.
A sentire il Cavaliere e i suoi "bravi", i processi che lo riguardano cambiano secondo gli umori e le stagioni. L'altro ieri aveva parlato di "31 accuse". In passato si era definito "l'uomo più perseguitato dell'Occidente, con 106 processi tutti finiti con assoluzioni". La figlia Marina ha evocato "26 accuse cadute nel nulla". Paolo Bonaiuti ha rilanciato con "109 processi e nessuna condanna". In realtà, come ha ricordato più volte Giuseppe D'Avanzo su questo giornale, i processi affrontati dal premier sono 16. Quattro sono ancora in corso: processo Mills (corruzione in atti giudiziari), diritti tv Mediaset (frode fiscale), caso Mediatrade (appropriazione indebita) e scandalo Ruby (concussione e prostituzione minorile). Negli altri 12 processi, solo tre sono state le sentenze di assoluzione: in un caso con "formula piena" (Sme-Ariosto/1, per corruzione dei giudici di Roma), negli altri due con "formula dubitativa" (Fondi neri Medusa e Tangenti alla Guardia di Finanza).
Gli altri 9 processi si sono conclusi con assoluzione, ma solo grazie alle leggi ad personam, fatte approvare nel frattempo dai suoi governi. Nei processi All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 il Cavaliere è assolto dalla legge che ha depenalizzato il falso in bilancio. Nei processi sull'iscrizione alla P2 e sui terreni di Macherio è assolto perché i reati sono estinti e le condanne cancellate dall'apposita amnistia.
Nei rimanenti 5 processi (All Iberian/1, affare Lentini, bilanci Fininvest 1988/1992, fondi neri del consolidato Fininvest e Lodo Mondadori) il premier è assolto grazie alle "attenuanti generiche", che gli consentono di beneficiare della prescrizione (da lui stesso fatta dimezzare con la legge Cirielli) e che operano sempre nei confronti dell'imputato ritenuto comunque "responsabile del reato".
Questa è dunque la verità storica, sull'imputato Berlusconi. A dispetto delle "persecuzioni" che lamenta, e delle "assoluzioni" che rivendica. Bugiarde, le une e le altre. È penoso doverlo ricordare. Ma è anche doveroso, alla vigilia di un turno elettorale che può cambiare il corso di questa disastrosa legislatura. E può spazzare via, finalmente, i danni e gli inganni compiuti dal Grande Inquisitore di Arcore.
m.giannini@repubblica.it
(28 maggio 2011)
«Cambieremo questo Stato: voglio spostare anche il Colle»


«
Ministro, però lei è il Semplificatore. Non crede che questa vicenda tutto abbia fatto tranne che semplificare i rapporti con gli alleati? Era indispensabile lanciare il trasferimento in campagna elettorale?
«Per chi non vuole i cambiamenti, non è mai il momento giusto. E poi, in questo caso, sono stati i giornali e le televisioni: noi ne parliamo dall'estate scorsa. Sono i poteri morti che decidono quando è il momento di valorizzare una notizia».
Suvvia, Calderoli. Una bella spintarella l'avete data anche voi nel «valorizzare» la notizia proprio ora. O no?
«I tempi sono importanti, una questione lanciata nel momento sbagliato si arena.
C'è chi dice che sia un tema che non sposta un voto. Perché per voi è tanto importante?
«Perché non è, come ha detto qualcuno, uno spostare le bandierine. È cambiare tutto. Primo, noi siamo convinti che un ministero debba essere alimentato dalle vocazioni territoriali. Poi, ci sono gli aspetti concreti: il lavoro, l'indotto, la movimentazione dell'economia. Io capisco l'arrabbiatura di Alemanno e Polverini: loro sanno bene quali sono i vantaggi che vengono da un ministero, a differenza di Formigoni. Ma non c'è solo la bistecca, il vantaggio immediato. La cosa più importante è che i ministeri cambierebbero modo di lavorare».
Basta cambiare città?
«Certo. In un ministero, il ministro conta solo per i primi due mesi. Perché gli danno il contentino, fanno i collaborativi... Dopo, il ministro scompare e il ministero diventa tutto. Lei pensi che io sto chiudendo il mio...».
