20 luglio 2008
«Assisto a grandi lezioni storiche da parte del ministro Tremonti. Vorrei ricordare solo che nella bozza del Dpef del 2002 la stessa persona proponeva una misura che permetteva di ipotecare l'immobile posseduto, moltiplicando il proprio indebitamento a chi aveva una casa, seguendo lo slogan: siamo ricchi e non ce ne accorgiamo. Era un meccanismo che ricorda molto da vicino quello dei subprime che ci hanno portati dove siamo oggi».
Pier Luigi Bersani, ministro ombra dell'economia, mescola preoccupazione e incredulità nel seguire la strategia del governo. Incredulo? E perché? Tremonti è stato chiaro: non ci sono soldi per nessuno, va salvaguardato il bene supremo del Paese che è il bilancio dello Stato. Più o meno le stesse parole che usava lei quando era al governo. «La parole sono una cosa i numeri sono altri».
Sta dicendo che i numeri presentati in Parlamento non sono veri? «Io dico che nei primi sei mesi siamo tre miliardi in vantaggio sull'obiettivo di fabbisogno, nei secondi improvvisamente dovremmo andar sotto di 19 miliardi, delle due l'una: anche scontando una pessima congiuntura o si prevede che non funzioneranno i tagli di spesa previsti dal governo, o l'Italia smetterà di pagare le tasse. E' evidente che qualcosa non funziona o c'è sotto qualcosa che non ci dicono». Vista la crisi mondiale è presumibile che ci siano meno entrate fiscali. «Ma basta con questa storia della crisi mondiale. Nessuno nega che ci sia».
E allora ci si deve fare i conti. «Ma non facendo la caricatura delle posizioni altrui. In tempi passati abbiamo visto dove ci ha portato il protezionismo regressivo della destra, con queste cose non ci si scherza. Basta con le fantasie dello Stato imperialista delle multinazionali, delle lobby giudaico massoniche, dei blocchi mercatisti globalisti e comunisti: in Italia si fa fatica ad arrivare alla quarta settimana». Ora è lei però che fa demagogia. «No, affatto. Tutte le azioni sinora messe in campo dal governo non hanno protetto dall'inflazione e quindi dall'impoverimento del continuo rialzo dei prezzi chi non può difendersi: pensionati, reddito fisso, le imprese attive nel settore dei consumi. Questi sono fatti non demagogia». E' un fatto che con la Robin Tax il governo abbia tassato banche e petrolieri. «La destra usa meglio di noi parole confortevoli. Ma che stavolta resteranno parole e non funzioneranno».
Ripeto: la Robin tax non è una parola sono tasse e non per gli operai. «Sì, ma inefficaci. Anzi che tendono a fare sì che poteri forti come i petrolieri, le banche, le assicurazioni (non ho sentito una parola su di loro per inciso) siano messi al riparo dal confronto con i consumatori, con la concorrenza». Tornano i poteri forti? «Certo. Il discorso che fa Tremonti è semplice: voi petrolieri, banche, vi affidate allo Stato mediatore e io vi metto al riparo. Vi accordate con me sui mutui e la portabilità dei mutui stessi di fatto va in cavalleria. Ecco gli accordi con le Autostrade, i camionisti, la Tav, l'azzeramento dell'Authority per l'energia che aveva osato mettere il naso nei bilanci dei colossi energetici...».
Che significa tranne per il governo? «Che ha posto l'inflazione programmata all'1,7% che significa che ai rinnovi contrattuali non si potranno avvicinare i salari, il reddito fisso, al rialzo dei prezzi vero, mentre si permetterà a chi può di scaricare l'inflazione sui consumatori. Mettendo al riparo chi produce inflazione. Non so se le forze sociali accetteranno un discorso del genere».
Avete perso le elezioni, evidentemente le massaie pensavano che neanche con voi avrebbero fatto tanto brodo. «Che avessimo dei problemi sul nostro assetto strategico è indubbio, ma che avessimo ben chiaro cosa fare questo è un altro discorso».
Ma scusi, Tremonti è stato chiaro: nessuna riduzione di tasse se non con il federalismo. «Come a dire campa cavallo... Una cosa è ridurre le tasse come ha cominciato a fare il governo Prodi, un'altra è attendersi una minore fedeltà fiscale... La storia del federalismo poi...».
Daniele Manca

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