Visualizzazione post con etichetta CONCHITA SANNINO - 2011. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CONCHITA SANNINO - 2011. Mostra tutti i post

sabato 3 settembre 2011

Milanese, parla il generale D'Arrigo "Aveva un grande potere nella GdF"


CONCHITA SANNINO

Era potente, quel Milanese. Troppo. E il ministro ascoltava solo lui quando si trattava di affrontare ogni questione relativa alla Guardia di Finanza. Persino di fronte alle pianificazioni del comandante generale, i consigli e i legami di Marco Milanese, l'ex consigliere politico del ministro Giulio Tremonti, dettavano la linea, esercitavano il loro peso. Anche quando si discuteva di trasferimenti, promozioni, avvicendamenti. Soprattutto poi, se bisognava bloccare il trasferimento da Roma di un altro eccellente del corpo, evidentemente vicino a Milanese, il generale Emilio Spaziante.

Una lunga testimonianza da parte dell'ex comandante generale della Guardia di Finanza, Cosimo D'Arrigo, sul "notevole potere" concentrato nella figura di Marco Milanese - nel ruolo chiave di trait-d'union tra il ministro Tremonti e le Fiamme Gialle - arricchisce i nuovi atti che la Procura di Napoli è pronta ad inviare alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Dove, tra una settimana, si torna ad esaminare la richiesta di arresto per Milanese, il deputato Pdl accusato di associazione per delinquere, corruzione, rivelazione di segreto.

D'Arrigo aveva già espresso, in un'intervista al Corriere della Sera, il concetto che "fu un errore" da parte di Tremonti "delegare a Milanese", "quasi in toto, il rapporti con noi", cioè con la Finanza. Di fronte al pm Vincenzo Piscitelli, ora D'Arrigo integra, ricorda, sottolinea. E ricorda l'episodio in cui, invitato a parlare con il ministro di alcuni trasferimenti in via d'adozione, D'Arrigo comprese che "Tremonti era al corrente". E fu il ministro a chiedergli di non trasferire il generale Spaziante.

Sono carte destinate a suscitare nuove polemiche e varie analisi, soprattutto sul tema delle cordate interne alla Finanza, contesto confermato dallo stesso Tremonti durante le dichiarazioni rese, a giugno, alla Procura di Napoli.

Mercoledì prossimo, sul caso Milanese, alle 9.15, torna a riunirsi alla Camera la Giunta presieduta da Pierluigi Castagnetti, sei giorni prima del previsto. Un anticipo forse dettato dalla mole di carte da esaminare, provenienti dai fronti opposti dell'inchiesta. Solo pochi giorni fa, infatti, sono arrivati numerosi faldoni dagli uffici giudiziari di Benevento, su richiesta degli avvocati di Milanese, Franco Coppi e Bruno Larosa. Un'iniziativa del tutto inedita, e che spingerà la giunta a chiedere una paradossale autorizzazione affinché Milanese e la difesa prendano visione di atti che essi stessi hanno richiesto, ritenendoli "favorevoli" al punto da volerli sottoporre al Parlamento.

Di contro, ecco il dossier che arriva dal pm Piscitelli. Sullo sfondo, restano molti dubbi ancora irrisolti sulla vicenda della sontuosa casa di via Campo Marzio abitata (fino ai primi di luglio) dal ministro, ma formalmente pagata con un fitto di 8500 euro al mese da Milanese. Quest'ultimo, a sua volta, avrebbe intascato quel denaro sotto forma di tangente - secondo quanto riferito dall'imprenditore
Tommaso Di Lernia - da Angelo Proietti, il titolare della società Edil Ars che, guarda caso, aveva ristrutturato gratuitamente l'appartamento e aveva ottenuto appalti dalla Sogei, controllata dal Ministero delle Finanze. Ipotesi di corruzione all'esame dei pm di Roma. Su tale vicenda, il pm di Napoli, insieme alla Procura di Roma, stanno ancora valutando se ascoltare, come teste, il ministro Tremonti.

