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giovedì 23 dicembre 2010

Camera, Fini replica alla Lega "No al dibattito su mie dimissioni"


Fini torna sulle provocazioni della Lega e sulla richiesta di un dibattito parlamentare per porre la questione delle sue dimissioni: "Un dibattito del genere - scrive in una lettera al capogruppo Reguzzoni - è inammissibile e condizionerebbe il ruolo di presidente Camera".

L'offensiva era scattata ieri alla Camera, quando il capogruppo del Carroccio aveva annunciato la richiesta di un dibattito in Aula sul ruolo del presidente Fini che non si dimette nonostante le sue battaglie politiche alla guida del Fli: "Le dimissioni stanno nella coscienza di ognuno", aveva detto spiegato Il capogruppo del Carroccio, "ma è necessario che almeno il Parlamento possa esprimersi". La richiesta è che la questione venga valutata già dalla riunione dei capigruppo dell'11 gennaio.

"E' evidente come da un dibattito nascerebbe un condizionamento nello svolgimento dei compiti attribuiti al presidente d'assemblea, con conseguente inevitabile affievolimento del suo ruolo di terzietà", ha replicato oggi il presidente della Camera.

Per la Lega il presidente della Camera ha tenuto nelle ultime settimane atteggiamenti discutibili che "ledono la dignità del Parlamento" e che prefigurano il suo ruolo come "incompatibile con un ordinato svolgimento dell'attività parlamentare". Inoltre non intervenire "creerebbe un precedente". Ma nella sua lettera di risposta Fini spiega che "ove si intenda promuovere un dibattito in termini generali sul ruolo e sulle funzioni del Presidente di Assemblea parlamentare nel nostro ordinamento, anche al fine di intervenire sui richiamati principi di ordine costituzionale e regolamentare, ciò può senz'altro aver luogo, attivando gli specifici strumenti previsti a tale scopo: in particolare - ha sottolineato il presidente della Camera - attraverso la presentazione di apposite iniziative di riforma costituzionale o di modifica al Regolamento, il cui esame è rimesso alle sedi competenti". In altre parole, la richiesta di un dibattito sul ruolo svolto dal Presidente della Camera, richiederebbe una modifica della Costituzione oltre che del Regolamento.

Sull'attacco di Reguzzoni sembrava perplesso perfino Cicchitto: "Riflettiamoci bene, quanto meno sarebbe meglio se aspettaste la chiusura del Parlamento". Ma i leghisti sono andati avanti da soli. A Palazzo Grazioli "l'incidente" è stato oggetto di commenti pungenti anche da parte di Berlusconi. "È chiaro - si è sfogato - che vogliono portarci a votare". La sparata del Carroccio rischia infatti di pregiudicare l'altra operazione su cui Berlusconi si sta spendendo, quella del rientro di alcuni finiani rimasti nel Fli. "È evidente - osserva un ministro del Pdl - che molti di loro sono legati a Fini da un rapporto di lealtà personale e se vedono attaccato il proprio leader sono costretti a schierarsi di nuovo con lui".

E mentre Andrea Ronchi sfida i leghisti a trovare "un solo atto che indichi una mancanza di imparzialità del presidente della Camera", Italo Bocchino replica in maniera ancora più dura, tirando in ballo il presidente del Senato Renato Schifani. Per Berlusconi, dice il capogruppo di Fli alla Camera, "non essere super partes significa piegarsi come accade al presidente del Senato. Prima di giudicare il comportamento di Gianfranco Fini, presidente della Camera, Berlusconi farebbe bene a rivedersi per decine di volte la scena isterica di Rosi Mauro, apportando una bruttissima figura alle istituzioni: quelli sono comportamenti non super partes". Affermazioni che hanno subito fatto scattare una levata di scudi da parte della maggioranza. "E' indegno da parte di Bocchino tirare in ballo impropriamente il presidente del Senato Schifani la cui imparzialità istituzionale e autonomia politica nel senso più nobile della parola è da tutti riconosciuta", ha detto il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.

Intanto tra il premier e la Lega, che spinge per andare alle urne in primavera, c'è freddezza. Berlusconi non ha apprezzato la mossa del suo alleato Bossi, e Fini la giudica, insieme ai suoi, "una mossa soltanto demagogica". Oggi il premier ha ribadito durante la conferenza stampa di fine anno a Villa Madama, come i parlamentari di Fli abbiano "dato grande prova di lealtà verso Fini che li aveva messi in lista come amici suoi votando la sfiducia", per poi lanciare un invito: "ora che hanno consumato questo debito devono preoccuparsi della lealtà verso i loro elettori".

(23 dicembre 2010)


mercoledì 22 dicembre 2010

Veltroni a Bersani: "Primarie servono" E DI Pietro dà l''ultimatum' ai democratici


Walter Veltroni rilancia: "Il Pd non deve rinunciare ad avere grandi ambizioni, deve anzi tornare ad averle". È il "coraggio riformista" quello di cui l'ex segretario parla ieri sera alla riunione di Modem (Movimento democratico), la minoranza interna che fa capo a lui, a Paolo Gentiloni e Beppe Fioroni. E Veltroni ha insistito anche sulle primarie: non devono essere abbandonate, perché "sono percepite dai cittadini come parte integrante dell'identità del partito". Nella direzione, convocata da Bersani per il 23, questi nodi devono essere sciolti.

A tenere banco c'è comunque la questione delle alleanze. Per Fioroni il partito deve fare chiarezza: "L'alleanza va fatta solo con il Terzo Polo e individuando un nuovo Prodi che parli agli elettori moderati delusi". Non con Di Pietro, quindi.

Ma il leader dell'Idv, a sua volta, lancia un ultimatum: "
Giovedì prossimo il Pd deve dire chiaramente con chi si alleerà, oppure noi di Italia dei Valori e Sinistra ecologia e libertà andremo avanti da soli". Antonio Di Pietro, ospite ieri di Repubblica Tv, invia un messaggio preciso al segretario dei democratici Pierluigi Bersani, che nei giorni scorsi aveva invece proposto un patto per il Paese a tutte le forze politiche, a partire dal Terzo polo di Fini, Casini e Rutelli.

"Rispetterò qualunque decisione - dice il leader di Idv - ma deve essere o un sì o un no. Non si può tenere un piede in due scarpe. Il Pd non può fare come l'asino di Buridano". Secondo Di Pietro, "il Terzo Polo non può stare con il Pd, sarebbe un'offesa alla storia e al programma perché la questione sociale e la laicità dello Stato sono temi che non possono essere racchiusi in una formula enigmistica "centrosinistra più Terzo Polo". Quelli non fanno la stampella ma si fregano tutto lo sgabello". Poi aggiunge: "Se dalla direzione del Pd verrà ancora una risposta incerta, noi e Sel partiamo per dire che vogliamo comunque rappresentare gli elettori del centrosinistra. A quel punto il Pd perderà la leadership".

Vendola ha già sfidato il Pd sia sulle primarie che sulla strategia delle alleanze. E ieri in tv su La7, rilancia: "È incredibile che Bersani possa pensare di costruire un'alleanza con Gianfranco Fini". Sull'ipotesi poi che il Pd rinunci alla primarie pur di dialogare con il Terzo Polo: "E' importante distinguere - ha spiegato - tra essere minoranza o essere minoritari, perché in quest'ultimo caso si tratta di rinunciare a combattere la battaglia per capovolgere i rapporti di forza. Non ho nessuna intenzione di tenere in trincea la mia verità. Dobbiamo insieme costruire un percorso per diventare maggioranza senza nasconderci che siamo di sinistra".

