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giovedì 22 maggio 2008

Ballarò del 20 maggio 2008

Dagospia

Sessanta minuti tondi tondi. Tutta la prima ora di trasmissione, quella più ghiotta in termini di audience perché fa registrare gli ascolti più alti. E’ questo il patrimonio Auditel che la puntata di ieri sera di Ballarò, trasmissione di tacco e punta di Raitre, ha dedicato nientemeno che al “clima di dialogo”. Ebbene sì. Alla vigilia del consiglio dei Ministri in trasferta a Napoli in mezzo ai rifiuti. Con l’emergenza sicurezza che impazza. Col colpo di spugna del patteggiamento del processo Mills in agguato tra le righe del decreto del governo. Con i casi Ue aperti a raffica nei confronti dell’Italia.
Insomma, con tutte queste braciole al fuoco, il perfettino Giovanni Floris ha tenuto i suoi ospiti incollati per un’ora a parlare del “clima di dialogo” che si è aperto tra Veltroni e Berlusconi. Del quale tra l’altro, come confermano anche i retroscenisti dei quotidiani, il primo si auto-attribuisce i meriti, il secondo si gode i frutti. Con tutte le patate che iniziano a bollire dentro alla pentola del governo, una bella secchiata di acqua fresca e “dialogante” è proprio quello che ci vuole per Silvio. E tanto gli hanno servito in prima serata la premiata ditta Floris&Veltroni.
Senonché poco prima delle 22 il sondaggista della trasmissione, Nando Pagnoncelli, ha apparecchiato la notizia bomba della serata (che è stata del tutto ignorata dal parterre di ospiti e conduttore). Visto che si parla tanto di questo dialogo, vediamo cosa ne pensano gli elettori, hanno pensato nella redazione del programma. E Pagnoncelli ha regalato al pubblico numeri inequivocabili.
La prima domanda della rilevazione era: “Berlusconi ha detto che governerà dialogando. Ci crede?”. Considerando il totale dell’elettorato, le risposte positive alla domanda, “molto” (34) e “abbastanza” (17), fanno registrare il 51% di persone favorevoli, contro il 47 dei contrari (sommando le risposte “poco” 20, “per nulla” 27).
Insomma, gli italiani sono divisi a metà con una leggera prevalenza dei favorevoli.
Quando però Pagnoncelli passa all’analisi secondo l’elettorato di provenienza, i dati mettono knock out Veltroni.
Considerando solo i sostenitori del Partito democratico e dell’Italia dei Valori, le risposte positive toccano solo il 32% (“molto” 20, “abbastanza” 12), mentre il 65% si schiera con nettezza contro (“poco” 20, “per nulla” 45).
Insomma, due elettori su tre di Pd e Idv del dialogo col Cavaliere non vogliono proprio sentir parlare, ed è significativo il dato delle risposte totalmente negative al 45%.
Dall’altra parte gli elettori di Pdl e Lega appoggiano il dialogo con una percentuale altissima, il 76 (“molto” 54, “abbastanza” 22).
Altra tabella del sondaggio, altro colpo da ko, stavolta sul comportamento preferito nell’opporsi al governo: “Chi ha fatto fino ad oggi la migliore opposizione al governo Berlusconi?”. A prevalere su tutti è il partito di Antonio Di Pietro, che con il 36% dei consensi totali surclassa il Pd (29) e l’Udc (15).
Calcolando che il Pd alle elezioni ha preso il 33%, rispetto al 4,5 dell’Idv…
Anche in questo caso, inoltre, è ancora più interessante vedere il dato disaggregato del sondaggio secondo l’elettorato di provenienza.
Tra i sostenitori di Pd e Idv l’opposizione dei dipietristi è considerata la migliore dal 49%, rispetto al 33 del Pd e il 5 dell’Udc.
Insomma, gli elettori di Pd e Idv considerati insieme (all’interno dei quali è ovvio che i democratici rappresentano la maggioranza per ragioni di ampiezza del partito) si schierano compatti contro il dialogo con Berlusconi e a favore dell’opposizione dura di Tonino Di Pietro.
Una sconfessione clamorosa della strategia finora perseguita da Veltroni.
Eppure dopo l’illustrazione di questi dati in trasmissione, il commento del segretario del Pd è stato addirittura di soddisfazione perché “alla stragrande maggioranza degli italiani e alla stragrande maggioranza degli elettori di centrosinistra piace questo dialogo”.
Stragrande maggioranza?
Ha detto proprio così, “stragrande maggioranza”.
Sembrava un ministro del governo Berlusconi.
E Floris non ha ribattuto nulla passando ad altro.
Dagospia 21 Maggio 2008

