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domenica 20 marzo 2011

Tokyo capitale in agonia "Qui non vivremo più"


GIAMPAOLO VISETTI

TOKYO - Per otto giorni Tokyo è stata una metropoli spaventata ma in attesa di buone notizie. Oggi è una capitale in agonia. Si presenta come prossima al collasso e prevede il peggio. In poche ore la residua fiducia ha ceduto allo sconforto. L'esodo lento dei giorni scorsi ha assunto la dimensione della fuga. Oltre quattro milioni di abitanti hanno lasciato la città in treno, o ammassati in auto. Colletti bianchi, stranieri e famiglie con bambini cercano di raggiungere le località a sud del Kansai, per mettersi al riparo dal pericolo della nube atomica. Nella periferia nord di Tokyo arriva invece l'onda dei disperati che scappano da Fukushima e dalle città distrutte dallo tsunami. A far precipitare la situazione, l'innalzamento del livello di rischio nei reattori, nuove scosse di terremoto e la convinzione che il governo minimizzi una crisi fuori controllo. È scattato però anche il primo vero allarme-contaminazione. Il governo ha ammesso che tracce di iodio radioattivo sono state rinvenute nell'acqua potabile di Tokyo e delle aree vicine. Livelli anomali, ufficialmente sotto i limiti di legge e non immediatamente pericolosi per la salute, ma l'impatto pubblico della notizia è stato tremendo. Radioattivi anche il latte proveniente da Fukishima e alcune partite di spinaci prodotti nella prefettura di Ibaraki. Già in commercio, non si sa dove siano finiti. La popolazione dell'area metropolitana, oltre 35 milioni di individui, prende atto che la vita di una delle capitali più importanti del mondo è già irriconoscibile. La domanda non è più quando Tokyo tornerà al business e alla quotidianità smarrita, ma se ciò risulterà possibile. Il crollo del traffico e della folla per strada è impressionante.

Pochi passanti, protetti da cappelli, ombrelli e mascherine, ignorano i centri commerciali del centro, in gran parte chiusi. La sindrome da alimenti contaminati lascia deserti i ristoranti e decima chi finora si era dedicato all'accaparramento di viveri. A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all'asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori. A ruba un unico genere: i giornali che informano sugli orari dei black-out. Da tre giorni l'immondizia si accumula per le strade. I camion sono privi di benzina e gli inceneritori non possono sprecare elettricità. Solo il tempio di Senso-Ji, ad Asakusa, è affollato più del solito. La gente si raduna a pregare e a bruciare incenso. I cibi confezionati, purché prodotti prima dell'11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. Migliaia di taxi sostano in attesa di clienti già lontani, mentre le stazioni dei treni scoppiano di viaggiatori carichi di scatole e valigie. Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%.

Grattacieli con migliaia di uffici si svuotano nella capitale, mentre affittare lontano può superare i listini di Hong Kong. Tra venerdì e ieri la fuga di multinazionali, ambasciate, banche e centri amministrativi delle industrie, ha seminato il panico tra chi non ha un luogo sicuro dove rifugiarsi. Nel distretto finanziario migliaia di impiegati stanno sgomberando armadi e scrivanie, restituendo un'immagine da crack in Borsa. La capitale trasloca a Kyoto, come un tempo, oppure a portata dell'aeroporto internazionale di Osaka. A Tokyo i grandi alberghi chiudono, a sud è impossibile trovare una camera per settimane. La rabbia contro il governo è sempre meno trattenuta. "Devono dire in anticipo cosa può succedere - dice Reiko Fukushima, direttore di un'importante catena di negozi - non confessare quanto è già avvenuto. Se la nube atomica investe Tokyo non possono pretendere che smettiamo di respirare". Il premier Naoto Kan ha invitato invano l'opposizione di centrodestra a formare un direttorio di unità nazionale, per affrontare uniti l'emergenza più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. All'agonia di Tokyo e allo spettro di un'esplosione nucleare, si somma l'ecatombe nelle prefetture sommerse dallo tsunami. La capitale è presa d'assalto da migliaia di eco-evacuati e da decine di migliaia di senza tetto fuggiti da gelo, fame e terrore.

Volontari distribuiscono pasti, acqua e coperte. La folla dei disperati ha però bisogno di medicine, toilette, letti, di lavarsi e cambiare vestiti fradici. L'intero villaggio di Futunaba, vicino a Fukushima, ieri è stato trasferito a Saitanama, poco a nord di Tokyo, causando la sollevazione dei residenti. Secondo i medici l'emergenza igienico-sanitaria, con 800 mila persone costrette per ragioni diverse ad abbandonare case e ospedali, è prossima ad esplodere non solo nelle zone disastrate. Tragico il problema dello smaltimento delle vittime dello tsunami, fra 25 e 40 mila. I forni crematori non hanno energia e le bare finiscono in fosse comuni. In Giappone l'inumazione è una traumatica novità: l'ultima violenza di un incubo che sembra lontano dalla fine.

(20 marzo 2011)

Tra i disperati del palasport "Non vogliono farci il test"


NICOLA LOMBARDOZZI

TOKYO - Ma che saranno veramente queste radiazioni? Non si vedono, non fanno male, me ne sarò beccata qualcuna anch'io? Perché nessuno ci controlla, ci dice qualcosa? Dove saranno quelle macchinette che si vedono sempre in tv? E poi, sapere la verità, servirebbe a qualcosa, potrebbe salvarci? Pensieri cupi di seicento anime turbate, prima avanguardia dei profughi dello tsunami arrivati a Tokyo senza casa, senza lavoro e senza futuro. E radunati su mille tatami dai colori pastello in una coreografia in perfetto stile "efficienza e sobrietà" tanto cara al governo giapponese.

Quartiere Adachi, periferia nord est della capitale, da dove chi poteva è già partito e chi non può preferisce restarsene in casa con scorte di viveri e benzina. Palazzetto dello sport Budo, uno dei tanti templi rionali delle arti marziali. Qui la prefettura di Tokyo ha radunato i primi profughi dei villaggi che circondavano la città di Ivaki. Quei villaggi che da otto giorni rivediamo travolgere dalle onde del Pacifico nelle scene dei video amatoriali e che distavano appena una quarantina di chilometri dalla centrale nucleare in fiamme di Fukushima. "Distanza di sicurezza" per il governo che si ostina a ritenere ufficialmente a rischio solo le zone nel raggio di trenta chilometri dai reattori fuori controllo. E per questo i solerti impiegati della prefettura si sono occupati di ospitarli, di accudirli, perfino di consolarli. Ma di controlli di radioattività nemmeno a parlarne. Come mai? “Non è previsto” isponde, dopo il rituale profondo inchino, l'impiegato comunale Michiado Haisaki che, quando non ci sono catastrofi naturali, si occupa di organizzare mostre sullo sport cittadino. La verità è che uomini e mezzi sono tutti impegnati al nord a combattere un nemico invisibile in una lotta non ancora decisa. Haisaki lo sa bene: "Non possiamo fare i test a tutti. Ne abbiano fatto qualcuno solo a chi era particolarmente preoccupato". E che è uscito in strada per andare a farsi le analisi a spese proprie.

Per gli altri solo tormenti e mugugni in uno scenario apparentemente sereno, quasi surreale. Sul parquet del campo centrale, sovrastati da un soffitto di acciaio e da un ovale di tribunette numerate e vuote, sono state allestite con separé non più alti di un metro, microstanze a vista, tutte uguali, solo con i colori dei tappetini leziosamente scelti con cura: due gialli e uno azzurro, poi due verdi e uno rosa e poi ancora due azzurri e uno giallo. In ogni loculo siedono, mangiano e dormono gruppi familiari giovani, coniugi con bambini piccoli che saranno una trentina nel totale. La privacy non esiste ma va bene così. Ci sono gli spogliatoi degli atleti per cambiarsi e i bambini socializzano felici. La stanza che serviva per il riscaldamento è stata invece arredata con gli stessi criteri per gli anziani.

Su due lunghi tavoli, in quello che era il corridoio di ingresso degli spettatori, c'è poi il regno dell'organizzazione nipponica: bottigliette di tè, un megaschermo a cristalli liquidi sempre sintonizzato sui notiziari, una catasta di gommosi facsimile di croissant, pigiamini bianchi con pokémon rosa sul cuore, sei telefoni e tre postazioni internet monopolizzate dalle adolescenti del gruppo.

Impeccabile ma non basta. I profughi della Budo Arena hanno tutti lo stesso tormento. Saranno stati contaminati? E rompendo il muro dei troppi luoghi comuni sulla psicologia dei giapponesi cominciano timidamente a protestare. I coniugi Kanamaru che passeggiano in ciabatte tra la folla mettono in dubbio addirittura la sincerità del governo. "Sapete perché non ci controllano?", domanda il marito, operaio senza più fabbrica mentre la moglie annuisce, "perché non vogliono far sapere la verità. Ormai si è deciso che tutto è tranquillo e anche i semplici controlli sarebbero una contraddizione". Lei prende la parola, racconta la storia di una macchina vecchia e troppo piccola per portare in salvo tutti quella sera. Dei suoi anziani genitori rimasti nella loro casetta di Ivaki. "Qui mi rassicurano perché sono a 42 chilometri dalla centrale in fiamme. Mi dite voi che cosa succede esattamente al trentesimo chilometro? C'è forse uno schermo messo dal governo che ferma le radiazioni? Intanto i miei sono isolati, non hanno luce né telefono e non so che fine abbiano fatto".

Non è proprio rivolta ma sfiducia sì. E tanta. Un ventenne in maglietta che di cognome fa Suzuki annuncia con aria complice: "Io domani esco e vado a farmi le analisi da solo. Qui comunque non mi fido. Sarebbero capaci di dirmi il falso pur di non allarmare la popolazione". L'organizzatore di mostre prestato all'emergenza fa finta di non sentire e si inserisce bonario: "La paura è naturale ma qui stanno tutti bene. Tanto che presto, entro fine mese, questa assistenza finirà. E tutti si dovranno cercare dove vivere da soli. Il palazzetto serve per le manifestazioni sportive". Gli sembra una nota di ottimismo ma l'effetto è devastante. I profughi lo accerchiano. "Ma dove andremo?", "Chi dice che tutto tornerà sicuro?". L'impiegato barcolla: "Magari potremmo prolungare per qualche settimana, ma state tranquilli che tutto sta andando per il meglio". Parola della prefettura di Tokyo.

