Visualizzazione post con etichetta ITALIA DEI VALORI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ITALIA DEI VALORI. Mostra tutti i post

martedì 19 luglio 2011

Morto un 'Papa'... si fa un ministro?

MASSIMO DONADI

Dice un antico proverbio romano: morto un Papa… se ne fa un altro. Lapalissiano, è sempre stato così al soglio pontificio. Nel caso del nostro di Papa, però, il deputato del Pdl accusato di estorsione e concussione, è forse il caso di dire che morto un Papa, se ne fa un altro… di ministro però, magari al Nord.

Le giravolte di Umberto Bossi sul sì o no all’arresto sono più fitte di quelle di una ballerina di Degas.

Venerdì pomeriggio, prima di salire sull’aereo di Berlusconi, il leader del Carroccio era stato chiaro. Papa? In galera. Dunque, sì all’arresto.

Sabato notte, dopo un giro sul Canal grande, la prima giravolta. Nessuno deve essere messo in manette prima del processo. Dunque, no all’arresto, oplà.

Ieri sera, in quel di Podenzano, l’ennesima giravolta disinvolta e disinibita. Voteremo sì all’arresto, i giudici hanno diritto di indagare su di noi. In meno di due giorni, tre versioni diverse e non di poco conto.

Che succede nel Carroccio? Sono lacerati, presi da dubbi amletici? Nulla di nuovo sotto il cielo di Pontida. Che la legalità sia un concetto elastico che vale solo in Padania è ormai cosa nota. Ma guarda un po’ la fatalità, proprio mentre scrivo Silvio Berlusconi è al Quirinale per parlare di manovra, rilancio e sviluppo e, udite udite, rimpasto di governo.

Si vocifera che ci sia in ballo una poltrona per Marco Reguzzoni al ministero per le Politiche Comunitarie, posto ancora vacante dopo la fuoriuscita di Ronchi.

Che sia in atto, dunque, una sorta di contrattazione, tu mi dai un no per l’arresto a Papa io in cambio di do una bella nuova poltrona di ministro per la Lega?

A pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si azzecca, diceva qualcuno.

Vero o non vero, staremo a vedere.

Certo è che la Lega sulla legalità inciampa da parecchio. Per non parlare della brama e sete di poltrone e potere, di cui ogni giorno è più assetata.

Italia dei Valori no e mercoledì, quando l’Aula esaminerà il caso Papa, faremo la conta.

sabato 11 giugno 2011

Caro Marchionne Lei è un bugiardo

MAURIZIO ZIPPONI

Caro dottor Marchionne,

diciamo la verità: lei è un bugiardo. Non in senso offensivo: nel senso che dice molte bugie. Lei ha detto che gli italiani dovrebbero ringraziarla per quello che ha fatto per la Fiat. Cosa ha fatto per la Fiat? L'ha estirpata dall'Italia e l'ha portata in America. Lei dice: ma io ho comprato la Chrysler! Già è vero: lei ha ottenuto il 51 per cento della Chrysler per metà coi dollari del governo americano e per metà con gli euro del governo italiano. Non ha sborsato una lira. La Chrysler l'abbiamo pagata noi.

Vediamo un po' di riassumere come sono andate le cose.

Primo atto. Che inizia nell'epoca nella quale Marchionne non era ancora alla Fiat. Gli azionisti Fiat, nel 2000, decidono di disfarsi della Fiat auto e di venderla alla General Motors. La quale sottoscrive un obbligo di acquisto. Ma poi decide di non rispettarlo, perché vede bene come vanno le cose e stabilisce che non le conviene. Le conviene pagare la penale alla Fiat: un miliardo e mezzo di euro. Intanto le banche, che hanno prestato una quantità enorme di denaro alla Fiat, chiedono di rientrare. Ma la Fiat non ha i soldi. Le banche però hanno in deposito, come garanzia, le azioni Fiat. Potrebbero decidere, a quel punto, di diventare maggioranza in Fiat. Ma decidono di non farlo e di rivendere le azioni a Fiat a prezzi stracciati. L'operazione costa alle banche 8oo milioni di euro. Un bel regalo per Fiat, a spese dei correntisti.

Secondo atto. A quel punto, a metà del decennio, arriva lei, dottor Marchionne e promette alcune cose importanti. 1) L'obiettivo della Fiat è vendere 2 milioni di auto all'anno. 2) La Fiat intende operare in modo da unirsi con altre società straniere e formare un gruppo più grande in grado di produrre complessivamente 5 o 6 milioni di auto all'anno. 3) In Italia l'obiettivo è di produrre un milione e seicentocinquantamila auto all'anno. (solo negli stabilimenti italiani). 4) Rilancio dello stabilimento di Termini Imerese, con una ristrutturazione in parte da realizzarsi con i sussidi della regione. 5) Inizio a Pomigliano di una produzione a forte valore aggiunto, e cioè quella di un nuovo Suv.

Benissimo. Eccellente programma.

Di tutto questo, dottor Marchionne, non si è fatto nulla.

Terzo atto. Intanto però lei ha iniziato a progettare varie operazioni sul piano internazionale. La prima è il tentativo di acquisto dell'Opel, visto che la General Motors era in difficoltà e voleva liberarsi del suo ramo tedesco. Si presentò in Germania con una proposta simile a quella che poi, nell'agosto scorso, ha portato a Pomigliano d'Arco. Lì però non ci fu bisogno dell'opposizione della Fiom. Fu la signora Merkel – la quale dicono non sia proprio comunista – a farle una gran pernacchia e rispedirla a casa: a quelle condizioni non si poteva nemmeno iniziare a negoziare.

Subito dopo ha incrociato il fallimento della Chrysler. E ha incrociato la decisione del governo americano di intervenire sulla Chrysler, perché il governo americano aveva deciso che la produzione automobilistica doveva restare negli Usa. Il governo americano ha investito una barca di dollari sulla Chrysler, per salvarla, e ha accettato l'ingresso di Fiat nella società. Le ha offerto il 35 per cento delle azioni, senza che lei sborsasse un solo dollaro, in cambio di tecnologie a basso impatto ambientale, e in cambio dell'impegno che i nuovi modelli Fiat (per esempio la 500 elettrica) si costruissero in America. Diciamo che l'operazione era semplice: togliere produzione all'Italia, cederla all'America e in cambio avere un pezzo di Chrysler. Il prezzo restante per arrivare al 51 per cento delle azioni lei invece lo ha messo in denaro. Quanto denaro? Quale denaro? Circa un miliardo di dollari. Raccolti come? Nelle banche italiane e con i risparmi realizzati attraverso la Cassa Integrazione negli anni 2008 (150 milioni), 2009 (300 milioni) 2010 (altri 300) e i previsti ulteriori 300 milioni del 2011.

Diciamo che i soldi per l'operazione “americana” in parte li ha messi Obama e in parte lo Stato italiano. I contribuenti. Il risultato dell'operazione? Che tutto si sposta in America. I nuovi modelli verranno decisi in America, la direzione strategica è in America, la ricerca è in America, la produzione in parte è in America e in parte in altri paesi a basso costo del lavoro.

E in Italia? L'Italia, grazie all'operazione Marchionne, non è più un paese che dispone di un'industria automobilistica, e la Fiat registra impietosamente e costantemente un calo dei propri prodotti, sia nel mercato italiano che in quello europeo, doppio rispetto alle altre case automobilistiche, senza che siano programmati nuovi modelli costruiti nel nostro Paese per tutto il 2011. In Italia resteranno alcuni impianti di montaggio, perché, dato che è un mercato molto interessante, questi impianti sono necessari. Punto e basta.

Capisce, dottor Marchionne, perché mi viene di darle del bugiardo? Lei disse: rafforzerò Termini Imerese! E Termini Imerese chiude i battenti. Lei disse: porterò la produzione di un nuovo Suv a Pomigliano! E invece ha portato la Panda. Lei disse: potenzieremo la Lancia! E invece ha ceduto il marchio Lancia agli americani e ha spostato la produzione negli Usa e in Polonia con i lavoratori italiani che da tre anni sono in cassa integrazione. Lei promise di produrre in Italia un milione e seicentocinquantamila auto e oggi ne produce a malapena seicentomila compreso i furgoni. E nulla dice del destino di Iveco (camion) e CNH (macchine movimento terra). Lei disse: la parte innovativa della produzione auto resterà in Italia! E invece non ci è restato niente, quel che è restato in Europa è finito in Polonia. Dove ha deciso di costruire – ad esempio – anche il nuovo motore bicilindrico che servirà alle auto di piccola cilindrata (cinquecento, panda, punto, etc.) mettendo a rischio per i prossimi anni lo stabilimento di Termoli.

Sono due anni che dichiara di voler investire in Italia 20 miliardi e di questi se ne sono visti a malapena 2. Di sicuro ha ricattato i lavoratori, spaccato le organizzazioni sindacali e ora continua ad insultare gli italiani: francamente mi sembra un po’ troppo.

