Visualizzazione post con etichetta ITALIA DEI VALORI LODI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ITALIA DEI VALORI LODI. Mostra tutti i post

lunedì 2 maggio 2011

MARETTA NELL'IDV DI LODI

CLAUDIO FERRANTE (AL CENTRO)

GIANNI PERA

Il voto di astensione sul bilancio consuntivo 2010 espresso ieri dal consigliere provinciale Vincenzo Romaniello, Italia dei Valori, ci lascia allibiti, perplessi, delusi. Ma ci spiega tante cose. Noi vogliamo partire da una riflessione ed arrivare a porre alcune domande, infine una richiesta, perchè anche noi dobbiamo
rispondere alle tante persone che hanno votato IDV; ne consegue questo pubblico intervento.
- La riflessione è: chi viene eletto in un consiglio comunale o provinciale deve essere fedele al mandato che gli è stato affidato. Quindi, in consiglio, votare di conseguenza. Cio' vuol dire che il consigliere di Italia dei Valori in provincia, partito di opposizione, deve farla l'opposizione, a partire dall'atto fondamentale dell'agire amministrativo: il bilancio consuntivo.
Il voto sul bilancio, è ovvio, rappresenta la dimostrazione della fiducia di cui gode una giunta: il voto di "astensione" dimostra che Idv in consiglio provinciale non si oppone al centro destra, ma si astiene su quanto fatto per tutto un anno. Il fatto che Romaniello non abbia votato contro al bilancio consuntivo della Provincia dimostra che egli ha un modo di intendere il mandato amministrativo alquanto originale, curioso, in netta controtendenza con quanto gli è stato conferito dagli elettori. Ne tragga le conseguenze: è stato eletto in un partito e in una coalizione non in supporto all´attuale presidente, rappresenta un partito di opposizione, non vota in opposizione alla maggioranza (e all'assessore della Lega) sul bilancio consuntivo, significa che non è contrario all'agire della maggioranza di centro destra sull'atto fondamentale della gestione di un anno intero....Quindi è conseguente che non svolge il mandato conferitogli dagli elettori.
- Le domande, in sintesi.

Al consigliere Romaniello:

1) perchè e quando è diventato un consigliere a sostegno della maggioranza, visto che è stato eletto all'opposizione, rappresentante di un partito e di una coalizione che si oppone alla giunta Foroni? Quale rapporto può instaurare con le altre forze di opposizione in Provincia ?

2)quale fulgido esempio di svolgimento del mandato ritiene di fornire Romaniello, con questo voto sul bilancio consuntivo, nel suo ruolo di "referente degli eletti Idv della Provincia di Lodi" a cui è stato designato dal Direttivo?

3) perchè, in questo suo ruolo di referente, non ha mai nè convocato nè consultato nè contattato neppure una volta gli altri eletti Idv nei consigli comunali della Provincia? Era forse troppo impegnato a studiare come non opporsi alla giunta provinciale di centrodestra?

4) con questo suo voto di astensione, in che modo ha inteso diffondere e portare avanti la linea del partito, il nostro partito, che agisce in tutta Italia, in tutta la provincia di Lodi in chiara e netta antitesi alle forze di centrodestra?

- Le domande al coordinatore provinciale Claudio Ferrante:

1) intende intervenire su questo voto di non opposizione al centro destra della provincia? oppure intende a continuare a mantenere il suo silenzio pubblico sull'azione del consigliere provinciale? Ritiene esatta oppure no la decisione del consigliere provinciale Idv? Non ricordiamo suoi interventi contro le azioni della giunta provinciale di centro destra: quindi, anch´egli concorda con la linea di non opposizione, ma di astensione, verso la maggioranza di centro destra?

2) perché nell'ultimo anno per due volte ha, invece, preferito intervenire sul giornale attaccando duramente la maggioranza del comune di Lodi, di cui Idv fa parte con un assessore e un consigliere? Perché poi non ha nemmeno presenziato alle successive sedute consiliari in cui l´opposizione (quella di Lodi è sì un'opposizione che si oppone, non si astiene sul bilancio consuntivo 2010, vota contro...) ha ribattuto attaccando l´Idv?

3) perchè, nonostante in 6 giorni, di recente siano state pubblicate sul giornale due lettere di pesanti attacchi e violente accuse personali ai citati assessore e consigliere comunale Idv di Lodi non è intervenuto in loro difesa? Era così difficile, se non altro, esprimere sdegno e vicinanza a loro- pesantemente offesi - sul piano umano forse anche prima che politico?

4) che fine ha fatto il comunicato stampa di sostegno all'assessore e consigliere comunale Idv di Lodi che l'Ufficio Stampa Idv Lodi ha inviato anche ad alcuni iscritti alle ore 21.24 del 14/4/2011 (diceva cose interessanti...), facendolo però seguire la mattina dopo, alle ore 09.08, da un testo in cui annunciava "invieremo in giornata la rettifica" di cui non abbiamo avuto notizia? Che fine ha fatto questo comunicato stampa?? Cosa è successo durante la notte?

5) il secondo, citato, intervento sui temi di maggioranza a Lodi è stato un suo articolo, affiancato al segretario cittadino di Rifondazione, in cui Ferrante diceva di volere l'aumento Irpef: tale posizione è rimasta solo notizia giornalistica, visto che ai 2 incontri di maggioranza a cui Ferrante ha partecipato non ha mai parlato. Come mai ha agito (anzi, non ha agito) così?

6) A questi due incontri Ferrante è arrivato in compagnia del signor Antonio Rizzo, il quale ha parlato al suo fianco, ma a che titolo? Infatti il signor Rizzo, come sanno anche i lettori del "Cittadino", lo scorso anno è stato oggetto, da parte del nostro partito a livello regionale, di un provvedimento di diniego del titolo di associato ordinario. Siccome non ci pare risultare che ad oggi sia un iscritto Idv, a che titolo Ferrante se lo è portato ai 2 incontri di maggioranza, in cui Ferrante ha taciuto mentre questo signore ha parlato, non si sa in rappresentanza di chi? Lo sanno in sede regionale a Milano che il sig. Rizzo viene portato da Ferrante a i tavoli ufficiali di maggioranza per il comune di Lodi? Che ne pensano? Tutto quanto sopra evidenziato è indiscutibile evidenza del modo in cui Ferrante intende il suo ruolo

- La nostra dissociazione dal voto di non opposizione al bilancio provinciale espresso da Vincenzo Romaniello è netta, totale visto che è in controtendenza con il mandato che gli hanno affidato gli elettori Idv della provincia di Lodi: lo diciamo anche per chiarezza al Pd e alla Lista Felissari Presidente che, loro sì, in consiglio provinciale l'opposizione la fanno.

- La richiesta: tutto quanto sopra descritto è una semplice sintesi (con parecchie cose tralasciate per brevità) di quanto è successo sotto la direzione del coordinatore provinciale Claudio Ferrante. O meglio, la non direzione: quanto prima indicato è l'emblema più evidente del modo in cui interpreta il ruolo. Anzi, non lo interpreta.

