
Luigi Morsello
Il leader dell’Italia dei Valori deve far paura a molti.
Che lo si tema nel PdL è abbastanza ovvio, anche si continua a sostenere che l’elettorato di destra non si sposta verso sinistra.
Ciò era vero fino al giorno 7 luglio 2008, ma sarà vero anche dopo ?
Sarà vero anche oggi ?
Oggi s’è visto in tutte le salse un Di Pietro alternativo alla sinistra, meglio al PD (la sinistra vera, che è fuori dal Parlamento, era presente alla manifestazione popolare dell’8 luglio), mentre alla destra, al PdL lo era già fin dall’alleanza elettorale con il PD ed anche prima, quando era Ministro alle Infrastrutture del governo Prodi.
L’8 luglio 2008 si è consumata una rottura (era nell’aria) con la concezione politica e della politica di Walter Veltroni, ostinatamente ancorato ad una filosofia della politica, bella e gentile, irrealistica, come lo ha ampiamente dimostrato la rovinosa sconfitta dell’ultima consultazione elettorale politica del15-16 aprile 2008.
Di Pietro, assieme al Senatùr ormai imbolsito dalla malattia (dovuto forse, come accennava Sabina Guzzanti, ad una “trasgressione” volta in dramma) è l’unico vero ‘animale politico’ capace di interpretare umori e malumori di questi italiani, di ciò che sono oggi gli italiani (complice un devastante e devastato sistema scolastico pubblico), non di ciò che vorremmo fossero gli italiani (e che sono stati gli italiani in passato). Questi ultimi alle elezioni politiche di aprile 2008 erano latitanti, anzi non ne esistono quasi più, come la maggioranza che ha votato per il PdL dimostra senza alcuna ombra di dubbio.
Di Pietro fa paura al PD, a tutti gli esponenti politici dei PD, ma soprattutto a quei due che la Mantide Religiosa berlusconiana ha divorato dopo averli ‘violentati’ alla Bicamerale l’uno ed alle politiche ultime il secondo.
Il paradosso è che, pur considerando senza dirlo esplicitamente il ‘nemico’, la ‘serpe’ coltivata nel seno, i due sconfitti, di allora e di oggi, ancora guerreggiano una guerra infinita tutta loro personale, di supremazia all’interno del partito.
Il giornalismo di sinistra non attacca realmente Di Pietro, basterebbe gi attacchi corali del duopolio e la fatica dello scrivere si consuma tutta lì, l’uno che attacca l’altro e viceversa.
Allora chi fa paura al giornalismo di sinistra ?
È scontato che faccia paura a destra dello schieramento politico, ma chi fa paura realmente alla sinistra è Marco Travaglio.
Fa paura: perché ?
Qui ci si potrebbe sbizzarire a trovarne parecchie ragioni di paura, ma che credo che la ragione, il motivo sia condensato tutto qui: la politica di sinistra a sinistra può essere frustata solo dal giornalismo di sinistra.
Sembra un gioco di parole ed un parte lo è, perché gli attacchi da destra sono continui, costanti e duraturi nel tempo. Ma quando la sinistra, il PD in particolare sbaglia, allora i castigatori sono i giornali ed i giornalisti di sinistra, è una loro prerogativa, una loro testimonianza di indipendenza dal potere politico, di sinistra appunto.
Travaglio non ha mai dichiarato una sua appartenenza politica, ha sempre detto “Non sono né di destra né di sinistra”, ammettendo solo di sentirsi un liberale e di avere votato alle consultazioni elettorali politiche del 2006 per Franca Rame, in segno di amicizia personale. Egli appartiene solo a sé stesso, è un uomo ed un giornalista libero, un eccezionale ed eccellente interprete delle libertà costituzionali, di pensiero e di parola, e non fa sconti a nessuno.
Travaglio è amato dai suoi lettori, che lo adorano, e ciò genera livore ed invidia nei suoi colleghi.
Travaglio le conta e le suona a chiunque. Carte alla mano, a destra, a sinistra, al centro.
Egli interpreta, assieme a Di Pietro, l’indignazione che l’elettorato sinistra prova, finalmente, verso e contro l’intero sistema politico italiano.
