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lunedì 9 novembre 2009

“Non ho scritto maiale”


Veronica Berlusconi

Egregio Direttore,
leggo con stupore nel numero di oggi del Suo giornale che la mia famigerata comunicazione-mail del 28 aprile all’Ansa, nella sua versione originale, avrebbe contenuto la parola “maiale” riferita a mio marito. Devo smentire recisamente l’affermazione: non ho mai rivolto a mio marito questo epiteto, né in quell’occasione né in altre. Le sarò grato se vorrà informare, con il dovuto rilievo, i lettori de il Fatto Quotidiano. I migliori saluti
Veronica Berlusconi

Renda pubblica la frase scomparsa.


Gentile Signora. Prendiamo atto della sua “recisa smentita” e ne comprendiamo perfettamente le ragioni. Per quanto ci riguarda i fatti sono semplici e partono da quella che Lei definisce “la famigerata comunicazione-mail del 28 aprile all'Ansa”. In essa erano contenute affermazioni che la direzione dell'agenzia giudicò così “forti” e così “sopra le righe” da essere a rischio querela.

Lei accettò il suggerimento e quelle espressioni non comparvero nel lancio andato in rete quella sera stessa, alle 22 e 31.
L'episodio rimasto per sette mesi riservatissimo è stato improvvisamente rivelato nelle anticipazioni dell'ultimo libro di Bruno Vespa.
Subito noi del Fatto Quotidiano ci siamo chiesti che cosa contenessero di cosi forte e di così sopra le righe quelle affermazioni, visto che già quelle pubblicate avevano scatenato un putiferio.
Abbiamo ascoltato i testimoni diretti, giornalisti e non, che quello scoop avevano trattato.
Abbiamo messo a confronto le loro versioni, assolutamente concordanti sul riferimento alla razza suina; quello poi cancellato nella “famigerata comunicazione”.
Per doveroso controllo venerdì alle 17e 33 abbiamo inviato all'indirizzo della sua posta elettronica una prima mail nella quale le chiedevamo di esprimersi “a proposito del suo intervento tagliato a suo tempo dall'Ansa e delle nuove carognate appena uscite sul viaggio con sua figlia in Oriente”.
Non avendo ricevuto risposta, alle 20 e 09 le abbiamo inviato una seconda mail con la quale le comunicavamo che l'indomani (cioè oggi) il Fatto avrebbe pubblicato la frase sul “maiale”, ricostruita in base a testimonianze dirette chiedendole di corroborare quanto a noi risultava.
Alle 20 e 16 è arrivata la sua mail con questa risposta: “grazie ma in questa fase preferisco evitare di esprimermi sulle 'carognate' varie”.
A questo punto è legittimo chiedersi come mai Lei non abbia smentito, subito, nella sua di mail di venerdì sera la frase contestata. Smentita che ci è giunta invece ventiquattr'ore dopo, attraverso un fax proveniente dallo studio Morelli Battistella.
Con grande rispetto per la sua situazione, desideriamo insistere: perché a questo punto non rende pubblica l'esatta formulazione della frase tagliata dall' Ansa?
(A.P.)

sabato 27 giugno 2009

Come mai tante persone giudicano senza sapere?



Egregio Direttore,
evidentemente il fermo proposito mio e del mio avvocato, di mantenere la vicenda della separazione da mio marito sul piano della compostezza, infastidisce (non capisco perché) persone che non dovrebbero avere alcun interesse per la questione, e che certamente non hanno alcun titolo per esprimere pubblicamente giudizi al riguardo.

Constato, leggendo il Corriere della Sera del 25 giugno (pagina 15), che questo è ora il caso del signor Angelo Rizzoli, persona che non ho mai conosciuto, la cui moglie Melania, che pure non ho mai conosciuto, era già stata prodiga nei miei confronti, qualche tempo fa, di consigli non richiesti né graditi (Corriere della Sera del 23 maggio). Che queste persone—non si sa da quale cattedra o pulpito — insultino quattro mie «amiche milanesi», non meglio identificate, tacciandole di crassa ignoranza, è increscioso ma anche ridicolo. È grave e intollerabile, invece, che il signor Rizzoli mi accusi, dalle colonne del Suo giornale, di «destabilizzare» i miei figli, e in particolare «il più piccolo, Luigi, che andrebbe invece sostenuto: a volte ci si ritira nella religione come fuga dal mondo»: così mostrando, oltre a tutto, di considerare i sentimenti religiosi di mio figlio, che riguardano solo lui e che non sono certo nati in queste settimane, come un fenomeno anomalo e patologico; cosa forse naturale, purtroppo, per chi non riesce nemmeno a immaginare che possano esistere valori diversi da quelli materiali. Per buona fortuna, Luigi non è affatto in fuga dal mondo, e ha sufficiente forza morale per valutare lo squallore di quelle parole. Ma vorrei ugualmente che venisse lasciato in pace, come me e le mie figlie. E possibilmente anche le mie amiche.

Grata per l’attenzione Le invio i miei saluti.


Veronica Berlusconi

27 giugno 2009

giovedì 11 giugno 2009

Infangate la mia dignità e la mia storia coniugale


di VERONICA BERLUSCONI


«In queste settimane ho assistito in silenzio, senza reagire mediaticamente, al brutale infangamento della mia persona, della mia dignità e della mia storia coniugale.
Certo è che la verità del rapporto tra me e mio marito non è neppure stata sfiorata, così come la ragione per cui ho dovuto ricorrere alla stampa per comunicare con lui.
Certo è che l’ho sempre amato e che ho impostato la mia vita in funzione del mio matrimonio e della mia famiglia».


11 giugno 2009