lunedì 3 novembre 2008

C'è un Montalbano da Champions nella tv delle occasioni sprecate



di ANTONIO DIPOLLINA
LA REPUBBLICA

ASCOLTI alla Montalbano. Inutile cercare altri paragoni, che valevano fino a qualche anno fa. Le partite di calcio, per andare oltre i dieci milioni di spettatori, devono essere almeno finali di Champions con un'italiana in campo. Sanremo? Non scherziamo. Solo la gara decisiva della Formula 1 e con una Ferrari in ballo può essere all'altezza. Quindi il primo dei quattro film inediti con Luca Zingaretti protagonista ha celebrato soprattutto l'epopea televisiva con protagonista il personaggio creato da Andrea Camilleri. Oltre nove milioni di telespettatori e il 37.5 di share in media per una serata che sembra ricordare quasi i tempi del monopolio tv.

Il risultato permette di ripristinare qualche certezza in campo televisivo (anche se... ma lo diciamo alla fine). Il Montalbano televisivo è il preferito degli italiani almeno quanto quello su carta è il preferito tra gli italiani che leggono. Quello appena visto in tv era il terz'ultimo capitolo della serie editoriale, l'ultimo è arrivato in libreria da pochi giorni: e siamo sempre da quelle parti, stavolta Montalbano non si fa traviare da una giovanissima e avvenente ragazza, stavolta si innamora sul serio. Vengono fuori le magagne dell'età, e qui c'è qualcosa che non torna: visto che il Montalbano personaggio è alle soglie dei 60 anni mentre Luca Zingaretti, per quanto si impegni, ne è ancora piuttosto lontano. Inoltre gli affezionatissimi della serie tv si sono lasciati andare a qualche mugugno, ieri sera, perché per l'intero film è girata un'aria, come dire, quasi conseguente e risaputa: ma anche dai libri ormai non ci si attendono particolari sorprese o fremiti. Se succedesse, dopo tutti questi anni, sarebbe un miracolo: ogni Montalbano che esce non è certo un libro a parte ma è il nuovo capitolo di un librone unico che - da solo nel panorama nazionale - perpetua e modernizza la vecchia tradizione del romanzo popolare a puntate.

Il guaio è la nostra tv: talmente ricca di occasioni sprecate, di fiction brutte, di attese che non portano mai al risultato sperato, che il ritorno di Montalbano funziona - sport a parte - come unico momento televisivo che convoglia i grandi numeri, come succedeva una volta, come quando il lunedì sera c'era il film sulla Rai, come quando c'erano le mezze stagioni e il Dodo non si era estinto - forse.

E adesso si volta pagina subito. Perché stasera c'è il secondo Montalbano in programma, ma stasera le altre televisioni non stanno a guardare, come successo ieri (Canale 5 ha alzato le mani in partenza e ha mandato per la duecentesima volta "Ghost", un film talmente passato e ripassato che forse si è stufato anche lui e si è auto-cambiato il finale da solo, senza che nessuno se ne accorgesse). Stasera c'è Zelig e c'è anche quella cosa che fanno in Honduras con quelli seminudi.

Domani saremo qui a cercare conferme della supremazia assoluta e totale del vecchio commissario di Vigata: o, in alternativa, a prendere atto che la frastagliata e caotica tv dei nostri tempi non offre davvero più certezze a nessuno.

(3 novembre 2008)

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