28/11/2008
ANTONIO MASSARI
ANTONIO MASSARI
CROTONE. «Hai visto che l’ha nominata, la commissione, il prefetto!», dice l’uomo al telefono. «Eh, te l’ho detto io!», risponde don Francesco Giungata, parroco della chiesa di Santa Chiara, nonché cappellano del Sovrano Ordine di Malta. Era il sacerdote più informato di Crotone. Il più informato - quantomeno - sulle intenzioni dell’ex prefetto Piero Mattei. La commissione, infatti, s’insediò il 26 ottobre 2005. E già il 30 agosto - ben due mesi prima - don Francesco parla al telefono con Francesco Sulla, direttore generale del comune di Crotone, dicendogli: «Guarda, il Prefetto sai cosa mi ha detto? Tu lo sai com’è il Prefetto con me … Mi ha detto: “Io gli commissario il Comune”...».
Confessioni
Mettiamola così: il prelato, sull’ex prefetto Mattei, doveva esercitare un ascendente davvero molto particolare. La tonaca, a quanto pare, gli tornava utile anche al di là del confessionale: don Franco riusciva a carpire al prefetto segreti che poi rivelava alle persone interessate. Il punto è che Sulla, pochi giorni fa, è finito nel registro degli indagati nell’operazione «Perseus». L’inchiesta, condotta dai pm Pierpaolo Bruni e Sandro Dolce, riguarda gli affari di una cosca crotonese - i Megna-Russelli di Papanice - che aveva puntato al grande affare del villaggio turistico «Europaradiso». Nel giro delle corruzioni, e delle protezioni politico-burocratiche ipotizzate dalla procura, sono finiti anche personaggi di rilievo, del ministero dell’Ambiente, retto all’epoca da Altero Matteoli, oggi ministro delle infrastrutture. E c’è finito pure Sulla (direttore generale del Comune) indagato per corruzione.
E così, intercettando Sulla, gl’inquirenti s’imbattono nel sacerdote e nelle sue confidenze, scoprendo un’altra storia, che nulla c’entra con il villaggio, ma che li incuriosisce ugualmente.
Sulla e altre persone, a quanto pare, pensano che andrebbe revocata la concessione a una ditta. Perché? Per non passare guai. Visto che la ditta sembra in odor di mafia. E considerato che presto, nel Comune, potrebbe insediarsi la commissione d’accesso.
Complicità
Come fanno a saperlo? Intanto, secondo le indagini e le intercettazioni, pare che la combriccola di dipendenti pubblici possa produrre nuovi documenti falsi e distruggerne altri. È in questo contesto che don Francesco dice a Sulla: «Il prefetto m’ha detto: commissario il comune». Due mesi dopo - siamo al 18 ottobre - lo richiamerà dicendogli: «Tirati fuori da alcune cose... Succederà un patatrac, fra qualche giorno....». Una settimana dopo - guarda caso - il patatrac s’avvera: nel Comune s’insedia la commissione d’accesso per le infiltrazioni mafiose. «Hai visto che l’ha nominata la commissione, il prefetto!», dice Sulla. «Eh...te l’ho detto io!», risponde il prete. E chissà l’espressione degli inquirenti, quando hanno letto queste intercettazioni, visto che entrambi s’erano già imbattuti, nelle rivelazioni del prete, solo un paio d’anni fa. Insomma, nel loro rapporto «confidenziale», il prete e il prefetto paiono recidivi.
Una lunga storia
Per scoprirlo, basta rileggere le intercettazioni d’un’altra inchiesta, nella quale don Francesco Giungata finisce indagato per concorso in truffa aggravata. Siamo nel dicembre 2005. E ancora una volta il prete rivela le confidenze ricevute dal prefetto Mattei. «Giungata - scrivono i due pubblici ministeri - utilizzando le proprie conoscenze negli ambiti politico-istituzionali, riesce a rendere edotto» l’indagato Francesco Cavarretta «delle decisioni prese in seno al comitato, costituito presso la prefettura di Crotone, deputato al rilascio della certificazione antimafia».
Questa volta si parla d’un’altra società - la Talamo srl - operante nel settore del legno. Intercettando l’imprenditore Cavarretta, mentre parla con l’onorevole di Forza Italia Pasquale Biafora, i pm s’imbattono nel prete. «I due - scrive l’accusa - fanno riferimento a un individuo che è in grado di risolvere - o quantomeno fornire informazioni - sia in merito al diniego del certificato antimafia, per la Talamo srl, sia sulla revoca dei finanziamenti a danno della Catarsi Marine srl».
