Lo stesso specialista, in data 3 novembre 2995, rilasciava la seguente certificazione: “Certifico di avere avuto in cura dal 2003 il dr. Luigi Morsello e di averlo trovato affetto da disturbo bipolare dell’umore per cui ho attivato apposita farmacoterapia che ha manifestato, fino ad oggi, efficacia.”.
Ecco, questa diagnosi non era mai stata fatta prima, mai, da nessun medico, specialista o non, per nessuna circostanza.
Sapevo di avere qualcosa che non andava tant’è che in data 8 dicembre 1975 (l’anno del sequestro con morti nel carcere di San Gimignano) presentai istanza di riconoscimento della malattia “esaurimento nervoso”, come dipendente da causa di servizio e con D.M. del 19 giugno 1981 veniva riconosciuta la seguente infermità: stato d’ansia reattivo di discreta entità”, da iscrivere nel mio foglio matricolare.
Erano trascorsi quasi sei anni dalla richiesta !
Non solo. Già allora la certificazione medica del medico del carcere di San Gimignano dott. Romano Cerri descriveva i seguenti sintomi: “In particolare accusa turbe dell’umore con alternanza di momenti di depressione ed altri di eccitazione, turbe di ritmo sonno-veglia, astenia.”
Che cos’è un disturbo bipolare.
Ho trovato in internet la seguente descrizione:
“Il disturbo bipolare non è particolarmente frequente nella popolazione generale. Sembra infatti che ne sia affetto una percentuale che va dallo 0.4% al 1,5% della popolazione.
Ciononostante è un disturbo serio e invalidante, che merita una certa attenzione.
Chi soffre di questa condizione tende a presentare fasi depressive seguite da fasi maniacali.
Le fasi depressive sono caratterizzate da un umore particolarmente basso, una marcata e profonda tristezza e dalla sensazione che non ci sia più nulla in grado di dare piacere. Inoltre, durante queste fasi, il sonno può facilmente aumentare o diminuire, così come l’appetito; concentrarsi su un’attività diventa più difficile. A volte la disperazione ed il senso di vuoto sono così marcati che le persone pensano al suicidio.
Le fasi maniacali, in alcuni casi, sono esattamente il contrario delle fasi depressive. Sono caratterizzate, infatti, da un umore particolarmente euforico, dalla sensazione che tutto sia possibile e da un ottimismo eccessivo. Le idee ed i pensieri si accavallano rapidamente nella mente ed a volte diventano così veloci che spesso diventa difficile seguirli. Il comportamento diventa disorganizzato ed inconcludente. L’energia è tanta che spesso chi attraversa queste fasi non sente il bisogno di mangiare o dormire ed ha la sensazione di poter fare qualsiasi cosa, a tal punto da commettere azioni impulsive o compromettenti, come spese folli o imprese avventate.
In altri casi, tuttavia, la fase maniacale non è caratterizzata da umore euforico, bensì disforico, ovvero da un senso costante di rabbiosità e ingiustizia subita, intolleranza, irritabilità e, spesso, vera e propria aggressività, mancando la capacità di valutare adeguatamente le conseguenze delle proprie azioni.
Generalmente le fasi depressive tendono a durare maggiormente rispetto a quelle maniacali: di solito le prime durano da qualche settimana a qualche mese, mentre le seconde da una a due settimane.
A volte il passaggio da una fase all’altra è immediato, a volte, invece, intercorre un periodo di umore normale. Solitamente una fase insorge lentamente, mentre a volte può arrivare improvvisamente.
Sensibilizzazione.
E' possibile che lo sviluppo del disturbo bipolare sia dovuto a un processo di "sensibilizzazione". Questa ipotesi fa supporre che i primi episodi del disturbo vengano scatenati da eventi stressanti, ma che ciascun episodio provochi delle alterazioni cerebrali che rendono più probabile l'episodio successivo, al punto che gli episodi finiscono per verificarsi spontaneamente. Questo processo è stato inizialmente descritto per spiegare l'epilessia, e potrebbe far comprendere anche i motivi per cui alcuni farmaci anticonvulsivanti siano efficaci anche nel trattamento del disturbo bipolare.
Per porre diagnosi sicura di mania, deve presentarsi un distinto periodo di anormale e persistente elevazione del tono dell'umore, con caratteristiche di espansività o irritabilità. I disturbi dell'umore devono essere abbastanza gravi da compromettere le attività di studio, di lavoro o le capacità di relazione sociale.
