Questa mattina (16 maggio 2008) sul Corriere della Sera il vignettista satirico Giannelli ha commentato con una formidabile vignetta il clima che si sta instaurando. Due persone, marito e moglie, stanno guardando un telegiornale, la voce del lettore recita “ROGHI CONTRO I ROM NOMADI IN FUGA DAI CAMPI”, poi continua: “PUGNO DI FERRO CONTRO GLI IRREGOLARI”, quindi conclude: “SARA’ REATO L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA; INTESA BIPARTISAN”. Lei, perplessa, chiede a lui: “E’ INIZIATO IL BUONISMO ?!”
Ieri sera ad ANNO ZERO Marco Travaglio, visibilmente teso (l’ho visto anche deglutire prima di iniziare a parlare) faceva un elenco di esempi di civiltà politica, che spaziava dal continente europeo a quello americano, facendo nomi e cognomi delle donne e degli uomini politici che per quella che da noi italiani contenti sarebbe stata classificata una “sciocchezzuola”, si sono dimessi dalle loro cariche scomparendo definitivamente dal panorama politico.
L’ex ministro di giustizia Castelli, oggi sottosegretario al ministero delle infrastrutture (ruolo decisamente più congeniale per un ingegnere meccanico) prende la parola ed ingaggia una vera e propria arringa accusatoria contro Travaglio, uno scontro durissimo puntualmente riassunto dall’ANSA.
“Michele Santoro ha aperto la puntata di questa sera di Annozero con Marco Travaglio e lo ha difeso, dopo le polemiche che hanno travolto il giornalista, ospite fisso del programma di Raidue, per le accuse rivolte al presidente del Senato Renato Schifani nella puntata di sabato scorso di Che tempo che fa. ''Stai tranquillo, Marco, sei nel cuore del pubblico e non hai niente da temere'', ha esordito Santoro, in piedi al centro dello studio accanto a Travaglio. Poi il conduttore ha criticato gli articoli usciti in questi giorni su Travaglio su Repubblica e sul Corriere della Sera.”.
È VERO, Travaglio piace, perché ha stile, classe, eleganza, un eloquio fluente ed una flemma impagabile. Poi il sorrisetto eternamente stampato sul suo viso (ieri sera però all’inizio della trasmissione, il sorrisetto era temporaneamente scomparso, ma si è rivisto nel prosieguo). Ma piace soprattutto perché le sue parole non sembrano vuote ma conseguenza di una ricerca accurata e meticolosa dei fatti, ricavati principalmente se non esclusivamente, dalla cronaca giudiziaria.
Santoro continua: ” 'Il Corriere scrive oggi che tu avresti detto quelle cose su Schifani giovedi' scorso qui ad Annozero. Ma pure le pietre sanno che le hai dette sabato da Fabio Fazio: Annozero, per una volta, non ha partecipato all'evento. Questo strano errore del Corsera - ha aggiunto Santoro - e' stato preceduto su Repubblica da un articolo di Giovanni Valentini che chiedeva l'intervento dell'Authority. A nome di quale norma? Non si capisce. Poi c'e' stato lo scoop di D'Avanzo, che in pratica ti ha accusato di aver preso un residence abbastanza bruttino coi soldi di un tale Aiello, condannato per mafia. Naturalmente il Corsera oggi riprende questo scoop degno del Pulitzer e lo approfondisce: tutti e due i giornali, in verità, dicono che non può essere una cosa vera, ma la scrivono lo stesso. Perché ? Per minare la tua credibilità molto forte, ma anche perchè quei fatti che tu hai raccontato loro non li avevano scritti, e quindi non dovevano meritare di essere scritti. Altrimenti, che figura ci avrebbero fatto i direttori Mieli e Mauro nei confronti dei loro lettori?''. Infine, ha concluso Santoro, ''Dagospia ha trovato la quadratura del cerchio: esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il paese si può avviare verso la modernizzazione''. Ma io non ho la psicosi di essere dalla parte dei vincitori. Mi sento vivo anche perchè sei tu qui e hai il tuo microfono''.
Il preludio era alla Santoro vecchia maniera.
Sempre l’ANSA informa: ”Dopo l'intervento di Michele Santoro, la parola ad Annozero questa sera e' passata a Marco Travaglio che - dopo il 'cartellino giallo' ricevuto ieri dalla Rai - non e' sceso nel merito della polemica, ma ha passato in rassegna alcuni casi, in Europa e negli Stati Uniti, nei quali esponenti politici hanno fatto pubblicamente 'mea culpa' o si sono dimessi dopo essere finiti nel mirino dei media per diversi scandali.
''”All'estero - ha commentato Travaglio - si usa così: i giornalisti si scusano quando fanno errori, ma se dicono la verità a scusarsi sono i politici.''”.