(21 dicembre 2010)

lunedì 20 dicembre 2010

"Noi hacker al servizio della libertà" parla un portavoce di Anonymous


di VALERIA FRASCHETTI

Difendiamo il diritto di WikiLeaks di essere libero da censure perché il nostro obiettivo è la libera circolazione delle informazioni". A "parlare", da chissà dove, è "owen". Questo, almeno, è il nome che uno dei portavoce di Anonymous si è dato su una delle chat ospitate dall'Internet Relay Chat, la piazza virtuale dove i membri del gruppo s'incontrano per discutere i prossimi bersagli della loro cyberguerriglia contro le censure e l'uso del copyright su Internet. L'ultima delle loro "prodezze" si chiama operazione Payback e in questi giorni ha colpito i siti di Mastercard, Visa, Amazon e Paypal: tutte società che hanno bloccato le transazioni finanziarie a favore del sito di Julian Assange. Bank of America ha appena annunciato che farà lo stesso e nella piazza virtuale degli "hacker" se ne discute già.

Attaccherete anche loro?
"Non è stata ancora presa una decisione. Tutto è possibile"

Come viene scelto il bersaglio?
"Viene proposto da qualcuno nel forum principale dove se ne discute insieme. Poi un ristretto gruppo composto dai più abili valuta se, tecnicamente, è un'opzione fattibile: i siti non sono tutti ugualmente vulnerabili. Ma non è vera e propria decisione dell'organizzazione: ognuno alla fine è libero di fare quel che vuole. Si uniscono all'attacco coloro che lo condividono".

Sembrate ben organizzati.
"Per certi versi lo siamo, per altri no. I membri agiscono come una mente sola, anche se sono in luoghi diversi. Diciamo che non siamo organizzati rigidamente. Ognuno fa quello che può e vuole: c'è chi modera le discussioni, chi gestisce i server, chi coordina e chi fa gli attacchi DDoS".

Come vengono coordinati gli attacchi?
"Viene concordato un orario e a quell'ora precisa facciamo fuoco con lo spam".

C'è anche chi mette a disposizione il proprio pc per queste operazioni?
"Molti usano un programma che può essere aggiornato e comandato da lontano, ma non tutti usano questo metodo".

Definiamo i membri di Anonymous. Sono attivisti politici?
"Credo che sia una definizione applicabile ai più".

Sono degli "hacktivisti"?
"Non mi piace il suffisso "hack". I membri non sono degli hacker nel significato che la gente attribuisce al termine. Gli hacker sono persone con conoscenze e competenze speciali. La maggior parte di noi qui non ha tante competenze informatiche. Il Loic (il software che usano per gli attacchi DDos, ndr) è un programma semplice".

Quanti siete?
"C'è gente che va e che viene. Il picco massimo, giorni fa, è stato di 7.841. In questo preciso momento siamo 559".

Da quando è scoppiato l'affaire WikiLeaks di quanto siete cresciuti?

"Non so. Tantissimo. Non avevamo capacità di rete sufficiente per supportare tutti gli utenti. In ogni caso,
Anonymous diventerà grande quanto sarà necessario perché raggiunga i suoi obiettivi".

Quali sono?

"Fermare la censura su Internet; cambiare antiquate leggi sul copyright; sostenere la libera circolazione delle informazioni e tutti coloro che la reclamano".

Come Julian Assange. Fino a quando durerà l'operazione in difesa di WikiLeaks?
"Credo finché i governi non lasceranno cadere le loro accuse contro Assange. Ma questa è la mia opinione".

Se gli Usa lo incrimineranno per cospirazione, potreste attaccare anche il Dipartimento di Giustizia americano?

"Non c'è niente di sacro per Anonymous".

Avete contatti con quelli di WikiLeaks?
"Personalmente no, ma sono convinto che tra noi ci siano persone di WikiLeaks".

Anonymous lotta per la libera circolazione di informazioni, ma si fonda sulla segretezza. Nessuna informazione sui suoi membri. Non è una contraddizione?
"Ad essere sincero non abbiamo informazioni su nessuno".

Ma tu ora dove sei?
"Posso dirti che il mio IP dice Svizzera"

Da quanto tempo fai parte di Anonymous?
"Idk (I dont know, non lo so, ndr)".

Quanti anni hai?
"Ho solo 12 anni J o 9000. Scegli tu".

Sei uno studente? Lavori?

"Faccio quel che faccio. Dedico, felicemente, molto tempo a quest'attività. Circa 20 ore al giorno, poi dormo".

Mai incontrato un membro di Anonymous di persona?
"Mai. Scusami, ora devo andare".

A fare cosa?
"Ci sono dei problemi con dei server. Vado a vedere se posso dare una mano. Poi farò un giro tra i canali (stanze di discussione, ndr) per vedere se tutto funziona. Ciao".

(19 dicembre 2010)

"C'è un'Italia migliore. Raccontacela tu'' Parte la campagna per Vendola premier


E' ufficialmente ripartita la macchina elettorale che ha permesso a Nichi Vendola di vincere due volte in Puglia, alle primarie del centrosinistra e poi alle Regionali pugliesi. Anche se stavolta l'ambizione è molto più alta: diventare il candidato premier del centrosinistra e poi, magari, battere Berlusconi. La campagna per "Vendola presidente" è cominciata ufficialmente lunedì: un sito tutto nuovo, ceunitaliamigliore.it e affissioni di manifesti nelle città italiane.

Internet prima di tutto - Il web è sempre stato e sarà ancor di più il campo di battaglia prediletto per il presidente di Sinistra Ecologia e Libertà. A partire da Facebook, dove Vendola è il leader politico italiano più amato con oltre 350mila fan. E dove puntualmente, quattro-cinque volte al giorno, Vendola scrive le sue impressioni su politica e dintorni ("penso che..."), allega articoli di giornale e posta foto. Un modo per intercettare soprattutto i più giovani e - cosa non da poco - a costo zero.

Le parole d'ordine - Lo slogan che fa da battistrada alla campagna è "C'è un'Italia migliore". Gli altri leitmotiv saranno proprio gli utenti di internet a proporli e poi a sceglierli, su nichivendola.it . "C’è qualcuno - è scritto sul sito di Sinistra e Libertà - che crede nelle bacchette magiche, c’è qualcuno che pensa alla rivoluzione, c’è chi, sconfortato, si è già arreso da tempo. E invece noi sappiamo che basta saperla trovare, basta darle fiducia, basta aiutarla ad alzare la testa, ma per fortuna, un’Italia migliore c’è. C’è un’Italia migliore sui tetti delle università, nelle aule delle scuole pubbliche, accanto a una culla, in coda a un supermercato, in un laboratorio di ricerca male illuminato, in una piazza piena di persone e di speranze, in case di fortuna, nelle librerie, nel lavoro quotidiano di tante associazioni, persino nei bar". Insomma, "c’è un’Italia migliore fatta di cittadini che hanno preferito la fatica dell’onestà al comfort della furbizia. I temi della campagna saranno: più lavoro e meno precarietà, no al nucleare e sì alle energie rinnovabili, per l'acqua pubblica, più fondi per la ricerca e per la cultura.

L'ascesa di Sel - Il momento politico per lanciarsi ufficialmente in una campagna semi-elettorale non è scelto a caso. I sondaggi danno Sel in crescita, tra il 6 e l'8%, secondo partito del centrosinistra dopo il Pd. Con l'Idv scavalcata di poco. Un mese fa c'è stata la vittoria alle primarie milanesi del candidato "benedetto" da Vendola, Giuliano Pisapia.

Le altre primarie - Nel frattempo Sinistra e Libertà si è messa in moto per vincere altre due sfide interne al centrosinistra, quelle per il candidato sindaco di Bologna e di Napoli. Nel capoluogo emiliano c'è la cattolica di sinistra
Amelia Frascaroli, prodiana doc e molto attiva nell'associazionismo. Mentre in quello campano il presidente pugliese punta sull'ex magistrato Libero Mancuso. In entrambi i casi - così come avvenne con lo stesso Vendola e poi con Pisapia - scelte che hanno preso in contropiede i vertici locali del Pd, incapaci di trovare un nome che mettesse tutti d'accordo.

