mercoledì 9 luglio 2008

Non mi dissocio da Piazza Navona ma rispetto la Chiesa



Antonio Di Pietro

Ieri Piazza Navona era piena di cittadini che, per una volta, hanno avuto la possibilità di protestare contro la deriva antidemocratica del Paese. Sul palco si sono alternate diverse voci. Non erano voci allineate. Non erano - come non dovevano essere - interventi concordati. Non c’era la censura dei partiti e di quella parte dei media a loro asservita.BR> Le decine di migliaia di persone presenti hanno applaudito gli interventi, tutti gli interventi, chi più chi meno, a seconda della condivisione o meno dei concetti espressi dagli oratori. E c’è anche chi ha dissentito sui modi e sui toni di qualche oratore, quando non ne ha condiviso i concetti o le espressioni usate.
Era una piazza finalmente libera: libera di sorridere per la satira, di indignarsi per le leggi ad personam, di condividere proposte e proteste, di dissociarsi quando non condivideva, di ascoltare in riverente silenzio le severe poesie di Camilleri (che - provate a riascoltarle - erano ancor più dissacranti delle battute satiriche di Sabina Guzzanti).
Insomma, ieri abbiamo assistito ad un magnifico e splendido atto di democrazia diretta, senza formalismi e senza ipocrisie.
Oggi, sui giornali e sulle reti unificate radio-Tv abbiamo letto e sentito tutt’altra musica. La manifestazione è stata descritta come una associazione a delinquere, i suoi partecipanti come pazzi esaltati ed invasati, i suoi organizzatori dei cospiratori, tanto da aver indotto la Procura della Repubblica a ritagliare i fondi di giornali per aprire un’indagine penale per vilipendio alle istituzioni. Per inciso: ben vengano, le inchieste penali: serviranno alla fine ad avere una sentenza che – con il conseguente inevitabile proscioglimento – sanzioneranno la legittimità e la bontà della manifestazione stessa.
Però quanta gelosia e quanta invidia da parte del mondo politico sconfitto dalla piazza! Tutti a criminalizzare questa o quella pagliuzza di frase, estrapolata dal contesto per nascondere la trave delle vergognose leggi ad personam che si stanno approvando, l’umiliazione di un Parlamento prostrato ai voleri di un caudillo, la mutilazione dell’Informazione dal suo diritto-dovere di informare i cittadini. Questi comportamenti costituiscono vilipendio e oltraggio alle istituzioni, non chi si oppone ed essi chiamando a raccolta il popolo sovrano.
Da Piazza Navona, perciò, non voglio dissociarmi perché mi sono sentito a casa mia. Sia quando ho condiviso ciò che gli altri oratori hanno detto, sia quando non l’ho condiviso. Ed in effetti non ho condiviso chi ha tirato in ballo la Chiesa ed il Papa e l’ho detto. La manifestazione era, doveva – e deve - rimanere una discussione aperta e serena per criticare politicamente il Presidente del Consiglio Berlusconi che non c’azzecca nulla con il Papa e che al contrario rischia – come sta rischiando – per dare l’occasione ai professionisti della disinformazione di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle questione vera che in quella manifestazione chi vi ha partecipato ha voluto evidenziare.
Da qui, però, a criminalizzare gli oratori che hanno espresso idee diverse non ci sto! Da più parti sento dire che noi organizzatori – conoscendo la storia personale degli oratori - non dovevamo invitare alcuni di essi. Accidenti, che lezione di democrazia! Secondo questi sapientoni del giorno dopo, dovevamo prima obbligarli a mettere per iscritto le loro dichiarazioni e quindi censurare ciò che poteva dare fastidio al potere costituito.
No, non ci sto! A mio avviso la vera democrazia c’è solo e fin tanto che a tutti viene riconosciuto il diritto di esprimere il proprio pensiero!
Ed allora, lasciatemelo gridare ad alta voce: io non mi dissocio dalla manifestazione di ieri. Non mi dissocio dalle parole di Grillo. Non mi dissocio dalle parole di Travaglio. Non mi dissocio dalle persone di Piazza Navona. Certo, non avrei fatto ricorso alle espressioni utilizzate da Sabina Guzzanti (ed anche questo ho precisato pubblicamente) ma io di mestiere non faccio satira come lei e quindi non ho bisogno di ricorrere ai paradossi ed alle iperbole per meglio far comprendere il problema.
Esiste un diritto di critica e ieri è stato esercitato. Si può essere d’accordo o meno, ma vanno valutate le ragioni della critica, non i toni utilizzati, o quantomeno entrambi. Certamente non solo i toni. Altrimenti si fugge dal problema. O peggio, si è accondiscendenti.
Ed il problema politico che abbiamo di fronte oggi è molto semplice: Il centro sinistra ha perso le elezioni. Berlusconi ha vinto e sta facendo le leggi che gli servono per i suoi interessi, aziendali e giudiziari. Non possiamo pensare che sia tutto un destino ineluttabile. Se la coalizione riformista ha perso le elezioni è proprio perché – quando governava - non sempre ha saputo distinguersi dalle politiche berlusconiane. L’apertura a Berlusconi prima, durante – e addirittura dopo la campagna elettorale è stato ed è un errore politico, signori dirigenti del Partito Democratico. Vogliamo discuterne? Ieri è stato affermato in piazza che la legge sull’indulto e la legge blocca processi hanno la stessa origine, la stessa matrice politica trasversale: servono a salvaguardare la Casta. Ed è vero, non lo si può negare.
Il centro sinistra ha perso consensi nel Paese, e forse anche le elezioni, per aver appoggiato l’indulto. Vogliamo discuterne o, invece, demonizzare chi lo ha gridato? E dire, scrivere, insinuare che in piazza c’erano i fascisti mentre alcuni di questi, insieme ai condannati, siedono anche in Parlamento?Oggi, molti ripropongono il dialogo con Berlusconi e criticano noi che non lo vogliamo. Vogliamo confrontarci su chi ha ragione? E vogliamo informarci meglio su cosa ne pensano i nostri elettori? Nessuno pensi di poter intimidire l’Italia dei Valori, con aut-aut di sorta! La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo ubbidire, non ad altri!

