sabato 31 dicembre 2011
“Che ci facevano due ex ministri a pranzo a Berlino?”
venerdì 30 dicembre 2011
Baci e applausi E il tecnico diventò piacione
Poi però non si ferma più, molto più simile al suo imitatore Maurizio Crozza che a Carlo Azeglio Ciampi: “Parlerò dello spread, forse avrete già sentito questo termine”. Oppure: “Conosco anche io un minimo di economia”. O anche: “Ottimo interrogativo. Mi ponga la stessa domanda alla fine del prossimo anno”. O addirittura, quando gli chiedono se sia vero il vertice del tunnel: “Anche questo quesito, rivela quanto sono profonde le vostre domande”. Ci sono i ministri in prima fila, c’è Piero Giarda appoggiato a una parete, applausi a scena aperta. È nata una stella.
giovedì 29 dicembre 2011
Dagli affreschi alla scrivania: così cambia il rito politico
mercoledì 28 dicembre 2011
Boccia-De Girolamo, un matrimonio “tecnico”
Intanto i fatti. Qualche cronista locale, anticipando i tempi della notizia e chiedendosi come mai la pubblicazione fosse stata affissa a ridosso del Natale, aveva ipotizzato una cerimonia lontana da occhi indiscreti. Ma in serata è stato lo stesso deputato del Pd a smentire, un po ’ divertito e un po ’ anche indispettito, dopo essere stato raggiunto al telefono da metà (l’altra era in ferie) dei giornalisti italiani: “Ma quale matrimonio segreto!? Ci troviamo, molto spensieratamente in Puglia, i miei due figli sanno già che ci sposeremo a settembre, perché mai dovremmo anticipare i tempi?”.
In realtà i 51 mila esiti che saltano fuori se si incrociano i nomi dei due deputati su Google e la facilità con cui attecchiscono le leggende metropolitane sul loro conto, sono una delle tante misure indirette di un clima politico che cambia e un simbolo involontario di una nuova stagione istituzionale.
Intanto perché quando dopo tanti mormorii la coppia si rivelò ufficialmente (nella sede a dir poco eterodossa di Un giorno da pecora, avendo per testimoni quei due dioscuri irriverenti di Giorgio Lauro e Claudio Sa-belli Fioretti), la De Girolamo e Boccia militavano in due fronti contrapposti e potevano sembrare l’ennesima possibile parafrasi della favola di Romeo e Giulietta: di centrosinistra lui, di centrodestra lei, un amore impossibile nei tempi della battaglia campale fra berlusconismo e antiberlusconismo.
Poi però, subito dopo aver enunciato il cliché, le cose si complicavano. Se non altro perché lei si divertiva a mischiare le acque: “Ma quale sinistra e sinistra? Francesco è un moderato, un popolare centrista, sono molto più di sinistra io di lui! Ha giocato il ruolo di arcinemico sfidando due volte Vendola, mentre a me Vendola è molto simpatico…”. E Boccia: “Non vi fate fregare: Nunzia è maestra nel dire a tutti la cosa che mi mette più in imbarazzo. Io sono un democratico europeo, lei è una conservatrice liberista che gioca a fare la spiritosa”. Era ancora più divertente incrociare le loro presenze negli studi televisivi, quando invitato nello stesso programma (la puntata dopo di lei), lui diceva ridendo: “Nunzia si prepara molto, ma in studio è una vera carogna, poveretto chi se la ritrova contro”. E lei ribatteva rispondendo pan per focaccia e non meno divertita: “Controllate l’Auditel… La verità è che al contrario di me Francesco abbassa gli ascolti”.
Il mistero delle pubblicazioni, però, è stato presto svelato. Il giovane sindaco di Sassano Tommaso Pellegrino, ex deputato dei Verdi (chirurgo dei tumori alla mammella) è stato il galeotto tramite dell’amore fra i due. Amico di entrambi, infatti, li aveva invitati a un convegno, a Napoli, dove Boccia e la De Girolamo si erano conosciuti assieme allo stilista Marinella. E così, in suo omaggio, i due deputati hanno deciso di sposarsi proprio nel comune delle orchidee.
Ma qui, uscendo dai merletti della cronaca rosa, si passa al cortocircuito politico. Durante i due anni più difficili della legislatura, sia lui che lei erano inseguiti da sospetti di tradimento, maldicenze, alzate di sopracciglio. In Internet fioccava pure qualche insulto: “Ma come si fa a stare con una di destra?” (o viceversa). Persino fra i colleghi qualche scetticismo c’era. Adesso, nel tempo dei tecnici, la coppia anomala si è fatta coppia profetica e lo spettro del tradimento si è mutato nell’epifania della solidarietà nazionale, incarnata nella spensieratezza di una promessa nuziale che si carica di significati fino a ieri inimmaginabili. “Da questa esperienza abbiamo imparato – ammette lui in privato – a giudicare meno e a capire di più”.
