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martedì 16 dicembre 2008

Offensiva xenofoba sull’educazione e la sanità in Italia

[Le Monde Diplomatique]

Il governo di Silvio Berlusconi lancia nuovi attacchi contro i diritti sociali degli immigrati. La prima offensiva riguarda il settore dell’istruzione, nello stesso momento in cui il movimento studentesco – l’onda – si amplifica in Italia ed all’estero. All’inizio di ottobre, il partito della Lega Nord ha proposto al Parlamento la mozione Cota (dal nome del presidente dei deputati leghisti) che modifica l’accesso degli studenti stranieri alla scuola dell’obbligo. I bambini dovranno essere inseriti in classi separate, le “classi ponte” per imparare la lingua italiana. La Camera dei Deputati ha approvato questa mozione il 15 ottobre 2008, e una proposta di legge è stata depositata al Senato il 20 novembre. Il partito del Carroccio di Umberto Bossi ha incoraggiato il primo ministro Berlusconi ad approvare il progetto.

Numerosi osservatori e pedagoghi hanno pubblicamente denunciato queste misure, a loro avviso suscettibili di esacerbare il razzismo, la ghettizzazione e la segregazione. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (Partito Democratico), ha denunciato il rischio di una deriva delle città italiane verso le periferie parigine, al quale il ministro degli interni Roberto Maroni ha risposto che “l’Italia non è la Francia” per quanto concerne la conflittualità sociale urbana.

La seconda offensiva arriva sul fronte del diritto alle cure sanitarie degli immigrati. Ancora una volta, è la Lega Nord ad esserne l’iniziatrice. Il Carroccio ha proposto al Senato la modifica dell’articolo 35 della legge sull’immigrazione, con lo scopo di impedire l’accesso alle strutture sanitarie agli immigrati sprovvisti del permesso di soggiorno (1). Fino ad ora, gli immigrati senza documenti di soggiorno potevano avere accesso ai servizi sanitari senza rischiare di essere segnalati alle autorità: l’articolo 32 della Costituzione italiana garantisce “cure gratuite agli indigenti”, senza subordinare questo diritto ad una condizione (nella Carta Costituzionale si parla d’”individuo” e non di “cittadino”). Al contrario, con la proposta della Lega Nord, il medico deve segnalare l’immigrato senza permesso di soggiorno alle autorità. Medici Senza Frontiere denuncia la “messa in discussione di uno dei diritti umani fondamentali, il diritto alla salute”, e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni lancia l’allarme di una “clandestinità sanitaria pericolosa per tutti, italiani e stranieri, in caso di malattie infettive” attraverso due appelli emessi ad ottobre e il 20 novembre. Le risposte della Lega Nord? Il senatore Pittoni afferma che “gli Italiani sono dei veri cittadini di serie B. Devono sempre pagare, pagare, pagare”.

A Parma, il 29 settembre, la polizia ha violentemente picchiato un giovane cittadino d’origine del Ghana. Il 27 novembre, il quotidiano La Repubblica (2) ha pubblicato un’immagine in cui uno degli agenti implicati esibiva il viso tumefatto del giovane. Chi sono i cittadini di serie B in Italia?


(1)Testo delle modifiche alla legge sul sito della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM)
(2)
Testo dell’articolo originale sul sito de La Repubblica

lunedì 18 agosto 2008

L'Independent contro l'Italia "Vietate tutte le cose divertenti"


La Repubblica
17 agosto 2008

In tutte le spiagge vietati i massaggi sul lettino
A Capri niente zoccoli, a Viareggio no ai piedi sulle panchine...