COMMENTO

P.Q.M. non guardo più Ballarò, mi limito a vedere solo la copertina di Maurizio Crozza, fin quando ci sarà.
Nè voterò mai PD: TROPPA IMPUDENZA !
Poi, amen.


martedì 20 maggio 2008

IL NUOVO EDITTO BULGARO: IL BAVAGLIO AI GIORNALISTI SCOMODI

dal blog di Antonio Di Pietro.

RAI: TRAVAGLIO; ROMANI, INCOMPATIBILE CON SERVIZIO PUBBLICO
(ANSA) - ROMA, 19 MAG - ''Marco Travaglio e' inammissibile, a mio avviso, come figura inquadrata in un servizio pubblico. Contesto il suo modo di fare informazione. L'intervista in cui attribuiva a Schifani frequentazioni mafiose e' stata solo un esempio di come la concepisce''. Lo ha dichiarato il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, in un'intervista rilasciata a Klaus Davi per KlausCondicio, primo contenitore di approfondimento
politico in Rete, in onda su YouTube.
''Travaglio - ha spiegato Romani - ha detto che Schifani avrebbe frequentato dei mafiosi. Mentre, come ormai tutti sanno, queste persone furono indicate come mafiose solo diciotto anni dopo l'incontro con Schifani. Questa precisazione, non proprio secondaria, andava fatta. Travaglio spesso da' informazioni che sono corrotte dalla pura passione politica. Non va bene per il servizio pubblico'' Secondo Romani, ''diverso e' il discorso per Santoro, un grande professionista che ha ecceduto durante la campagna elettorale. Il suo e giornalismo corrosivo, intelligente, ma che verifica le fonti''.
Plauso anche per Giovanni Floris: ''e' un bravissimo giornalista: un po' targato, ma non importa, perche' riesce a scavare nell'intimo dei propri ospiti molto piu' di quello che abitualmente si possa fare. Lucia Annunziata, invece, a volte mi pare un po' prevenuta''.
''Lo stile giornalistico di Floris - ha aggiunto Romani - mi piace molto. Ricordo, in particolare, la
straordinaria puntata di 'Ballaro'' con i figli delle vittime del terrorismo. Sono state tre ore di antologia televisiva''.
TV: ROMANI, CON DIGITALE TERRESTRE SUPERATA QUESTIONE RETE4
(ANSA) - ROMA, 19 MAG - ''Con l'avvento del digitale - ritardato dalla sinistra: eravamo partiti per primi e arriveremo per ultimi - non ci sara' piu' bisogno che Retequattro vada sul satellite'': lo ha detto il sottosegretario con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, in un'intervista rilasciata a KlausCondicio.
''La questione - ha precisato Romani - e' superata, se si pensa che i canali, con il digitale, verranno moltiplicati''.
TV: ROMANI, SALVAGUARDIA EQUILIBRIO MA PAR CONDICIO VA ABOLITA =
(AGI) - Roma, 19 mag. - "La par condicio va abolita". Cosi' il sottosegretario con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, in un'intervista a Klaus Davi. "Non e' ammissibile - ha sostenuto Romani - che si debba ridurre la politica a meri sloganlanciati nelle trasmissioni. Cio' non significa che non vadano salvaguardati certi equilibri tra le forze politiche. Questo e' infatti il preciso compito delle testate e delle televisioni: seguire le indicazioni dell'Agcom e della Commissione di Vigilanza, ovvero gli organi preposti a indicare qual e' il punto di equilibrio tra i vari partiti".