(18 dicembre 2010)

Gasparri propone arresti preventivi Le opposizioni: "Annuncio di fascismo"


"Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un 7 aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 in cui furono arrestati tanti capi dell'estrema sinistra collusi con il terrorismo". Così il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, in merito alle polemiche seguite alla scarcerazione dei ragazzi fermati lo scorso 14 dicembre durante gli scontri a Roma. Il 7 aprile del 1979 (e non del 1978, come erroneamente afferma Gasparri) fu il giorno in cui, con un'enorme retata, le forze dell'ordine arrestarono diverse persone, prevalentemente legate a Autonomia operaia, accusate a vario titolo di appartenere alle frange dell'eversione. Fra gli arrestati c'era anche Toni Negri, sospettato di essere il capo delle Brigate rosse.

"Qui - osserva Gasparri - serve una vasta e decisa azione preventiva. Si sa chi c'è dietro la violenza scoppiata a Roma. Tutti i centri sociali i cui nomi sono ben noti città per città. La sinistra, per coprire i violenti, ha mentito parlando di infiltrati. Bugie". "Per non far vivere all'Italia nuove stagioni di terrore occorre agire con immediatezza. Chi protesta in modo pacifico e democratico - conclude Gasparri - va diviso dai vasti gruppi di violenti criminali che costellano l'area della sinistra. Solo un deciso intervento può difendere l'Italia".

L'uscita di Gasparri non trova sponde neppure all'interno del governo. "Non credo proprio che invochi leggi speciali - dice Ignazio La Russa, ministro della Difesa - Bastano le leggi che ci sono, basta solo farle rispettare".

Il presidente del Senato, Renato Schifani, condannando ogni forma di protesta violenta, preferisce lanciare un appello agli studenti. "Mi auguro - dice parlando a margine del concerto di Natale a Palazzo Madama - che le proteste, se ci saranno, si svolgano in piena democrazia, nel rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti. Quando invece la protesta diventa violenza, come quella cui abbiamo assistito giorni fa, ogni forza politica e ogni istituzione deve deprecare senza se e senza ma ogni gesto che vada al di là della normalità democratica". Quanto all'approvazione definitiva del ddl Gelmini, con voto entro mercoledì a Palazzo Madama, Schifani prevede "giorni difficili, quelli che vivremo al Senato ma sono convinto che all'interno dell'aula vi sarà grande senso di responsabilità se pur nel rispetto delle dialettiche. Mi auguro che altrettanto facciano i giovani che andranno a protestare: ne hanno diritto, ma lo facciano con compostezza e nel rispetto delle regole".

Le parole di Gasparri provocano la dura reazione del Pd. "E' un irresponsabile che gioca con il fuoco. A fronte di un malessere sociale che necessiterebbe risposte politiche, la destra sa offrire assurde ricette poliziesche", afferma Andrea Orlando, responsabile giustizia dei democratici. "La proposta di Gasparri, a parte il trascurabile fatto che è contraria alla nostra Costituzione come il 'garantista' (per Dell'Utri e Cosentino) Gasparri dovrebbe sapere, avrà come effetto qello di far diventare agli occhi di un'intera generazione degli eroi, vittime della repressione, gli esponenti delle frange violente. Noi riteniamo che la polizia e la magistratura abbiano gli strumenti e le professionalità per fronteggiare i pericolosi fenomeni di violenza, che la politica e le forze sociali devono saper isolare senza l'esigenza di mettere in campo rigurgiti di stampo fascista".

"E' grave - commenta in una nota Walter Veltroni - che anche nel mondo politico ci sia chi, penso a Gasparri, sembra voler esasperare il clima. Io credo che compito di chi ha a cuore gli interessi della democrazia e la sicurezza dei cittadini sia esattamente inverso. Per questo propongono che il prefetto convochi i responsabili dell'ordine pubblici e gli studenti, per fare in modo che le manifestazioni legittimamente convocate si svolgano in un clima civile, isolando provocatori e violenti". "Sarebbe bello e opportuno - propone Veltroni - che venissero convocati anche i rappresentanti dei sindacati di polizia, perché non può non esservi solidarietà tra i giovani
che difendono l'università e rivendicano il loro futuro e quegli altri giovani che, con la divisa addosso e per poche centinaia di euro, difendono le istituzioni e la sicurezza dei cittadini".

"Sono parole pericolose. Se Gasparri conosce nomi e cognomi li faccia. Sennò lasci lavorare e rispetti le autorità competenti senza avvelenare il clima con dichiarazioni provocatorie e parafasciste" dice Anna Finocchiaro.

Intervenendo a "Che tempo che fa", spiega invece di avere l'abitudine di non commentare le affermazioni di Gasparri il presidente del Copasir Massimo D'Alema, che però puntualizza: "E' sbagliato che il governo non apra un dialogo con gli studenti, sarebbe un modo per isolare violenza". E poi aggiunge: "L'interesse alla violenza è un interesse dei gruppi violenti, ma potrebbe diventare anche un modo di chi è al potere di rafforzare il proprio potere".

Lapidario il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: "Gasparri fascista era e fascista è rimasto". "L'arresto preventivo è annuncio di fascismo - rincara la dose Nichi Vendola - Gasparri all'età di questi ragazzini aveva l'attitudine alla violenza teppistica. Questo Parlamento non può salire in cattedra contro la violenza. Il movimento ascolti invece le parole di Roberto Saviano". Controreplica di Gasparri: "Dice sciocchezze e protegge i violenti. Lo denuncio". Contro il capogruppo del Pdl si scaglia anche l'Idv: "Gasparri è un pericoloso provocatore", afferma Massimo Donadi.

"E' inevitabile che il pensiero corra ai metodi delle dittature latinoamericane e al riproporsi di una cultura del ventennio e accolgo l'appello per cercare di rasserenare il clima ed isolare chi si augura, come Maurizio Gasparri, che alla manifestazione di martedì ci siano scontri" afferma in una nota il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

Su Repubblica la reazione di Roberto Saviano - che dopo gli scontri scorsi aveva avviato un serrato dibattito con gli studenti sul quotidiano e su sito. "Le ricette del Governo contro i manifestanti sono follie autoritarie" dice lo scrittore in un audio su Repubblica.it. "Vogliono risolvere la questione - prosegue - come un problema di forza da affrontare senza dare risposte, ma solo repressione. La piazza non è uno stadio, nè i cittadini sono ultras scalmanati da reprimere". "Il governo deve ascoltare le ragioni dei precari e degli studenti e a quelle ragioni dare risposta". "La violenza, che oscura e danneggia gli obiettivi di questo movimento va disarmata e non alimentata come succederebbe invece proponendo arresti preventivi e anticostituzionali e zone rosse rese più rigide a mò di provocazione". Saviano chiude il suo appello difendendo gli sforzi della polizia su cui la politica tenta di scaricare la responsabilità della gestione del problema.

(19 dicembre 2010)

venerdì 17 dicembre 2010

"Vendola subito con noi". No del Pd a Di Pietro


di GIOVANNA CASADIO

"Il Pd fa come l'asino di Buridano che, non sapendo scegliere tra il mucchio di fieno a destra e quello a sinistra, alla fine muore di fame". Antonio Di Pietro forza la mano a Bersani: "Si decida, è inutile che ci giriamo intorno. Il matrimonio è pronto, sposiamoci entro Natale. Tanto alla fine saremo noi tre: i Democratici, noi di Italia dei valori e Vendola".

Giornata di iniziative per Di Pietro che incontra
Pier Luigi Bersani a Montecitorio e telefona a Nichi Vendola. Si è ripreso dalla "botta" dei due traditori Scilipoti e Razzi, l'ex pm. A due giorni dal "day after" della fiducia incassata da Berlusconi alla Camera per tre voti, il leader di Idv dice che non ci si può permettere di aspettare, che se "il Pd vuole fare altre scelte, è libero ovviamente ma è tempo di dire sì o no, di uscire allo scoperto. Ma ho impressione che i Democratici vogliono vedere prima se ci sia qualcosa di meglio di Di Pietro... aspettare le decisioni dell'Udc è come rincorrere la luna". Le elezioni sembrano sempre più vicine, la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento l'11 gennaio scriverà anche la deadline dell'incertezza di Berlusconi. Ragiona l'ex pm: "E allora? Il centrosinistra dovrà trovare un candidato leader in fretta e furia".