Ma che dice? Chiude il ministero alla Semplificazione?
«Eccome. Tecnicamente, non è un ministero. Si chiama unità di missione e ha sede in San Lorenzo in Lucina. Ma, appunto, per non subire condizionamenti, lo sto chiudendo. Il fatto che i ministeri siano sempre nello stesso posto fa sì che i grandi burocrati siano sempre gli stessi: un anno in un ministero, un anno nell'altro... la maggiore resistenza ad ogni cambiamento viene da lì. Impedisce l'accesso ad energie fresche e si limita ad autoperpetuarsi».
E dunque, la battaglia per i ministeri come procederà?
«Abbiamo deciso con il presidente del Consiglio di partire con lo spostamento di alcuni dipartimenti. Quelli senza portafoglio, dato che non hanno bisogno di una legge. Noi avevamo chiesto Riforme e Semplificazione, e Berlusconi correttamente ci ha chiesto di aggiungerne anche uno al Sud. Si pensa alle Pari opportunità della Carfagna: una materia che è più necessario trattare nel Mezzogiorno».
Perdoni, ma questi ministeri sembrano più un fatto simbolico che qualcosa di sostanziale.
«Lo sono, un fatto simbolico. Ma abbiamo l'impegno di Berlusconi - che finora non ha mai mancato alla parola data - che dopo i ballottaggi affronteremo il tema più generale. Il 6 giugno, poi, presenteremo in Cassazione un progetto di legge di iniziativa popolare. Mentre la discussione su quali ministeri spostare e dove si farà con tutti. Sono certo che i governatori e i sindaci delle grandi città saranno dalla nostra parte. Ripeto, noi abbiamo assoluta volontà di andare avanti. E non è uno scherzo. Si ricorda che cosa dicevano i coloni americani, niente tassazione senza rappresentatività? Noi potremmo cambiarlo così: no representation? No taxation».
Che fa Calderoli, torna a minacciare la rivolta fiscale?
«A buon intenditor... Le posso anche anticipare che nella prossima manovra noi cominceremo a tagliare anche quei sancta sanctorum fin qui mai toccati, dalla presidenza della Repubblica a tutti gli organi costituzionali».
Molti nemici, molto onore... Ma adesso ce l'avete anche con il Quirinale?
«No. Ma io voglio spostare anche da Roma la presidenza della Repubblica».
Va bene, Calderoli, forse state fuggendo un po' in avanti...
«Ma no. Sui tagli, penso che in un momento di crisi debbano riguardare tutti, non è pensabile che ci sia chi è escluso per definizione».
Si dice che
«Questo è un tema che divide i furbetti da chi lavora davvero per il Paese. È ovvio che noi stiamo trattando con tutti, lo facciamo da sempre. Ma quello che a tutti diciamo, maggioranza e opposizione, è che bisogna far ripartire le riforme: riduzione del numero dei parlamentari e superamento del bicameralismo perfetto per avere una Camera legislativa e una Camera dei territori. Si può fare in questa legislatura e, una volta arrivati a quello, il cambiare la legge elettorale diventa obbligatorio. Ma quelli che vogliono partire dall'ultimo punto sono i furbetti».
E Bersani è un furbetto o lavora per il Paese?
«Vedremo. Se è in buona fede, accetterà la mia proposta. Se invece il Pd pensa di partire dalla legge elettorale, vorrà dire che pensa soltanto agli interessi di bottega. E anche che ha paura di perdere».
Marco Cremonesi
27 maggio 2011
Frasi anti-giudici, la Melchiorre lascia L'Anm: "Basta attacchi da Berlusconi"


Silvio Berlusconi ha tentato la volata ieri a Gianni Lettieri, ma quello cui si prepara la maggioranza per il post voto è un possibile tsunami. Al fronte del quale i dirigenti Pdl mettono da giorni le mani avanti, come ieri Berlusconi, negando che si possa aprire una crisi anche in caso di doppia sconfitta sull'asse Milano Napoli. Intanto arriva una nuova grana, specie per i numeri alla Camera, con la lib-dem Daniela Melchiorre che presenta le dimissioni da sottosegretario in polemica con le frasi sul premier contro i magistrati.
