martedì 25 novembre 2008

La deputata sul blog: «Così ho perso un bambino»

IL CORRIERE DELLA SERA

ROMA — Venerdì un commentatore del blog le scrive: «Cerchi di non frignare con questa storia delle malattie». Un altro l'accusa per le «reiterate assenze»: una deputata incinta e romana non può essere una brava parlamentare. Domenica, Federica Mogherini, deputata del Pd, 35 anni, una figlia, una lunga militanza tra i Ds, apre il blog e Facebook. E scrive: «Ho perso il bambino». Il gelo della morte di fianco a un sorriso. Poche parole: «So che alcune donne provano un senso di vuoto e di inutilità. Io provo solo un enorme dolore, un senso di lutto implacabile».


Un annuncio pubblico, per il più intimo degli eventi. Una scelta necessaria: «Ho scritto della maternità — spiega — perché devo rendere conto ai miei elettori. Il blog è anche strumento di trasparenza ed è giusto che i parlamentari rendano conto dei loro atti». Escono i dati sull'assenteismo, la Mogherini è tra le meno presenti. E così decide di raccontare ai lettori del blog della sua «gravidanza a rischio». Alcuni lettori l'accusano di godere di privilegi e le chiedono di dimettersi. Lei risponde con pazienza. Come ora: «Sono una stakanovista: mi dà fastidio essere considerata una fannullona». Ma non è solo quello: «Era un dibattito utile. Veniva fuori tutta l'arretratezza italiana. Il tradizionalismo. Il maschilismo. Il livore anti Casta». La Mogherini è a metà del terzo mese di gravidanza, una delle pochissime deputate sotto i 40 anni a essere madre. È una battaglia che val la pena combattere, a costo di mettere in piazza la propria vita.


«Credo sia giusto parlarne. Bisogna cambiare mentalità e leggi. Estendere i congedi di paternità, alleggerire le madri lavoratrici. Uscire dallo schema della donna che deve stare a casa, a stirare, a lavare i piatti». Nella serata di venerdì, mentre nel blog ancora si dibatte, è al pronto soccorso del San Camillo, un ospedale pubblico. Si trova a soffrire, vicino a una ragazza rom giovanissima che aspetta un bambino. Tornata a casa, decide di dare la notizia della perdita: «È stato il primo istinto. Ho pensato: io non ce la faccio più a parlarne, discutete altrove». Dirlo, scriverlo, è anche un modo per elaborare il lutto. E per rendere meno pesante, se possibile, la sofferenza dell'annuncio: «Al mio ritorno in Aula, non sapendo, tutti i colleghi si sarebbero congratulati con me, per la mia maternità. Facebook, nella sua freddezza, mi ha aiutato a non parlarne, non con tutti».


Alessandro Trocino

25 novembre 2008


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