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sabato 25 giugno 2011

Santoro in Rai, adesso c’è uno spiraglio in Cda

C’è un nuovo spiraglio per rivedere Michele Santoro e Annozero in Rai. Il Consiglio di amministrazione ha sempre trattato l'argomento per censure o sospensioni, ma adesso – dopo l'iniziativa dei consiglieri di minoranza – il Cda dovrà votare sull'uscita o sulla permanenza del giornalista nel servizio pubblico.

Nino Rizzo Nervo riassume la giornata al settimo piano di viale Mazzini: “Credo che la vicenda di Santoro, che a differenza di quanto sino ad oggi è stato scritto non è ancora andato via dalla Rai, non sia affatto chiusa. L'accordo tra lui e il direttore generale è di competenza del Cda e il prossimo 7 luglio sarà pertanto necessario un voto. I poteri del direttore generale e del consiglio di amministrazione sono definiti, infatti, con molta chiarezza sia dalla legge che dallo statuto sociale della Rai”.

La prima parte del negoziato tra il direttore generale Lei e il conduttore resta invariata: l'azienda ha rinunciato al ricorso in Cassazione, e dunque il duello giudiziario è finito.

Aspettando il parere del collegio dei sindaci, il Cda dovrà votare sull'incentivo all'esodo di Santoro: decidere se rinunciare al giornalista oppure trattenerlo alle condizioni definite dalle due sentenze che portarono al reintegro dopo l'editto bulgaro.

Se il Cda, la cui sorte dipende dai voti del centrodestra, dovesse opporsi all'uscita di Santoro, Annozero potrebbe riaccendersi a settembre. In casa contrario ci sono due opzioni: o Santoro va altrove (e le discussioni con La7 continuano) o la Rai avvia una trattativa per iniziare una collaborazione (in proposito c'è un ordine del giorno firmato da Rodolfo De Laurentiis).

Per la prima volta, dal ritorno in onda nel 2006 con Annozero, la Rai dovrà prendere una posizione chiara su Santoro se intende averlo con sé o se preferisce farne a meno.

I consiglieri di minoranza lavorano per la conferma di Annozero, il presidente Garimberti è sempre sul vago e i colleghi di destra, dopo aver scoperto con l'inchiesta P4 che il faccendiere Bisignani tramava con il dg Masi per licenziare il giornalista, potrebbero pensarci due volte prima di accompagnare Santoro alla porta.

Car.Tec.

venerdì 1 ottobre 2010

Ritorno al passato


CARLO TECCE

Mai buttare via copioni usati. E così nel giorno di Annozero, quasi a calcare le tecniche svelate dall’inchiesta di Trani, Michele Santoro riceve una lettera di Mauro Masi: il direttore generale contesta al giornalista il prologo di giovedì scorso, le metafore, le battute, le frasi. Il dipendente non rispetta – osserva Masi – vari obblighi di lavoro: l’obiettivo è la sospensione, ora tocca ai difensori replicare.

Aspettando i cinque giorni canonici, previsti dal procedimento disciplinare, il conduttore ha risposto in diretta nel suo tradizionale prologo: “Le mie ragioni sono di chi s’è comportato sempre con professionalità”. E a Garimberti: “Abbiamo bisogno di autonomia”. L’offensiva è di massa, per snervare, accerchiare, come dice Santoro “mobbizzare”. Un colpo da viale Mazzini e un colpo dal Pdl: in ordine di firma, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, i tre coordinatori del partito, scrivono all’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni – e per conoscenza al presidente Paolo Garimberti e alla Vigilanza – per denunciare la Rai: la prima puntata di Annozero ha violato il contratto di servizio, siate veloci e punite: e Santoro con la formula Tg zero racconta i precedenti con l’Agcom in chiave Trani.

L’esposto indica la data del 29 settembre 2010, ma la strategia è antica, praticata sin dalle stagioni di Raggio verde: imbeccata da politici o personaggi di comodo, la Commissione per i servizi (o il Consiglio) dell’Agcom cestina il documento o apre un’istruttoria. E l’istruttoria ha un doppio valore: economico, vuol dire milioni di euro; simbolico, tiene sotto scacco una trasmissione. Chi siede in Commissione? Antonio Martusciello, ex dirigente di Publitalia, fondatore di Forza Italia, sottosegretario nei governi Berlusconi. Insomma, una persona di fiducia. Il sostituto ideale di Giancarlo Innocenzi, dimissionario per le telefonate di Trani proprio con il presidente del Consiglio. Avevano un piano: bloccare Annozero giocando di sponda con l’Agcom, l’unico ente di controllo che può sanzionare viale Mazzini (senza concedere a Santoro il diritto di difesa).

Piani vecchi, regole nuove: la circolare del direttore generale, già ribattezzata “codice Masi”, aiuta la destra a ispirarsi per sommergere l’Agcom di esposti. Il terzetto Bondi, Verdini e La Russa segue il modello Masi: contraddittorio immediato; un opinionista dice bianco, un secondo opinionista dice nero; par condicio fuori stagione, stessi tempi e stessi posti per ospiti di partitoni o nanetti (definizione di Giovanni Sartori). I coordinatori del Pdl hanno riempito una delle sette pagine con Annozero minuto per minuto: “Una semplice analisi dei tempi fa cogliere con precisione quanto sia stato fazioso il taglio che il conduttore ha dato al programma”.

Ecco la moviola, peraltro abolita in Rai per le partite di calcio: “11.15 sino a 15.21 Bertazzoni compie interviste di fronte Montecitorio sul voto in merito all’autorizzazione per le intercettazioni di Nicola Cosentino”. E poi onore al Giornale di famiglia: “Corrado Formigli con argomenti a dir poco faziosi ha messo in dubbio l’indipendenza dell’analisi giornalistica”. Come dire insieme l’opposto: noi attacchiamo i giornalisti, voi elogiate il Giornale di Berlusconi. Altro che bicchieri-programmi uguali, il Pdl vuole le tribune elettorali: ammucchiata di partiti da destra a sinistra estremi compresi, un pensierino ciascuno e nessuna notizia. La par condicio ordinata da Masi con un po’ di anticipo compare nel testo dei coordinatori: “Mancava in studio un rappresentante del Popolo delle libertà. Questa è una lesione del principio di contraddittorio e della par condicio”.

E ancora: “Pertanto, se si considerano le presenze dell’onorevole Di Pietro e di Travaglio, risulta evidente come non vi fosse nemmeno un’apparenza di par condicio”. Coincidenza sospetta: Masi e il Pdl invocano la par condicio senza la campagna elettorale e, ignorando la legge, dimenticano che la competenza in materia è della Commissione di Vigilanza. Di più: la stessa Agcom ha precisato che i cronometri della par condicio valgono zero nei programmi d’informazione. Ma al Pdl interessa solo multare la Rai per colpire Santoro di carambola: “Annozero appare censurabile per la completa assenza di contraddittorio. E si segnala che alcuni passaggi hanno indiscussa natura diffamatoria e quindi la Rai rischia procedimenti civili per il risarcimento danni”.

mercoledì 29 settembre 2010

Un referendum contro Masi


di LEANDRO PALESTINI

Mentre i duemila giornalisti Rai sono chiamati dal sindacato Usigrai a sfiduciare il direttore generale Mauro Masi, oggi nel Cda Rai si parlerà del "caso" Santoro, di una possibile sanzione disciplinare che il dg Masi medita di comminare al conduttore che ha osato criticarlo sin dalla prima puntata di Annozero (il cartellino rosso potrebbe tradursi in una o due settimane di sospensione). "Dal Cda che mi aspetto? Un premio di produzione per il risultato di ascolto ottenuto la scorsa settimana", risponde con ironia Michele Santoro, autore del famoso monologo del "vaffanbicchiere". "Noi stiamo lavorando regolarmente per la messa in onda della seconda puntata di Annozero" garantisce il giornalista, che dedicherà la puntata di domani alla più stretta attualità politica, alla verifica interna alla maggioranza. Ma stamattina, contro Santoro, a viale Mazzini si terrà un sit-in del movimento Riva Destra (cui aderiscono i circoli Pdl, i movimenti per l'Italia Lazio ed Europa sociale).