Durante un episodio maniacale, diversi dei seguenti sintomi sono presenti:
- Aumento dell'autostima o grandiosità
- Ridotto bisogno di sonno
- Aumentata produzione verbale con difficoltà a frenarla
- Volubilità nel cambiare opinione (il paziente non si accorge che i suoi pensieri cambiano facilmente)
- Facile distraibilità (il paziente può porre attenzione a particolari insignificanti ignorando elementi importanti
- Aumento delle attività finalizzate
- Agitazione mentale o fisica
- Aumentato coinvolgimento in attività che possono avere conseguenze pericolose (p.e. spendere molto denaro o intraprendere attività sessuali inusuali per la persona)
Per la diagnosi di depressione è necessario un periodo di almeno due settimane con perdita di interesse o di piacere in tutte o buona parte delle attività. La depressione deve essere abbastanza grave da produrre una modificazione nell'appetito, nel peso corporeo, nel sonno o nella capacità di concentrarsi così come deve essere presente un sentimento di colpa, di inadeguatezza o disperazione; possono anche essere presenti pensieri di morte o suicidio.
Durante un episodio depressivo, diversi dei seguenti sintomi sono presenti:
- Costante depressione del tono dell'umore o disperazione
- Grave riduzione di interessi o di piacere in tutte o nella maggior parte delle attività
- Perdita o incremento del peso corporeo o dell'appetito
- Aumento o riduzione del sonno
- Agitazione o rallentamento
- Affaticamento o perdita di energia
- Sentimenti di inadeguatezza, di colpa e/o perdita dell'autostima
- Incapacità di concentrarsi e di prendere decisioni
- Pensieri di morte o suicidio.
Talvolta una persona può sperimentare solo episodi di mania o solo episodi di depressione alternati a periodi di normalità del tono dell'umore. Quando è presente solo la mania la malattia prende comunque il nome di disturbo bipolare, mentre invece, se è presente solo la depressione, la malattia è in genere chiamata depressione maggiore.”.
Non male, vero ?
Certo da non prendersi con leggerezza, solo che lo avessi saputo.
Quale terapia prescrisse il dott. Oliva ? Il Neurontin.
Che cos’è il Neurontin ? Questo:
Il principio attivo Gabapentin fu sintetizzato dalla Pfizer che lo brevettò nel 1983 sotto il nome di NEUROTIN. Scaduto il brevetto nel 2004, il farmaco è entrato in commercio come generico, molto meno costoso.
È un principio attivo nella cura delle epilessie, come secondo farmaco, e dei dolori cronici di natura neuropatica.
Nella sperimentazione veniva notato anche un effetto stabilizzante del tono dell’umore, che PER MOLTI ANNI è sfuggito alla medicina ufficiale per la terapia del disturbo bipolare.
Tra la fine del 2002 e gli inizi del 2003 il disturbo si presentò nuovamente, in forma molto drammatica (ogni crisi aumentava di drammaticità), questa volta avevo perso ogni speranza di poter continuare a sopravvivere in modo accettabile.
Feci appello alla psicologa del carcere dr.ssa Maria L. Romanini, che aveva da tempo realizzato questo sospetto, la quale mi indirizzò ad un neurologo di Milano, il dott. Angelo Oliva che presta la propria attività a Milano ed anche ad Appiano Gentile, presso la casa di cura “Le Betulle” (che cura i calciatori ed ricchi tossicodipendenti).
In tutto l’esame obiettivo e l’anamnesi durarono circa un’ora. Poi vi furono alcuni contatti telefonici per l’aggiustamento delle terapie, ad orari prestabiliti (ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle ore 12.30 alle ore 13.00 – riprovare fino ad avere la linea), quindi, alla fine del 2003 una finale verifica dei risultati e la prescrizione di una terapia di mantenimento .
Da allora sono stato finalmente bene, sono non rinato ma come nato per la prima volta. Ciò, forse, spiega alcuni miei entusiasmi.
Il primo disturbo depressivo si verificò nel 1981, a causa dell’evasione del pariolino Gianni Guido, che azzerò, definitivamente, il buon nome che mi ero faticosamente guadagnato dal 1967 e fino a quell’infausta data (21 gennaio 1981): incriminazione per procurata evasione, perquisizioni domiciliari ed in ufficio – e non solo a me – poi processo in corte d’assise (a Guido fu contestato il tentato omicidio dell’agente portinaio) con applicazione di amnistia nei tre gradi di giudizio.