L'excursus di Travaglio e' andato dal caso di Cherie Blair, moglie dell'ex premier Tony, che nel 1992 pianse in tv dopo chesi scoprì che aveva acquistato appartamenti da un mediatore poi condannato per truffa, a quello dell'ex cancelliere tedesco Helmuth Kohl, che nel 1999 si scusò in tv per i fondi neri della Zdu, il suo partito, e finì la sua carriera, alle dimissioni in blocco della Commissione europea nel 1999 ''perchè una ministra aveva assunto un dentista suo amico. All'estero funziona così mentre in Italia gli elementi oggettivi paiono contare poco rispetto alle fonti che li producono.''”.
Infine un riferimento al periodo fascista: ''C'era un cartello negli uffici pubblici: 'Qui non si parla politica o di alta strategia'. Ma questi sono fatti del passato.''”.
Adesso l’ANSA riporta lo scontro fra Castelli e Travaglio: "C'é una banda di giornalisti - ha detto Castelli, citando Travaglio ma anche Gianantonio Stella - che ha scoperto una cosa interessante, e cioé a parlar male dei politici si diventa ricchi. Dunque, bisogna parlar male dei politici a prescindere". Castelli ha poi ricordato che "Travaglio ha scritto sull'Unità e in un suo libro che sono stato condannato. Ma il paradosso è che il condannato Travaglio scrive di me che sono stato condannato, ma non è vero. O Travaglio - ha insistito l'esponente della Lega - mi chiede scusa e si dimette da giornalista, oppure sono costretto ad andare a intasare giustizia e a fare l'ennesima causa". Per Castelli, "va bene criticare i politici quando se lo meritano. Ma quando si sbaglia e si diffama una persona, magari si riconosca l'errore".
Conclude i resoconto dell’ANSA:”Libro alla mano, Travaglio ha detto che "la Corte dei Conti ha chiesto a Castelli la restituzione di oltre 98 mila euro" ipotizzando per l'ex ministro della Giustizia il reato di abuso di ufficio per aver assunto una persona del suo paese alle sue dipendenze. "Non si è trattato di una condanna - ha replicato Castelli - bensì di una richiesta del procuratore della Corte dei Conti". Travaglio ha però ricordato che il procedimento è stato bloccato dal tribunale dei ministri, che non ha dato l'autorizzazione a procedere.”
A chi scrive quest’ultima parte non sembra proprio fedelissima.
Oggi ci sono i resoconti giornalistici.
Il resoconto della Corriere della Sera (redazione - 16 maggio 2008) è più accurato, salvo un dettaglio. Questo:”Travaglio ha parlato a inizio trasmissione, mentre di solito la sua rubrica è alla fine.”.
Non è esatto, nelle ultime puntate Travaglio ha sempre, salvo una, parlato all’inizio della trasmissione.
Sempre il Corriere della Sera (redazione – 15 maggio 2008) riporta un’altra inesattezza, laddove dice nel titolo “Travaglio fa outing: ho votato Di Pietro”.
Questa affermazione è stata fatta alla STAMPA ESTERA, in un colloquio con i giornalisti stranieri, in cui Travaglio, rispondendo ad una domanda afferma: “«Sono un liberale-conservatore vicino alle posizioni di Barbara Spinelli e di Giovanni Sartori e alle ultime elezioni ho votato Antonio Di Pietro».”. ma non è outing, perché Travaglio l’ha detto in molte occasioni nelle partecipazioni a trasmissioni televisive di essere un liberal-conservatore e lo ha anche scritto, affermando di essere stato convinto a votare per Antonio Di Pietro dalla candidatura di Franca Rame, della quale è buon amico, nelle precedenti elezioni politiche del 2006.
Quindi afferma: «Un falso, cui lui stesso dice di non credere. Evidentemente mi detesta anche se mi conosce appena. Ci siamo incontrati due-tre volte, scambiandoci un semplice saluto. Per quanto mi riguarda non odio nessuno. In ogni caso, lui e chi ha contribuito a diffondere calunnie nei miei confronti ne risponderanno in tribunale».
Egli si riferisce al duro attacco lanciato da Giuseppe D'Avanzo dalle colonne di Repubblica che ha parlato di «metodo Travaglio», citando fonti secondo le quali il giornalista si sarebbe fatto pagare una vacanza da personaggi legati alla mafia.
In una lettera al direttore del Corriere della Sera (16 maggio 2008) Travaglio dice:
“Caro Direttore, ringrazio il Corriere per l'attenzione (duepagine) deciata alle mie vacanze di sei anni fa, con corredo di foto degli alberghi e dei villaggi da me frequentati. Non male, visto che molti hanno trovato eccessive due mie frasi spese in tv sulle relazioni pericolose del presidente del Senato con personaggi mafiosi. Capisco anche l'irresistibile tentazione di concludere l'articolo con un paterno fervorino, «sono episodi che possono capitare... a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura...». Parole che si attaglierebbero alla perfezione a un giornalista che fa il moralista in casa d'altri e poi viene beccato col sorcio in bocca. Purtroppo, o per fortuna, non è questo il mio caso.
