lunedì 10 novembre 2008

La politica dello struzzo

L'ESPRESSO
MASSIMO RIVA

Ora, anche tecnicamente, l'Italia è in recessione e occorrerebbe che Silvio Berlusconi rimettesse i piedi per terra, ponendo fine alla sua, tenace quanto futile, battaglia mediatica per spargere un illusorio ottimismo sullo stato dell'economia nazionale. Anche al netto dei guai conseguenti alla crisi finanziaria mondiale, infatti, sono mesi che una brusca frenata si sta manifestando sia nei consumi sia nelle attività produttive. Tanto che ora, appunto, le stime aggiornate da parte dell'Unione europea - un poco più favorevoli, fra l'altro, di quelle del Fondo monetario - segnalano crescita zero per il Pil per l'anno in corso e per quello prossimo, con impliciti riflessi negativi sulla condizione dei conti pubblici: deficit di nuovo in pericoloso avvicinamento alla soglia fatidica del 3 per cento e debito non più in discesa ma stagnante attorno a quota 104 per cento del Pil.

Prendere atto di questa realtà è la cosa più logica che ci si dovrebbe aspettare da un governo di persone responsabili. Ma proprio questo sembra essere il problema più serio che incombe oggi sul paese. Il mondo è rapidamente cambiato, ma il Cavaliere non intende modificare di un grado la rotta delle sue decisioni, tanto meno riconoscere alcuni marchiani errori commessi in questi pochi mesi. Guai ad ammettere, per esempio, che è stato un atto dissennato l'abolizione dell'Ici per i ceti abbienti, bruciando così oltre due miliardi di entrate che oggi sarebbero tornati di grande utilità per manovre di sostegno al sistema produttivo.

Figuriamoci poi se Giulio Tremonti è disponibile a riconoscere che la sua 'Robin tax' è stata l'abbaglio tipico di chi non sa guardarsi intorno né capire in tempo che cosa sta succedendo. Come dimostra proprio il caso della sovrimposta sui profitti delle banche decisa pochi giorni prima che l'intero sistema del credito fosse investito da una delle crisi più serie della sua storia. Al punto che oggi somme di gran lunga più ingenti del gettito da 'Robin tax' rischiano di dover essere mobilitate per correre in soccorso delle banche medesime.


Adesso sarebbe almeno il momento di rimettere mano alla manovra finanziaria per inserirvi qualche acconcia misura di intervento a favore di consumi e produzione. Perfino dentro la maggioranza di governo si sono levate più voci in questo senso, ma Berlusconi e soprattutto Tremonti si stanno mostrando irremovibili: la Finanziaria è quella e tale resta. L'unico spiraglio che si potrebbe aprire è quello della proroga della parziale detassazione del lavoro straordinario: una pensata davvero geniale e risolutiva in una fase nella quale il ritmo dell'attività sta calando negli uffici e nelle fabbriche dell'Italia intera.

In Europa oggi tutte le economie versano in crescenti difficoltà. Ma Tremonti ha un bel dire che l'Italia è in linea con gli altri paesi. A Berlino o a Madrid, per esempio, si stanno mettendo in campo interventi commisurati ai problemi posti dalla nuova drammatica realtà. Soltanto a Roma il governo Berlusconi procede impavido per la sua strada nell'ottusa convinzione che debba essere la realtà ad adeguarsi ai suoi progetti e ai suoi desideri.
(07 novembre 2008)

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