Dal fronte democratico piomba il gelo sull'offerta dipietrista.
Enrico Letta gli dà del provocatore: "Non c'è nessun matrimonio alle viste perché non c'è stato nessun fidanzamento. La provocazione di Di Pietro sembra fatta per destabilizzare più che per costruire ed è basata su elementi della fantasia più che della realtà". L'irritazione è forte anche tra i Modem, la minoranza di Veltroni, Gentiloni e Fioroni. "Sposare Di Pietro non è la nostra bussola", avverte Gentiloni. Stesso invito da Follini per il quale quel matrimonio non s'ha da fare: "Sconsiglio vivamente Bersani. Non mi metto nei panni di don Rodrigo ma fatico molto a vedere Vendola e Di Pietro insieme a noi nella parte di Renzo e Lucia". In tutt'altra direzione si muove Nicola Latorre, il vice capogruppo dalemiano al Senato che immagina una "rifondazione" del Pd con Vendola. Lo dice in un'intervista a "Gli altri", il settimanale di Sansonetti ed è come buttare benzina sul fuoco delle tensioni con i Popolari. Non proprio il giorno adatto.
L'addio di Fioroni e di un gruppetto di altri democratici cattolici torna in un tam-tam insistente al punto da insinuare che sarebbero "acquistabili" da Berlusconi. Fioroni ha un colloquio con D'Alema: "Forse do fastidio ma basta mettermi di mezzo".

Lo stesso segretario Bersani si sfoga: "È iniziata la stagione dei veleni; questi irresponsabili non si rendono conto del deterioramento micidiale che si aggrava tra società e istituzioni?". I parlamentari popolari di cui si sono fatti i nomi -
Giaretta, Baio, Bosone D'Ubaldo ma anche Graziano e Andria, tutti con un curriculum politico di rispetto - smentiscono indignati. Ma contrattaccano: "Queste voci vengono alimentate dall'interno del partito, prima si qualifica come "cretini e mentecatti" chi come noi pensa che l'attuale linea del partito vada corretta, poi si accreditano voci di uscita di parlamentari di area cattolica". Al di là delle acque agitate, resta la scelta di alleanze a cui i Democratici e che nella direzione del 23 il partito dovrà fare. Di Pietro dal canto suo rincara: "Faremo ogni sforzo per fare capire al Pd che sta snaturando se stesso. Casini, cosa pensano che faccia? Diventerebbe il concubino subito dopo il voto. Tuttavia ci facciano sapere in fretta. Si sono presi ventiquattr'ore. Vogliono andare appresso all'Udc? Grazie, e buona fortuna, però noi ci organizziamo. Il progetto di Nuovo Ulivo di Bersani dov'è finito?". Gennaro Migliore di Sel: "La coalizione è il minimo sindacale".

(17 dicembre 2010)

Il Cavaliere e l'assist della Chiesa "Prima o poi Pier tornerà con noi"


di FRANCESCO BEI

"GLIELO dicono anche i vescovi che deve mollare Fini e tornare con noi, prima o poi lo capirà". Silvio Berlusconi si gode il momento di successo dopo il voto di fiducia. E incassa con soddisfazione le ripetute prese di posizione che arrivano da Oltretevere - Bagnasco, Ruini, gli editoriali dell'Avvenire - a favore del "dialogo" e della "stabilità", unite a una chiara diffidenza per Gianfranco Fini e il terzo polo.

Arrivato al pranzo dei leader del Ppe a Bruxelles, il Cavaliere a tavola gonfia il petto quando lo applaudono per lo scampato pericolo: "Ho già una lista di parlamentari che ci hanno ripensato e vogliono venire con me... temo che mi dovrete sopportare per altri due anni e mezzo". E tuttavia, al di là degli eventuali transfughi del Fli, è al piatto grosso che punta Berlusconi. Riuscire a staccare Casini da Fini, riportare i centristi nel perimetro del centrodestra, questo è l'obiettivo di fondo del premier. La trattativa, in gran segreto, è già partita all'indomani del voto di fiducia. Ieri, durante la messa celebrata dal cardinal Bagnasco a Sant'Ivo alla Sapienza, il capogruppo Pdl Gasparri ha cercato con gli occhi Casini e gli ha dato appuntamento per dopo la celebrazione. E, guarda caso, proprio Gasparri ieri sera era ospite a cena in Vaticano. "Con Casini - afferma uno degli sherpa incaricati della mediazione - ci parliamo perché pensiamo le stesse cose, a differenza di Fini". Altri uomini che si stanno spendendo molto su questo fronte sono
Angelino Alfano e Franco Frattini, oltre a Gaetano Quagliariello. Tutti convinti che la strada dell'accordo con Casini sia l'unica alternativa al voto anticipato. Mentre già gira la voce di due ministeri pronti per l'Udc (Difesa e Beni Culturali) Osvaldo Napoli ammette apertamente che il Cavaliere "ha obiettivi più ambiziosi di un pallottoliere quotidiano da tenere sempre sott'occhio. Rimane decisiva l'interlocuzione con Casini". I numeri in Parlamento restano infatti precari. Bastava fare un giro ieri mattina alla Camera per rendersi conto che la situazione non è sostenibile: si votavano gli emendamenti al decreto sull'emergenza rifiuti e mezzo governo era costretto a essere presente per garantire la maggioranza, con i ministri Meloni, Carfagna, Prestigiacomo, Gelmini, Vito, Alfano e una decina di sottosegretari. "E' chiaro che così non possiamo andare avanti - confessava un ministro - serve una svolta".

La "svolta" potrebbe anche prendere una piega inaspettata. Da qualche tempo Berlusconi è stuzzicato dall'idea di rottamare il "brand" Pdl per fare qualcosa che abbia il profumo del Partito popolare europeo. Questa sezione italiana del Ppe sarebbe la "casa comune" dove ritrovarsi con Casini e, se l'Udc accettasse di sciogliersi in un contenitore più ampio, Berlusconi vorrebbe che a guidare il nuovo partito fosse proprio il leader centrista. "L'errore più grande che abbiamo fatto con Fini - osserva uno dei coordinatori del Pdl - è stato quello di accettare che andasse alla presidenza della Camera invece che costringerlo a prendere in mano il partito. Con Casini non commetteremo lo stesso errore". In questo scenario sarebbe nuovamente Berlusconi il candidato premier nel 2013, salvo poi farsi eleggere al Quirinale. A quel punto Casini prenderebbe il suo posto a palazzo Chigi. Solo una fantasticheria? Berlusconi alla staffetta ci crede: "Lo hanno fatto Putin e Medvedev e in Russia funziona benissimo".

(17 dicembre 2010)

La Corte dei Conti di Roma indaga su consulenti Brambilla


Pur essendo a libro paga del ministero del Turismo, avrebbero svolto attività di partito. La Corte dei Conti di Roma, per valutare l'esistenza di ipotesi di danno erariale, ha aperto un'istruttoria sull'attività del ministro Michela Vittoria Brambilla e sul ministero del Turismo. L'ipotesi di danno è utilizzo di risorse pubbliche per lo svolgimento di attività diverse da quelle oggetto delle consulenze. Ne dà notizia l'agenzia Ansa.

L'istruttoria della Procura del Lazio della Corte dei Conti, guidata da Pasquale Iannantuono, è stata aperta dopo notizie di stampa di metà novembre scorso secondo le quali alcune persone (10 o 15) assunte presso il ministero del Turismo come consulenti per il rilancio dell'immagine dell'Italia svolgevano in realtà attività di partito.

Secondo quanto l'Ansa ha appreso, si tratterebbe di persone che in precedenza avevano lavorato nel settore dello spettacolo nelle televisioni Mediaset. Pur essendo a libro paga del ministero o di strutture dipendenti dallo stesso, avrebbero svolto attività presso i
Circoli della libertà. Si tratterebbe di persone con le quali lo stesso ministro Brambilla aveva o avrebbe lavorato in passato nel mondo dello spettacolo. In particolare, l'attività svolta si sarebbe incentrata tutta in Lombardia.

