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martedì 23 marzo 2010

Manconi: detenuti, è record nazionale


Complimenti vivissimi al ministro della Giustizia Angelino Alfano e al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta.

Oggi è RECORD nazionale! La popolazione detenuta ha raggiunto il massimo storico arrivando a contare 66161 reclusi.

Non era mai successo nella storia dell’Italia Repubblicana: e ciò si deve all’attività indefessa e allo spirito di abnegazione di Alfano e Ionta, ai quali va il pensiero grato dei detenuti, degli agenti di polizia penitenziaria e di tutto il personale che il sovraffollamento costringe a condizioni di vita e di lavoro intollerabili. E così, oggi, nel circuito penitenziario italiano si trovano quasi 25mila detenuti in più di quanti previsti dalla capienza regolamentare.

Tutto questo senza che il ministro e il capo del Dap non dico muovano un dito, ma nemmeno sembrano intenzionati a farlo, limitandosi ad annunci flebili e destinati al fallimento. O, peggio, destinati – se si realizzasse quella Galera S.p.a., vagheggiata sulla scorta di Protezione S.p.a., Difesa S.p.a., e Beni culturali S.p.a. – a un sistema “gelatinoso” di corruzione, che le opere di edilizia penitenziaria hanno già ampiamente conosciuto, negli anni scorsi.”

Giustizia lenta e recidiva

dal Blog Innocenti Evasioni

L'ultima ricerca sul rapporto tra misure alternative e recidiva, presentata oggi in un convegno a Roma, ha confermato i risultati delle indagini precedenti: "solo" il 14,6% delle persone che scontano la parte conclusiva della condanna in misura alternativa commette un nuovo reato (contro il 67% di chi espia tutta la pena in carcere, secondo i dati della precedente analisi).

Nuovi interessanti elementi sono emersi dalla ricerca ed in particolare la rilevanza , tra i fattori di rischio recidiva, di un nuovo ingresso in carcere , durante o dopo un percorso di reinserimento già avviato, per il sopraggiungere di condanne definitive relative a reati commessi in precedenza. La lentezza della giustizia risulta dunque uno dei fattori di maggior ostacolo al reinserimento.

Risultati della ricerca “Il fenomeno del reinserimento sociale e della recidiva dei soggetti in esecuzione penale esterna con particolare riferimento ai tossicodipendenti

La ricerca sul fenomeno del reinserimento sociale e della recidiva nei soggetti affidati agli uffici di esecuzione penale esterna (U.E.P.E.) del Lazio ha messo in luce i seguenti aspetti:

· gli effetti dell’intervento del Servizio Sociale degli U.E.P.E. nel favorire una condotta di vita distante dalla variabile criminale;

· gli effetti dell’intervento sociale nel completamento di un processo di socializzazione in una società in trasformazione;

· la durata nel tempo degli eventuali effetti di inclusione sociale;

· la corrispondenza del servizio prestato alle caratteristiche dei destinatari;

· l’efficacia dell’affidamento in prova al servizio sociale, quale modalità di espiazione della misura “alternativa” al carcere secondo un modello penale riabilitativo.

La recidiva, intesa come presenza di una condanna definitiva per commissione di un nuovo reato dopo la conclusione dell’affidamento, è risultata essere del 14,6% .

Più specificamente è stato rilevato che la recidiva interessa persone che hanno fruito:

· dell’affidamento in casi particolari dalla libertà: 16.7%

· dell’affidamento in casi particolari dalla detenzione: 29,1%

· dell’affidamento dalla libertà: 8.5%

· dell’affidamento dalla detenzione: 8.5%

Inoltre, dall’analisi dei risultati della ricerca emerge che:

· L' affidamento risulta meno efficace se è semplicemente un modo per “evitare” il carcere da parte della persona condannata

· Per la prevenzione della recidiva sono risultate molto significative le esperienze di responsabilizzazione delle persone condannate (lavoro, percorsi terapeutici, ecc.), esperienze facilitate e sostenute da relazioni di fiducia fra il trasgressore e il sistema penale, nella interfaccia costituita dagli operatori.

· L'inserimento lavorativo è una dimensione molto importante per il successo dell'affidamento in termini di prevenzione della recidiva.

· Risulta confermata l' importanza delle famiglie e delle reti informali nell’efficacia dell’affidamento e nella prevenzione della recidiva.

· E' necessario poter contare sull'individualizzazione delle prescrizioni e delle limitazioni alla libertà per non ostacolare il reinserimento.

· Le tossicodipendenze si confermano fattore critico: sono da affrontare in collaborazione con Sert, e con Comunità terapeutiche che abbiano un rapporto di garanzia con il servizio pubblico territoriale .

· E' necessario che le risorse economiche per il reinserimento degli affidati siano congrue e a flusso costante, gestite con competenza e orientate verso sinergie di più soggetti erogatori .

· Sono necessarie risorse umane (con attenzione al rapporto numerico operatori/utenti) e risorse strumentali, che permettano il “lavoro di prossimità”, indispensabile soprattutto nei contesti più problematici e complessi.

Infine, si segnala la rilevanza (35%) del fenomeno del reimpatto, inteso come nuovo ingresso in carcere per conseguenza di carichi pendenti (reati commessi prima dell’affidamento), durante o dopo un percorso di reinserimento già avviato. Si evidenzia, così, quanto la lentezza della giustizia sia di ostacolo al reinserimento.