Le vacanze che tanto vi appassionano, come tutta la mia vita, sono un libro aperto. Le ho fatte con la mia famiglia e non con «talpe di boss», come dice il vostro bel titolo. E non c'è nessun «giallo»: ho sempre pagato il conto di tasca mia e non ho mai visto, né incontrato, né sentito nominare questo signor Aiello finché non è stato arrestato. Il signor Aiello e il suo avvocato possono dire ciò che vogliono, ma non di avermi dato una lira o un euro. Perché è falso e ne risponderanno in tribunale. Dicano su quale conto mi avrebbero versato dei soldi, o in quale luogo me li avrebbero consegnati, se ne hanno il coraggio. Ma non lo possono fare perché nessuno mi ha mai dato una lira. Per essere chiari una volta per tutte: io, diversamente dal presidente del Senato, non ho mai conosciuto mafiosi, né prima né dopo che venissero condannati. Altrimenti forse sarei già almeno ministro e nessun giornalista si occuperebbe di me.”.
Quindi querele a tutto campo.
Sempre in data 16 maggio Dino Martirano sul Corriere della sera scrive raccontando della solidarietà ricevuta da Marco Travaglio.
“Non esiste un «metodo Travaglio», c'è solo «buon giornalismo investigativo fatto di verifiche rigorose e accesso alle fonti»: ci sono i libri e le inchieste «ma i guai veri per chi scava nel passato dei politici arrivano quando le informazioni passano in televisione». Dai blog, alle mail, all'appello lanciato dall'associazione «Senzabavaglio», gli ammiratori del giornalista Marco Travaglio attaccato da un affondo di Giuseppe D'Avanzo, di Repubblica - fanno sentire a centinaia la loro voce. Ma gli argomenti più solidi in sua difesa arrivano dai colleghi Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Lirio Abbate che dell'inchiesta giornalistica-investigativa hanno fatto una ragione di vita.
Alla scuola che trae linfa soprattutto dalle carte giudiziarie (questa affermazione dimostra l’ostilità se non il livore del cronista, n.d.a.) appartiene Barbacetto, il cronista ex Diario di Enrico Deaglio, autore di «Compagni che sbagliano» e «Mani sporche» scritto insieme a Gomez e a Travaglio: «Non siamo giudici, siamo giornalisti. Per questo dovremmo limitarci ad estrarre dai documenti giudiziari i fatti accertati e raccontarli. Poi se questi fatti non hanno valenza penale possono però avere rilevanza politica quando riguardano personaggi pubblici: raccontarli è un dovere che corrisponde a un diritto dei lettori. Non si infanga nessuno se i fatti illustrati sono veri». E la disputa Travaglio-D'Avanzo sull'uso a tutti i costi di spezzoni di inchiesta giudiziaria? Commenta Barbacetto: «I rapporti tra Schifani e i personaggi che in seguito hanno avuto a che fare con esponenti condannati per mafia sono un fatto vero, l'hotel pagato a Travaglio da un mafioso è un falso».
Anche Gomez, giornalista dell'Espresso, autore di «Se li conosci li eviti» firmato con Travaglio, fa un ragionamento sulle accuse lanciate in tv, a «Che tempo che fa», dal suo collega contro Renato Schifani, al quale Travaglio ha attribuito una relazione pericolosa datata '79 con quel Mandalà che poi verrà condannato per mafia nell'89: «Il punto non è politico ma riguarda noi giornalisti perché su quei fatti ci sono ancora verifiche nelle aule di giustizia. Quando io scrivo una biografia del senatore Schifani non devo farci un titolo su questa cosa ma tre righe le devo mettere. Lo stesso vale per le biografie dei ministri del governo Berlusconi: almeno due righe dedicate ai quattro che sono sotto inchiesta e ai due condannati. Magari sono tutti innocenti, ma se omettiamo queste informazioni non facciamo bene il nostro mestiere».
Gomez e Travaglio hanno scavato molto con i loro libri sul passato di alcuni politici. Ma il problema, secondo Gomez, si è posto con la tv: «Il consiglio di amministrazione della Rai dovrebbe essere composto da membri di "notoria indipendenza". Ma cinque dei nove membri sono ex parlamentari, tre sono ex direttori di giornali di partito. Nei Paesi normali sono le tv che vigilano sull'attività del Parlamento, non il contrario». E l'attacco di D'Avanzo? «È un bravo giornalista investigativo ma stavolta ha preso lucciole per lanterne, attaccando il metodo Travaglio. Mi sento colpito anch'io perché so quante suole di scarpe consumate, quante notti insonni e quante cose non pubblicate perché non erano verificabili».
All'Ansa di Palermo lavora Lirio Abbate, il giornalista che è cresciuto in mezzo alle intimidazioni e che anche di recente ha rischiato grosso tant'è che è obbligato a girare con la scorta. Per Abbate molte cose sono cambiate quando è uscito «I complici», scritto con Peter Gomez, in cui emerge la «zona grigia». Politici e professionisti contigui a Cosa nostra: «I primi a leggere il libro sono stati gli avvocati, un po' perché coinvolti un po' perché i loro clienti politici chiedevano se c'erano gli estremi per la querela. Non hanno trovato spiragli perché il nostro è stato un lavoro meticoloso in cui abbiamo messo in fila molti fatti. Anche su Schifani. E ora attaccano Travaglio perché lui è entrato, con la televisione, nelle case degli italiani».”.