IL COMMENTO DI ANTONIO DI PIETRO

Le dichiarazioni del sottosegretario Romani sono peggio dell’editto bulgaro di Berlusconi.
Sulla questione Travaglio si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica.
E’ nelle intenzioni di questo Governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo.
Una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico.
Ci chiediamo a questo punto: a quando la chiusura di internet come è stato deciso in Birmania? Su Saccà poi è incomprensibile la posizione del sottosegretario alle telecomunicazioni. Da un lato si dice di voler tenere fuori la politica dalla televisione di Stato, mentre dall’altro si sceglie anche chi deve lavorarci e chi non ne ha diritto. Il fatto che Saccà abbia spiegato a Romani come effettivamente stiano i fatti che hanno determinato il provvedimento della sua sospensione, la dice lunga su quale vuole essere l’atteggiamento che l’Esecutivo avrà sulla RAI e verso chiunque sia persona a esso gradita.
Un altro scivolone del sottosegretario è sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea.
Romani prende in giro i cittadini quando afferma che, con l’avvento del digitale terrestre, non è più il caso che Rete4 vada sul satellite e che quindi la legittima richiesta di Europa7, alla quale spettano di diritto le frequenze per essersele aggiudicate, non avrebbe più alcun senso.
Evita accuratamente, il rappresentante del Governo, di fare qualsiasi riferimento alle sentenze della Corte Costituzionale italiana e della Corte Europea che hanno dato torto a Mediaset.
In ogni altro Paese, in cui vige il principio del diritto, esse sarebbero state immediatamente rese esecutive.
Inoltre si deve ancora ricordare a Romani che le sentenze arrivano prima del digitale terrestre e pertanto tale giustificazione è di fatto poggiata sul nulla.
Per un Governo, infine, che controlla l’informazione privata e quella pubblica è facile parlare di eliminazione della par condicio.
Ci troveremo così a fare i conti con un’affermazione del pensiero unico.
Effetti devastanti di un conflitto d’interessi che non si vuole risolvere e che ha prodotto, produce e produrrà anomalie irreparabili, tutte italiane.