Il nuovo dossier di Napoli dovrebbe comunque contenere, oltre all'interrogatorio dell'ex comandante D'Arrigo, anche l'esame di un orologio d'oro, un Patek Philippe portato via da una cassetta di sicurezza di Milanese e molto simile a quelli che sarebbero provento "dell'attività corruttiva". E infine, la consulenza superdettagliata da parte del perito della Procura sulle spese fuori controllo e i lussi del superdeputato Pdl: tenore di vita pressoché incompatibile con i redditi di un potente, ancorché favorito, negli affari, dal suo legame con il ministro.

sabato 23 luglio 2011

P4, terza inchiesta su Milanese "Corrotti i vertici della Sogei"

di CONCHITA SANNINO

Il conto non è ancora chiuso, per Marco Milanese. E forse non sarà così semplice tirare una linea. La storia dei troppi appalti sospetti e dei lavori "truccati" concessi dalla società di Stato Sogei ora si addensa, con nuove ipotesi di reato, sul capo dell'ex consigliere del ministro Giulio Tremonti.

Un altro fronte si apre per il deputato Pdl Milanese, proprio mentre pende a suo carico la richiesta di arresto della Procura di Napoli alla Giunta per le autorizzazioni della Camera; e mentre lo stesso Milanese si appresta a depositare, a giorni, la sua articolata memoria. L'ex ufficiale della Guardia di Finanza risulta, da poche ore, coinvolto anche in un nuovo filone d'indagine scaturito dall'istruttoria del pm napoletano Vincenzo Piscitelli: Milanese sarebbe indagato, di nuovo, per corruzione, a Roma. Tutto nasce e riporta, ancora una volta, a quella casa di via Campo Marzio. Ma per andare molto oltre.

L'indagine sul "sistema Sogei" approda per competenza alla Procura capitolina. L'incontro, ieri a Napoli, tra il sostituto Piscitelli e il collega romano Paolo Ielo formalizza il trasferimento di un faldone con oltre mille pagine. Dentro, c'è la storia dei presunti scambi di favori intercorsi tra il plenipotenziario del ministro, Milanese, che curava anche i rapporti di rappresentanza tra Sogei e il ministero del Tesoro, e la società Edil Ars di
Angelo Proietti.

Proprio quest'ultimo sarebbe il beneficiario dei "numerosissimi appalti" concessi dalla Sogei mediante trattativa privata, anche quando "non ricorrevano i presupposti" - è scritto nelle informative di polizia - che si richiedono per agire senza gara. Un groviglio di violazioni di norme e vantaggi privati, e al centro ecco riemergere la vicenda di quei lavori di ristrutturazione eseguiti, per
200mila euro, nella casa presa in fitto da Milanese, la sontuosa residenza di via Campo Marzio in cui abitava (fino a 16 giorni fa) il ministro Tremonti.

Tre gli indagati. Con Milanese, risulterebbero sotto inchiesta sia Proietti, l'imprenditore "prediletto" da Sogei con la lunga sequenza di lavori per decine di milioni di euro; sia Sandro Trevisanato, ex presidente della Sogei, fonte di troppe ombre, non a caso commissariata da una settimana fa. Lo stesso Trevisanato, avvocato veneziano 73enne da sempre vicino a Tremonti, nonché suo ex sottosegretario nel primo governo Berlusconi, è lo stesso presidente della Fondazione Casa delle Libertà finita al centro dell'altro filone d'inchiesta romano su Milanese: quello in cui si evidenzia che la società Eurotec, mentre pagava "in natura" Milanese, ripagandolo di alcune nomine con l'acquisto gonfiato di una lussuosa barca, effettuava i bonifici a quella Fondazione.

La società Sogei era stata, in passato, aspramente censurata dalla Corte dei Conti. Gli investigatori hanno ascoltato, come teste, lo stesso Proietti. Il quale ha sottolineato come la Sogei, fosse soltanto una delle sue committenze. Molto più in alto ha sempre lavorato, Proietti: era un imprenditore di fiducia in Vaticano. "Tra i miei clienti - ha ribadito Proietti - ci sono l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la Curia Generalizia della Congregazione Benedettina e Silvestrina, l'Università lateranense", e poi l'edilizia del Governatorato del Vaticano, "Lumsa", l'ospedale "Bambin Gesù".