QUINDI chiediamo le dimissioni di Ferrante. Se non le rassegnerà, non rendendosi conto del grado di sbeffeggiamento a cui è sottoposto l'intero partito a causa di reiterate e improvvide prese di posizione, chiediamo alla segreteria regionale il commissariamento immediato della sede provinciale di Lodi e un intervento chiaro, immediato per la mancata opposizione al bilancio e alla giunta di centro destra del consigliere Romaniello. Grazie.

Maurizio Carelli, componente direttivo Idv Provincia di Lodi
Ledjon Dumi, coordinatore giovani Idv Provincia di Lodi,
componente direttivo Idv Provincia di Lodi
Giulio Lacrima, consigliere comunale Castiglione d´Adda,
componente direttivo Idv Provincia di Lodi
Marco Pancaldi, consigliere comunale Comazzo, componente
direttivo Idv Provincia di Lodi
Daniele Passamonti, consigliere comunale Lodi, componente
direttivo Idv Provincia di Lodi
Gianni Pera, componente direttivo Idv Provincia di Lodi
Franco Perugia, consigliere comunale Pieve Fissiraga
Luigi Sibilio, componente direttivo Idv Provincia di Lodi

mercoledì 12 gennaio 2011

LETTERA APERTA AL DIRETTORE DEL CITTADINO DI LODI

ALESSANDRO CANEVARI

Caro direttore,

pare che l’ing. Luigi Sibilio, Idv Codogno, abbia commesso un delitto di lesa maestà in salsa padana, in quanto:

- ha attaccato Flavio Parmesani e i suoi per le copertine col simbolo della lega donate alla casa di riposo di Casale;

- ha sottolineato la contraddizione leghista, secondo la quale i cristiani sono attaccati in tutto il mondo (e quindi bisogna difendere la libertà religiosa), ma qui in Italia lottano per far chiudere (o non costruire) luoghi di culto musulmani (oggi. poi domani saranno altre religioni). Quindi ho citato la libertà religiosa sancita dalla costituzione;

- Pur condannando le offese, verso chiunque siano rivolte, ha consigliato al presidente della provincia (il leghista Giuseppe Foroni) di fare un tour provinciale alla scoperta delle scritte offensive con le quali i militanti leghisti da 20 imbrattano i muri e degli adesivi col simbolo della Lega appiccicati ovunque in quel di Codogno. Ha anche suggerito a Foroni di far togliere dai suoi militanti gli adesivi e di tinteggiare i muri, così da porre rimedio al danno che gli italiani, generalizzando, subiscono da troppi anni.

Siccome immagino che interventi a difesa del Sibilio non ne verranno dalla segreteria provinciale dell’IdV di Lodi (non è intervenuta nemmeno a di difesa di Antonio Di Pietro, il che la dice lunga sul coraggio degli esponenti locali), mi permetto io, ‘quivis de populo’, a svolgere una difesa, peraltro non difficile.

Il Sibilio è stato attaccato, piuttosto rusticamente e in pregiato stil nuovo padano, sia dal segretario della sezione Adda – Lega Nord Padania, tal Alessandro Canevari, sia dai ‘militanti’ della stessa sezione, che riguarda i un grappolo di comuni della provincia (dieci, per l’esattezza).

Per saperne di più. Alessandro Canevari: “E' nato a Codogno il 17 luglio 1978, risiede a Maleo ed è celibe. Dopo la maturità scientifica, conseguita presso il liceo “Novello” di Codogno, nel 1997, si è laureato in Scienze Politiche, con indirizzo internazionale, presso l’Università Degli Studi di Pavia, nel 2004, discutendo la tesi: “La Santa Sede e la politica internazionale: Il pontificato di Paolo VI e l’Onu. (1963– 65)”. Ha assolto gli obblighi di leva prestando servizio come obiettore di coscienza presso il Comune di Maleo (2003/2004). E’ stato insegnante di Matematica, Scienze, Geografia e Normative sulla Sicurezza Lavoro presso l’Istituto Superiore Centro di Formazione Professionale di Abbiategrasso “Fondazione Luigi Clerici” e impiegato come “Responsabile dell’Ufficio Protocollo e Messo notificatore”, presso il Comune di Casalpusterlengo. Attualmente è impiegato presso la società di ingegneria e di progettazione “SIME ENGINEERING”, presso la sede di San Giuliano Milanese, con ruolo di responsabile del servizio qualità, responsabile del servizio logistico e addetto del servizio prevenzione e protezione. Dal 2002 è iscritto e tesserato al movimento politico “Lega Nord Padania”. Dall’Ottobre 2007 al Dicembre 2009 è stato segretario della “Sezione Adda-Po” dello stesso Movimento. Attualmente è segretario della “Sezione Adda”. Eletto Consigliere Comunale nel 2004 è stato, fino al 2009, Capo Gruppo di Maggioranza con delega del sindaco all’istruzione ed alle politiche giovanili. Rieletto nel 2009 è Presidente del Consiglio comunale e Consigliere delegato al commercio ed alla sicurezza.”, presso il comune di Maleo.

Devo premettere che quando sento parlare di Padania (Vittorio Sgarbi ai tempi pronunciava Padanìa) mi viene l’orticaria.

“Padania è una denominazione geografica alternativa usata per indicare la Val Padana. Il suo utilizzo si è diffuso a partire dagli anni novanta quando il movimento politico della Lega Nord indicò con questo nome sia un'entità politico-amministrativa astratta corrispondente all'attuale Italia settentrionale, sia il Nord Italia geografico. Da allora il termine è divenuto di uso comune mantenendo tuttavia una forte connotazione politica.” (Wikipedia). Si tratta cioè di una invenzione, derivata dalla denominazione “val Padana”, il bacino idrogeografico del fiume Po (Padus per i latini, da cui l’aggettivo padano) e di mero contenuto politico, per indicare l’Italia settentrionale (Piemonte, Lombardia. Emilia Romagna. Veneto). Mi limito a riportare la notizia che il 17 giugno 2010 la Società Geografica Italiana ha riaffermato che la Padania come spazio etno-culturale omogeneo, non esiste e leggere la scritta sul Sole delle Alpi, tanto caro al sindaco di Agro, in cui è scritto “Padania libera”: da chi? Da che cosa?

Torniamo all’aggressione giornalistica a Sibilio.

Il dr. Canevari non vuole le moschee sul proprio territorio (“la Lega non vuole le moschee sul proprio territorio perché spesso queste non sono luoghi di culto.”), un modo abbastanza rudimentale di intendere la libertà religiosa.

Vediamo che cos’è. “Il diritto di libertà religiosa è un diritto pubblico subiettivo che si inquadra nel vasto genus dei diritti di libertà.

La Libertà religiosa per una persona (ad esempio un cittadino di fronte allo Stato) viene misurata[senza fonte] in base a vari fattori quali la possibilità di cambiare la propria fede religiosa o di abbandonarla senza limitazioni o ritorsioni da parte di autorità precostituite o l'avere gli stessi diritti dei cittadini che hanno una fede differente, ovvero ancora non essere oggetto di disprezzo o di persecuzione.

Nell'Europa occidentale il primo documento legislativo emesso sulla libertà religiosa è l' Editto di Torda e risale al 1568, opera di Giovanni II d'Ungheria, principe di Transilvania e Partium.