Mauro Masi è in bilico. C'è chi sostiene che Berlusconi non ha gradito gli esiti della sua direzione. E, tra una decina di giorni, nelle redazioni di Tg e Gr saranno sistemate le urne per votare la sfiducia al dg Rai. Mentre in azienda si diffondono voci di tagli. "La misura è colma. A tre mesi dall'illustrazione del piano industriale, siamo ancora al punto di partenza", spiega Carlo Verna, segretario Usigrai, "per risanare i conti dell'azienda, il direttore generale è capace di proporre solo l'esternalizzazione e la cessione di pezzi della Rai". Al dg Masi si rimprovera di non porre rimedio agli "insuccessi" del Tg1, dove il barometro degli ascolti indica tempesta. Nel mese di settembre 2009 l'audience era sopra i sei milioni (28.83% si share), il settembre 2010 viaggia a una media di 5milioni 465mila spettatori (share 25.63%). Mancano all'appello 550mila utenti. La performance del Tg1 delle 20 di lunedì scorso? 23.85% di share. Troppo poco per l'Ammiraglia.

Ieri, il Cda Rai ha approvato (a poche ore dalla messa in onda) il contratto con la Fandango Tv per la trasmissione "Parla con me" di Serena Dandini. Ma il via libera non è stato unanime. Angelo Maria Perrone ha votato contro, e ci sono stati due astenuti: i consiglieri Antonio Verro e Alessio Gorla del centrodestra. Il tenore delle interviste concesse dalla Dandini al TgLa7 di Mentana e a L'Espresso ("questa è la peggiore Rai di sempre") sono state criticate in particolare dal consigliere Verro. Ma la squadra di "Parla con me" non rinuncia al diritto di satira. "Non volevano il divano rosso. Dalla Rai ci hanno chiesto di cambiare il colore", rivela un autore. Ma ieri al debutto Serena Dandini e Dario Vergassola hanno letto e scherzato su alcune direttive del regolamento Masi, ringraziando l'azienda per il "lancio" del talk show. Ed è stato trasmesso lo spot bloccato con la parodia di Augusto Minzolini (Max Paiella), invidioso di Mentana, isterico sulle note del Requiem di Mozart.

Masi reagirà anche a questi graffi satirici? Sarà difficile. Dovrà abituarsi alle impertinenze di Dandini & Co., mentre sul "caso" Santoro c'è chi fa notare che il cda non ha poteri sanzionatori verso i dipendenti. La procedura per una sanzione è complicata: il direttore generale è tenuto a inviare al dipendente la contestazione, quindi deve aspettare cinque giorni per la risposta, infine può replicare. In pratica, la puntata di domani di Annozero è salva. Poi si vedrà.

(29 settembre 2010)

venerdì 23 luglio 2010

SANTORO TORNA A SETTEMBRE MA SU ANNOZERO È ANCORA MISTERO


Via libera della Rai, rimangono le condizioni capestro

di Carlo Tecce

Ormai Mauro Masi collezione soltanto sconfitte. Entra nel Consiglio di amministrazione, sette ore di tensione e bollori, con l'idea di recuperare Michele Santoro senza date né programma, esce con un voto unanime tra maggioranza e opposizione: dal 23 settembre, sempre di giovedì, il palinsesto di Raidue prevede 'spazio Santoro'. Il direttore generale preferisce una dicitura neutra per inchiodare una poltrona traballante, ma segna un punto in favore del conduttore che – assicura – lotterà per difendere Annozero, Travaglio e Vauro. “Sono molto felice. Andremo in onda come previsto e come s'aspetta il nostro pubblico. Non c'è scritto Annozero? Abbiamo il giorno di partenza, per ora è l'unica cosa che conta”. L'ennesimo consiglio nero di Masi finisce con un comunicato sibillino, un avviso ai naviganti per dimostrare al governo di avere la palla tra i piedi, mentre l'avversario è in vantaggio di un chilometro: “Conosco la sentenza del giudice che prevede un programma di Santoro ma – come per qualsiasi dipendente Rai – se Santoro intende ritornare a fine settembre dovrà trovare un accordo con me”. Tradotto: deve illustrare all'azienda la linea editoriale, ospiti, collaboratori, temi. E l’obiettivo di Masi è noto: via Travaglio e Vauro.

Marco Travaglio: “Io sono pronto”

LA REPLICA aggiornata di una telenovela vista l'anno scorso: Travaglio sì o forse, Vauro sì o forse. Anche per Serena Dandini, confermata per quattro serate su Raitre, il dg cerca un motivo per gridare al successo: “Ragioneremo con l'autrice per avere più equilibrio e pluralismo. E da gennaio avremo pure le celebrazioni per l'Unità d'Italia”. E poi c'è il Masi che rimpiange la trattativa saltata con Santoro: “La questione è semplice: sono convinto che la transazione per l'uscita fosse buona per il giornalista e viale Mazzini”. Marco Travaglio ha impegnato l'agenda per il 23 settembre: “Michele mi ha detto: ‘Tieniti pronto che il 23 partiamo’ . E io sono pronto”. E sul giochetto 'spazio Santoro' aggiunge: “È senza dubbio singolare che sia usata una formula equivoca: Annozero non viene indicato, neanche fosse una parolaccia. La scorsa stagione, Annozero si è confermato un programma di grande successo: ha vinto su tutto e – dice Travaglio – in un momento dove gli ascolti in generale sono in calo così come la pubblicità, è un controsenso che non sia specificato il nome: è come se a una squadra campione del mondo invece di festeggiarla gli si dice: ok, potete giocare, ma con un’altra maglia. Che messaggio ridicolo vogliono mandare?”.

Annozero, marchio da 13 milioni di euro

CON i sei milioni di telespettatori e un indice di ascolto del 20 per cento, Annozero è il programma d'informazione più seguito e redditizio per la Rai: nonostante un calo complessivo dei ricavi pubblicitari (oltre il 10%), il programma di Santoro ha guadagnato per la Rai tredici milioni di euro nella passata stagione, una crescita del 25 per cento in quattro anni. E Annozero dei Ruotolo, Vauro e Travaglio è un marchio riconoscibile: “Non è raro che un inserzionista chieda di voler la vetrina di Santoro”, spiegano fonti qualificate della Sipra, la concessionaria ufficiale di viale Mazzini. E che farà Masi? “Obbligare Santoro a cambiare Annozero – dice un consigliere – per esporsi ai ricorsi della Corte dei Conti per danno erariale e sborsare milioni di euro per un capriccio?”. Un bel dilemma per Masi che, in piena foga da Cda, ascolta impietrito le dichiarazioni di Fedele Confalonieri, l'amico e concorrente di Mediaset: “Prenderei Michele, un signor giornalista: fa il 20% di share!”. Complimenti da destra che valgono terno secco: l'avvocato Ghedini, l'ex ministro Castelli e il socio storico di Berlusconi. Sempre al riparo da posizioni dure, Paolo Garimberti ha cercato e vinto un duello con Masi: “Devi mettere a verbale il giorno d'inizio per Santoro” e poi – a scalpo sulla scrivania – rivendica la mossa: “Doveva andare così...”. In attesa del giro di nomine – cambio a Rainews e a Raidue – il centrosinistra festeggia Santoro e Dandini: “Finalmente una bella notizia dalla Rai. Ci auguriamo che – aggiunge Pancho Pardi (Idv) – a Santoro e Dandini sia consentito di lavorare liberamente. Ogni tentativo di interferenza da parte dei vertici dell'azienda sarebbe inaccettabile. Ora la conferma di Corradino Mineo alla direzione di Rainews”. L'associazione Articolo 21 aveva promosso una raccolta di firme per Annozero,ora certifica il fallimento di Masi: “Ci fa piacere che Santoro tornerà a settembre. Ci sembra incredibile che – spiega Giuseppe Giulietti – abbiano provato a sopprimere la sua trasmissione. Spetterà a Santoro scegliere modi e forme e della trasmissione, nella speranza che il censore abbia imparato la lezione, altrimenti ci penseranno i tribunali come già è accaduto per Paolo Ruffini”.