Certo, dottor Marchionne, ha fatto gli interessi degli azionisti e i suoi personali. Danneggiando in modo disastroso gli interessi dell'Italia. Lei mi dirà: “E' il mercato, bellezza!”. Già, ma almeno la smetta di dire bugie e di provocare con quelle affermazioni dissennate (tipo: “gli italiani dovrebbero ringraziarmi!”). Non le pare che sarebbe più elegante?

Dopodiché la mia rabbia non è tanto nei suoi confronti. E' nei confronti del governo che la ha lasciata fare (mentre Sarkozy non è rimasto con le mani in mano quando la Renault aveva deciso di andarsene in Turchia; e infatti la Renault è rimasta in Francia). E poi nei confronti dell'opposizione, che quando noi dell'Idv, soli nel deserto, mettevamo in guardia su quello che stava facendo la Fiat, ci ha lasciati soli.

martedì 14 dicembre 2010

I "sostenitori" comprati da Scilipoti



Un gruppo di cittadini stranieri manifesta in difesa dell'on. Scilipoti senza neanche sapere chi questi sia. A organizzarli, un italiano che nega l'evidenza.

giovedì 21 ottobre 2010

VOGLIAMO ABOLIRE I PRIVILEGI - LA CASTA SI OPPONE

Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro dell'ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, formulato dal Collegio dei questori.

ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, noi non possiamo ritirare quest'ordine del giorno, perché crediamo che su questo punto sia necessario intervenire.

L'abbiamo inserito nella contromanovra alla manovra economica del Governo, che è stata trasformata in un progetto di legge che qui non abbiamo potuto poi votare perché il Governo ha posto la questione di fiducia, ma riteniamo che questo sia un tema al quale i cittadini sono giustamente sensibili.

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l'idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant'anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata.

Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio.

Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C

'è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.

Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all'ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l'INPS ha creato con gestione a tassazione separata.

Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell'arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell'Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l'anno.
Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c'è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no
498).

lunedì 28 dicembre 2009

L'idiozia della museruola ai social network

PANCHO PARDI
27 dicembre 2009

Da quando, il 5 dicembre, una manifestazione convocata in Rete ha sorprendentemente riempito Piazza San Giovanni in maniera straordinaria, ed anche straordinariamente pacifica, il Governo e la maggioranza hanno gli occhi puntati contro la Rete.
Evidentemente il Governo pensa di dovere avere il dominio assoluto dell'informazione, poiché l'unica cosa che sfugge alla sua presa, diciamo anche aldilà del monopolio privato - singolare - di Berlusconi, è la rete, sono i social network, adesso utilizzando in modo ipocrita la stupidissima aggressione in Piazza del Duomo (a Milano), loro
vogliono mettere la museruola alla rete.
E lo fanno con un disegno di legge che, purtroppo, è stato presentato dal collega Lauro che considero una persona equilibrata, e che ricorre all'artificio di individuare nella comunicazione in rete il veicolo fondamentale dell'istigazione a delinquere contro la persona e l'aggressione, il ferimento, diretto alle persone.

Qui c'è un equivoco fondamentale: la Rete è come un enorme piazza in cui tutti parlano. Tutti, in parte, si parlano addosso. In parte comunicano molto intensamente.
Non è possibile addossare alla Rete la responsabilità di qualche eventuale sciocchezza che possa essere detta all'interno del mezzo.
Del resto, quando uno dice sciocchezze, si presta - diciamo così - anche alla critica sociale. Ciò che ha detto verrà letto o sentito da molte persone ed è facile immaginare che una sciocchezza venga identificata come tale.
Ma pretendere, partendo da un fatto di cronaca limitato di bloccare l'autonomia della rete per poter, poi, impedire una libera comunicazione sociale, questo sì è davvero un delitto contro la libera comunicazione.

L'articolo 21 della Costituzione riconosci a tutti la libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero. Se il Governo e la maggioranza vogliono continuare in questa iniziativa si dovranno misurare con la più determinata delle opposizioni non solo parlamentare, ma anche sociale.
"Giù le mani dalla rete!" - bisogna dire - nella maniera più chiara perché questa è una cosa che anche il cittadino non tollererà.

Inviato: "Hanno capito che qualcosa sta cambiando…"

Temono la libera comunicazione. Loro pensano che il Governo e la maggioranza devono avere il controllo totalitario sulla comunicazione.
Siccome la comunicazione in rete gli sfugge, perché non è predeterminabile a priori una possibilità di controllo, loro hanno il modo per cominciare a metterlo, un controllo sulla rete.
Ma questa è una cosa inaccettabile. Inaccettabile nel modo più totale.

martedì 22 dicembre 2009

Democrazia e Libertà


Franco Grillini

Qualche volta in questi anni è sembrato che la libertà non fosse fra i valori fondanti del centrosinistra. Qualche volta è sembrato che anche i progressisti fossero ipnotizzati dalla retorica berlusconiana sulla libertà: dato che la destra si era data, contro ogni verosimiglianza, l’etichetta di “Casa delle libertà” e ora “Popolo della libertà”, il centrosinistra è talvolta sembrato accettare la tesi che altre dovessero essere le nostre priorità, le nostre insegne e i nostri valori.

La democrazia liberale non sarebbe quello che è senza le battaglie per la libertà degli individui condotte per due secoli dai liberali e dalla sinistra nei paesi dell’Occidente, spesso perfino quando importanti forze all’interno di quest’ultima si richiamavano a modelli e ideologie teoricamente contraddittori con quelle battaglie. Di fronte alla marea montante dei nuovi populismi e dei fondamentalismi di matrice religiosa (che sono i più feroci avversari delle libertà liberali) va ricordato che ogni forza politica davvero liberale o ogni forza politica del centrosinistra occidentale moderna si caratterizza essenzialmente per lo scopo di garantire in modo effettivo l’esercizio delle libertà individuali a chi ancora ne è escluso.
Questo vale innanzitutto per le libertà che un tempo una parte della sinistra definiva borghesi: la sfrontatezza con cui la destra ha agitato il tema del garantismo, solo perché tanti suoi esponenti a cominciare dal suo capo erano rincorsi da rinvii a giudizio, non può essere un motivo per concludere che la tutela rigorosa dei diritti di libertà dei cittadini sia naturalmente un valore della destra. È sempre stato vero il contrario.

La “mitezza” del diritto, assieme alla sua certezza, sono valori tipici della tradizione liberale occidentale e della migliore tradizione del centrosinistra nel nostro continente. Mitezza e al tempo stesso certezza del diritto sono anche la sola risposta possibile alla diffusa domanda di sicurezza e di tutela sia dalla grande criminalità terroristica che dalla grande criminalità politica e finanziaria, dalla corruzione ancora e nuovamente dilagante e dalla stessa criminalità di strada, una domanda che non ha bisogno, da parte nostra, di risposte demagogiche ed “esemplari”, ma di maggiore efficienza, di nuove tecnologie, di maggiore razionalità e soprattutto di maggiore fiducia nei valori illuministici che sono e devono rimanere una parte integrante della migliore tradizione liberale e democratica europea e italiana.

Le nostre risposte non possono essere quelle della destra, di cui si fece portavoce a suo tempo perfino uno dei suoi leader oggi fra i più avvertiti, quando disse: “Gli italiani dovranno abituarsi alla riduzione delle libertà individuali nella lotta al terrorismo”. Difendere le libertà e le garanzie costituzionali contro ogni stravolgimento della Costituzione e contro ogni tentazione autoritaria è il primo obbligo che grava su tutti noi.
Certezza oltre che mitezza del diritto, anziché calcoli compiacenti e azzardi politici rivelatisi nel passato disastrosi, dovranno guidarci anche nell’applicazione delle norme vigenti in materia di pluralismo dell’informazione, di incompatibilità ed ineleggibilità previste dalle leggi elettorali e nella elaborazione di rigorose normative antimonopolistiche nel campo dell’informazione politica.

Anche sul terreno della politica dell’immigrazione, anziché fluttuare fra retoriche meramente “buoniste” e rincorse della demagogia populista della destra, dobbiamo porci con assoluta priorità il problema dell’integrazione degli immigrati, spesso provenienti da contesti politici e culturali autoritari, nei valori etico-politici della democrazia liberale: non seguendo la linea della minore resistenza nell’attribuzione casuale e al tempo stesso indiscriminata di questo o quel diritto, bensì garantendo in modo rigoroso a tutti il pieno rispetto della dignità della persona umana, reprimendo severamente ogni forma di razzismo e di xenofobia e favorendo la piena, celere e coerente integrazione degli immigrati che ne manifestino espressamente la volontà nei diritti e nei doveri della piena cittadinanza. A condizione che essi accettino senza riserve i fondamentali principi etico-politici della democrazia europea, a cominciare dall’altrui libertà religiosa e dalla parità di diritti: anche per apostati, donne, minori, omosessuali.
Ma il terreno su cui è più urgente recuperare al patrimonio dell’area progressista italiana la battaglia per le libertà e i diritti è quello dei diritti umani, civili e individuali legati alla natura pluralistica e secolarizzata della nostra società.

