Il Corriere della Sera
13 giugno 2008
Il magistrato avocò l'inchiesta «Why not». Nell'ottobre del 2007 venne aperta la cassaforte del pm di Catanzaro per prelevare a sua insaputa gli atti. Per i pm ci fu un «complotto» di toghe e politici.
DAL NOSTRO INVIATO SALERNO — Non fosse stato per l'inchiesta Why Not che tolse al pm Luigi de Magistris — inchiesta in cui finirono indagati anche l'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e l'ex premier Romano Prodi —, nessuno avrebbe mai saputo nulla del dottor Dolcino Favi. Ma da quel 19 ottobre 2007, quando da procuratore generale reggente di Catanzaro avocò a sé Why Not, Dolcino Favi da Siracusa non è più un Carneade. Perché quel giorno adottò il provvedimento più importante della sua vita. E lo fece con un tempismo e una determinazione che forse egli stesso non aveva mai sospettato di avere: Favi avocò Why Not giusto una settimana prima che scadesse la sua «reggenza » e quando il Csm aveva già nominato il procuratore titolare; subito dopo, attuò l'avocazione in una forma mai vista prima, facendo aprire la cassaforte dell'ufficio del pm de Magistris a sua insaputa, prelevandone tutti gli atti d'inchiesta. Disse, Favi, che de Magistris era in conflitto d'interessi, perché aveva iscritto sul registro degli indagati il ministro Mastella, che aveva chiesto il trasferimento del pm. E disse anche, Favi, che doveva essere il tribunale dei ministri a giudicare Mastella, benché de Magistris avesse replicato che Mastella era stato iscritto non da ministro, ma da senatore.
Dopo, diversi mesi dopo, su questi due punti cruciali de Magistris potrà dire di aver avuto ragione. Troppo tardi però. Su di lui, come sul gip di Milano, Clementina Forleo, pende una pesante quanto discutibile richiesta di trasferimento, che per entrambi è basata sullo stesso «giudizio di idoneità» formulato dal membro del Csm Letizia Vacca, che li liquidò definendoli «due cattivi magistrati». Un giudizio basato anche, veniamo a sapere oggi, sulla instancabile opera di denuncia del dottor Dolcino Favi. Ma oggi Favi, che è tornato a fare l'avvocato dello Stato, è indagato dalla procura di Salerno per rivelazione e utilizzo di segreti d'ufficio, diffamazione e calunnia. Uno dei protagonisti, sostengono i pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, dell'operazione di denigrazione e delegittimazione del pm de Magistris, studiata a tavolino dai vertici della magistratura lucana e calabrese in combutta con politici e imprenditori. Tutta gente che adesso è indagata a Salerno.
Non più Carneade, dunque. Ma tanta notorietà forse Dolcino Favi non se l'aspettava. Non solo per l'avocazione di Why Not, ma anche per quella interrogazione parlamentare su di lui presentata nel 1989 da quattro deputati radicali — Mellini, Calderisi, Vesce e Rutelli. In quell'anno, da pubblico ministero a Siracusa, Favi venne accusato di violare sistematicamente le norme a tutela dei diritti fondamentali dell'individuo, di avere rapporti con la malavita, di aver falsificato una delega del procuratore della Repubblica di Messina per il compimento di un atto istruttorio, facendosi da sé un fonogramma e di aver firmato mandati di cattura nei confronti di alcuni magistrati catanesi sulla base di intercettazioni telefoniche irregolari. Non solo. Favi fu anche accusato di aver prodotto davanti al Csm giustificazioni inesistenti, documenti falsi e di aver persino inventato reati per la vicenda di un cavallo imbizzarrito che aveva ferito il pretore di Lentini. Insomma, un vero garantista. E infatti nei confronti di Favi il Csm e la giustizia ordinaria non hanno fatto assolutamente nulla. Carlo Vulpio Pm Luigi de Magistris, il magistrato che avviò l'inchiesta «Why Not» in cui fu indagato (e poi prosciolto) Mastella.
Il Corriere della Sera
14 luglio 2008
La Cassazione d'accordo con il Csm: respinto ricorso.
Le Sezioni Unite hanno dato ragione al Consiglio superiore della magistratura: censura e trasferimento per il pm
ROMA - La Cassazione conferma i provvedimenti di censura e trasferimento disposti dal Csm nei confronti del Pm di catanzaro Luigi De Magistris ex titolare dell'inchiesta «Why not» che aveva visto coinvolto l'ex ministro della Giustizia Mastella. «Nella riunione del Comitato di Presidenza di oggi - rende noto il Csm- il Presidente della Suprema Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, ha prodotto copia della sentenza, ritualmente depositata in data 11 luglio 2008 presso la Cancelleria, con la quale Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dal dall’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris e dal Ministero della Giustizia contro la sentenza della Sezione disciplinare del Csm del 18 gennaio 2008 che aveva comminato la sanzione della censura e disposto il trasferimento di sede e di funzioni a carico del magistrato».
ROMA - La Cassazione conferma i provvedimenti di censura e trasferimento disposti dal Csm nei confronti del Pm di catanzaro Luigi De Magistris ex titolare dell'inchiesta «Why not» che aveva visto coinvolto l'ex ministro della Giustizia Mastella. «Nella riunione del Comitato di Presidenza di oggi - rende noto il Csm- il Presidente della Suprema Corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, ha prodotto copia della sentenza, ritualmente depositata in data 11 luglio 2008 presso la Cancelleria, con la quale Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dal dall’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris e dal Ministero della Giustizia contro la sentenza della Sezione disciplinare del Csm del 18 gennaio 2008 che aveva comminato la sanzione della censura e disposto il trasferimento di sede e di funzioni a carico del magistrato».
COMMENTO
Incredibile !

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