LONDRA - Sono tante le cose che non si possono fare nel nostro Paese, in questa estate 2008. Prendiamo ad esempio le spiagge: su tutto il territorio nazionale è vietato farsi fare un massaggio cinese sul lettino. E se poi passiamo in ambito locale le proibizioni crescono, grazie a una serie di provvedimenti emanati da sindaci più o meno sceriffi. Una situazione diffusa che adesso finisce nel mirino dei giornali inglesi. O più precisamente in quello dell'autorevole Independent, che al fenomeno tricolore del "nonsipuotismo" stabilito per legge (o per ordinanza) dedica un ampio articolo. Con un titolo che è già un commento: "Turisti attenti: se una cosa è divertente, l'Italia ha una legge che lo vieta".
Oggetto del reportage, come è spiegato dalle pagine del giornale, è la "tempesta di nuove regole e regolamenti, che rischiano di trasformare il Belpaese nel più grande stato-babysitter". Con i cittadini visti come bambini da controllare accudire e limitare, quasi in ogni ambito del vivere pubblico.
In realtà, però, l'articolo dell'Independent - oltre a una denuncia dell'eccesso di regole e regolette in vigore in casa nostra - vuole anche avvertire i visitatori provenienti dall'estero. I quali, magari abituati a situazioni più permissive, vanno incontro a possibili sanzioni: "Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano - scrive il giornale - a Genova, per esempio, è ora illegale camminare per strada con una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma è okay, ma se ti sdrai sotto un pino o sui gradini di piazza di Spagna per berla, o solo per mangiare un sandwich, il tuo comportamento 'indecoroso' può essere penalizzato. Lo stesso se il tuo snack all'aria a aperta è seguito da un sonnellino".

Il giornale elenca molte delle ordinanze di quest'estate, e ricorda: "Il governo di Silvio Berlusconi può essere stato il primo al mondo a introdurre il 'ministero della semplificazione' (quello del leghista Roberto Calderoli, ndr) con il compito di identificare ed abolire leggi inutili, ma nell'interesse di una maggiore democrazia a livello locale e della sicurezza, il suo ministro dell'Interno Roberto Maroni ha consentito a migliaia di fiori legali di sbocciare. Molte di queste ordinanze non verranno probabilmente mai fatte rispettare, ma sarà una scarsa consolazione per colui che dava da mangiare ai piccioni, e che avrà una pesante multa tra i suoi souvenir delle vacanze".
E gli esempi, al di là di quelli forniti dal quotidiano britannico, potrebbero continuare. Ecco qualche altro esempio. A Forte dei Marmi non si può fare giardinaggio nel weekend, mentre a Novara, dopo le 11 di sera, è proibito stazionare nei parchi in più di due persone. A Capri e a Positano, è proibito portare gli zoccoli ai piedi. Il divieto di andare in giro a torso nudo se sei uomo, in bikini se sei donna arriva invece da Viareggio, dove è vietato anche appoggiare i piedi sulle panchine o andare in skateboard sulla passeggiata del lungomare.

giovedì 31 luglio 2008

Silvio Berlusconi: il padrone è tornato e fa sul serio



Silvio Berlusconi sembra determinato a fare sul serio stavolta. Ha già tirato fuori qualche sorpresa, quindi, quale sarà il prossimo passo per l’Italia?

L’avete letto su questo giornale: la scorsa settimana è stata un trionfo per Silvio Berlusconi. Per anni il suo genio politico è stato un segreto ben custodito. Tutti noi, convinti che fosse un buffone, ci siamo arrovellati per trovare una spiegazione al suo successo elettorale: ha trasformato la popolazione di questo paese in zombie attraverso il suo spaventoso network televisivo; ha stretto un patto con la mafia in base al quale la sua coalizione si assicura la vittoria in cambio di favori; una nazione intrinsecamente amorale ha visto in lui un autentico rappresentante, un co-cospiratore per ingannare il fisco e raggirare la magistratura ….

La verità è più semplice. Gli italiani ne hanno abbastanza di governi che non fanno nulla; che mantengono a stento il potere grazie a coalizioni ciniche, trattenendosi giusto il tempo necessario per tirare fuori di galera qualche amico ed assicurare remunerativi contratti ad altri. Gli italiani hanno dato uno sguardo in giro per l’Europa ed hanno visto Blair, Zapatero e Sarkozy promettere grandi cose, salire al potere per poi provvedere fattivamente al mantenimento di quelle promesse. Hanno detto, sì grazie, vogliamo una cosa del genere anche noi.