Scoppia il caso Barbareschi

CHIUSO per un po' il fronte Annozero, Masi scivola nel pentolone di Luca Barbareschi: censure ai finiani? Il Cda ha approvato il piano fiction all'unisono, ma escluso la miniserie su Dorando Petri.

L'autore e produttore, prestato al Parlamento urla al complotto: “Il titolo è stato rinviato per un problema tecnico, una storia che mi ripetono da mesi e alla banca non basta. La mia società Casanova non ha i soldi per lavorare. Qualcuno mi ha fatto fuori perché sono scomodo. L’intervista sul Pdl – partito di sudditi di Berlusconi e Mediaset – è diventato un caso”.

giovedì 10 giugno 2010

giovedì 17 dicembre 2009

Parte l’attacco finale ad Annozero nel mirino contraddittorio e docufiction


Il gentile omaggio di Gianni Letta a Corrado Calabrò era soltanto uno scambio di doni. Il sottosegretario ha benedetto il libro dell’amico dell'Agcom e, il mattino seguente, l'amico dell’Agcom ha preparato la rete per catturare Annozero. L’Autorità ha inserito all’ordine del giorno la lettera di quattro commissari contro Michele Santoro: un pretesto formale per aprire un’istruttoria.
Un procedimento vago e ampio che, senza troppi particolari, serve soltanto a intimidire: “Dobbiamo verificare il rispetto da parte della Rai degli obblighi di obiettività e di equilibrio dell’informazione, di non incitazione alla violenza e di effettiva osservanza del contraddittorio”. Un avviso occulto con destinatari precisi: Annozero, Santoro e Travaglio. L’Agcom fa delle distinzioni: “Tenendo presente che la politica ha i suoi linguaggi, ma che chi la interpreta non può dimenticare di essere al servizio di tutto il paese”. Ovvero: la politica può insultare, la tv deve ammorbidire.
VERTICI RAI ALL’AGCOM. Calabrò ha convocato per audizioni generiche Paolo Garimberti e la direzione Rai: il presidente della Rai dovrà riferire sul rispetto del contraddittorio. Sono passaggi tipici della burocrazia, lenti, farraginosi e poco efficaci. Il sistema censorio sarà perfetto a marzo, appena sarà in funzione il Comitato etico previsto dal nuovo contratto di Servizio tra Rai e governo. Per le sanzioni immediate, ammucchiando le segnalazioni su Annozero e Porta a Porta, l'Agcom ha “investito” il Comitato che deve applicare il codice firmato tra stampa, tv e Autortà sulle ricostruzioni televisive. “Noi facciamo parte del Comitato – dice Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della Stampa – vedremo che lettura sarà data al testo. Non resteremo più di un minuto se dovesse rivelarsi uno strumento censorio”.
MOBILITATO IL CDA RAI. Eppure le docufiction sono sospese: non abolite, ma congelate in attesa di norme precise. L'ha deciso all'unanimità il Cda della Rai, ratificando di fatto la circolare del direttore generale Masi. Oggi altro consiglio a viale Mazzini, ieri i delegati della maggioranza si passavo tra le mani, e con ostentata soddisfazione, l'editoriale di Antonio Polito sul Riformista: “Non vado da Annozero perché c'è Travaglio”. Il consigliere Antonio Verro (Pdl) è pronto a “sollevare la questione Travaglio” in Cda: “Ho letto quello che Travaglio dice sull'odio e sul fatto che l’odio non è un reato - spiega Verro - e sono preoccupato che possa esprimere gli stessi concetti ad Annozero, raggiungendo una vasta platea e utilizzando il servizio pubblico: non si tratta, infatti, di concetti da servizio pubblico”.
Verro detta due volte le dichiarazioni alle agenzie, cita il Papa e il presidente della Repubblica, utilizzando la tecnica dell’Agcom, non può rivelare il suo progetto per “sollevare la questione Travaglio”. E stasera Annozero andrà in onda tra le tensioni e le minacce degli ultimi giorni. La puntata sarà dedicata all'aggressione di piazza Duomo, titolo “i mandanti”: “Si indicano come responsabili morali del gesto alcuni esponenti politici, giornalisti, e opinioni che stanno raccontando quello che accade in Italia. Abbassare i toni è la formula più usata: qualcuno lo sta facendo? A cominciare dal Parlamento”.
Ospiti Antonio Di Pietro (Italia dei Valori), Pierluigi Battista (Corriere della Sera), Maurizio Lupi (Popolo delle Libertà) e Andrea Nativi (esperto di sicurezza).
ca.te.

venerdì 9 ottobre 2009

Quel sipario nero squarciato in diretta


9/10/2009
FRANCESCO LA LICATA


E’ proprio vero: una storia esiste solo se va in tv. Della trattativa fra Stato e Cosa nostra, nel corso degli ultimi anni, è stato detto tutto e il contrario. Sono stati scritti libri rimasti nella nicchia degli addetti ai lavori e agli appassionati delle spy story. Ieri sera, però, la trattativa è nata ufficialmente perché ha fatto il suo pubblico ingresso nell’arena politica di una trasmissione «politica».

E’ questo il merito principale della puntata di Annozero, insieme con una puntualizzazione fondamentale, anche per la magistratura che indaga sullo stragismo mafioso. Ieri sera l’ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, ha detto a chiare lettere che Paolo Borsellino sapeva dell’esistenza di una trattativa con Cosa nostra portata avanti da ufficiali dei carabinieri del Ros. Una versione finora smentita dal prefetto Mario Mori e dal col. De Donno, allora in forza al Ros. Una testimonianza confermata - secondo l’ex guardasigilli - dalla più stretta collaboratrice di Giovanni Falcone, Liliana Ferraro, informata da uno degli ufficiali coinvolti, Giuseppe De Donno in quel momento capitano. E’ uno squarcio non da poco, perché legittima i sospetti su tutto quel che, nel tempo, è venuto fuori: i depistaggi, i processi che si devono riaprire perché «truccati», gli strani personaggi istituzionali che entrano ed escono, un po’ guardie un po’ ladri, le amnesie di autorevoli rappresentanti delle Istituzioni. Insomma, il «pozzo nero» delle stragi del ‘92 e del ‘93 esiste. L’abbiamo visto in tv.