E se è vero che Boccia e la De Girolamo non hanno ancora celebrato nessun matrimonio e che si sposeranno (prima in municipio e poi in Chiesa) alla fine dell’estate, è altrettanto certo che un piccolo colpo di scena ci sarà. “La data che abbiamo in mente – spiega lei – è l’8 settembre”. E lui: “Essendo l’anniversario dell’armistizio più drammatico della storia nazionale, direi che può andare abbastanza bene, anche per testimoniare il bisogno di pacificazione che vorremmo rappresentare”. Auguri agli sposi. Sempre che, visti i tempi della politica, prima di allora non sia deflagrato un nuovo conflitto fra le rispettive fazioni di appartenenza.
Il Fatto Quotidiano, 28 dicembre 2011
domenica 25 dicembre 2011
IL FINTO TECNICO CRESCIUTO NELLA POLITICA. CHE NON SA MAI DI CHE PARLA
sabato 24 dicembre 2011
Il nostro Hugh Grant che non vuole insegnare niente a nessuno
mercoledì 21 dicembre 2011
C’era una volta Ruby (e Berlusconi)
Come tutte le favole a tinte forti, anche questa si alimenta di leggenda e fantasia. L’ultimo capitolo (per ora) lo ha scritto Luca Risso, compagno della ragazza che fece tremare Arcore, la presunta “nipote di Mubarak” su cui il Parlamento discettò e votò, per scongiurare – ci raccontarono – una crisi internazionale: “La bimba – dice Risso – sta bene. Pesa tre chili e
Ma la leggenda parallela, sovrastando la notizia, ha acceso anche il mondo del web, scatenato in lazzi feroci come: “È nato PierMubarak“. Oppure “La figlia di Ruby è nata maggiorenne”, o anche:“Domani si terranno i test di paternità a San Siro dalle 9 alle
È quindi straordinario che, simbolicamente, mentre il dispositivo di rinvio a giudizio (ormai retrocesso nell’agenda dei media a notizia minore) ci dice che secondo i magistrati di Milano ad Arcore c’erano festini con prostitute, mentre la drammaturgia delle “cene eleganti” si vira di luce rossa, l’immagine di Ruby sia invece in queste ore trasfigurata angelicamente (e provvidenzialmente) in quella più dolce di neomadre.
Proprio per questo forse, per tenere in esercizio la memoria, è interessante ripercorrere la saga della marocchina che fece tremare il governo: sembra mille anni fa, era solo il novembre 2010, e sui media se ne dissero, e scrissero, di tutti i colori. Il 21 dicembre, gusto un anno fa iniziava l’indagine. L’accusa: “Concussione e prostituzione minorile”.
Che strano effetto rileggere quelle prime e frettolose dichiarazioni invecchiate così precocemente, ripercorrere il turbinoso valzer di parole che avvolse l’Italia. A partire ovviamente da Silvio Berlusconi che, interrogato sull’inchiesta Bunga Bunga, sibilò: “Sono qui a parlare di spazzatura vera, non di spazzatura mediatica”. E poi: “Io sono uno di cuore, mi muovo per aiutare le persone in difficoltà”.
E che dire di Roberto Maroni, ministro dell’Interno, che si stupiva delle domande sul caso?“Parliamo di politica, per favore”. E Bondi? Tuonava: “È l’ennesimo capitolo di una campagna scandalistica, il segno più spaventoso di una inciviltà che minaccia di corrodere le fondamenta della nostra vita democratica”. Boom!
E la trasecolata Nicole Minetti? Inconsapevole di quello che avremmo appreso poi, si schermiva:“Ci tengo a precisare che con la signorina Ruby non ho rapporti di amicizia”. Emilio Fede (più tardi avremmo scoperto che era proprio lui il “talent scout”) cadeva dalle nuvole con candore virginale: “Credo di aver conosciuto quella ragazza a qualche cena a casa Berlusconi, ma non gliel’abbiamo presentata né io, né Lele Mora”.
È istruttivo ripercorrere questo alfabeto di mirabili corbellerie, per scoprire quanto la memoria di questo paese sia corta. Alla controinformazione del Pdl si aggiunse presto quella della fanciulla marocchina: “Mio padre mi ha ripudiata perché sono cattolica”, “Silvio è come la Caritas, mi ha aiutata, gli voglio bene”. Fino all’ultima perla: “Vorrei fare il carabiniere, ma sto dall’altra parte”. Ruby iniziò la sua metamorfosi piangendo sul divano di Alfonso Signorini a Kalispera, mentre le indagini parlavano di una ragazza capricciosa che andava da Genova a Milano in taxi e fuggiva nella notte per non pagare il conto.