COMMENTO


Più chiaro di così !

5 commenti:

Marco ha detto...

Sono un acceso sostenitore di Grillo & C., non tanto per le verità che racconta, talmente vere da sembrare assurde, quanto per il suo coraggio di divulgarle.

Ho sempre accettato l'andazzo di alcuni governi che provavano a mandare avanti il paese facendosi comunque gli affari loro più o meno palesemente.

Ora però non riesco più a tollerare che l'utilità di pochi venga mascherata come bisogno comune. Il modo di fare della classe politica, che ha sempre fatto leva sull'ignoranza della gente, sta raggiungendo veramente i limiti della sopportazione.

Trovo disgusta questa plateale presa in giro della gente.

Parafrasando il vecchio detto che dice che a pensar male non si sbaglia mai, basta riflettere un attimino su ogni provvedimento che viene proposto per accorgersi che dietro c'è sempre lo sporco interesse di qualcuno.

Come quando il mio non amato presidente del consiglio si vantò di aver ridotto la criminalità eliminando la possibilità di fare denuncia contro ignoti ossia la maggior parte del dato relativo ai reati commessi.

Nonostante il buon lavoro di Beppe è proprio la gente che mi preoccupa. A mio avviso è talemnte ottusa e coi paraocchi che riuscirà a vedere il maligno anche dove non c'è o megli o dalla parte sbagliata.

Saluti

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Condivido il tuo disgusto.
La frase che tu hai richiamato ("A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci s'azzecca") è stata detta da Andreotti.
Come la penso io l'avrai letto nel post precedente "Tonino dà le carte".
La circostanza della eliminazione della denuncia contro ignoti non la conoscevo. Era una battuta o una proposta diventata legge ?

Marco ha detto...

No per fortuna si può ancora fare, ma con molta moderazione perchè si rischia di prendersi contro denunce.

La denuncia contro ignoti è tutt'altro che usata.

http://www.andromedalombardia.org/Osservat/ossintro.html

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Bene, però devo chiarire che quando si presenta una denuncia-querela "in incertam personam", non si rischia nulla, salvo ad avere querelato-denunciato un fatto insesistente, nel qual caso c'è la 'simulazione di reato' che è piuttosto spiacevole.
La ragione ? Semplice, si fa perdere tempo e denaro alla magistratura ed alle Forze dell'ordine, cioè allo Stato, cioè a tutti noi.;-)

Marco ha detto...

Giusto.
Scrivo da poco sui blog e nella foga di scrivere qualcosa rischio di riportare cose scorrette.

Nonostante faccia parte delle forze di polizia, mi mancano le conoscenze della parte prettamente procedurale.

Mi riferivo alla parte finale delle denunce in cui si domanda se si hanno sospetti su qualcuno. Ho letto da qualche parte che spesso alcuni hanno ricevuto controdenunce per diffamazione.

Comunque sia, il discorso generale che facevo riguarda il "raggiro" psicologico che il politico di oggi opera per catturare l'attenzione del cittadino.

Per esempio come quando l'attuale Pres. del Consiglio pubblicizzò i contributi erogati alla scuola scrivendo gli importi in lire anzichè euro allo scopo di farli sembrare decisamente + consistenti quando invece non lo erano.

Di esempi se ne potrebbero fare tanti.