
Giorgio Bocca
La Repubblica
10 luglio 2008
Guardavo la festa nei giardini del Quirinale per gli atleti che vanno alle Olimpiadi: i corazzieri con l’elmo rilucente, le bandiere tricolori, il capo dello Stato affabile e paterno, i giovani atleti nel pieno della loro vigoria, e il meglio della società civile ad assistere ed applaudire, un’Italia pacifica, educata, concorde nell’affettuosi rispetto per i suoi reggenti.
E a un certo punto mi è parso di vivere in un sogno, di essere stato trasportato in un altro paese, in uno reale dove i giochi mafiosi sembrano quasi fatti, dove un nuovo sultanato affaristico e criminale è ormai al potere e dispone di corpi armati, di leggi ad personam, di privilegi, di impunità.
Ci siamo quasi !
A ciò che nella storia risorgimentale e unitaria sembrava impossibile, assurdo, da incubo: vivere i uno stato mafioso, fuorilegge, senza più una Costituzione rispettata, dove in alcune regioni è già sovvertito il rapporto fondamentale della democrazia parlamentare, il voti dei cittadini ai delegati di cui si condividono le idee, le capacità di governo, il voto democratico alle idee e alle persone meritevoli sostituito al partito di raccolta dei ricchi sempre più ricchi, dei potenti sempre più potenti, quali che siano i simboli e le bandiere dietro cui si presentano.
Lo specchio magico della televisione ogni tanto riflette il paese come è anche senza volerlo.
Una recente trasmissione della città di Catanzaro ci ha mostrato, con una sincerità non sai se candida o perfida, che in quella città come in molte altre al Sud come al Nord, la democrazia è un gioco delle parti indecenti: che i partiti vengono scelti e cambiati in continuazione, usati per violare le leggi, ottenere privilegi, prebende, finanziamenti, per fare affari comodi e abusivi. E che tutto avviene fuori di ogni controllo legale e persino professionale.
Nel linguaggio e nell’ideologia mafiosa, non a caso la parola amicizia ha sostituito altre virtù, quali onestà, giustizia, bontà; a una persona non si chiede più di avere queste virtù impegnative, difficili, basta dire che sei amico.
Il modo di pensare mafioso, la catena mafiosa degli amici degli amici sta sovrapponendosi ad altri caratteri italiani, nobili e meno nobili: il familismo, l’attivismo, l’anarchico e il melodrammatico, la reverenza e la sottomissione ai potenti.
L’onda lunga del berlusconismo ha radici profonde in due modi di essere: il piacere di servire e il piacere di approfittare, che sono i passi obbligati verso l’autoritarismo.
Chi di noi è passato per il lungo viaggio dentro il fascismo ha visto in questi anni e mesi, passo dopo passo, ripetersi il cammino verso la riduzione o la perdita della libertà: la paura borghese per ogni riformismo, il progressivo distacco dall’antifascismo come vigilanza continua, impegno continuo, il revisionismo storico presentato come rigore intellettuale per far passare la diffamazione della democrazia, le piccole e grandi viltà, i piccoli e gradi profitti di chi salta sul carro del vincitore.
Passo dopo passo, goccia dopo goccia, ripetendo pedissequamente e quasi con compiacimento gli errori, le debolezze degli anni dell’avvento dei fascismi europei.
Poi la marcia dell’autoritarismo si è accentuata, è diventata una carica forsennata, una voglia di distruggere ogni forma della democrazia.
Che vuol dire in sostanza la legge che stabilisce l’impunità non solo per i capi di Stato ma per la più alte cariche dello Stato ? Vuol dire che si annulla, si viola il fondamento della democrazia, la legge è eguale per tutti, come abbiamo scritto in tutti i nostri palazzi di Giustizia. Le lasciamo quelle scritte come abbiamo lasciato per anni sui muri delle nostre case le scritte del regime ?
Cancelliamo l’indipendenza della magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale ?
Molti ignorano amano ignorare che un culto assoluto e deviato della giustizia può diventare dittatura, che furono i giuristi nazisti a imporre le leggi più disumane sull’igiene razziale e sullo sterminio delle razze inferiori.
Via i giudici faziosi, via le intercettazioni telefoniche che violano la sacra privacy.
Certo, la privacy.
Ma chi autorizza un capo di governo a usare un funzionario della televisione di Stato per sistemare le sue amiche ? E giacchè ci siamo perché non dare un avviso forte alla stampa che non rispetta le gerarchie, perché non comminare subito qualche anno di galera a chi pubblica le intercettazioni ?
La progressione autoritaria è stata denunciata dalla manifestazione romana promossa da Di Pietro e disertata dal Partito Democratico che si riserva per quella da farsi in autunno.
Ma se aspettiamo i giorni in cui cadono le foglie forse saranno anche cadute le nostre residue libertà.
10 luglio 2008
E a un certo punto mi è parso di vivere in un sogno, di essere stato trasportato in un altro paese, in uno reale dove i giochi mafiosi sembrano quasi fatti, dove un nuovo sultanato affaristico e criminale è ormai al potere e dispone di corpi armati, di leggi ad personam, di privilegi, di impunità.