Oggi la libertà religiosa è tutelata dalla maggior parte degli Stati moderni attraverso Costituzioni e, in sede internazionale, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani firmata all'ONU nel 1948.

In Italia la Costituzione difende questo diritto agli articoli 3, 7, 8, 19, 20, 117/c a cui si rimanda per approfondimenti. Inoltre concorrono leggi apposite, come il Concordato fra Stato e Chiesa (chiamato nella sua prima stesura col nome di Patti Lateranensi), e intese analoghe fra lo Stato ed altre religioni.”(Wikipedia).

È il tempo in cui si scrive e parla dell’art. 3 Cost., leggere cosa c’è scritto:” I] Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

[II] È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”. chiaro, vero?

Ma cosa dirà mail l’art. 8 Cost.? “[I] Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

[II] Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

[III] I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”.

Ma allora l’opposizione alla costruzione delle moschee, posto che tutte le leggi italiane nella materia siano rispettate, che valenza ha? È una prepotenza! Infatti, le moschee non sarebbero costruite né a casa di Sibilio né a quella di Canevari.

Tutte le altre denunce che ha fatto Sibilio, e che io leggo sul Suo quotidiano, possono essere smentite solo da una accurata verifica sul territorio, o no? Il grosso problema caro Direttore è che l’Italia non è un paese normale, se mai lo è stato adesso non lo è più.

Concludo dicendo che l’integralismo è un’altra parola che mi da l’orticaria, qualunque tipo di integralismo, religioso, politico, ideologico.

Ciò che mi concilia è il rispetto della legge e fra le persone, altrimenti è la nuova barbarie.

Luigi Morsello, già direttore del carcere di Lodi, IdV Lodi

martedì 14 dicembre 2010

LA (MANCATA) SFIDUCIA AL GOVERNO

Questa mattina, nel seguire in TV le vicende della sfiducia al governo Berlusconi (bocciata per 314 a 311), mi tornava in mente un ricordo scolastico, “La colonna infame”, storia che il Manzoni espunse dal suo capolavoro “Fermo e Lucia”, perché la ritenne fuorviante per i suoi venticinque lettori.

Mi rendo conto che per applicare il concetto della ‘colonna infame’ alla situazione della nostra Camera dei Deputati occorre fare una forzatura, perché la colonna infame fu elevata sulle rovine della casa-bottega di uno dei due presunti untori, Gian Giacomo Mora – barbiere (l’altro, Guglielmo Piazza, era commissario di sanità). Si sa, erano ancora tempi di profonda ignoranza e di conseguenti processi sommari, la peste faceva paura e mieteva moltissime vittime. Correva l’anno 1630.

Però questa mattina erano molti i nomi di quei molto poco onorevoli deputati che rinnegavano impegni scritti e militanze decennali, con una faccia tosta incapace di qualsiasi vergogna, stimolati dalla tante altre presenti in Parlamento.

Mi è sfuggito l’intervento di Tonino Di Pietro (mi trovavo all’INPS assieme al mio ex cappellano don Mario Ferrari per chiarire alcuni suoi profili pensionistici che non avevano avuto fino a oggi soddisfazione), ma poi l’ho recuperato sul suo blog.

E ho visto tutta la scena, l’intervento di Antonio Di Pietro e la pantomima del presidente del Consiglio che abbandona i banchi del governo, seguito di suoi ministri: un eclatante esempio di ‘democrazia’ e di servilismo.

L’intervento di Di Pietro era forte nei toni e nei contenuti, ma diceva una sacrosanta verità: un ‘primus super pares’ (almeno così si ritiene da sempre il nostro presidente del consiglio) che si ostina a sottrarsi ai processi, che si difende non nei processi ma dai processi.

E ancora: che una sconfitta della mozione di sfiducia per pochi voti, poi risultati essere tre, era una vittoria di Pirro. E tale è nella sostanza, salvo a far folgorare sulla via di Damasco altri illuminati parlamentari colti da raptus di fervore mistico nei riguardi del Paolo di Tarso moderno, capace di fulminanti conversioni alla sua religione, oltreché di un narcisismo sconfinato e di un ego smisurato.

Ebbene, il momento non è grave, non si canti vittoria, una maggioranza di 100 parlamentari che si riduce a un misero numero di tre è l’inizio della fine, fulminazioni permettendo.

Ora è legittimo chiedersi quale errore è stato commesso per il quale il gruppo finiano Fli, da condizionante della maggioranza parlamentare ha perso pezzi di parlamentari che aveva firmato la mozione di sfiducia al governo, non tutti erano i duri e puri, c’era qualche colomba di troppo.

A mio avviso vi è stata una imperdonabile sottovalutazione della capacità di ‘recupero’ di Berlusconi da parte di Gianfranco Fini, il quale avrebbe dovuto calendarizzare subito la sfiducia, senza perdere tempo.

E invece? A mio giudizio è stato tradito dal ruolo istituzionale ed ha accettato il suggerimento del capo dello Stato (la c.d. ‘moral suasion’, una prassi costituzionale non presente nella Costituzione) di rinviare il tutto a 14 dicembre, a dopo l’approvazione del bilancio dello Stato, obbligo ed incombenza esclusivi del governo e del suo capo.

Ora, checché se ne pensi, il primo comma dell’art. 68 della nostra Costituzione (“I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni”), realizza una condizione di improcessabilità dei parlamentari per i voti espressi nell’esercizio del loro mandato (v. Michele Ainis – La Stampa – 12 dicembre 2010).

“… non possono essere chiamati a rispondere … per i voti espressi …”.

Corrotti o concussi, ammesso e non concesso che lo siano stati, non possono essere processati. Altra cosa è se si tratta di corruttori e concussori, ma vallo a dimostrare: ‘probatio diabolica’!

E allora? E allora bisognerebbe cambiare un’altra volta l’art. 68 Cost. ma non c’è un’altra ‘Mani Pulite’ all’orizzonte.

Luigi Morsello – già direttore del carcere di Lodi – IdV di Lodi

sabato 27 novembre 2010

LETTERA APERTA A IL CITTADINO DI LODI

CLAUDIO FERRANTE AL CENTRO

Caro Direttore,

la pura razza italica non finisce mai di stupirmi. Come si sa io sono un iscritto dell’Italia dei Valori non praticante, alla mia età saggezza vuole di restare fuori della mischia ad osservare.

Incredibile a dirsi, ma l’Italia dei Valori di Lodi, per voce del suo segretario provinciale Claudio Ferrante, elezione alla quale io non ho partecipato, ‘attacca’ l’amministrazione comunale della quale fa parte il precedente segretario provinciale Gianni Pera, che oggi è assessore al bilancio del comune di Lodi.

L’ho letto sul Suo quotidiano.

Perché Claudio Ferrante attacca l’amministrazione comunale? Perché in consiglio comunale si spreca troppo? Perché si spreca troppo? Perché “…si discute a lungo della Cina e del nucleare invece di parlare dei problemi della città”. Ma quali sono i problemi della città? Mistero, Claudio Ferrante non lo dice, almeno la sua giornalista non lo riferisce. E ancora, quant’è lo spreco? 3mila euro, immagino a seduta. Ora, posto che il consiglio comunale vanta 40 componenti, ogni seduta al completo costa 75 euro per componente, se non sbaglio. E qualcuno ha anche il coraggio di protestare?