Egli usa le armi dei fatti che racconta e della interpretazione che ne dà, in chiave satirica e sarcastica, come piace ai suoi lettori.
È incontrollabile, come lo è Tonino Di Pietro.
Ha uno stile, un ‘aplomb’ perfetti, non una screpolatura, non un cedimento, né un tentennamento. Talvolta accenna ad una reazione verso i suoi contraddittori, che in genere urlano ed offendono, tentando di tirarlo nella trappola della rissa.
Di Pietro – Travaglio: un binomio perfetto.
Di Pietro solido, corposo, roccioso, capace di improvvise e famose “sfuriate”, come ai tempi di Mani Pulite. Tutte al momento giusto, quando lo decide lui e non quando lo provocano altri a farlo, nel qual caso sorride, come per dire “non ci casco”.
Sì, è vero, non è un oratore, ma uno che fa requisitorie, ha un eloquio che si inceppa piuttosto frequentemente, ma credo che lo faccia apposta, vuol parlare il linguaggio semplice che occorre alle persone semplici. L’intellettuale storce il naso, lui si fa capire, l’elettore comune si identica in lui, un uomo che impersona in Italia il mito americano, l’uomo che si è fatto da sé, il “self-made men”, nella variante tutta dipietresca, che lo ha fatto senza violare alcuna legge e senza approfittarsi di nulla.
È stato indagato innumerevoli volte, sempre prosciolto dal G.I.P.
Di Pietro lo aveva capito, per questo motivo diede le dimissioni dal magistrato, prevedendo la via crucis che lo aspettava, quando la spinta di Mani Pulite si era praticamente esaurita.
Altri magistrati oggi stanno percorrendo quel sentiero di sofferenza.
Anche nel campo avverso c’è una persona che si è fatta da sé, ma la sua storia non è limpida. In comune i due, che sono acerrimi nemici, hanno la volontà di fare (salvo poi a verificare a favore di chi), la lucidità, l’energia inesauribile (anche se la fonte di questa energia è decisamente divergente).
Travaglio giovane, elegante di una eleganza naturale, raffinato, perfettamente controllato, un self-control eccezionale. Piace all’elettorato femminile, non provoca gelosie in quello maschile.
Gelosia fra i colleghi giornalisti e a qualche polemista sì, eccome. Ma sopratutto invidia e ostilità per avere egli sistematicamente violato la liturgia di sinistra: solo i giornalisti di sinistra possono attaccare la sinistra politica, moderata e non.
Si sono sentiti e sono stati spiazzati da uno che racconta fatti e solo dopo li commenta, dalla libertà di parola che si arroga pur definendosi un “cronista giudiziario” (credo che lo pensi davvero), che rubava la platea dei lettori, pubblicava libri di successo, resisteva a cinque anni (2001-2006) di ostracismo, televisivo e non (adesso ricomincerà).
Ma il ‘peccato’ più grave che Travaglio commette (è un recidivo specifico) è di non essere auto-referenziale.
Quindi, gli attacchi sono fioccati, a pioggia: sulla manifestazione dell’8 luglio 2008; sulla satira feroce, irriverente, talvolta blasfema (almeno apparentemente) di Sabina Guzzanti; sulla satira di sfondamento di Beppe Grillo a Veltroni, al Papa, al Capo dello Stato.
Riferiva ieri un quotidiano di larghissima fama che il Presidente Napotilano firmerà il “lodo Alfano” sia perché risponde agli indirizzi che la Corte Costituzionale definì quando dichiarò incostituzionale l’analogo ‘lodo Schifani’, sia perché la stessa Corte non disse in quella sentenza che un simile scudo, che modificava la Costruzione vigente, doveva essere adottato con legge costituzionale e non ordinaria, come il ’lodo Alfano’ che è un disegno di legge ordinaria.
A me sembra un po’ esile questa motivazione, sarei curioso di sapere che ne pensano i costituzionalisti.
Inoltre, Grillo e la Guzzanti sono due comici, fanno satira politica e la satira per definizione è irriverente, almeno nelle democrazie occidentali e di oltre oceano (incidentalmente, nessun capo di governo democratico al mondo gode si un simile privilegio).
Davvero incredibile: critiche a pioggia, torrenziale, sono piovute da ogni parte, segno e sintomo del successo della manifestazione e dell’inquietudine che ha provocato tale successo.