“A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”: una legge fondamentale della fisica.
Nel mio caso a ogni mia azione (dettata dal disturbo bipolare, del quale non avevo consapevolezza) corrispondeva una reazione doppia e contraria, sopratutto quando divenne direttore dell’ufficio del personale il cons. Giuseppe Falcone, oggi presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, il quale era convinto che io mi fossi fatto corrompere dalla famiglia Guido (non era stato corrotto nessuno, le accuse che furono contestate agli operatori coinvolti (il direttore, il maresciallo comandante, la sentinella che non aveva sparato: Guido fuggì dall’ingresso principale) furono solo di evasione per colpa.
Ogni volta il mio cervello subiva una alterazione che si sommava alla precedente.
Ma io sono ancora vivo, molti miei colleghi, del mio concorso ma anche dei successivi, sono morti prima di raggiungere la soglia della pensione.
Dunque, non mi lamento
Poco prima di lasciare l’incarico di vice direttore generale nel 1997, il cons. Falcone mi riconobbe personalmente e direttamente il suo errore.
Come diceva il soldato tedesco della striscia STURMTRUPPEN di Bonvi (era di Lodi, il cognome completo era Bonvicini), che riceveva con un sorriso beato la croce di guerra al valor militare alla memoria (nella striscia era rappresentato come un fantasma, delineato solo da contorni trasparenti): “Che bella soddisfazionen !”.
Insomma, io non ero caratterialmente idoneo a fare il direttore di un carcere, anzi, quel disturbo bipolare di cui non avevo consapevolezza minava alla base la mia capacità di interagire con la gerarchia amministrativa.
Fino a tutto l’anno 1980 le mie impennate venivano comprese e tollerate, perché sull’altro piatto della bilancia c’era tutto quello che, non da solo, ero riuscito a realizzare a San Gimignano.
L’evasione di Gianni Guido mise fine a questo periodo per così dire aureo e segnò la mia personale discesa agli inferi.
Però non smisi mai di fare del mio meglio per gestire i compiti e le strutture che mi venivano affidate al meglio delle mie possibilità e capacità, usavo dire che occorreva che ognuno di noi facesse il proprio dovere come se il carcere fosse cosa di nostra proprietà, come se noi ne fossimo i proprietari, come se fosse una società, un’azienda di cui tutti noi eravamo soci proprietari.
Era la nostra casa, perlomeno la mia convinzione: non è mai venuta meno.
Ne sia prova quanto mi scrissero i detenuti della casa di reclusione per il lavoro all’aperto di Lonate Pozzolo, denominata (chissà perché) la “Bellaria”, dopo che io fui trasferito altrove.
La trascrivo con orgoglio: “Gentilissimo dott. Morsello, siamo solamente pochi che abbiamo avuto la fortuna e la gioia di conoscerLa. Ma, anche a nome di tutti i nostri compagni, desideriamo porgerLe un sentito ringraziamento per quello che ha fatto per noi e un caloroso augurio per il nuovo lavoro che si accinge ad iniziare.
Siamo sicuri che si troverà bene, però se avrà qualche momento di pausa pensi alla Bellaria e a noi detenuti. Dopo tutto è stato un pezzo di strada che abbiamo percorso insieme, anche se ovviamente Lei come nostro amministratore.
Non potremo più sentire il suo brontolio e questo francamente ci dispiace, perché fin dal primo momento avevamo capito quanta comprensione e umanità hanno animato le sue azioni.
Tutti la ricordiamo come un direttore generoso che ha saputo capire fino in fondo le nostre preoccupazioni e le nostre ansie.
Grazie di cuore e tanti, tanti saluti.”
Seguono 22 firme, praticamente quasi tutti i detenuti presenti lì nella primavera del 1987. I posti erano cinquantacinque, in quel momento i presenti erano molto meno.
Questa “lettera” collettiva mi fu consegnata dall’educatore Mauro Imperiale, oggi in servizio a Como Casa Circondariale, mesi dopo il mio trasferimento all’Ispettorato Distrettuale di Firenze, come un funzionario qualsiasi.
È la lettera di 22 condannati a morte, erano tutti ammalati di AIDS.
SONO MORTI TUTTI.



2 commenti:
Fratello,
come sono felice che tu sia vivo!
Lelena
ANCH'IO!
;-)
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