
LA STAMPA
RICCARDO BARENGHI
La storia la fanno i fatti, non le sentenze. Soprattutto quando i fatti sono sotto gli occhi di tutti, evidenti, acclarati, come nel caso della scuola Diaz di Genova. Poi, ovviamente, esistono sentenze che si possono definire storiche o esemplari ma che alla fine dei conti sono una conferma (o una smentita) dei fatti accaduti. Quella di ieri è appunto una sentenza storica, esemplare. Ma nel senso opposto.
Nel senso opposto a quello in cui normalmente si usano questi aggettivi. Perché scarica le responsabilità su coloro che hanno eseguito gli ordini, condannandoli, mentre assolve quelli che, se non hanno impartito quegli ordini, avrebbero dovuto quantomeno controllare che cosa stava accadendo e magari intervenire visto che erano presenti sul luogo del delitto.
Ma comunque non riesce a cancellare il fatto accaduto in quella notte genovese di sette anni fa, quei ragazzi innocenti pestati con una violenza inaudita mentre dormivano, trascinati via come fossero dei sacchi di spazzatura, quel lago di sangue sul pavimento, quegli imbrogli architettati dai poliziotti, le molotov portate lì dentro, i tubi Innocenti branditi come prova mentre erano materiale dei lavori in corso nella scuola, le false testimonianze, gli scaricabarile, le responsabilità negate oltre ogni ragionevole dubbio, dimostrano che quella è stata la notte più nera della Seconda Repubblica. In cui le nostre istituzioni, dal governo di Berlusconi e Fini (l’allora vicepremier si installò nella sala operativa della Questura genovese per tutta la durata del G8), al capo della polizia Gianni De Gennaro, fino a molti funzionari e all’ultimo degli agenti che hanno partecipato all’irruzione e ai pestaggi, hanno toccato il punto più basso della loro storia recente (bisogna ricordare però che un assaggio, e che assaggio, c’era stato l’anno prima a Napoli quando governava il centrosinistra guidato da Giuliano Amato). Calpestando in un colpo solo le leggi dello Stato, i diritti dei cittadini e le loro stesse divise.
Continuare a indignarsi per quei fatti, ricordandoli come fossero avvenuti ieri, ha senso non solo perché non è mai giusto dimenticare la storia, ma soprattutto perché quella storia può - potrebbe - aiutare chi governa (gli stessi di allora) a non replicare quell’orrendo copione. Finora non è successo nulla di simile, per fortuna, però ci sono condizioni analoghe nel Paese. Cortei e scioperi e manifestazioni si susseguono a un ritmo impressionante (oggi per esempio tocca all’Università e Roma sarà invasa da centinaia di migliaia di persone), come allora ci sono giovani che protestano e che non si riconoscono direttamente in un qualche partito politico. E come allora, c’è un presidente del Consiglio piuttosto allergico alle critiche e, tanto più, alle proteste di piazza, alle occupazioni delle scuole, insomma a tutto quello che esce dall’ordine costituito e che, magari, supera anche il confine della legalità.
Ed è proprio questo il problema a cui il governo deve stare più attento, ripensando a Genova, cioè il suo istinto primordiale. Quando Berlusconi evoca la polizia per sgomberare le scuole occupate o Maroni annuncia denunce contro gli studenti, quando uno come l’ex presidente Cossiga, che il gioco purtroppo lo conosce fin troppo bene, invita a seguire il suo esempio degli Anni Settanta, allora è meglio mettere le mani avanti. Un’altra Diaz, un altro Bolzaneto non dovrebbero essere più ammissibili, ma non è affatto detto che non possano capitare se il primo a innervosirsi è proprio il premier, rischiando così di innescare una reazione a catena che può contagiare facilmente quei poliziotti o carabinieri che fiutano l’aria meglio di altri e che, in un eccesso di zelo per compiacere chi comanda, si lasciano andare a violenze che in un attimo possono trasformarsi in una nuova ira di Dio. E la sentenza di ieri potrebbe spingere in questa direzione. Ma siamo convinti che non succederà, magari perché i governanti di oggi hanno imparato quella lezione, o magari solo perché la polizia è guidata da un uomo come Antonio Manganelli. Che ha già dimostrato di essere un funzionario dello Stato e non un bandierina esposta al vento della politica corrente.

2 commenti:
Sì, i fatti restano e fanno paura oggi ancor più di ieri, anche perchè sono accaduti sotto un governo Belusconi e l'assoluzione avviene oggi di nuovo sotto un altro governo Berlusconi.
Non c'è da aver paura: sembra che alla maggior parte degli italiani tutto questo piaccia. Non mi pare che si siano scandalizzati in molti, sia quando i fatti in questione si verificarono (e le foto credo che siano stata viste da chiunque legga più di un giornale), sia adesso, con una sentenza che condanna soltanto gli esecutori di ordini... mai dati però, visto che nessun altro è stato considerato responsabile dei fatti in questione. Del resto, è sempre stato così; Trilussa, nel suo romanesco, così diceva:"...le trappole so' fatte pe' li micchi,(stupidi) ce vanno drento li sorcetti poveri, mica ce vanno li sorcetti ricchi!" Tanto meno i potenti ed i loro protetti.
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