Da questa notizia di stampa, la Corte dei Conti è partita con la sua istruttoria. Al momento negli uffici di viale Mazzini si stanno esaminando i contratti. A giorni partirà la richiesta al ministero di fornire tutta la documentazione. In particolare, quattro le linee dell'inchiesta: l'oggetto delle consulenze, la durata delle stesse, i curricula degli assunti e il compenso per loro stabilito. I magistrati contabili valuteranno se le consulenze erano necessarie o meno, visto che sono stati richiesti tagli economici generalizzati e di rilevante dimensione.

L'ipotesi di lavoro è ovviamente quella di
danno erariale, tenuto conto che proprio l'ultima manovra finanziaria ha ribadito e aggravato le condizioni di rigore per il conferimento di incarichi di consulenza nelle pubbliche amministrazioni.

(17 dicembre 2010)

Rilascio fermati, Maroni: "Non condivido" E Alfano manda gli ispettori


Il ministro dell'Interno Roberto Maroni riferisce in Senato sugli scontri tra forze dell'ordine e manifestanti e i disordini verificatisi in centro a Roma lo scorso martedì 14 dicembre, mentre in Parlamento si votava la fiducia al governo Berlusconi. All'informativa di Maroni è presente anche il ministro della difesa Ignazio La Russa. Per il ministro dell'Interno, pensare che vi fossero membri delle forze dell'ordine infiltrati tra gli agitatori, sospetto sollevato in particolare dal capogruppo del Pd al Senato Angela Finocchiaro, è "un'illazione destituita di fondamento e gratuitamente offensiva".

"E' stata garantita la libertà di espressione di chi voleva manifestare pacificamente" afferma in aula Maroni, esprimendo il suo apprezzamento per il Prefetto, il Questore di Roma e le forze dell'ordine. "Hanno gestito in maniera oculata una situazione di criticità - afferma Maroni -. Con il loro comportamento hanno evitato incidenti più gravi". Il ministro ha espresso "vicinanza e solidarietà" a chi in "polizia, carabinieri e guardia di finanza" è rimasto ferito "per porre argine a una guerriglia scatenata da gruppi di violenti ispirati dal solo intento di creare incidenti e turbare il normale svolgimento dei lavori delle istituzioni parlamentari".

Maroni dichiara inoltre di rispettare ma di non condividere la decisione di scarcerare i giovani fermati dopo gli scontri. "Sarebbe stato più logico - dice il ministro - mantenere lo stato di fermo". Maroni ricorda che ieri, nella udienza di convalida, erano stati comunque confermati gli arresti "di tutti i fermati, poi rimessi in libertà con restrizioni alla libertà di movimento per sette di loro". "Violenti subito rilasciati hanno ora la possibilità di reiterare le violenze - accusa Maroni -. Sarebbe stato più logico e giusto mantenere misure restrittive" per evitare rischi di "reiterare il reato".

Per Maroni, Gli scontri di martedì scorso sono stati provocati da ''veri e propri delinquenti'', una "minoranza di professionisti della violenza che non vorranno perdere la prossima occasione per creare violenza e terrore". Sono loro ad aver, di fatto, ''preso in ostaggio'' il grosso del corteo con ''inaudite violenze''. Lo stesso responsabile del Viminale ha quindi invitato ''le forze politiche responsabili'' a non fornire ''nessuna sponda'' ai violenti.

Sul sospetto di agenti-provocatori infiltrati nel corteo, Maroni attacca: "La verità dei fatti si è affermata nella giornata di ieri", quando "la persona travisata e con in mano un manganello e le manette, indicata come 'un agente infiltrato' è stata identificata" e si tratta di "un ragazzo minorenne ora in stato di fermo e indiziato di rapina aggravata per aver sottratto a un finanziere lo sfollagente e le manette".

Secondo Maroni, martedì scorso non c'è stata "nessuna 'zona rossa' chiusa come a Genova, ma sulla base delle analisi delle informazioni pervenute, i violenti intendevano comunque arrivare a Montecitorio ed erano pronti ad assediare la Camera". Ora occorre "adeguare tempestivamente la gestione dell'ordine pubblico per prevenire altre occasioni di guerriglia urbana, la prossima settimana, quando ci saranno nuove manifestazioni in concomitanza della discussione al Senato del cosiddetto ddl Gelmini".

Maroni lancia quindi un appello alla maggioranza degli "studenti veri", a cui in fondo nuoce "la violenza di pochi": che "le componenti democratiche del movimento" isolino i violenti, prevengano le infiltrazioni dei malintenzionati, collaborino con le forze dell'ordine "invece di prendere a picconate i poliziotti". A questo proposito, Maroni ha ricordato che i feriti fra i tutori dell'ordine sono stati 100 mentre sono stati 34 i manifestanti che hanno fatto ricorso alle cure mediche.

(17 dicembre 2010)

Berlusconi: "Voglio unire moderati" poi attacca Repubblica: "Calunnia"


"Voglio proseguire il cammino per riunificare i veri moderati in un unico grande movimento politico, ovviamente senza quei pasdaran che si schierano con Di Pietro e usano i toni, le calunnie e le false argomentazioni del Fatto quotidiano e di Repubblica". A fiducia incassata, Silvio Berlusconi affida la sua road map a un messaggio ai suoi sostenitori. Che è racchiusa in tre obiettivi: completare le riforme, consolidare e rafforzare la casa di tutti i moderati e realizzare un nuovo assetto istituzionale. "Questa è la risposta che daremo a chi, inutilmente, ha cercato di sconfiggerci con una congiura di palazzo" dice Berlusconi.

"Considero il consolidamento di una unica grande forza politica che sia la sezione italiana del Partito dei Popoli europei - dice il leader Pdl - uno dei compiti fondamentali che devo assolvere nel mio impegno in politica". All'unione dei moderati si accompagna un altro compito "altrettanto decisivo per il futuro del nostro Paese: dare finalmente all'Italia istituzioni in grado di funzionare in modo adeguato ai tempi, superando il bicameralismo perfetto, riducendo il numero dei parlamentari, rinforzando i poteri del premier per garantire stabilità al governo e impedire ribaltoni e colpi di palazzo, una legge elettorale che garantisca bipolarismo e governabilità".

"Su questo punto - dice il leader Pdl - faccio appello a tutte le forze responsabili presenti in Parlamento, con cui abbiamo proficuamente lavorato su questo tema nella prima metà della legislatura ed anche a quelle con cui è cominciato il nostro cammino politico nel 1994: riprendiamo il lavoro dai punti che abbiamo condiviso. E' un dovere che abbiamo nei confronti di tutti i cittadini".

"Con il voto sulla fiducia al Senato e alla Camera, ancora una volta il senso di responsabilità ha avuto la meglio - continua il Cavaliere - .Riprendiamo da oggi il cammino del buongoverno, proseguendo su tre linee fondamentali. Innanzi tutto il completamento dei cinque punti strategici sui quali avevamo avuto una fiducia ampia dal Parlamento il 29 settembre". Ed è a questo punto che arriva il monito ai finiani: "Voglio sperare che su questi cinque provvedimenti tutti i parlamentari che li hanno votati poche settimane fa siano coerenti con l'impegno assunto allora".

Nel frattempo
Antonio Di Pietro torna sulla compravendita dei parlamentari e chiede l'intervento del capo dello Stato. "Noi ci appelliamo rispettosamente al Presidente della repubblica affinché faccia sentire la sua voce prima che sia troppo tardi. I magistrati intervengono dopo che è stato commesso un reato, le istituzioni dovrebbero prevenirlo". Poi l'affondo al premier: "Sapere oggi che il premier sta organizzando con altre persone l'acquisto di una moltitudine di parlamentari attraverso favori e la reiterazione di atti illeciti costituisce gli estremi del reato di associazione a delinquere".