Annozero, Santoro: «Ancora azioni sleali. I tempi dell'editto bulgaro meglio di oggi»


«Dall'esterno continuano ad arrivare azioni di disturbo del tutto sleali nei nostri confronti»: Michele Santoro, sembra piuttosto rassegnato a sopportare il clima di tensione attorno al programma. Il giornalista si dice aperto e disponibile a consigli e suggerimenti ma rifiuta «forme di boicottaggio», come quelle che hanno accompagnato la partenza della nuova stagione di Annozero. Contratti firmati in ritardo, stop alle troupe storiche, attacchi politici. A rendere il clima ancora più pesante le minacce di morte a Sandro Ruotolo, in collegamento da Palermo.

Santoro: i tempi dell'Editto bulgaro meglio di oggi. «Devo dire una cosa importante: qui si arriva davvero stremati in trasmissione - dice Santoro in apertura di trasmissione - Non è che sto rimpiangendo solo i tempi della Prima Repubblica, quando ho cominciato, ma anche quelli dell'Editto bulgaro non mi sembrano poi così male rispetto a quanto sta succedendo ora». Santoro ha anche ringraziato tutti coloro che hanno espresso solidarietà a Sandro Ruotolo, colpito da minacce sulle quali sta indagando la Digos: «A nome mio e di Sandro vi dico grazie. Siete grandi, ma proprio grandi».

Travaglio ospite. Infine il contratto di Marco Travaglio, per la terza volta in studio solo come ospite. Oggi c'è stata la rinuncia improvvisa di Roberto Castelli che aveva assicurato la sua presenza alla redazione per ben quattro volte. E l'arrivo di Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi e deputato del Pdl. Santoro, pensando anche alle prerogative della Commissione di Vigilanza, sottolinea come i giornalisti siano sottoposti a una serie infinita di regole, mentre i politici in televisione siano liberi da qualunque vincolo e soprattutto siano «liberi anche di insultare».

Castelli declina l'invito. L'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli ha declinato l'invito di Michele Santoro a partecipare alla puntata di Annozero di questa sera sul tema della mafia. Ci sarà invece Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato di Berlusconi. Ospite in studio, tra gli altri, Massimo Ciancimino, il più piccolo dei cinque figli di Vito, il sindaco del sacco di Palermo, definito da Tommaso Buscetta, organico alla cosca dei corleonesi. Castelli ha comunicato questo pomeriggio l'impossibilità ad essere presente in trasmissione.

L'appello di Agnese Borsellino. «Ho tanto meditato e dopo diciassette anni solo oggi in cui mi sembrano maturi i tempi, chiedo in ginocchio ai collaboratori di giustizia, complici e non della strage di Via D'Amelio, di far luce sui mandanti e su coloro che hanno voluto la strage annunziata»: così scrive Agnese Borsellino nell'appello inviato ad Annozero che - nella puntata di stasera - ha come tema la mafia. «Dire la verità - prosegue la moglie del magistrato ucciso nella strage in via D'Amelio il 19 luglio del 1992 - è un'azione di grande coraggio, lo stesso coraggio posseduto dai carnefici nell'organizzare ed eseguire un'azione di guerra. Aiutateci, la vostra collaborazione sarà un atto di amore, le prove in vostro possesso fatte pervenire agli onesti restituiranno dignità a questa nazione e ci renderanno liberi dai ricatti e da quel sottobosco in cui gli interessi personali coincidono con la cultura della morte».

Giovani Pdl esclusi da trasmissione. «Anche stasera Santoro ha impedito ad alcuni giovani di centrodestra di assistere in studio ad Annozero - afferma Francesco Pasquali, coordinatore dei giovani del Pdl - La sua ostinazione a condurre la trasmissione in aperto spregio delle regole del pluralismo e della libertà è la dimostrazione che lui non fa servizio pubblico, ma occupa il servizio pubblico. Noi, qui fuori, siamo assolutamente convinti di rappresentare quei milioni di telespettatori che ogni giovedì sera vengono offesi ed insultati da questa militanza politica spacciata per giornalismo».

venerdì 2 ottobre 2009

Annozero, la D'Addario ospite a Rai2


di BRUNO PERSANO

Alla fine lo dice chiaro la D'Addario: "Quella sera, a Palazzo Grazioli, Berlusconi sapeva che ero una escort. Ho passato la notte lì. Tutti lo sapevano, anche le ragazze e Tarantini". Lo dice dal video di Rai2, durante la trasmissione di Annozero. Prende in contropiede tutti e svela, per la prima volta in pubblico, che il presidente del Consiglio, quella notte a Palazzo Grazioli, sapeva chi si era portato a letto. Sbugiarda il premier che in conferenza stampa con Zapatero disse che lui, le donne, ama conquistarle: "La soddisfazione più bella è proprio la conquista. Se paghi, mi domando, che gioia ci potrebbe essere...»

Santoro: "Rimarrò in onda". Fino all'ultimo la partecipazione della D'Addario ad Annozero era incerta. Il balletto delle conferme e delle smentite è proseguito fino a pochi minuti dalla trasmissione. Poi puntuale, alle 21.05, sugli schermi della Rai compare Michele Santoro: "Sono qui in onda, e ci rimarrò. Nessun cambiamento al programma", ribadisce con una punta di orgoglio. Nonostante un parere contrario dell'ufficio legale della Rai e la diffida chiesta all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni da parte di Giampaolo Tarantini, Patrizia D'Addario ha partecipato alla puntata con un'intervista in diretta da Bari. "Se avessi iniziato a non mandare in video la sua voce - spiega Santoro - cosa avrei fatto domani delle inchieste di Sandro Ruotolo o degli interventi di Marco Travaglio? Non li avrei più mandati in onda? Quando si inizia a cambiare, non si sa mai dove si va a finire. Meglio continuare come si era deciso".

D'Addario: "Berlusconi sapeva". E' quindi il momento della D'Addario. La rivelazione shock arriva a sorpresa: "Berlusconi sapeva che ero una escort". Prima aveva raccontato: "All'incontro con Berlusconi a Palazzo Grazioli mi sembrava di essere in un harem. Quella volta c'erano il presidente, Giampaolo Tarantini, e più di venti ragazze. Si ballava, si cantava. E' vero: ho usato il registratore, ma non volevo ricattare nessuno".

"Sono stata tradita". Occhi truccati, i capelli biondi che le scendono lisci sulle spalle, tradisce un po' di tensione quando la telecamera mostra quella sua postura un po' rigida sul sofà di pelle rosso. "Sono andata da Berlusconi due volte e sempre pagata. Ho parlato al presidente del mio progetto (un agriturismo sognato già dal padre della D'Addario, ndr), e lui mi ha detto che mi avrebbe aiutato. Invece non ho visto nessuno nel mio cantiere. Sono stata tradita. Come pure sulla mia candidatura politica alle Europee. Furono loro a offrirmela, non io a chiederla. E poi non mi fecero neppure entrare alla conferenze stampa del presidente a Bari".

Scajola scandalizzato. Dall'altra parte dell'Oceano, il ministro Claudio Scajola è saltato sulla sedia. Era seduto davanti alla tv nel grattacielo Chrysler Building a New York. Chi l'accompagnava dice che voleva alzarsi e andarsene via già dopo l'editoriale di Marco Travaglio. Poi ha cambiato idea e ha aspettato la fine dell'intervista alla D'Addario. Lui lo diceva che Annazoero è "spazzatura", che i vertici della Rai dovevano intervenire. Ma non è stato ascoltato e stasera la dichiarazione shock su Berlusconi lo ha fatto imbestialire.