La settimana è iniziata con alcuni scatti stranamente noiosi apparsi sulle prime pagine di uno o due giornali vicini a Berlusconi. Le immagini mostravano il litorale di Napoli: condominii, la baia, il forte in lontananza, qualche automobile e pedoni.

Il senso dell’immagine risiedeva proprio in ciò che non vi era contenuto: montagne di rifiuti. Da anni Napoli combatte per trovare una soluzione ad una delle sfide più semplici: cosa fare con l’immondizia. Le precedenti iniziative hanno generato nuovi problemi nel momento in cui gli uffici delle commissioni speciali incaricate di risolvere il problema si sono trasformati in attività lucrosissime. Durante il giro di comizi elettorali Berlusconi aveva promesso che, se eletto, avrebbe convocato la prima seduta del consiglio dei ministri in questa città, e che si sarebbe impegnato a trovare una soluzione duratura. Non gli abbiamo creduto: Berlusconi non ha mai trovato soluzioni per i problemi del mondo reale. Ma ci sbagliavamo.

Tornato al potere con una maggioranza schiacciante, si è precipitato a Napoli minacciando di far schioccare la frusta. Ha promesso di ripulire dalla spazzatura le strade di Napoli entro la fine di luglio, imponendo la riapertura delle discariche con l’esercito se necessario ed ordinando l’urgente costruzione d’inceneritori di ultima generazione. Due settimane prima aveva pronunciato profetiche parole, “missione compiuta”. Apparentemente era vero.

I quotidiani che lo criticano hanno relegato la notizia a fondo pagina. Altri hanno parlato di spazzatura nascosta sotto il tappeto, di problemi semplicemente dislocati nelle lontane zone della provincia, di rifiuti esportati in Germania. Almeno in un’ottica a breve termine non è molto rilevante: Napoli era presentabile. Berlusconi ha dichiarato che Napoli “è tornata ad essere una città del mondo occidentale.”

Ha dimostrato due cose: che questa volta è sinceramente convinto di fare le cose sul serio; e che, malgrado l’incoerenza della sua coalizione, riesce ancora ad imporre su di essa la sua volontà. E’ il potere del padrone, il potere dei soldi. Può sembrare anacronistico, ma funziona.

Il pericolo, un fantasma che perseguita l’Italia sin dai tempi di Mussolini, è che tutto dipende dalla volontà e l’ego di un solo uomo, una persona dotata di un illimitato potere d’acquisto e di una colossale auto-stima, un individuo che la scorsa settimana ha azzardato un passo che gli storici potrebbero definire fatidico: si è sottratto al corso della giustizia. Il senato ha approvato un nuovo lodo che concede a Berlusconi l’immunità da qualsiasi responsabilità penale fino alla fine del mandato. Il Presidente Giorgio Napolitano lo ha puntualmente firmato facendolo diventare legge.

Berlusconi ha voluto questo provvedimento non solo per liberarsi dal processo per corruzione che lo vede sotto accusa insieme all’ex-marito di Tessa Jowell, David Mills. In un contesto più ampio, egli sostiene di essere stato vittima di un’intensa campagna di persecuzione giudiziaria ad opera di magistrati e pubblici ministeri di sinistra, i quali si sarebbero adoperati per eliminarlo usando gli strumenti giuridici, sovvertendo in tal modo la volontà democratica del paese. “Da quando sono entrato in politica,” dichiara, “sono stato chiamato a presenziare 2,502 udienze” per un valore di 174 milioni di sterline (220 milioni di euro circa, N.d.T.) in spese legali, afferma.