Ovviamente, i capigruppo di quasi tutti i partiti, immagino eccetto l’Italia dei Valori, danno ragione a Giampiero Colizzi, presidente del consiglio comunale, che argomenta citando cifre: costo complessivo per la gestione del consiglio comunale 120.000 euro, bilancio del comune 70 milioni di euro. Come non dargli ragione!

Allora mi sono chiesto perché Claudio Ferrante si espone a facili rimbrotti, esponendo tutta la segreteria provinciale, gli iscritti e i votanti dell’Italia dei Valori?

Io non conosco Claudio Ferrante, ma ricordo bene la bagarre che si verificò all’elezione della nuova segreteria provinciale, mentre girava voce che la nomina di Gianni Pera ad Assessore al bilancio era oggetto di contestazioni abbastanza superficiali, se non di invidie personali, che provocò, se non vado errato (l’ho detto, sono un non praticante!) l’espulsione dal partito di qualche componente.

Ora dico, ma appare logica questa inopinata intemerata, per giunta non confortata nemmeno da un progetto che intercetti i bisogni dei cittadini e spieghi come possono essere soddisfatti?

Di questo passo, in che cosa ci si discosta dalle furibonde lotte di potere che imperversano (eccetto l’Idv) nella politica nazionale e nel Parlamento italiano? Quale iscritto all’Idv di lodi, porgo a titolo meramente personale le scuse per quanto accaduto.

Non mi posso augurare che non accadranno altri episodi spiacevoli, conosco troppo bene l’animo umano.

Luigi Morsello – già direttore delle carceri di Lodi – IdV di Lodi

mercoledì 16 giugno 2010

Siamo diventati il partito delle tessere


Allora alla fine ci sono riusciti a sfiduciare Gianni Pera, dopo mesi di montatura mediatica. Pure prescindendo dal nome del personaggio che significa poco è il modo in cui si è svolto questo agguato che fa desolazione e miseria.

Un partito pavido, che non ha avuto il coraggio di procedere alle espulsioni necessarie, che ha preferito la logica delle tessere, alla logica della propria stessa dignità e che ha permesso la più tradizionale ed antica delle scalate alla segreteria, quella delle truppe cammellate composte da tessere degli ultimi tre mesi, convogliate al congresso per costituirne la maggioranza.

Permettendo per opportunismo, per viltà e per ignavia che il partito del Lodigiano venisse smontato per maggior gloria da un gruppo di potere ottimamente congegnato, ma a dire il vero nemmeno poi così granitico. Per non espellere 2 militanti dal comportamento ripetutamente scorretto, se ne sono persi molti, ma soprattutto si è persa l’occasione di essere davvero diversi nelle pratiche politiche dalla desolazione assoluta dei partiti e dei vari “gruppetti di influenza e di controllo”. Ottimo! Un comportamento politicamente geniale del “Raccattiamo tutti e non espelliamo nessuno pur di far numero”.

Il Partito Lodigiano ne esce ridimensionato se non nel numero, sicuramente nelle sue pretese di moralità e di trasparenza, avendo permesso che si perpetrasse un agguato mediatico, portato a mezzo stampa e con metodi assolutamente delatori e calunniatori... nel peggiore stile primo-repubblicano: tessere e voti cammellati.

I circoli del basso lodigiano, Codogno e Casale, ne escono profondamente amareggiati e delusi. Mentre garanti e segretari regionali recitavano la loro retorica del siamo tutti amici, tutti qui per la medesima intenzione, non dimentichiamo l’idea e la linea, si perpetuava lo svuotamento del senso stesso di queste parole, nella pratica politica dell’agguato e della calunnia.

La costituzione di un direttivo beffa fa nascere spontanee numerose domande, per esempio: Valente e Frigo sono marito e moglie, ma abbiamo sentito anche molte altre relazioni parentali durante la votazione, siamo forse già diventati un partito di nipoti e figli, una cosa casalinga? Cifarelli, Manzo, Romaniello, Ferrante, Balduzzi, Vettorato, Latella tutti di San Fereolo, addirittura alcuni nel medesimo condominio, dobbiamo forse dedurre che IDV è nata e si svolge in un’assemblea di condominio?

Anche molti iscritti “dell’ultimo minuto” risiedono nel medesimo Luogo o nell’immediato circondario, una chiara ed evidente lungimiranza territoriale che rappresenta senza dubbio tutto il lodigiano...stupendo direttivo, davvero di grandissima rappresentatività politica, qualitativamente qualificato e qualificante.

Per vedere un qualsiasi rappresentante in questo direttivo che non sia un vicino di casa o un parente bisogna emigrare verso la minoranza.

Una guerra di tessere della peggior specie in un partito che vanta retoricamente il proprio ordine di superiorità morale? A CHE TITOLO?

Dove viene premiato chi getta fango anziché chi ha umilmente lavorato per anni, un partito che ha seriamente minato il proprio recentissimo assessorato al bilancio nella città di Lodi (demenziale e suicida) e tutto in modo preordinato, pensato.

Un omicidio premeditato ed alla cerimonia della morte erano presenti un paio di deputati, tanto per non farsi mancare nulla insigni rappresentanti della direzione regionale e nazionale, gli stessi che con la loro ignavia nell’espellere chi da tempo stava meditando questa bruttura hanno permesso tutto questo.

Bene io “Il signor Nessuno” oggi sostengo che siamo i complici coscienti ed i principali responsabili del disastro. Fatto sta che il partito nel basso Lodigiano è stato aspramente messo alla prova nelle sue aspettative politiche, e questo è vero a prescindere dal numero di tessere che non verranno rinnovate, comunque alto, e di quelle che verranno rese.

Certamente i nostri artisti d’alchimie troveranno il modo di presentarsi come ci fossero davvero ai prossimi appuntamenti elettorali, lo faranno nel solito modo, procedendo per segreterie, nell’unico modo che sanno.

Siamo certi che sorretti dalla forza preponderante della loro maggioranza di 52 voti e considerando come essi siano tutti di attivisti e militanti saranno egregiamente in grado di organizzarsi da qui in avanti per gestire le loro iniziative sul territorio. Considerando quanto alcuni di loro siano avvezzi alla paziente e laboriosa tessitura di relazione con la società civile, al punto di remare contro nello sforzo comune della raccolta di firme per la presentazione della lista regionale.

Parlo solo per me? Nossignori, parlo per molti fra noi profondamente disillusi da quanto avvenuto in questo partito e non già perché non in grado di reggere il confronto democratico, ma semmai proprio perché questo non è stato consentito. Parliamo infatti di un cambio della guardia preparato da tempo con sistemi del tutto esterni... mai nemmeno pensato all’interno delle strutture ed alle istanze del partito stesso, ma preparato con accurata regia in modo da prodursi esattamente laddove si è prodotto al congresso provinciale.

Un partito delle tessere dunque? Dei voti congressuali che non rispecchiano assolutamente l’impegno sul territorio? Bene se è questo il partito che volete signori dell’IDV non è il mio.

