
Ottorino Respighi
“Feste romane” è l’ultimo dei tre poemi sinfonici, ed anch’esso si costituisce di quattro immagini diverse, però qui l’orientamento del brano è più verso la pittura d’ambiente, si manifesta un senso del colore che si è fatto più acceso per descrivere situazioni nuove ed inedite. Inoltre in questo brano si fa largo una ispirazione popolaresca, con tratti fin troppo espliciti ed insistenti citazioni di canti romaneschi. Laddove l’impiego del dato popolare fu più massiccio Respighi si applicò per arrivare a risultati soddisfacenti che non fossero deludenti per gli ascoltatori (specialmente l’ultimo tempo, dove ascoltiamo motivi rustici, saltarelli, stornelli, canti di ubriachi fu rifatto ben tre volte).
Il poema sinfonico inizia con:
“Circenses”: il cielo è torvo sul Circo Massimo, ma la plebe è in festa, “Ave Nerone!”, si schiudono le porte di ferro e nell’aria di diffonde un canto religioso e l’urlo delle belve. La folla ondeggia e freme, mentre impassibile, il canto dei martiri si diffonde, vince e naufraga nel tumulto generale.
“Il Giubileo”: i pellegrini si trascinano pregando per la lunga via, finalmente appare agli occhi ardenti delle anime anelanti la Città Santa, “Roma! Roma!”, è un inno di giubilo quello che prorompe, a cui risponde lo scampanio di tutte le chiese.
“L’Ottobrata”: festa di Ottobre ai castelli… e poi nell’ora del vespro trema una serenata romantica.
Il poema sinfonico inizia con:
“Circenses”: il cielo è torvo sul Circo Massimo, ma la plebe è in festa, “Ave Nerone!”, si schiudono le porte di ferro e nell’aria di diffonde un canto religioso e l’urlo delle belve. La folla ondeggia e freme, mentre impassibile, il canto dei martiri si diffonde, vince e naufraga nel tumulto generale.
“Il Giubileo”: i pellegrini si trascinano pregando per la lunga via, finalmente appare agli occhi ardenti delle anime anelanti la Città Santa, “Roma! Roma!”, è un inno di giubilo quello che prorompe, a cui risponde lo scampanio di tutte le chiese.
“L’Ottobrata”: festa di Ottobre ai castelli… e poi nell’ora del vespro trema una serenata romantica.
“La Befana”: la notte dell’Epifania a Piazza Navona, un ritmo caratteristico di trombette domina sul clamore frenetico, ascoltiamo motivi popolari, cadenze di saltarelli, il canto rauco di un ubriaco e il fiero stornello in cui si espande l’anima popolaresca, “Lassatece passà, semo romani!”.
Marina Pinto
Marina Pinto
Orchestra dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia (Roma)Auditorium "Parco della musica" di Roma
Direttore/Conductor Antonio Pappano
Gennaio 2007

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