L'attacco a Minzolini. Nella trasmissione c'è spazio anche per un attacco al direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Santoro mette a confronto un recente editoriale in cui, parlando dello scandalo delle escort, annuncia che "non si occuperà di gossip", e le parole che lui stesso scrisse nel '94: "La distinzione tra pubblico e privato è manichea" (ne aveva parlato nel suo blog su Repubblica.it Vittorio Zambardino).

Le gag sulla Bbc. Passa in video pure una gag irriverente, e a tratti volgare, su Berlusconi e l'omologo inglese Gordon Brown, che è stata trasmessa in prima serata dalla Bbc. "Come vedete, in una rete pubblica e autorevole, hanno un altro concetto di censura", commenta Santoro.

Annozero: "Noi solo facciamo contraddittorio". E poi si chiede il conduttore: "Se le reti Rai non devono attaccare il governo ("perché sono pubbliche, pagate con il canone" sostiene il premier, ndr), e i canali Mediaset non possono perché sono riconducibili al presidente del Consiglio, chi può mantenere un contraddittorio? Questa volta lo faccio io un esposto all'Authority delle comunicazioni". Infine Santoro fa una promessa che è un'anticipazione sul tema della prossima puntata: "Non c'è due senza tre. Ci rivediamo giovedì".

Ma sono trascorsi pochi minuti, e sulla rete concorrente, Bruno Vespa a Porta a porta riprende il discorso dal punto dove Santoro l'aveva lasciato. Il tema è ancora la D'Addario. Ci sono La Russa, Romani, Donadi, Siddi e, dopo un po' compare anche Maurizio Belpietro e lo spettatore, spaesato, si chiede: "Ma non era ad Annozero fino a poco fa?"

(1 ottobre 2009)

E a Porta a Porta va in onda il processo ad Annozero


di CURZIO MALTESE

IL PROBLEMA per una volta non era Santoro. E nemmeno Travaglio. Il problema era lei, Patrizia D'Addario. Una che il presidente del Consiglio può portare a letto, ma un presentatore non può invitare in tv per farla parlare. Berlusconi era "profondamente indignato", perché "la tv pubblica non deve dare spazio a certi personaggi".

Al massimo, si può pensare di candidarli al Parlamento europeo, come lui aveva progettato di fare, prima di essere fermato da Veronica Lario. Sembra una canzone di Fabrizio De Andrè, questa storia della prostituta cercata di notte e ripudiata alla luce dei riflettori. Santoro non trova un politico di centrodestra disponibile a frequentare la stessa trasmissione inquinata da "quella là". Eppure nessuno di loro s'è mai sentito in imbarazzo a presentarsi nelle liste elettorali accanto a Patrizia e le altre. Nessuno ha chiesto spiegazioni al capo. A fine impero, Berlusconi può fare quello che vuole, candidare chi gli pare per motivi più o meno confessabili. L'importante è che il cavallo o la cavalla nominati senatori non prendano la parola per raccontare come sono andati i fatti.

Prima di ieri, Patrizia D'Addario era stata intervistata da sei televisioni straniere. I filmati erano stati distribuiti in una trentina di paesi. La televisione italiana è arrivata per ultima e, com'è noto, fra mille difficoltà e minacce.

L'uomo che governa l'Italia ha dedicato gli ultimi giorni a escogitare ogni forma di pressione per impedire la presenza in video dell'escort barese. Ha smosso i vertici Rai e il ministro Scajola. A proposito del fatto che "esistono problemi più seri". Fallito l'ultimo e un po' grottesco tentativo di boicottaggio, un papiro di otto pagine con un parere legale catapultato dal direttore di Raidue a Santoro poco prima della messa in onda, Berlusconi è passato alla fase due, la controprogrammazione. Con Bruno Vespa e Maurizio Belpietro nel ruolo di avvocati difensori, come se non avesse abbastanza. Dopo essere stati convocati a palazzo dal premier nel pomeriggio, i due fidi giornalisti hanno dato vita ieri sera a un'incredibile puntata di Porta a Porta dedicata a smontare il programma appena andato in onda sull'altra rete Rai.

Simbolo dell'arlecchinesca trovata il direttore di Libero Belpietro, il quale, come il mitico Soleri, saltabeccava da una rete all'altra per servire il padrone. Per avere un'idea di come funzioni una democrazia, vale la pena di ricordare che nel 1999, mentre Bill Clinton era nel pieno del secondo mandato alla Casa Bianca, Monica Lewinski fu intervistata per due ore dalla Abc e vista da cento milioni di americani. Senza che né Clinton né un solo esponente politico democratico si sognasse di protestare. Naturalmente la Lewinski fu invitata, come la D'Addario, da decine di televisioni straniere. Compresa la Rai, con il personale plauso di Agostino Saccà, buon amico del presidente del consiglio. Alla fine la celebre stagista della Casa Bianca aveva accettato di partecipare a Porta a Porta, ma rinunciò all'ultimo momento perché non aveva ottenuto di far togliere la parola "sexgate" dai titoli di testa.

Bruno Vespa, nel caso di Clinton, non aveva ancora scoperto il rispetto della privacy e il disgusto per il gossip esibito a piene mani ieri sera. La mancata presenza della Lewinski su Raiuno era costata ventimila euro alla tv di Stato. Clinton non l'aveva mai candidata a cariche pubbliche. Carl Bernstein da New York ha tutto il diritto di dirci che la nostra non è una democrazia ma "una specie di sistema sovietico".

Patrizia D'Addario ha avuto la sfortuna di andare a letto con il presidente del consiglio italiano e non con il presidente Usa, quindi non è stata pagata dalla Rai. È andata da Santoro gratis, dopo aver "sputtanato Berlusconi in mondovisione", per usare l'espressione di Belpietro. Ha raccontato la sua storia, la sua storia sbagliata e proibita nell'"harem del presidente". L'harem di venti ragazze che gli portava a palazzo l'amico e compagno di merende Giampi Tarantini.

Tutte vestite, truccate, pagate uguali, costrette poverine a vedere il filmato celebrativo, convocate dallo stesso sogno di una celebrità qualsiasi ottenuta in qualsiasi modo. Al di là della politica, delle inchieste, dello stesso caso Berlusconi, è come se le parole di Patrizia facessero cadere un sipario e mostrassero quello che c'è dietro l'Italia visibile e vista in questi decenni, dietro l'eterno spettacolo televisivo, dietro tutte le domeniche in, tutti i talk show, tutti i grandi fratelli di questi anni, la finta allegria, il falso successo. Un mondo di solitudine, di vuoto, d'infinito squallore.

(2 ottobre 2009)

lunedì 28 settembre 2009

ANNOZERO, UNA MINACCIA ILLEGALE


di Marcello Santamaria

L’uscita del ministro Scajola contro Annozero? “Non la definisco eversiva solo per non dargli troppa importanza. Ma la sua pretesa di convocare i vertici Rai per sindacare i contenuti di un programma non sta né in cielo né in terra: è un abuso di potere, del tutto illegale. Se davvero il governo ci convocherà, io non ci andrò”.

Giurisprudenza violata.

Nino Rizzo Nervo, consigliere d’amministrazione della Rai per il Pd, non sa se ridere o piangere: quel che sa per certo è che il passo annunciato dal ministro delle Attività produttive (ministero che ingloba anche le Comunicazioni) “viola trent’anni di giurisprudenza della Corte costituzionale, nonché il contratto di servizio tra Rai e governo. Fin dagli anni 70 la Consulta stabilisce che il governo non ha alcun potere di controllo sulla Rai. L’editore è il Parlamento, infatti 8 membri del Cda su 9 sono nominati dalla commissione parlamentare di Vigilanza. E le eventuali violazioni del contratto di servizio sono competenza dell’Autorità delle comunicazioni, non di Scajola”. Eppure anche il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani, di provata fede berlusconiana, che l’altroieri aveva dichiarato “sono un liberale e non chiedo epurazioni”, ieri s’è prontamente allineato agli ordini di scuderia annunciando l'apertura di un'istruttoria: "Sarà avviata ai sensi dell'articolo 39 del contratto di servizio, che prevede per il ministero l'obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso. Al termine della procedura si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità garante nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni”.