Spiace doverlo dire, ma alcuni ‘sepolcri imbiancati’ (metafora dell’ipocrisia) si sono dissociati: pessimo comportamento, non hanno capito niente !
Una sola voce dissonante, meditata, equilibrata, saggia, quella di Giorgio Bocca (v. in questo blog: 10 luglio 2008), che conclude: “Ma se aspettiamo i giorni in cui cadono le foglie forse saranno anche cadute le nostre residue libertà".
Gli altri a rovesciare critiche su critiche, dimentichi che il Caimano, abilissimo, ha parlato alla “pancia” del Paese, degli elettori.
Se la pancia del Paese è quella delle ultime quattro generazioni licenziare all’ignoranza, che alligna massiccia anche nelle aule parlamentari, vedi l’indagine delle Iene, da una Scuola Pubblica devastata, a quella pancia bisogna parlare.
Gli italiani oggi sono così. Gli italiani prossimi venturi saranno ugualmente così !
Invertire la tendenza: sì, certo, però prima bisogna parlare alla pancia del Paese, altrimenti le elezioni si perdono. Dopo si può e si deve programmare la ripresa, anzi la rinascita, dell’economia, della politica, della morale individuale e dell’etica dei comportamenti.
Nanni Moretti, la sua celebre invettiva. Storce il naso e la bocca. Vorrei chiedere: quella invettiva ha stimolato il processo di ricambio generazionale nella sinistra ?
I girotondi e girotondini hanno forse impedito a Berlusconi di vincere le elezioni del 2001 ?
Che lo si tema nel PdL è abbastanza ovvio, anche si continua a sostenere che l’elettorato di destra non si sposta verso sinistra.
Ciò era vero fino al giorno 7 luglio 2008, ma sarà vero anche dopo ?
Sarà vero anche oggi ?
Oggi s’è visto in tutte le salse un Di Pietro alternativo alla sinistra, meglio al PD (la sinistra vera, che è fuori dal Parlamento, era presente alla manifestazione popolare dell’8 luglio), mentre alla destra, al PdL lo era già fin dall’alleanza elettorale con il PD ed anche prima, quando era Ministro alle Infrastrutture del governo Prodi.
L’8 luglio 2008 si è consumata una rottura (era nell’aria) con la concezione politica e della politica di Walter Veltroni, ostinatamente ancorato ad una filosofia della politica, bella e gentile, irrealistica, come lo ha ampiamente dimostrato la rovinosa sconfitta dell’ultima consultazione elettorale politica del15-16 aprile 2008.
Di Pietro, assieme al Senatùr ormai imbolsito dalla malattia (dovuto forse, come accennava Sabina Guzzanti, ad una “trasgressione” volta in dramma) è l’unico vero ‘animale politico’ capace di interpretare umori e malumori di questi italiani, di ciò che sono oggi gli italiani (complice un devastante e devastato sistema scolastico pubblico), non di ciò che vorremmo fossero gli italiani (e che sono stati gli italiani in passato). Questi ultimi alle elezioni politiche di aprile 2008 erano latitanti, anzi non ne esistono quasi più, come la maggioranza che ha votato per il PdL dimostra senza alcuna ombra di dubbio.
Di Pietro fa paura al PD, a tutti gli esponenti politici dei PD, ma soprattutto a quei due che la Mantide Religiosa berlusconiana ha divorato dopo averli ‘violentati’ alla Bicamerale l’uno ed alle politiche ultime il secondo.
Il paradosso è che, pur considerando senza dirlo esplicitamente il ‘nemico’, la ‘serpe’ coltivata nel seno, i due sconfitti, di allora e di oggi, ancora guerreggiano una guerra infinita tutta loro personale, di supremazia all’interno del partito.
Il giornalismo di sinistra non attacca realmente Di Pietro, basterebbe gi attacchi corali del duopolio e la fatica dello scrivere si consuma tutta lì, l’uno che attacca l’altro e viceversa.
Allora chi fa paura al giornalismo di sinistra ?
È scontato che faccia paura a destra dello schieramento politico, ma chi fa paura realmente alla sinistra è Marco Travaglio.
Fa paura: perché ?