(20 marzo 2011)

venerdì 18 marzo 2011

Nucleare, la via francese


Il premio Nobel Elias Canetti invitava a diffidare degli uomini che sanno tutto e che mostrano di crederci. Dopo il disastro di Fukushima, è del tutto naturale dubitare di quanti - esperti a vario titolo - proclamano ai quattro venti la sicurezza assoluta dell'energia nucleare e considerano la tragedia giapponese come un evento irripetibile in altri angoli della terra. Per costoro, le «conseguenze nucleari» sarebbero tollerabili e non varrebbero nemmeno una discussione.
Ma non è letteratura apocalittica interrogarsi sul senso di tutto o constatare come in ogni cittadino, a qualsiasi latitudine, le certezze scientifiche e la fiducia nel progresso abbiano subito una scossa sismica.
È questa scossa, emotiva fin che si vuole, che ha aperto anche in Francia, uno dei Paesi di più collaudata tradizione nucleare, con ben 58 reattori, il dibattito sulla sicurezza, sul rapporto fra impianti e territorio (nonostante il basso rischio sismico) e sull'anzianità delle centrali. «Dobbiamo tirare le conseguenze degli avvenimenti giapponesi» hanno dichiarato i vertici di Areva ed Edf, i colossi dell'industria nucleare transalpina. In Germania, il governo di Angela Merkel ha deciso la chiusura degli impianti più vecchi e di rivedere gli standard di prolungamento della vita di altri.
Di sicurezza, di centrali obsolete e di necessità o meno di nuovi reattori si parla apertamente in Svizzera, in Austria, negli Stati Uniti.

Su iniziativa tedesca, se ne discuterà in sede europea.

Oltre a resuscitare l'angoscia di una nuova Chernobyl, le immagini di migliaia di esseri allontanati dalle loro case per il rischio contaminazione, e di tecnici con tuta e maschera che «testano» il rischio morte dei concittadini, hanno persino ridimensionato le paure del caro petrolio, gli scenari macroeconomici sulle conseguenze della rivoluzione nel mondo arabo e l'adesione culturale - insinuatasi anche fra gli ambientalisti - all'idea che la salvezza dell'ecosistema planetario (e del nostro modello di vita) dipenda dalle fonti nucleari, comunque preferibili alla morte per inquinamento.

Altra cosa è la disputa ideologica, che è speculare all'arroganza scientifica. Ecologisti e ampi settori di sinistra tornano ad agitare bandiere, come se il nucleare fosse una cosa di destra e magari l'eolico una soluzione di sinistra. Per inciso la polemica politica non è un'eccezione italiana. Lo stesso avviene in Germania e in Francia, peraltro in vista di scadenze elettorali.

Le spinte emotive e le polemiche non faranno chiudere le centrali nel mondo. È però importante che i responsabili ascoltino le emozioni. È necessario garantire la trasparenza dei processi industriali, l'indipendenza delle autorità di controllo, la certezza che anzianità e affidabilità degli impianti non siano una variabile economica o il capriccio di una lobby, oltre a un corretto rapporto fra costi industriali di costruzione delle centrali e benefici finali sulla bolletta.

Anche il fatto che il rischio zero non esista è un dato scientifico. Ma in Francia, ad esempio, si sottolinea come nessun grave incidente sia avvenuto in 1450 anni (dato ottenuto moltiplicando 58 reattori per 25 anni di funzionamento medio ciascuno). Chernobyl fu la somma di errori umani e cultura sovietica. Non occorre essere esperti per considerare che anche nell'eccezionalità della tragedia giapponese siano intervenute responsabilità umane. Il reattore di Fukushima doveva essere chiuso. Prima del sisma.

Massimo Nava
15 marzo 2011

il Nucleare e Noi


Sarebbe sbagliato sottovalutare quello che sta accadendo alle centrali atomiche in Giappone, Paese che 65 anni fa ha già visto in faccia lo spettro dell'olocausto nucleare. Quello di Fukushima è uno dei più gravi incidenti che si ricordino. E non ne attenua la gravità il fatto che non sia stato causato dall'imprudenza umana, come a Chernobyl, né da un'avaria, come a Three Mile Island, ma da un terremoto devastante. Una prova ancora più tremenda di quante questa orgogliosa nazione ha dovuto affrontare nella sua storia, rialzandosi sempre.

C'è stato chi, magari confortato dai 10 mila chilometri di distanza, ha detto che alle nostre future sicurissime centrali non potrà succedere. L'impianto di Fukushima è vecchio. E poi in Italia ci sono siti sicuri al riparo dai terremoti. Tutto vero. Resta il fatto che l'opinione pubblica ha il diritto di sapere che cosa si sta davvero rischiando. Senza reticenze.

Al tempo stesso siamo convinti che non possa essere la comprensibile emotività suscitata da quella tragedia a determinare scelte fondamentali di politica energetica. L'abbiamo già fatto e ne siamo rimasti scottati. Il referendum antinucleare del 1987 passò con una maggioranza schiacciante per l'impressione suscitata da Chernobyl. Nessun partito, eccetto il repubblicano, osò sfidare l'impopolarità.

Promisero che mettendo al bando l'atomo avremmo imboccato la via dell'energia pulita: siamo invece diventati il Paese europeo più inquinante, più dipendente dagli sceicchi e con le bollette più care. Finché, dopo aver riempito le tasche dei petrolieri, ci si è accorti che la Germania produceva 70 volte più energia solare dell'Italia, rimasta penosamente al palo nel campo delle rinnovabili. E per recuperare terreno abbiamo concesso incentivi fin troppo generosi a chi le produceva. Salvo poi chiudere i rubinetti dalla sera alla mattina.

Così la stessa maggioranza che per cinque anni al governo si era ben guardata dall'avviare la pratica (ricordate il ministro Marzano? «Da noi non ci sono le condizioni per riaprire il discorso del nucleare», disse nel maggio 2001) l'ha scoperta priorità nel 2008. Giusto in tempo per le elezioni. Eppure oggi l'Agenzia per la sicurezza non ha ancora una sede e i suoi componenti, ha confessato il presidente Umberto Veronesi, s'incontrano al bar.

Come stupirsi se da vent'anni aspettiamo inutilmente un piano energetico nazionale che dica come alimenteremo fabbriche, treni e frigoriferi nel futuro? Siamo il Paese dei controsensi, del tutto e del niente. Dove ogni decisione importante non viene presa in base a disegni strategici. Bensì sull'onda di un'emozione, di polemiche o interessi particolari. Anche se si tratta di scelte destinate a cambiare la vita dei nostri figli e nipoti.

Sergio Rizzo
14 marzo 2011

La Germania ha scelto "Puntiamo su sole e vento"


BERLINO - Li vedi spuntare ovunque, quando viaggi in autostrada dalla capitale verso Monaco e il Sud o Hannover e l'Ovest: col loro sommesso ronzio, le pale dei grandi mulini eolici rompono appena il silenzio della campagna tedesca. Oppure ovunque, sulle villette dei ricchi bavaresi o sui palazzoni in prefabbricato alla sovietica che Berlino ovest ha ereditato dal comunismo, vedi i pannelli fotovoltaici. L'energia rinnovabile vola in Germania. Non solo in Borsa, dove nelle ultime ore i titoli di Solarworld, Q-Cells, Nordex o della branca energie pulite di Siemens hanno registrato balzi dal 20 al 40 per cento. La vedi dietro ogni angolo, è diventata un fattore costitutivo del quotidiano. La Germania conservatrice di Angela Merkel, che dice "nel dubbio, siamo per la sicurezza" e ferma per almeno tre mesi sette dei suoi 16 reattori, è anche la potenza economica che più di ogni altra si è lanciata a pensare e progettare strategicamente il mondo nuovo dell'energia.

Come restare prosperi e competitivi dopo l'atomo e dopo il petrolio. E intanto, efficienza energetica, produttività e competitività del sistema-paese decollavano, mentre quelle di molti Stati votati all'atomo, Francia in testa, cominciavano a non tener più testa al global player tedesco nel grande gioco dei mercati mondiali.
"La politica ecologica è la politica del futuro, anche per l'economia" ha spiegato il ministro dell'Ambiente Norbert Roettgen, democristiano come la cancelliera. I dati ufficiali del suo dicastero, che né le imprese né tantomeno i Verdi contestano, parlano chiaro: l'efficienza nell'uso delle materie prime nell'economia tedesca è aumentata del 46,8% tra il 1994 e il 2009, cioè nello stesso periodo in cui il prodotto interno lordo cresceva del 18,4%. I costi del sistema economico Germania sono calati di 100 miliardi di euro. Proprio mentre, parallelamente, la percentuale di energia prodotta dal nucleare scendeva dal 27,3% del 1991 a una cifra attorno al 20% (fino alla chiusura dei sette reattori decisa ieri), e quella delle rinnovabili volava nello stesso arco di tempo dal 3,2 al 17%. E solo dal 2004 al 2009 è raddoppiata.

"Lo spegnimento delle sette centrali, deciso dal governo, non dovrebbe produrre contraccolpi né per l'economia, né per il consumatore, né caro-bolletta né problemi di produzione d'elettricità", spiega Aribert Peters, dell'Unione dei consumatori d'energia: dopo la svolta della Merkel sul nucleare i mercati secondo lui scommettono su prezzi stabili. Forse hanno le loro ragioni, non aspettatevi militantismo per l'ambiente o voglia di prati fioriti alla Borsa di Francoforte. Per il sistema Germania, spiegano Dietmar Edler e Marlene O'Sullivan in un rapporto per l'istituto economico DIW, le energie rinnovabili e alternative sono diventate un affare. Come con le Bmw e le Mercedes, con gli Airbus e gli Eurofighter, anche qui il made in Germany è il meglio sul mercato.