In precedenza lo stesso Martirano aveva riportato sprazzi di cronaca e dichiarazioni di Marco Travaglio, che poi ha fatto giustizia di ogni illazione con la seconda lettera al Direttore Paolo Mieli.
A questo punto si impone una modesta riflessione ricavata dalla trasmissione ANNOZERO.
Per farlo riporto un dialogo intervenuto con il mio lettore Alessandro Manzoni, già Giacomo Leopardi (pseudonimi), in parte già inserito in un mio precedente intervento.
Questa.
Ieri sera ad ANNO ZERO Marco Travaglio, visibilmente teso (l’ho visto anche deglutire prima di iniziare a parlare) faceva un elenco di esempi di civiltà politica, che spaziava dal continente europeo a quello americano, facendo nomi e cognomi delle donne e degli uomini politici che per quella che da noi italiani contenti sarebbe stata classificata una “sciocchezzuola”, si sono dimessi dalle loro cariche scomparendo definitivamente dal panorama politico.
L’ex ministro di giustizia Castelli, oggi sottosegretario al ministero delle infrastrutture (ruolo decisamente più congeniale per un ingegnere meccanico) prende la parola ed ingaggia una vera e propria arringa accusatoria contro Travaglio, uno scontro durissimo puntualmente riassunto dall’ANSA.
“Michele Santoro ha aperto la puntata di questa sera di Annozero con Marco Travaglio e lo ha difeso, dopo le polemiche che hanno travolto il giornalista, ospite fisso del programma di Raidue, per le accuse rivolte al presidente del Senato Renato Schifani nella puntata di sabato scorso di Che tempo che fa. ''Stai tranquillo, Marco, sei nel cuore del pubblico e non hai niente da temere'', ha esordito Santoro, in piedi al centro dello studio accanto a Travaglio. Poi il conduttore ha criticato gli articoli usciti in questi giorni su Travaglio su Repubblica e sul Corriere della Sera.”.
È VERO, Travaglio piace, perché ha stile, classe, eleganza, un eloquio fluente ed una flemma impagabile. Poi il sorrisetto eternamente stampato sul suo viso (ieri sera però all’inizio della trasmissione, il sorrisetto era temporaneamente scomparso, ma si è rivisto nel prosieguo). Ma piace soprattutto perché le sue parole non sembrano vuote ma conseguenza di una ricerca accurata e meticolosa dei fatti, ricavati principalmente se non esclusivamente, dalla cronaca giudiziaria.
Santoro continua: ” 'Il Corriere scrive oggi che tu avresti detto quelle cose su Schifani giovedi' scorso qui ad Annozero. Ma pure le pietre sanno che le hai dette sabato da Fabio Fazio: Annozero, per una volta, non ha partecipato all'evento. Questo strano errore del Corsera - ha aggiunto Santoro - e' stato preceduto su Repubblica da un articolo di Giovanni Valentini che chiedeva l'intervento dell'Authority. A nome di quale norma? Non si capisce. Poi c'e' stato lo scoop di D'Avanzo, che in pratica ti ha accusato di aver preso un residence abbastanza bruttino coi soldi di un tale Aiello, condannato per mafia. Naturalmente il Corsera oggi riprende questo scoop degno del Pulitzer e lo approfondisce: tutti e due i giornali, in verità, dicono che non può essere una cosa vera, ma la scrivono lo stesso. Perché ? Per minare la tua credibilità molto forte, ma anche perchè quei fatti che tu hai raccontato loro non li avevano scritti, e quindi non dovevano meritare di essere scritti. Altrimenti, che figura ci avrebbero fatto i direttori Mieli e Mauro nei confronti dei loro lettori?''. Infine, ha concluso Santoro, ''Dagospia ha trovato la quadratura del cerchio: esiste in Italia una banda dei quattro, cioè Di Pietro, Grillo, Travaglio e Santoro. Tolti di mezzo questi, il paese si può avviare verso la modernizzazione''. Ma io non ho la psicosi di essere dalla parte dei vincitori. Mi sento vivo anche perchè sei tu qui e hai il tuo microfono''.
Il preludio era alla Santoro vecchia maniera.
Sempre l’ANSA informa: ”Dopo l'intervento di Michele Santoro, la parola ad Annozero questa sera e' passata a Marco Travaglio che - dopo il 'cartellino giallo' ricevuto ieri dalla Rai - non e' sceso nel merito della polemica, ma ha passato in rassegna alcuni casi, in Europa e negli Stati Uniti, nei quali esponenti politici hanno fatto pubblicamente 'mea culpa' o si sono dimessi dopo essere finiti nel mirino dei media per diversi scandali.
''”All'estero - ha commentato Travaglio - si usa così: i giornalisti si scusano quando fanno errori, ma se dicono la verità a scusarsi sono i politici.''”.