Un’altra eroina veniva ora plasmata dai media amici, mentre lei, parlando con il padre al telefono diceva (26 ottobre): “Silvio ha detto all’avvocato ‘ Dille che la pagherò il prezzo che vuole l’importante è che lei chiuda la bocca, che neghi il tutto, e che dica… che dica pure di essere pazza ma l’importante è che lei mi tiri fuori da tutte queste questioni, che io non ho mai visto una ragazza che ha 17 anni, o che non è mai venuta a casa mia’”.
E Ruby la pazza la fece benissimo, facendo turbinare una giostra di disinformazja su carta stampata, su cui dovrebbero assegnare tesi nelle scuole di giornalismo. Mentre il parroco di Letojanni, don Adelino Affannato si stupiva (“Conosco la sua famiglia che è musulmana, di sicuro in parrocchia non l’ho mai vista”), il Foglio sfidava l’iperbole (“Berlusconi ha fatto benissimo a dire spavaldo che ama le donne”), Niccolò Ghedini annunciava profetico: “Quando saranno resi noti gli atti documentali e testimoniali sarà agevole comprendere la risibilità degli attuali assunti giornalistici”. Stefania Prestigiacomo azzardava una critica feroce al suo leader: “Forse Berlusconi esagera in generosità”.
Franco Frattini, ministro degli Esteri, assicurava: “Berlusconi ha testualmente detto che era stata segnalata come una parente di Mubarak”. Mara Carfagna: “I tempi dell’inchiesta fanno pensare a una persecuzione”. E di nuovo Ghedini, sublime: “Berlusconi ha avuto occasione di scherzare con Mubarak durante una cena, presenti gli ambasciatori, dicendo che aveva conosciuto una sua parente molto bella”. Fede chiosava che in realtà era “bruttina”, Inascoltato M’Hamed el Marough, il padre di Ruby, diceva: “Davanti a una storia del genere un genitore può solo provare vergogna, mia figlia è una bugiarda”. E allora fu Lele Mora a chiarire tutto:“Berlusconi ha una fidanzata, di trent’anni”.
Ma il punto più alto della saga fu il conflitto di attribuzione con cui il Parlamento voleva strappare l’inchiesta ai giudici, con l’indimenticabile e applauditissima arringa in cui l’onorevole Maurizio Paniz tuonava: “Berlusconi era convinto che fosse nipote di Mubarak!”. Ora che nel cuore dell’Italia familista la maternità estingue il peccato, tutte queste favole andranno perdute, come lacrime nella pioggia, nel giorno in cui Mubarak divenne bisnonno.
Il Fatto Quotidiano, 21 dicembre 2011
sabato 17 dicembre 2011
DAMIANO “Il Pd ha già scelto sui licenziamenti non si tratta”
LA POLITICA IN TV “DALLO SHOW AL BIANCO&NERO”
mercoledì 14 dicembre 2011
GOVERNO MONTI PD, SI SPEZZA MA NON SI SPIEGA

La manifestazione dei sindacati fa deflagrare il partito
di Luca Telese
E alla fine torna il “bersanese”. “Il Pd – dice il suo segretario - è un partito di governo che non perde il contatto con la realtà sociale. Chi ha più soldi non può mica mangiare dieci volte al giorno...”. Il bersanese come tentativo di dire qualcosa di sensato mentre nel partito risuona il tana libera tutti. Chi va a destra, chi a sinistra, chi esalta il rigore, e chi dice che bisogna cambiare finanziaria: il centrosinistra, un tempo critico, sta diventando criptico. Dice Furio Colombo, deputato eretico del Pd: “Il governo Monti all’inizio sembrava un stanza calda, dopo l’inverno gelato di Berlusconi. E’ diventato una stanza tiepida dopo la lista dei ministri. Adesso, dopo la finanziaria, è una stanza gelida”. Il problema, come si diceva un tempo è politico. Quale deve essere la posizione del Pd sulla manovra? Quale è il giusto equilibro fra la legittima critica e l’opposizione pregiudiziale?
Ieri Bersani ha capito che il partito è troppo sbilanciato sulla difesa dei sacrifici e ha provato a correggere la rotta incontrando i sindacati: "Chiederemo che vengano corretti alcuni punti sulle pensioni per garantire maggiore equità - ha spiegato - Ci auguriamo che il governo faccia qualche passo avanti e per quello che non sarà fatto insisteremo, vedremo quanto sarà collaborativo, cercheremo di convincerlo e chiederemo che sia attento al Parlamento e alle forze sociali". E poi, quasi sconfortato: "Ieri (l’altroieri, ndr.) c’è stata una mobilitazione, qualcosa il governo la deve dire”.