(17 dicembre 2010)

giovedì 16 dicembre 2010

Bocchino: "Nulla da rimproverarmi il premier ora galleggerà, Fli unito"


di CARMELO LOPAPA

"Se Berlusconi pensa di poter risolvere i problemi del Paese passando da un vantaggio di tre a uno di sei o dieci deputati, auguri, prosegua pure con la campagna acquisti. Lui, i ministri e i sottosegretari dovranno trascorrere le loro giornate in Parlamento per garantire la maggioranza. Noi siamo tranquillissimi. Se avrà a cuore gli interessi invece gli interessi dell'Italia, allora accetterà di confrontarsi e dialogare con noi". Italo Bocchino esce dalla riunione all'hotel Minerva che segna il battesimo del "Polo della Nazione" o come si chiamerà da qui a gennaio. Lui, Fini e tutto Fli portano ancora addosso le ferite della battaglia del giorno prima a Montecitorio. Convinti tuttavia di segnare il primo punto della rivincita con la nuova operazione politica unitaria.

Torniamo indietro di qualche ora. Il suo intervento contro il premier in aula è stato durissimo. Moffa e altri transfughi lo additano come causa del loro esodo. Ritiene di aver sbagliato nei toni o nei contenuti?
"Nulla da rimproverarmi. Il mio intervento prendeva spunto dalla comunicazione che avevamo ricevuto dalla Siliquini, già seduta ai banchi del Pdl, e dalla Polidori. Moffa nel momento in cui chiede le mie dimissioni sa di aver posto una condizione inaccettabile. Non tanto per me, quanto per Fini. Era un evidente pretesto. Lui come le altre aveva già fatto le sue scelte".

Accusano lei e gli altri "falchi" di aver snaturato il progetto iniziale di Fli.
"Non esistono falchi in Fli. È esistita invece una minoranza che desiderava restare a tutti i costi nella coalizione guidata da Berlusconi. Alla fine, cento parlamentari hanno intrapreso una strada ambiziosa e importante, che apre una nuova stagione. In tre ci hanno lasciato. Spiace solo che siano stati determinanti per tenere in vita il governo".

E voi, adesso? Sarete forza d'opposizione o pronta al dialogo?
"Siamo all'opposizione perché abbiamo votato la sfiducia. Ma saremo costruttivi, né pregiudizialmente a favore né contro".

Può spiegare meglio?
"Diremo a Berlusconi: guidi un governo di minoranza? Bene, vai avanti, se porterai in aula provvedimenti di interesse generale, noi li integreremo coi nostri emendamenti e li voteremo. Diversamente, farà i conti con la nostra opposizione e tutto il governo dovrà accorrere in aula, magari riporteranno perfino il presidente della Consob Vegas. Sul decreto rifiuti o sulla sicurezza daremo il nostro contributo, per esempio".

E sulla riforma della giustizia? Su eventuali leggi ad personam?
"È evidente che non sosterremo leggi che non rientrano tra le vere emergenze del Paese, che sono quelle economico sociali. Sulla giustizia, tutto dipenderà da cosa conterrà".

Berlusconi è convinto di allargare la maggioranza. Temete la nuova campagna acquisti?
"Siamo sereni. Chi doveva lasciare lo ha fatto, chi ha votato la sfiducia non lo farà. Ora siamo davvero uniti. Se anche il premier conquistasse altri cinque o sei o dieci, sarebbe costretto sempre a galleggiare. O a ricorrere alle urne. Ha un'unica alternativa: darci ascolto e dialogare. Eviterà pure le elezioni".

Forse punta proprio a quelle.
"Non so fino a che punto gli convengano. Noi in ogni caso siamo pronti".

Intanto Bondi scrive al Colle e rimette in discussione il ruolo di garanzia del presidente della Camera. Fini pensa alle dimissioni, invocate da tutto il Pdl?
"La sua terzietà nella conduzione dei lavori è indubbia. E questo esclude qualsiasi passo indietro. So io quante volte ha bocciato nostre proposte in nome della sua terzietà. Tutti i leader che rappresentano le istituzioni esercitano un ruolo politico. La discriminante è la gestione dei lavori. Ecco perché non si dimetterà".

Voterete invece la sfiducia al ministro Bondi a gennaio?
"Il coordinamento del nuovo polo deciderà a suo tempo".

(16 dicembre 2010)

La stampa straniera contro Berlusconi "Nonostante la fiducia, ha fallito"


Non basta la fiducia . Perché, nonostante sia ancora in sella il governo, Berlusconi è "screditato, non ha più una maggioranza in grado di funzionare. Non è una situazione che l'Italia può tollerare a lungo. Servono, e servono con urgenza, nuovi leader, nuove elezioni e uno stile di governo più onesto". Berlusconi ha fallito e il suo è "un fallimento personale". Questo il giudizio, sintetico e impietoso dei un editoriale del New York Times sulla situazione italiana.

Il quotidiano ricorda che "gli investitori sono nervosi sull'Italia". Certo il paese "non è la Grecia o l'Irlanda e il suo deficit è ancora gestibile" ma "anche prima della crisi finanziaria" la crescita economica era molto indietro rispetto a quella degli altri Stati europei "affondata da una corruzione pervasiva e da una pesantissima burocrazia ad ogni livello di governo". Berlusconi sinora ha sempre sostenuto di essere una scelta obbligata, cioè di essere l'unico "capace di tenere insieme le varie e disparate fazioni del centro-destra. Ora è incapace di fare persino questo". Considerato che dall'altra parte resta un centrosinistra "fratturato" al suo interno, "incapace di unirsi e formare un governo", il "fallimento di Berlusconi è personale". Dopo una serie di scandali personali o giudiziari, "si è alienato anche i suoi alleati politici più stretti". Il suo "restare in carica ha estenuato l'italia, indebolito il discorso pubblico, indebolito il governo della legge".

Duro anche l'affondo del Financial Times. Berlusconi deve avere delle "unghie resistenti", scrive oggi il quotidiano, riferendo su come il presidente del consiglio italiano sia riuscito, "tra la violenza nelle strade di roma e le risse in parlamento", a rimanere "aggrappato al potere" con il minimo scarto. Berlusconi può presentarsi come il vincitore, ma la sua "non è altro che una vittoria di pirro - sottolinea il Ft - perchè ha perso la maggioranza assoluta alla Camera e molti suoi ex colleghi sono oggi all'opposizione". Tuttavia, sebbene il governo sia in difficoltà, i suoi oppositori hanno poco da festeggiare, continua il quotidiano economico: "Il loro fallimento a trarne vantaggio serve solo a illuminare il loro scompiglio".

E titola "Aggrappato" (sotto un'irridente vignetta che ritrae il Cavaliere nudo attaccato a una colonna mentre sotto infuria la protesta) anche l'editoriale dell'Economist. Che descrive quanto accaduto il 14 dicembre - tra scontri e voto di fiducia una "giornata non bella per la democrazia parlamentare in Italia - per poi delineare un futuro incerto per Berlusconi, leader di "un governo di minoranza", destinato a barcamenarsi "di crisi in crisi e a racimolare giorno per giorno e legge per legge maggioranze raccogliticce". La sua unica speranza è di "andare avanti finché non ci siano i segni di una ripresa dell'economia e della sua popolarità personale". Il vero perdente, conclude il settimanale britannico, è Fini. "Ma anche il premier è stato gravemente indebolito. A meno che non riesca a concludere un accordo con l'Udc, sembra ancora probabile un'elezione l'anno prossimo".