Dal 2007 al 2009, gli investimenti nelle energie rinnovabili sono passati da 11,4 a 20,4 miliardi di euro. Il fatturato del comparto, export incluso, è sui 21 miliardi di euro, quindi in tre anni è cresciuto di quasi il 40%. Anche attraverso il 2009 della grande crisi economica e finanziaria internazionale. Fondi pubblici e sgravi fiscali aiutano la crescita. Una produzione di energia elettrica affidata al 100% alle rinnovabili è possibile entro il 2050, dice il ministero di Roettgen, e il governo si è posto l'obiettivo di arrivare all'80%. "La maggioranza di centrodestra dovrebbe fare di più e non solo chiudere centrali prima di elezioni difficili", nota
Baerbel Hohn, una delle più ascoltate leader dei Verdi. Ma cela appena la soddisfazione per come il centrodestra e l'establishment stanno facendo propri i valori costitutivi del movimento ecologista. Consenso trasversale non dichiarato, in nome delle cifre: mentre i reattori nucleari tedeschi danno lavoro, secondo i Gruenen, a circa 30mila persone, gli occupati nel comparto delle rinnovabili sono aumentati dai 277mila del 2007 ai circa 340mila attuali. Continueranno a crescere a lungo, prima che il comparto diventi saturo come auto o siderurgia. "L'addio al nucleare potrà essere un processo lungo, discutiamo apertamente se ci vorranno dieci o vent'anni o quanti, ma è possibile", pensa il leader dei Verdi europei, Daniel Cohn-Bendit.

(16 marzo 2011)

giovedì 17 marzo 2011

Giappone, informazione tra panico e verità


LUCA TELESE

Naoto Kan in tuta a pranzo, a cena e a colazione. E poi prudenza, eufemismi, giri di parole. Tirate d’orecchie in diretta al conduttore che ha detto qualcosa di troppo: “Ci scusiamo con i telespettatori, ma questa notizia non andava data”. Così, un paese con il fiato sospeso, si ritrova in queste ore un compagno catodico apparentemente discreto, dimesso. E un’informazione in cui la cifra dominante – almeno secondo gli standard occidentali – appare cloroformizzata. Lo ha detto Giuliano Ferrara a Radio Londra, ce lo hanno ripetuto tutti: “Che lezione ci stanno dando i giapponesi, con la loro compostezza, la loro disciplina, il loro senso di autorità”. Passando una giornata davanti alla Rai giapponese, il Mhk, si può ricavare un’impressione opposta. Ai giapponesi in queste ore potrebbe servire anche qualche bastiancontrario e un po’ di sano ed italianissimo scetticismo. Se non altro perché la televisione pubblica di queste ore, con le sue lunghissime dirette, è diventato lo specchio di una informazione che sembra ipercontrollata.

Se passi una mattina davanti alle dirette nipponiche ti accorgi che i mezzibusto del paese del sol levante si devono districare in una foresta di sinonimi sdrammatizzanti. Un caso memorabile è questo annuncio del conduttore del Tg: “E ora apriamo il notiziario con le informazioni sul blocco della fornitura elettrica programmata”. Finchè il corrispondente collegato non si esibisce in una invenzione perifrastica notevole: “Malgrado il disagio tutto procede per il meglio, anche se in queste ore la principale difficoltà dei cittadini è riuscire a capire dove e quando avverrà la sospensione della fornitura elettrica programmata”. Ma deve essere una lotta titanica anche per i cronisti, la scelta del conflitto interiore tra il comprensibile patriottismo e il racconto del disagio.

Nei film catastrofisti americani, spesso i network si fanno protagonisti del racconto e i presidenti arrivano ad annunciare la morte in diretta con una glasnost impeccabile. A Chernobyl mentirono. Nella comunicazione di queste ore, invece, sembra che la strategia dell’eufemismo sia radicata nel profondo. È una tv tranquillizzante, questa, in cui non ci sono resoconti diretti, ma solo testimonianze mediate: “I cittadini raccontano di trovare disagio nel rifornimento dei viveri”. E quelli che possono parlare, oltre ai giornalisti, sono le autorità istituzionali. Ad esempio il sindaco Sakurai, che raccontando in collegamento telefonico della catastrofe nella sua Fukushima sfiora l’ironia involontaria: “Purtroppo abbiamo un problema”. Già, eccolo l’altro grande eufemismo. Ogni volta che possono, i protagonisti ricorrono alla perifrasi.

Anche nel notiziario nazionale la frase ricorrente non è “Emergenza nucleare” ma “La difficoltà che il Giappone si trova ad affrontare”. Quasi mai si dice “Esplosione del reattore”, ma “Il problema incorso alla centrale”. Oggi le agenzie dicono: “Il premier si è rivolto in tv alla nazione”. In realtà è una non notizia. Naoto Kan è sempre in televisione – in diretta o in replica – dallo scoppio del terremoto. Con la famosa tuta da operaio, o da soccorritore. È un “piccolo fratello” partorito dall’emergenza, spesso sorretto dal controcanto del suo principale collaboratore: “Il portavoce del governo ha dichiarato che le radiazioni sono diminuite, e che sono sopra la norma, ma non nocive”.

In questa strana neolingua dell’emergenza rarefatta, però, non è detto che l’effetto caos non possa essere prodotto dalla mancanza della prospettiva temporale. Il limite dell’informazione responsabile, infatti, è che si trincera nella descrizione dell’instante. E però subito dopo è costretta a rincorrere i fatti. Ieri il Giappone si è addormentato con l’area di sicurezza a dieci chilometri, stamattina era a 20 km, stasera è diventata a 30 km. Peccato che fino a quel momento il notiziario aveva appena ripetuto che la fuga controllata di vapore radioattivo era diretta sull’oceano.

Il Fatto Quotidiano, 16 marzo 2011

mercoledì 16 marzo 2011

Il docente di Ingegneria nucleare: “Emissioni radioattive da considerare con serietà”



FEDERICO SIMONELLI

Una delle critiche che è stata mossa in questi giorni alla Tepco, la società giapponese che gestisce gli impianti, è quella di comunicare in maniera poco trasparente. Lei crede che nascondano delle cose?

No, io credo che la Tepco semplicemente molte cose non le sappia proprio. Ma l’impressione che ho avuto non è che stiano tenendo delle informazioni segrete. Nei primi giorni è stata data anche una classificazione dell’incidente, che da 4 è salita a livello 5. Probabilmente salirà anche a livello 6. Ma non credo che si arriverà a livello 7, come fu Chernobyl.

Erano pronti secondo lei gli impianti di Fukushima, vecchi di 40 anni, a fronteggiare questa emergenza?

Decisamente no. Abbiamo l’evidenza sperimentale della cosa direi…

Gli occhi in questi giorni sono puntati sui venti e sulla direzione in cui spirano. Lei crede che ci sia il serio rischio di danni nel caso in cui raggiungano centri densamente popolati?

Per ora sembra che le correnti abbiano tirato da Fukushima verso il pacifico. Detto questo, un po’ di radioattività chiaramente è circolata. Ma bisognerà stare a vedere gli sviluppi. Io comunque credo che, per il momento, gli effetti dovrebbero rimanere limitati a quella fascia di 30 km che è stata evacuata.

Un’ultima domanda. Tutta questa vicenda sta imponendo un ripensamento, a livello europeo, sul nucleare e sulla sicurezza legata ad esso. Lei crede che questo dibattito sia necessario e che ci sarà? Anche in Italia, relativamente al programma nucleare italiano?

Io penso che anche da noi un dibattito ci sarà necessariamente e dovrà anche esserci un ripensamento sui temi della sicurezza. Questo perché le soglie di allarme finora considerate, anche alla luce di questi incidenti, dovranno essere necessariamente alzate, anche se gli impianti di terza generazione offrono obiettivamente maggiori garanzie.

Esposizioni alle radiazioni nucleari Ecco i rischi per la salute


Nausea, perdita dei capelli, emorragie, e poi, a lungo termine, tumori alla tiroide e leucemie, la morte. Sono questi i possibili effetti dell’esposizione alle radiazioni. L’unità di misura è il sievert, che è un valore notevole, tanto che in genere si usa il suo sottomultiplo millisievert (mSv).

Per dare un’idea della scala di valori, ciascuno di noi ogni anno assorbe, per via della radioattività naturale, in media 2,4 millisievert. Una radiografia ordinaria comporta per il paziente un assorbimento di 1 millisievert, una Tac oscilla tra i 3 e i 4 mSvt, una Pet o una scintigrafia dai 10 ai 20 mSv. In radioterapia, ovviamente, le dosi salgono molto, in base al tumore che si intende distruggere, e possono superare i 40 mSv. I radiologi hanno come punto fermo la soglia di 6 mSv tollerabili senza conseguenze da un organismo sano.

In Giappone, nei pressi della centrale di Fukushima, si è raggiunta la quota di 400 mSv in un’ora di esposizione. Quali sono i possibili danni? Secondo le tabelle dell’Oms, se si viene esposti a un sievert (1.000 mSv) nell’arco di un’ora si incorre in alterazioni temporanee dell’emoglobina; quando si sale a 2-5 sievert si hanno perdita dei capelli, nausea, emorragie. Con 4 sievert assorbiti in una settimana si ha la morte nel 50% dei casi, con 6 è morte certa e immediata.

Questo solo nel breve periodo. Nel lungo, come si è visto con drammatica precisione negli anni successivi a Chernobyl, anche dopo 20 e più anni, si rischiano tumori (soprattutto tiroidei), linfomi e leucemie. Le aree del corpo considerate più radio-sensibili sono quelle le cui cellule si moltiplicano molto rapidamente: la pelle, il midollo osseo e le ghiandole sessuali. Mentre reni, fegato, muscoli e sistema nervoso sono ritenuti radio resistenti, poiché le cellule che compongono questi tessuti si riproducono con minore facilità. I rischi più immediati, dunque, sono rappresentati da infiammazioni che coinvolgono la pelle e la bocca, da emorragie sottocutanee e perdita di capelli.