Ma un altro importante tassello dell'indagine sono le dichiarazioni di Fabrizia Lapecorella, direttore generale del Dipartimento della Finanze. "Già all'indomani dei rilievi della Corte dei Conti - ha ricordato Lapecorella al pm - disponemmo un'ispezione per verificare le procedure di Sogei". L'audit produce un'articolata relazione, ora agli atti. E conferma che in quella società controllata dal Tesoro non c'erano troppe regole, ma amici. Era il sistema Sogei.

(23 luglio 2011)

domenica 10 luglio 2011

Una "cresta" su Lettieri e Ponzellini così sfumò il colpo grosso di Milanese

di CONCHITA SANNINO

Un "doppio potere", che gli derivava dalla vicinanza con il ministro e dai legami con la Finanza, "usato per il suo vorticoso giro" di presunta corruzione, affari illeciti, attività di lobby. Una condotta "seriale". E un altro colpo grosso, Milanese "l'ingordo", l'aveva quasi centrato. Stando alle carte dell'inchiesta del pubblico ministero Vincenzo Piscitelli a carico del potente braccio destro del ministro Giulio Tremonti, il deputato Pdl Marco Milanese aveva infatti coinvolto in una cospicua operazione finanziaria anche Massimo Ponzellini, il patron di Impregilo e di Banca Popolare di Milano. Per quella mediazione, racconta il grande accusatore Paolo Viscione, imprenditore già agli arresti da dicembre, Milanese doveva fare una cresta "del dieci per cento".

Ritratto del plenipotenziario del ministro del Tesoro. Come dimostrano anche documenti e carte sequestrate nei computer e nei cassetti dei vertici di Finmeccanica. Sono appunti che addirittura producono graficamente le spartizioni politiche per le nomine nelle aziende di Stato, confermando ciò che interessa agli inquirenti: è Milanese a dettare quei nomi per conto del Tesoro. Lo racconta dettagliatamente Lorenzo Borgogni, responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica. Lo conferma anche Mauro Moretti, amministratore delle Ferrovie dello Stato. Che dice: "Sì, è sempre stato Milanese il nostro interlocutore per il Tesoro. Anche se alla fine decido io".

Il business con Ponzellini. Il faccendiere Paolo Viscione racconta al pm Piscitelli, nel corso di due interrogatori, che Milanese "doveva prendere un'ulteriore tangente del 10 per cento" su una mega operazione finanziaria, in cui comparivano Ponzellini e anche
Gianni Lettieri, l'ex numero uno dell'Unione degli Industriali di Napoli poi sceso in campo come candidato sindaco pdl di Napoli (voluto da Gianni Letta, e sconfitto dalla valanga de Magistris). Una trattativa portata avanti per almeno sei mesi, poi tramontata per l'insorgere delle nuove grane giudiziarie. "C'era un mercato interessato alla mia compagnia Eig. Infatti Marco Milanese mi fa incontrare Massimo Ponzellini (...) - sottolinea Viscione - che era interessato perché doveva fare la Bank Insurance, e doveva fare l'accordo. Per chi trattava? Ovviamente per conto della Banca Popolare di Milano. Che era interessata a finanziare l'operazione attraverso delle riutility-Inc" che si doveva fare con (...)". Ponzellini, interrogato dal pm il 12 gennaio, conferma: "Nel settembre ottobre 2009, fui raggiunto da una telefonata da Milanese, che mi segnalava un imprenditore, Viscione, per valutare un'operazione di possibile interesse della banca. Fissai l'appuntamento nel mio ufficio di piazzale Flaminio, ma poi, preso da altri impegni, non potei riceverli, e quindi raggiunsi Viscione nei suoi uffici di via Petra dove conobbi appunto Viscione. Lui era interessato a cedere a terzi la compagnia assicurativa milanese che a suo giudizio valeva intorno ai 40/50 milioni di euro e chiedeva una valutazione da parte della banca. Vi sono poi - aggiunge Ponzellini - altri due incontri a Roma e a Milano (in uno dei quali ha partecipato anche Bruno Lago che conoscevo dai tempi della Bei) oltre a quello tenuto dal mio collaboratore Cannalire, per valutare la documentazione che intanto gli avevamo chiesto (...). Abbiamo saputo che un soggetto interessato poteva essere Lettieri". Viscione aggiunge al pm: "Mentre Ponzellini faceva tutta questa teoria, e Milanese doveva avere il 10 per cento per questa operazione, io cerco di trovare il compratore a cui però mancano i soldi". Il pm chiede: Lettieri è il compratore a cui mancano i soldi? Viscione replica: "Sì, cioè lui diceva di averli, però io sapevo che non ce li aveva, per cui ho detto: ora te li procuro io, sempre attraverso il solito...". La racconta diversamente Lettieri: "Ho preso in considerazione la possibilità di acquistare con la società Meridie, la Eig (di Viscione). Il primo incontro con Viscione avvenne nel gennaio del 2010, c'era anche Marco Milanese, che avevo conosciuto da presidente di Confindustria. Ricordo che c'era una disponibilità della Banca Popolare di Milano ma io volevo capire la bontà dell'operazione. Poi mi disimpegnai".

