VITTORIO SABADIN
Ha compiuto più di 800 traversate atlantiche e fatto il giro del mondo 25 volte, come una star del cinema si è sottoposta a continui lifting che le hanno permesso di essere sempre la più bella e ora, a 40 anni, va in pensione rimpianta da tutti. La «Queen Elizabeth 2», la nave da crociera della Cunard diventata una leggenda dei mari, ha cominciato il suo ultimo viaggio verso Palm Jumeriah, l’isola artificiale di Dubai, dove farà una fine che molti non vorrebbero vedere. Diventerà un hotel a cinque stelle, verranno smontati i fumaioli e al loro posto saranno installate suites di lusso trasparenti, i motori da 110 mila cavalli saranno scaricati e nella sala macchine si ricaveranno cucine e aree di servizio per l’albergo.
Era meglio affondarla che ridurla così, dicono tutti quelli che ci hanno navigato. Nel 1967, quando la regina Elisabetta la battezzò utilizzando nella cerimonia le stesse forbici d’oro usate da sua madre per il varo della prima «Queen Elizabeth» e da sua nonna per la «Queen Mary», nessuno pensava che i grandi transatlantici sarebbero sopravvissuti a lungo. Quando nel 1969 la nave effettuò il viaggio inaugurale a Las Palmas, l’uomo stava per andare sulla Luna, veniva presentato il prototipo dell’aereo supersonico Concorde e nei cinema si proiettava «2001 Odissea nello spazio» di Kubrick: il futuro volava, non andava per mare. Ma nessuno, guardando la «QE2», poteva evitare di restare a bocca aperta. Lunga 300 metri, era la più bella nave che si fosse mai vista, una di quelle imbarcazioni eleganti da qualunque angolazione le si osservi, armoniosa come forse era stata solo l’«Andrea Doria».
Rispetto ai transatlantici che l’avevano preceduta, era stata costruita sulla base di un progetto adeguato ai tempi: doveva essere abbastanza stretta da passare il canale di Panama, avere un pescaggio ridotto per potere entrare in tutti i porti, consumare la metà della prima «Queen Elizabeth» e andare più veloce, ospitando quasi 1800 passeggeri senza fare mancare loro niente. Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Nel giugno 1970 questa nave da 70 mila tonnellate ha battuto il record di traversata atlantica, arrivando a New York in soli 3 giorni, 20 ore e 42 minuti alla media di 30,36 nodi, circa 54 chilometri orari. A bordo ha trasportato 2,5 milioni di passeggeri, tra i quali i Beatles, Nelson Mandela, molte teste coronate d’Europa, centinaia di attori, come Paul Newman e Elizabeth Taylor. Per loro e per gli altri della prima classe si stappavano 73 mila bottiglie di champagne all’anno, che accompagnavano 20 tonnellate di aragosta e una tonnellata di caviale. I comandanti che l’hanno condotta in giro per il mondo, facendole percorrere sei milioni di miglia, circa dodici volte la distanza del viaggio andata-ritorno dalla Terra alla Luna, ricordano con orgoglio le sue straordinarie capacità marinare.
Nessun incidente di rilievo, salvo un incagliamento lungo la costa del Canada. E il capitano Ian McNaught non dimenticherà mai quella notte del 1987, quando in Atlantico un’onda alta più di 30 metri causata dall’uragano Luis si presentò improvvisamente a prua, un muro d’acqua spaventoso che la «Queen Elizabeth 2» tagliò come se niente fosse, uscendone intatta salvo qualche corrimano piegato. Anche dalla guerra delle Falkland, dove prestò servizio trasportando a combattere guardie gallesi e gurkha, la «Queen Elizabeth 2» usci senza un graffio. Al ritorno fu salutata dallo yacht reale «Britannia», che trasmise le congratulazioni di Elisabetta. «Siamo orgogliosi di essere stati al servizio delle forze di sua maestà», rispose il comandante.
Molti credono che la nave porti il nome dell'attuale regina, ma non è così. Il «2» indica semplicemente che si tratta della seconda nave con lo stesso nome varata dalla Cunard. I biglietti per il suo ultimo viaggio, che toccherà anche Civitavecchia e Napoli, sono stati venduti in mezz'ora e non costavano poco: da 6400 dollari a persona per una cabina interna a 33.000 per una suite. Prima di andarsene, la nave è tornata a casa per l'ultima volta, risalendo il Solent fino a Southampton. Martedì vento e onde l'hanno mandata a incagliarsi su un fondale di sabbia che viene spesso usato da due club di vela rivali per sfidarsi a cricket durante le basse maree. «E' stato un suo modo per dirci che voleva restare», ha commentato la passeggera Shirley Newcombe, al suo decimo viaggio a bordo. Ma sono arrivati cinque rimorchiatori e l'hanno trascinata via. Il Dubai ha pagato 100 milioni di dollari, e l'aspetta.


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