Alla metà degli anni Settanta la grande avanzata elettorale progressista avvenne anche sull’onda delle grandi battaglie per i diritti civili – leggi su divorzio, aborto, obiezione di coscienza, riforma del diritto di famiglia, abbassamento della maggiore età ai diciott’anni – che la sinistra aveva finito per fare proprie (anche allora spesso superando un’iniziale riluttanza) e portato al successo. Da allora la società italiana non è certo tornata indietro, anzi, i processi di modernizzazione e di secolarizzazione, e con essi l’affrancamento da rapporti personali e sociali propri di una tradizione autoritaria e violenta, sono ulteriormente avanzati. L’Idv deve spingere l’intero centrosinistra a tornare a farsi interprete di questi cambiamenti sociali, deve proporsi come il partito della modernizzazione civile, senza timori di compromettere alchimie di vertice, o benevolenze ecclesiastiche. Dobbiamo incalzare la destra su questi terreni, e non consentirle più, come è perfino accaduto, di atteggiarsi impunemente a paladina della libertà e della modernizzazione del paese.

Su questioni come il diritto dei giovani a un’istruzione libera (cioè laica e non autoritativamente predeterminata da scelte altrui), la difesa rigorosa della laicità delle istituzioni (anche a livello locale), la libertà della ricerca scientifica, la lotta contro le discriminazioni e i diritti umani degli omosessuali, il riconoscimento delle loro unioni e delle famiglie di fatto eterosessuali e del carattere pluralistico dei modelli di famiglia, l’aborto per via non chirurgica e su tutte le gravi questioni della bioetica a cominciare dalla fecondazione assistita e dalla clonazione terapeutica, non c’è forza liberale del mondo occidentale che non si caratterizzi, in tutto o in parte, con maggiore o minore radicalità, attribuendovi maggiore o minore peso nell’ambito della propria proposta politica, per posizioni improntate, rispetto a quelle della destra tradizionalista, a una chiara e riconoscibile scelta di libertà.

Solo per fare un esempio, in materia di diritti umani degli omosessuali non c’è stato un solo caso in cui una forza politica liberale o progressista occidentale, giunta negli ultimi anni al governo del proprio paese, non abbia operato, nei limiti consentiti dalla situazione politica locale, riforme legislative importanti e significative: così hanno fatto, se c’è bisogno di ricordarlo, il Partito socialista francese, i partiti liberale socialdemocratico e verde tedeschi (il leader dei liberali tedeschi Guido Westerwelle, è un omosessuale dichiarato), i partiti liberale e laburista britannici; e, in paesi certo non meno cattolici dell’Italia, il Partito socialista spagnolo e il Partito socialista portoghese; per non parlare dei partiti liberali, socialdemocratici e verdi scandinavi e olandesi; e tale è stato altresì l’impegno di democratici americani, liberali canadesi, laburisti australiani e neozelandesi. Ma anche i partiti moderati di questi paesi, dai neogollisti francesi ai popolari spagnoli ai democristiani olandesi, a gran parte dei democristiani tedeschi e oggi anche dei conservatori britannici, hanno largamente condiviso tali riforme, o almeno appoggiato versioni più moderate di quelle riforme, ma che andavano comunque nella stessa direzione.

Allo stesso modo va pienamente recuperata la consapevolezza che in una società multiculturale e multireligiosa, come è ormai quella italiana, solo il più rigoroso rispetto della laicità delle istituzioni repubblicane può garantire un terreno comune per l’integrazione e la pari dignità sociale di tutti i cittadini. Lungi dal costituire la riproposizione di antiche e superate divisioni, la rigorosa laicità delle istituzioni è anche la condizione necessaria e primaria perché la nuova società multiculturale non si trasformi in un assemblaggio di microcomunità integraliste e settarie, ostili fra loro o meramente conviventi nell'attesa d’essere abbastanza forti per sopraffarsi a vicenda.

Certo la politica è anche il terreno del realismo e dei compromessi. Certo si dovrà magari anche tener conto delle posizioni politiche degli alleati e anche di sensibilità culturali distinte che pure sono presenti fra aderenti e militanti del nostro partito. Ma non si può accettare che, in nome della ricerca del minimo comun denominatore, la nostra sia la sola classe politica occidentale ad ammutolire su questi temi o a borbottare solo vaghi buoni propositi che non si traducono poi in iniziative di riforma puntuali o in decise campagne politiche: con il risultato, spesso, di pagare il prezzo della generica simpatia manifestata per la causa dei diritti civili, rinfacciataci dagli avversari, e di rinunciare, per sfiducia nelle nostre buone ragioni, a farle valere di fronte all’opinione pubblica. Esse sono patrimonio comune di tutte le forse politiche liberali, democratiche e di sinistra, anche delle più moderate, del mondo occidentale cui apparteniamo.

La politica italiana deve recuperare il ruolo di protagonista attiva della modernità e della libertà. Sono bandiere nostre, che non vanno più lasciate cadere nel fango, perché siano raccattate e agitate dal primo demagogo di passaggio.

martedì 15 dicembre 2009

Verso il congresso

IVAN ROTA

Cari frequentatori del web è un momento importante, è un momento di assunzione di responsabilità perché l’Italia sta attraversando un momento difficile, delicato e si può tutelare il nostro futuro solo attraverso la nostra e la vostra partecipazione a quelle che sono la vita e le attività della politica.

Abbiamo lanciato una campagna di adesioni che recita “Il coraggio di essere libero, il coraggio di essere liberi, libere, di essere dei cittadini che sanno ancora distinguere da ciò che è vero e da ciò che è falso. Il coraggio di sapere e di informarsi per distinguere cosa è giusto e cos’è sbagliato” allora oggi questa nostra libertà è compromessa, è compromessa da un regime che tende a imbavagliare le espressioni, che tende a inebetire le menti, un regime che ha distolto l’attenzione dei cittadini dalla libertà di informazione, una libertà di informazione che grazie allo strumento Internet e grazie alla navigazione che voi state facendo e che fate anche nel visitare l’Italia dei Valori è invece ancora oggettiva e obiettiva e sa ancora riportare il cittadino alla necessità di una libertà che passa attraverso la partecipazione.

Questa è la cosa importante che è quello che hanno fatto migliaia di voi, hanno fatto migliaia di donne, di giovani, di uomini in tutta Italia aderendo alla nostra campagna di adesioni, siete liberi, siamo liberi ancora di affermare la voce di una libertà che va oltre le difficoltà del posto di lavoro, del libero mercato, di informazione, oggi dobbiamo riappropriarcene, allora attraverso questa rubrica che attraverso il web voglio fare da responsabile dell’organizzazione, voglio rappresentare una realtà di Italia dei Valori che è una realtà che dobbiamo costruire insieme, voglio darvi due dati in attesa di rispondere poi a quelle che saranno le vostre domande attraverso il vostro post a questo mio video, lunedì prossimo risponderò, risponderemo ogni lunedì a quello che è un avvio verso il congresso.

Sappiate che l’Italia dei Valori rispetto al 2008 fatto 100, noi siamo riusciti a avere una campagna di adesione che rispetto al 2008 è cresciuta notevolmente del 192%, chi crede nell’Italia dei Valori nel 2009 rispetto al 2008 è quasi raddoppiato nei termini dell’adesione al nostro progetto politico, questa è una cosa importante, fondamentale, ma è anche importante e fondamentale sapere com’è composto il nostro partito in tutta Italia, sappiate che è radicato in 110 province e potete trovare l’organizzazione andando a visitare questo sito anche in quella che è l’organizzazione territoriale ben radicata, con dei riferimenti precisi, con la possibilità anche di dirci, laddove ci sono delle cose che non vanno, sta a voi farlo, sappiate però che il 37% dei nostri tesserati, aderenti sono donne, questo è importante e il 63% sono uomini, questo è un dato importante, molte donne si avvicinano al nostro partito, hanno fiducia nell’azione dell’Italia dei Valori, sono donne di valore, come altrettanto sono giovani di valore e sappiate che abbiamo un 13% di ragazzi tra i 16 e i 25 anni aderenti all’Italia dei Valori, se andiamo poi dai 26 ai 30 anni anche qua abbiamo un altro 8% di ragazzi e ragazzi sono pure chi arriva fino a 35 anni, quindi nella fascia 31 - 35 anni abbiamo un altro 9%, ecco qua 13, 21, 30% sono i nostri giovani in tutta Italia, sono tanti e consideriamo poi che abbiamo altrettanti giovani un po’ più maturi, ma giovani fino ai 50 anni che corrispondono ancora al 29% e infine per chiudere la nostra rappresentazione della nostra realtà, un 41% over 50 anni, direi che è un dato importantissimo, quindi è un partito che dalla Valle d’Aosta fino alla Puglia, dal Friuli Venezia Giulia fino alla Sicilia, passando attraverso tutte le regioni italiane ha questi dati in maniera omogenea rispetto alle donne, rispetto ai giovani.