“Mi hanno gettato fango addosso … per 10 anni, ed in tutti i casi sono stato prosciolto. Mi chiedo: chi mi risarcirà per l’immagine che i giornali di tutto il mondo hanno dipinto di me, per non parlare dei costi legali?”

“Mi avete liberato,” ha detto al Senato dopo il voto decisivo. “Non potrò essere più perseguitato” C’è ancora la possibilità che la legge venga accantonata dalla Corte Costituzionale, come accadde nel 2004. Ma, a meno che questo succeda, Berlusconi adesso è un uomo libero.

Libero di fare cosa? Questa settimana è successo anche che una legge straordinaria sulla sicurezza è stata votata all’interno di un pacchetto di leggi ordinarie, la quale ha consentito al governo di ordinare all’esercito di sgomberare i campi nomadi rom. Venerdì, il governo ha instaurato lo stato d’emergenza per fare fronte ad un’ondata di arrivi di immigrati clandestini dal Nord Africa. Improvvisamente il governo si trova ad agire con la sfrontatezza e l’imprevedibilità tipiche del suo capo.

Il primo ministro trascorre le sue vacanze estive da uomo felice. Persino la sua vita privata sembra andare per il verso giusto: la settimana scorsa una rivista di gossip pubblicava un’illustrazione patinata di Berlusconi mano nella mano con sua moglie, Veronica, la quale afferma di voler trascorrere tutte le vacanze al fianco del proprio marito – mettendo così definitivamente a tacere il gossip su un imminente divorzio.

All’età di 71 anni, Berlusconi è un re nell’autunno dei suoi anni. Ma non c’è assolutamente nulla di autunnale nella sua performance durante i suoi primi 100 giorni al governo – si sta comportando come se fosse alla guida di una Ferrari nuova di zecca. Ha sempre avuto un’incredibile capacità di far sentire l’italiano comune contento della propria condizione. Adesso ha deciso di mettere questa sua abilità a disposizione di un uso politico costruttivo: vuole essere ricordato come uno che porta a termine le cose.
Ma dove porterà l’Italia? Sarà una corsa folle.


giovedì 17 luglio 2008

IdV - INTERVISTA AD ANTONIO DI PIETRO

Antonio Di Pietro: Io credo che il compito principale del governo, e anche dell’opposizione, oggi nel nostro Paese, ma non solo nel nostro Paese, debbano essere le questioni di rilevanza economica, specie in vista di una recessione cavalcante e in vista di un potere d’acquisto bloccato da parte delle famiglie e, per quanto riguarda l’Italia, a differenza di altri Paesi, di un deficit pubblico potenzialmente in aumento e di uno spreco di pubblico denaro irrazionale e ancora non controllato.

Questi sono i mali d’Italia che si innestano sui mali delle moderne democrazie liberali che troviamo all’interno del mondo occidentale. Rispetto a questi temi, che rappresentano l’urgenza dell’agenda politica italiana, al contrario, già dal primo giorno in cui si è insediata l’attuale legislatura, ci stiamo occupando di tutt’altro. Addirittura ce ne stiamo occupando con decretazione d’urgenza, come se queste fossero le urgenze e le emergenze del Paese e non le questioni a cui ho prima accennato.

Tra queste segnalo una progressione di leggi fatte approvare per specifici interessi personali del premier. Segnalo innanzitutto questa situazione: fin’ora non c’è stato un solo provvedimento d’urgenza che non contenesse in sé almeno una norma che interessi in via personale il premier stesso, o qualcuno dei suoi amici. E l’anomalia che noi dell’IdV contestiamo è che queste norme ad personam sono inserite all’interno di provvedimenti, che di per sé potrebbero avere una valenza anche importante, ma che diventano veicolo di interessi strettamente personali. Fatta questa premessa, ripercorrendo la normazione d’urgenza fatte in queste settimane, noi vediamo che il primo atto del governo è stato il decreto legge con cui sono stati approvati e ratificati una serie di disposizioni dell’Unione europea e della commissione europea, con cui sono stati prorogati tutta una serie di termini obbligatori che erano in scadenza: il cosiddetto decreto “proroga - termine”. Il primo decreto ad essere stato fatto. Si tratta di un decreto realmente urgente. Se scadono i termini, e le cose non sono finite, bisogna farle, ma inserire all’interno di quel provvedimento e per di più in violazione della Corte di giustizia europea, la norma salva Rete 4 è un abuso personale in atti legislativi. E così, è necessario fare una serie di interventi per rendere più efficiente la lotta alla criminalità, ma all’interno di questi inserire una norma per ridurre le intercettazioni, impedendo la pubblicazione di quelle rilevanti, in virtù di esigenze personalissime del Presidente del Consiglio, addirittura esigenze notturne dello stesso, a noi questo pare davvero un abuso di funzione.