L'excursus di Travaglio e' andato dal caso di Cherie Blair, moglie dell'ex premier Tony, che nel 1992 pianse in tv dopo chesi scoprì che aveva acquistato appartamenti da un mediatore poi condannato per truffa, a quello dell'ex cancelliere tedesco Helmuth Kohl, che nel 1999 si scusò in tv per i fondi neri della Zdu, il suo partito, e finì la sua carriera, alle dimissioni in blocco della Commissione europea nel 1999 ''perchè una ministra aveva assunto un dentista suo amico. All'estero funziona così mentre in Italia gli elementi oggettivi paiono contare poco rispetto alle fonti che li producono.''”.
Infine un riferimento al periodo fascista: ''C'era un cartello negli uffici pubblici: 'Qui non si parla politica o di alta strategia'. Ma questi sono fatti del passato.''”.
Adesso l’ANSA riporta lo scontro fra Castelli e Travaglio: "C'é una banda di giornalisti - ha detto Castelli, citando Travaglio ma anche Gianantonio Stella - che ha scoperto una cosa interessante, e cioé a parlar male dei politici si diventa ricchi. Dunque, bisogna parlar male dei politici a prescindere". Castelli ha poi ricordato che "Travaglio ha scritto sull'Unità e in un suo libro che sono stato condannato. Ma il paradosso è che il condannato Travaglio scrive di me che sono stato condannato, ma non è vero. O Travaglio - ha insistito l'esponente della Lega - mi chiede scusa e si dimette da giornalista, oppure sono costretto ad andare a intasare giustizia e a fare l'ennesima causa". Per Castelli, "va bene criticare i politici quando se lo meritano. Ma quando si sbaglia e si diffama una persona, magari si riconosca l'errore".
Conclude i resoconto dell’ANSA:”Libro alla mano, Travaglio ha detto che "la Corte dei Conti ha chiesto a Castelli la restituzione di oltre 98 mila euro" ipotizzando per l'ex ministro della Giustizia il reato di abuso di ufficio per aver assunto una persona del suo paese alle sue dipendenze. "Non si è trattato di una condanna - ha replicato Castelli - bensì di una richiesta del procuratore della Corte dei Conti". Travaglio ha però ricordato che il procedimento è stato bloccato dal tribunale dei ministri, che non ha dato l'autorizzazione a procedere.”
A chi scrive quest’ultima parte non sembra proprio fedelissima.
Oggi ci sono i resoconti giornalistici.
Il resoconto della Corriere della Sera (redazione - 16 maggio 2008) è più accurato, salvo un dettaglio. Questo:”Travaglio ha parlato a inizio trasmissione, mentre di solito la sua rubrica è alla fine.”.
Non è esatto, nelle ultime puntate Travaglio ha sempre, salvo una, parlato all’inizio della trasmissione.
Sempre il Corriere della Sera (redazione – 15 maggio 2008) riporta un’altra inesattezza, laddove dice nel titolo “Travaglio fa outing: ho votato Di Pietro”.
Questa affermazione è stata fatta alla STAMPA ESTERA, in un colloquio con i giornalisti stranieri, in cui Travaglio, rispondendo ad una domanda afferma: “«Sono un liberale-conservatore vicino alle posizioni di Barbara Spinelli e di Giovanni Sartori e alle ultime elezioni ho votato Antonio Di Pietro».”. ma non è outing, perché Travaglio l’ha detto in molte occasioni nelle partecipazioni a trasmissioni televisive di essere un liberal-conservatore e lo ha anche scritto, affermando di essere stato convinto a votare per Antonio Di Pietro dalla candidatura di Franca Rame, della quale è buon amico, nelle precedenti elezioni politiche del 2006.
Quindi afferma: «Un falso, cui lui stesso dice di non credere. Evidentemente mi detesta anche se mi conosce appena. Ci siamo incontrati due-tre volte, scambiandoci un semplice saluto. Per quanto mi riguarda non odio nessuno. In ogni caso, lui e chi ha contribuito a diffondere calunnie nei miei confronti ne risponderanno in tribunale».
Egli si riferisce al duro attacco lanciato da Giuseppe D'Avanzo dalle colonne di Repubblica che ha parlato di «metodo Travaglio», citando fonti secondo le quali il giornalista si sarebbe fatto pagare una vacanza da personaggi legati alla mafia.
In una lettera al direttore del Corriere della Sera (16 maggio 2008) Travaglio dice:
“Caro Direttore, ringrazio il Corriere per l'attenzione (duepagine) deciata alle mie vacanze di sei anni fa, con corredo di foto degli alberghi e dei villaggi da me frequentati. Non male, visto che molti hanno trovato eccessive due mie frasi spese in tv sulle relazioni pericolose del presidente del Senato con personaggi mafiosi. Capisco anche l'irresistibile tentazione di concludere l'articolo con un paterno fervorino, «sono episodi che possono capitare... a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura...». Parole che si attaglierebbero alla perfezione a un giornalista che fa il moralista in casa d'altri e poi viene beccato col sorcio in bocca. Purtroppo, o per fortuna, non è questo il mio caso.