Intanto Mattei, che sta per essere trasferito, scrive documenti a raffica. E don Francesco, allora, si attiva. «Gli ho detto: “Ma che scrivi al ministero, che gli bloccano tutto. Ma sei impazzito? Ma che scrivi? Ma te ne stai andando, lascia perdere... L’ho dovuto fermare, gli ho detto: “Tu non devi fare proprio niente, basta”...».
Confessioni
Mettiamola così: il prelato, sull’ex prefetto Mattei, doveva esercitare un ascendente davvero molto particolare. La tonaca, a quanto pare, gli tornava utile anche al di là del confessionale: don Franco riusciva a carpire al prefetto segreti che poi rivelava alle persone interessate. Il punto è che Sulla, pochi giorni fa, è finito nel registro degli indagati nell’operazione «Perseus». L’inchiesta, condotta dai pm Pierpaolo Bruni e Sandro Dolce, riguarda gli affari di una cosca crotonese - i Megna-Russelli di Papanice - che aveva puntato al grande affare del villaggio turistico «Europaradiso». Nel giro delle corruzioni, e delle protezioni politico-burocratiche ipotizzate dalla procura, sono finiti anche personaggi di rilievo, del ministero dell’Ambiente, retto all’epoca da Altero Matteoli, oggi ministro delle infrastrutture. E c’è finito pure Sulla (direttore generale del Comune) indagato per corruzione.
E così, intercettando Sulla, gl’inquirenti s’imbattono nel sacerdote e nelle sue confidenze, scoprendo un’altra storia, che nulla c’entra con il villaggio, ma che li incuriosisce ugualmente.
Sulla e altre persone, a quanto pare, pensano che andrebbe revocata la concessione a una ditta. Perché? Per non passare guai. Visto che la ditta sembra in odor di mafia. E considerato che presto, nel Comune, potrebbe insediarsi la commissione d’accesso.
Complicità
Come fanno a saperlo? Intanto, secondo le indagini e le intercettazioni, pare che la combriccola di dipendenti pubblici possa produrre nuovi documenti falsi e distruggerne altri. È in questo contesto che don Francesco dice a Sulla: «Il prefetto m’ha detto: commissario il comune». Due mesi dopo - siamo al 18 ottobre - lo richiamerà dicendogli: «Tirati fuori da alcune cose... Succederà un patatrac, fra qualche giorno....». Una settimana dopo - guarda caso - il patatrac s’avvera: nel Comune s’insedia la commissione d’accesso per le infiltrazioni mafiose. «Hai visto che l’ha nominata la commissione, il prefetto!», dice Sulla. «Eh...te l’ho detto io!», risponde il prete. E chissà l’espressione degli inquirenti, quando hanno letto queste intercettazioni, visto che entrambi s’erano già imbattuti, nelle rivelazioni del prete, solo un paio d’anni fa. Insomma, nel loro rapporto «confidenziale», il prete e il prefetto paiono recidivi.
Una lunga storia
Per scoprirlo, basta rileggere le intercettazioni d’un’altra inchiesta, nella quale don Francesco Giungata finisce indagato per concorso in truffa aggravata. Siamo nel dicembre 2005. E ancora una volta il prete rivela le confidenze ricevute dal prefetto Mattei. «Giungata - scrivono i due pubblici ministeri - utilizzando le proprie conoscenze negli ambiti politico-istituzionali, riesce a rendere edotto» l’indagato Francesco Cavarretta «delle decisioni prese in seno al comitato, costituito presso la prefettura di Crotone, deputato al rilascio della certificazione antimafia».
Questa volta si parla d’un’altra società - la Talamo srl - operante nel settore del legno. Intercettando l’imprenditore Cavarretta, mentre parla con l’onorevole di Forza Italia Pasquale Biafora, i pm s’imbattono nel prete. «I due - scrive l’accusa - fanno riferimento a un individuo che è in grado di risolvere - o quantomeno fornire informazioni - sia in merito al diniego del certificato antimafia, per la Talamo srl, sia sulla revoca dei finanziamenti a danno della Catarsi Marine srl».
Intanto Mattei, che sta per essere trasferito, scrive documenti a raffica. E don Francesco, allora, si attiva. «Gli ho detto: “Ma che scrivi al ministero, che gli bloccano tutto. Ma sei impazzito? Ma che scrivi? Ma te ne stai andando, lascia perdere... L’ho dovuto fermare, gli ho detto: “Tu non devi fare proprio niente, basta”...».
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