Le nomine nelle controllate di Finmeccanica e Ferrovie. Al centro dell'inchiesta, culminata anche negli arresti di manager Guigo Marchesi e Carlo Barbieri (tra l'altro, sindaco di Voghera, ndr) - i cui nomi vengono suggeriti proprio da Milanese nelle società di secondo livello controllate dal Ministero, in cambio di denaro e compravendite taroccate - c'è proprio il nodo delle nomine. Il pm sequestra materiale importante sulla spartizione ritualmente in corso tra partiti per le nomine nelle aziende di primo e secondo livello. Nella perquisizione al numero due di Finmeccanica, Borgogni, c'è un appunto significativo scritto a penna: "Giorgetti, Milanese, Romani (Guerrera), Fortunato (Mef), Galli, Squillace, La Russa". Anche la Lega fornisce. ovviamente, i suoi uomini. Borgogni, interrogato, spiega al pm. "Sì, Milanese è seduto anche al tavolo di compensazione, a Palazzo Chigi", dove si trova l'equilibrio tra le tante richieste che arrivano dai partiti. Ecco anche la conferma di Mauro Moretti, l'ad di Ferrovie: "Marco Milanese è stato normalmente il nostro interlocutore per le nomine nei Cda dice Moretti - La scelta di Barbieri? Si tratta certo di un esterno, ma non ricordo se fu fatta da lui, si trattava comunque di una nomina senza troppa importanza (15mila euro lordi l'anno)".

Contatti con Alemanno e ministro dei Beni Culturali. Non solo gioielli e auto di lusso, Viscione regala a Milanese, e parla con il pm, anche di quadri di lusso. E racconta: "Esiste una lobby all'interno del mondo dell'arte contemporanea. Fanno le quotazioni non solo i critici, ma anche i galleristi, che hanno degli interessi specifici perché tengono il loro magazzino". Viscione stava cercando, attraverso questo meccanismo, di lanciare un pittore albanese, Alfred Mirasci. Erano stati avviati contatti, racconta Viscione, "con il sindaco di Roma e il ministro dei Beni culturali. Io ho 400 opere di questo artista, l'operazione costava 80mila euro e il coso albanese si doveva preoccupare con il sindaco di Roma e il ministro dei Beni culturali di trovare il luogo... Era stato individuato il museo di arte contemporanea più importante di Roma.

(10 luglio 2011)

sabato 22 gennaio 2011

"Mia sorella con Noemi a Villa Certosa per farci tacere ci hanno offerto lavoro"


di CONCHITA SANNINO

In cambio del silenzio di Roberta, in cambio delle bocche cucite che servono a salvare il premier e a dimenticare ciò che una minorenne ha visto e vissuto a Villa Certosa, offrono lavoro ("pochissimo") e promesse ("tante"). Perfino la chimera di "un posto in Regione". Tutto dietro "un volume enorme di pressioni e incontri romani e napoletani. Ma noi non ci siamo venduti, avevamo solo terrore che Roberta passasse per una prostituta, mentre lei è rimasta una ragazza semplice, l'unica di tutte quelle lì che non vuol fare lo spettacolo, se ne frega e sta studiando all'Università".