Le vacanze che tanto vi appassionano, come tutta la mia vita, sono un libro aperto. Le ho fatte con la mia famiglia e non con «talpe di boss», come dice il vostro bel titolo. E non c'è nessun «giallo»: ho sempre pagato il conto di tasca mia e non ho mai visto, né incontrato, né sentito nominare questo signor Aiello finché non è stato arrestato. Il signor Aiello e il suo avvocato possono dire ciò che vogliono, ma non di avermi dato una lira o un euro. Perché è falso e ne risponderanno in tribunale. Dicano su quale conto mi avrebbero versato dei soldi, o in quale luogo me li avrebbero consegnati, se ne hanno il coraggio. Ma non lo possono fare perché nessuno mi ha mai dato una lira. Per essere chiari una volta per tutte: io, diversamente dal presidente del Senato, non ho mai conosciuto mafiosi, né prima né dopo che venissero condannati. Altrimenti forse sarei già almeno ministro e nessun giornalista si occuperebbe di me.”.
Quindi querele a tutto campo.
Sempre in data 16 maggio Dino Martirano sul Corriere della sera scrive raccontando della solidarietà ricevuta da Marco Travaglio.
“Non esiste un «metodo Travaglio», c'è solo «buon giornalismo investigativo fatto di verifiche rigorose e accesso alle fonti»: ci sono i libri e le inchieste «ma i guai veri per chi scava nel passato dei politici arrivano quando le informazioni passano in televisione». Dai blog, alle mail, all'appello lanciato dall'associazione «Senzabavaglio», gli ammiratori del giornalista Marco Travaglio attaccato da un affondo di Giuseppe D'Avanzo, di Repubblica - fanno sentire a centinaia la loro voce. Ma gli argomenti più solidi in sua difesa arrivano dai colleghi Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Lirio Abbate che dell'inchiesta giornalistica-investigativa hanno fatto una ragione di vita.
Alla scuola che trae linfa soprattutto dalle carte giudiziarie (questa affermazione dimostra l’ostilità se non il livore del cronista, n.d.a.) appartiene Barbacetto, il cronista ex Diario di Enrico Deaglio, autore di «Compagni che sbagliano» e «Mani sporche» scritto insieme a Gomez e a Travaglio: «Non siamo giudici, siamo giornalisti. Per questo dovremmo limitarci ad estrarre dai documenti giudiziari i fatti accertati e raccontarli. Poi se questi fatti non hanno valenza penale possono però avere rilevanza politica quando riguardano personaggi pubblici: raccontarli è un dovere che corrisponde a un diritto dei lettori. Non si infanga nessuno se i fatti illustrati sono veri». E la disputa Travaglio-D'Avanzo sull'uso a tutti i costi di spezzoni di inchiesta giudiziaria? Commenta Barbacetto: «I rapporti tra Schifani e i personaggi che in seguito hanno avuto a che fare con esponenti condannati per mafia sono un fatto vero, l'hotel pagato a Travaglio da un mafioso è un falso».
Anche Gomez, giornalista dell'Espresso, autore di «Se li conosci li eviti» firmato con Travaglio, fa un ragionamento sulle accuse lanciate in tv, a «Che tempo che fa», dal suo collega contro Renato Schifani, al quale Travaglio ha attribuito una relazione pericolosa datata '79 con quel Mandalà che poi verrà condannato per mafia nell'89: «Il punto non è politico ma riguarda noi giornalisti perché su quei fatti ci sono ancora verifiche nelle aule di giustizia. Quando io scrivo una biografia del senatore Schifani non devo farci un titolo su questa cosa ma tre righe le devo mettere. Lo stesso vale per le biografie dei ministri del governo Berlusconi: almeno due righe dedicate ai quattro che sono sotto inchiesta e ai due condannati. Magari sono tutti innocenti, ma se omettiamo queste informazioni non facciamo bene il nostro mestiere».
Gomez e Travaglio hanno scavato molto con i loro libri sul passato di alcuni politici. Ma il problema, secondo Gomez, si è posto con la tv: «Il consiglio di amministrazione della Rai dovrebbe essere composto da membri di "notoria indipendenza". Ma cinque dei nove membri sono ex parlamentari, tre sono ex direttori di giornali di partito. Nei Paesi normali sono le tv che vigilano sull'attività del Parlamento, non il contrario». E l'attacco di D'Avanzo? «È un bravo giornalista investigativo ma stavolta ha preso lucciole per lanterne, attaccando il metodo Travaglio. Mi sento colpito anch'io perché so quante suole di scarpe consumate, quante notti insonni e quante cose non pubblicate perché non erano verificabili».
All'Ansa di Palermo lavora Lirio Abbate, il giornalista che è cresciuto in mezzo alle intimidazioni e che anche di recente ha rischiato grosso tant'è che è obbligato a girare con la scorta. Per Abbate molte cose sono cambiate quando è uscito «I complici», scritto con Peter Gomez, in cui emerge la «zona grigia». Politici e professionisti contigui a Cosa nostra: «I primi a leggere il libro sono stati gli avvocati, un po' perché coinvolti un po' perché i loro clienti politici chiedevano se c'erano gli estremi per la querela. Non hanno trovato spiragli perché il nostro è stato un lavoro meticoloso in cui abbiamo messo in fila molti fatti. Anche su Schifani. E ora attaccano Travaglio perché lui è entrato, con la televisione, nelle case degli italiani».”.