Il tasso di mortalità è particolarmente elevato nell’arco di 45 giorni dal momento in cui si viene a contatto con le radiazioni. Contro la contaminazione, le uniche misure con una qualche efficacia sono il chiudersi in casa evitando il più possibile il contatto con l’aria esterna e l’assunzione di iodio, finalizzata a colpire le cellule ormai compromesse evitando che la contaminazione si diffonda nell’organismo. Fondamentale anche l’igiene personale, soprattutto il lavarsi accuratamente le mani. Nei casi più gravi, i piani di intervento di tutti i paesi del mondo prevedono l’evacuazione nel raggio di almeno 5 chilometri dal luogo dell’incidente nucleare.

L’Italia e il nucleare? “Per il momento il risultato è zero”


ALESSIO PISANO'

Oettinger: "Curioso per il referendum italiano sul nucleare". Cohn-Bendit: "Gli italiani diranno NO nonostante Berlusconi e le sue tv". Intanto il commissario Ue all'Energia risponde alle domande degli eurodeputati sugli stress test: in vigore entro 6 mesi. Lunedì vertice straordinario dei ministri dell'Energia

“Sono molto curioso di vedere il risultato del referendum sul nucleare in Italia del prossimo giugno”. Così Gunther Oettinger, Commissario Ue all’Energia di fronte alla commissione Ambiente del Parlamento europeo. Italia e Francia, secondo il commissario, dovranno decidere su che tipo d’energia vorranno investire nel proprio futuro. Sullo sfondo, l’esempio della Germania e dei sette reattori spenti in questi giorni dalla Merkel, in Europa la risposta più veloce di fronte alla tragedia giapponese.

Il destino nucleare dell’Europa passa quindi inevitabilmente anche dalle scelte politiche dell’Italia. In mattinata Daniel Cohn-Bendit, co-presidente del gruppo dei Verdi europei, si era detto scettico che l’Italia potesse tornare al nucleare. ”Vogliono fare delle centrali in Italia ma nessuna regione le vuole: il risultato è zero”, ha dichiarato Cohn-Bendit in conferenza stampa, sicuro del NO al nucleare degli italiani. “Malgrado la televisione di Berlusconi, ci sarà una vera rivolta. Gli italiani ne hanno abbastanza. Non c’è nessun motivo di costruire centrali nucleari in un paese che ha avuto tanti terremoti. Bisogna essere malati: è vero che siamo abituati alla malattia di questo governo, ma non bisogna esagerare”.

Più scettico sembra, invece, il commissario Oettinger, che ha risposto oggi in commissione Ambiente alle domande degli eurodeputati sugli stress test decisi dal vertice straordinario tenutosi a Bruxelles con i rappresentanti delle autorità nazionali di sicurezza nucleare e dell’industria di settore. “L’Ue deve chiedersi se può pensare a un futuro senza energia atomica”, ha dichiarato Oettinger, secondo il quale “la sicurezza viene prima di tutti gli altri interessi”. “Ma l’Europa non può imporre niente secondo i trattati”, precisa il commissario. Ad esempio nel mix energetico previsto dalla Road Map europea che prevede la riduzione delle emissioni di CO2 dell’20% entro il 2050 rispetto al 1990, gli stati membri sono tenuti ad assicurare che un terzo delle proprie fonti energetiche venga dal rinnovabile, sul resto c’è libertà di scelta, compreso il nucleare.

“Entro giugno vogliamo avere delle norme certe per gli stress test. In base alle risorse li metteremo in pratica”, continua Oettinger, annunciando un meeting straordinario dei 27 ministri dell’Energia per lunedì prossimo. “E poi questi test vanno allargati anche ai nostri Paesi partner, come Russia e Turchia“. Il commissario, imbeccato dagli eurodeputati, va ancora oltre: “L’Ue deve far valere tutto il suo peso diplomatico per spingere anche paesi come India e Cina a rivedere la loro politica nucleare”.

Tornando in Europa, al momento le condizioni minime di sicurezza sul nucleare sono sancite dalla Direttiva Nuclear Safety, che deve essere recepita entro il prossimo luglio. Al momento ad essere in regola al 100 per cento sono solo Francia, Spagna e Bulgaria. Mancano all’appello
Grecia, Lituania, Germania, Belgio, Portogallo, Finlandia, Lettonia, Estonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania. Ma non basta. Secondo Oettinger “bisogna aggiornare l’intera direttiva ben prima del previsto riesame del 2014″. Intanto Repubblica Ceca e Slovenia si sono dette contrarie a rivedere i loro piani nucleari. Secondo il Premier ceco Vaclav Klaus, gli appelli a ridurre o ad abbandonare l’uso del nucleare rappresentano un “populismo opportunista”.

Il direttore della centrale di Frascati “Un’apocalisse, è opportuno riflettere”


Posizione cauta dall'unico impianto nucleare (sperimentale) in Italia e il più grande al mondo sulla ricerca nel campo della fusione spiega cosa è avvenuto in Giappone. E quali sono i fattori di rischio che nessuno può prevedere

“Non possiamo non tenere conto di quello che è accaduto in Giappone. Siamo di fronte a un’apocalisse, un evento senza precedenti. Limitarsi a dire nucleare sì, nucleare no sarebbe da irresponsabili”. A parlare è Giuseppe Mascitelli, responsabile grandi impianti sperimentali di Enea a Frascati, l’unica centrale in Italia dove si svolgono le prove di fusione e uno dei principali centri di ricerca a livello mondiale. Mascitelli dirige la sezione dal 1999. Con lui proviamo a fare un ragionamento su quello che è l’ipotesi nucleare in Italia alla luce di quello che è avvenuto in Giappone. E da tecnico spiega che per prima cosa è opportuno “riflettere”.

La domanda che tutta Italia in queste ore si pone è una sola: il nucleare era e resta una priorità assoluta?
“Siamo di fronte a una decisione storica, ovviamente. E tutto, da oggi in avanti, passerà anche da quello che è accaduto in Giappone. Anche se ripeto: non minimizzare, ma neppure fermarci all’oggi”.

Senza farsi travolgere dalle emozioni, il nucleare è l’unica strada? E le riserve di uranio quanto dureranno ancora?
“Quello che riguarda l’uranio non è un problema. Le estrazioni sono addirittura diminuite nel corso degli anni e, soprattutto, abbiamo una risorsa che proviene dallo smantellamento degli arsenali nucleari”.

Dunque l’uranio non è destinato ad esaurirsi entro breve?
“No, non prima di 70 anni. Quando saranno in grado di funzionare le centrali di quarta generazione”.

Quando entreranno in funzione le centrali di quarta generazione?
“La data indicativa è il 2030, a essere pessimisti possiamo posticiparla di un altro decennio”.

E lei esclude le strade alternative al nucleare?
“Assolutamente no. Rinunciare alle energie rinnovabili sarebbe una follia. Lo ripeto e lo sottolineo, follia. Però noi dobbiamo fare piani a lunga scadenza, minimo 50 anni. E non possiamo dire combustibili fossili no, uranio nemmeno. Allo stesso tempo bisogna sfruttare le energie rinnovabili al meglio. Oppure fare scelte drastiche come la Germania”.

Cos’ha fatto la Germania?
“La Germania ha fatto una scelta importante sulle energie rinnovabili, ma al tempo stesso ha avviato una politica del risparmio energetico. Noi siamo in grado di rinunciare ai condizionatori? Il Paese è maturo per modificare le abitudini? E non dimentichiamo una cosa: nel mondo ci sono ancora 1 miliardo di persone senza energia elettrica. Un dato impressionante, troppo spesso ignorato”.

Lei è riuscito a capire cosa è avvenuto in Giappone? E’ il terremoto che ha messo fuori uso le centrali?
“No, il terremoto non ha neppure scalfito le strutture. E’ stato lo tsunami a causare i maggiori danni. Poi il reattore numero 1, quello maggiormente danneggiato, è comunque entrato in funzione nel 1971, dunque progettato tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta”.

Fosse stato progettato ieri?
“Non lo so. Sicuramente il reattore si è spento nel momento in cui c’è stata la scossa di terremoto. Successivamente però tutta l’area è rimasta senza corrente e per raffreddare le barre combustibili sono entrati in funzione i gruppi elettrogeni. Quando sono arrivate le onde provocate dallo tsunami i gruppi elettrogeni sono andati in tilt. E non c’è stata più possibilità di pompare liquido refrigerante. La temperatura è salita più del dovuto e il vapore ha creato una sorta di tappo. Fino a esplodere”.

E questo fattore di rischio non poteva essere previsto?
“Dalle fotografie aeree pubblicate sul New York Times si vede bene che la centrale di Fukushima è circondata da barriere frangiflutti. Loro, meticolosamente, avevano previsto onde alte fiono a sei metri. Il problema è che sono state più alte”.

Il terremoto è il principale rischio per i reattori?
“Mi adeguo a quello che ha detto Bertolaso: se in Italia ci fosse stata una scossa sismica potente come in Giappone nel Paese le uniche costruzioni rimaste in piedi sarebbero state le centrali”.

Qual è il punto critico all’interno di una centrale che può causare un incidente?
“Sicuramente il sistema di raffreddamento. E i francesi, in questo, sono assolutamente all’avanguardia: i loro impianti hanno quattro sistemi di raffreddamento, difficile che tutti possano essere messi fuori uso”.

Non esiste un fattore di rischio preciso?
“I fattori di rischio sono molteplici. I francesi lavorano anche sulla prevenzione del guasto a un singolo e apparentemente inutile interruttore. Quello che posso dire è che dopo le Torri Gemelle le centrali sono state costruite per resistere all’impatto di un aereo”.

E quelle costruite prima dell’11 settembre?
“Beh, quelle no”.