E’ qualcosa di importante che abbiamo fatto e che avete fatto e che quindi oggi ci mette in condizione di guardare con fiducia e con prospettiva alla costruzione di un partito, quello dell’Italia dei Valori che è nato e continua a mettere le proprie energie, le proprie forze per essere un partito diverso, a disposizione della collettività, in ascolto delle fasce sociali più deboli, quelli che gli altri non vogliono proprio ascoltare, non ne vogliono sentire parlare e vanno a derubricare tutte le azioni anche quella grandiosa manifestazione del 5 dicembre del No B Day dove c’eravamo e dove c’eravate che ha fatto proprio capire che i cittadini sono ancora in grado di indignarsi, di reagire in maniera democratica per lanciare un grido di allarme per costruire un qualcosa che vada nella direzione di una politica al servizio dei cittadini.

Allora Italia dei Valori insieme a voi vuole costruire questo partito diverso, andando oltre le ideologie con la capacità di coinvolgere quei cittadini per bene, quelle persone oneste e sono la maggior parte, provenienti dalla società civile che è quella che non si è mai affacciata alla politica che ha sempre delegato e che oggi si rende conto che deve riappropriarsi nella passione della politica e di incidere nel cambiamento insieme a altre persone oneste, per bene, che magari sono rimaste orfane di partito ma che condividono gli stessi nostri valori, gli stessi nostri ideali, quindi tutte le persone per bene, oneste insieme per costruire questo grande partito che superando le ideologie, andrà a contrapporsi a quei politici che utilizzano le istituzioni per sfruttare la collettività.

Allora abbiamo bisogno anche di coinvolgere, di formare quelli che abbiamo, di costruire insieme a altri che arriveranno una nuova e sana classe dirigente fatta da responsabili sul territorio, da bandierine in ognuno degli 8100 comuni in Italia, dove abbiamo dei punti di riferimento di persone che vogliono avere questa capacità di incidere, dobbiamo avere anche degli amministratori che sappiano entrare nel istituzioni e svolgere il proprio ruolo di opposizione, se in opposizione si sarà, in maniera non accondiscendente per affermare quelle che sono le malefatte, laddove ci sono degli altri e di prepararsi senza vergogna a essere alternativa di governo, perché si può incidere meglio e rispondere meglio ai cittadini, se si è all’interno delle istituzioni e se si è all’interno delle maggioranze che governano e fanno le scelte nei confronti dei cittadini, noi vogliamo farle a favore dei cittadini.

Quindi in questo percorso, in questo passaggio con il 20 novembre si è chiusa la nostra campagna adesioni che prosegue comunque fino al 31 dicembre, ma che a questi che si erano iscritti entro i tempi, si avvieranno queste assemblee territoriali, hanno già iniziato a essere celebrate sul territorio, nell’apposito spazio sul sito trovate il calendario e le date di tutte e 110 le regioni italiane, alcuni sono fatti, altri ne faremo per andare a eleggere i delegati, i rappresentanti dei cittadini che hanno aderito all’Italia dei Valori che si recheranno a Roma il 5, 6, 7 febbraio presso l’Hotel ?Mariot? per andare a licenziare un programma politico che sappia guardare al perché no al nucleare, che sappia dare risposte a perché l’acqua deve essere pubblica, non può essere privatizzata perché è un bene di tutti, deve trovare delle risposte rispetto a quello che è il mondo del lavoro, dove ci sono tanti precari dove non hanno delle prospettive, dove ci sono tanti giovani che non trovano il posto di lavoro, un programma che si arricchirà dell’attenzione a quelli che sono i disperati che vogliono venire a lavorare in Italia, quindi all’immigrazione, a una solidarietà, al fatto che la giustizia deve essere una giustizia uguale per tutti, questa costruzione del programma e l’elezione del Presidente nazionale insieme a quello dei giovani e delle donne, saranno il nostro momento principale, saranno il nostro momento importante che avvierà quelle che sono le elezioni delle regionali del 28/29 marzo, dobbiamo trovarci pronti, dovete, insieme a noi, trovarvi pronti, non è più possibile che deleghiamo a altri, pensando che la politica è sporca e i politici sono tutti ladri e noi toglierci con la presunzione di essere i più bravi e i più onesti, coinvolgiamoci, coinvolgetevi, venite a seguire insieme a noi quello che è un percorso, partecipate anche se non siete ancora iscritti all’Italia dei Valori le nostre assemblee provinciali saranno aperte anche a te, vieni a assistere, dai un tuo contributo anche attraverso il web a quello che è il nostro programma.

Questa fase dopo aver individuato i delegati nelle assemblee provinciali avrà un suo momento importante nella costruzione di mozioni, di contributi congressuali da portare all’assemblea nazionale, al congresso nazionale, il 23 e il 24 gennaio, dove avremo in tutto il territorio nazionale i 20 incontri regionali con tutti i delegati, una giornata intera per approfondire il programma e sappi che anche tu, già da ora, già da questo momento, andando sull’apposito programma in 10 punti, puoi lasciare il tuo contributo, puoi lasciare quella che è la tua visione rispetto a delle tematiche che riguardano anche te, che riguardano la collettività, entra nel sito, lascia un post e vedrai che il partito Italia dei Valori, chi si candiderà alla presidenza dell’Italia dei Valori, saprà tenere nella giusta considerazione il contributo anche tuo, quindi fallo, è inutile aspettare che lo faccia qualcun altro, fallo direttamente, partecipa a questo percorso, perché il percorso dell’Italia dei Valori è un percorso in mezzo all’ipocrisia dilagante che consente ai cittadini di far sentire la propria voce!

domenica 13 dicembre 2009

La lucida follia di Berlusconi

MASSIMO DONADI
12 Dicembre 2009

Silvio Berlusconi è fuori di sé, ormai straparla. Le frasi pronunciate ieri a Bonn sono un attacco di una violenza inaudita ai maggiori organi di garanzia del Paese, Quirinale, Corte Costituzionale e Csm.

A nulla valgono le giustificazioni avanzate dai suoi. Tentare di sminuire le affermazioni del premier, sostenendo che le ha pronunciate non in un contesto ufficiale ma durante una riunione di partito, è patetica e fa ridere.

Ma sarebbe un errore ridurre lo spettacolo messo in scena ieri dal premier ad una macchietta da avanspettacolo. Così come sarebbe riduttivo derubricare le sue esternazioni a quelle di un pazzo.

Quella del presidente del Consiglio è una lucida follia che nasconde un piano preciso: andare ad elezioni anticipate per un nuovo plebiscito su di sé. Silvio Berlusconi è sempre più solo, si sente assediato, abbandonato dal suo alleato Fini, ricattato dalla Lega. I suoi onorevoli-avvocati annaspano, ormai da troppo tempo, alla ricerca di una soluzione per tirarlo fuori dai suoi enormi guai giudiziari. E’ ad un passo dalla galera, sente l’orologio giudiziario che avanza, ha paura perché sa che tutti i lodi, lodini e ddl brevi del mondo stavolta non lo salveranno.

Ed è qui che scatta il disegno folle di Silvio Berlusconi. Di fronte ai suoi problemi, che stanno immobilizzando l’attività di governo ormai da tempo immemorabile, invece di pensare al bene del Paese, così come qualunque uomo di Stato penserebbe primariamente a fare, sparge veleno e trascina nel fango le istituzioni. Più fango pensa gli venga buttato addosso, più lui trascina il Paese e le istituzioni verso il baratro.

Nutre ormai un fastidio profondo ed incontrollato per il Parlamento, quel luogo dove per lui si perde tempo ad esercitare la democrazia. Lancia strali contro la prima carica dello Stato, il presidente della Repubblica, invitandolo ad occuparsi delle toghe comuniste che sono comuniste perché lui è comunista e comunisti erano pure i tre presidenti prima di lui.

Questo è il vero comportamento criminale di Silvio Berlusconi che non è certo uno statista e mostra, se mai ce ne fosse bisogno, totale disprezzo per il bene del Paese e degli italiani. Berlusconi sta mettendo a rischio la pace sociale e sta massacrando le istituzioni. Invece di occuparsi della crisi economica che sta mettendo in ginocchio le imprese e impoverendo famiglie e lavoratori, costringe il Parlamento ad occuparsi delle sue vicende e dei suoi interessi personali. Vuole cambiare la Costituzione ed è disposto a garantire l'impunità a migliaia e migliaia di criminali solo per sfuggire ai suoi processi.