Frasi dopo le quali, spiega Melchiorre in una lettera dove annuncia di aver rassegnato le dimissioni, «si è superata la misura», perché i magistrati non sono «un cancro da estirpare» e se questa è la posizione di Premier e Governo «non vi è, almeno per me, uno spazio per proseguire, o meglio avviare, un contributo effettivo all`attività governativa». Una possibile grana in vista del voto del Parlamento sulla verifica per certificare la nuova maggioranza (non ancora calendarizzato da Camera e Senato) perché se l'uscita dal Governo precedesse quella dalla maggioranza si potrebbe rischiare di scendere sotto quota 316.
Le «continue aggressioni» da parte del premier alla magistratura producono anche un «danno all’immagine del nostro Paese», tornano all’attacco i magistrati. «Siamo molto preoccupati - dice il segretario dell’Anm, Giuseppe Cascini - per le continue aggressioni alla magistratura, cioè a un’istituzione fondamentale dello Stato, e per il danno all’immagine del nostro Paese che viene da questa rappresentazione grottesca della situazione italiana di fronte ad autorità di altri Paesi». «Gettare discredito sulla magistratura - evidenzia a sua volta il presidente del sindacato del toghe, Luca Palamara - fa male a tutti i cittadini e dunque al Paese».
Ma il post ballottaggio potrebbe aprire i conti anche in casa Pdl, dove molti sono pronti a chiedere conto a Denis Verdini e Ignazio
Dissoluzione di due leadership


LUCA RICOLFI
Contrariamente a quanto pensano molti miei amici, non credo sia bene che le elezioni amministrative vengano trasformate in elezioni politiche. Quando si sceglie un sindaco, Berlusconi e Bersani non c’entrano nulla. E la qualità della nostra democrazia sarebbe assai migliore, la nostra vita politica assai più sana e civile, se tutti quanti la smettessimo di pensare ogni volta che «sono in gioco i destini del Paese», che «la partita è decisiva per il futuro dell’Italia», che se vincono «loro» è una catastrofe nazionale.
Preferirei vivere in un mondo a
Purtroppo non viviamo in un mondo a
Effetti sul Pdl e
E a sinistra?
Sono in molti a pensare che una eventuale vittoria della sinistra ai ballottaggi rafforzerebbe il Partito democratico, che finalmente vedrebbe aprirsi una possibilità concreta di battere Berlusconi - un Berlusconi umiliato e ammaccato - non già o non solo per via giudiziaria, ma in un scontro politico aperto, al termine di questa legislatura (nel 2013 o, più plausibilmente, già la primavera prossima). E’ possibile, ma esiste anche uno scenario meno roseo.
Se a dare la vittoria al centro-sinistra fossero i ballottaggi di Napoli e Milano, con annesso trionfo di De Magistris e Pisapia, il risultato sarebbe anche un rafforzamento delle forze politiche alla sinistra del Pd, ovvero Idv (Di Pietro) e Sel (Vendola). Ed è difficile pensare che, a quel punto, Vendola non riproporrebbe la propria candidatura a guidare il centro-sinistra alle prossime politiche. Con l’esito paradossale di trasformare un successo del centro-sinistra, tenacemente perseguito da Bersani con le sue aperture a Di Pietro e Vendola, in un indebolimento della leadership di Bersani stesso. Né si può dire che l’eventuale sfida di Vendola a Bersani, indipendentemente dalla forma che dovesse assumere (partito unico Pd-Sel, primarie del Pd aperte), sarebbe frutto di hybris, di irragionevole orgoglio, o di eccessiva considerazione di sé. Decine di ricerche e sondaggi mostrano che il baricentro dell’elettorato del Pd è più a sinistra, molto più a sinistra, di quello dei suoi dirigenti, e che in caso di separazione fra la sinistra assennata (riformisti del Pd, che guardano all’Udc di Casini) e quella più radicale (Idv, Sel, Verdi, partiti comunisti vari) sarebbe quest’ultima a raccogliere i maggiori consensi.
