23/11/2008
UGO MAGRI, INVIATO A TERAMO
UGO MAGRI, INVIATO A TERAMO
Per la prima volta, Berlusconi vede nero. Ci avverte che nemmeno lui, il re dell’ottimismo, può fare miracoli. A giorni il governo entrerà in azione, con il pacchetto annunciato «darà una mano» alle imprese e alle famiglie con prole, «ma non è questo che modificherà la situazione». Ben altro ci vorrebbe, è l’onesta sua ammissione: urge un cambio di mentalità collettivo. La gente dovrebbe mettere da parte le angosce da terza settimana e ricominciare a spendere, a far circolare denaro. Invece... «sta avvenendo il contrario - scuote la testa il premier - c’è una caduta verticale negli acquisti di automobili, nella richiesta di mutui, perfino nel consumo di certi generi alimentari» nonostante la benzina sia calata e i tassi d’interesse pure. Di questo passo, si spinge a riconoscere come mai in passato il Cavaliere, la crisi «potrebbe rivelarsi anche molto profonda».
Colpa di chi? Delle profezie negative che si auto-alimentano. Di quelli che insistono col dire «tutto va male, così andrà male veramente». Del «clima di sfiducia generale» che la sinistra alimenta «attraverso i suoi giornali e le sue televisioni, a cominciare da qulla pubblica pagata da tutti noi». Ed è sempre lì che batte la lingua del premier. Di mamma Rai direttamente non parla, nel suo comizio in terra d’Abruzzo, ma le volteggia intorno come un falco che ha addocchiato la preda. Userà l’accusa di disfattismo per far chiudere i programmi più ostili al governo. Racconta dal palco un aneddoto parecchio istruttivo: «Domenica finalmente mi sono messo davanti alla televisione. Girando col telecomando, ho potuto contare ben sei trasmissioni dove venivo preso in giro e insultato. Addirittura un cerbero della sinistra mi ha fatto passare per "Al Tappone", nano e criminale». Qualcuno sostiene che ce l’ha con Tavaglio («Al Tappone» è suo marchio di fabbrica), altri con la Dandini: per entrambi Silvio prepara l’olio di ricino. E quel momento non sembra lontano, se dietro l’angolo della politica c’è davvero la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione Rai, col Cavaliere in groppa al destriero di Viale Mazzini.
Fa un po’ impressione ascoltare Berlusconi che di tutto questo parla nei suoi comizi tra le montagne del Gran Sasso. Racconta di come vuole mettere pace tra America e Russia, delle strategie globali per salvare il pianeta, dei progetti faraonici che il governo persegue. Spiega che Forza Italia «non è stata liquidata, ha solo cambiato nome». E si spende con generosità, a 72 anni compiuti, in piedi al microfono per un’ora e dieci, nel Palasport di Scapriano e più tardi in un ristorante di Villa Vomano per scucire qualche bigliettone agli imprenditori del luogo. Oggi si esibirà a L’Aquila, frazione Cisternola, e stasera a Montesilvano spiaggia, periferia di Pescara. Possibile che la vittoria e la sconfitta passino per la sua presenza perfino alle regionali d’Abruzzo? Pare di sì. E il premier ha buoni motivi per non correre rischi: se trionfa tra qualche domenica (il rinvio del voto sembra scontato) Veltroni si troverebbe nei guai.
Berlusconi in questo campo dà spettacolo. Mette in pista Gianni Chiodi, candidato Pdl, «perché è bello» oltre che bravo, si capisce. Attacca pesantemente Di Pietro: «È un uomo di violenza, spadroneggia e gli altri partiti si inginocchiano», ricevendone la replica poco oxfordiana: «Berlusconi è come il bue che dà del cornuto all’asino». Sfotte il verde Pecoraro Scanio, che da ministro «si stofinava il piercing sull’orecchio» (gesto con la mano). Ma soprattutto se la prende con Casini e i suoi: «Politici politicanti che stanno col Pd a Trento, per cui non possono stare col Pdl in Abruzzo». Un voto all’Udc sarebbe «buttato via» (altra elegante replica, stavolta dal segretario Cesa: «Berlusconi mente sapendo di mentire»). Rivelazione da non perdere: in avvocati e consulenze legali dice di aver speso 181 milioni di euro.
Colpa di chi? Delle profezie negative che si auto-alimentano. Di quelli che insistono col dire «tutto va male, così andrà male veramente». Del «clima di sfiducia generale» che la sinistra alimenta «attraverso i suoi giornali e le sue televisioni, a cominciare da qulla pubblica pagata da tutti noi». Ed è sempre lì che batte la lingua del premier. Di mamma Rai direttamente non parla, nel suo comizio in terra d’Abruzzo, ma le volteggia intorno come un falco che ha addocchiato la preda. Userà l’accusa di disfattismo per far chiudere i programmi più ostili al governo. Racconta dal palco un aneddoto parecchio istruttivo: «Domenica finalmente mi sono messo davanti alla televisione. Girando col telecomando, ho potuto contare ben sei trasmissioni dove venivo preso in giro e insultato. Addirittura un cerbero della sinistra mi ha fatto passare per "Al Tappone", nano e criminale». Qualcuno sostiene che ce l’ha con Tavaglio («Al Tappone» è suo marchio di fabbrica), altri con la Dandini: per entrambi Silvio prepara l’olio di ricino. E quel momento non sembra lontano, se dietro l’angolo della politica c’è davvero la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione Rai, col Cavaliere in groppa al destriero di Viale Mazzini.
Fa un po’ impressione ascoltare Berlusconi che di tutto questo parla nei suoi comizi tra le montagne del Gran Sasso. Racconta di come vuole mettere pace tra America e Russia, delle strategie globali per salvare il pianeta, dei progetti faraonici che il governo persegue. Spiega che Forza Italia «non è stata liquidata, ha solo cambiato nome». E si spende con generosità, a 72 anni compiuti, in piedi al microfono per un’ora e dieci, nel Palasport di Scapriano e più tardi in un ristorante di Villa Vomano per scucire qualche bigliettone agli imprenditori del luogo. Oggi si esibirà a L’Aquila, frazione Cisternola, e stasera a Montesilvano spiaggia, periferia di Pescara. Possibile che la vittoria e la sconfitta passino per la sua presenza perfino alle regionali d’Abruzzo? Pare di sì. E il premier ha buoni motivi per non correre rischi: se trionfa tra qualche domenica (il rinvio del voto sembra scontato) Veltroni si troverebbe nei guai.
Berlusconi in questo campo dà spettacolo. Mette in pista Gianni Chiodi, candidato Pdl, «perché è bello» oltre che bravo, si capisce. Attacca pesantemente Di Pietro: «È un uomo di violenza, spadroneggia e gli altri partiti si inginocchiano», ricevendone la replica poco oxfordiana: «Berlusconi è come il bue che dà del cornuto all’asino». Sfotte il verde Pecoraro Scanio, che da ministro «si stofinava il piercing sull’orecchio» (gesto con la mano). Ma soprattutto se la prende con Casini e i suoi: «Politici politicanti che stanno col Pd a Trento, per cui non possono stare col Pdl in Abruzzo». Un voto all’Udc sarebbe «buttato via» (altra elegante replica, stavolta dal segretario Cesa: «Berlusconi mente sapendo di mentire»). Rivelazione da non perdere: in avvocati e consulenze legali dice di aver speso 181 milioni di euro.


1 commento:
Italiani ! Corriamo tutti a chiedere prestiti a Berlusconi, così possiamo spendere lo facciamo felice !
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