L'Italia non può permettersi di rimanere in balia di quest'uomo che, per salvare se stesso, sta sfasciando lo Stato. L’Italia merita qualcosa di meglio.

mercoledì 2 dicembre 2009

I Voltagabbana


2 Dicembre 2009
Maria Caterina Pace


Ho appena finito di leggere di personaggi politici che abbandonano il proprio partito per cambiamenti di rotta, per dissociazioni dalle linee programmatiche, per mancate candidature dei loro protetti, per svolte personali, ma in nessun caso ho sentito uno solo di essi rassegnare le dimissioni dal ruolo istituzionale che quel partito aveva loro assegnato. E’ una questione di coerenza e, consentitemi, di decenza rispetto alla scelta annunciata!

E così ho sentito un moto di rabbia impadronirsi del mio cuore che ancora, anacronisticamente e senza timore di smentita crede nella fedeltà ad un’idea che si incarna in un partito; un’idea che mi ha spinto a iscrivermi ad Italia dei Valori, un’ idea che mi ha permesso di fare delle battaglie, un’idea che perseguo con un confronto continuo più o meno duro, un’idea che mi ha portato in una competizione elettorale e che è stata condivisa da tante altre persone attraverso le quali ho conseguito un ruolo pubblico!
Ed è per questo che trovo di difficile comprensione questa osmosi continua che osservo allibita tra partiti, gruppi consiliari e giunte, in cui non si è più sicuri di niente e di nessuno, in cui la posizione è segnata da un momentaneo opportunismo e non da un ideale, da una promessa piuttosto che da un’idea, in cui non esiste l’etica del comportamento.

Così siamo giunti al capolinea, in questo momento di disaffezione nei confronti della politica e di chi la pratica, di disamore nelle istituzioni ed in chi le rappresenta, di sfiducia nello stato e nelle sue regole, abbiamo il dovere morale e civile di cambiare rotta, di opporci a questo stato di cose.
Oggi che abbiamo visto che in politica non si può parlare di etica, se questa in qualche modo può ledere un interesse personale, e quindi non esistono dimissioni né in caso di traslocazioni, né in caso di doppi incarichi - altra vergogna istituzionale troppo spesso sinonimo di impunità - è sempre più urgente parlare di regole e quindi di leggi!

Rivendichiamo il nostro ruolo di chiarezza e di onestà intellettuale e chiediamo a gran voce una legge dello stato che preveda, per chi cambia schieramento, la contestuale decadenza dalla carica politica, in nome di un principio di coerenza della scelta e del rispetto del voto e dei cittadini. E questo è ancora più importante alla luce dell’attuale legge elettorale. Infatti, se in passato, votando il nominativo si poteva immaginare che il cittadino volesse proprio quella persona a rappresentarlo, indipendentemente dal partito di appartenenza, oggi non è più così, perché l’espressione del voto è il partito.

Il cittadino sceglie il partito, non la persona e pertanto l’eletto, designato dal partito, riceve i voti delle persone che si identificano con quella formazione e quindi il tradimento, in caso di traslocazione in un altro schieramento, è totale.

Con questo non voglio dire che non si può cambiare idea, nulla è eterno e nessuna imposizione è prevista in un paese democratico, ma in nome della stessa democrazia, non si può imporre all’elettore un partito che non è il suo, e pertanto, in caso di ripensamento è assolutamente necessario rimettere il mandato ricevuto dai cittadini e lasciare la carica rivestita, così da non imporre il suo cambiamento a chi l’ha votato!

venerdì 27 novembre 2009

SONIA ALFANO

Come tutti quanti sapete il 5 dicembre il mondo della rete ha fatto una sorta di chiamata alle armi e ha chiesto a molti italiani di scendere in piazza per manifestare il proprio disappunto, per manifestare non solo contro Berlusconi, ma per manifestare il proprio disappunto e dall'altro lato far capire che c'è una parte di Italia che vive e che continua ad esserci e che vuole continuare ad esserci e a dire la propria.

Vedete, io credo che giorno dopo giorno la situazione degeneri perchè da un lato abbiamo "uno" in fase di delirio!
Io credo che per il suo bene farebbe cosa gradita, intanto per la sua salute, a dimettersi.

Intanto perchè ha seri problemi di salute, a parte quelli che tutti quanti conosciamo perchè varie escort ce ne hanno parlato (ma a me francamente quelli non interessano) però ho notato, in questi ultimi mesi, che ha problemi di memoria, problemi di vista e soprattutto problemi di udito.
Andiamo con ordine:

problemi di vista: perchè lui da mesi sostiene che in Italia non c'è crisi economica.

problemi di udito: perchè qualcuno glielo deve aver detto che invece la crisi c'è, visto che lui ha cominciato da qualche settimana a dire che l'Italia sta uscendo dalla crisi economica e sarà il primo Paese ad uscirne fuori.

problemi di memoria: perchè evidentemente in questi due momenti lui si è dimenticato che la crisi è arrivata, perchè prima ha detto che non c'era, poi ha detto che ne stiamo uscendo. Manca il pezzo centrale!
Quindi ha dei problemi di memoria.

Una persona che ha problemi di salute così gravi e notevoli io credo che non possa assolutamente reggere il timone del nostro Paese, per cui gli consiglio di farsi un attimino da parte (visto che non ha mai reputato di doverlo fare per amore di verità e per amore di giustizia, anzi abbiamo visto cosa è stato capace di fare), molti italiani lo ringrazieranno.

Ci troviamo di fronte ad un ministro, Maroni, che va a Palermo a ringraziare i poliziotti della squadra "Catturandi" con le lacrime agli occhi e dice che ha visto i filmati, che in effetti la situazione è grave perchè non ci sono più soldi per le forze dell'ordine, poi dice che le intercettazioni sono utilissime non solo per la cattura dei latitanti ma per tutti i reati.

Allora io credo che qua un po' tutto l'esecutivo abbia dei problemi di salute, problemi precari di salute, perchè Maroni è stato colui il quale ha tolto i soldi alle forze dell'ordine addirittura istituendo le ronde e ha beffato le forze dell'ordine, perchè ogni qual volta escono le ronde spesso la polizia o i carabinieri devono andare a tutelare e proteggerle.

La nostra Carta Costituzionale dice che gli unici demandati all'ordine pubblico nel nostro Paese sono le forze dell'ordine. Ma non pensate all'umiliazione, all'imbarazzo che abbiano provato Carabinieri, Polizia, militari e Guardia di Finanza ogni qual volta abbiamo sentito parlare di questo decreto? Di ronde fatte nel nostro Paese? Ma dove siamo andati a finire?
Ci stiamo rendendo conto che queste persone prima le pugnaliamo e poi andiamo a chiedergli "Oh, mi dispiace che stai male, chissà chi è stato a pugnalarti"?

Maroni oggi (ndr: venerdì 20 novembre) è venuto a Palermo per dire una cosa del genere.
Guarda che lo sapevamo che soldi non ce ne sono, perchè TU ed il TUO Premier avete deciso così, non che gli altri governi abbiano fatto meglio, ma voi siete arrivati proprio al limite. E poi, scusa, Ministro dell'Interno, ma non ti ricordi che il tuo premier aveva detto che le intercettazioni non servono assolutamente a nulla, per una questione di privacy?
Oggi vieni qua a dichiarare che le intercettazioni servono non solo per la cattura dei latitanti, ma anzi servono per tutti gli altri reati? Ma veramente ci fate così cretini o avete un problema di salute voi?
Noi cretini non siamo quindi penso che voi abbiate un serio problema di salute.

La Lega dice che bisogna fare il Natale Bianco, quindi per Natale bisogna fare una ricerca porta per porta di immigrati, una caccia agli immigrati in modo tale da buttarli fuori.

Ho detto a Bossi e a tutti questi straordinari filosofi della politica:
"IO SARO' DALLA VOSTRA PARTE se il Natale Bianco piuttosto che farlo casa per casa agli immigrati lo fate in Parlamento, quindi in una zona molto più ristretta, e lo fate nei confronti dei pregiudicati e deicondannati.
IO SARO' CON VOI se riuscirete a buttare fuori dal Parlamento gente comeMarcello Dell'Utri condannato a 9 anni per mafia.
Vi assicuro che sarò con voi e con me ci saranno tante altre persone.
Ma non ci prendete in giro, perchè ormai abbiamo capito non solo qual è il vostro modo di fare ma abbiamo soprattutto capito che questa è una farsa che vede indistintamente d'accordo gran parte delle forze politiche che sono in Parlamento.