Vedremo come andrà a finire. Ma la mia impressione è che, se la sfida dei ballottaggi fosse vinta nettamente dal centro-sinistra, quello cui assisteremmo non sarebbe il sorpasso del Pd nei confronti del Pdl ma, semmai, la dissoluzione parallela di entrambe le leadership che finora sono riuscite a tenere insieme questi due partiti. Un processo che potrebbe durare abbastanza a lungo, e avere un’incidenza non da poco sulla fisionomia futura del nostro sistema politico.
“Il premier? Sofferenza umana”


L’IMBARAZZO DI FRATTINI. MA IL CAIMANO STA BENE?
di Paola Zanca
Avvicina Obama, mentre gli altri capi di Stato lo aspettano, per parlargli dei “giudici di sinistra” che in Italia lo assillano. Ci è o ci fa? La risposta arriva direttamente dal ministro degli Esteri Franco Frattini: non è “una tattica”. Dunque, non ci fa. È il sintomo di “una sofferenza umana”, di “un dolore profondo che bisogna certamente comprendere”: il titolare della Farnesina chiede pietà per il presidente del Consiglio che “ha dentro qualcosa che nessuna persona umana può evitare”. Da ieri, anche la delusione per essere stato liquidato dal presidente degli Stati Uniti in persona, anche se lui si ostina a dire che non c'è stato “distacco o freddezza nei miei confronti”. Ma la “confidenza” di Berlusconi al G8 non è piaciuta nemmeno al vicepresidente del Csm Michele Vietti che, parlando ai procuratori generali dell'Ue si è chiesto chi tra loro avesse “la sensazione che viviamo in una pericolosa dittatura”. Chissà se hanno accolto il messaggio di Frattini, costretto a spiegare per tutto il giorno che lo sfogo di Berlusconi è frutto di “una componente ovviamente personale di indignazione da parte di chi è stato perseguito”. Nel centrodestra invitano a prenderlo sul serio, perchè quello del ministro degli Esteri è un “punto di osservazione privilegiato”: “Frattini gli sta vicino – spiega il Responsabile Francesco Pionati – rispetto a noi, riesce ad intercettare i momenti intimi”. Dunque la sua è “un'analisi corretta”. Ma “non sarei preoccupato per la sua salute”, tranquillizza il ministro Gianfranco Rotondi: “L'unico rischio per noi – ministri e giornalisti – è che si sfili: non ci farebbe un regalo, è il nostro core business, diciamo così. L'unico timore che dobbiamo avere è che si scocci lui. Speriamo di no”.
La morsa tra Lega e Lodo Mondadori


di Sara Nicoli
Non si arrende, perché la parola non gli appartiene. Ma prima che le urne dei ballottaggi travolgano – non definitivamente, ma in modo doloroso – il suo ventennio, ha provato a dare una mano di vernice alla sua immagine sfilacciata con i grandi del mondo, ma senza dimenticare di solleticare a distanza gli istinti più grevi del suo elettorato; ancora i giudici di sinistra, ancora l’urgenza della riforma. Ancora i fatti suoi.
La figuraccia è stata forse la più alta degli ultimi anni, ma nella testa di Berlusconi contava di più far vedere al suo elettorato di portare, tra i grandi del mondo le difficoltà di un governo sotto attacco da parte di una magistratura golpista, quindi far colpo su Obama, che continua ad avere un asse privilegiato con Napolitano e non con lui. E questo, al Cavaliere, brucia più di tante altre cose.
È noto di come, da sempre, Berlusconi abbia utilizzato i summit internazionali per stringere amicizie che poi ha sfruttato anche sul fronte economico personale. E quella di Deauville altro non è stata che l’ennesima tappa di questa strategia, pur avendo privilegiato il messaggio pre ballottaggio contro la magistratura meneghina.