Ci siamo quasi !
A ciò che nella storia risorgimentale e unitaria sembrava impossibile, assurdo, da incubo: vivere i uno stato mafioso, fuorilegge, senza più una Costituzione rispettata, dove in alcune regioni è già sovvertito il rapporto fondamentale della democrazia parlamentare, il voti dei cittadini ai delegati di cui si condividono le idee, le capacità di governo, il voto democratico alle idee e alle persone meritevoli sostituito al partito di raccolta dei ricchi sempre più ricchi, dei potenti sempre più potenti, quali che siano i simboli e le bandiere dietro cui si presentano.
Lo specchio magico della televisione ogni tanto riflette il paese come è anche senza volerlo.
Una recente trasmissione della città di Catanzaro ci ha mostrato, con una sincerità non sai se candida o perfida, che in quella città come in molte altre al Sud come al Nord, la democrazia è un gioco delle parti indecenti: che i partiti vengono scelti e cambiati in continuazione, usati per violare le leggi, ottenere privilegi, prebende, finanziamenti, per fare affari comodi e abusivi. E che tutto avviene fuori di ogni controllo legale e persino professionale.
Nel linguaggio e nell’ideologia mafiosa, non a caso la parola amicizia ha sostituito altre virtù, quali onestà, giustizia, bontà; a una persona non si chiede più di avere queste virtù impegnative, difficili, basta dire che sei amico.
Il modo di pensare mafioso, la catena mafiosa degli amici degli amici sta sovrapponendosi ad altri caratteri italiani, nobili e meno nobili: il familismo, l’attivismo, l’anarchico e il melodrammatico, la reverenza e la sottomissione ai potenti.
L’onda lunga del berlusconismo ha radici profonde in due modi di essere: il piacere di servire e il piacere di approfittare, che sono i passi obbligati verso l’autoritarismo.
Chi di noi è passato per il lungo viaggio dentro il fascismo ha visto in questi anni e mesi, passo dopo passo, ripetersi il cammino verso la riduzione o la perdita della libertà: la paura borghese per ogni riformismo, il progressivo distacco dall’antifascismo come vigilanza continua, impegno continuo, il revisionismo storico presentato come rigore intellettuale per far passare la diffamazione della democrazia, le piccole e grandi viltà, i piccoli e gradi profitti di chi salta sul carro del vincitore.
Passo dopo passo, goccia dopo goccia, ripetendo pedissequamente e quasi con compiacimento gli errori, le debolezze degli anni dell’avvento dei fascismi europei.
Poi la marcia dell’autoritarismo si è accentuata, è diventata una carica forsennata, una voglia di distruggere ogni forma della democrazia.
Che vuol dire in sostanza la legge che stabilisce l’impunità non solo per i capi di Stato ma per la più alte cariche dello Stato ? Vuol dire che si annulla, si viola il fondamento della democrazia, la legge è eguale per tutti, come abbiamo scritto in tutti i nostri palazzi di Giustizia. Le lasciamo quelle scritte come abbiamo lasciato per anni sui muri delle nostre case le scritte del regime ?
Cancelliamo l’indipendenza della magistratura, l’obbligatorietà dell’azione penale ?
Molti ignorano amano ignorare che un culto assoluto e deviato della giustizia può diventare dittatura, che furono i giuristi nazisti a imporre le leggi più disumane sull’igiene razziale e sullo sterminio delle razze inferiori.
Via i giudici faziosi, via le intercettazioni telefoniche che violano la sacra privacy.
Certo, la privacy.
Ma chi autorizza un capo di governo a usare un funzionario della televisione di Stato per sistemare le sue amiche ? E giacchè ci siamo perché non dare un avviso forte alla stampa che non rispetta le gerarchie, perché non comminare subito qualche anno di galera a chi pubblica le intercettazioni ?
La progressione autoritaria è stata denunciata dalla manifestazione romana promossa da Di Pietro e disertata dal Partito Democratico che si riserva per quella da farsi in autunno.
Ma se aspettiamo i giorni in cui cadono le foglie forse saranno anche cadute le nostre residue libertà.
10 luglio 2008
COMMENTO
Una analisi rigorosa e spietata di un grande giornalista e uomo della resistenza antifascista, nemmeno presente nell’edizione online di Repubblica di oggi.
Tutte le firme prestigiose scadono inesorabilmente di fronte la coraggio, alla lucidità, alla capacità di Giorgio Bocca di andare oltre le apparenze, cogliendo il nocciolo della sostanza, che sfugge a tutta la classe politica di centro e di sinistra, presente in Parlamento e alla “opposizione”: è a rischio la democrazia.
Questo rischio si sta consumando un questo mese e tanti ‘sepolcri imbiancati’ paiono non rendersene conto.
Direbbe Tonino Di Pietro: “Chiudiamo i cancelli dopo che i buoi sono scappati ?”

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