Silvio Berlusconi e l’atomo per sondaggio


PETER GOMEZ

La buona notizia è che in realtà sul nucleare italiano niente è per davvero deciso. Nonostante la legge sull’atomo e l’accordo siglato lo scorso anno con la francese Edf e l’Enel il nostro Paese ha tutto il tempo per cambiare idea e darsi una diversa politica energetica. Quella cattiva è che le nostre classi dirigenti non hanno nessuna voglia di riflettere. Tanto che per ora la maggioranza riesce solo a ripetere a pappagallo: “Andiamo avanti”.

Eppure in qualunque nazione seria (ma la nostra purtroppo non lo è) ciò che sta accadendo in Giappone sarebbe da tutti presa per un’occasione di vero dibattito e approfondimento. Anche dai pro-nucleare. Chi sostiene l’atomo senza se e senza ma, spiega infatti che le centrali nipponiche sono in crisi perché di vecchia generazione. E pur sorvolando sull’ancora irrisolta (e fondamentale) questione delle scorie, afferma che nelle nostre (terza generazione) incidenti simili non potranno accadere. È vero? È falso? I ministri Renato Brunetta, Paolo Romani e Stefania Prestigiacomo che tanto si stanno spendendo per i costruendi reattori hanno la competenza tecnica e la gentilezza necessaria per rispondere?

In queste ore, del resto, le due obiezioni principali utilizzate per contrastare chi si schiera contro le centrali, appaiono prive di senso. È sbagliato dire, come fa la politica, che intanto l’Italia è circondata da reattori e che è quindi inutile rinunciare all’atomo, perché volenti o nolenti si è alla mercé di ciò che accade oltre-frontiera. Come dimostrano i piani di evacuazione, in caso d’incidente, sta peggio chi risiede vicino alle centrali. Non chi sta lontano.

Inoltre è ancora più sbagliato insistere troppo sui pur corretti ragionamenti di tipo economico-ecologico. Visti i progetti italiani, fa solo sorridere chi ripete che il petrolio costa troppo e che bisogna rendersi indipendenti dagli inquinantissimi e non illimitati combustibili fossili. I trenta miliardi di euro che si vogliono investire nei nuovi impianti riusciranno forse a essere produttivi tra 15 anni. Considerati i tempi tecnici e quelli legati alla nostra burocrazia è velleitario pensare che i reattori italo-francesi possano entrare in funzione prima. E sorprende che in pochi sottolineino (lo fa però Emma Bonino) come una volta accesi serviranno per coprire solo il 4 per cento del fabbisogno energetico del Belpaese.

Sarebbe dunque utile che qualcuno tra quelli che sostengono di essere al governo spiegasse ai cittadini cosa si intende fare nei prossimi tre lustri. Rimaniamo appesi ai voleri del Gheddafi o del Putin di turno? O magari ci attrezziamo con soluzioni alternative come accade in Germania e negli Stati Uniti?

I nostri sedicenti governanti lo faranno? Difficile crederlo. Anche se un colpo di scena è ancora possibile. Legato, purtroppo, non a una matura riflessione, ma ai sondaggi.

Il premier
Silvio Berlusconi sa che se la situazione in Giappone (Dio non voglia) peggiora ancora, per lui i referendum di giugno si risolveranno in una clamorosa debacle. La possibilità che le consultazioni riescano a ottenere il quorum già adesso è concreta. E domani potrebbe esserlo ancor di più. Ma una sconfitta del genere un esecutivo debole come il suo non può permettersela. Specialmente perché i cittadini rischiano di bocciare non solo il nucleare e le norme sull’acqua privatizzata, ma pure la legge sul legittimo impedimento. Una norma che la Corte Costituzionale ha svuotato, ma che è una norma simbolo. Se gli elettori la cancellano, vuol dire che vogliono cancellare pure lui, l’amato premier.

Non per niente il presidente del Consiglio tace o parla d’altro. Sta cercando di capire come butta. Se il rischio quorum aumenterà ancora cercherà di correre ai ripari. Magari intervenendo per decreto. Berlusconi lascerà così il paese senza centrali. E ovviamente non metterà in piedi un vero piano di politica energetica alternativa. Ma almeno avrà tutto il tempo per occuparsi di ciò che per lui è davvero importante: le toghe e la giustizia.

La cronistoria dell’incubo nucleare giapponese da venerdì a oggi


Dal pomeriggio di venerdì 11 marzo a oggi. Tutte le tappe dell'allarme che sta tenendo con il fiato sospeso tutto il mondo

Venerdì 11 marzo

Alle 14.46 (ora giapponese) un terremoto di magnitudo di 9 gradi sulla scala Richter devasta un’area di 370 chilometri quadrati a nord est di Tokio. E’ il quinto sisma più grande della storia da quando sono iniziate le misurazioni di questi fenomeni.

La scossa si verifica al largo delle coste giapponesi a una profondità di 24 chilometri sotto il livello del mare. Un’ora dopo, un muro d’acqua di nove metri si abbatte sulla costa est giapponese distruggendo tutto quello che incontra. Interi villaggi sono spazzati via.

Il terremoto danneggia gravemente l’impianto nucleare di Fukushima, una vecchia centrale cominciata a costruire negli anni ’70.

Tre dei sei reattori erano già stati spenti per dei lavori di manutenzione, gli altri erano programmati per spegnersi automaticamente in caso di terremoto. Così avviene, ma quando arriva lo tsunami, il muro d’acqua travolge i generatori che devono mantenere bassa la temperatura degli impianti. Non si sa più come raffreddare i reattori. Comincia l’incubo radioattivo: alle 20.15 cominciano a trapelare le prime notizie sull’emergenza nucleare.
Due ore dopo un comunicato del governo di Tokio rivela che il sistema di raffreddamento dell’impianto è fuori uso. La centrale giapponese comincia ad assomigliare sempre di più una bomba atomica che sta per esplodere. Le autorità dichiarano: “Ci aspettiamo il peggio”.

Sabato 12 marzo

Nella notte fra venerdì e marzo, quando ancora non si conoscono i danni effettivi del terremoto che ha sconvolto il Paese, né il numero di morti e dispersi, la centrale di Fukushima continua a destare le maggiori preoccupazioni. Alle 2 del mattino un comunicato informa la popolazione che la temperatura all’interno del primo reattore è in continua crescita. Si inizia a parlare di fusione del “nocciolo”, le barre di uranio radioattivo, il “motore” delle centrali i cui vapori sono carichi di radiazioni fatali per gli uomini.

Alle 6.00 del mattino le prime ammissioni della Tepco, la società giapponese che gestisce la centrale, sulle fughe radioattive dal reattore compromesso dallo tsunami. Parla anche l’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare: “Le radiazioni vicine all’impianto sono nove volte più alte del normale”.

Alle 16.00 l’authority conferma che c’è stata una “piccola fuga di cesio radioattivo” probabilmente causata da una parziale fusione del nocciolo. E’ la prima ammissione di quello che può rivelarsi un disastro nucleare come quello di Chernobyl del 1898. Due ore dopo, un’esplosione di idrogeno fa saltare il tetto della struttura che contiene il reattore tre. L’esplosione ferisce gravemente quattro persone e per gli abitanti della zona comincia l’incubo: le autorità avvertono i residenti nel raggio di 20 chilometri attorno alla centrale che devono lasciare le loro case. Le informazioni sono contraddittorie e nonostante le autorità si ostinino a dire che durante l’esplosione sono stati rilasciati solo gas non pericolosi, comincia la psicosi collettiva. Dalla zona di Fukushima parte un’esodo di 200mila persone.

In serata si fa largo l’ipotesi di utilizzare l’acqua marina per raffreddare le centrali e scongiurare il processo di fusione del nucleo. Nel frattempo le forze di soccorso distribuiscono tavolette di iodio alla popolazione residente vicina agli impianti per prevenire la contaminazione da radiazioni.

Domenica 13 marzo

La prefettura di Fukushima sceglie un campione di tre cittadini su un gruppo di novanta persone ed effettua analisi per verificare il livello di esposizione da uranio. I risultati sono positivi: i cittadini sono stati contaminati. Nonostante oramai sia chiaro che popolazione è stata esposta a radiazioni, le autorità giapponesi continuano a dire che il sarcofago in cemento armato che contiene il nucleo del reattore è rimasto intatto.
Alle 17.00 un comunicato del capo di Gabinetto Yukio Endo paventa la possibilità di una seconda esplosione al reattore numero tre. Nel frattempo le squadre di soccorso continuano nel disperato tentativo di raffreddare gli impianti con acqua marina, ma il rischio di nubi radioattive continua a crescere.

Lunedì 14 marzo

Alle 11.00 una nuova esplosione al reattore tre manda in tilt il sistema di raffreddamento e ferisce altre 11 persone. Crolla l’involucro protettivo dell’impianto, ma la Tepco rassicura che il sarcofago che contiene il nocciolo continua a essere in buone condizioni. Nel reattore due inizia a venire pompata acqua marina per il raffreddamento. Anche in questo caso si comincia a temere per la fusione delle barre di uranio radioattivo.

Un comunicato informa tutte le persone che non sono evacuate di rimanere all’interno delle proprie abitazioni e di non uscire all’aria aperta. Continuano i problemi alla centrale. Il combustibile nucleare che deve essere immerso nel liquido di raffreddamento è parzialmente scoperto. Le pompe idrauliche sono fuori uso.

Martedì 15 marzo

Alle sei di mattina la terza esplosione in quattro giorni. La vasca di raffreddamento del reattore due è definitivamente compromessa. La marina militare statunitense si allontana dalla costa giapponese per paura che le radiazioni in atmosfera raggiungano l’equipaggio che si trovava in zona per prestare soccorso alle popolazioni colpite dal sisma.

Alle 8.30 il capo di Gabinetto dirama una nota in cui si dice che non si può più escludere che tutti e tre i reattori danneggiati possano fondere. Sarebbe la catastrofe. Il governo finalmente ammette che il livello di radiazioni è pericoloso per la salute umana e lancia un secondo avviso alla popolazione limitrofa agli impianti: “Chi vive nel raggio di 30 Km da Fukushima rimanga chiuso in casa”.