Un racconto conferma i sospetti: a guidare le trattative con le testimoni pericolose non è solo lo staff che cura la contabilità delle orge (Spinelli-Minetti), né un delegato del presidente del Consiglio, ma i vertici del Pdl campano. Eccola, la storia di
Roberta Oronzo. Siamo a Portici, e lei è la coetanea di Noemi Letizia che, con la pupilla di papi, ha diviso la vacanza dei festini a Villa Certosa. Roberta era rimasta muta. Ciò che oggi rivela la sua famiglia aggrava la rilevanza pubblica dello scandalo Berlusconi: il potere politico-istituzionale incarnato dagli uomini del premier a Napoli interviene direttamente nella crisi Noemi.

Vincenzo Oronzo, lei fa il pr nelle discoteche ed è il fratello 34enne di Roberta. Roberta è stata a Villa Certosa dal 28 dicembre 2008 all'Epifania 2009. Quindi: perché il vostro sdegno aspetta due anni? State gettando un amo?
"Nessun imbroglio. Anzi, lo scriva: non si presenti nessuno ad offrire denaro o altro. Vedo un baratro e solo ora capisco quello che può aver vissuto mia sorella. Lei ci aveva sempre detto che a Villa Certosa non era stata bene, nei primi giorni chiedeva di tornare. Sa come l'hanno trattenuta? Con i regali, con le gite nel centro estetico e nelle boutique. Lei è cambiata, la verità non l'ha mai raccontata fino in fondo. E ora, a leggere i giornali, è scattato in noi il disgusto. Sono pronto a denunciare chiunque abbia potuto creare disagio o usare violenza alla volontà di Roberta".

Scusi: perché si manda una minorenne a Villa Certosa?
"Discutemmo in casa con molta veemenza di quell'invito, che era di Noemi. Ma chi poteva immaginare lo schifo? Poi, le cose più grandi di te non le puoi gestire con freddezza. Roberta è l'unica a cui non interessa fare la scema in tv, tantomeno la prostituta. E quindi ci siamo spaventati".

Roberta ha ricevuto regali durante la vacanza? E denaro?
"Contanti, sì. E gioielli, collane, orecchini, bracciali. Le portavano tutte fuori per shopping e c'era uno che pagava. In una gioielleria di Bulgari rimase così impressionata dalla disinvoltura con cui le altre prendevano, che non toccò nulla. La presi in giro: "Sei l'unica a bocca asciutta?". Non potevo sapere che c'era dietro".

Quando sono cominciate le pressioni dal Pdl campano?
"Da Roma e da Napoli, subito. E noi che abbiamo i problemi di precariato di tanti, ci fidavamo. Pensavamo che fosse un modo di risarcire una famiglia che non c'entrava con i giri loschi".

È vero che suo padre è stato assunto part-time nell'istituto Isef, il diplomificio, grazie al leader Pdl Nicola Cosentino?
"Sì, mio padre a 55 anni ora ha un lavoro da 800 euro al mese".

Lei stesso ha avuto un contratto di 6 mesi nell'azienda Ottogas di Luca Rivelli, legato da sempre ai fratelli di Luigi Cesaro, presidente Pdl della Provincia di Napoli.
"È così. Mi hanno contattato, speravo di potermi guadagnare lo stipendio onestamente, a tempo indeterminato. Sono entrato nel settore acquedotto. Dopo sei mesi, via".

È vero che le avevano promesso un posto in Regione?
"Sì. C'erano le elezioni, dissero che le avrebbe vinte il Pdl, e tra tanti esterni... Io e la mia famiglia ci avevamo creduto".

Ma erano comunque modi per comprarvi. Poi?
"Invece ho ricevuto cravatte, tante cravatte. Firmate da Silvio".

Cosa volete, veramente?
"Scoprire cosa è successo a mia sorella. Quanto male le hanno fatto, valutare se ha subito un danno psicologico, uno shock".

Devo chiederglielo: per alcuni un testimone vale per quel che è, non per ciò che dice. Lei ha precedenti penali?
"Io sono pulito. Ma, scusi, cosa c'entra? Mio nonno paterno ha avuto problemi con la giustizia. Mio padre non so se ha avuto grane per una multa o un assegno. Ma qui stiamo parlando di Roberta, che era minorenne quando è stata sottoposta a scene e condotte che non voleva. Ora vogliamo la verità, e che la giustizia colpisca i responsabili".

(22 gennaio 2011)