(16 dicembre 2010)

lunedì 13 dicembre 2010

Compravendita, ultime trattative oggi vertice in Procura sull'inchiesta

Il deputato ex Idv Antonio Razzi

di ANTONIO FRASCHILLA e MARIA ELENA VINCENZI

Inchiesta sulla compravendita dei deputati, oggi la Procura di Roma deciderà la rotta. Dare il via alle indagini, magari convocando i due ex deputati Idv, Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, sul cui cambio di casacca Di Pietro ha presentato un esposto, o archiviare il tutto. È stata fissata per stamattina la riunione in cui il procuratore capo Giovanni Ferrara e l'aggiunto Alberto Caperna, che coordina il pool sui reati contro la pubblica amministrazione e quindi titolare del fascicolo per "atti relativi a", faranno il punto della situazione e decideranno il da farsi, anche alla luce della memoria che l'ex magistrato di Mani Pulite consegnerà in mattinata. Memoria che potrebbe riguardare non solo i due ex Idv ma anche gli ex Pd Bruno Cesario e Massimo Calearo. Comunque non più solo articoli di giornale, sui quali aveva basato l'esposto ma, come ha spiegato il leader dell'Idv, elementi utili ad "accertare lo scempio spudorato che si è compiuto in Parlamento". E la prima mossa della procura potrebbe essere quella di convocare, come persone informate sui fatti, proprio Scilipoti e Razzi.

I numeri a Montecitorio rimangono però risicati e il mercato dei deputati va avanti senza sosta. Ieri al centro dell'attenzione è stata la posizione del democratico campano
Tonino Cuomo. "Sono stato nel territorio di Salerno per partecipare all'apertura di alcuni circoli di Fli e la notizia che Cuomo possa votare a sostegno del governo veniva data per certa - denuncia l'europarlamentare finiano Enzo Rivellini - Il sostegno a Berlusconi verrebbe ricambiato con un posto di sottosegretario". La riposta del deputato Pd è chiara: "È tutto falso, ho dato mandato ai miei legali di querelare Rivellini", dice Cuomo. Le pressioni da parte dei berlusconiani da una parte e dell'opposizione dall'altra sono forti. Al netto delle indiscrezioni sui ripensamenti di quattro deputati di Fli vicini a Moffa, le quote alla Camera danno 313 voti per la sfiducia e 311 per la fiducia. Diventano quindi fondamentali gli indecisi, anche se tra questi non ci dovrebbero essere più i sei deputati radicali: "Visto il regime partitocratico in atto è necessario sfiduciare il governo e tutto il regime", dice Marco Pannella.

Incassata la certezza dei voto dei radicali, dal fronte dei democratici si cerca di convincere a dare la sfiducia i due deputati della Svp,
Karl Zeller e Siegfried Brugger: "È vero che culturalmente siamo più vicini al Pd - dice Zeller - Ma questo esecutivo ha fatto importanti aperture per iniziative nel nostro territorio, dal carcere di Bolzano alla toponomastica in tedesco. Per questo ci asterremo. Voteremmo la sfiducia se nel suo discorso Berlusconi dovesse attaccarci, ma non penso che lo farà". Sul fronte dei berlusconiani, invece, si tenta di recuperare il voto del liberale Paolo Guzzanti. Il segretario del Pli, Stefano De Luca, assicura: "Il nostro deputato voterà la sfiducia". Guzzanti resta cauto ma pone condizioni assai difficili a Berlusconi: "Apprendo con sorpresa che il mio segretario ha già stabilito che io debba votare la sfiducia - dice - Ma se il premier dichiarerà in aula che la legge elettorale vigente è morta, io voterò la fiducia". La caccia va avanti. E se ancora devono prendere una decisione definitiva i tre deputati fuoriusciti da Idv e Pd, Domenico Scilipoti, Massimo Caleario e Bruno Cesario (tutti orientati alla fiducia), il pressing del centrodestra continua anche verso il valdostano Roberto Nicco, che però assicura il voto di sfiducia.

Con il mercato in grande fermento, non è un caso che nel Pdl non siano gradite le "ingerenze" della magistratura. Per il deputato azzurro
Giorgio Stracquadanio "non è reato pagare a un onorevole il mutuo". Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini non ha dubbi: "Questa compravendita è una vergogna che fa rabbrividire".

(13 dicembre 2010)

Tra maternità e legge elettorale Ecco i voti che faranno la differenza


di MARCO BRACCONI

SE la politica italiana non avesse la memoria corta, basterebbe ricordare che Silvio Berlusconi fino a pochi mesi fa poteva contare su una maggioranza schiacciante. Ora, alla vigilia del voto di fiducia in Parlamento, deve sperare nelle assenze o nel ripensamento - più o meno interessato - di un paio di onorevoli.

Le maternità. Potrebbe essere decisiva la presenza o meno delle tre deputate in stato interessante, che proprio in queste ore finiscono il tempo della gravidanza. E che sono tutte per la sfiducia al governo. Si tratta di Giulia Bongiorno e Giulia Cosenza, di Futuro e Libertà, e Federica Mogherini del Pd. Se saranno tutte in aula, potrebbero far pendere la bilancia per l'apertura formale della crisi.

La colomba inquieta. Fini non ha dubbi sulla compattezza del suo gruppo, ma su Silvano Moffa nessuno, in queste ore, è disposto a giurare. Il voto del "pontiere", autore della lettera con cui chiedeva al premier e al presidente della Camera di sedersi a un tavolo, non è scontato. Lui si dice molto "amareggiato", una frase che potrebbe preannunciare almeno una astensione.

Calearo, Scilipoti e Cesario. Nei giorni scorsi hanno annunciato la nascita di un "movimento di responsabilità" e tre voti diversi. Rispettivamente astensione, sfiducia e fiducia. Eppure negli ambienti della opposizione si dà per scontato che i tre voteranno tutti la fiducia all'esecutivo.

Paolo Guzzanti. Il deputato del gruppo misto voterà la fiducia solo se il premier dirà in aula che l'attuale legge elettorale è morta. Ieri il Cavaliere ha parlato di cambiamenti ma ha anche ribadito la necessità del premio di maggioranza, e ciò dovrebbe tagliare la testa al toro: il parlamentare liberale dovrebbe votare no.

I radicali. Pannella ha annunciato - a suo modo - la sfiducia. Ma tra i sei suoi deputati in aula almeno uno, secondo la maggioranza, sarebbe indeciso.

Catone. Il deputato di Fli dice che la sua scelta non è scontata, ma è certo che non voterà la sfiducia al governo.

Svp, astensione sicura. Negli ultimi giorni si è paralto di un serrato pressing, con promesse di fondi per l'autonomia. Ma tranne clamorose sorprese in extremis i deputati sudtirolesi si asterranno.

Le smentite Pd. Nelle ultime ore dal Pdl sono circolate voci di almeno due possibili "defezioni" tra i democratici. L'ultima, quella dell'onorevole Cuomo, è stata smentita seccamente dall'interessato.

Le variabili imprevedibili. La politica - e la compravendita - non sono tutto. Ci sono anche aerei in ritardo, slogature alle caviglie, problemi familiari o altre varie ed eventuali. Con tali numeri, e tanta incertezza, l'esecutivo potrebbe passare o cadere per un banale imprevisto.

(13 dicembre 2010)

martedì 7 dicembre 2010

Julian Assange arrestato a Londra Resterà in carcere fino al 14 dicembre


La fuga di Julian Assange è finita. Il fondatore di WikiLeaks si è presentato questa mattina alla polizia britannica, a Londra, ed è stato arrestato. Dopo essere interrogato dalla polizia britannica, è apparso davanti ai magistrati della corte di Westminster (VIDEO ). Assange resterà sotto custodia fino al 14 dicembre, la Corte ha infatti respinto la richiesta di cauzione di 180 mila sterline proposta dagli avvocati. Per il giudice distrettuale Howard Riddle è a rischio di fuga. Contro di lui pesa un mandato di cattura internazionale per il presunto stupro (e di due molestie sessuali), in Svezia . Accuse che il giornalista australiano ha sempre negato. Assistito da un funzionario del consolato australiano, Julian Assange ha detto al giudice Caroline Tubbs che si batterà contro l'estradizione, e non acconsentirà a tornare in Svezia.