Tutto il personale della centrale, 800 persone, viene evacuato. Rimangono in loco solo cinquanta persone che eroicamente portano avanti le operazioni di emergenza.

Venti minuti dopo le dichiarazioni del capo di Gabinetto si sviluppa un incendio nella vasca di raffreddamento del reattore quattro, uno di quelli che erano spenti già prima del sisma di venerdì.

A quel punto il primo ministro del paese asiatico Naoto Kan avverte la popolazione del rischio che una nube radioattiva possa levarsi in cielo. Esattamente come accadde oltre venti anni fa in Ucraina. Livelli di radioattività fuori dalla norma vengono rilevati fino alla Capitale.

L’agenzia internazionale per la sicurezza atomica rivela che attorno all’impianto di Fukushima il livello di radiazioni registrato è superiore di 167 volte alla media annua. L’Aiea comunica anche che il sarcofago del reattore due è compromesso. Nel frattempo la Tepco cerca di raffreddare gli altri reattori anche con l’utilizzo di elicotteri che buttano acqua sui reattori. Una decisione che si rivelerà inutile.

Nuove esplosioni a Fukushima. Ue: “Una apocalisse”. Aiea avvertì dei rischi nel 2009



Il Giappone e il mondo intero rimangono con il fiato sospeso davanti all’emergenza nucleare. La paura di un’apocalisse è tutt’altro che archiviata. All’alba (ora giapponese) una nuova esplosione e un successivo incendio hanno squassato il reattore 4 della centrale di Fukushima, su cui si concentrano gli sforzi degli ultimi cinquanta tecnici rimasti ad operare nella centrale. Per spegnere le fiamme si sono alzati in volo elicotteri carichi di acqua, ma l’operazione è stata quasi subito sospesa a causa dell’alto livello di radiazioni. Alle operazioni di soccorso partecipano anche truppe Usa, che hanno ricevuto l’ordine di tenersi a una distanza di 80 chilometri dall’impianto. Gli Stati Uniti hanno anche inviato aerei spia senza pilota per raccogliere informazioni sullo stato dei reattori. Intanto il commissario europeo per l’Energia Guenther Oettinger parla di nuovi “sviluppi catastrofici probabili”.

18.54 – Clinton, “dramma giapponese solleva dubbi su rischi nucleare”

La tragedia giapponese sollevadubbi sui rischi e sui costi collegati all’utilizzo dell’energia nucleare. Lo ha detto il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, intervistata dalla Msnbc.

18.51 – Francia convoca riunione ministri per valutare la situazione giapponese

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha convocato oggi pomeriggio a Parigi una riunione interministeriale sull’incidente nucleare in Giappone. Alla riunione, riferisce l’Eliseo, hanno partecipato il premier Francois Fillon, il ministro dell’Ecologia, Nathalie Kosciusko-Morizet, il ministro dell’Economia Christine Lagarde e il ministro dell’Industria Eric Besson.

18.11 – Studio università di Pisa: “Radiazioni mille volte inferiori che a Chernobyl”

Le radiazioni emesse nell’atmosfera in seguito all’esplosione nella centrale nucleare di Fukushima sono inferiori a un millesimo di quanto emesso durante l’incidente di Chernobyl. Lo rivela uno studio preliminare condotto dagli esperti del gruppo di ricerca sul nucleare dell’Università di Pisa. Il team da alcuni giorni ha attivato una rete internazionale di contatti per seguire la situazione in Giappone e per trasmettere, via mail, informazioni e pareri scientifici sulle possibili modalità di reazione agli eventi. “Il Gruppo di ricerca sul nucleare di San Piero a Grado (Pisa) – spiega una nota dell’Ateneo – è coordinato da Francesco D’Auria, esperto dei reattori ad acqua bollente, lo stesso tipo installato nella centrale nucleare di Fukushima, e composto da circa 40 studiosi dell’Università di Pisa e di altri enti di ricerca internazionali, e ha realizzato una newsletter che mira a cercare e filtrare le notizie disponibili in rete, a monitorare in modo costante e approfondito quanto sta avvenendo nei reattori di Fukushima, a fornire valutazioni e proposte basate sulla competenza e sull’esperienza accumulata a Pisa. La newsletter viene spedita agli specialisti del settore che hanno rapporti con il gruppo pisano, tra cui i rappresentanti dell’International Atomic Energy Agency (Aiea) e di altre organizzazioni internazionali. La newsletter fornisce anche suggerimenti sulle azioni da intraprendere”.

18.08 – Aiea: “Non è il momento di dire che situazione è fuori controllo”

Non è il momento di dire se gli sviluppi del disastro nucleare in Giappone siano finiti “fuori controllo”: lo ha detto il capo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, reagendo all’allarmismo serpeggiane. Stamane il commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, aveva detto che la situazione sembra esser sfuggita di mano alle autorità giapponesi. Di qui, il monito del capo dell’Aiea, Yukiya Amano: “Non è il momento di dire che le cose siano fuori controllo, gli operatori stanno facendo il massimo per riportare in sicurezza il reattore”.

17.52 – Usa inviano aerei spia su centrale Fukushima

Aerei da ricognizione senza pilota americani saranno inviati in missione sulla centrale nucleare di Fukushima per raccogliere informazioni sullo stato dei reattori. Forse la missione si svolgerà già domani. Lo ha anticipato una fonte del governo giapponese citata dall’agenzia di stampa Kyodo News.

17.51 – Idranti utilizzati a Fukushima per incendi convenzionali

Gli idranti che si stanno utilizzando nella centrale nucleare giapponese di Fukushima 1 servono a spegnere un incendio di tipo convenzionale avvenuto al quarto piano degli edifici dei reattori 3 e 4; nel frattempo negli stessi reattori, così come nei reattori 1 e 2, si continua a iniettare acqua di mare nel circuito di raffreddamento per ridurre la temperatura del nocciolo. “Gli incendi che si sono sviluppati nei reattori 3 e 4 della centra di Fukushima “non riguardano il reattore, ma la piscina di stoccaggio del combustibile che si trova al quarto piano dell’edificio del reattore”, spiega Stefano Monti, direttore dell’Unità metodi di sicurezza dei reattori dell’Enea. La piscina di stoccaggio del combustibile è una struttura diversa dal contenitore di acciaio (vessel) che racchiude le barre di combustibile. Quest’ultimo è il cuore del reattore ed è protetto da un contenitore di cemento armato; la piscina si trova all’esterno di questo contenitore.


17.29 – Oettinger: “Probabili altri sviluppi catastrofici”

E’ ”probabile” che nelle prossime ora in Giappone si verifichino “altri eventi catastrofici”: lo ha detto oggi il commissario europeo per l’energia Guenther Oettinger intervenendo alla commissione ambiente dell’Europarlamento. Oettinger è tornato a parlare di “catastrofe” in atto e di “situazione fuori controllo”. Per il commissario le persone sull’isola “sono in pericolo, ma non bisogna cedere al panico”.

17.22 – Sarkozy: “Sono convinto che nucleare sia scelta giusta”

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha dichiarato oggi di essere ancora convinto che quella del nucleare sia stata una scelta giusta per il suo Paese. “La Francia ha scelto l’energia nucleare, che costituisce un elemento essenziale della sua indipendenza energetica e della sua lotta contro l’effetto serra”, ha affermato Sarkozy durante la riunione del Consiglio dei ministri. Una scelta che è stata fatta con una condizone di “sicurezza molto alta per le nostre installazioni nucleari”, ha aggiunto Sarkozy, sottolineando come la capacità tecnica francese in questo campo sia riconosciuta in tutto il mondo. Il capo dell’Eliseo ha tuttavia aggiunto di voler trarre lezioni da quanto sta accadendo in Giappone. Per questo è stata ordinata una revisione completa dei sistemi di sicurezza in tutti gli impianti. La Francia ottiene l’80% della sua energia elettrica da 58 reattori nucleari.

17.22 – Governatore prefettura Fukushima: “Ci manca tutto”

Il governatore della prefettura di Fukushima, Yuhei Sato, sfoga in un’intervista televisiva tutta la rabbia e l’ansia dei suoi concittadini, sentimenti che, ha detto,“hanno raggiunto il punto di rottura”, per la risposta disordinata delle autorità nazionali all’emergenza provocata dai pesanti danni riportati dalla centrale nucleare con quattro reattori colpiti. Il governo ha ordinato l’evacuazione della zona compresa entro i 20 chilometri dalla centrale, e a chi vive nel raggio compreso fra i venti e i trenta chilometri, è stato detto dirimanere a casa. Ma nei centri allestiti per ospitare gli sfollati manca il cibo, combustibile e medicine. “Ci manca tutto”, ha dichiarato Sato.

17.19 – Forze Usa a 80 chilometri da reattori danneggiati

Il Pentagono ha reso noto oggi che le forze Usa in Giappone impegnate nelle operazioni di soccorso hanno ricevuto l’ordine di tenersi ad almeno 80 chilometri dai reattori danneggiati dal disastro. La misura mira a mantenere le truppe Usa in condizioni di sicurezza mentre sono impegnate nelle operazioni di soccorso.

17.11 – Fukushima, Jaif: “Incendio anche nel reattore 3″

Oltre che nel reattore 4, nella centrale di Fukushima 1 c’è stato un incendio anche nel reattore 3. In entrambi i casi, come riferisce il Japan Atomic Industrial Forum (Jaif), a bruciare è la piscina di stoccaggio del combustibile che si trova al quarto piano dell’edificio della centrale. Per ridurre la temperatura nel nocciolo, invece, in entrambi i reattori si continua a iniettare acqua di mare attraverso il sistema antincendio, posizionato all’interno del reattore, isolato da una struttura di contenimento in cemento armato e separato dalla piscina di stoccaggio del combustibile.

17.09 – Capo Aiea al più presto in Giappone: “Situazione molto seria”

Il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), il giapponese Yukiya Amano, ha dichiarato che intende recarsi al più presto in Giappone e ha definito “molto seria” la situazione all’impianto nucleare di Fukushima.

