domenica 23 novembre 2008

Quei ministri tolleranza zero

EUGENIO SCALFARI
L'ESPRESSO

Renato Brunetta e Mariastella Gelmini, pur in modo difforme, mostrano di non volere dare spazio a una opinione pubblica che riscopre il pluralismo e la tolleranza Renato Brunetta e Mariastella Gelmini sono i due ministri (rispettivamente della Funzione pubblica e dell'Istruzione) più osteggiati dall'opposizione. Lo scrive Angelo Panebianco sul 'Corriere della sera' di sabato scorso e se ne domanda il perché. La sua risposta è questa: Brunetta e la Gelmini sono i ministri che più hanno colpito gli interessi conservatori e corporativi di due categorie, quella dei docenti e quella dei dipendenti della pubblica amministrazione, due pilastri di sostegno della sinistra in genere e del Partito democratico in particolare ed ecco spiegata la ragione di tanta acredine dell'opposizione contro l'operoso tandem Gelmini-Brunetta. La conclusione di Panebianco è conforme allo stile di tutti i commentatori di centrodestra che auspicano da tempo un'opposizione al guinzaglio: Veltroni aveva fatto sperare in un'opposizione costruttiva (dicono) che appoggiasse le riforme, ma il Veltroni attuale è cambiato, insegue Di Pietro, è diventato massimalista e conservatore.

Se continuerà così finirà con lo scomparire dalla scena politica. Non entro nel merito di questi vaticini. Mi interessa invece analizzare la tesi di Panebianco nella quale vedo annidati alcuni gravi errori di valutazione e alcune altrettante gravi omissioni, al punto da farmi supporre che una mente lucida come la sua sia stata in questo caso soverchiata dalla passionalità. Può accadere e non escludo affatto che accada talvolta anche a me. Quando me ne accorgo cerco di correggermi e spero che anche Panebianco faccia lo stesso. Ciò detto veniamo al merito e cominciamo da Brunetta. Il ministro della Funzione pubblica non ha preparato finora alcun progetto di riforma dell'amministrazione, un tema che pesa sulla struttura dello Stato da almeno 150 anni, dall'epoca del primo ministero Depretis e da allora non ha fatto che aggravarsi.

Ora poi siamo alla vigilia d'un riassetto federalista, sicché una riforma non potrebbe avvenire se non seguendo il nuovo schema federale del quale ancora non si sa assolutamente nulla. Brunetta tuttavia non poteva starsene con le mani in mano né tantomeno avrebbe accettato di lavorare alle dipendenze di Calderoli. Il suo problema personale è quello di farsi vedere e lo fa alternando bizzarrie e volgarità. In questa sua smania di apparire, magistralmente imitata dal comico Crozza, il ministro della Funzione pubblica moltiplica le sue lettere ai giornali (ne saranno apparse almeno una quindicina in questi ultimi tempi). Per rilanciare la sua lotta contro i fannulloni si comporta come un cacciatore che andando in cerca di allodole si sia armato di cannone. Le conseguenze sono di configurare tutti gli impiegati statali come scansafatiche incompetenti in tutto fuorché nella furbizia di prendere lo stipendio senza lavorare.

Non credo che Brunetta pensi questo degli impiegati di Stato ma l'esuberanza della sua natura fa sì che sia quello il risultato del suo modo di parlare e di operare. La conseguenza è stata che gli statali sono diventati ormai il bersaglio sul quale si può sparare liberamente. È strano che un ministro di questo genere susciti diffidenza ironie e animosità? Mariastella Gelmini è un caso più complicato. Non sono state le sue sortite sul maestro unico, sui grembiulini, sul voto in condotta a farne il bersaglio della maggioranza degli italiani e della quasi totalità dei docenti e degli studenti. Di quegli argomenti era possibile discutere senza trasformare la discussione in una rissa. Ancor meno sono state le storture dai lei indicate nell'Università, condivise dalla stragrande maggioranza della pubblica opinione: il numero eccessivo delle sedi universitarie, il baronaggio dei docenti, la sovrabbondanza dei corsi di laurea.

Sull'abolizione di queste storture si poteva e si può raggiungere la quasi unanimità. Ciò detto è perfettamente vero che la Gelmini sia il ministro più contestato da studenti e docenti e dal centrosinistra tant'è che negli ultimi sondaggi è finito in fondo alle classifiche dei ministri con una perdita di cinque punti in trenta giorni. Il motivo di tanto sfavore sta nel fatto che il ministro dell'Istruzione ha imbracciato la politica dei tagli voluti da Tremonti ed ha cercato di motivarla come una politica di profonda e seria riforma. Ha cioè fatto vistosamente e scopertamente un'operazione di disinformazione politica. Per di più ha accettato tagli che, se attuati in quella dimensione, porteranno né più né meno che alla chiusura delle università per asfissia finanziaria. Oggi il ministro si dichiara pronta a dialogare con gli studenti e con l'opposizione escludendo però dal dialogo chiunque persegua il 6 politico e il 18 politico ispirandosi alle 'utopie sessantottine'.
(21 novembre 2008)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Questi non dialogano.

Solo monologhi.

Solo messaggi unidirezionali.

Altro che dialogo!

Salute a noi!

Madda