Giandiego Marigo

Sfiducia, tensione, incertezza nel dopo congresso


Fioccano le prese di posizione all’indomani del congresso Idv, una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi e in cui non sono mancate le tensioni. Dopo la vittoria di Claudio Ferrante, che è il nuovo segretario del partito nel territorio, non sono mancati gli interventi da parte di iscritti ed esponenti dell’Italia dei Valori. Il congresso è stato celebrato domenica con il seguente risultato: Gianni Pera non è stato confermato segretario provinciale del partito, al suo posto è stato scelto Claudio Ferrante che ha conquistato 52 voti, contro i 37 dell’assessore al bilancio di palazzo Broletto; Alfonso Gangemi, invece, ha ottenuto un solo consenso. Proprio quest’ultimo ha voluto precisare. «Pur avendo presentato la mozione supportata da più di venti firmatari ho ricevuto solo un voto. La motivazione è presto detta: durante i lavori alla fine del mio intervento ho pubblicamente chiesto ai firmatari della mia mozione e quanti vi si riconoscevano di votare la mozione dell’amico Ferrante ed i motivi per convergere sulla sua erano tanti e tutti politici; la mozione Pera non è stata all’altezza delle mie aspettative ed era distante da quanto richiesto dal sottoscritto in numerosi incontri avuti con lo stesso, senza scendere nel merito posso dire che ho avuto modo di leggere la mozione Ferrante il giorno prima sul sito Idv Lombardia, dove mi apprestavo ad inserire anche la mia, ed ho visto che avevamo molto in comune».

Altri hanno inoltre sottolineato che alla fine «ci sono riusciti a sfiduciare Gianni Pera», dopo mesi di attacchi, per questo è stato sottolineato da un esponente che i «circoli del Basso lodigiano, Codogno e Casale, ne escono profondamente amareggiati e delusi».

Un’altra militante ha segnalato il suo malumore: «Mi spiace molto, ma penso che restituirò la tessera; non posso e non voglio essere rappresentata da questo nuovo coordinatore. Resto poi dell’idea che una persona nominata assessore al bilancio di un comune importante come Lodi debba essere sostenuta e tutelata da tutto il partito».

All’appuntamento del congresso hanno partecipato anche il segretario regionale, Sergio Piffari e il senatore Giampiero De Toni, garante del congresso. Su 120 iscritti in tutta la provincia, inoltre, ne sono arrivati 90: la partecipazione è stata elevata. Il nuovo segretario è Ferrante, ingegnere dell’Eni esperto di bonifiche e ambiente, ha 53 anni ed è consigliere in Astem gestioni.

lunedì 14 giugno 2010

Congresso Provinciale di Lodi Relazione del Coordinatore uscente


Italia dei Valori, un partito in crescita. A livello nazionale, regionale e provinciale. Negli ultimi anni gli appuntamenti elettorali si sono chiusi all’insegna dei risultati positivi. Si è costruito un grande patrimonio di voti, abbiamo acquisito fiducia da parte di tanta gente. Gente che vede in noi la parte più pulita della politica. Cittadine e cittadini che riconoscono la lealtà, la franchezza del nostro impegno. Come ripete il presidente Antonio Di Pietro, come ha detto anche nella sua visita a Lodi nell’ultima campagna elettorale, non ci dobbiamo accontentare, non ci dobbiamo sentire appagati. Dice il vero. Costruire un’alternativa nazionale al peggior governo della storia: opporci alle scelte di Formigoni in Regione, opporci alla linea sconclusionata della destra alla Provincia di Lodi. Questi i macro obiettivi. Ma nella propria realtà quotidiana, nella propria città o paese, ognuno dei 120 iscritti all’Italia dei Valori di Lodi deve sentirsi caricato ancora di più del compito di spiegare chi siamo, cosa vogliamo e cosa facciamo. Siamo gente che non ha paura a metterci la faccia, siamo persone che pensano con la propria testa. Un partito in crescita, dicevo all’inizio. Negli ultimi anni Idv è cresciuta, a livello di iscritti e di voti, a livello di movimento d’opinione e di presenza sulla stampa locale, così pure ha eletto propri rappresentanti istituzionali. Ancora di più, è lo stimolo da cogliere da questo congresso, dovremo fare. Per mandare a casa il governo Berlusconi, per far crescere ancora di più il nostro partito. I buoni risultati elettorali, ha ragione il presidente Di Pietro, non ci devono far sentire appagati: devono essere lo sprone per fare ancora di più. Ancora meglio. Nel nome pulito dell’Italia dei Valori.

Sono stati due anni difficili, impegnativi, pieni come non mai che hanno messo a dura prova il partito e i militanti più impegnati.

E’ stato necessario, abbiamo dato una risposta ai cittadini, con i nostri referendum, con le petizioni, con i tanti volantinaggi abbiamo convogliato l’indignazione e dato una speranza costruttiva.

Tra le tante difficoltà anche abbiamo anche subito la perdita di un grande amico, Beppe Invernizzi. Con noi, con i vecchi dl partito, faceva in po’ il papà e in fondo lo era. Egli ha contribuito alla costruzione di Italia dei Valori, a livello regionale e nazionale, quando questo partito era solo una idea, un sogno. In segno di riconoscenza, il neoeletto gruppo regionale IDV ha in cantiere l’istituzione di una borsa di studio in suo nome che favorisca l’impegno e la formazione dei giovani.

Nelle tornate elettorali, con scelte oculate e fatte nell’interesse del partito da quasi tutti i nostri candidati, pressoché sconosciuti, abbiamo ottenuto risultati strepitosi, sempre tra i primi in Lombardia nei risultati positivi, sempre ultimi dove il partito a livello regionale è risultato in difficoltà.

Tanta politica di qualità, ma ancora di più tanta organizzazione. Risultati ottenuti solo con una dedizione totale e incondizionata, l’unica che ti consente di curare ogni aspetto e di anticipare ogni problema politico, ogni problema organizzativo, ogni problema personale e consente al partito di arrivare sempre pronto ad ogni appuntamento.

Siamo stati ripagati. Antonio di Pietro dopo tanti anni ci ha fatto visita ben tre volte: il 3 aprile 2009 in occasione delle elezioni provinciali, il 9 novembre 2009 per dare seguito alla mia idea di inaugurare anzitempo il Ponte di Bertonico, il 7 marzo 2010 a sostegno della candidatura di Lorenzo Guerini.

La situazione locale ci vede impegnati sui gravi temi sociali

Ho appreso con stupore e preoccupazione che presso i servizi sociali del Comune di Lodi sono pervenute 750 domande di famiglie che chiedono di avere il bonus energia di 60 euro. Una domanda che deve essere corredata da una certificazione ISEE e da vari documenti. Una settimana di appuntamenti con i CAF per 60 euro. 750 famiglie che ritengono importante avere 60 euro in più rappresentano una tragedia in atto !

Al tavolo provinciale del centro sinistra, finalmente ritrovato dopo la bruciante sconfitta dello scorso anno, abbiamo recentemente lavorato ad una proposta di legge regionale, attualmente al vaglio di legittimità, che prevede un rilancio del fondo di solidarietà che trova le amministrazioni comunali sempre più in difficoltà. Si prevede una compartecipazione della Regione ai comuni che prevedono l’adesione al fondo; per una erogazione che avvenga con le regole provinciali. Una idea della Federazione della Sinistra di Lodi che potrebbe essere un modello da seguire per tutte le province lombarde.