Così noi dell’Italia dei Valori contestiamo il fatto che, all’interno di un pacchetto sicurezza, che di fondo noi auspichiamo poiché c’è bisogno di una legislazione che dia più sicurezza ai cittadini, vengano inserite norme che di fatto arrivano a creare ancor più insicurezza. Con il provvedimento approvato ieri, un ultimo emendamento, dell’ultimo minuto, di fatto ha reso impunibili tutti i criminali che vengono condannati ad una pena effettiva fino a sette anni e mezzo. Ogni cittadino italiano che alla fine del processo riceve una pena fino a sette anni e mezzo, non farà un solo giorno di carcere.

Giornalisti: Perché?

Antonio Di Pietro: Ed è amaro per me, conoscitore della materia, costatare come l’informazione su questo tema, sia sostanzialmente assente. Io ieri l’ho detto nel corso mio intervento, ma evidentemente è un’informazione che nono si vuol far circolare. Allora, vediamo cosa è stato inserito in questo provvedimento: è stata inserita una norma che io ho definito “salva-amici del premier”. Ma facciamo un passo indietro. Noi ogni giorno facciamo un decreto legge finalizzata a sistemare una pratica che serve a lui, aveva necessità di fare una legge che bloccasse i suoi processi, perché alcuni processi sono arrivati a sentenza e non riesce in questa legislatura a fare ciò che è riuscito a fare nell’altra: restringere i tempi sulle prescrizioni, depenalizzare alcuni reati, in questa legislatura il premier ha dovuto per forza pretendere una norma che bloccasse i processi che lo riguardassero, così ha fatto la salva- premier. La “salva premier” salva il premier ma non i cittadini. e nel processo salva premier, quello David Mills gli imputati sono due, lui e David Mills, ma il reato è uno, in concorso fra tutti e due. Allora, facciamo il caso che l’imputazione fosse di rapina, in concorso tra me ed un’altra persona, e su di me non si potesse procedere, il giudice che fa la sentenza nei suoi confronti, per motivare la sua colpevolezza, cioè aver fatto una rapina insieme a me , deve necessariamente parlare anche di me. Deve spiegare chi ha fatto il palo, e chi ha preso i soldi. Deve necessariamente motivare su tutti e due. Pur avendo salvato sé stesso da un processo penale, ciò non lo salva da un processo politico e morale nei confronti del premier. Perché il processo nei confronti di David Mills va avanti lo stesso. L’altro ieri è stato fatto il processo salva-premier, io con quel processo ho chiesto di rivedere gli atti., denunciai e dissi al premier, i suoi avvocati hanno sbagliato ancora una volta dissi ieri, perché hanno pensato ma salvare lei, ma si sono dimenticato di salvare il suo complice, quindi lei riceverà lo stesso la condanna morale e politica. Neanche a farlo apposta, il giorno dopo, hanno inserito anche la norma “salva-amici del premier”. Io lo denunciavo per la scorrettezza, loro hanno fatto due scorrettezze.

Giornalisti: Cosa dice questa norma?