In precedenza lo stesso Martirano aveva riportato sprazzi di cronaca e dichiarazioni di Marco Travaglio, che poi ha fatto giustizia di ogni illazione con la seconda lettera al Direttore Paolo Mieli.
A questo punto si impone una modesta riflessione ricavata dalla trasmissione ANNOZERO.
Per farlo riporto un dialogo intervenuto con il mio lettore Alessandro Manzoni, già Giacomo Leopardi (pseudonimi), in parte già inserito in un mio precedente intervento.
Questa.
IL COMMENTO DI UN LETTORE
Sai, devo ricredermi.
Ho analizzato ieri molto attentamente il dibattito alla Camera e penso finalmente di aver capito la strategia di Veltroni.
In un primo momento avevo pensato, come tu ben sai, a un atteggiamento arrendevole della opposizione trastullata nel suo governo ombra e invece ora la verità mi è piombata addosso in tutta sua evidenza. W.V. è furbo come una faina e vigile come un cobra ( spero di aver indovinato gli animali di riferimento).
La sua strategia si dispiega coerente e fluida e avvilupperà B. nelle sue spire.
Innanzitutto la mossa di fargli vincere le elezioni e fargliele vincere con una maggioranza schiacciante.
B. è stato per due anni a contestare, denunciare brogli, gridare alla illegittimità del governo in carica, spallare alla porta di Palazzo Chigi .
E allora il nostro cosa ha fatto?
Geniale: gli ha aperto la porta … in modo che B. si trovasse a irrompere nel Palazzo, sbigottito nel non trovare più resistenza.
Immagini lo straniamento che avrà dovuto avvertire B.?
"Vuoi governare?" ha pensato W.V. eccoti accontentato.
"Ora voglio vedere cosa sei capace di fare"…
LO HA COSTRETTO A ESPORSI. e tra cinque anni gli presenterà il conto, annotando giorno per giorno tutto ciò che B. ha fatto o non ha fatto, ecco a cosa serve il Governo Ombra, a prendere appunti di quello che succede.
Chi ci avrebbe mai pensato?
B. ormai è all'angolo, pensa di aver picchiato l'opposizione, ma i nostri si difendono gagliardamente.
"A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta.".
B. mostra già le prime crepe tanto da offrire, finalmente, la pace sulle televisioni dopo una guerra durata vent'anni.
Proposta un'equa ripartizione "Io mi tengo le mie … per il resto fate un po’ quel che cazzo volete".
All'opposizione ora mostrare nei fatti di saper ripagare tanta generosità del vincitore, il quale pur potendo ridurre quelle aule sorde e grigie in un bivacco di manipoli ha teso la mano e vuole accompagnare i reprobi della sinistra a imboccare la retta via tra le due alternative: una strada che porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto, l'altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta.
Tuo Alessandro Manzoni
Ho analizzato ieri molto attentamente il dibattito alla Camera e penso finalmente di aver capito la strategia di Veltroni.
In un primo momento avevo pensato, come tu ben sai, a un atteggiamento arrendevole della opposizione trastullata nel suo governo ombra e invece ora la verità mi è piombata addosso in tutta sua evidenza. W.V. è furbo come una faina e vigile come un cobra ( spero di aver indovinato gli animali di riferimento).
La sua strategia si dispiega coerente e fluida e avvilupperà B. nelle sue spire.
Innanzitutto la mossa di fargli vincere le elezioni e fargliele vincere con una maggioranza schiacciante.
B. è stato per due anni a contestare, denunciare brogli, gridare alla illegittimità del governo in carica, spallare alla porta di Palazzo Chigi .
E allora il nostro cosa ha fatto?
Geniale: gli ha aperto la porta … in modo che B. si trovasse a irrompere nel Palazzo, sbigottito nel non trovare più resistenza.
Immagini lo straniamento che avrà dovuto avvertire B.?
"Vuoi governare?" ha pensato W.V. eccoti accontentato.
"Ora voglio vedere cosa sei capace di fare"…
LO HA COSTRETTO A ESPORSI. e tra cinque anni gli presenterà il conto, annotando giorno per giorno tutto ciò che B. ha fatto o non ha fatto, ecco a cosa serve il Governo Ombra, a prendere appunti di quello che succede.
Chi ci avrebbe mai pensato?
B. ormai è all'angolo, pensa di aver picchiato l'opposizione, ma i nostri si difendono gagliardamente.
"A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta.".
B. mostra già le prime crepe tanto da offrire, finalmente, la pace sulle televisioni dopo una guerra durata vent'anni.
Proposta un'equa ripartizione "Io mi tengo le mie … per il resto fate un po’ quel che cazzo volete".