Nel contempo tutti i servizi a domanda individuale sono in sofferenza in tutte le amministrazioni; spietati vincoli di bilancio ingessano sempre più le amministrazioni che si fanno carico di problemi sociali enormi.

Il cittadino, mentre soffre questa situazione, osserva corruttela e leggi ad personam e si è sentito dire per anni che la crisi non c’era, che era passata, era frutto del pessimismo dell’opposizione, o colpa di coloro che parlavano male del Presidente del Consiglio dando una cattiva immagine del Paese.

Beati coloro che in questo paese sono senza memoria!

Su questi temi abbiamo già concordato azioni comuni con gli altri partiti del centro sinistra che mettano in evidenza le contraddizioni dell’amministrazione provinciale che decide di spendere un milione di euro che non hanno vincolo di destinazione nell’abbellimento delle rotonde. Un lavoro da effettuare nel 2011, necessario traino, pare, a loro dire, dell’EXPO del 2015.

Non posso non ricordare la bruciante sconfitta politica di questo territorio, prima ancora del centro sinistra, sulla questione della centrale a turbo gas di Bertonico.

Il nostro territorio è visto come una grande spianata dove poter metterci di tutto. Su tutto il settore ambientale continuerà al nostra vigilanza, e credo anche che sia opportuno riprendere la nostra iniziativa politica alla fine di questa estate.

A differenza degli anni scorsi abbiamo alcuni strumenti in più come partito; siamo in maggioranza e al governo nel Capoluogo, siamo all’opposizione in Provincia. Sarà competenza del nuovo coordinamento utilizzare al meglio questi strumenti nel solco del nostro ultimo congresso nazionale.

Evviva l'Idv, evviva il coraggio delle donne e degli uomini che scelgono l'Idv con impegno, entusiasmo e motivazioni forti. Le più forti. Di libertà e di rispetto della Costituzione. Viva l'Italia.

Lodi, 13 giugno 2010

Giambattista PERA

Idv, congresso tra ribaltoni e tafferugli



Tutti i nodi sono venuti al pettine nel giro di un congresso, quello dell’Italia dei valori, dove non sono mancate le sorprese.

Gianni Pera non sarà più il segretario provinciale del partito, al suo posto ci sarà Claudio Ferrante che ha conquistato 52 voti, contro i 37 dell’assessore al bilancio di palazzo Broletto; Alfonso Gangemi, invece, ha ottenuto un solo consenso.

Secondo il resoconto di alcuni partecipanti (la discussione era infatti riservata agli iscritti), nel corso dell’assemblea ci sono stati alcuni momenti di tensione, persino le forze dell’ordine sono dovute intervenire per calmare il diverbio scoppiato tra Ferrante e un giovane militante, un episodio a cui il nuovo coordinatore preferisce non dare molta importanza.

L’esito delle urne, inoltre, ha “spiazzato” più di un iscritto, alcuni tra i sostenitori di Pera hanno messo mano alla tessera per restituirla, un segno evidente del malumore che serpeggia soprattutto nella Bassa.

All’appuntamento hanno partecipato anche il segretario regionale, Sergio Piffari e il senatore Giampiero De Toni, garante del congresso.

Su 120 iscritti in tutta la provincia, inoltre, ne sono arrivati 90: la partecipazione è stata elevata.

Ferrante, ingegnere dell’Eni esperto di bonifiche e ambiente, ha 53 anni ed è consigliere in Astem gestioni.

Pera si aspettava una sconfitta, ma aveva deciso di presentarsi comunque come candidato: «Una grossa fetta del partito me lo aveva chiesto, dopo le polemiche degli ultimi tempi. In ogni caso va bene così, io ho sempre cercato di dire la mia e mi sono sempre impegnato per il partito».

Il direttivo sarà composto da Renata Valente, Silvia Balduzzi (referente per la città di Lodi), Franco Frigo, Antonio Vettorato, Paolo Latella, Rocco Cifarelli e Vincenzo Manzo, per la mozione Ferrante; Luigi Sibilio, Maurizio Carelli, Giulio Lacrima e Marco Pancaldi per la mozione di Pera, il quale farà parte del gruppo.

Infine, il consigliere provinciale Vincenzo Romaniello e il consigliere comunale Daniele Passamonti entreranno automaticamente nel direttivo, quest’ultimo ha presentato un ordine del giorno contro la legge sulle intercettazioni, approvato all’unanimità. Nel corso dell’assemblea sono esplose le tensioni interne del partito, rimaste fino a questo momento più o meno “sottotraccia”.

«Adesso si ricomincia da capo e si va avanti con gli obiettivi immediati - afferma Ferrante -. Il primo sarà la raccolta firme per il referendum. Poi bisogna iniziare a guardare alle prossime amministrative sul territorio, una volontà espressa anche nelle altre mozioni».

Nel partito, però, c’è già chi si domanda se i più insoddisfatti decideranno davvero di andarsene sbattendo la porta.

Non solo: i militanti più vicini a Pera si chiedono se l’assessore continuerà ad avere alle sue spalle l’appoggio incondizionato dell’Idv per continuare a svolgere il suo mandato.

Greta Boni

mercoledì 14 aprile 2010

Pera esordisce nell’esecutivo occupandosi del bilancio


DA IL CITTADINO DI LODI DEL 14 APRILE 2010

«Sono davvero molto emozionato, è il mio primo incarico da assessore. Nei prossimi giorni mi confronterò con i responsabili del settore. Dall’ultimo rendiconto, la gestione dei conti che emerge è positiva».

Si esprime così Giambattista Pera, nuovo assessore al bilancio del comune di Lodi, che ottiene anche le deleghe a programmazione finanziaria e servizi al cittadino.

Quarantanove anni e nato a Brindisi, risiede a Lodi, è convivente e ha una figlia. Consegue una laurea in economia aziendale con specializzazione in finanza aziendale presso l’università Bocconi di Milano. E nel suo curriculum può vantare anche un biennio di specializzazione post laurea in diritto e cittadinanza presso l’Università Tor Vergata di Roma.

È abilitato alla professione di dottore commercialista. Come professione è dal 1988 al 1999 insegnante di economia aziendale presso le scuole superiori. E dal 1999 è funzionario tributario presso la direzione provinciale di Lodi dell’Agenzia delle entrate.

Sul piano politico è dal 2005 coordinatore provinciale del partito dell’Italia dei valori, formazione per la quale nel 2007-2008 è responsabile nazionale delle politiche tributarie.