IL PASSAPAROLA DI MARCO TRAVAGLIO

DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

Oggi alle ore 14.00 Marco Travaglio ha inaugurato la rubrica "passaparola", il suo appuntamento settimanale col blog.
Riporto di seguito la trascrizione della diretta video.
"Buongiorno a tutti. Iniziamo questo appuntamento settimanale. Sono un po' inesperto in questa materia e quindi spero che la cosa venga bene, ma verrà meglio nelle prossime settimane.
Io vorrei sfogliare con voi i giornali della settimana per mostrare quali sono i problemi che affliggono l'informazione dei quali tutti noi, tutti voi credo, siamo molto preoccupati.
Parto da un caso che mi ha coinvolto ma che, in realtà, non è il mio caso: si chiama "caso Schifani" anche se molti l'hanno chiamato "caso Travaglio".
Dieci giorni fa sono stato da Fabio Fazio a raccontare alcune cose già presenti in alcuni libri mai querelati e in alcuni articoli querelati da Schifani che però ha perso la causa perché un giudice ha stabilito che tutto quello che aveva scritto di lui l'Espresso era sostanzialmente vero, non c'era alcuna diffamazione. Quella sera, come già mi era capitato sette anni fa quando ero andato a presentare un altro libro nelle stesse identiche condizioni da Daniele Luttazzi, è intervenuta la prima gallina che fa l'uovo, sempre in questi casi, cioè l'allora ministro e ora capogruppo del Popolo della Libertà provvisoria Maurizio Gasparri il quale ha dichiarato che ci sarebbero state delle conseguenze politiche. Per un attimo mi sono domandato "fanno dimettere Schifani?", in realtà volevano far dimettere me da non so cosa e far cacciare tutti i capi possibili e immaginabili della Rai come se io avessi chiesto il permesso o addirittura avessi ricevuto ordini dai capi della Rai, figuriamoci, per dire quelle cose.
Mi ha molto colpito il fatto che tra i più solerti a intervenire contro il fatto che avessi raccontato una cosa vera, documentata e già nota, c'è stato il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, già noto per aver collaborato alla chiusura del programma di Sabina Guzzanti "Raiot" - anche lì perchè si dicevano troppe cose vere tutte insieme. Ha dichiarato che ho "gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato". Effettivamente era gratis, perché nessuno mi ha pagato per farlo. In realtà, Ruffini ha un conflitto di interessi quando parla di Schifani. Forse nessuno, o pochi, lo sanno ma Paolo Ruffini non è [solo] omonimo dell'ex ministro democristiano e dell'ex Cardinale di una certa Palermo anni Settanta: è il figlio del ministro e il nipote del Cardinale. Ma di più: la mamma del direttore di Rai3 Ruffini è la sorella dell'On. La Loggia che non è omonimo dell'attuale parlamentare di Forza Italia (che era socio di Schifani e di Nino Mandalà, poi condannato per mafia, nella famosa società Siculabroker tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta): è proprio lui! Praticamente, Ruffini è il nipote di La Loggia. Quindi, le storie della Siculabroker gli basterebbe fare un giro di opinioni in famiglia per conoscerle.
E quando afferma che io non posso raccontarle in televisione... diciamo che sta dicendo che non dovrei rinvangare certe storie di famiglia. Della sua famiglia. Si chiama conflitto di interessi, anche se in questo caso Berlusconi non c'entra, ma nessuno l'ha fatto notare. Pazienza! Meglio sapere con chi si ha a che fare, chi parla e chi dirige la rete progressista della Rai; poi ci sono anche le reti dirette dal centrodestra.
A quel punto cos'è successo? Nessuno ha chiesto a Schifani conto e ragione di quello che è nei documenti ma, in compenso, hanno cominciato a chiedere conto a me di una serie di cose che peraltro non ho mai fatto.
Per esempio, l'ottimo giornalista di "Repubblica" D'Avanzo ha addirittura insinuato in un articolo mellifluo che io mi fossi fatto pagare le vacanze estive del 2002 o del 2003 da un signore che è stato poi condannato per mafia e che io non ho mai visto, né conosciuto, né sentito nominare. Poi, però, ha scritto "chi potrebbe credere a questa cosa?". Forse è il primo caso di un giornalista che nella riga sopra scrive una notizia e in quella sotto "ma nessuno ci crede!". Ma se nessuno ci crede perché la scrivi? Perché non la verifichi? Perché non fai il tuo mestiere? Pazienza, ma questo ha portato a parlare di me e delle mie vacanze invece di parlare delle società e delle consulenze urbanistiche del presidente del Senato. Consulenze urbanistiche che, guarda caso, sono state commissionate a Schifani dal comune di Villabate, uno dei comuni più infiltrati dalla mafia, e proprio da quel Nino Mandalà che proprio quindici-vent'anni prima sedeva nella stessa società di brokeraggio con Schifani e La Loggia.