L’immagine di un Obama sorpreso, ma comunque attento alla spiegazione di un’Italia “in mano ai giudici di sinistra” potrebbe aver fatto breccia anche in chi, come lui, pensa che davvero che ci siano dei giudici che lo vogliono far fuori dalla scena politica colpendolo anche nel patrimonio.
Ecco la frase chiave, mediaticamente parlando, dell’ultimo comizio dal “predellino” internazionale. È la sentenza Mondadori attesa a giorni, forse a ore; si parla di una conferma della sentenza di primo grado, ma più favorevole sul fronte economico. Forse, invece di 750 milioni di euro gliene chiederanno la metà, ma sarà comunque un salasso. Con i grandi, Berlusconi ha messo le mani avanti sapendo che già martedì all’estero si parlerà di nuovo di lui come uno zar con un piede già dentro lo strapiombo politico. E non solo.
A ROMA proprio martedì lo aspetta un ufficio di Presidenza all’insegna della resa dei conti. La balcanizzazione del partito ha raggiunto ormai livelli inimmaginati solo poche settimane fa; Frattini e Scajola a pranzo insieme (giovedì) per vedere di far coincidere, almeno sulla carta, la corrente di Liberamente con la fondazione di “sciaboletta”; Alemanno e Renata Polverini ormai apertamente sull’Aventino con quest’ultima che proprio ieri, in Regione, ha decretato finita la coalizione con il Pdl perché ha giudicato “un atto di ostilità” il passaggio di due consiglieri dalla sua lista al partito dei berluscones. Eppoi gli ex aenne anti
Divisioni, spifferi e correnti che la probabile sconfitta di Milano renderà del tutto ingovernabili.
Berlusconi un piano ce l’ha, azzerare tutto, rifondare un nuovo partito perché tanto “il Pdl ha ormai un’immagine perdente”, più leggero nella struttura e con il Capo che comanda davvero accanto a un direttorio di pochi, fidatissimi e intimi, compagni di viaggio. E di certo anche di merende. Con tanti giovani sul territorio. Se ne parla da tempo, ma ora è venuto il momento di partire. E sarà un modo, questo, di tenere a bada anche il Carroccio. Da lunedì l’alleanza con
QUESTO È STALKING

Dopo Obama, B. assilla Medvedev: “Contro di me accuse false. Pm patologici”
di Giampiero Gramaglia
Da un presidente (del Consiglio) a un altro (ma della Repubblica): Barack Obama, che la differenza ha già mostrato di saperla fare, raramente deve averla apprezzata come questa volta. Giunto a Varsavia da Deauville, dove ieri aveva subito attonito l’atto di accusa di Berlusconi contro la “dittatura” della magistratura italiana, vede a cena Giorgio Napolitano, insieme agli altri capi di Stato di 21 Paesi dell’Europa centrale. E, qui, Obama non corre rischi: né esternazioni né ricerca senza pudore di un dialogo a quattr’occhi; una stretta di mano calorosa, guardandosi bene negli occhi, e uno scambio di parole brevissimo, con da parte dell’americano, forse, un cenno di simpatia per il dramma sfiorato in Libano dai militari italiani. A Deauville, invece, Mister B. aveva mandato in scena l’atto secondo del suo show sotto il tendone del circo mediatico del Vertice degli Otto Grandi. Vittima, dopo Obama, il presidente russo Medvedev: la loro conversazione, anche stavolta registrata dalle telecamere, non è comprensibile come quella di ieri con l’americano, ma si capisce bene lo stesso che il premier italiano, ovviamente assistito dall’interprete, torna sul tema della giustizia e parla di “quattro accuse importanti”. Al termine del breve colloquio, Medvedev congeda Berlusconi con un sorriso e due pacche sul braccio (e un sospiro di sollievo).
Berlusconi, dal canto suo, si vanta di non avere risparmiato nessuno, a Deauville: “Ho parlato con tutti i leader del G8”. “Era mio dovere informarli su quello che succede in Italia”, afferma, riferendosi “a 24 accuse contro di me cadute nel nulla” (nel corso della conferenza stampa, diventeranno poi 31). Chissà se l’ha compreso il presidente Obama, con cui Berlusconi asserisce di avere svolto “un ragionamento più ampio” di quello riportato “dai titoli di alcuni giornali”. Vero è che Obama non ha detto una parola, ma Berlusconi, nel suo monologo, ha avuto giusto il tempo per lamentarsi della giustizia e di vantare la sua nuova maggioranza politica ‘comprata’ al supermercato delle prebende.