17.05 – Francia teme catastrofe nucleare

La Francia teme ”una catastrofe nucleare a partire dalla centrale di Fukushima”: lo ha detto il ministro francese dell’Ambiente, Nathalie Kosciusko-Morizet, all’Assemblea nazionale di Parigi per un’audizione dedicata alla situazione del nucleare. “Le ultime informazioni che giungono dal Giappone non sono buone”, ha detto la ministra, sottolineando che ciò fa temere “una catastrofe nucleare a partire dalla centrale di Fukushima”. “Nell’atmosfera ci sono già fughe importanti di radioattività”, ha aggiunto. All’audizione, hanno anche partecipato il ministro dell’Industria Eric Besson e alcuni responsabili del gruppo energetico francese Areva e dell’autorità per la sicurezza nucleare (Asn). “Il nucleare civile resta un vantaggio per il nostro Paese ma al tempo stesso non dobbiamo sottovalutare la portata di ciò che succede in Giappone e trarne le conclusioni per l’insieme del nucleare civile nel mondo e quindi in Francia”, ha affermato Besson. Interrogato sui rischi di radioattività in Europa, il ministro ha ribadito che secondo gli esperti “per il momento i rischi sono minimi”.

16.57 – Autorità preoccupate per deposito Fukushima 3 e 4

Le autorità giapponesi si sono dette preoccupate delle condizioni del deposito di combustibile usato alle unità 3 e 4 della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, secondo quanto annunciato oggi dall’Aiea a Vienna. Secondo quanto indicato dall’Agenzia atomica internazionale, il ministro della difesa giapponese, Toshimi Kitazawa, ha annunciato oggi che elicotteri delle forze speciali della difesa avrebbero riversato acqua sull’unità 3, mentre altri responsabili si starebbero preparando a riversare acqua, da terra, nell’unità 4 ed eventualmente dopo anche nell’unità 3. Prima di procedere alle operazioni di convogliamento dell’acqua, dovranno essere rimossi dal suolo dei detriti dell’esplosione avvenuta il 14 marzo all’unità 3.

16.26 – Arrivato a Fukushima cannone ad acqua

E’ arrivato a Fukushima il cannone ad acqua con il quale si cercherà di raffreddare il reattore numero quattro dell’impianto nucleare. Lo riferisce l’agenzia stampa Kyodo.

16.25 – Russia evacua famiglie diplomatici

La Russia porterà via dal Giappone le famiglie dei funzionari delle rappresentanze diplomatiche russe ma non si tratta ancora dell’evacuazione di tutti i cittadini: lo ha reso noto il ministero degli Esteri russo. ”In relazione alla situazione che si sta creando in Giappone – si afferma in un comunicato del ministero – è stato deciso il ritiro temporaneo dal paese, probabilmente dal 18 marzo, dei membri delle famiglie dei funzionari delle rappresentanze russe in Giappone, comprese l’ambasciata, i consolati generali, le rappresentanze commerciali e altre strutture. Non si tratta per ora tuttavia – conclude la nota – dell’evacuazione dei funzionari dell’ambasciata russa e di altre rappresentanze statali in questo paese”.

16.18 – Germania consiglia a tedeschi di lasciare Tokyo

Di fronte all’aggravarsi della crisi nucleare di Fukushima, la Germania ha invitato oggi i cittadini tedeschi che si trovano ancora nelle regioni di Tokyo e di Yokohama a trasferirsi in altre parti del paese oppure a lasciare il Giappone. Si tratta di un “rilevante aggiornamento” delle indicazioni di viaggio in Giappone, ha commentato un portavoce del ministero degli Esteri, sottolineando che una parte del personale dell’ambasciata tedesca nella capitale è già stata spostata a Osaka per rafforzare l’organico del consolato locale.

16. 02 – Agenzia nucleare francese: “Fukushima di vecchia concezione”

Il rischio di fusione del nocciolo del reattore, il più grave degli incidenti nucleari possibili, non è stato considerato nella concezione della centrale di Fukushima, in Giappone, entrata in funzione negli anni 70. Lo ha spiegato oggi a Parigi il vice-direttore generale dell’’Autority francese per la sicurezza nucleare (Asn), Olivier Gupta. “I dispositivi per far fronte alle fusioni del nocciolo del reattore, ed una serie di procedure da attuare in queste emergenze, sono stati presi in conto solo dopo l’incidente di Three Mile Island (Usa, ndr), nel 1979”, ha spiegato Gupta, ammettendo che “molti reattori nucleari nel mondo, compresi quelli della Francia” sono concepiti in questo modo.

15.50 – Francia: “Cruciali prossime 48 ore, rischio Chernobyl”

La Francia considera “cruciali” le prossime 48 ore nella centrale di Fukushima e non esclude che, nel peggiore scenario, si tratti di un disastro più grave di Chernobyl. Lo ha affermato Thierry Charles, direttore della Sicurezza dell’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare, Irsn, in Francia – incaricato dal governo francese di fare uno studio sul disastro nucleare in Giappone – secondo cui sarà importante vedere come si ristabilirà il livello di acqua nelle piscine di stoccaggio del combustibile del reattore numero 4 della centrale. “Bisogna contare un giorno o due – ha detto Charles per vedere, una volta assorbita l’acqua, riapparire le scorie radioattive”. Il livello delle scorie – ha aggiunto, daranno la misura della radioattività sul luogo”. Secondo l’esperto comunque le previsioni non sono ottimistiche e si teme che il livello delle scorie possa essere “della stessa gamma di Chernobyl”. Dopo l’esplosione della centrale ucraina nel 1986 si è arrivati a una radioattività di circa 12 miliardi di becquerel che in 10 giorni si sono diffusi in tutta l’atmosfera, una quantita 30mila volte superiore alle scorie radioattive delle istallazioni nucleari in tutto il mondo nell’arco di un anno.

15.44 – Allarme di “emergenza nucleare” per dieci regioni dello spazio aereo intorno a Fukushima

E’ stato emesso un allarme di “emergenza nucleare” per dieci regioni dello spazio aereo tra Giappone, Alaska, Russia, Cina, Corea del Nord e del Sud a causa dell’incidente nella centrale nucleare giapponese di Fukushima. L’allarme, su richiesta dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) è stato aggiornato alle 11 Utc (le 12 italiane) dopo essere stato emesso alle 3:00 (le 4:00 italiane), dal Vaac (Volcanic Ash Advisory Centre) di Londra centro che dallo scorso anno ha competenza anche per gli allarmi radioattivi oltre che sulla presenza di ceneri vulcaniche nell’atmosfera. L’avviso è pubblicato – tra l’altro – sul sito operativo Cfmu Nop del centro di controllo aereo europeo Eurocontrol. L’allarme radioattività riguarda “le regioni aeree di Fukuoka, Manila, Taipei, Shanghai, Incheon, Pyongyang, Vladivostok, Khabarovsk, Yuzhno-Sakhalinsk, Anchorage”. Nell’avviso pubblicato sul sito operativo di Eurocontrol si ricorda anche il divieto assoluto di sorvolo disposto in un raggio di 30 chilometri attorno alla centrale di Fukushima.

15.12 – Agenzia atomica russa: “In Giappone si sta sviluppando lo scenario peggiore”

Il capo dell’Agenzia atomica russa, Serghiei Kirienko, ha affermato che la crisi nucleare in Giappone si sta sviluppando secondo lo scenario peggiore.

14.28 – Esperto russo: “Impossibile reazione a catena”

Un eminente esperto nucleare russo, l’ex ministro per l’Energia atomica Ievgheni Adamov, ha detto che nella centrale di Fukushima una reazione a catena con esplosione nucleare è impossibile. “Questa opzione è esclusa in virtù della struttura del reattore”, ha detto l’esperto al quotidiano russo Izsvestia sottolineando fra l’altro una differenza rispetto alla centrale di Cernobyl che esplose nel 1986: “l’assenza di grafite”. “Garantisco che un’esplosione nucleare non può aver luogo”, ha sostenuto Adamov.

14.26 – Ue, lunedì consiglio straordinario sull’energia

Lunedì prossimo a Bruxelles si svolgerà una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri dell’Energia Ue. Lo si è appreso da fonti della presidenza di turno ungherese dell’Ue.

13.47 – Francia: “Potrebbe essere peggio di Chernobyl”

L’incidente nucleare in Giappone potrebbe avere “un impatto superiore a Chernobyl“: lo ha detto il portavoce del governo francese, Francois Baroin, al termine del consiglio dei ministri a Parigi, in gran parte consacrato alla situazione in Giappone. Interrogato sulle dichiarazioni del ministro francese dell’Ecologia, Nathalie Kosciusko-Morizet, che sempre oggi ha affermato che in Giappone “lo scenario del peggio è possibile e anche probabile”, Baroin ha detto: “Non faccio che ripetere con modestia, non essendo un tecnico di queste materie, ma con fedeltà le parole della Kosciusko-Morizet, che al (consiglio dei ministri, ndr) ha parlato effettivamente di uno dei peggiori scenari”. “Nel peggiore degli scenari sarà chiaramente un impatto superiore al Chernobyl”, ha aggiunto Baroin, facendo riferimento alla catastrofe nucleare del 1986 in Ucraina.

13.42 – Portavoce governo giapponese, reattore 3 non ha subito danni

Il portavoce del governo giapponese, Yukio Edano, ritiene improbabile che si siano verificati gravi danni alla gabbia di contenimento del reattore 3 della centrale nucleare di Fukushima 1. “La possibilità che il reattore 3 abbia subito gravi danni alla sua gabbia di contenimento è bassa”, ha detto Edano, secondo quanto riporta l’agenzia Kyodo. Edano, in precedenza, aveva sostenuto la possibilità che vi fossero stati dei danni alla gabbia di contenimento del reattore.

