lunedì 18 ottobre 2010

“COSE DELL’ALTRO MONDO”: A TREVISO NO A UN FILM SUGLI IMMIGRATI


di Chiara Paolin

“Ancora con questa storia di Abatantuono? Ma non avete altri problemi più importanti? E poi guardi che è stata la giunta tutta intera a dire no, mica solo Gobbo". Piergiorgio Stiffoni, senatore trevigiano, difende a spada tratta il sindaco di Treviso: bocciare l’idea di un film sugli immigrati da girare in città è stato proprio un gesto sensato.

Nelle calli che hanno visto gli ammiccamenti di "Signore e signori", non stava bene raccontare “Cose dell’altro mondo”, la storia di un imprenditore nordista (Diego Abatantuono) che da una piccola tv locale lancia messaggi contro l'invasione degli extracomunitari. Con un cast d’appeal: Valerio Mastandrea, nel ruolo di un poliziotto cinico e Valentina Lodovini, la maestra di una classe multietnica. Del resto Stiffoni ha già avuto modo di esprimere il suo parere in materia dichiarando in tempi non sospetti (era il 2003): "L'immigrato non è un mio fratello, ha un colore della pelle diverso. Mi chiedete cosa ce ne facciamo degli immigrati che sono rimasti in strada dopo gli sgomberi? Purtroppo il forno crematorio di Santa Bona non è ancora pronto".

LA PROCURA di Treviso indagò il senatore e poi decise di proscioglierlo, lui però non ha cambiato opinione: “Però precisiamo meglio - continua Stiffoni - Non è che Gian Paolo Gobbo abbia vietato le riprese del film, semplicemente non ha voluto dare alla produzione il supporto richiesto. E' molto diverso”.

Evidentemente bloccare il traffico per qualche ora nel centro storico (di per sè pedonalizzato) e prestare qualche controfigura (un paio di vigili urbani) era uno sforzo eccessivo per garantire alla città una produzione di tutto rispetto: casa Medusa, regista Francesco Patierno, sei settimane di lavoro per un budget di spesa locale che si aggira sul milione di euro.

QUELLI DELL'HOTEL Gran Consiglio, per esempio, ci hanno perso ben 2.500 pernottamenti già prenotati e caparrati. Adesso invece resterà solo qualche camera, tutta la carovana s'è spostata di una cinquantina chilometri, a Bassano del Grappa, provincia di Vicenza. Pure lì i leghisti indigeni hanno cercato di fare resistenza, ma il sindaco Stefano Cimatti non vede l'ora di cominciare, offrendosi anche per un cameo.

Gli esercenti di Treviso invidiano i colleghi vicentini, ma qualcuno parla di una scelta obbligata: in realtà Abatantuono vorrebbe fare il verso a Giorgio Panto, imprenditore e mito locale passato a miglior vita, super sostenitore del verbo separatista. Il figlio Thomas aveva minacciato preventive querele e richieste di danni in caso di offese alla figura paterna, ma un colloquio col regista pareva aver sedato gli animi.

“Tutte storie, e comunque guardi che siamo nel weekend e non abbiamo tempo per parlare di queste cose - conclude Stiffoni - Sabato e domenica qua ci riposiamo, mica parliamo coi giornalisti”. Nell’operoso Nord est? Cose dell’altro mondo, davvero.

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