Ma, naturalmente, per Mr B. la delegittimazione dell’Italia sul piano internazionale non è colpa sua e dei suoi atteggiamenti, ma “di certa informazione che, anziché narrare i fatti, tende a screditare le istituzioni del nostro Paese”. Berlusconi respinge l’accusa dell’opposizione di avere gettato fango sull’Italia al G8. “E’ più che doveroso – insiste – spiegare la situazione italiana a chi, specie all’estero, non riesce a comprenderla perché troppo spesso travisata dalla stampa”.
E MENTRE Davide Zoggia, un responsabile del Pd, gli rimprovera “molestie” ai leader dei Grandi, importunati dalle sue lamentele e dai suoi aggressivi siparietti ‘testa a testa’, Berlusconi quasi se ne vanta: “Qui al Vertice ho ricordato a tutti che le accuse a me rivolte sono state tutte giudicate false. E ho difeso l’istituzione del presidente del Consiglio”.
Al Vertice, la perdita d’influenza dell’Italia di Berlusconi è evidente. Se c’è un tema su cui potrebbe parlare con competenza persino eccessiva, è
Come ha fatto con i leader, anche con la stampa il premier rilancia il suo ‘j’accuse’ contro i magistrati, che “hanno più volte interferito nella vita politica” italiana e “hanno addirittura creato in alcuni casi crisi di governo e provocato la caduta d’esecutivi, democraticamente eletti, con il conseguente ricorso a elezioni anticipate. Sono venuti meno i bilanciamenti previsti dalla nostra Costituzione e i magistrati colpevoli non sono stati sanzionati per le loro responsabilità”. Nei suoi confronti, poi, le interferenze sono basate “su accuse completamente destituite di ogni fondamento e che mai hanno retto al vaglio dei magistrati giudicanti: ma io risulto colpevole perché i giornali danno notizia dei procedimenti che mi riguardano e non raccontano il seguito”.
Berlusconi parte dalla difesa delle istituzioni, ma poi la lingua finisce con l’andare a battere dove il dente duole: dice che non vuole lasciare l’incarico da condannato e, soprattutto, si denuncia “aggredito” anche sul piano patrimoniale (un riferimento, pare a tutti, al ‘lodo Mediaset’, la cui sentenza è attesa dopo il voto di domenica):
Se Berlusconi non prova rimorso per i ‘confessionali’ di Deauville, moltissimi italiani ne sono imbarazzati: in migliaia, lasciano messaggi sulla bacheca facebook di Obama, scusandosi in inglese (“Sorry Mr President”).
SCALFARI SONO NARCISO, E ALLORA?

di Silvia Truzzi
Il primo momento di tedio dev’essere arrivato al minuto 17, perché Eugenio Scalfari chiede di “essere corretto” se divaga troppo: in realtà vuol far presente che tempus fugit. Sesto piano del condominio Repubblica, la stanza del Fondatore è una bellissima biblioteca. In questi giorni sta presentando il suo libro – Scuote l’anima mia Eros (Einaudi, 17 euro; 120 pagine) – e le buste con lo struzzo campeggiano candidamente abbandonate su un tavolo laterale. La noia è comprensibile: è reduce da una lunga intervista all’Espresso, in cui ha concesso perfino confidenze, dal non proprio tempestoso salotto di Che tempo che fa e dal non meno complimentoso colloquio sul divano dandinesco. Però parla anche con noi: ed è un battesimo. In cui si cerca di capire perché uno dei più grandi giornalisti italiani ha deciso di indossare l’abito del filosofo, tutti lo scambiano per una veste talare e lo trattano come un papa.
Cominciamo dal primo capitolo del libro: s’intitola La caverna di psiche. Un po’ cupo.