13.16 – Fukushima, si pensa a cannone ad acqua per raffreddare reattore

I tecnici giapponesi che stanno cercando di raffreddare il reattore n.4 dell’impianto nucleare di Fukushima hanno fatto ricorso ai cannoni ad acqua, ha sottolineato la rete televisiva Nhk. In precedenza, il tentativo di gettare acqua sui reattori dagli elicotteri dell’esercito giapponese era fallito a causa delle radiazioni troppo elevante nell’area della centrale.

12.55 – Il premier Kan striglia dirigenti Tepco: “Che diavolo succede?”

Il primo ministro giapponese Naoto Kan ha interrotto una riunione dei massimi dirigenti della Tokyo Power Company (Tepco, che gestisce la centrale nucleare in crisi di Fukushima) e, infuriato per la mancanza di informazioni, ha chiesto ai dirigenti della società “cosa diavolo sta succedendo?”. Lo ha scritto l’agenzia Kyodo, i cui reporter hanno assistito, ieri, alla scena.“La televisione ha detto che c’è stata un’esplosione” si è lamentato Kan, “ma all’ufficio del primo ministro non è stato detto niente per un’ora”. Il premier, che dall’inizio della crisi ha parlato spesso in pubblico, si riferiva alla notizia che una nuova esplosione, la terza, si era prodotta in uno dei reattori atomici di Fukushima. Secondo i reporter che hanno assistito alla scena, il capo del governo giapponese era “livido di rabbia”.

12.43 – Wikileaks: “Aiea avvertì il governo due anni fa sui rischi delle centrali”

L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, già due anni fa mise in guardia il governo giapponese circa il pericolo che le centrali nucleari del Paese asiatico non fossero in grado di resistere a sismi di particolare potenza, come quello di magnitudo 9,0 che venerdì scorso generò un devastante ‘tsunami’, e poi anche il rischio di catastrofe nucleare a Fukushima. E’ quanto emerge da cablogrammi diplomatici riservati, diffusi dal sito on-line WikiLeaks, il cui contenuto è ripreso oggi sul quotidiano britannico ‘The Daily Telegraph’. Stando ai documenti citati dal giornale, un dirigente dell’agenzia di controllo Onu comunicò alle autorità di Tokyo che le misure di sicurezza negli impianti erano obsolete, e che un terremoto davvero forte avrebbe “posto seri problemi”. La replica delle autorità nipponiche consistette nel formale impegno a migliorare gli standard in tutte le centrali, e in particolare a istituire un centro di reazione rapida proprio in quella di Fukushima 1: dagli stessi cablo risulta però che lo scenario più grave preso in considerazione contemplava un movimento tellurico d’intensità non superiore ai 7 gradi sulla scala aperta Richter, dunque due in meno rispetto all’effettiva forza del terremoto di cinque giorni fa. Dal quotidiano londinese risulta altresì che la sicurezza nelle centrali atomiche giapponesi, cioè di uno dei Paesi più sismici al mondo, fu argomento di discussione persino in occasione del vertice del G8 che si tenne a Tokyo nel 2008. Un altro cablogramma, inviato a Washigton dall’ambasciata Usa in Giappone successivamente a quel summit, e parimenti entrato in possesso del sito di Julian Assange, riporta il parere di un esperto, non identificato, il quale manifestò tutta la sua preoccupazione a chi di dovere: soprattutto, segnalò come le norme di sicurezza anti-sismiche fossero state revisionate soltanto tre volte in 35 anni, e che alcuni terremoti avvenuti all’epoca avevano superato i criteri sulla base dei quali erano state progettate le centrali. Un anno dopo, come dimostrano ulteriori messaggi secretati, il governo di Tokyo riuscì a bloccare una decisione della magistratura che avrebbe comportato la chiusura di un impianto nella parte occidentale del Paese, in quanto inidoneo a resistere a una magnitudo maggiore di 6,5 gradi: i tecnici dell’esecutivo riuscirono invece a convincere i giudici che il reattore era sicuro, e che tutti i test avevano sortito esiti soddisfacenti. Infine, sempre secondo i testi divulgati da WikiLeaks, tre anni fa un parlamentare nipponico piuttosto noto, Taro Kono, confidò a diplomatici statunitensi che in Giappone erano stati “occultati” diversi incidenti nucleari avvenuti nel passato.

12.42 – Ambasciata italiana: “Tokyo meno radioattiva di Roma”

Roma più radioattiva di Tokyo. E’ la sorpresa delle analisi effettuate dalla squadra della Protezione civile italiana, composta da sei persone, giunta oggi nella capitale nipponica. I rilievi fatti dai tecnici – comunica l’ambasciata italiana – danno una radioattività di fondo misurata sul tetto dell’ambasciata di 0.04 microsievert/ora. Per riferimento, il valore di radioattività ambientale tipico della città di Roma è di 0.25 microsievert/ora. Sulla base di quanto comunicato, i tecnici, avendo avuto la possibilità di compiere una misura spettroscopica, hanno avuto la possibilità di escludere la presenza di radiazione proveniente da isotopi artificiali: in altri termini, non ci sono isotopi che possono essere stati prodotti in un reattore nucleare. “E’ evidente – si legge in un avviso – che queste misure portano ad escludere qualunque rischio di contaminazione a Tokyo (almeno nelle vicinanze dell’Ambasciata)”.

12.37 – Fukushima, evacuate 185mila persone


Sono 185.000 le persone finora evacuate nella zona compresa entro 20 chilometri dalla centrale giapponese di Fukushima 1. L’evacuazione nel raggio di 20 chilometri è stata completata ieri, mentre nell’area compresa fra 20 e 30 chilometri le autorità locali raccomandano alla popolazione di restare al chiuso. Nel frattempo sono state distribuite alla popolazione 260.000 dosi di iodio stabile, ma il governo non ne ha ancora prescritto di assumerle. La popolazione non risulta al momento esposta a dosi elevate e le dosi di radioattività rilevate nella zona attorno alle centrali variano a 4 a 240 microsievert/ora (il valore normale è di 0,03 microsievert/ora).

11.43 – Sarkozy chiede riunione del G20 sul nucleare

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, convocherà una riunione del G20 – del quale la Francia ha la presidenza di turno – per discutere delle opzioni energetiche dopo il disastro in Giappone.

11.40 – Croce rossa: “Tokyo è sicura”

La Croce rossa internazionale ha reso noto che Tokyo è sicura e che gli stranieri possono recarsi lì. Un alto funzionario della Croce rossa internazionale, Matthias Schmale, ha detto in una conferenza stampa a Ginevra che “la Croce rossa giapponese ci ha detto che Tokyo è sicura per quanto riguarda le radiazioni e che gli stranieri possono recarsi lì”. Schmale ha aggiunto che il Giappone non chiede un massiccio intervento internazionale di soccorritori per l’emergenza tsunami, ma che “probabilmente avrà bisogno di sostegno finanziario”.

10.39 – Radiazioni alte, stop agli elicotteri sulla centrale

Sono state sospese a causa delle radiazioni troppo alte le operazioni degli elicotteri dell’esercito giapponese che si erano alzati in volo per versare dall’alto acqua sui reattori della centrale nucleare di Fukushima. Lo ha riferito la televisione Nhk.

10.20 – “No rischi immediati da radiazioni a 20-30 km da centrale”

Le radiazioni oltre un raggio di 20-30 km dalla centrale di Fukushima n1 non costituiscono “immediato rischio per la salute”. Lo ha detto il portavoce del governo, Yukio Edano.

8.44 – Elicottero versa acqua su reattore Fukushima

Un elicottero dell’esercito giapponese è decollato stamani per versare acqua su un reattore della centrale nucleare di Fukushima, per tentare di raffreddarlo. Lo ha mostrato la tv pubblica Nhk.

6.31 – A Fukushima calano le radiazioni, esperti tornano in centrale

Il calo della radioattività ha consentito alle squadre impegnate alla messa in sicurezza della centrale di Fukushima di poter tornare al lavoro. Le operazioni di pompaggio di acqua marina nei reattori n. 1, 2, 3 procedono senza intoppi.

5.11 – Giappone pronto a chiedere aiuto militare Usa

Il Giappone è pronto a chiedere la cooperazione delle forze armate Usa negli sforzi per contenere i danni della centrale nucleare di Fukushima n1 dopo sisma e tsunami di venerdì scorso. Lo detto il portavoce del governo, Yukio Edano.

4.05 – Fukushima, danneggiato contenitore reattore

Il contenitore di uno dei reattori della centrale di Fukushima potrebbe essere stato danneggiato. Lo ha detto il portavoce governativo Yukio Edano. Il contenitore danneggiato è quello del reattore n.3, secondo l’agenzia Kyodo.

3.46 – Fukushima, evacuati tutti i lavoratori

Il portavoce del governo giapponese,Yukio Edano, ha detto in una conferenza stampa che tutti i lavoratori che stavano cercando di raffreddare i reattori con acqua sono stati fatti uscire dalla centrale di Fukushima a causa dell’aumentato livello di radiazioni e dell’elevato rischio di contagio.

2.42 – Fukushima, nube di fumo si alza da centrale

Una nube di fumo di alza dallacentrale nucleare di Fukushima, nel nord est del Giappone. Lo mostrano immagini in diretta della tv giapponese. La colonna di fumo proviene dal reattore n.3 e le autorità stanno accertandone le cause.

1.22 – Acido borico su reattore 4

I tecnici dell’impianto nucleare giapponese di Fukushima Daiichi hanno irrorato di acido borico il reattore n. 4, lo stesso dove in nottata si era sviluppato un secondo incendio, nel tentativo di impedire nuove “criticità”. Lo rende noto la BBC online. La Tepco, il gestore dell’impianto, ha intanto reso noto che circa il 70 per cento delle barre di combustibile del reattore n. 1 sono rimaste danneggiate. Lo stesso vale per il 33 per cento delle barre del reattore n. 2.

00.31 – Agenzia sicurezza, “domato incendio”

L’incendio scoppiato stanotte (poco prima dell’alba in Giappone) nel reattore 4 della Centrale nucleare du Fukushima I sembra essersi spento. Lo ha annunciato un responsabile dell’agenzia di sicurezza nucleare giapponese a Tokyo.