Ma come si può andare a spiegare agli italiani lo scudo fiscale, il rientro dei capitali illeciti dall'estero pagando una minima somma?
Questo Paese è in grado di mettere in carcere gente condannata per bancarotta fraudolenta perchè magari il governo o le banche li hanno mangiati vivi e loro non ce la fanno più a pagare l'INPS o l'IVA.
Ma state veramente scherzando?!
Ma non vi rendete conto che ogni giorno che passa ci sono centinaia e centinaia di operai che protestano nelle piazze, che salgono sui tetti delle fabbriche per cercare di proteggere il proprio posto di lavoro?
Un posto di lavoro, spesso, il cui stipendio non supera i 1300-1400 euro al mese?
E voi continuate con la vostra bella faccia a dire "E' tutto a posto, faremo dei tavoli tecnici", continuate a prendere in giro questa gente, così com'è successo l'altro giorno a Termini Imerese, perchè bisogna chiuderne il polo per aprirne qualche altro in Russia.
Io ricordo che qualche settimana fa Mr. Berlusconi è andato in Russia, ufficialmente per una visita privata al suo degno amico Putin, però poi dalla stampa abbiamo saputo che ha incontrato degli industriali ai quali ha prontamente assicurato che la FIAT sarebbe tornata in Russia.
Ma chi gli ha dato ordine o chi gli ha dato mandato per parlare di una cosa del genere?

Vogliamo continuare a parlare?
Possiamo parlare dell'ambiente, possiamo parlare di tutto quello che sta accadendo al nostro Paese. Io credo che voi in questo momento stiate veramente cercando di darvi delle mazzate bestiali sui piedi, perchè la gente sta cominciando veramente a montare e ad incazzarsi in maniera seria e io non credo che riuscirete a fermarla.

State cercando di fermarla con le cariche da parte della Polizia, ma non vi riuscirà bene questo continuare a mettere l'uno contro l'altro perchè alla fine si troveranno di fronte l'operaio che difende il suo posto di lavoro e il poliziotto che per andare a lavorare ci deve rimettere di tasca propria.
Guardate che queste due persone hanno molto in comune e lo stanno cominciando a capire quindi vi consiglio di cambiare strategia, vi consiglio soprattutto di cercare di capire che prima ve ne andate e meglio è e soprattutto mi auguro che in questo Paese si possa tornare a votare ma votare in maniera democratica, cioè reintroducendo le preferenze.

E faccio un appello al popolo della rete: cerchiamo di seguire questi passaggi, perchè noi vogliamo votare in maniera democratica esprimendo la preferenza, nome e cognome.
Se i partiti politici non saranno d'accordo e io sono sicura che molti non saranno d'accordo, allora ricordatevi che ogni deputato, ogni senatore, ha un indirizzo mail, ha una segreteria politica.
Tartassateli!
Mettetevi in contatto con loro e chiedete per quale motivo questo deputato non firmerà o non vorrà firmare una legge del genere. Cerchiamo di far sentire la voce dei cittadini, perchè soltanto in questa maniera noi potremo continuare non solo ad essere partecipi ma potremo sperare di poter vivere in un Paese diverso.

Ci manca veramente poco, loro hanno paura della partecipazione attiva e diretta dei cittadini e noi invece vogliamo che questi se ne vadano a casa, perchè sono totalmente incompetenti e incapaci.
Io mi auguro che arrivi un medico che quanto prima possa dichiarare interdetto qualcuno al governo, ma fino a che tutto questo non accadrà penso che non resti altro che darci da fare e continuare a pretendere ed esigere che questo Paese cominci ad andare per il verso giusto e la smetta di andare al contrario.

mercoledì 28 ottobre 2009

Denunciare, denunciare, denunciare



28 Ottobre 2009
Autore Leoluca Orlando


Che oggi Piero Marrazzo venga attaccato dal PdL e' conferma di "cattiva coscienza". Avrebbero voluto, i berlusconiani, che il Presidente Marrazzo restasse al suo posto. Avrebbero voluto che Marrazzo restasse imperterrito nell'incarico di Presidente della Regione Lazio, magari ripetendo la solita, farisaica espressione "attendo con fiducia l'inizio e l'esito del processo;....anzi...ricordo che non ho ancora ricevuto comunicazione dell'avvio di alcun processo...".

Piero Marrazzo, invece, dopo alcune ore di sbandamento e di incertezza, ha deciso di non ricoprire più quell'incarico (al quale incarico era stato eletto direttamente dai cittadini, giusto per ricordare una inaccettabile pretesa di impunità invocata dal Presidente del Consiglio che pure non è stato eletto direttamente).

Avevamo richiesto - ed eravamo certi - che, dopo la autosospensione, Marrazzo avrebbe dovuto lasciare definitivamente l'incarico. E Marrazzo coerentemente si è dimesso.

Una scelta ben diversa da quanti sono imputati, sono condannati, confondono pubblico e privato e con grande disinvoltura ed altrettanto fastidio insultano quanti osano invocare non soltanto rispetto delle leggi (e sarebbe già tanto !), ma anche esercizio di pubbliche funzioni con “disciplina e onore”, come indica non qualche “insopportabile “ esponente di Italia dei Valori, ma l'art.54 della (ancora vigente !) Costituzione repubblicana.

Lasciamo che, con il passare del tempo e con il passare del fumo di dichiarazioni strumentali, si possa cogliere la differenza di comportamento istituzionale di Piero Marrazzo (che ha sbagliato, ha sbagliato, ha sbagliato.... quanto meno e certamente a non denunciare subito estorsori e ricattatori) rispetto al comportamento di Berlusconi e dei berlusconini in Parlamento, di condominio e di borgata.

Una lezione, ritengo, si debba trarre e un appello debba essere ripetuto: denunciare, denunciare, denunciare estorsori e ricattatori.

Un dilagante imbarbarimento sta investendo il funzionamento delle istituzioni, a partire da Palazzo Chigi, e sempre più rischia di coinvolgere Forze dell'ordine, servizi statali di sicurezza e delicatissimi centri decisionali. Sollecitiamo la Magistratura a far luce su chi, perché ed eventualmente per ordine o con il placet di chi quattro carabinieri sono responsabili di attività criminosa nel caso Marrazzo e quanti altri uomini delle istituzioni sono responsabili di attività criminosa, con riferimento ad altri casi, ancora non noti e che non possiamo accettare restino impuniti.

L'invito a denunciare mafiosi di ogni specie che siano estorsori e ricattatori deve valere, con almeno pari forza, per denunciare uomini delle istituzioni di qualunque grado e di qualunque ruolo che siano estorsori e ricattatori.

In difetto di tale tensione etica e coraggio civile, l'Italia rischia di sprofondare in una palude di illegalità e ricatti, evocando clima golpista e congiure da Palazzo degli Zar ai tempi di Rasputin.

lunedì 26 ottobre 2009

Giu' loro o chiusi voi



26 Ottobre 2009
Maurizio Zipponi


Il sistema produttivo del Paese, in particolare quello rappresentato dalle piccole-medie imprese e dall’artigianato, è corroso ogni giorno da una crisi economica senza precedenti e rispetto alla quale il Governo è latitante, impegnato a menar fendenti contro la magistratura per proteggere il premier, ma disinteressato al destino delle famiglie e dei lavoratori. Ogni tanto qualche dichiarazione per le prime pagine dei Tg ma nulla di serio e di vero. In tante fabbriche visitate nell’ultimo anno non ho mai incrociato un dirigente della maggioranza: forse temono, a ragione, il linciaggio.

L’Italia dei Valori nel suo programma di governo, sempre aperto ai cittadini (leggi e commenta i punti del programma), ha presentato una serie di misure per rilanciare l’attività delle imprese e consentire loro di superare questa contingenza difficile, con l’obiettivo di diffondere nuovo ossigeno nel tessuto produttivo nazionale. Eccole qui di seguito brevemente riassunte:

- Diminuzione del carico fiscale alle imprese

- Eliminazione dell’anticipo di imposte e versamento dell’Iva ad avvenuto pagamento della fattura

- Liberalizzazione dei servizi pubblici locali perché sia più vantaggiosa l’offerta ai cittadini

- Indicazione di tassi omnicomprensivi di tutti i costi e per tutte le operazioni bancarie

- Accelerazione dei pagamenti della Pubblica amministrazione e rimborsi di imposta

- Sostegno agli accordi con le banche per il finanziamento alle pmi

- Riduzione dell’Irap alle pmi che assumono a tempo indeterminato e investono in ricerca, innovazione tecnologica, risparmio energetico

- Semplificazione delle procedure amministrative e velocizzazione dell’iter burocratico degli adempimenti per ridurre del 25%, entro il 2010, gli oneri amministrativi

- Appoggio ai processi di aggregazione delle pmi per rendere più facile l’accesso ai finanziamenti comunitari

- Divieto ad imprenditori e società ad essi collegate di partecipare direttamente o indirettamente alla realizzazione di opere e servizi pubblici qualora siano stati condannati in via definitiva per corruzione o delitti associativi

Queste misure non le vedrete mai pubblicate su un quotidiano e non ne sentirete mai parlare in Tv perché i media in Italia sono al soldo di due, tre partiti ed hanno il compito non scritto, ma che hanno appreso magistralmente, di criptare l’immagine dell’Italia dei Valori come partito di “proposizione”. Per contro possono far emergere come vogliono quella di “oppositori forcaioli, estremisti e manettari”. Il compito di promuovere l’alternativa di governo è solo nelle nostre e nelle vostre mani.