Direi oscuro. Noi avvertiamo gli istinti nel loro nascere: si trasformano in sentimenti quando irrompono dal profondo e vengono a contatto con la mente.
In un'intervista all'Espresso ha detto: “Parto da Freud, ma ne rovescio la logica”. Però la sua caverna sembra coincidere con l'Es freudiano.
È proprio l'Es, se vogliamo attenerci alla dinamica freudiana classica. L'istinto è la vita.
Leopardi lo diceva così: la vita è il sentimento dell'esistenza.
Giusto. L'istinto base da cui tutti gli altri derivano è quello di sopravvivenza. Ce l'hanno tutti i viventi, ma in noi si biforca in due istinti: l'amore per se stessi e l'amore per gli altri.
È già stato scritto. Sono due risvolti di un medesimo impulso: siamo animali sociali, abbiamo bisogno degli altri.
Infatti qualcuno lo dice. Ma pochi affermano che si tratta di istinto. Freud chiama l’amore per gli altri Super-io, quello che cerca di imporre all'Io, e quindi all'Es, un dover essere.
Perché ci occupiamo del bene comune?
Moltissimi filosofi si sono posti questa domanda, Schopenhauer con maggiore chiarezza di altri. La socievolezza però è sempre stata collocata in una dimensione sentimentale. Non istintuale. Se ciò che Freud chiama Super-Io fosse collocato nei dintorni della razionalità, non reggerebbe all'irruenza degli istinti. Non può resistere con l'ausilio dei Carabinieri, sarebbe travolto ogni volta che gli istinti si manifestano nella loro irruenza anti-sociale. Invece reggono: significa che questa forza di moderazione degli istinti è collocata in un luogo psichico diverso.
Nella caverna?
Sì. L’amore per gli altri è un fatto biologico. Negli animali non è così. La nostra è una specie desiderante, dove il desiderio è il desiderio di desiderare. Rivendico con umiltà la collocazione della socievolezza nella sfera istintuale. Mentre il concetto di essere desiderante ovviamente non è mio.
Se gli altri sono solo la soddisfazione di un desiderio, vuol dire che le scelte che facciamo prescindono dalla loro soggettività. Un po’ avvilente.
Bè, che vuole, dopotutto è reciproco.
Nel libro parla anche di potere. Dice: è una condizione triste perché solitaria. E lei? Non negherà di essere un uomo di potere?
C'è potere e potere e natura e natura. Io sento molto Eros, nelle sue varie manifestazioni. E lo sento con una tonalità paternale. Mi sono sempre innamorato dell'amore: non succede a tutti. Per essere più pedestri, vuol dire innamorarsi della vita e far in modo di esercitare il potere in compagnia. Chi ha amore paternale non è solitario nell'esercizio del potere.
Il padre però è uno e gerarchicamente superiore.
Ma per me, per tutti quelli che fanno bene il mestiere di dirigere un gruppo, la coralità diventa un presupposto. Sono sempre andato al lavoro come si va a una festa.
Giuliano Ferrara l’ha soprannominata “Io” alludendo, oltre che al titolo di un suo libro, al suo narcisismo.
Non è solo Ferrara. Da parecchi anni mi sono appassionato della conoscenza e ho fatto due vite parallele: accanto alla carriera giornalistica e all’impegno politico ho avviato un percorso culturale. E il problema dell'Io è affiorato subito.
Non ha risposto alla domanda : è innamorato di sé?
Mi hanno invitato a presentare il mio libro alla Società di psicanalisi. A un certo punto mi hanno detto: ‘Se l'amore per sé è un colesterolo cattivo, la paternalità – che contiene una buona quota di amore per gli altri – è il colesterolo buono. Noi possiamo dire che ha ben bilanciato i due colesteroli’. Ho ringraziato per un giudizio che mi riconosceva equilibrio. In me c'è una dose notevole di narcisismo. Il fatto di saperlo può essere il colesterolo buono, ma la parte di colesterolo cattivo è alta.
Non si annoia a essere trattato come un venerato maestro?