All'opposizione ora mostrare nei fatti di saper ripagare tanta generosità del vincitore, il quale pur potendo ridurre quelle aule sorde e grigie in un bivacco di manipoli ha teso la mano e vuole accompagnare i reprobi della sinistra a imboccare la retta via tra le due alternative: una strada che porta alla disperazione e allo sconforto più assoluto, l'altra alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta esatta.
Tuo Alessandro Manzoni
MIA REPLICA
Il mio lettore adesso è Alessandro Manzoni, prima Giacomo Leopardi.
Confesso che mi piace di più.
Devo dire, caro A.M., che la tua analisi, apparentemente così cervellotica, forse c’ha azzeccato.
Allora vuol dire che Di Pietro recita la parte in commedia del cattivo evidente.
Si, l’accostamento al mondo animale è indovinato, credo sia proprio così.
Stante l’analisi che precede a mio giudizio il risultato finale potrebbe essere buono: B. che fa il proprio dovere per poi ascendere al Colle alla Gloria dei Cieli.
L.M.
Confesso che mi piace di più.
Devo dire, caro A.M., che la tua analisi, apparentemente così cervellotica, forse c’ha azzeccato.
Allora vuol dire che Di Pietro recita la parte in commedia del cattivo evidente.
Si, l’accostamento al mondo animale è indovinato, credo sia proprio così.
Stante l’analisi che precede a mio giudizio il risultato finale potrebbe essere buono: B. che fa il proprio dovere per poi ascendere al Colle alla Gloria dei Cieli.
L.M.
ALTRA MIA REPLICA
Sai cosa penso ? penso che tu abbia fatto un'analisi autoconsolatoria, per avere il cuore ancora aperto alla speranza, per non pensare che moriremo italioti della PdL (AN-FORZA ITALIA).
Tanto ti sei lambiccato il cervello da scovare una chiave di lettura razionale di comportamenti imbecilli che non hanno né possono trovare alcuna comprensione e meno che mai giustificazione.
la sinistra ha perso le elezioni per lo stesso motivo per cui quando in pollaio ci sono troppi galli non fa mai giorno.
Chiarisco: troppi egoismi, troppa presunzione, incultura (D'Alema e Veltroni non sono laureati), dei nanetti a confronto dei giganti del passato.
Come dice Travaglio, di De Gasperi, di Einaudi ne nascono uno ogni secolo.
Oggi siamo nella stessa situazione del 1920 e seguenti: un populista arrivista pluripregiudicato pluriprescritto, che andava combattuto a cazzotti nello stomaco e che è stato affrontato da damerini educati, che si sono coperti di ridicolo agli occhi della comunità internazionale e sono stati sfottuti (come godevo-amaro godimento) alla Camera come tu sai.
La destra durerà nella migliore delle ipotesi altri vent'anni !
Rassegnati.
L.M.
RISPOSTA
La prima volta che devo dire a malincuore...purtroppo hai ragione
A.M.
CONCLUSIONE
Insomma: prove tecniche di regime.
AGGIORNAMENTO
(19.5.2008)
Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi... Fantastico: dopo una settimana di polemiche (con la vergognosa defezione di Fazio che prima invita alla polemica poi - vigliaccamente - se ne torna al suo dorato guscio) tra Travaglio e Repubblica uno inizia a pensare che tutto sommato il richiamo deontologico del giornale non è che poi sia tanto fuori luogo.
Ma poi ti capita di aprire il Venerdì, magazine allegato alla Repubblica del venerdì, e alla pag. 38 trovi un servizio su Schifani CON LE STESSE IDENTICHE ILLAZIONI travagliane!!!
E a pagina 163 una lettera al direttore con cui Nania si lamenta affermando che lui è stato condannato si ma solo in primo grado e assolto seppure con prescrizione in appello.
Risposta giocando tra il tecnico CONDANNATO e il participio passato CONDANNATO: "Quindi Lei è stato CONDANNATO!"..
Col che si vuole significare che la morale come la salita è doppia: di qua si scende di là si sale…
Basta sapere da che parte ti metti.
Ma poi ti capita di aprire il Venerdì, magazine allegato alla Repubblica del venerdì, e alla pag. 38 trovi un servizio su Schifani CON LE STESSE IDENTICHE ILLAZIONI travagliane!!!
E a pagina 163 una lettera al direttore con cui Nania si lamenta affermando che lui è stato condannato si ma solo in primo grado e assolto seppure con prescrizione in appello.
Risposta giocando tra il tecnico CONDANNATO e il participio passato CONDANNATO: "Quindi Lei è stato CONDANNATO!"..
Col che si vuole significare che la morale come la salita è doppia: di qua si scende di là si sale…
Basta sapere da che parte ti metti.
Alessandro Manzoni
Non ho mai pensato chele opinioni di D'avanzo esprimessero la linea di Repubblica sul modo di fare giornalismo di Marco Travaglio, che a me piace.
L.M.

1 commento:
Titolo azzeccatissimo!
Condivido la chiave interpretativa dell'autore.
Però è una cosa di quelle che proprio non vanno giù!
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