domenica 13 luglio 2008

IL GRIDO DI DOLORE DI UN LEGHISTA



Dante
dal blog di
Beppe Grillo

"Gentile Beppe Grillo, le invio questa lettera aperta per Umberto Bossi, se lei la pubblica probabilmente Bossi la leggerà. Grazie in anticipo." Dante.
“Umberto,
mi permetto di darti del tu, ti ho seguito dal 1987 da quando disegnavi le galline per i manifesti di Roma Ladrona, oggi sei scappato di casa, ma io comunque ti aspetto. La porta è aperta. Non ti voto più da quando sei andato con Berlusconi, quello che chiamavi il mafioso di Arcore e allora, se ricordi, tutta la base era d’accordo con te. Non so perché lo hai fatto, non credo per i soldi, per i miliardi che avrebbe usato per comprarti e non credo neanche che tu abbia avuto paura di minacce di morte per te e per la tua famiglia da parte della mafia. Sono cose che si dicono. Sono convinto che abbiano cercato di comprarti e di intimidirti, ma per me tu non sei uno in vendita e hai sempre avuto un certo coraggio.
Io credo che tu abbia abbandonato la Lega delle origini per motivi tattici, per arrivare più presto al federalismo e per questo hai fatto un patto con il diavolo, con chi rappresenta l’esatto contrario della Lega, l’uomo di Dell’Utri e di Licio Gelli, il figlio di Bettino Craxi, l’erede di quell’Andreotti che abbiamo mandato a fanculo nel prato di Pontida in quarantamila quando al vaffanculo Beppe Grillo non ci pensava ancora. Il vaffanculo lo ha inventato la Lega, lo hai inventato tu.
Io penso che Berlusconi, scusa il termine, abbia fottuto te e la Lega e abbia incassato solo lui. Gli hai regalato cinque anni di governo senza cavare un ragno dal buco. Mentre lui ha fatto le leggi per sé, la Lega non ha ottenuto niente, meno di zero. Adesso hai promesso che porterai a casa il federalismo fiscale, se lo otterrai avrai avuto ragione tu. Ma non te lo faranno fare. Non possono chiudere per fallimento il Centro Sud che vive delle tasse della produzione del Nord, ci sarebbe la rivoluzione in Sicilia, in Calabria, in Campania dove le uniche imprese importanti sono la Regione, le province e i comuni. Morirebbero di fame. Il federalismo fiscale avrebbe come conseguenze la rivoluzione e la secessione. Tu lo sai benissimo, e lo sanno anche loro.
Da quando sei con Berlusconi la base ha dovuto ingoiare dei rospi, ma in questa legislatura sono rospi giganti: i sussidi pubblici all’Alitalia, il Ponte di Messina, la spazzatura di Napoli portata al Nord. In tre mesi avete discusso solo di leggi per evitare i processi a Berlusconi, la sicurezza dei cittadini della campagna elettorale è stata sacrificata all’impunità di Berlusconi. I rom c’erano prima e ci sono adesso. I clandestini sbarcavano prima e ora pure. L’unica tassa che rimaneva ai comuni del Nord, l’ICI, è stata cancellata. Le imprese del Nord chiudono, la Lega lo sa bene, per la pressione fiscale, gli anticipi dell’IVA mai rimborsati, l’IRAP e per le mille rotture di balle della burocrazia italiana.
Le nostre aziende chiudono, Umberto, e tu passi il tempo a parare il culo a Berlusconi sperando nel federalismo. Una volta che Berlusconi avrà sistemato i suoi problemi giudiziari potrai scordarti il federalismo fiscale. Spero (lo spero veramente) di sbagliarmi, ma ti troverai con un pugno di mosche in mano e il movimento sfasciato. Se alzerai la voce, Berlusconi ti scaricherà e imbarcherà Veltroni o Casini o tutti e due. E tratterà te e la Lega sulle sue televisioni come oggi tratta Di Pietro.
Mi ricordo una volta nell’Oltrepò Pavese eravamo in trenta ad ascoltarti, parlasti per quelle poche persone per ben due ore. Ci spiegasti come la Chiesa intimidiva i liberi pensatori e come bruciava gli eretici. Sabina Guzzanti avrebbe preso appunti, al tuo posto rimane un’educanda. Non è mai troppo tardi per ritornare indietro da una strada sbagliata.” Dante

COMMENTO

Appare decisamente strano che i mal di pancia inizino nella Lega in questa legislatura. Davvero, l'impressione è che lo zoccolo duro, la 'base' della Lega sia fatta di coccio, abbia la testa molto dura se ci sono voluti tanti anni per capire che l'abbraccio di Berlusconi è mortifero per chiunque.
D'altra parte l'esperienza di Rifondazione Comunista dimostra quanto sia difficile essere un partito 'di lotta e di governo'. Nella tornata elettorale successiva gli elettori hanno punito quel partito che, essendo da sempre di lotta, poi ha fatto accesso al governo riempiendosi di contraddizioni.
L'ex elettore della Lega scrive con passione e sofferenza, la sua analisi politica è lucidissima, sa bene che il 'federalisno fiscale' significherebbe disarticolare l'Italia. Forse, non ha ancora capito che l'illusione del federalismo, poi ridottosi a 'fiscale' (e non è poco) è servito a fare la fortuna del gruppo dirigente della Lega e credo che difficilmente arriveranno i leghisti duri e puri a capirlo pienamente.
A chiunque, dotato di un po' di discernimento e di criterio, sarebbe apparso chiaro che l'idea di un federalismo era un'idea bislacca, posto che il federalismo per definizione prende le mosse da una esigenza di unificazione. L'Italia è unita fin dal 1861, la Costituzione Repubblicana del 1948 ha attribuito alle Regioni il giusto rilievo, creando anche quelle a Statuto Speciale. In quale modo il federalismo può avere un significato in uno stato unitario ? In nessuno ! Ne consegue che parlare di federalismo, anche se solo fiscale, risponde ad una esigenza, molto poco condivisibile, anzi per niente del tutto, di egoismi locali, in una cornice di totale assenza di solidarietà sociale (ognuno per sè e Dio per tutti si diceva un tempo).
Idee cosè grette, modi così grossolani di intendere la 'Res Publica', dimostrano che l'unità d'Italia, a distanza di 247 anni dalla unificazione geografica, non si è ancora compiuta dal punto di vista sociale, complice il lassismo della politica nazionale, la mancata realizzazione di infrastrure e l'aggiornamento di quelle esistenti, l'opportunismo della politica locale, i mille intrallazzi, la corruzione, l'incapacità di dominare fenomeni criminali di antica specie (ma loro sì capaci di evolversi e di interagire con le dinamiche economico-produttive), che solo uno Stato forte avrebbe potuto sperare di contenere (e non è accaduto).
L'Italia resta l'Italietta di sempre. Ci sono poche speranze, specie oggi, che possa diventare una componente veramente importante della UE.
Vorrei tanto sbagliarmi, però.

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