Comune che poi è stato sciolto due volte per mafia, per cui Schifani non ha potuto portare a termine il suo lavoro a proposito del Piano Regolatore che secondo il presidente del Consiglio Comunale di Villabate, Francesco Campanella attualmente in carcere e pentito, Schifani e La Loggia avevano concordato direttamente con il boss.
Altra lezione di D'Avanzo: come fai ad accusare della gente di aver avuto rapporti, anche d'affari, [con queste persone] prima della loro incriminazione e della loro condanna? Uno non diventa mafioso il giorno in cui lo condannano per mafia o lo arrestano. Di solito è mafioso fin dalla più tenera età, è difficile la vocazione adulta nella mafia. Ti reclutano da giovane. Chi sta a Palermo e si mette in società con certe persone dovrebbe prima informarsi di chi siano. Chi accetta consulenze da un comune pesantemente infiltrato dalla mafia non può dire "non lo sapevo". Prima di lavorare in certi ambienti devi prendere informazioni, e su Mandalà le informazioni in loco erano piuttosto copiose.
I magistrati, quando arrivano, sono sempre gli ultimi a sapere, un po' come i cornuti.
Negli ambienti politici - lo diceva già Paolo Borsellino ma anche Giuseppe Ayala nel suo ultimo libro - chi ha certi rapporti lo si viene a sapere ben prima che la magistratura lo possa mettere nero su bianco. Altrimenti oggi dovremmo dire che Al Capone non era un mafioso. Al Capone non è mai stato condannato per mafia ma solo per evasione fiscale. Dovremmo definire Al Capone il "noto evasore fiscale italo-americano", secondo il metodo D'Avanzo.
Ma andiamo avanti, non voglio parlare troppo di questo caso ma dei giornali, di come titolano i loro articoli e di quello che scrivono nei loro articoli.
Naturalmente, la fonte che D'Avanzo indicava, cioè l'avvocato di questo Aiello che avrebbe detto di avermi pagato le vacanze, ha scritto a D'Avanzo una letterina su Repubblica in cui diceva "io non posso essere la sua fonte perché non l'ho mai sentita ne vista". La risposta di D'Avanzo non è stata "chiedo scusa, mi sono sbagliato, era una balla". Non ce n'è uno che si prenda la responsabilità di aver detto questa balla. Nessuno lo sa. La risposta di D'Avanzo sono due righe, uno vera lezione di giornalismo: "Il ricordo di Michele Aiello - cioè il ricordo che mi aveva pagato le vacanze, che non è vero - è stato raccolto da fonti vicine all'inchiesta".
"Fonti vicine all'inchiesta".
Tenete presenti queste parole, sono tutte espressioni nuove, neologismi che vengono fuori per l'occasione. "Fonti vicine all'inchiesta". Non si sa chi l'ha detto, sentito, riferito. "Fonti vicine all'inchiesta". Fonti purissime...
Il Riformista: "Travaglio si discolpa su Repubblica: 'Ho pagato io quella vacanza'". Il titolo è già interessante: "si discolpa". Ma di che? Io non mi discolpo di niente, non ho fatto niente! Ho raccontato le mie vacanze proprio perché non ho niente da nascondere, mentre a dieci giorni da "Che tempo che fa" l'unico che non ha ancora spiegato è il presidente del Senato. Anche perché spontaneamente non lo farà mai.
Ci vorrebbe un giornalista che gli mettesse un microfono sotto il naso e gli facesse la domanda sulla Siculabroker, sul comune di Villabate e sulle sue consulenze. Ma purtroppo non è accaduto.
L'unico che gli ha messo sotto il naso il microfono è stato un giornalista del TG1 che, sdraiato carponi, gli ha chiesto: "Presidente, come agevolare il dialogo tra destra e sinistra?". Il presidente, naturalmente, ha risposto che il dialogo è importante. Meglio del dialogo che ha visto in questi giorni: è stato baciato da Anna Finocchiaro con grande trasporto. Non se lo poteva immaginare.
Seconda domanda: "Anna Finocchiaro l'ha difesa, è contento?"
Fine dell'intervista. Nessuna domanda.
Che risponda lui a domande che nessuno gli fa sarebbe abbastanza impensabile, infatti questo è l'unico Paese in cui uno che ha avuto certi rapporti e ha certi particolari biografici può diventare, di fatto, il vicepresidente della Repubblica in quanto seconda carica dello Stato.
En passant cito Il Giornale, che invece di parlare di Schifani parla di me in un articolo pieno di balle.
A un certo punto c'è scritto che io avrei una rubrica settimanale su Repubblica Torino, ed è vero, in cui rispondo alle lettere "con il vezzo di un autoritratto firmato dal disegnatore Mannelli". Ma come faccio ad avere un autoritratto firmato da un disegnatore che non sono io? Quello si chiama ritratto, l'autoritratto è quello che mi faccio io! Non si sa più nemmeno che parole usare, in certi casi. Si usano parole completamente fasulle.
A questo punto che succede? Le nebbie si diradano, si viene a scoprire che anche la storia delle mie vacanze è una balla, nessuno chiede scusa - anzi si scrive "fonti vicine all'inchiesta" - e partono tutte le procedure legali per cercare di tappare la bocca o a chi ha ospitato o a chi ha raccontato questi fatti. Partono le solite authority, i soliti consigli di amministrazioni, le solite commissioni parlamentari di vigilanza.