Qui ci si potrebbe sbizzarire a trovarne parecchie ragioni di paura, ma che credo che la ragione, il motivo sia condensato tutto qui: la politica di sinistra a sinistra può essere frustata solo dal giornalismo di sinistra.
Sembra un gioco di parole ed un parte lo è, perché gli attacchi da destra sono continui, costanti e duraturi nel tempo. Ma quando la sinistra, il PD in particolare sbaglia, allora i castigatori sono i giornali ed i giornalisti di sinistra, è una loro prerogativa, una loro testimonianza di indipendenza dal potere politico, di sinistra appunto.
Travaglio non ha mai dichiarato una sua appartenenza politica, ha sempre detto “Non sono né di destra né di sinistra”, ammettendo solo di sentirsi un liberale e di avere votato alle consultazioni elettorali politiche del 2006 per Franca Rame, in segno di amicizia personale. Egli appartiene solo a sé stesso, è un uomo ed un giornalista libero, un eccezionale ed eccellente interprete delle libertà costituzionali, di pensiero e di parola, e non fa sconti a nessuno.
Travaglio è amato dai suoi lettori, che lo adorano, e ciò genera livore ed invidia nei suoi colleghi.
Travaglio le conta e le suona a chiunque. Carte alla mano, a destra, a sinistra, al centro.
Egli interpreta, assieme a Di Pietro, l’indignazione che l’elettorato sinistra prova, finalmente, verso e contro l’intero sistema politico italiano.
Egli usa le armi dei fatti che racconta e della interpretazione che ne dà, in chiave satirica e sarcastica, come piace ai suoi lettori.
È incontrollabile, come lo è Tonino Di Pietro.
Ha uno stile, un ‘aplomb’ perfetti, non una screpolatura, non un cedimento, né un tentennamento. Talvolta accenna ad una reazione verso i suoi contraddittori, che in genere urlano ed offendono, tentando di tirarlo nella trappola della rissa.
Di Pietro – Travaglio: un binomio perfetto.
Di Pietro solido, corposo, roccioso, capace di improvvise e famose “sfuriate”, come ai tempi di Mani Pulite. Tutte al momento giusto, quando lo decide lui e non quando lo provocano altri a farlo, nel qual caso sorride, come per dire “non ci casco”.
Sì, è vero, non è un oratore, ma uno che fa requisitorie, ha un eloquio che si inceppa piuttosto frequentemente, ma credo che lo faccia apposta, vuol parlare il linguaggio semplice che occorre alle persone semplici. L’intellettuale storce il naso, lui si fa capire, l’elettore comune si identica in lui, un uomo che impersona in Italia il mito americano, l’uomo che si è fatto da sé, il “self-made men”, nella variante tutta dipietresca, che lo ha fatto senza violare alcuna legge e senza approfittarsi di nulla.
È stato indagato innumerevoli volte, sempre prosciolto dal G.I.P.
Di Pietro lo aveva capito, per questo motivo diede le dimissioni dal magistrato, prevedendo la via crucis che lo aspettava, quando la spinta di Mani Pulite si era praticamente esaurita.
Altri magistrati oggi stanno percorrendo quel sentiero di sofferenza.
Anche nel campo avverso c’è una persona che si è fatta da sé, ma la sua storia non è limpida. In comune i due, che sono acerrimi nemici, hanno la volontà di fare (salvo poi a verificare a favore di chi), la lucidità, l’energia inesauribile (anche se la fonte di questa energia è decisamente divergente).
Travaglio giovane, elegante di una eleganza naturale, raffinato, perfettamente controllato, un self-control eccezionale. Piace all’elettorato femminile, non provoca gelosie in quello maschile.
Gelosia fra i colleghi giornalisti e a qualche polemista sì, eccome. Ma sopratutto invidia e ostilità per avere egli sistematicamente violato la liturgia di sinistra: solo i giornalisti di sinistra possono attaccare la sinistra politica, moderata e non.
Si sono sentiti e sono stati spiazzati da uno che racconta fatti e solo dopo li commenta, dalla libertà di parola che si arroga pur definendosi un “cronista giudiziario” (credo che lo pensi davvero), che rubava la platea dei lettori, pubblicava libri di successo, resisteva a cinque anni (2001-2006) di ostracismo, televisivo e non (adesso ricomincerà).
