mercoledì 19 novembre 2008

Dietrofront sulla mini-amnistia. Alfano: "Norme da approfondire"

LA REPUBBLICA


ROMA - Sulla mini-amnistia proposta dal ministro alla Giustizia, Angelino Alfano, il governo fa dietrofront. Il primo a frenare è proprio il Guardasigilli che precisa: "Niente indulti o amnistie". Quanto al contestato disegno di legge sulla messa in prova dei detenuti condannati a pene pari o inferiore a quattro anni dice: "Pensavo ci fosse condivisione. Se c'è bene, sennò approfondiremo che cosa c'è o che cosa non c'è". Per giustificare la convinzione di un'ampia condivisione della norma, Alfano ha citato un "disegno di legge presentato dall'Idv al Senato. Il loro articolato prevedeva che la messa in prova si applicasse ai reati punibili fino ai tre anni, il nostro prevede che gli anni siano quattro. Comunque valuteremo e approfondiremo nel merito"".

Il ministro della Giustizia spiega che il ddl sulla certezza dell'applicazione della pena non era all'ordine del giorno del Cdm di oggi e che comunque il principale punto del provvedimento è dire "basta alla sospensione condizionale della pena gratis: chi ha fatto un danno alla società dovrà ripararlo lavorando obbligatoriamente, altrimenti niente condizionale e si fa il carcere per cui si è stati condannati".

Il primo a frenare era stato il collega di governo Ignazio La Russia, ministro della Difesa. Lasciando Palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri, La Russa aveva detto che il ddl Alfano sulla giustizia "è ancora tutto da esaminare. Prima dobbiamo riflettere molto". E poi aveva precisato: "Se la lettura è quella data da Repubblica e da altri giornali, difficilmente il provedimento potrà diventare un ddl".

"L'intento e la vera novità della proposta Alfano - ha precisato il ministro della Difesa - non sono però quelle apparse sui giornali: oggi chi ottiene la sospensione condizionale della pena non dà nulla in cambio. Il provvedimento vuole ottenere in cambio della sospensione della pena un lavoro socialmente utile. Questa è la vera novità. Ma Maroni ha ragione. Se la lettura è quella offerta dal quotidiano, difficilmente il provvedimento potrà diventare un ddl".

Il titolare del Viminale Maroni aveva già posto un secco altolà al progetto Alfano. Troppi i reati che rischiano d'essere lavati via senza un giorno di cella, dalla corruzione semplice (punita fino a tre anni), ai falsi in bilancio. E pure quelli sull'immigrazione. Per Maroni poi le drastiche misure del ddl sicurezza si sposano male con la manica larga della messa in prova. Una contraddizione che il popolo leghista non capirebbe.

(19 novembre 2008)

2 commenti:

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

Dilettanti allo sbaraglio: fermateli ! Qualcuno li fermi ! Stanno stravolgendo l'intero assetto dell'ordinamento delle pene !
Affidamento in prova (al servizio sociale) ?
E chi li controlla ? E cosa danno in cambio, anzi cosa cambia rispetto alla sospensione condizionale della pena ?
Un cazzo cambia, ecco cosa, salvo l'ennesimo comportamento populista !
Ma questo è più dura da dare a bere, come messaggio bisogna avere a che fare con chi ha una infarinatura del diritto.

LUIGI A. MORSELLO ha detto...

"Ai fini della concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale i parametri cui il tribunale deve fare riferimento, sono non solo l’osservazione intramuraria o il comportamento serbato dal soggetto in libertà, ma anche quelli normativi indicati dagli art. 133 e 203 c.p. ed in particolar modo il profilo legato all’attività lavorativa; ne consegue che la disponibilità in capo al soggetto di un’attività lavorativa certa e verificata, in grado di rappresentare una sicura fonte di reddito lecito, costituisce un imprescindibile elemento di valutazione della probabilità di recidiva del condannato e impedisce di sciogliere una prognosi positiva sull’efficacia specialpreventiva dell’eventuale concessione dell’affidamento in prova al servizio sociale.
Sezione Sorveglianza Torino, 27 novembre 2007".
Capito ? No ?
Significa che o cambiano le regole dell'affidamento in prova, eliminando la necessità di una attività lavorativa certa, oppure non si può fare.
Cambiare le regole significa dare una sospensione condizionale della pena camuffata da affidamento in prova, che però ha regole certe che devono essere snaturate.
In alternativa di crea una nuova fattispecie di affidamento in prova, specifica per sostituire la sospensione condizionale della pena.
Ma così ci si prende solo in giro !