Contratto “a termine”.

Ma il contratto di servizio (in scadenza a fine anno) si limita a regolare il rapporto fra l’azienda Rai e lo Stato: in cambio del canone, la Rai s’impegna a fornire ai cittadini una serie di servizi di interesse pubblico (informazione, approfondimento, pubblica utilità, cultura e così via). Il contenuto di quei servizi non deve minimamente riguardare il governo, essendo affidato all’autonoma gestione del direttore generale, dei direttori di rete e dei responsabili delle trasmissioni. Sui quali vigila il Parlamento: tant’è che – spiega ancora Rizzo Nervo – “il contratto di servizio, una volta siglato fra ministero e Rai, per essere valido dev’essere approvato dalla Vigilanza, che può modificarlo o integrarlo unilateralmente. Queste cose le sa anche uno studente al primo anno di giurisprudenza. Se Scajola avesse consultato gli uffici legali del ministero, l’avrebbero vivamente sconsigliato”.

Un nuovo editto. Dunque la dichiarazione di guerra di Scajola ad Annozero è persino più grave dell’editto bulgaro berlusconiano del 2002, perché espropria ufficialmente il Parlamento e tenta di affermare illegalmente il sindacato del governo sulla tv pubblica. Ma, a parte il solito Di Pietro, nessuno all’opposizione sembra rendersene conto, almeno a giudicare dalle rituali dichiarazioni polemiche dei vari Massimo D’Alema (“Intervento inopportuno e intollerante”) e Lorenzo Cesa (“Eccesso di zelo”). Resta da capire perché un politico consumato come Scajola, di vecchia scuola democristiana, si sia avventurato su un terreno tanto impervio, scavalcando addirittura il suo capo, che le epurazioni le aveva sempre invocate e ottenute senza mai teorizzare esplicitamente il controllo governativo sulla tv di Stato. Per comprenderlo, è sufficiente ricostruire la giornata di venerdì.

Legali al lavoro. Alle 10 del mattino, l’arrivo dei dati d’ascolto-record di Annozero. Poi silenzio di tomba: nemmeno un berlusconiano di terza fila dice nulla sulla puntata che aveva “sdoganato” Patrizia D’Addario (fino ad allora oscurata a reti unificate dalla tv italiana). Intanto i legali del premier vivisezionano fotogramma per fotogramma la puntata di Santoro, alla ricerca di una pagliuzza a cui appigliarsi per le solite denunce. Niente da fare. Ad Annozero hanno parlato quasi soltanto gli amici e le amiche di Berlusconi: il premier, la D’Addario, Brunetta, Bocchino, Feltri, Belpietro, Giordano, Facci, in schiacciante maggioranza su Travaglio, Santoro, De Gregorio, con Mentana a metà del guado. Nessuna rivelazione inedita, nemmeno un aggettivo fuori posto: la colpa di Santoro è stata quella di mostrare a quel 70% di italiani che s’informano solo con la tv ciò che tutti i giornali e le emittenti del mondo raccontano da tre mesi.

L’ammissione di Schifani.

L’ha confessato ieri, senza volerlo, il presidente del Senato, Renato Schifani, nel suo quotidiano tributo all’altare del capo: dopo essersi appellato al “buon gusto” e aver chiesto uno stop al “gossip”, ha denunciato “l'imbarbarimento della politica che dalla carta stampata si sta spostando sul mezzo televisivo”. Ecco, la verità si può dire al massimo sui giornali, tanto li leggono in pochi; mai e poi mai in tv, peggio ancora se dinanzi a 6 milioni di telespettatori.

Offensiva in fotocopia. Così, intorno alle 17 di venerdì, è partita una raffica di dichiarazioni-fotocopia di decine di esponenti del Pdl telecomandati per preparare il terreno al missile terra-aria di Scajola. Che ha di fatto esautorato il direttore generale Mauro Masi, reo di aver mal gestito la faccenda Annozero e di non essere riuscito a trovare appigli legali per il blocco della trasmissione (persino la sempre servizievole Agcom l’ha mandato in bianco). Per la prima volta in 15 anni, un ordine di Cavaliere sulla tv non è stato eseguito. Ora qualcuno deve pagare.

sabato 26 settembre 2009

Istruttoria del governo contro Annozero: «Valuteremo sanzioni»



Fa ancora discutere la prima puntata di Annozero. Il governo, per mano del viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, ha comunicato di avere aperto «una fase istruttoria ai sensi dell'art. 39 del contratto di servizio, in base al quale il ministero ha l'obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso. Nell'ambito del potere di verifica previsto da tale articolo, che consente al ministero di chiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti utili si terrà un incontro fra ministero e i vertici Rai».

«Al termine di tale procedura - spiega una nota del ministero -, in virtù del potere d'impulso conferito dalla legge al ministero, si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni previste, ai sensi dell'art 48 del Testo unico della radiotelevisione, in caso di violazione degli obblighi di servizio imposti alla Rai. Sanzioni che possono arrivare fino ad un 3 per cento del fatturato dell'azienda».

Ieri il ministro Scajola aveva minacciato: «È ora di finirla. È l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie. Convocherò presto i vertici Rai. La tv non può sostituire le aule dei tribunali, quando la magistratura non ha rilevato alcun elemento per aprire inchieste sul presidente del Consiglio».

Le reazioni. Il contratto non dà diritto a intervenire sulle linee editoriali, ribatte l’ex ministro Gentiloni, Pd: «L’intervento censorio di Scajola è fuori legge». Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli parla di «pericoloso precedente» e sottolinea: «Organismi propri di controllo e di intervento in materia di trasmissione televisive del servizio pubblico sono altre: Commissione parlamentare di vigilanza e Agcom». Secondo Massimo D'Alema l'intervento del ministro Scajola «è del tutto inopportuno» e conferma «l'atteggiamento di intolleranza da parte del governo o almeno di alcune sue personalità verso la libertà di informazione». Critica anche l'Udc: «Quello di Scajola è un evidente infortunio istituzionale dovuto all'eccesso di zelo verso il presidente del Consiglio». Di diverso avviso il presidente del Senato, Renato Schifani: «Niente gossip e niente cattivo gusto sulla Rai: mi preoccupa che l'imbarbarimento della politica si stia spostando anche sul mezzo televisivo».


26 settembre 2009

Annozero, si muove il governo."Apriremo un'istruttoria"


Non si placano le polemiche dopo la prima puntata di Annozero. Nonostante l'ottimo share ottenuto, la trasmissione di Michele Santoro torna ad essere il bersaglio degli attacchi del centrodestra. Ieri il ministro Scajola l'aveva definita "spazzatura" annunciando la convocazione dei vertici Rai. E oggi Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni (dipartimento del ministero dello Sviluppo) annuncia l'apertura di un'istruttoria: "Sarà avviata ai sensi dell'articolo 39 del contratto di servizio, che prevede per il ministero l'obbligo di curare la corretta attuazione del contratto stesso". Al termine della procedura, spiega Romani, "si valuterà se richiedere l'intervento dell'Autorità garante nelle Comunicazioni per l'applicazione delle sanzioni".