Era stata proprio la manifestazione unitaria Cgil – Cisl e Uil di lunedì a far deflagrare il dibattito, nel partito, tra due estremi non più conciliabili. Da un lato i cosiddetti “montiani del Pd” (così li ha efficacemente definiti il Foglio), l’area che tiene insieme sul sì alla manovra gli ex veltroniani, i lettiani e gli ex popolari capitanati da Beppe Fioroni. Dall’altro l’ala “laburista” del partito, raccolta sempre di più intorno ai due giovani leoni quarantenni: Matteo Orfini e il responsabile Economia Stefano Fassina. E poi a un ex ministro come Cesare Damiano. A loro si aggiungono, anche se fuori da una logica di corrente, il parere pesante dell’ex segretario della Cgil Sergio Cofferati, e quello della sinistra interna guidata da Ignazio Marino. In mezzo, con il compito non facile di trovare una quadra, Bersani, che ha visto slittare verso la vecchia minoranza, una parte della sua mozione congressuale.
LA CONTESA è deflagrata quando Fassina – da tempo inviso all’ala centrista e a quella riformista del partito – ha annunciato che sarebbe stato al fianco dei sindacati in piazza. Apriti cielo. Aveva aperto il fuoco Morando, ex leader della componente liberal: “E’ insensato opporsi alle misure di Monti. Quella seguita dal governo tecnico è la linea che dovrebbe essere di tutto il Pd”. Ed è ancora più duro lo stesso Fioroni, che usa parole di fuoco per bollare il gesto di Fassina e di quelli che sono d’accordo con lui: “Andare a quella manifestazione è gravissimo errore. Non possiamo essere contemporaneamente pesce e carne, perché poi finiamo per diventare una pietanza insipida”. Il ragionamento dell’ex ministro, a tratti spietatamente sarcastico, è questo: “Non possiamo sostenere la manovra e poi manifestare contro. Se ci sono dei cambiamenti da fare si fanno in Parlamento. Altrimenti si tace”. Fioroni ce l’ha, ovviamente, con i suoi colleghi: “Ci dobbiamo mettere la faccia. Non possiamo fare le ombre cinesi”. Poi l’ex ministro annuncia una resa dei conti: “E’ ora di sciogliere quei nodi e assumere un profilo di governo”. Fioroni – è questa la cosa più interessante - conclude prefigurando scenari futuri: “Quello che decidiamo ora è importante perché anche dopo le elezioni servirà un governo di grande responsabilità”. Se ascolti Fassina e Orfini ti stupisce quanto sia opposta la loro visione. Orfini è pacatissimo: “Suggerirei ai cosiddetti ‘montiani’ di essere più prudenti. La nostra base ritiene questa manovra iniqua e da correggere. Ed è esattamente questa la linea del partito”. Non si sente un apostata il giovane dirigente della segreteria: “In piazza ci si va, of course. Vengo da un giro nelle sezioni del Pd, in Puglia, in cui la gente è preoccupata per quello che accade. Bisogna vedere le facce dei pensionati che si sono fatti la casa da soli e pagheranno due volte, prima di parlare. Non c’è nulla di irresponsabile nel voler migliorare la manovra. Sarebbe sbagliato se un partito come il nostro dimenticasse la sua linea per accettare acriticamente tutte le misure del governo tecnico. Quella sì, sarebbe una resa della politica”. Sorride Orfini: “Bersani ha detto che il Pd simpatizza per chi manifesta, quindi non mi sento affatto fuori linea”. Anche Fassina è andato. Sabato scorso era a Bruxelles, in un vertice del partito socialista europeo: “Io rimango fedele alla linea che abbiamo votato nei nostri documenti. Perché mai dovremmo cambiarla? Il governo Monti non ha le nostre posizioni, perché è un governo che si sostiene anche con i voti della destra e con loro deve mediare”. Chiedi a Fassina: il segretario con chi sta? Risposta sibillina: “E’ con il Pd. Al fianco di chi paga il peso di questa manovra e chiede equità. Noi siamo con i lavoratori e i sindacati che questa equità la vogliono affermare con le giuste modifiche possibili”. Ma prendete Marina Sereni, vicecapogruppo alla Camera: “Tutto è migliorabile, e si possono anche trovare mediazioni. Ma perché tornare indietro? Se non si prova a rompere ora incrostazioni e rendite di posizione quando daremo all'Italia il segnale che dobbiamo cambiare per ricominciare a crescere?”. Dicono che il colloquio tra Monti e Franceschini fosse pieno di luci ed ombre, Paolo Gentiloni mostra scetticismo su Twitter. “Senza un coordinamento politico manca una regia e così la confusione regna sovrana", dice Francesco Boccia. Il problema è che se dalla dialettica D’Alema-Veltroni si passa a quella Fassina-Letta, il rischio è che il risultato – lo stallo del Pd - non cambi.




