Ma il ‘peccato’ più grave che Travaglio commette (è un recidivo specifico) è di non essere auto-referenziale.
Quindi, gli attacchi sono fioccati, a pioggia: sulla manifestazione dell’8 luglio 2008; sulla satira feroce, irriverente, talvolta blasfema (almeno apparentemente) di Sabina Guzzanti; sulla satira di sfondamento di Beppe Grillo a Veltroni, al Papa, al Capo dello Stato.
Riferiva ieri un quotidiano di larghissima fama che il Presidente Napotilano firmerà il “lodo Alfano” sia perché risponde agli indirizzi che la Corte Costituzionale definì quando dichiarò incostituzionale l’analogo ‘lodo Schifani’, sia perché la stessa Corte non disse in quella sentenza che un simile scudo, che modificava la Costruzione vigente, doveva essere adottato con legge costituzionale e non ordinaria, come il ’lodo Alfano’ che è un disegno di legge ordinaria.
A me sembra un po’ esile questa motivazione, sarei curioso di sapere che ne pensano i costituzionalisti.
Inoltre, Grillo e la Guzzanti sono due comici, fanno satira politica e la satira per definizione è irriverente, almeno nelle democrazie occidentali e di oltre oceano (incidentalmente, nessun capo di governo democratico al mondo gode si un simile privilegio).
Davvero incredibile: critiche a pioggia, torrenziale, sono piovute da ogni parte, segno e sintomo del successo della manifestazione e dell’inquietudine che ha provocato tale successo.
Spiace doverlo dire, ma alcuni ‘sepolcri imbiancati’ (metafora dell’ipocrisia) si sono dissociati: pessimo comportamento, non hanno capito niente !
Una sola voce dissonante, meditata, equilibrata, saggia, quella di Giorgio Bocca (v. in questo blog: 10 luglio 2008), che conclude: “Ma se aspettiamo i giorni in cui cadono le foglie forse saranno anche cadute le nostre residue libertà".
Gli altri a rovesciare critiche su critiche, dimentichi che il Caimano, abilissimo, ha parlato alla “pancia” del Paese, degli elettori.
Se la pancia del Paese è quella delle ultime quattro generazioni licenziare all’ignoranza, che alligna massiccia anche nelle aule parlamentari, vedi l’indagine delle Iene, da una Scuola Pubblica devastata, a quella pancia bisogna parlare.
Gli italiani oggi sono così. Gli italiani prossimi venturi saranno ugualmente così !
Invertire la tendenza: sì, certo, però prima bisogna parlare alla pancia del Paese, altrimenti le elezioni si perdono. Dopo si può e si deve programmare la ripresa, anzi la rinascita, dell’economia, della politica, della morale individuale e dell’etica dei comportamenti.
Nanni Moretti, la sua celebre invettiva. Storce il naso e la bocca. Vorrei chiedere: quella invettiva ha stimolato il processo di ricambio generazionale nella sinistra ?
I girotondi e girotondini hanno forse impedito a Berlusconi di vincere le elezioni del 2001 ?

2 commenti:
Questa tua lunga riflessione sull'evento e sui personaggi che ne sono stati protagonisti mi trova perfettamente d'accordo. O io non sono capace di discernimento o i giornalisti, di destra e di sinistra, che hanno gridato allo scandalo a proposito della dimostrazione, peraltro pacifica, dell'otto luglio non erano obiettivi. Mi ero fatta influenzare anche io, all'inizio, poi ho voluto ascoltare la tanto deprecata tirata della Guzzanti. Premetto che non sono una sua fan e che non sempre mi piace nelle sue esibizioni, ma questo tremendo e blasfemo intervento io non l'ho sentito. Mi sembra molto più grave che la stampa, invece di scandalizzarsi per le parole di due comici, non si scandalizzi dei fatti commessi da chi comico non è ed ha in mano le sorti dell'Italia. Di Travaglio, sì, sono un'ammiratrice: scrive bene, si documenta, non è mai spinto dal livore , non scende a compromessi e scrive ed agisce restando fedele alla sua visione etica della politica e della sua professione.
Mi auguro che la gente si renda conto a che cosa andiamo incontro. Prevedo tempi difficili.
rossana
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madda
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