venerdì 23 ottobre 2009

L’Idv avvia l’indagine interna



Non solo Udeur. Anche iscritti all’Idv coinvolti nell’inchiesta campana legata alla vicenda Mastella-Arpac. Roba da far riaprire anche tra i dipietristi feritoie di questione morale. A poche settimane - tra l’altro - dalla querelle rilanciata da Micromega e poi da De Magistris proprio sul “Fatto”. E così ieri Nello Formisano, segretario regionale della Campania, avvertiva: “Invito le persone indicate in quell'elenco ed oggi aderenti all’Idv, a chiarire in tutte le sedi ciò che è necessario chiarire, assumendosi sino in fondo le proprie responsabilità, se ve ne fossero”. E ancora: “Sulla lotta al malcostume politico e sulle battaglie per la questione morale Idv ha fondato e fonda la sua azione politica e solo la capacità di essere chiari non ne intacca la limpidezza”.
Meglio vederci chiaro.

martedì 20 ottobre 2009

10 domande a Minzolini



20 Ottobre 2009
Pancho Pardi


Nella seduta della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai dello scorso 14 ottobre era presente in audizione il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. L'audizione è uno strumento utilissimo per porre domande, il dovere dell'audito è di rispondere. Nei tre minuti a mia disposizione ho posto al direttore 10 domande, che pubblico di seguito, quattro sull'assenza dell'Italia dei valori nei suoi tg, sei di interesse generale. Non ho ricevuto alcuna risposta.

1) Da quando è arrivato lei al Tg1 sono sparite le dichiarazioni in voce di tutti gli esponenti dell’Italia dei Valori. L'ordine è partito da lei o da qualcun altro? Le sembra deontologicamente corretto?

2) I tg rai seguono le convention dei partiti, è stato fatto con tutti tranne che con l’Italia dei Valori. Non solo non c’era un inviato alla nostra festa di Vasto, ma non c’è stato neanche un servizio dal suo tg. Perché? Chi ha dato l’ordine?

3) Da quando abbiamo presentato un esposto all’Agenzia per le Comunicazioni e informato la Vigilanza, al suo tg è apparsa qualche dichiarazione dell’Italia dei Valori, ma le percentuali delle nostre presenze restano al di sotto dell’1 per cento mentre, ricordo, alle Europee l'Idv ha avuto l'8 per cento dei voti. Come intende risolvere la questione?

4) La settimana successiva alla segnalazione fatta all’Agcom, il Tg1 avete mandato in onda le dichiarazioni di due parlamentari dell'IdV, una di queste non era in linea con la posizione del partito. Di Pietro è l’unico leader tra i partiti presenti in Parlamento sistematicamente escluso dalla pagina politica del suo tg. Perché?

Le sei domande di interesse generale

5) TERREMOTO - Per quale ragione la manifestazione di protesta dei terremotati dell'Aquila del 16 giugno davanti a Montecitorio è scomparsa dal Tg1 quando era presente su tutti gli altri tg?

6) PRIMO EDITORIALE - Inchiesta di Bari, festini a palazzo Grazioli e Villa Certosa. Perché la notizia è stata trafugata, manipolata e giudicata pettegolezzo, di fatto ignorata, quando la stampa internazionale ne parlava già apertamente?

7) SECONDO EDITORIALE - libertà di stampa. Qual è la fonte del dato da lei citato sulle 430 querele dei politici negli ultimi dieci anni, di cui il 68% presentato dal centro sinistra? A noi non risultano questi dati.

8) LODO MONDADORI - La notizia della sentenza su Fininvest era la prima su tutte le testate on line e in tutti i Tg. Nell'edizione delle 13.30 del 5 ottobre, la prima utile, il Tg1 la collocava al settimo posto senza alcun richiamo nei titoli di testa. Perché?

9) GUERRA DEI GIORNALI - Ritiene eticamente corretto il servizio andato in onda il 12 ottobre contro l'editoriale di Scalfari con tre interviste a direttori di quotidiani senza diritto di replica a Repubblica? E' giusto paragonare gli scontri di Blair e Zapatero con i mass media a quelli di Berlusconi, sapendo che egli è proprietario della metà del sistema televisivo e che i primi due non hanno mai querelato nessuno?

10) PRIVACY - La Bbc, televisione pubblica della Gran Bretagna ed esempio di giornalismo sano e corretto in tutto il mondo, ha chiesto in diretta tv al premier Gordon Brown se facesse uso di psicofarmaci e Brown ha risposto alla domanda. Perché non ha posto a Berlusconi domande sulla sua privacy?

domenica 18 ottobre 2009

La Sicilia rischia l'isolamento

17 Ottobre 2009
Dringa Milito Pagliara
ITALIA DEI VALORI


Apprendiamo che a dicembre inizieranno i lavori del ponte sullo Stretto. Oltre ai dubbi sulla dichiarazione di Berlusconi, pare evidente che le promesse del Governo quanto al rilancio della Sicilia vengono puntualmente smentite, visto che il ponte ha vocazione ferroviaria, ma i collegamenti ferroviari scarseggiano.

Parlo del problema, evidenziato questa estate dalla CGIL, relativo al servizio ferroviario universale che concerne i collegamenti di lunga percorrenza, in particolare con le regioni meridionali.

Il sindacato lamenta che, con l’entrata in vigore dell’orario invernale, vi saranno quantomeno contrazioni nel servizio ferroviario dalla Sicilia e dalla costa ionica, Trenitalia smentisce e, senza ulteriori approfondimenti né esitazioni, Matteoli bacchetta la CGIL, visto che la generale smentita delle Ferrovie è la prova provata che il sindacato evidentemente “non studia”.

Risulta invece che, durante l’estate, la società Ferrovie dello Stato ha presentato un piano di produzione che prevede la soppressione di diversi treni a lunga percorrenza e la riduzione di diverse corse dei traghetti operanti nello stretto di Messina, oltre ad una forte contrazione del servizio di trasporto merci su rotaia. Inoltre, a pochi mesi dell’entrata in vigore del nuovo orario ferroviario previsto per dicembre 2009, la struttura organizzativa dei servizi di base è stata individuata per tutta l’Italia ad esclusione della Sicilia, che ancora non compare nei progetti di Ferrovie dello Stato.

Nonostante le generiche rassicurazioni e le roboanti dichiarazioni sul ponte, quindi, la Sicilia, e più in generale il mezzogiorno d’Italia, sta subendo una graduale riduzione del servizio ferroviario pubblico, in spregio – peraltro - al principio comunitario di continuità territoriale, ossia al diritto dei cittadini delle isole di spostarsi liberamente nel territorio nazionale e comunitario con pari opportunità, grazie ad un servizio pubblico che garantisca parità di trattamento e condizioni economiche uniformi.

venerdì 16 ottobre 2009

Politica: inquietanti presenze

LUIGI DE MAGISTRIS

Spesso mi chiedono cosa penso della presenza, da ex pm, di magistrati in politica. E spesso (ma non sempre) me lo chiedono con un tono che lascia trasparire da parte dell’interlocutore, nella maggior parte delle volte un giornalista, una non troppo velata criticità, arrivando addirittura a definire "inquietante" questa presenza, come recentemente accaduto nel corso della trasmissione Omnibus.

Personalmente trovo inquietante il fatto che l’avvocato del premier, coinvolto in procedimenti giudiziari, possa sedere in Parlamento continuando a fare il suo lavoro e, soprattutto, assumendo le vesti di ministro ombra della Giustizia. Perché il deus ex machina, diciamo anche la mente fervida che produce lodi, scudi e leggi in materia, si chiama Niccolò Ghedini, rispetto a cui Angelino Alfano è solo il braccio operativo. Ghedini fabbrica stratagemmi legislativi per sottrarre il premier alla giustizia e alle leggi, mentre Alfano gli offre la copertura burocratica e ufficiale per farlo.

Certo, poi, il fatto che si possa arrivare alla vita politica dopo essere stati costretti ad abbandonare la magistratura, come nel mio caso, lo trovo anch’io inquietante. Ma in un altro senso. Quale? E’ presto detto: fare oggi il magistrato, senza condizionamenti e senza guardare alle bandiere di partito, comporta il rischio di dover pagare un prezzo altissimo, come quello di essere ostacolati e isolati fino al punto di essere impediti nelle proprie funzioni.

