da L'Unità
È un vero peccato che i sottosegretari del Berlusconi IV siano così pochi, appena 37.
Fossero stati di più, come nel governo Prodi, l’avanspettacolo assicurato per i prossimi 5 anni sarebbe certamente più vario.
Basti pensare che dal Bagaglino di Palazzo Chigi son rimaste fuori gigantesse del pensiero tipo Daniela Melchiorre, Iole Santelli e Alessandra Mussolini e titani della coerenza come Lamberto Dini.
Ma bisogna accontentarsi: pare che trombati e trombate avranno ciascuno una commissione da presiedere, dunque il cabaret si trasferirà da quelle parti.
Anche la scelta dei sottosegretari, come già quella dei ministri, è stata improntata alla più ferrea meritocrazia. Prendete Elisabetta Alberti Casellati. Nel 2001, appena divenuta sottosegretaria alla Salute, sistemò la figlia Ludovica a capo della segreteria di sé medesima. Per la serie: prendi uno, paghi due. Ora, per il suo squisito senso dell’equità, l’hanno spostata alla Giustizia, come se non bastasse Alfano.
Sempre nel ramo parenti, si segnala Giuseppe Cossiga, figlio di cotanto padre, alla Difesa. In realtà per lui e la Casellati era meglio la delega alla Famiglia, che però è già occupata da Fernandel Giovanardi, che cumula pure quelle alla Droga e al Servizio civile.
Per la prima pareva più adatto Miccichè, ma serviva al Cipe.
In fondo Giovy ha pur sempre dato nome alla legge antidroga, che prevede la galera per chi possiede spinelli oltre la soglia - precisò lui stesso, armato di bilancino - di 21 canne e mezza.
Poi ci sono i sottosegretari da esportazione, ovviamente scelti con criteri di eccellenza perché devono farsi conoscere anche oltre Chiasso.
È il caso di Michela Vittoria Brambilla, paracadutata dalla Salute al Turismo nella speranza che viaggi molto.
E del duo Stefania Craxi-Enzo Scotti agli Esteri, investiti di due compiti delicati:
il primo, rammentare all’ignaro e spensierato Frattini che è il ministro degli Esteri anche se gli vien da ridere;
il secondo, far sapere agli altri paesi che l’Italia, quando riesce a liberarsi di un politico corrotto, lo rimpiazza subito con i suoi figli.
Enzo Scotti - lo diciamo per i contemporanei - non è omonimo di quell’Enzo Scotti che faceva il ministro per la Dc fino al ‘92. È sempre lui, riciclato dall’Mpa. Ai tempi belli era ministro degli Esteri, ora s’accontenta di fare il sottosegretario, e nemmeno l’unico. Uno dei tanti. Nel frattempo ha collezionato una prescrizione per lo scandalo dei fondi neri del Sisde e una condanna della Corte dei conti a risarcire lo Stato. Dunque va premiato e mandato in giro per il mondo, a tener alta la reputazione dell’Italia.
Poi c’è Aldo Brancher, noto statista lombardoveneto, già «saggio» ri-costituente nella baita di Lorenzago, finito in galera 15 anni fa per le mazzette Fininvest al Psi. Temendo che le manette gli sciogliessero la lingua e gli rinfrescassero la memoria, Berlusconi e Confalonieri - come ha raccontato lo stesso Cavaliere - erano soliti girare ogni sera in automobile intorno a San Vittore per ispirargli telepaticamente la virtù del silenzio. Funzionò: «eroico» almeno quanto Mangano, Brancher non parlò, si prese tutta la colpa, e venne ricompensato: prima con un seggio al Parlamento, poi con la depenalizzazione del suo reato - il falso in bilancio - giusto in tempo per risparmiargli una condanna definitiva in Cassazione. Ora è sottosegretario al Federalismo, che è proprio la sua materia di studi. Dopo Carlo Cattaneo, c’è Brancher.
Ma non è finita, perché il meglio deve ancora venire: il sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca è nientepopodimenochè Giuseppe Pizza, segretario della fantomatica Dc. Che parrebbe un po’ superata anche a un etrusco, a un fenicio, a un cartaginese, ma esiste. Almeno sulla carta. Giornalista, iscritto alla Dc (quella vera) dal 1969, poi membro della direzione e della giunta nazionale, nel 1994 ne tentò l’impossibile riesumazione insieme a Flaminio Piccoli e al presidente onorario Giuseppe Alessi, siciliano, ultracentenario. Vinta in extremis la battaglia legale per il nome e lo Scudocrociato, la Dc di Pizza s’è alleata col Cainano imbarcando due scarti dell’Udeur come il pregiudicato Rocco Salini e lo sputacchiere Tommaso Barbato.
Purtroppo son rimasti fuori dal Parlamento.
Ora bisogna assolutamente recuperarli.
Salini, condannato per falso, all’Alitalia.
Barbato, con tutti quegli sputi, all’Educazione. O all’Informazione, per via della saliva.

2 commenti:
Non riesco a capire perché Travaglio incontri tanti oppositori. Non si abbandona alla fantasia e vede con occhio spassionato le miserie del mondo della politica italiana. Ha anche il senso dell'umorismo che gli consente di conferire una certa leggerezza ad argomenti che sono pesanti e gravi, soprattutto dal punto di vista della morale. Eppure poche sono le voci che si alzano in sua difesa. Non sarà mica invidia?
X ROSSANA.
Forse perchè dice cose vere ?
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