Antonio Di Pietro: Questa norma dice.. ma dobbiamo fare ancora un passo indietro, in Italia come in tanti altri ordinamenti giudiziari, esiste l’istituto del patteggiamento, un istituito di rilevanza inglese, cioè la possibilità che accusa e difesa si accorgano della possibilità di patteggiare una pena e in quel caso il giudice riduce di un terzo la pena. La caratteristica, la ratio, quale è? Io Stato non perdo tempo a fare un processo, ad acquisire prove, ad ingolfare la giustizia, in cambio se voi vi accordate sulla pena, riduco di un terzo quello che alla fine ti dovrei dare. Di più, nella motivazione della sentenza, non devo spiegare le ragioni della colpevolezza, perché il patteggiamento non equivale a sentenza di condanna, ma a sentenza di presa d’atto sull’accordo di una pena, a prescindere dalla colpevolezza. È un modo che si usa in tutte le legislazioni per abbreviare i tempi e per trovare un punto d’incontro sull’applicazione di una legge.

L’emendamento emesso ieri all’ultimo minuto, che cosa ha detto? Ha detto che l’applicazione della pena, cioè il patteggiamento si può fare anche con i processi in corso e già finiti. Intanto, aveva un senso fare il patteggiamento della pena, secondo la norma originaria, in quanto si faceva prima del processo, adesso si dà la possibilità a tutti di fare il processo, di perdere ugualmente tempo, di arrivare alla fine, e il giorno prima di andare in Camera di Consiglio,per decidere quale è la pena, l’imputato ed i suoi difensori, sanno che prove si sono acquisite nel dibattimento, e se sono colpevoli, mica sono scemi! Si prendono un terzo della pena in meno. Perché è stata introdotta questa diversità? che è un assurdo perché non ha più quella ratio propria di chi dà un terzo di pena in meno prima che si fa un processo e quindi prima che si accerta la colpevolezza. Perché è stata tolta? Perché così nel processo Mills il coimputato, lui per cui non era stato accettato il procedimento iniziale – non era stato richiesto perché speravano di trovare una soluzione iniziale - adesso a processo finito, possono applicarla. L’applicazione del patteggiamento al processo Mills comporta innanzitutto che Mills avrà una pena che non dovrà scontare perché ridotta si ridurrà entro i limiti che vi dirò tra poco. E quindi a Mills ciò potrà andare bene, una volta che valuta le carte e pensa di poter essere condannato. Secondo, che nella motivazione non dovrà più spiegare la colpevolezza, e quindi nessuno potrà più permettersi di dire “Berlusconi ma tu sei co-reo perché la motivazione dice la tua colpevolezza. Per ottenere questa assurda soluzione personalissima, volete sapere quali sono i danni per il paese? Sono i seguenti. Mettiamo che l’imputato sia condannato a sette anni e mezzo, la condanna effettiva che si riserva a rapinatori, stupratori, spacciatori di droga effettiva, perché una condanna a quindici anni tra attenuanti generiche, incensurati, una condanna a sette anni e mezzo è già una bella pena, nel processo di tangentopoli nessuno è stato condannato a più di sette anni, addirittura i tentati omicidi. tutti questi reati, alla fine del processo l’interessato cosa dice? Bene, patteggio a sette anni e mezzo, con il patteggiamento a sette anni e mezzo, la pena si riduce di un terzo, e si arriva a cinque anni. Tre anni l’abbiamo abbonati per l’indulto dell’anno scorso – e sono due - con la condanna a due anni è obbligatorio l’affidamento ai servizi sociali, l’imputato non può andare in galera. La condanna a sette anni e mezzo comprende quasi la totalità dei reati, fatta eccezione per l’omicidio, i sequestri di persona a scopo di estorsione e i reati di terrorismo, su sette anni e mezzo a causa del patteggiamento si scende di un terzo, due anni e mezzo, quindi cinque anni rimangono. A questo punto dovrebbero essere scontati cinque anni ma tre anni sono stati condonati a causa dell’ indulto schifoso, noi abbiamo detto no.. e quindi ne rimangono due. Quando hai una pena fino a due anni, la legge italiana prevede l’obbligatorietà dell’affidamento ai servizi sociali, perché è una pena minima e quindi non si manda in carcere.