Detto questo, ho scelto per coerenza di lasciare la magistratura e di non farvi ritorno. Una scelta sofferta ma che considero opportuna, nella speranza che nessun altro magistrato viva quanto ho vissuto sulla mia pelle per essermi sforzato di non esser, come diceva Calamandrei, un burocrate.

martedì 6 ottobre 2009

Come ci vedono da Londra

6 Ottobre 2009

L'Italia e' quel bellissimo Paese "sole e pizza" in cui i nostri connazionali, dopo una breve esperienza all’estero, non vorrebbero però tornare: perche'? C’è tutto in Italia, terra culla delle civilta': il clima e' fantastico, le regole valgono ma non sempre, la gente è sorridente da una parte, dall’altra l’italiano medio alla fine è profondamente esterofilo quasi a sottolineare una mancanza di fiducia nelle istituzioni ed una profonda convinzione che un individualismo congenito dei cittadini impedisca il rispetto a fasi alterne delle regole di comune convivenza. Quello che accade oggi intorno all’informazione ha alimentato forse irrimediabilmente la distanza tra italiani e nostri connazionali all’estero e tra l’Europa ed il nostro Paese. Oggi gli europei dell’Italia conoscono soltanto le gaffe e le distorsioni del nostro impresentabile governo.

Il 2 ottobre assieme ad altri partiti, associazioni ed alla società civile hanno manifestato a Londra davanti la BBC aderendo alla manifestazione della Fnsi per la libertà di stampa. A Londra c’erano centinaia di persone, italiani e non, molti inglesi hanno partecipato senza comprendere bene i motivi di un’agitazione su un tema per loro così scontato: la libertà di informazione.

Per i londinesi dire che l’informazione deve essere “indipendente” è come sostenere che il cielo è azzurro, un’ovvietà. Eppure hanno notato che in Italia l’informazione è pura strumentalizzazione e concordano con noi dell’Italia dei Valori che la nostra, quella italiana, è un’anomalia colossale nel sistema occidentale.

Mentre nel Belpaese i sondaggi dell’Ispo rivelano che il 52% degli italiani non vedono questa “mancata indipendenza dei media” all’estero non hanno alcun dubbio, l’Italia è vittima di un gigantesco Truman show mediatico dettato dal più grande conflitto d’interessi del pianeta e chi lo nega è completamente imbevuto di minzolinismo.

La domanda che abbiamo posto ai partecipanti alla manifestazione: perchè secondo lei l’Italia è il fanalino di cosa per la libertà d’informazione in Europa? La domanda non è faziosa perché se avessimo chiesto qual è il Paese meno libero in Europa in tema di informazione il 100% del campione avrebbe risposto: “Italy of corse!”

lunedì 5 ottobre 2009

Due scudi per garantire l'impunita'



5 Ottobre 2009

Leoluca Orlando

Ormai il quadro e' chiaro a tutti. L'Italia è fuori dal sistema giuridico europeo. E se non fosse già dentro, e dovesse superare l'esame di ammissione, nella Unione Europea non sarebbe ammessa.

Il macroscopico conflitto di interessi nel settore dell'informazione, già sanzionato formalmente con decisioni della Corte Europea, si somma alla impunità garantita a responsabili di reati che rivestissero cariche di vertice costituzionale (Lodo Alfano) e al riciclaggio di Stato realizzato con legge imposta dalla maggioranza e blindata con il ricorso al voto di fiducia : sono elementi di un regime oggettivamente eversivo del quadro costituzionale , che ha peraltro distrutto ogni differenza tra pubblico e privato e tra Stato e mercato.

Al centro di questo sistema di illegalità sta il cittadino Silvio Berlusconi che da capo della maggioranza e Presidente del Consiglio dei Ministri ha provveduto a garantirsi intangibilità per la attività di corruttore ed evasore fiscale, notoriamente accertata nei riguardi di soggetti indicati come suoi complici (citare il caso Mills e il caso Mondadori è citare fatti e atti formali, confermativi di quella attività illegale).

Una tale situazione di privilegio non si fonda sul comportamento segreto di infedeli servitori dello Stato, ma su una legge formale ( il lodo Alfano ) approvata dal Parlamento della Repubblica.

E quella legge formale è stata promulgata dal Presidente della Repubblica ed è adesso sottoposta all'esame di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale.

Italia dei Valori ha chiesto e si chiede perché il Capo dello Stato ha promulgato il c.d.lodo Alfano.

Sappiamo che non spetta al Capo dello Stato il giudizio definitivo di incostituzionalità, rimesso alla Corte Costituzionale, ma sappiamo altresì che spetta al Capo dello Stato, garante supremo dell'equilibrio costituzionale, esprimere un giudizio su armonia tra una legge e il quadro costituzionale.

Proprio tale valutazione di armonia e il giudizio – non definitivo - di incostituzionalità spiega il potere presidenziale di rinvio della legge alle Camere, la possibilità cioè delle Camere di confermare o rimuovere disarmonie e profili di incostituzionalità e l'obbligo del Capo dello Stato di promulgare il testo di legge eventualmente riapprovato dalle Camere a seguito di quel rinvio.

E allora torna la domanda : perché il Presidente non ha fatto ricorso al potere di rinvio previsto dalla Costituzione ?

Che il lodo Alfano turbi la armonia istituzionale, ad avviso di molti giuristi e di Italia dei Valori, è confermato da una posizione di privilegio in sede penale dei Presidenti di Camera, Senato e Consiglio dei Ministri la cui posizione penale quale prevista in Costituzione non può essere diversa da quella del singolo deputato, del singolo senatore e del singolo ministro. Una disarmonia che si riferisce anche alla violazione del principio della separazione tra i poteri e ai principi di autonomia e indipendenza della Magistratura e al principio di obbligatorietà della azione penale.

Che poi tale legge violi il generale principio di eguaglianza (art.3) anche nei riguardi di tutti gli altri cittadini è altro motivo di possibile incostituzionalità.

Italia dei Valori, mentre attende la decisione della Corte Costituzionale cui spetta il giudizio definitivo di incostituzionalità, ha già raccolto un milione di firme per ottenere la abrogazione di questa legge certamente fonte di disarmonia , di sostanziale ingiustificato privilegio.

Identica analisi e identica richiesta ha avanzato Italia dei Valori al Capo dello Stato con riferimento allo scudo fiscale.

Lo scudo fiscale presenta profili di incostituzionalità: ancora una volta , prospettata violazione del principio di eguaglianza di cui all'art.3 Costituzione e violazione del fondamentale criterio della “progressività “ e “capacità contributiva” quale fondamento di imposizione fiscale (art.53 Cost.).

Oltre quei profili di incostituzionalità, il c.d.scudo fiscale realizza un oggettivo privilegio, rispetto ai cittadini che regolarmente assolvono all'obbligo fiscale, di detentori all'estero di denaro sporco (nato sporco perché frutto di corruzione, estorsione, narcotraffico, falso in bilancio e attività criminali mafiose o divenuto sporco per evasione fiscale protratta per anni).

Quell'oggettivo privilegio ha fatto parlare di oggettivo nuovo “papello” Stato- mafie; un accordo, un “papello” non più ordito in uno scantinato o in una stalla in Corleone o in Casal di Principe o San Luca da funzionari infedeli dello Stato e da singoli politici collusi, ma ordito e realizzato con decreto legge del Governo Berlusconi e convertito da un Parlamento nominato e blindato per il ricorso al voto di fiducia.

Quell'oggettivo privilegio è reso odioso dalla previsione di anonimato e dal pagamento di un 5%, che costituisce somma anche decine di volte inferiore a quella è stata evasa , rispetto alla somma che nello stesso periodo hanno pagato i contribuenti che non hanno portato all'estero il proprio denaro .

Gli scudi fiscali sono strumenti da utilizzare solo per disperazione : è quanto ha dichiarato Marek Belka, non uno “stravagante eversivo”, ma il Capo Dipartimento Europeo del Fondo Monetario Internazionale. No comment !

La ricorrenza di possibili profili di incostituzionalità e di indubitabili privilegi e inique disarmonie é la ragione che ci ha spinto a chiedere e a ritenere fisiologico il ricorso al rinvio, anche di questa brutta legge, alle Camere.

Il Capo dello Stato ha deciso diversamente; e in diretta televisiva, ad un cittadino che protestava per quel mancato rinvio chiedendo “Presidente, non firmi ... lo faccia per le persone oneste “, ha risposto “Se non firmo oggi il Parlamento rivota un'altra volta la stessa legge ed è scritto nella Costituzione che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete ? Se mi dite non firmare, non significa niente.”

Ritengo che, in un sistema costituzionale, è normale attendersi che ognuno faccia la propria parte e ogni organo si assuma le proprie responsabilità, non escludendo che vi possa essere un ravvedimento da parte di altri organi, da parte del Parlamento. Comunicare la convinzione che il Parlamento non possa correggere, a seguito di rinvio del supremo garante costituzionale, propri errori comunica una immagine di Parlamento prigioniero di logiche irrazionali e motivazioni e interessi, finanche extraistituzionali.

Se è consentito, la motivazione del mancato rinvio è tanto grave quanto il mancato rinvio.

Noi di Italia dei valori denunciamo, infine, polemiche strumentali in nostro danno che rischiano di creare polveroni che impediscono di cogliere la gravità dei rischi che corre la tenuta del sistema costituzionale del nostro Paese.