Nell'attesa il presidente del Senato Renato Schifani si appella "al buon gusto". Chiedendo uno stop al "gossip" e usando la stessa espressione che da mesi il centrodestra usa per minimizzare la vicenda delle escort nelle residenze del premier.

Tema della trasmissione la vicenda delle escort a palazzo Grazioli e gli attacchi alla libertà di stampa. Argomenti che il centrodestra vede come il fumo negli occhi. "Quello che mi preoccupa è che l'imbarbarimento della politica, che si era trasferito anche alla comunicazione della carta stampata, si sta spostando anche sul mezzo televisivo" dice Schifani.

Chi invece attacca Scajola è Massimo D'Alema. Che definisce "è del tutto inopportuno" l'intervento del ministro che conferma "l'atteggiamento di intolleranza da parte del governo o almeno di alcune sue personalità verso la libertà di informazione". Durissimi anche Vincenzo Vita (Pd), componente della commissione di Vigilanza, e Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21; i quali, a proposito degli interventi di Scajola e Romani, dicono: "Si tratta di un vero e proprio atto improprio, di un eccesso di potere e di una campagna di intimidazione non solo nei confronti dei Santoro e dei Travaglio ma nei confronti di chiunque non voglia piegarsi alla logica del conflitto di interesse e del polo unico RaiSet". Critiche, infine, dall'Udc: "Quello di Scajola è un evidente infortunio istituzionale dovuto all'eccesso di zelo verso il presidente del Consiglio" afferma il segretario Lorenzo Cesa.

Il governo, però, fa fronte compatto. "Insultare il premier equivale a insultare tutti gli italiani" tuona il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini. Unica voce dissonante quella del collega di esecutivo, il democristiano Gianfranco Rotondi: "Sarebbe opportuno, per i giornalisti e per la politica, abbassare i toni di uno scontro duro che danneggia innanzitutto la Rai". Ma il clima non pare proprio essere quello adatto.


(26 settembre 2009)

Immigrazione, Tremonti a Fini "Posizioni coraggiose, discutiamo"


"L'ho sempre pensato che le posizioni di Fini su questo argomento siano generose e coraggiose e che ne dobbiamo discutere, devono essere oggetto di un dibattito pubblico". Giulio Tremonti commenta così le parole del presidente della Camera Gianfranco Fini sull'immigrazione. Tesi, quelle del presidente della Camera, davvero poco diffuse all'interno del Pdl. E che hanno provocato duri scontri con il Carroccio.

Tremonti, invece, appare più possibilista. "In queste vicende è decisivo il fattore tempo, la cosa giusta nel tempo sbagliato può diventare sbagliata. Bisogna stare attenti a non perdere l'identità nazionale come ad esempio sta accadendo in Olanda. Ci sono paesi del Nord Europa dove la maggioranza nelle città non è più quella storica, ci sono nuove maggioranze di cittadini e la maggioranza storica rimane solo nelle campagne" continua Tremonti. Ma Fini non arrestra.
E torna a rilanciare le sue idee: "Del tema della cittadinanza attendo di discutere, non accento scomuniche preventive dagli organi di giornale e continuero' a porre la questione finchè non mi si opporranno motivazioni valide, e certo non può esserlo dire che non ne avevamo parlato prima o che non era nel programma".

"L'Italia è degli italiani - prosegue Fini - e se qualcuno pensa che io non lo creda è un problema suo. Ma è anche di tutti coloro che dimostrano di amarla. Ci sono 4 milioni di stranieri in Italia e non è un'eresia pensare di garantire loro la cittadinanza se dimostrano di parlare bene la nostra lingua, conoscere la nostra storia, sapere che Trieste e più a nord di Palermo, giurare fedeltà ai valori della Costituzione e servire la nostra Patria con le armi".

Salari. Legare i salari alla produttività alla crescita complessiva dell'economia. Fini boccia senza appello la proposta della Lega Nord di reintrodurre le gabbie salariali. "Altro che gabbie salariali, leghiamo i salari alla produttività, alla crescita complessiva dell'economia" afferma il presidente della Camera.

Partiti. In precedenza Fini aveva difeso il ruolo delle Fondazioni e bacchettato i partiti: "Assomigliano a cartelli elettorali più che a luoghi in cui affrontare il futuro del Paese". Vede un rischio il presidente della Camera. Quello che i partiti continuino ad essere "luoghi deputati alla propaganda" e non trovino "forme di democrazia interna". Se così sarà le Fondazioni (una di queste, Farefuturo è ispirata dal presidente della Camera) continueranno "ad avere un ruolo rilevante per la crescita della politica". Secondo il presidente della Camera, infatti, "in questa sorta di quotidiana ordalia che è il confronto politico-parlamentare, non ci sono grandi momenti di dibattito pacato che guardi avanti. I partiti sono inadeguati a questa sfida, mentre le fondazioni possono dare una buona risposta e possono essere anche il serbatoio della futura classe dirigente".

(26 settembre 2009)

Annozero visto da voi


di Alessandro Gilioli

I commenti e le recensioni dei lettori "in diretta" via Internet sulla trasmissione più attesa della stagione. In un esperimento di socializzazione televisiva attraverso un gruppo d'ascolto virtuale. Ecco come è andata

Giovedì sera, forse, la puntata d'esordio di "Annozero" poteva essere diversa. Poteva esserci, in basso, una striscia orizzontale tipo quella che mettono molti canali con le quotazioni di borsa o, su quelli musicali, gli sms dei ragazzi. Per riportare in diretta che cosa ne pensavano i telespettatori.

L'espresso ha provato a farlo, creando un gruppo d'ascolto virtuale lanciato ieri su questo sito e chiedendo ai lettori di partecipare attraverso Facebook, Friendfeed o il sito stesso.

Nulla di particolarmente nuovo nel mondo della Rete (lo fa da tempo, ad esempio,
Macchianera), tuttavia al giochino hanno partecipato in parecchi, con uno spirito a volte battagliero e a volte goliardico, con qualche abbandono in corsa ("Non ce la faccio più...) e qualcuno che invece è andato avanti a commentare fino alle tre di notte.

I primi contributi arrivano subito dopo la sigla e l'introduzione di Michele Santoro: quando partono i video di Berlusconi e Brunetta. La destra italiana allo stato grezzo, senza le intermediazioni "smussanti" dei tg: "Finalmente gli italiani hanno visto e sentito, basta mandarli in onda, non serve sottolineare..." scrive Jeraldine, cogliendo il senso della trasmissione.

Ma sono i contenuti di quello che viene detto, subito dopo, a prevalere nei commenti: "Brunetta è proprio spudorato: il 70 per cento del paese si fa un mazzo così, dice, ma lui appartiene all'altro 30 per cento..." (Riccardo); "Lui che in Europa aveva le presenze al 40 percento solo per beccare i rimborsi.. " (Antonello). E di fronte alla sua sparata contro le elite parassitarie: "Di certo non parla di me. Non è che si sta semplicemente confessando?" (Marco). Non manca un tocco di satira: "Brunetta sembra Paolo Rossi nel mezzo di un suo numero " (Maya ed Enrico), "No, sul serio, per me se lo è studiato e lo sta imitando, i gesti, il tono di voce..." (ancora
Maya). Qualcun altro soffre: "Le parole di Brunetta sono veleno... il blocco sociale che si è radicato intorno a queste parole è fortissimo..., per rimettere in piedi il paese da questo veleno non basteranno 20 anni" (Arianna). Antonio taglia corto: "E' un disturbato".