«Mi sono messo in aspettativa dal lavoro e mi dedicherò a tempo pieno a questo incarico in comune a Lodi» commenta. E sulle polemiche negli ultimi giorni all’interno del suo partito taglia corto: «Già nelle prossime settimane avremo diversi impegni di militanza e valuteremo insieme».

sabato 29 agosto 2009

Lodi-Consiglio comunale-Costituzione Gruppo consiliare Italia dei Valori-Diniego-Parere


LUIGI MORSELLO

SEGRETERIA PROVINCIALE LODI



LODI – CONSIGLIO COMUNALE – COSTITUZIONE DEL GRUPPO CONSILIARE ITALIA DEI VALORI – DINIEGO - PARERE



Prima di avventurarci nella interpretazione comparativa dei regolamenti che disciplinano l’attività dei consigli comunale e provinciale di Lodi si ritiene necessario richiamare l’art. 12 (interpretazione della legge) della preleggi (Disposizioni sulla legge in generale, approvate preliminarmente al codice civile con regio decreto 16 marzo 1942, n. 262 (G.U. 4 aprile 1942, n. 79, ediz. straord.), che recita: ” [I]. Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore [1362 ss. c.c.].
[II]. Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe [14]; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato [2, 3, 4, 29, 35, 36, 41, 42, 45 Cost.].”.
Non v’è dubbio che i regolamenti di che trattasi sono atti a contenuto normativo, la cui interpretazione deve richiamarsi ai principi suddetti
La materia del contendere è contenuta in questa domanda: può un consigliere comunale, eletto in un partito (i DS nella fattispecie), transitato al Gruppo Misto dopo la confluenza dei DS nel PD, aderire ad un’altra formazione politica (l’IdV nella fattispecie), pur non avendo la stessa alcuna rappresentanza in consiglio comunale, costituendo un gruppo consiliare autonomo (l’IdV) del quale è l’unico esponente?
Il caso concreto si presentato presso il consiglio comunale di Lodi, il consigliere comunale Daniele Passamonti ha chiesto al Presidente del Consiglio comunale di costituire un nuovo gruppo consiliare per il partito dell’Italia dei Valori, al quale ha aderito.
Il presidente del consiglio comunale Giampaolo Colizzi ha chiesto un parere tecnico-legale al Segretario Generale del Comune Elisa Bruno, che lo ha rilasciato con nota n. 25028/09 del 10 agosto 2009.
Su tale parere il presidente Colizzi ha basato il suo rigetto, motivato ‘de relato’.
Nel parere suddetto la Bruno sostiene:
“L’art. 12 del regolamento comunale a tale proposito così recita:
-i gruppi consiliari sono costituiti, di norma, dai consiglieri eletti nella medesima lista o liste collegate, a prescindere dal numero;
-il consigliere che intende partecipare a un gruppo diverso da quello in cui è stato eletto deve darne comunicazione al sindaco o al presidente del consiglio comunale, allegando la dichiarazione di accettazione del capo del nuovo gruppo cui intende aderire;
-il consigliere che si distacca dal gruppo in cui è stato eletto e non aderisce ad altro gruppo va a confluire in un unico “gruppo misto”.”
Si ritiene opportuno riportare integralmente il testo dell’art.12:
“1. I gruppi consiliari sono costituiti, di norma, dai consiglieri eletti nella medesima lista o liste collegate, a prescindere dal numero.
2. I singoli gruppi devono comunicare per iscritto al sindaco e al presidente del consiglio comunale il nome del capogruppo, entro il giorno precedente la prima riunione del consiglio neo-eletto Analoga comunicazione va fatta in caso di variazioni della persona del capogruppo. In mancanza di tali comunicazioni viene considerato capogruppo il consigliere del gruppo “più anziano” secondo lo statuto.
3. Il consigliere che intende appartenere ad un gruppo diverso da quello in cui è stato eletto deve darne comunicazione al sindaco e al presidente del consiglio comunale, allegando la dichiarazione di accettazione del capo del nuovo gruppo cui intende aderire.
4. Il consigliere che si distacca dal gruppo in cui è stato eletto e non aderisce ad altro gruppo va a confluire in un unico “gruppo misto”.
5. Ai capigruppo consiliari, come sopra determinati, deve essere effettuata la comunicazione di cui all’art. 125 del D. Lgs 267/2000.
6. Ai gruppi consiliari sono attribuite, per l’esercizio delle loro funzioni, risorse finanziarie previste nell’ambito di quelle individuate col precedente art.8.Tali risorse sono composte da una parte fissa, di pari importo per tutti i gruppi, ed una parte variabile, determinata in rapporto alla consistenza numerica dei gruppi stessi. Qualora si verificassero variazioni nella composizione dei gruppi l’ufficio di presidenza valuta la possibilità di rideterminare e riassegnare le risorse a tali gruppi.
7. Con il fondo assegnato ai gruppi possono essere effettuate le seguenti spese:
a) spese relative ad attività e manifestazioni organizzate dal gruppo anche a sostegno e patrocinio di iniziative di interesse culturale e/o sociale;
b) spese per materiale/attrezzature/servizi finalizzati all’attività del gruppo;
c) acquisto di libri, riviste, giornali e materiale informatico di interesse connesso all’espletamento del mandato.
8. Il fondo è gestito dal Dirigente competente sulla base delle richieste dei capigruppo, eventualmente facendo ricorso all’anticipazione dell’economo, nel rispetto del vigente regolamento di contabilità.
9. Sulle eventuali controversie circa l’utilizzazione del fondo da parte dei gruppi si pronuncia il presidente del consiglio, sentito l’ufficio di presidenza.” (pag. 9 del testo del Regolamento nel sito del comune di Lodi).
Va rilevato che il comma 1 dell’art. 12 utilizza un inciso (di norma), che già di per sé avrebbe dovuto consigliare una diversa valutazione della richiesta del consigliere Passamonti.
La Bruno afferma che “La norma nulla dice a proposito della possibilità di ulteriori “gruppi autonomi”… i gruppi possono non corrispondere ad un partito …” per poi concludere: “… la fattispecie di costituzione di ulteriori gruppi autonomi non è disciplinata, (il che,n.d.r.) porta ad escludere automaticamente ogni possibilità di costituzione di gruppi autonomi …”.
Quindi, la Bruno utilizza, per rafforzare la propria interpretazione, un brocardo latino: “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”, ("Dove la legge ha voluto ha detto, dove non ha voluto ha taciuto”), usualmente evocato a proposito dell'interpretazione della legge. Se infatti in un disposto normativo non è stata espressamente prevista una fattispecie o non è stato analizzato un determinato aspetto, si deve presupporre che il legislatore non lo abbia voluto normare e che pertanto, in difetto di norma, non si debba procedere ad interpretazioni estensive.
Il brocardo richiama perciò l'interprete ad attenersi scrupolosamente al testo della norma, evitando di dedurre conseguenze dal silenzio.
Purtuttavia, un regolamento comunale è fonte subprimaria (costituzionali; comunitarie; primarie; subprimarie; secondarie), che soggiace alle regole interpretative delle disposizioni della legge in generale sopra citate.
In particolare il comma 1 dell’art. 12 delle preleggi, che,si ripete, recita: “Nell'applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore.”
La fonte primaria è l’art. 38 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2000, n. 267 (in Suppl. ordinario n. 162, alla Gazz. Uff., 28 settembre, n. 227), il cui art. 2 (“Il funzionamento dei consigli, nel quadro dei princìpi stabiliti dallo statuto, e disciplinato dal regolamento, approvato a maggioranza assoluta, che prevede, in particolare, le modalità per la convocazione e per la presentazione e la discussione delle proposte. Il regolamento indica altresì il numero dei consiglieri necessario per la validità delle sedute, prevedendo che in ogni caso debba esservi la presenza di almeno un terzo dei consiglieri assegnati per legge all'ente, senza computare a tale fine il sindaco e il presidente della provincia”) richiama la emanazione di un regolamento, quello in esame.
Il regolamento comunale non è silente, contiene, lo si ripete, all’art. 1 un inciso: ”di norma”, al quale non può attribuirsi altro significato diverso dal corrispondente avverbio “normalmente”, sinonimo di “abitualmente”, il cui significato è: “in modo abituale, abitudinariamente”.
Insomma, se il legislatore sub primario, cioè il consiglio comunale, avesse voluto dare tassatività al proprio regolamento, non avrebbe usato quell’inciso, che è una clausola di salvezza per le situazioni non previste.
Il comma 2 dell’art.12 delle preleggi recita: “Se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe; se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato”.
Sono i due criteri del ricorso all’analogia e, in ultima analisi, ai principi generali del diritto.
Sarà sufficiente il ricorso all’analogia, il richiamo del regolamento provinciale di Lodi, il cui art. 7 (Composizione dei gruppi) recita:
“1. Costituisce Gruppo consiliare l'insieme dei Consiglieri eletti sotto lo stesso contrassegno elettorale, indipendentemente dal loro numero, fatta salva diversa indicazione di adesione ad altro Gruppo, da effettuarsi nella prima seduta di Consiglio.
Il candidato a Presidente della Provincia eletto Consigliere dichiara nella prima seduta di Consiglio a quale Gruppo consiliare intende appartenere.
2. Fino alla prima comunicazione di cui al comma 3, il Presidente del Consiglio attribuisce al Gruppo il nome corrispondente al contrassegno elettorale e considera Capogruppo il Consigliere più anziano di età appartenente al Gruppo stesso.
3. Ciascun Gruppo è tenuto a comunicare per iscritto alla Presidenza del Consiglio il nome del Gruppo consiliare ed il nominativo del Capogruppo e dell'eventuale vicecapogruppo.
Sono altresì soggette a comunicazione le variazioni che dovessero verificarsi nel corso del mandato di cui ai commi seguenti.
4. La denominazione di un Gruppo può essere modificata, per decisione dei suoi componenti.
5. Un Gruppo può essere sciolto per decisione dei suoi componenti, per confluire globalmente in un altro Gruppo o per consentire ai suoi componenti di confluire in altri Gruppi esistenti o di costituirne di nuovi.
6. Uno o più Consiglieri di uno stesso Gruppo o provenienti da Gruppi diversi, possono costituire un nuovo Gruppo attribuendogli il relativo nome.
7. Ogni Consigliere può passare da un Gruppo ad altro Gruppo esistente.
8. Il Consigliere che intenda uscire da un Gruppo senza aderire ad altro Gruppo esistente o in via di costituzione, o che non intenda costituire un nuovo Gruppo, viene associato al Gruppo misto.” (pag. 5 del Regolamento dal sito della Provincia).
Per concludere, il consigliere Passamonti, eletto nel partito denominato DS (Democratici di Sinistra), quando questo partito confluì nel PD (Partito Democratico), non volle seguirne le sorti venendo iscritto d’ufficio al “Gruppo Misto”.
La permanenza nel gruppo suddetto non è a vita, rectius fino a scadenza per qualsiasi motivo del mandato elettorale.
Difformemente da quanto sostiene il Segretario Generale, interpretando scorrettamente la ratio della norma, si può uscire liberamente dal Gruppo Misto per confluire in un altro gruppo già costituito o costituendo, per esercitare nella pienezza del mandato ricevuto dal cittadino elettore e libero da qualsiasi vincolo di mandato verso il partito di riferimento.
La preoccupazione di evitare la temuta proliferazione dei gruppi doveva essere soddisfatta con la emanazione di una norma regolamentare più congrua a tale finalità.
Il non averlo fatto consente non solo una interpretazione della lettera e dello spirito di cui al comma 1 dell’art. 12 cit., ma, ‘ad adiuvandum’, una interpretazione per analogia di quanto stabilito nell’art. 7, comma 6 del regolamento del consiglio provinciale di Lodi.
La richiesta di Daniele Passamonti deve essere accolta.
A mio giudizio, va esperita la procedura di autotutela e, in difetto di accoglimento, l’intervento del giudice civile.
Lodi, 29 agosto 2009