Tutti organismi politici dove ci sono dentro D'Alema, Fassino, Berlusconi, Fini, Mastella, travestiti tramite i loro emissari, che aprono pratiche, minacciano sanzioni, annunciano codici. Addirittura denunciano violazioni che nessuno ha mai commesso perché i codici li conoscono soltanto loro e le regole le conoscono soltanto loro.
Io personalmente una regola conosco: verificare se una cosa è vera, accertarmi se sia interessante. Se è vera ed interessante, dirla. L'unica regola che conosco è che non bisogna violare il codice penale. Qualcuno ritiene che l'abbia violato? Lo dimostri in Tribunale. Qualcuno ritiene di avere qualcosa da rispondere? Risponda. Non ho sentito nessuna risposta, solo tante parole al vento.
Segnatevi anche questa: contraddittorio. Fabio Fazio è l'intervistatore, io l'intervistato. La cosa accade tutti i sabati e le domeniche sera, si chiama intervista. Prevede che uno faccia le domande e l'altro dia le risposte. In questo caso hanno detto che ci voleva il contraddittorio, una terza persona - non so, la Finocchiaro o Schifani sotto la poltrona - che sbuca fuori per dire di starmi zitto o che sto raccontando balle. Ma questo non è mai avvenuto in nessuna intervista! Tra l'altro al presidente del Senato non mancano i mezzi, basta che faccia un gesto e si ritrova tutte le telecamere ai suoi piedi pronte a riferire qualunque sospiro esca dalla sua bocca. Perfino quando annuncia una lotta solenne e feroce alla mafia, che verrebbe anche meglio se uno non fosse socio dei mafiosi, ma non si può avere tutto dalla vita.
La cosa che più mi ha fatto piacere è che questa manovra per screditare chi racconta i fatti non è andata a buon fine: chi riesce a conquistarsi una credibilità col proprio lavoro, con la propria serietà, alla fine ottiene quei famosi riconoscimenti dal basso di cui parlava Enzo Biagi, che sono incompatibili con i riconoscimenti dall'alto. Si deve scegliere: se li vuoi dal basso non li avrai dall'alto, e viceversa.
Quindi, svanita la manovra, mi rimangono alcuni messaggi che mi sono appuntato.
Uno viene da un mio amico che lavora alla Rai a Londra il quale mi ricordava che, a differenza che nella sua azienda, in Inghilterra quando un giornalista del servizio pubblico, la BBC, viene attaccato succede esattamente il contrario di quanto accade in Italia. Nel 2004 alcuni giornalisti della BBC fecero emergere il dossier Irak, cioè il dossier di bugie organizzate dal governo Blair d'intesa col governo Bush per mentire ai popoli occidentali, raccontare le balle delle armi di distruzione di massa mai trovate e dei rapporti tra Bin Laden e Saddam Hussein che non esistono. Quando andò in onda questo scoop il governo attaccò questi giornalisti. Bene, il presidente e il direttore generale della BBC, servizio pubblico radiotelevisivo pagato con i soldi degli inglesi, anziché prendersela con i giornalisti che li avevano messi in difficoltà con i loro scoop sul governo, si dimisero per difendere i loro cronisti.
Da noi avete visto cos'hanno fatto i vertici della Rai, hanno detto che io avevo fatto qualcosa di inqualificabile, evidentemente perché non sono abituati a sentir raccontare la verità mentre quando vedono uno scendiletto che mette il microfono sotto il naso del presidente Schifani per chiedergli come agevolare il dialogo... beh quello gli piace, gli sembra un'intervista vera. Lì non chiedono il contraddittorio e neanche le domande! E' una questione di abitudine.
Quando parlano di BBC, se la guardassero almeno un paio di secondi al giorno per capire così un servizio pubblico radiotelevisivo.
Altra cosa che mi ha fatto piacere è che molti mi hanno mandato delle citazioni, delle frasi, degli articoli e persino dei detti. Vorrei concludere con un detto catalano che una studentessa di Barcellona in Italia per una borsa di studio mi ha mandato, insieme a uno di Paul Valerie che già conoscevo.
Il detto di Paul Valerie è: "c'è un solo modo per vedere realizzati i propri sogni: svegliarsi". C'è un altro detto di Paul Valerie: "se non riesci a demolire il ragionamento, cerca almeno di demolire il ragionatore". La stessa cosa avviene quando non riesci a demolire i fatti, che hanno una loro forza intrinseca, cerca almeno di demolire chi li ha raccontati.
Infine, il detto catalano, che questa ragazza mi ha segnalato dicendomi che non le viene in mente niente di più preciso per descrivere la situazione che sta vivendo in Italia, la qual cosa la sgomenta parecchio.
E con questa vi lascio: "ci pisciano addosso e ci dicono che sta piovendo".
Ciao, a lunedì prossimo."