Davanti allo show di Berlusconi con Zapatero, anche questo trasmesso per la prima volta allo stato puro, cala l'imbarazzo per il premier spagnolo, ed è un coro di "guarda che faccia", poveraccio", "se avesse trovato una botola ci si sarebbe infilato". Poi si capisce perché la frase con cui Berlusconi parla delle donne come qualcosa di "esteticamente bello" da portare alle feste non è mai stata trasmessa dai tg italiani: "Secondo lui siamo solo delle decorazioni da tavola, come i cestini di fiori" (Giorgia); "Mi viene da vomitare " (Frank). Intanto qualcuno si lamenta da lontano di non poter partecipare al gioco: "Dal Brasile la Rai non permette di vedere in streaming la trasmissione. E così gli italiani residenti all'estero come me se la prendono in quel posto. Però Rai International trasmette tutti i giorni un Posto al Sole. Ho detto tutto" (Francesco).

Ma il dibattito in studio e gli interventi successivi - Feltri, Belpietro, Facci, Bocchino etc - scalda subito gli animi: "Per questo odioso paternalismo nei confronti di Concita De Gregorio, Belpietro si meriterebbe una ginocchiata nei santissimi dalle suddetta. Che però è una signora" (Giulia); "A proposito di diffamazione, chiedano a Belpietro delle cause perse con Di Pietro" (Enrico); "Feltri, spiegaci, dunque queste informazioni chi le ha raccolte? Tu, i servizi o la polizia?" (Mauro); "Se Brunetta ricorda Paolo Rossi, Feltri sembra il vecchio attore Corrado Tedeschi (Giaber); "Belpietro ha detto a Concita: capisco che sei una signora e pensi di continuare a parlare dicendo delle stupidate", non ho capito l'insulto, se è solo personale o anche sessista" (Nic); "Spero che arriverà il giorno in cui l'espressione 'mi consenta' verrà considerata illegale" (Enzo).

Quando appare Facci, invece, sembrano incuriosire più dai dettagli ambientali che le parole dell'intervistato: «Il salvaschermo di Facci mostra culi di donne e Topo Gigio" (Elena); "Ma quella è casa sua o ha un negozio di rigattiere?" (Massimo); "Il suo soggiorno sembra quello di Balestra a Chiambretti c'è. Manca solo la contessa De Blank" (Marcella). "Cacchio, Facci ha il Mac. Ora brucio il mio" (Enzo); "Ma Facci fa il broncetto, come le francesi" (Marcella); "Sembra un emoticon triste (Sabrina); "Ma si inietta il botox?" (Matteo). "Facci sembra Mario, il cantante emo di X Factor" (Filippo). "Ma Facci è parente di Frodo baggins?" (Jachetto). Scherza anche Damiano: "Facci è diventato comunista". E Arturo: "Ecco la prova che i sodali del "padrone" hanno ben poco in comune, anzi forse si odiano tutti".

Ma è anche la sequenza Brunetta-Berlusconi-Feltri-Belpietro-Facci-Bocchino a suscitare qualche reazione: "Certo che fino adesso è stato un museo degli orrori, mancano solo Fede e l'insetto..." (Enrico). Non mancano le facili ironie: "Certo che mandare ad una trasmissione in cui si parlerà di escort e favoreggiamento della prostituzione uno che si chiama bocchino, ci vuole coraggio" (Alberto). Ed è ancora Bocchino a scaldare un po' gli animi quando sela prende con Obama e Ted Kennedy: "Ma Obama non ha tre televisioni!" (Chamberlain); "Bocchino rosica perchè non lo invitavano alle feste" (Enzo). "Non c'è qualcuno che contesti a Bocchino che non è vero che alle europee sono state elette 3 "non veline", visto che tra queste c'era Barbara Matera?" (lopo), "Ah ecco, secondo Bocchino, Kennedy ha fatto ammazzare la Monroe. (David). "Arriva l'avvertimento, Marilyn morta in circostanze misteriose". E allora parliamo dell'appartamento svaligiato di D'Addario, la macchina incendiata a Monteleone, l'sms minatorio all'altra... "(Daniele). E sul destino diverso della Monroe e di Carfagna di performa Matteo: "Meglio fare ministri che fare morti. Si conviene". Ancora: "Ma Italo Bocchino può essere considerato un esempio di Made in Italy?" (Enzo); "Bocchino è l'equivalente reale di un troll dei forum (Francesco). E dopo l'intervento di Giorgio Bocca: "Stasera Bocchino, Bocca e parecchio Boccaccio" (Massimo).

La trasmissione e il live blogging continuano così, tra la scherzo e l'amarezza. Ci si stupisce per la prestazione decente di Franceschini ("Ha fatto un corso accelerato di duello-in-studio"; "Gli ha passato il copione Travaglio, non c'è altra spiegazione". "Ah, ma allora è vivo!". "E' in forma Champions League"), ci si diverte per l'uscita di Mentana sul fatto che in tv non si sia parlato del caso D'Addario "perché era estate" ("Mi immagino la casalinga di Voghera che pensa: ostia cosa mi sono persa quest'estate!", "Ah, hanno censurato tutto perché faceva caldo!"; "Ok, bastava dirlo: aspettiamo l'inverno e Minzolini ci fa il riassunto"), si scherza anche sul look di Travaglio ("Assieme al contratto la Rai gli ha tolto pure il parrucchiere") e pure su quello di Bocchino ("Bello il suo toupé, é molto fashion"). Si discute poi sull'avvenenza e sulla personalità della D'Addario ("Dice che non è tornata da Berlusconi Perchè non aveva mantenuto le sue promesse: devo imparare da questa donna", nota Marcella), sulla "grammatica" della trasmissione ("Ogni volta che si parla di puttane torna ad essere interpellato Feltri", nota Nic) e sui meccanismi dialettici dei giornalisti di destra: "Hanno queste frasi fatte assurde "e pantalone paga", "meditate gente meditate", "i soliti soloni della sinistra": ci si potrebbe fare un creatore automatico di fondi di Belpietro" (David).

Non mancano le votazioni finali: "Franceschini 6, Concita 8, Vauro 9, Santoro 5, Travaglio 8" (Aranciaverde) e le reazioni a trasmissione finita ("Ecco, adesso vedere Obama fa un certo contrasto", dice Michele), con un po' di pessimismo ("Tanto domani ci chiudono anche qui") e di umorismo ("Ci ho preso gusto, commentiamo le pubblicità?").

Naturalmente, c'è stato anche molto altro e questo racconto può renderne conto solo in minima parte (vedere
qui e qui).

Il gruppo d'ascolto virtuale, tuttavia, sembra avere abbastanza funzionato: qualche centinaio di partecipanti sui diversi mezzi (tra sito, Facebook e Friendfeed), qualcuno che ci ha visto un buon inizio ("L'informazione sulla rete in qualche modo "educa" le persone a commentare, quello che vedono. Cosa che la tv non fa... per anni abbiamo assorbito informazioni senza che nessuno ci chiedesse un parere"- Mauro), qualcun altro che ha visto invece la cosa come un puro divertimento ("Non ci uscirà un articolo, ma mi sono divertito a leggervi e commentare"- Nic) e molti che chiedono di ripetere l'esperimento.

Che ovviamente era parziale (non è intervenuto nessun berlusconiano, ad esempio: eppure non mancano di commentare, di solito, blog e siti de L'espresso) e appunto sperimentale. Ma che può avere forsi risvolti interessanti sia in termini di socializzazione dell'esperienza televisiva sia in termini di interazione con un mezzo tradizionalmente verticale come la tivù.
A cui non farebbe per niente male.

(25 settembre 2009)