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mercoledì 5 ottobre 2011
mercoledì 20 maggio 2009
Berlusconi nel libro di Vespa


Un altro violento attacco al giudice Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante nel caso Mills. Ad attaccare è sempre Silvio Berlusconi, che già ieri aveva reagito con toni accesi alle motivazioni della condanna dell'avvocato inglese. Ma stavolta l'attacco è "preventivo": è contenuto infatti nel prossimo libro di Bruno Vespa, il che significa che le parole del premier sono precedenti alla pubblicazione della sentenza e l'anticipazione è stata data proprio all'indomani della stessa pubblicazione.
Il giudice Gandus - sostiene il presidente del Consiglio - "essendo un mio dichiarato e palese nemico politico", non può essere imparziale. E ancora: "I nostri avvocati vennero a sapere che la Gandus era ed è un'attivissima militante della sinistra estrema".
Nell'intervista il Cavaliere enumera tre forti critiche all'operato della Gandus: "1. Negò alla difesa tutti i testimoni a discarico, ammettendo invece tutti quelli del pm;
2. Accelerò i tempi del processo (si era in piena campagna elettorale);
3. Accettò inopinatamente i nuovi improponibili termini di prescrizione.
Tutto ciò fece insospettire i nostri avvocati che alla fine vennero a sapere che la Gandus era ed è un'attivissima militante della sinistra estrema e che come tale ebbe a partecipare a tutte le manifestazioni di contrasto nei confronti del mio governo".
Ma non basta. Secondo Berlusconi già prima del processo i suoi legali avevano fornito elementi sufficienti a chiudere il procedimento: di fronte "ad argomenti inoppugnabili qualunque giudice scrupoloso ed equanime avrebbe chiuso il processo. Non così la dottoressa Gandus".
Per questo, prosegue il presidente del Consiglio, "è curioso sostenere, come fece la corte d'appello, che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d'imparzialità impostole dalla costituzione. Ma un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparire tale".
Oltre all'attacco al giudice Gandus, il libro di Vespa ripropone punto per punto la difesa di Berlusconi nel caso Mills: mai conosciuto l'avvocato inglese, uno dei tantissimi avvocati del gruppo Fininvest all'estero; non c'era nessuna ragione per fargli dei versamenti visto che "proprio con le sue dichiarazioni era stato il principale responsabile di una sentenza di condanna"; l'intera vicenda è "davvero un'assoluta assurdità" e il processo "è solo l'ultimo" di quelli che "sono stati cuciti addosso" al Cavaliere. Il quale torna in questa occasione a fare un bilancio dei suoi guai giudiziari: "Un totale di più di 100 procedimenti, più di 900 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 587 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 1.560 udienze in 14 anni, più di 180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare".
(20 maggio 2009)
Ma non basta. Secondo Berlusconi già prima del processo i suoi legali avevano fornito elementi sufficienti a chiudere il procedimento: di fronte "ad argomenti inoppugnabili qualunque giudice scrupoloso ed equanime avrebbe chiuso il processo. Non così la dottoressa Gandus".
Per questo, prosegue il presidente del Consiglio, "è curioso sostenere, come fece la corte d'appello, che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d'imparzialità impostole dalla costituzione. Ma un giudice non deve essere soltanto imparziale. Deve anche apparire tale".
Oltre all'attacco al giudice Gandus, il libro di Vespa ripropone punto per punto la difesa di Berlusconi nel caso Mills: mai conosciuto l'avvocato inglese, uno dei tantissimi avvocati del gruppo Fininvest all'estero; non c'era nessuna ragione per fargli dei versamenti visto che "proprio con le sue dichiarazioni era stato il principale responsabile di una sentenza di condanna"; l'intera vicenda è "davvero un'assoluta assurdità" e il processo "è solo l'ultimo" di quelli che "sono stati cuciti addosso" al Cavaliere. Il quale torna in questa occasione a fare un bilancio dei suoi guai giudiziari: "Un totale di più di 100 procedimenti, più di 900 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 587 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 1.560 udienze in 14 anni, più di 180 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare".
(20 maggio 2009)
Cda Rai, via libera alle nomine

Il Consiglio di amministrazione della Rai - assenti, per protesta, i tre consiglieri vicini all'opposizione - ha dato il via libera alle nomine proposte dal direttore generale Mauro Masi. Direttore del Tg1 è Augusto Minzolini, direttore di Raiuno Mauro Mazza. I vicedirettori generali sono Gianfranco Comanducci, Lorenza Lei, Giancarlo Leone e Antonio Marano. I consiglieri presenti (compreso il presidente, Paolo Garimberti) hanno tutti votato sì. "Siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto", ha commentato lo stesso Masi. Negando che ci sia stata un'impronta "esterna" nella scelta delle persone: "Mazza e Minzolini sono assoluti professionisti, non inquadrabili in termini diversi da quelli professionali".L'attacco del Pd. Dario Franceschini ha accusato Silvio Berlusconi: ''Il presidente del Consiglio, evidentemente non sazio del controllo della comunicazione che ha, vuole estenderlo. Vuole il controllo totale. Non si è mai visto fare delle nomine decise in altro luogo e ratificate in consiglio di amministrazione a 15 giorni dalle elezioni''.
Il cda spaccato. Il via libera alle nomine è giunto nell'assenza dei consiglieri d'amministrazione vicini all'opposizione parlamentare, che hanno abbandonato la riunione. A uscire dalla sala del settimo piano di Viale Mazzini per protesta sono stati Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis. Alla riunione sono rimasti Garimberti e i restanti membri del cda, oggi tutti presenti (Giovanna Bianchi Clerici, Alessio Gorla, Angelo Maria Petroni, Guglielmo Rositani, Antonio Verro). Insieme a Masi.
La polemica dei consiglieri. L'iniziativa di lasciare la riunione da parte dei membri di minoranza del Consiglio è dovuta soprattutto alle modalità scelte per procedere alle nomine. Criteri che hanno provocato un'ondata di critiche già da ieri, quando sono state rese note le novità negli organigrammi. E oggi Rizzo Nervo, Van Straten e De Laurentiis lo hanno ribadito: le nomine a loro giudizio sono "irricevibili" perchè nulla hanno a che vedere con un processo di "riorganizzazione gerarchica dell'azienda", di cui la Rai pure ha bisogno, e perchè sono state sostanzialmente "dettate dall'esterno". E dunque "ratificano la dipendenza del Cda da fonti di nomina diverse da quelle del Cda stesso". Circostanze negate con forza da Masi, che ha replicato così: "Ho rispetto dell'opposizione sul piano aziendale e istituzionale, ma le nomine le ho proposte io al cda che le ha votate anche con il voto del presidente Garimberti".
L'Information day. Antonio Di Pietro proprio oggi ha annunciato per il 5 giugno a Piazza Navona, e nelle principali piazze italiane, un "Information Day". "Denunciamo l'ingordigia di Berlusconi e del suo entourage nell'occupazione totale della Rai, con la nomina di giornalisti al proprio seguito", ha detto il leader dell'Idv parlando con i giornalisti a Napoli.
Il Pdl. Invece il centrodestra ha epresso grande soddisfazione. Per il ministro dell'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi, quello Minzolini-Mazza "è un duo d'eccezione". Per il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri "sconcertano le critiche alle scelte fatte dal vertice della Rai. Forse alcuni non si sono accorti che il direttore del Tg1, Gianni Riotta, si è dimesso. Il nuovo vertice della Rai non doveva forse designare un nuovo direttore? E c'è qualcosa da dire in termini personali sulle persone chiamate ai vertici dell'azienda?".
(20 maggio 2009)
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