Giornalisti: Come per Previti?

Antonio Di Pietro:
Si, come per Previti. Allora per non avere una motivazione di coimputati, da cui si poteva rilevare una prova morale e politica di una corresponsabilità, inserisce una norma del pacchetto sicurezza e attenzione è proprio questo il dramma, stiamo parlando di un pacchetto in cui viene detto ai cittadini "stiamo facendo una serie di norme per combattere la criminalità e per produrre più sicurezza", e prevede tutta una serie di norme che però non produrranno alcun effetto perché tutti i criminali restano fuori. Questo ho cercato di spiegare ieri, forse ho sbagliato a leggerlo, perché avrei dovuto parlare in “dipietrese” , ogni volta che leggo non parlo dipietrese e questo mi crea dei problemi, prometto che non lo faccio più!

COMMENTO

Si, l'informazione è del tutto assente.


sabato 12 luglio 2008

COME CI VEDONO ALL'ESTERO

Juerg Bischoff
Neue Zuercher Zeitung


L’inizio era promettente. Le elezioni italiane dell’aprile scorso hanno fornito un risultato chiaro. La coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi ha vinto con una netta maggioranza in entrambe le camere del Parlamento, cosa che dovrebbe permettere al Governo un lavoro sicuro ed efficace. Il nuovo Partito Democratico della sinistra, invece, ha perso le elezioni, ma è rimasto l’unico vero partito all’opposizione. Il bipolarismo politico, definito dagli esperti l’unica cura per uno stato malato come la repubblica italiana, si è dunque materializzato da solo come per magia.

In più i leader delle due coalizioni si sono scambiati sia durante che dopo la campagna elettorale i loro argomenti con una moderatezza e correttezza sconosciute. Il leader dell’opposizione Veltroni ha promesso uno scontro duro, ma costruttivo, con il Governo e Berlusconi si è dimostrato aperto ad una cooperazione con l’avversario, soprattutto per quanto riguarda le necessarie riforme istituzionali. Inoltre il nuovo capo del Governo ha più volte sottolineato la gravità della situazione economica e sociale del paese e la sua disponibilità ad affrontare seriamente i problemi.

La Robin Hood tax come specchietto per le allodole

Con l’agevolazione fiscale sulle ore di straordinario e abolizione dell’ICI, Berlusconi ha poi dato l’impressione di volere davvero mantenere la sua promessa e di abbassare le tasse in favore della fascia media. Ma poiché l’ICI finora finiva nelle casse dei comuni, questa misura entra in contrasto con la federalizzazione del fisco, promessa prima delle elezioni. Il rafforzamento di un federalismo fiscale sarebbe senza dubbio una buona misura per responsabilizzare di più i comuni e le regioni che spendono troppo. Si dovrà aspettare per vedere se questo passo sarà fatto.

La riduzione fiscale sulla prima casa e sul lavoro viene compensato da tasse più elevate sui profitti di ditte petrolifere e finanziarie. Chiamando questa tassa “Robin Hood” il Governo vuole mandare un messaggio: prende i soldi ai ricchi per darli ai poveri. Questo dovrebbe probabilmente mascherare il fatto, che la pressione fiscale sull’ economia nazionale non si riduce affatto. Il programma finanziario appena pubblicato rivela infatti, che la pressione fiscale salirà invece nel prossimo anno per poi arrivare di nuovo al livello attuale fra cinque anni. Sembra che anche il nuovo Governo non sia disposto ad abbassare le tasse, dato che non è pronto a ridurre le spese.