sabato 2 maggio 2009

Elezioni, scende in campo l'Italia dei valori

IL CITTADINO DI LODI
1 MAGGIO 2009

«La metà dei nostri candidati ha meno di 35 anni, c'è un buon gruppo di giovani e nessuno è masi stato consigliere a palazzo San Cristoforo».
Gianni Pera, segretario provinciale dell'Italia dei valori presenta la lista del partito, sottolineando che «le persone scelte hanno un forte legame con il territorio, sono pochi quelli che non vivono o lavorano nel collegio a loro destinato».
Nella città di Lodi sono stati "schierati" la pediatra Stefania Fallarino (Lodi I), il capotreno impegnato nel mondo dell'associazionismo Alfonso Gangemi (Lodi II), l'impiegato delle poste e sindacalista Rocco Cifarelli (Lodi III), l'ingegner Claudio Ferrante (Lodi IV), l'impiegato delle poste Vincenzo Romaniello (Lodi V) e lo stesso Pera, funzionario dell'Agenzia delle entrate (Lodi VI).
Nella Bassa, invece, il commercialista Marco Cremascoli "presiederà" il collegio Casale 1 e il perito industriale Andrea Sommariva penserà a Casale 2, mentre al consulente informatico Massimiliano Grazioli toccherà Codogno 1 e all'ingegnere meccanico Luigi Sibilio Codogno 2.
Al consigliere comunale Giulio Lacrima spetterà il collegio di Castiglione, al figlio Emiliano - impiegato in un'azienda di trasporto pubblico a Piacenza - quello di Maleo, al consigliere comunale Simon Grasso quello di Somaglia e allo studente di legge Marco Facchini quello di San Rocco.
Paola Latella, giornalista e insegnante informatico, si occuperà del collegio di Borghetto, il vigile urbano Sergio Broscritto di Lodi Vecchio, l'impiegata dell'Asl Anna Rizzi di Sant'Angelo 1 e l'ex calciatore oggi perito di una società di consulenza per anti-incendi Max Uberti di Sant'Angelo 2; il medico Marina d'Orsi sarà invece nel collegio di San Martino, l'impiegato del comune di Sordio Alberto Capra a Tavazzano, il perito industriale Giuseppe Anelli a Livraga. Infine, Renata Valente a Zelo e l'impiegata comunale di Casalmaiocco Anna Manzo a Mulazzano.
La lista dell'Idv appoggerà Lino Osvaldo Felissari, candidato per il centrosinistra, in questi giorni si discuterà del programma.
«Abbiamo racchiuso i punti per noi importanti in un volantino - afferma Pera -, a partire dall'ambiente: siamo contro la centrale di Turano-Bertonico, ma anche contro la discarica di Senna.
Siamo per uno sviluppo dell'Adda come sistema, ma non concordiamo con il progetto sulla navigabilità per scopi commerciali. Proponiamo una Consulta provinciale per l'ambiente per definire le strategie».
L'Idv vorrebbe uno sviluppo economico improntato su progetti di micro-credito e di banca etica.
Gr. Bo.