Non mi dà fastidio. Il mio narcisismo lo accetta volentieri. Però quando mi fermavano per la strada per dirmi cose gentili, m’imbarazzavo. Domandavo molto bruscamente: ‘Perché si complimenta?’. Era una difesa. Quando mi chiedevano un autografo, rispondevo: ‘Si chiedono ai calciatori’.
E questa non è superbia?
No, autentico imbarazzo.
È vero che quand'era deputato disse a un vigile di Milano: “Lei non sa chi sono io”?
È vero. Era il 1970, accompagnavo alla stazione mia moglie e le bambine. C'erano due posti vuoti riservati ai Carabinieri. Posteggiai, un vigile mi disse di andarmene. Gli spiegai che volevo solo aiutare con le valigie la mia famiglia. Intanto accostò, nell'altro posto riservato, una macchina, cui venne consentito di restare: era l'auto del questore. E allora dissi: “Io sono un deputato della Repubblica. Se ci sta il questore a maggior ragione ci posso stare io. Nessuno dei due è un carabiniere”. E me ne andai lasciando lì l’auto.
Come finì?
Mi ritirò la patente – era scaduta e non me ne ero accorto – mi diede la multa. Su tutti i giornali uscì la versione del vigile, perché il comando - legato all’assessore al traffico che era socal-democratico - telefonò all'Ansa. Io diedi la mia versione, ma la storia era troppo complicata. Ricevetti moltissime lettere di cittadini indignati.
Torniamo al potere, in questo periodo sembra impossibile parlarne senza parlare di sesso: da Berlusconi a Strauss-Kahn.
Sono degli ammalati. Esiste una malattia che la medicina ha identificato, si chiama satiriasi. Veronica Lario scrisse: ‘Mio marito è ammalato’. Strauss-Kahn è molto diverso da Berlusconi per capacità politiche e intellettuali, però pure lui sembra ammalato. Questi uomini a me paiono degli impotenti.
Crede che il governo Berlusconi cadrà?
Bisogna vedere se
Può sfogare la sua satiriasi dove gli pare. Il suo guaio è l'egolatria. Molto colesterolo cattivo?
Lui quello buono non ce l'ha per niente.
E dall'altra parte? La classe dirigente che sta all'opposizione sembra del tutto non all'altezza.
È una cosa che si dice. Voi del Fatto avete un fucile a due canne: sparate contemporaneamente un colpo sul Pdl e uno sul Pd.
Grazie, siamo democraticamente cattivi. Vogliamo parlare della mai approvata legge sul conflitto d’interessi?
Sbagliarono gravemente.
Non è un dettaglio.
No. Ma Bersani ha pubblicamente riconosciuto l'errore. Il Fatto somiglia al Corriere che cerca continuamente le crepe nel Pd perché l'ideologia di quel giornale è privilegiare il centro. Il Fatto non si capisce chi privilegia.
Forse nessuno: il giornale non è un partito. È una voce critica, di stimolo e controllo sulla politica. Il famoso cane da guardia.
Anche Repubblica non è un partito. Ma voi non stimolate. Sparate a pallettoni.
I giornali generalisti perdono copie. Non è il momento di ripensarli?
Questo riguarda in prima linea giornali come il Fatto. O come il Foglio.
Piano con i paragoni...
Voglio dire che il Foglio nella sua turpitudine esercita una funzione maieutica sul pubblico. Come fate voi. Ma cosa saranno il Foglio o il Fatto, quando Berlusconi e il berlusconismo non ci saranno più? Noi abbiamo uno sfoglio importante, ma è una fortuna. Perché da R2 in poi la politica scompare. Noi non avremo problemi nel dopo Berlusconi.
Al di là della contingenza, non si compra più il quotidiano per sapere cosa succede. Il giornale dovrebbe guidare, evidenziare collegamenti, approfondire.
Per questo oggi sia Repubblica che il Fatto hanno in prima pagina il berlusconismo. Perché spiegano i motivi, incomprensibili se non li approfondisci, per cui nonostante tutto c'è ancora consenso attorno a Berlusconi. Non è cosa di cui compiacersi, ma il problema è la mancanza di un'alternativa valida.