Salvezza dalla giustizia

Si può riconoscere lo stesso inganno in un altro tema centrale della campagna elettorale: la sicurezza. Il pubblico viene impressionato con richieste spettacolari, per esempio la revisione dei contratti di Schengen, l’impiego dell’esercito nelle strade delle grandi città o la registrazione dei bambini rom. Il Governo lancia un pacchetto sicurezza che inasprisce le leggi, per criminalizzare l’immigrazione illegale, per esempio, oppure per espellere extracomunitari illegali. Ma facili richieste e severi paragrafi probabilmente non miglioreranno la sicurezza degli italiani. Ci vuole una polizia professionale, un stato sociale moderno, programmi per integrare gli immigrati, prigioni vuote e soprattutto una giustizia funzionante. Quindi riforme concrete e radicali, che però non sono in vista.

Una norma nel pacchetto sicurezza del Governo avrà sicuramente delle conseguenze concrete: il rinvio di tutti i processi di reati punibili con meno di dieci anni di prigione. Con ciò verrà sospeso anche il processo nel quale Berlusconi è accusato di aver “convinto” con del denaro un avvocato inglese a testimoniare il falso in un processo nel quale era testimone. Due altre leggi perseguono ovviamente simili scopi: Una garantisce l’immunità alle quattro più alte cariche dello stato e un’altra invece vuole limitare le intercettazioni telefoniche della polizia a pochi crimini e vietarne le pubblicazioni da parte dei media.

Berlusconi continua ancora a illudere i cittadini dicendo loro di occuparsi delle loro paure e preoccupazioni, quando in realtà pensa soprattutto ai propri interessi. Si può assumere che pochi italiani si lasciano ingannare dai trucchi di Berlusconi. Il fatto che il Cavaliere abbia comunque vinto le ultime elezioni dimostra, invece, che a molti cittadini non preoccupa questa situazione. Sia perché alcuni sono convinti che tutti i politici siano uguali, sia perché altri invece ammirano il successo senza scrupoli del Cavaliere. Chi invece ha votato Berlusconi, perche’ credeva alla sua volonta’ e capacita’ di affrontare i problemi dell’Italia, si ritrova nuovamente deluso.

Opposizione disorientata

La questione morale e’ secondaria nella politica italiana. Questo non si evince solo dal risultato delle scorse elezioni, ma anche al dal comportamento del Partito Democratico, che oggi sembra sovraffaticato dal suo ruolo di opposizione. Il leader Walter Veltroni sembra ancora convinto della disponibilità di Berlusconi ad un dialogo costruttivo e muove soltanto delle blande critiche alle nuove leggi, che prevedono di salvare il primo ministro dalla giustizia. Veltroni teme che un attacco frontale dell’opposizione rafforzerebbe soltanto la definizione che Berlusconi da di sé quale innocente vittima dei “giudici rossi” e dunque anche le simpatie degli elettori per il primo ministro.

Ma la riservatezza di Veltroni ha i suoi punti deboli ed apre il gioco ai concorrenti dell’opposizione, innanzi tutti l’eroe della campagna anti-corruzione “mani pulite”, Di Pietro, e il suo piccolo partito l’Italia dei valori. Con un appello per una manifestazione, Di Pietro ha già cominciato a “rubare” ai Democratici il ruolo di opposizione. Se Veltroni ne perde la guida, gli elettori, per i quali la questione morale è tuttavia importante, si distanzieranno delusi da lui e passeranno a Di Pietro o partiti radicali di sinistra. E se Veltroni non esce da questo suo dilemma, i suoi giorni da leader del partito sono contati.

Ad appena 80 giorni dalle elezioni e 50 dal giuramento del nuovo governo l’Italia si ritrova di nuovo nello stesso film sotto la regia di Berlusconi. Il primo ministro conduce la sua battaglia personale con la giustizia, l’opposizione ha perso l’orientamento e i politici inseguono vecchie agevolazioni. Nel frattempo l’economia, le istituzioni e il prestigio internazionale dell’Italia stanno crollando precipitosamente. Per quanto tempo riuscirà l’”illusionista” Berlusconi a nascondere tutto questo?