Dopo essersi fatti largo tra la folla fuori la Corte, a garantire per lui in tribunale sono arrivati anche il regista Ken Loach, l'ex fidanzata di Hugh Grant, Jemima Kahn e il giornalista australiano John Pilger, celebre inviato in Vietnam e autore del documentario "Year Zero", che nel 1979 portò alla ribalta le atrocità dei Khmer Rossi in Cambogia. Si erano offerti di pagare la cauzione. "Sono molto sorpreso per questo verdetto, Assange sta fornendo un servizio pubblico, il suo è un lavoro importante", ha detto Loach. Nei giorni scorsi Assange aveva detto di aver bisogno di almeno sei persone come garanti.

"Abbiamo agito senza paura, per l'interesse pubblico", ha spiegato Assange in un articolo pubblicato dopo l'arresto sul quotidiano The Australian. Il suo avvocato - che nelle ultime, frenetiche ore ha trattato la resa del suo assistito con Scotland Yard - ha ribadito che Assange si opporrà con tutte le sue forze a ogni tentativo di estradizione, perché il rischio è che possa essere "consegnato agli americani". "Riproveremo a chiedere il rilascio su cauzione - ha detto l'avvocato Mark Stephens -. Ci troviamo nell'esotica posizione di non aver visto ancora nessuna prova. Wikileaks continuerà nelle sue operazioni".

Fuori dal tribunale una folla di sostenitori indossava una maschera con il volto di Assange: una protesta organizzata dal gruppo Justice for Assange. La polizia ha chiuso al traffico le strade intorno alla corte di Westminster, l'avvocato Mark Stephens ha riferito che il fondatore di WikiLeaks "sta bene" e che la consegna a Scotland Yard si è svolta "in modi molto cordiali". "La polizia ha verificato la sua identità e lo ha portato in tribunale", ha detto il legale.

I suoi sostenitori, intanto, non si fermano: l'arresto di Assange è un "attacco contro la libertà di stampa e non modificherà i piani per la diffusioni di nuovi documenti", ha immediatamente commentato il portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson. E mentre un network di hacker ha organizzato un attacco informatico contro PayPal e Postfinance, che hanno bloccato i finanziamenti al sito, prolificano i "manifesti" dei vari gruppi, e alcuni hanno messo online un programma pirata per poter lanciare DDos attack condivisi in ogni luogo del mondo.

Pirati informatici contro Paypal e Postfinance. "La banca svizzera (PostFinance) che ha chiuso il conto a Assange è stata tirata giù oggi con un Ddos attack (negazione del servizio, lo stesso lanciato in più occasioni contro i domini di Wikileaks in questi giorni)", recita un annuncio del gruppo su Twitter. Qualche ora prima, un altro assalto informatico era stato lanciato contro PayPal, sempre dal gruppo, denominato Operation Payback, operazione "resa dei conti". Le due società non hanno confermato la notizia.

Su Twitter, il gruppo aveva annunciato con anticipo "l'ora X" invitando i membri a "fare fuoco" al momento convenuto. Operation Payback è un gruppo hacker di "difensori della pirateria informatica" nato per rispondere ai tentativi di oscurare Torrent e altri programmi di condivisione dei file in rete messi in atto da "hacker pagati dalle aziende" per tutelare il copyright.

Mastercard sospende i finanziamenti.
Dopo Paypal, anche Mastercard e il Il gruppo bancario Visa ("E' una decisione che abbiamo preso autonomamente, non sotto pressioni governative", ha detto un portavoce del gruppo) hanno interrotto i finanziamenti al sito di Assange."MasterCard si sta attivando perché WikiLeaks non possa più accettare i prodotti a marchio MasterCard", ha detto un portavoce, spiegando che la decisione è destinata a limitare ulteriormente le fonti di reddito di WikiLeaks. Le finanze dell'organizzazione sono state sistematicamente attaccate nelle ultime ore: le autorità svizzere hanno chiuso un conto corrente utilizzato da Julian Assange mentre PayPal ha limitato in maniera permanente l'account utilizzato dal gruppo. La risposta di Wikileaks è stata quella di sollecitare le richieste di finanziamento con l'appello: "manteneteci forti".

Nel frattempo uno dei più importanti donatori di Wikileaks, la fondazione Wau Holland, che ha raccolto e trasferito al sito di Julian Assange 750mila euro, ha ricevuto un secondo avviso dal fisco tedesco a presentare la denuncia dei redditi del 2009. Le autorità fiscali di Hesse hanno smentito che vi sia un legame con l'attività di Wikileaks e con la pubblicazione dei cablogrammi riservati della diplomazia americana. "Non abbiamo messo nessuno nel mirino", ha assicurato il portavoce delle autorità di Hesse, Michael Conrad, sottolineando che si tratta di un accertamento ordinario.

Frattini: "Era ora". Il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato soddisfatto dell'arresto. "Era ora, l'accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo", ha commentato. "Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono". Non solo l'accusa di stupro dunque, per il ministro "l'ultima pubblicazione dei siti sensibili è davvero un crimine grave. E' una mappatura fornita gratis - ha concluso Frattini - ai terroristi per colpire. Mi auguro quindi che Assange sia processato anche per altri reati". Anche per il segretario alla Difesa americano Robert Gates l'arresto di Assange è una buona notizia. Lo ha detto a margine di un incontro con le truppe americane in Afghanistan.

I legali di Assange. Oggi, in un intervento pubblicato sul quotidiano australiano The Herald Sun, un altro dei legali di Assange, James D. Caitlin, ha ricostruito le basi del caso di stupro mosso in Svezia contro il suo assistito, sostenendo che l'appiglio su cui si basano le accuse sarebbe la mancanza di uso del condom durante un rapporto sessuale consensuale. Già ieri, l'avvocato inglese del fondatore di WikiLeaks, Mark Stephens, aveva fatto sapere di essere in contatto con Scotland Yard per organizzare l'interrogatorio del giornalista australiano. Oggi si è appreso Assange si è rifiutato di dare a Scotland Yard il suo indirizzo, le impronte digitali e di sottoporsi all'esame del Dna. Questo potrebbe aver contribuito alla negazione della libertà su cauzione.

Usa, processare Assange per spionaggio.
Dalle pagine del Wall Street Journal, Dianne Feinstein, senatrice democratica e presidente del Senate Intelligence Committee statunitense, incalza: "Quando Assange ha reso pubblico il suo 'ultimo tesoro di documenti', oltre 250.000 cablogrammi segreti del Dipartimento di Stato Usa, egli ha "intenzionalmente danneggiato il governo statunitense". Secondo Feinstein, la legge che Assange "continua a violare" è lo 'Espionage Act' del 1917, che definisce delitto grave per un soggetto non autorizzato il possedere o trasmettere "informazioni correlate alla difesa nazionale che il possessore abbia ragione di credere potrebbero essere usate contro gli Stati Uniti o a vantaggio di nazioni straniere".

Appello pro-Assange, firma anche Chomsky. Mentre le rivelazioni del sito emerse dai dispacci riservati della diplomazia Usa continuano ad alimentare feroci polemiche, un gruppo di intellettuali, fra cui Noam Chomsky, ha firmato una lettera in favore di Assange, diretta al premier australiano, Julia Gillard. Chomsky, docente di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology), molto critico con la politica estera statunitense, si è unito a un gruppo di decine di esponenti del mondo intellettuale australiano (scrittori, giornalisti e avvocati). I firmatari si dicono "gravemente preoccupati" per la sicurezza del 39enne australiano e chiedono al governo di affermare pubblicamente l'impegno a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange. La lettera aperta chiede anche al premier di fornire sostegno ad Assange e di "compiere tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali" del fondatore di WikiLeaks nei procedimenti giudiziari che lo riguardano.

La necessità di far fronte alla rivelazioni di Wikileaks avrebbe distolto temporaneamente la diplomazia Usa dagli sforzi intrapresi nelle scorse settimane per trovare un accordo con Israele su un'estensione della moratoria edilizia nelle colonie in grado di far ripartire i negoziati diretti con i palestinesi. Lo ha affermato oggi il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, durante un'audizione parlamentare.

(07 dicembre 2010)